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Deborah Pacini Hernandez – World music e world beat

Origine e diffusione della world music e del world beat

Per molto tempo etnomusicologi e folkloristi hanno utilizzato il termine "world music" per indicare tutto quanto era estraneo alla musica colta dell'Occidente. Registrazioni di queste musiche venivano realizzate 'in situ' dagli studiosi e quindi riprodotte in dischi dalla veste editoriale piuttosto austera e con un ampio apparato di note illustrative. Tali dischi costituivano una documentazione di tipo accademico ed erano destinati agli specialisti e non alla fruizione del pubblico di massa.

Questo modello di diffusione musicale è cambiato radicalmente a seguito dei flussi di immigrazione dai paesi del Terzo Mondo verso le città post coloniali che hanno avuto inizio negli anni '60. All'interno delle comunità di immigrati hanno cominciato a circolare delle registrazioni di musiche non occidentali, e ben presto i musicisti immigrati hanno incominciato a prendere dimestichezza con le sofisticate tecnologie di registrazione e diffusione radiotelevisiva disponibili nelle metropoli del Nord.

Negli anni '80 un manipolo di imprenditori cominciò a fondare piccole etichette discografiche indipendenti, studiate per offrire tali musiche al consumo di un vasto pubblico – questa musica venne definita "world music". Nello stesso periodo comparve la definizione "world beat", etichetta di mercato che in origine costituiva un sottoinsieme della world music e comprendeva una produzione destinata più specificamente alla danza. Poiché l'elemento più importante della musica da ballo è il ritmo, non è un caso che la maggior parte della musica provenisse da zone del mondo nelle quali gli strumenti a percussione avevano conosciuto un florido sviluppo (es. Africa).

Nel passato, musicisti non occidentali erano riusciti solo sporadicamente a entrare nei circuiti del mercato pop europeo e statunitense; in ogni caso questi successi non portarono alla costituzione della struttura commerciale stabile e ramificata che più tardi sarebbe nata per commercializzare le musiche del Terzo Mondo negli USA e in Europa.

La popular music afroamericana e caraibica

L'antecedente più immediato del world beat è stato senza dubbio il reggae giamaicano che ha spianato la strada alle altre musiche da ballo della diaspora. Negli anni '70 il reggae si inserì stabilmente nel panorama della musica pop occidentale, in virtù del successo internazionale senza precedenti ottenuto da musicisti giamaicani come Bob Marley. Sulla scia del successo del reggae, la nascente industria del world beat ha proposto al pubblico del Nord del mondo una serie di musiche popular provenienti da tutto il continente africano.

La nascita di case discografiche specializzate ha ampliato la schiera delle etichette specializzate nel promuovere le musiche africane e caraibiche sul dinamico mercato di consumo dei paesi industrializzati. Nel 1985 nuovi stili di popular music sono stati importati dai Caraibi francesi e inglesi, cui poco dopo se ne sono aggiunti altri provenienti dal Brasile, forme di chiara derivazione africana. Successivamente hanno fatto la loro comparsa anche musiche popular destinate al ballo e provenienti dai paesi più disparati. Alcuni musicisti rock come Paul Simon e Peter Gabriel, hanno iniziato a creare incroci pop tra gli stili del Primo e del Terzo mondo.

Diffusione del world beat e della world music: gli aspetti economico-sociali

Il successo del world beat ha avuto l'effetto di stimolare l'interesse dei consumatori del Nord verso quegli stili musicali più tradizionali delle diverse parti del mondo che venivano commercializzati come world music. Erano espressioni che apparivano ben lontane dall'interesse del pubblico internazionale; alcune di esse erano riuscite a ottenere un notevole successo commerciale grazie all'efficacia promozionale dell'industria della world music.

Data la rapida crescita del numero di generi e stili musicali di tutto il mondo, è diventato sempre più difficile distinguere tra world music e world beat. Ad ogni modo, la world music, in virtù della sua propensione verso tradizioni etniche più acustiche, si colloca in prossimità dell'ambito della musica folk, mentre il world beat, decisamente orientato verso il ballo e caratterizzato dall'uso di strumenti elettrici ed elettronici, risulta più vicino al rock.

Il fenomeno world music / world beat è significativo non solo del livello degli scambi musicali che è riuscito a stimolare, ma anche per la capacità della relativa industria discografica di distinguersi dalla controparte rappresentata dalla pop music, mettendo in campo argomenti attinenti alle tematiche dell'istruzione e degli scambi culturali.

Evidenziando i rapporti diseguali fra musicisti del Terzo mondo e case discografiche del Primo, diversi studiosi hanno accusato l'industria della world music di sfruttare le risorse culturali del Terzo mondo con lo stesso indifferente disprezzo per le tradizioni locali che le compagnie occidentali avevano mostrato nello sfruttamento delle risorse naturali. Le critiche più dure hanno anche tacciato di razzismo l'industria della world music per la sua tendenza a ignorare la misera realtà di sottomissione economica e politica del Terzo mondo, e a costruire un'immagine di autenticità culturale solo al fine di soddisfare la richiesta dei bianchi del Nord di consumare l'esotica diversità dell'altro.

Gli studiosi più ottimisti mettono in rilievo l'importanza della consapevolezza culturale e della crescita di conoscenze tecnologiche da parte di alcuni musicisti del Terzo mondo che cominciano a essere in grado di controllare interamente la loro produzione musicale. La nuova generazione di consumatori del Primo mondo viene indicata come il preannunzio di un positivo atteggiamento di accettazione della crescente composizione multiculturale delle loro stesse società.

Le ripercussioni socioculturali

Il world beat, promuovendo la circolazione di repertori da ballo nati proprio nei paesi della diaspora africana, stimolò l'apertura di nuovi canali di interazione musicale fra le diverse nazioni dei Caraibi spagnoli e i loro vicini di lingua inglese e francese, come pure con l'Africa. Queste novità iniziarono nelle città del Nord America dove gli immigrati dei Caraibi spagnoli potevano ascoltare incisioni e concerti di musiche di altra provenienza. Più tardi lo scambio di stili e influenze musicali cominciò a verificarsi anche all'interno della stessa regione.

Sulla costa settentrionale della Colombia si sono sviluppati precocemente dei meccanismi di controllo locale sia della circolazione di musiche da ballo afroamericane sia di forme nate da quell'ibridazione transculturale che nelle città del Nord stava caratterizzandosi come world beat. Il pubblico colombiano di classe media venne in contatto con queste musiche grazie al Festival de Musica del Caribe, che veniva organizzato e finanziato in loco. Sulla scorta del successo del festival, gli imprenditori dell'industria discografica colombiana hanno iniziato a mettere in vendita delle raccolte di musiche popolari afroamericane, etichettando questa produzione come "terapia", che voleva suggerire la qualità del benessere derivante dal loro ascolto. La circolazione di musiche da ballo non ispanocaraibiche ha cominciato a influenzare lo sviluppo musicale del paese; dei musicisti hanno cominciato a sperimentare generi non colombiani e a modernizzare i generi locali più vecchi.

Commistione e ibridazione tra generi musicali diversi

L'interesse verso commistioni musicali di questo tipo si è più tardi diffuso nel resto dell'America Latina, dove molta sperimentazione è stata fatta da musicisti che provenivano principalmente dal rock; questi esperimenti hanno rappresentato una sfida a una supposta possibilità di distinzione fra le categorie del rock e del world beat. Se il world beat può essere pensato come un incrocio fra le tradizioni musicali nazionali e diversi gradi dell'estetica rock, allora i nuovi stili di rock en espanol ispirati al world beat potrebbero essere considerati come processi opposti, cioè intrecci basati sul rock entro cui si hanno gradi diversi di componenti della tradizione latino-americana.

Non vuol dire che le musiche influenzate dal world beat abbiano portato all'accantonamento di quei generi da lungo tempo popolari nei Caraibi spagnoli come la salsa, il merengue e la cumbia, al contrario, essi sono ben vivi. Se è vero che molte forme musicali tradizionali stanno per scomparire o essere alterate a causa dei processi di modernizzazione e urbanizzazione che continuano a disgregare le comunità rurali che le hanno elaborate, è altrettanto vero che questi stessi processi hanno stimolato la proliferazione di nuovi stili pieni di vita che sono emersi da numerose e diverse zone.

Allan F. Moore – Come si ascolta la popular music

Origini e storia della popular music

Cosa si intende per popular music

L'espressione inglese 'popular music' indica quell'insieme di attività musicali comuni nel mondo contemporaneo che va dalle canzoni al rock, dalla musica cinematografica e televisiva al jazz.

Aspetti distintivi della ricezione della popular music

La musica popolare contemporanea ha una storia lunga e intricata. Questo perché gli stili che la costituiscono sottolineano aspetti diversi della ricezione; gli aspetti di maggiore importanza sono 3: le pratiche di ascolto, la geografia e lo stile. Sebbene la musica popolare contemporanea sia stata inizialmente commercializzata come fenomeno tipico della classe operaia, a metà degli anni '60 l'incredibile popolarità dei Beatles e lo sviluppo del "circuito dei college" consentì all'industria discografica britannica di sviluppare un mercato rivolto alla classe media che puntò a un pubblico dedito all'ascolto musicale svincolato dal ballo. Negli USA, sviluppi analoghi si incentrano sull'importanza della produzione dei cantautori (es. Bob Dylan). La risultante è la distinzione tra il pensare e il fare nel modo di porsi di fronte alla musica; opposizione culturale ben rappresentata da hippies e bikers.

Nelle trattazioni sulla musica popolare, l'importanza della geografia è spesso trascurata. Non si tratta solo di notare la vitale importanza delle collocazioni specifiche, né di rammentare che gli sviluppi innovativi hanno luogo all'interno delle comunità dalle quali nascono i musicisti, ma occorre anche tenere nel dovuto conto l'importanza dell'origine stessa della pratica musicale contemporanea negli USA alla degli anni '50. È per questo che la lingua dominante nelle canzoni di musica popolare tende a essere l'inglese. All'interno delle tradizioni anglofone è presente una chiara direzionalità nello sviluppo stilistico della musica popolare registrata: rock'n'roll, beat, disco, punk, progressive rock, ecc. Oggi è evidente che un pop mainstream contro il quale hanno funzionato gli stili sopra menzionati è sempre esistito, mentre è sempre più difficile definire anacronistico qualsiasi stile, cosa resa evidente dalla quantità di tribute bands. Inoltre, non tutti gli stili si equivalgono nel graduare l'importanza da attribuirsi ai diversi aspetti dell'esperienza musicale popular.

Teenagers americani e teenagers inglesi negli anni '50

Prima dell'inizio degli anni '50, i giovani erano "adulti in attesa". La società che si stava sviluppando in quegli anni concedeva ai figli della classe operaia un certo controllo sulla cultura popolare tecnologicamente evoluta. Negli US la redistribuzione della ricchezza, l'espansione dei nuovi mezzi di comunicazione e la crescente commercializzazione del tempo libero favorì la convinzione che la prosperità fosse a portata di mano per tutti. In GB il pieno impiego, l'aumento dei livelli di consumo e il welfare state cominciarono a suggerire che le divisioni di classe rappresentassero un tratto cruciale del teenager emergente. Il nuovo teenager non solo era diverso ma anche separato, la sua identità sociale non poteva essere trovata all'interno delle strutture stabilite, ma doveva essere creata ex novo. La cultura popolare statunitense degli anni '50 rappresentava un immaginario mondo "altro", da qui l'identificazione fra "americano" e "nuovo".

Principi generali dei procedimenti compositivi

Gli "strati" del testo musicale

La musica popular tenderà spesso a utilizzare un insieme discreto di 4 funzioni: la 1ª di queste è articolare una serie di pulsazioni, il "groove" – è questo il ruolo della batteria, in combinazione col profilo ritmico di qualsiasi strumento basso venga utilizzato; la 2ª funzione è quella di rendere esplicita la successione delle fondamentali armoniche – questo strato viene, di norma, articolato dal basso elettrico o da una tastiera; la 3ª funzione è quella di esplicitare una serie di linee melodiche: principali e secondarie – eseguite da una o più voci, dalla chitarra elettrica, a volte dal sassofono e più raramente da flauto, violino o tromba; la 4ª funzione è quella di colmare lo spazio tra gli strati gravi e quelli acuti: questo è il "ripieno armonico" – è qui che possiamo trovare la più vasta gamma di strumenti: organi, pianoforti, sassofoni, voci, ecc.

Rispetto a questi strati, ci sono tre importanti punti da rilevare: 1) si noti che la presenza del primo strato differenzia gli stili popolari da quelli della tradizione colta occidentale; 2) si noti che nel costituire lo "stile" è di importanza fondamentale il quarto livello; 3) si noti il clima risultante quando viene sovvertita la relazione attesa fra questi strati.

Il sound negli anni '60 e '70

Contro il luogo comune secondo il quale le canzoni popolari sono basate su strutture armoniche, ritmiche e melodiche suonabili da chiunque, sono state sviluppate varie argomentazioni, fondate sul fatto che esse siano fruite come 'sound'.

Il groove

Forse il tratto di maggior rilievo nella musica che ha le proprie origini nel gospel e nel blues, è la presenza di un esplicito strato metrico. Piuttosto che lasciar inferire la presenza della pulsazione ritmica negli indizi offerti da una serie di strumenti a intonazione variabile, la musica popolare contemporanea propende a fondere tali informazioni in un'unica linea, quella del batterista. Abitualmente rinforzato attraverso l'aggiunta di uno strumento basso, questo strato dà origine al groove, un aspetto che viene frequentemente citato dagli ascoltatori come fondamento della propria esperienza. Rendendo esplicita la pulsazione ritmica, permette immediatamente di ballare, ma, quando si muove 'contro' la pulsazione, consente anche altre manifestazioni fisiche. Esso rende libero il solista di "giocare" con la regolarità della pulsazione. Il groove può inoltre essere d'aiuto nel definire taluni stili in particolare. Nel rock'n'roll abbiamo uno schema ritmico standard ottenuto su charleston, rullante e grancassa che, pur arricchito con varie sottigliezze, diventò standard anche rock degli anni '70. È quindi la modalità con cui viene suonata la batteria a definire lo stile.

Forma e armonia

Nella musica popolare contemporanea il groove viene spesso considerato il luogo privilegiato della ripetizione. Quest'ultima si presenta su 2 livelli strutturali: 1) il livello minimale è quello 'musematico', dove per "musema" intendiamo la più piccola unità musicale che trasmette significati a un ascoltatore competente – è il livello in cui avviene ad es. la ripetizione di un particolare schema ritmico; 2) il livello più alto della ripetizione è quello 'discorsivo' che funziona circa a livello di frase – a questo livello la musica popular ha inoltre una forte tendenza alla ripetizione di schemi armonici, per poter attuare la quale gli stili provenienti in modo più diretto dalla tradizione della ballad statunitense fanno uso di formule armoniche e di vari tipi di fraseologia basata sullo schema "domanda e risposta".

La relazione tra forma e armonia trae profitto da alcune ulteriori considerazioni. Anche se l'ascoltatore non istruito considera i dettagli dell'armonia fra gli aspetti più complessi della comprensione musicale, questi influiscono senza dubbio sul modo in cui un ascoltatore reagisce di fronte a un particolare stile. Middleton ha individuato due modi estremi di organizzare la forma: il 1º deriva dagli stili blues e gospel e dà origine ai "gesti aperti e ripetitivi", a questo estremo un modulo armonico che sia composto da un minimo di due a un massimo di cinque armonie fonda la base dell'invenzione melodica, ma non determina in alcun modo il profilo formale della canzone; all'altro estremo troviamo pratiche che derivano dalla struttura di 32 misure tipiche dell'epoca delle orchestre da ballo.

Oltre a questi due estremi, ci sono altri punti di questo 'continuum' che varrebbe la pena trattare. Verso il primo estremo del continuum vi è la tendenza a un movimento armonico regolare, per cui è possibile trovare successioni di due o quattro armonie di cui la prima o l'ultima durano lo stesso tempo delle restanti due prese insieme. La forma del blues di 12 misure ha caratteristiche di entrambi i poli del continuum. Spostandoci verso l'altro estremo del continuum, troviamo le strutture periodiche; qui le strofe e i ritornelli di 16 o 32 misure sono in genere caratterizzati da un alto grado di chiusura cadenzale al termine di ciascuna frase. Combinazioni aperto/chiuso sono comuni, ma non sono ignote combinazioni chiuso/chiuso e aperto/aperto.

L'ascolto

Il virtuosismo

La dote del virtuosismo, che è sempre stata considerata come un valore.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/08 Etnomusicologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca.serani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnomusicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Agamennone Maurizio.
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