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La lingua come strumento fondamentale

La lingua è lo strumento fondamentale dell'interazione tra uomo e uomo. Nella nostra società, la lingua parlata può essere sostituita in due modi: attraverso la lingua scritta e attraverso il linguaggio delle immagini. Ma di norma, il maggior peso comunicativo grava sulla lingua parlata. L'apprendimento della lingua veicola la cultura. Nonostante la sua importanza, l'aspetto culturale dell'uso della lingua è stato il più trascurato negli studi di linguistica. Infatti tutto ciò che non era fonologia, morfologia e sintassi era considerato extralinguistico. Gli strutturalisti sono stati i più disinteressati dell'aspetto antropologico della lingua: era più uno studio empirico degli aspetti più formali e osservabili. Quindi gli antropologi preferirono lasciar studiare la linguistica agli esperti: oggi infatti tra gli altri possibili tagli interdisciplinari, si impone lo studio dei rapporti tra le lingue di una comunità e l'insieme delle conoscenze, regole di comportamento, affrontare il reale condivisi da quella comunità.

Lo scatto provocato in noi da una differenza ci fa guardare in modo più consapevole gli usi e costumi del "diverso". Poi dallo studio del diverso, siamo riusciti a volgerlo verso noi stessi.

Storia

Incontri con altre culture

In passato, non si era mai data importanza alle lingue degli altri, perché erano considerate rozze e imperfette. Tuttavia nella realtà ci sono tantissimi casi in cui il parlante possiede egli stesso due o più lingue diverse: anche in zone dove c'è il monolinguismo si percepisce la diversità dialettale.

Greci

Nonostante avessero molte influenze dal resto del Mediterraneo, i greci sono stati sempre poco attenti alle diversità linguistiche: ogni loro contatto con lingue diverse veniva visto come qualcosa di straniante, oppure fecero sparire la differenza. Erano sensibili solo alle variazioni interne al greco: le altre lingue erano paragonate al verso degli uccelli. Unica eccezione è Erodoto, che riportò alcune testimonianze di ordine linguistico degli altri paesi. Prova della sua attenzione verso le altre lingue: le traduzioni sono esatte. Ma anche lui giudica altre lingue "minori" (esempio: lingue Africa del Nord = trillano come i pipistrelli). Le osservazioni delle altre lingue dunque sono basate sulle sensazioni che esse producono nell'ascoltatore ignaro. Dopo Erodoto ci furono altri autori greci a interessarsi delle altre lingue: Ermippo ad esempio tradusse testi religiosi persiani.

Cinesi

Per i cinesi, le fonti accessibili non sono tante. Lasciarono relazioni di viaggio più articolate sotto i Sui e i Tang. I monaci buddisti osservavano molto la lingua dei popoli visitati e in modo particolare la scrittura. Sotto i Ming invece si possono ricordare i numerosi dizionari poliglotti (mongolo, mancese..).

Viaggiatori mussulmani

Le altre lingue che non si conoscono neanche per sentito dire non sono umane. Lingua di Sumatra = fischio inintelligibile. Ma tra il 900 e il 1000 si ha la grande fioritura della letteratura geografica "scientifica": iniziano a comprendere nelle lingue "umane" pure il cinese e il sanscrito. Esistono molti dizionari bilingui nella letteratura araba.

Medioevo europeo

I primi viaggiatori europei erano avari di notizie sulle lingue dei popoli: qualche osservazione sulla diffusione del comano, lingua dei Tartari. Essa è importante come lingua perché veicola le relazioni attorno al Mar Nero (questione di utilità pratica e nessuna curiosità linguistica). Codex cumanicus è l'unica testimonianza sul comano del periodo 1300. Grande attenzione alle altre lingue mostra Marco Polo che egli stesso di impadronì rapidamente di varie lingue (probabilmente persiano e mongolo).

L'epoca dei viaggi

In questo periodo si trovano liste di parole in una o più lingue indigene, accompagnate da una traduzione. Il navigatore Pigafetta chiedeva all'indigeno di dire il nome di un oggetto e lo registrava sulla lista come meglio poteva in forma di lessico le forme ottenute (il tutto con l'aiuto dei gesti). Carletti fece molte osservazioni di interesse linguistico: ragionò sugli ideogrammi cinesi e giapponesi e dà notizie accurate sul modo di scrivere. Questo uso di creare liste di vocaboli durante i viaggi rimane in vita per tutto il 600. Erano più che altro liste di uso pratico, utili per un primo contatto. La figura del viaggiatore etnologo con puri interessi linguistici nasce nell'800: es. Bowdich, inglese, diede notizie politiche, geografiche e linguistiche sul Ghana.

Missioni

Le prime relazioni di viaggio ebbero il merito di richiamare l'attenzione sulle lingue altrui come strumenti di comunicazione a pieno titolo. Sorpresa degli europei: come un luogo geografico ristretto abbia la più svariata molteplicità di lingue. Con la fine dell'epoca dei viaggi, cambia la documentazione: ai viaggiatori si sostituiscono i missionari, che si stabiliscono nel luogo, imparano la lingua e producono manuali da spedire alla loro sede centrale. Fasi:

  • Sentire la lingua
  • Percepirla
  • Ridurla a grammatica e precetti (grammatica prima ancora di studiarla)
  • Studiarla
  • Pronunciarla

I documenti più importanti vengono dalle lingue sudamericane. La mancanza di uno schema di riferimento fonetico costringe a partire dalla lingua nota che è lo spagnolo, ma ci sono altri suoni peculiari. L'informazione è data dunque come un'osservazione lessicale. I padri comunque erano spesso ottimi conoscitori della lingua.

Settecento

Vico, uno degli iniziatori della linguistica moderna, non sapeva le lingue primitive su cui teorizzava. Arbuthnot "anche le lingue sono soggette agli influssi del clima". È in questo periodo che nascono gli stereotipi delle lingue primitive: sono lingue senza grammatica, con suoni indistinti, lessico fluido e impreciso. Bisogna però ricordare che non tutti i filosofi del 700 si dimostrano così lontani dall'aspetto empirico dell'osservazione del linguaggio. Volney: importanza del ruolo della linguistica poiché deve permettere di risalire molto indietro nel passato dell'uomo, fino al nucleo originario del linguaggio, prima invenzione dell'uomo. Humboldt spicca per la sua serietà nel lavoro: affrontò con rigore anche l'aspetto tecnico della ricerca scientifica. Per lui, la linguistica fa parte dello sforzo per comprendere l'uomo nelle sue più varie manifestazioni.

Antropologia e linguistica

Ottocento

1784 = fondazione Asiatic Society a Calcutta di William Jones -> affermò la parentela tra sanscrito e lingue indoeuropee. Pensiero 800 = connubio lingua e razza. Inizio 800 non esisteva il concetto di razza indoeuropea, ma c'era il primato delle lingue indoeuropee come quelle più capaci di esprimere rapporti grammaticali in modo organico. Ma è molto facile trovare nelle letterature l'equazione lingua superiore = razza superiore: all'apice le lingue indoeuropee, poi le semitiche e poi le altre.

Principale attività dell'800

  • Classificazione genetica delle lingue. Molti fanno notare certe corrispondenze tra i vari gruppi e suppongono un'unità originaria di tutte le lingue d'Asia e d'Europa. Si classificarono anche le lingue americane e africane. L'ultimo tentativo di dare una classificazione universale antropologica e linguistica insieme è di Muller, che propose una sua divisione in 78 gruppi sulla base di criteri antropologici, geografici e linguistici.
  • Tipologico (3 classi di lingue: senza struttura grammaticale, a affissi, con flessione)
  • Morfologico (introduzione di termini isolanti, agglutinanti, flessive, incorporanti -> scopo: individuare finalità da un tipo primitivo a uno più elaborato)
  • Genealogico (famiglie di lingue affini). L'ultimo ha la meglio e si impone sulle altre.

Franz Boas

Si trovò in un clima di generalizzazioni basate su dati insufficienti. Egli si occupò principalmente di raccogliere materiali sulle lingue americane, poiché sentiva che esse erano condannate all'estinzione. La sua analisi partiva da dati concreti, presi sul campo. Bastò il fatto che egli non si occupò di lingue europee per escluderlo dalla linguistica. Uno dei suoi meriti è quello di avviare altri alla ricerca (es Sapir). Egli pensava che era normale dover conoscere la lingua del posto per poter scrivere una vera ricerca linguistica. Ogni fatto culturale riflesso nella lingua era studiato nei minimi dettagli da Boas: nulla andava perduto.

Malinowski

Si impadronì della lingua dei Trobriandesi. Faceva un continuo confronto con le lingue occidentali che conosceva e si poneva il problema della traducibilità. Ogni comunità costituisce una comunità basata sul contatto linguistico tra i vari membri. Ogni enunciato prodotto nella comunità ricava il suo senso globale dal contesto.

Linguistica contemporanea

Dagli anni 30: tre temi fondamentali:

  • aspetto tecnico: la linguistica come sussidio dell'etnologia e la conoscenza della lingua come accesso alla conoscenza della cultura.
  • Rapporti paradigmatici tra lingua e cultura.
  • Contempla l'applicazione di modelli linguistici ai fenomeni culturali.

Livello tecnico

È costituito dall'insieme di procedimenti tecnici per descrivere una lingua non scritta a partire dai dati di un informatore. Tutti gli studiosi dovevano apprendere le tecniche descrittive e indagare sul terreno con le lingue indigene. Pochi capirono l'importanza della lingua per lo studio antropologico.

Livello pragmatico

Qui le ricerche presuppongono un preciso collegamento tra lingua e cultura, l'una influenza l'altra, tale che la conoscenza della lingua diventa pregiudiziale per la conoscenza stessa della cultura. Glottocronologia = suppone che il lessico si evolva con un tasso di modificazione regolare e che si possano ricavare dati sulla situazione passata di una lingua. Scuola neo-humboldtiana: studi semantici. Sapir "La lingua è qualcosa di più di uno strumento per penetrare una cultura, è il tramite tra l'individuo e la sua cultura". Whorf "La lingua che parliamo modifica interamente il nostro comportamento". Egli affidava molto all'introspezione del parlante come unico mezzo per capire il perché di certi comportamenti.

Livello esplicativo

Era inevitabile che il linguaggio servisse di modello alla concezione della cultura. Sapir istituisce analogie marcate tra lingua e cultura:

  • Entrambe sono selettive: usano solo una parte dell'infinito insieme di possibilità
  • Entrambe sono organizzate secondo modelli o strutture (patterns) e molti patterns sono inconsci
  • Ogni lingua e cultura costituisce una configurazione
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Letiii93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnolinguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Iannaccaro Gabriele.
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