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stesura dei tesati, il casting e l’elaborazione dei contenuti x realizzare il programma. Figure professionali coinvolte nella

fase di produzione: personale di produzione (capostruttura, direttore di produzione, personale di redazione, produttore,

delegato di produzione), risorse artistiche (conduttori,ospiti, ballerini, musicisti, giornalisti, concorrenti inoltre parrucchieri,

costumisti, truccatori) e risorse creative (autori dei testi, regista, scenografo, coreografo, direttore della fotografia, autore

delle musiche). Il personale tecnico comprende figure professionali come gli operatori e i microfonisti.

Post-produzione fase conclusiva del processo produttivo. Il materiale audiovisivo raccolto durante la registrazione viene

sottoposto a dei trattamenti: montaggio audio e video,elaborazione delle immagini, ecc.

Processo della codifica dei media: mettere insieme + codici, + professionalità, + professioni x ottenere come prodotto finito

il programma.

3.2 La costruzione dei palinsesti.

Rizza ha individuato i criteri impiegati nella costruzione dei palinsesti.

A. Criterio economico tiene in considerazione il budget stabilito x ciascuna rete. X la televisione commerciale il

budget di una rete viene calcolato in base agli introiti che la rete ottiene dalla pubblicità. I programmi hanno un

loro specifico costo e vi è una stretta correlazione tra la vita dei programmi e il profitto che da un programma si

può trarre.

B. Tradizione di rete e specificità editoriale la differenza tra i due sta nel fatto che, mentre le reti storiche hanno

una storia che le lega a una tradizione e a una consuetudine con il loro pubblico, le reti + giovani devono costruire

una propria forte che ne caratterizzi l’offerta.

C. Diversità dell’arco temporale i programmisti delle reti televisive devono tenere conto del fatto che non solo vi

sono fasce orarie diverse, ma anche tempi feriali e festivi e anche stagioni diverse. Vanno calibrati i costi della

programmazione alle grandezze dei bacini di utenza potenziali. La diversità dell’arco temporale e modulata su

scale diverse: su grande scala x la stagionalità, su piccola scala x la settimana e la quotidianità.

D. Appropriatezza tra genere e fascia oraria non tutti i generi possono venire programmati a tutte le ore. Nei

diversi momenti della giornata sono presenti davanti allo scherno pubblici diversi con esigenze e consumi diversi.

Le fasce orarie, benché numerose nell’arco della giornata, vengono suddivise in due grandi categorie: day time e

prime time.

1) Le regole del prime time.

Le logiche di programmazione della prima serata devono soddisfare due obiettivi: la massimizzazione degli ascolti

e la completezza dell’offerta. Questi due criteri sono mirati a non segmentare il pubblico della prima serata. Dalle

esigenze della completezza in prima serata nasce il “programma-contenitore”, una sorta di frame comunicativo che

ospita al suo interno + generi.

2) I tempi del giorni, i tempi della notte.

Orizzontalità e verticalità. L’orizzontalità significa costruire un palinsesto che assicuri una regolarità di

appuntamenti; non riguarda il prime time. Costruire un palinsesto settimanale orizzontale significa utilizzare la

programmazione della “striscia”, cioè collocare in tutti i giorni (feriali) della settimana lo stesso programma alla

stessa ora.

La verticalità si basa su un “traino” da un programma all’altro nel succedersi del tempo televisivo. Strategie

diverse:

- Impaginazione x interazione di genere: si programmano in sequenza episodi di diversi prodotti di fiction;

- Impaginazione x genere misto a tema unico: sequenza in cui + programmi di genere diverso sono

accomunati da una stessa tematica;

- Impaginazione x “montaggio di attrazioni”: possono essere diversi sia il genere che la tematica ma uguale

la capacità di attrarre un determinato target;

- Impaginazione in crescendo: l’ultimo programma della sequenza esercita un forte richiamo sul pubblico.

L’offerta degli altri.

Per la programmazione televisiva la concorrenza costituisce un criterio operativo che ha due strategie: la

controprogrammazione cioè la collocazione su una rete di un programma destinato a un target diverso sa quello della rete

concorrente; la programmazione “muro contro muro” nella quale si combatte sullo stesso terreno dell’avversario,

programmando una trasmissione destinata allo stesso pubblico della rete concorrente.

Capitolo secondo

LE GRANDI CERIMONIE DEI MEDIA

L’osservazione partecipante è lo strumento etnografico privilegiato x lo studio delle culture professionali dei media e x

quello dei pubblici che consumano i prodotti di questa industria. Ma x analizzare tali prodotti è necessario fare ricorso a

strumenti diversi che non x questo hanno uno statuto inferiore o una inferiore capacità descrittiva.

Etnografia dei testi mediali: analisi che guarda ai prodotti dell’industria mediale come a documenti che possono dire

qualcosa sulle attività e sulle pratiche rituali degli attori che vi sono coinvolti.

Adottare una prospettiva rituale all’analisi etnografica dei testi mediali significa rifarsi alla dimensione rituale goffmaniana.

Goffman ha intuito che i riti costitutivi della sacralità dell’individuo vanno cercati nella vita quotidiana, nelle interazioni

faccia a faccia che mettiamo in atto con gli altri. Sono proprio gli aspetti + banali del quotidiano a dirci qualcosa su come

organizziamo la nostra conoscenza e su come si articolano i processi della nostra cultura. X Goffman il self, l’identità

individuale, è il risultato dei rituali dell’interazione tra le persone.

La società contemporanea è solo in parte una società dell’informalità. I momenti della ritualità non sono + riscontrabili solo

nelle grandi cerimonie collettive ma anche nei contesti minimi.

1. Le grandi cerimonie dei media.

1.1 Gli eventi mediali.

Grandi cerimonie dei media: eventi mediali che si caratterizzano x il loro interrompere la routine della programmazione

televisiva, x il loro essere ripresi in diretta e x il fatto che accadrebbero indipendentemente dai media. si tratta di cerimonie

che, pur esistendo di x sé, attraverso la trasmissione televisiva acquistano un’aura particolare. Dayan e Katz illustrano le

caratteristiche linguistiche degli eventi mediali e li analizzano poi come testi, processi e contratti. Gli eventi mediali

servono in genere a creare consenso; anche dove la cerimonia consista in un conflitto, il dissenso è regolato da precise

norme. Questi eventi possono essere considerati come delle rotture del supertesto televisivo, un’interruzione festiva della

ferialità della programmazione televisiva. Considerato spesso passivo, lo spettatore partecipa all’evento mediale con grande

entusiasmo, spesso celebrandolo in compagnia di altre persone.

Considerato come testo, l’evento si suddivide in tre generi: gli agoni (si celebra la rappresentazione di lotte e conflitti), le

incoronazioni (celebrazione di un momento importante dell’”eroe”) e le conquiste (eventi che sovvertono una regola

istituzionalizzata o una legge di natura in nome di qualcosa di + alto).

Considerato come processo, l’evento si presenta come il risultato di una catena di negoziazioni in cui i protagonisti sono:

l’organizzazione originaria che organizza l’evento e ne determina i presupposti; il pubblico primitivo presente fisicamente

alla cerimonia; l’istituzione televisiva che riprende e diffonde l’evento; il pubblico televisivo che segue la cerimonia a casa.

Questi elementi sono tutti necessari xke un evento sia mediale.

Considerato come contratto, l’evento diventa un contratto stipulato tra la cerimonia e il pubblico. Considerarlo in questo

modo significa anche riconoscerne il potenziale fallimento. La cerimonia può essere rifiutata dal pubblico (evento mancato),

dall’emittente televisiva (evento rifiutato), dall’organizzazione stessa (evento negato) o da fautori di qualche causa che

vogliono spostare l’attenzione su di sé (evento deviato).

1.2 Rituali mediatici di degradazione

Come molte altre dimensioni rituali, anche i riti mediali incoraggiano una produzione di significati sociali che non

prevedono solo la solidarietà dei diversi gruppi sociali in gioco, ma anche conflitti e competizioni. Gli eventi mediali

possono rappresentare e mettere in scena aspetti di crisi di una società.

Gli eventi mediali possono talvolta risolversi in una cerimonia dove il leader viene letteralmente distrutto; capro espiatorio

di un processo di blaming dove contaminazione, colpa ed espiazione convergono sull’esito purificatore finale. E alla fine,

sul corpo estranei del colpevole, si scatena i linciaggio del pubblico. All’evento mediale come rituale di degradazione e

blaming si lega la dimensione scandalistica.

Presupposti xke si possa parlare di scandalo mediale (Lull e Hinerman):

- trasgressione di norme sociali che riflettano la moralità dominante;

- i trasgressori devono essere individui specifici;

- le loro azioni devono riflettere i loro desideri o interessi;

- questi individui devono essere identificati come coloro che hanno compiuto tali azioni;

- occorre dimostrare che hanno agito intenzionalmente;

- devono essere ritenuti responsabili delle loro azioni;

- le rivelazioni devono essere fatte circolare attraverso i mezzi di comunicazione;

- queste devono essere incorniciate in una storia che ispiri un interesse e una discussione diffusi.

Si ha uno scandalo mediale quando azioni private che offendono al morale comune vengono rese pubbliche e incorniciate

entro una narrazione mediatica.

I riti mediatici possono essere non tanto dei rituali di degradazione quanto dei meccanismo di desacralizzazione dell’aura

dei leader (o celebrità) che si apprestano a celebrare, profanandone la provaci e mostrandone lo spazio di retroscena.

1.3 Le grandi non-cerimonie dei media

Gli eventi mediali sono quelli trasmessi e diffusi dai mezzi di comunicazione; alcuni di essi, però, cominciano a divenire

appannaggio di un pubblico + limitato, il pubblico che può permettersi l’abbonamento a canali tematici.

I recenti sviluppi della tecnologia della comunicazione introducono spazi di fruizione individualizzati, dovuti soprattutto

all’integrazione dei mezzi di comunicazione tradizionali con il computer. Questo viene definito il passaggio dai mass media

ai personal media.

Se è vero che solo il 3% della popolazione mondiale dispone delle possibilità di utilizzare le nuove tecnologie, lo scenario

che si presenta attualmente è quello della tendenziale creazione di un’élite dell’informazione.

L’accesso all’informazione, che nell’analisi di Meyrowitz era il necessario presupposto x l’abbassamento della soglia tra

scena e retroscena della vita sociale, con i new media è decisamente + problematico. Il bacino di utenza si fonda

essenzialmente su studenti universitari, tecnici e professionisti, in maggioranza uomini.

Il problema dell’ineguaglianza dell’accesso non riguarda solo la rete telematica ma anche nuove tecnologie come il cavo, il

satellite, pay-tv, ecc. L’accesso limitato alla partecipazione mediale a grandi cerimonie televisive è un problema di attualità

che si riscontra soprattutto nel caso di eventi sportivi. Ai nuovi media si accompagnano dunque nuove esclusioni.

1.4 Eventi e riti

In un’analisi critica della produzione mediatica dei rituali, Couldry propone questa definizione di rituali dei media: azioni

formalizzate, organizzate intorno a confini e categorie interne ai media, la cui performance incornicia o suggerisce una

connessione con valori + generali legati ai media.

Secondo Barlozzetti la rassegna di eventi e riti mostra come queste due categorie siano distinte analiticamente ma si

confondano spesso nella loro declinazione mediatica. Alcuni eventi sono anche riti e alcuni riti sono anche eventi; nella

maggior parte dei casi alcuni sono riti che diventano eventi. Questa contaminazione risponde alla “logica dei media”: la

realizzazione della trasmissione può essere organizzata perfettamente in ogni sua parte, ma l’imprevisto è sempre in

agguato.

2. Le piccole cerimonie dei media.

2.1 I rituali della conversazione televisiva.

I contenuti dell’industria dei media possono venire analizzati anche nella loro dimensione + “micro”, dove la componente

rituale permane ma ad un livello + quotidiano.

L’analisi della conversazione.

Si occupa delle normali situazioni conversazionali considerandole come attività ordinarie del mondo sociale, che possono

dirci qualcosa su come lo stesso mondo sociale è organizzato.

La conversazione è un’attività che presuppone la cooperazione tra i partecipanti, ma la sua natura è anche pianificatrice e

contrattuale: chi interviene in una conversazione si impegna in uno scambio, accordandosi a portare avanti un discorso, che

può essere una sfida. La conversazione è anche una negoziazione dove i partecipanti devono assicurarsi il controllo della

situazione.

La conversazione è un’attività sociale regolata, che prevede un’organizzazione sequenziale delle fasi in cui si articola:

l’apertura, il suo sviluppo e la chiusura.

Le sequenze di apertura determinano le premesse x lo svolgersi della conversazione.

Lo sviluppo della conversazione avviene tramite il “meccanismo del turno”: chi ha la parola seleziona il locutore successivo

rivolgendogli una domanda oppure un partecipante alla conversazione può autoselezionarsi parlando x primo; inoltre va

anche considerato il silenzio all’interno della conversazione.

Sequenze di chiusura: una conversazione va, ad un certo punto, terminata; tuttavia se è un’attività rituale non può essere

interrotta senza rituali di chiusura, che possono esser rappresentati da elementi verbali e non.

Una caratteristica della conversazione è quella delle coppie adiacenti. Secondo Schegloff queste prevedono la non-

terminalità (chi riceve una risposta dopo averla sollecitata non può non continuare a parlare); la non-ripetibilità (non si può

ripetere una seconda volta la stessa sequenza); la pertinenza condizionale (a domanda devo rispondere).

Un’altra caratteristica è quella delle sequenze laterali: nel corso delle conversazioni ci sono delle occorrenze che non

sembrano essere parte dell’argomento centrale della conversazione stessa, ma che tuttavia rispetto ad essa sono in qualche

modo rilevanti.

La conversazione è spesso caratterizzata dalle procedure di correzione, che in genere sono di due tipi: l’autocorrezione

(praticata dal parlante che ha sbagliato) e l’eterocorrezione (praticata da altri partecipanti sul locutore colto in errore).

La conversazione nei programmi televisivi.

Sono molti gli studi dedicati alle conversazioni presenti nei testi mediali; due ricerche italiane recenti: conversazioni

telefoniche nei giochi a quiz televisivi (Fele) e conflitto nelle conversazioni di alcuni reality shows (Mizzau).

Le conversazioni telefoniche dei quiz televisivi rappresentano un tentativo da parte della programmazione televisiva di

raggiungere una dimensione sempre + interattiva col pubblico. Quando un programma tv fa ricorso alle telefonate tra

conduttore e partecipante da casa, mette in scena una particolare cerimonia in cui si celebra il contatto e la vicinanza tra i

partecipanti. La conversazione è il veicolo privilegiato, la base comunicativa + importante attraverso cui viene officiata la

cerimonia. La neo-televisione sostiene l’esistenza di un legame di contiguità, contatto, prossimità tra l’emittente e il suo

pubblico.

Le conversazione telefonica non è immediatamente mirata alla vincita del premio x la risposta corretta, ma è piena di

“oggetti di scambio” il cui valore non è quello economico ma quello morale di sciabilità.

Struttura tipica della telefonata nei giochi televisivi: apertura; gioco; chiusura.

A) L’apertura della telefonata è un momento critico e importante xke costituisce l’introduzione al contatto del telespettatore

con l’emittente. È una sequenza le cui pratiche sono fortemente ritualizzate: è importante poiché l’aspetto rituale è una

componente fondamentale dei rapporti sociali e di sciabilità. Rituali di apertura: stabilire il contatto e determinare l’identità

del parlante. Nel primo caso c’è la sequenza “chiamata/risposta”: lo squillo del telefono in studio garantisce l’autenticità

dell’interazione. Il “pronto?” del conduttore è una marca linguistico-rituale x l’entrata nella conversazione. A volte il

contatto non è immediato e sottolinea il momento critico di questa fase.

La ricompensa non è il premio che si vince al gioco ma l’accesso alla parola con i protagonisti della scena televisiva.

Stabilito il contatto, si passa alla “sequenza di identificazione” dove viene determinata l’identità dl partecipante. La formula

standard di questo rituale è quella del “nome di battesimo + luogo di residenza”.

Primo elemento di presentazione del self: il nome; è normalmente declinato al nome di battesimo con esclusione del

cognome. Ciò conferisce alla conversazione i tratti di un’interazione informale, sottolineata dall’uso del “tu”.

Secondo elemento: provenienza geografica; è un momento delicato xke possono sorgere malintesi.

Stabilita l’identità, completano le sequenze di apertura i saluti e le informazioni sulla salute e su altre questioni, tutte

espansioni della fase di apertura (sequenze di small talks x stabilire la relazione tra i parlanti e x favorire l’entrata nella fase

del gioco vero e proprio.

B) Il gioco ha una struttura rituale tale x cui, se la risposta è giusta, avvengono i rituali di esultanza con i complimenti e la

gioia; se la risposta è sbagliata, avvengono i rituali di dispiacere e tristezza.

In alcuni casi viene suggerita la risposta dal conduttore; qui a venir celebrato è il rito ludico dove il conduttore finge

inflessibilità mentre in realtà aiuta il concorrente.

C) La chiusura prevede una complessa attività rituale: al commento del conduttore x la risposta segue l’accettazione del

concorrente, i ringraziamenti reciproci e i saluti. L’uscita dalla conversazione può essere accelerata mediante la sua

compressione oppure la sua riduzione; si hanno delle chiusure “mute” quando alla risposta sbagliata il conduttore passa

subito alla telefonata successiva.

Il conflitto nella comunicazione televisiva.

Mizzau propone, nel suo studio sul conflitto nella comunicazione quotidiana, esempi tratti da programmi televisivi,

soprattutto reality shows dove viene messa in scena una certa forma di realtà. Nelle conversazioni televisive non si

scambiano solo battute di cortesia; come nelle normali situazioni della vita quotidiana, nei programmi tv ci si sovrappone

alle parole dell’interlocutore, si toglie la parola, ci si insulta, ci si offende; si cerca di imporsi a spese dell’altro. Queste

situazioni conflittuali avvengono comunque all’interno di un ordine rituale. Il conflitto può anche essere una messa in scena

del conflitto.

C’è poi il malinteso, usato spesso come strategia discorsiva all’interno di una situazione conflittuale e quindi spesso

intenzionale; il malinteso può anche essere provocatorio.

Il conflitto in una trasmissione televisiva può sorgere da una ribellione esplicita di un ospite, a cui segue una sanzione del

conduttore.

Il conduttore di una talk show ha tra i propri compiti quello di incrementare il conflitto, soprattutto dove questo stenti a

crearsi nel corso della discussione. Strategie:

- Sollecitazione di una presa di posizione netta. Il conduttore chiede di esprimersi nettamente a favore o contro

qualcuno che è intervenuto, rinfocolando il conflitto;

- Selezione di un ospite che ha manifestato il proprio disaccordo. Il conduttore non si limita a selezionare chi

manifesta disaccordo ma ne introduce l’intervento proprio sottolineando tale disaccordo;

- Sollecitazione di un intervento provocatorio conflittuale. Il conduttore coglie un commento a microfono spento tra

il pubblico e invita l’autore di tale commento a ripeterlo al microfono;

- Contrapposizione diretta del conduttore al parlante precedente. È il conduttore a contrapporsi a chi ha avuto

l’ultima parola e quindi è lui il protagonista della situazione conflittuale che si crea.

Le situazioni conflittuali hanno connaturate alla propria logica varie elementi di spettacolarizzazione tra cui gli applausi.

Aspetti come la diretta o il microfono sono due elementi essenziali xke situazioni conflittuali e spettacolari possano avere

luogo, soprattutto con quelle forme di drammatizzazione che sono così caratteristiche di molti di questi momenti televisivi.

Il conflitto che si svolge sotto gli occhi del pubblico, sulla scena televisiva, non ha caratteristiche diverse da quelle che si

osservano nel quotidiano; queste appaiono concentrate ed enfatizzate, sai dal ruolo del conduttore che da quello di chi

assiste e partecipa. Nei reality shows il conflitto è in qualche modo + autentico.

2.2 Rituale, gioco e rischio.

Uno degli aspetti + tipici del frame televisivo è l’elemento ludico; in tv si gioca molto, non solo con i game shows o con i

quiz telefonici. La categoria del gioco è x molti aspetti trasversale alla programmazione stessa.

Alcuni talk show possono venire analizzati concentrandosi su una forte componente rituale che li contraddistingue: il rito

della confessione. Tale genere è una sorta di istituzionalizzazione mediatica della confessione pubblica. Parlare di

esperienze spesso dolorose è centrale x la promessa del talk show di intimità e autenticità.

Pedini individua una tipologia delle interazioni verbali possibili all’interno di questo genere, che comprende categorie quali

la conversazione, discussione, dibattito, colloquio, incontro e intervista. A questa tipologia ne viene affiancata un’altra

all’interno del quale vengono distinte:

a. la macrostruttura della trasmissione, la sua segmentazione in sequenze e sottosequenze;

b. la tematica, gli universi di discorso oggetti di dibattito;

c. i partecipanti-invitati,

d. la gestione, il tipo di animazione scelto x sviluppare i temi individuati.

Questa tipologia applicata ai programmi che si vogliono analizzare permette di tener conto dei codici specificamente

televisivi.

Poiché ogni situazione comunicativa si svolge all’interno di una cornice spaziale, va tenuto in considerazione il setting.

Principali strategie di framing dello spazio televisivo nei talk show: la costruzione di luogo e la costruzione di non-luogo.

Nel primo caso si ha a che fare o con settino veri e propri (piazze, teatri) o con settino che si modellano su quelli veri. Nel

secondo caso viene accentuato il carattere di messa in scena dello spazio.

Ricerca sulla reality tv (Demaria). Questa sembra aver bisogno del gioco e dei suoi rituali di cui conserva l’efficacia ed i

meccanismi. Una componente rituale non è solo riscontrabile nelle pratiche di fruizione ma anche nell’organizzazione dei

contenuti testuali, nella stessa strutturazione narrativa del testo televisivo. Il rito è anche presente nel meccanismo di

competizione e di sfida che caratterizza la maggior parte dei programmi della reality tv, quasi tutti caratterizzati dalla

progressiva eliminazione dei partecipanti e della celebrazione di un vincitore.

Capitolo terzo

L’ETNOGRAFIA DEL CONSUMO

1. Studiare il pubblico.

1.1 Che cos’è il “pubblico”?

A seconda che il potere dei media venga considerato forte, debole o “negoziato” e a seconda del contesto socio-culturale in

cui le istituzioni mediali sono inserite, il pubblico verrà considerato:

- una massa eterogeneo, anonimo, disperso;

- un gruppo sociale preesistente ai media, caratterizzato da legami sociali e da una rete di rapporti interazionali tra i suoi

membri;

- un mercato di potenziali consumatori i cui confini i basano x lo + su criteri economici e i cui membri non hanno

tendenzialmente relazioni tra loro (McQuail).

Il termine “pubblico” sta x un concetto dal carattere ambiguo e ambivalente: lo si può intendere nel senso quantitativo di

audience, cioè l’insieme dei consumatori di un dato mezzo di comunicazione o nel senso qualitativo di un insieme di gruppi

sociali impegnati in pratiche quotidiane che comprendono il consumo dei media.

Nelle ricerche si tende a parlare non + di “pubblico” quanto di “pubblici”; questo plurale sottolinea il fatto che il pubblico è

in realtà composto da molti gruppi tra loro diversi dal punto di vista dei media e dei generi che preferiscono o x la loro

specifica posizione sociale e culturale.

1.2 Bisogni individuali, pratiche sociali.

Se l’interrogativo da cui partivano le proposte teoriche dell’analisi dei media era “che cosa fanno i media agli individui?”,

con l’ipotesi degli “usi e gratificazioni” la domanda di partenza è “che cosa fanno gli individui con i media?”. L’idea di

fondo è che individui utilizzino i media x scopi funzionali precisi, x soddisfare determinati bisogni. Bisogni che i media

gratificherebbero: cognitivi, affettivi-estetici, integrativi (a livello della personalità e a livello sociale), e bisogni legati

all’evasione.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Etnografia dei media che spiegano l'approccio etnografico dei media. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l'approccio etnografico applicato al campo dei media studies rappresenta uno degli strumenti di analisi più originali e fecondi della sociologia contemporanea. Uno strumento innovativo oggi sempre più indispensabile per conoscere pratiche e strategie dell'universo mediatico e l'etnografo davanti alla tv.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze archeologiche
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnografia dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof canevacci massimo.

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