Estratto del documento

Etica interculturale: lezione I-II

Introduzione alla morale e all'etica

La morale si occupa di regole, di principi, di norme. L’etica invece si interessa di una forma del vivere comune. L’etica si occupa dunque della comunità, del vivere comune. La parola etica deriva dal greco etos. Se per Aristotele era la polis, oggi si è allargato molto di più con la globalizzazione del mondo. L’etica ci rimanda al significato della diversità, ma soprattutto al significato che noi attribuiamo all’essere sé stessi all’interno di questa diversità.

Il ruolo dell'etica

L’etica tiene conto del fatto che esistono menti che si muovono in modo differente, poiché non abbiamo a che fare con un gregge ma con singoli individui. Perché agiscono in questo modo? Non è solo uguaglianza, è soprattutto rispetto. La crisi di valori ha aumentato la necessità di sviluppare sempre più codici etici. C’è un codice etico nell’economia, negli ospedali, nell’università. L’etica del mercato, ad esempio, tende a ridurre le speculazioni.

Differenziamo ciò dalla morale poiché, se ammettiamo che ci sia un solo codice morale universale, non ammettiamo le differenze intese in tutti i sensi (culturali ecc.). L’etica dovrebbe attivare forme di familiarizzazione delle persone in determinati luoghi o contesti. Se, ad esempio, con i migranti mi comporto dandogli soltanto da mangiare e da vivere, ma non pensiamo a farli integrare? Questo dovrebbe essere il ruolo dell’etica che si ferma a guardare e ammette l’esistenza di forme differenti.

Pratiche interculturali e diversità

Così Mauss, alcune pratiche (ad es. infibulazione) sono determinate dal contesto di pensiero da cui derivano. L’etica interculturale è necessaria ancor più poiché si parla di persone che sono a contatto e che hanno alle spalle contesti culturali diversi. La diversità è ricchezza, imparare le lingue è una ricchezza, è acquisire una nuova sensibilità, è capire molte più sfumature. E più sfumature si conoscono, meglio ci si può giocare le proprie possibilità. Si è notato che i paesi che più hanno investito sulla cultura sono più sviluppati, poiché incrementare la cultura significa incrementare l’azione creativa e l’apertura a numerosi orizzonti e possibilità.

Riflessioni sulla libertà e sull'individualismo

Ma la domanda è: esiste un altro modo? Bisogna chiederselo! Così come noi dovremmo chiederci: siamo sicuri che questo mito dell’individualismo che propugna l’Occidente sia realmente così? Non è vero che nella nostra “libertà” soggiacciamo invece a sistemi che ci governano, che noi lo vogliamo o no?

Comunità e organizzazione sociale

Morale, né politica, è tutto ciò che ogni individuo è per l’altro. Etica riguarda le modalità con cui noi viviamo nello spazio comune. L’etica dipende dalle forme di organizzazione della comunità: chi in questo mondo si sente a casa propria. Dunque, come afferma Aristotele, ha a che fare con ethos, casa. L’uomo è un animale particolare che ha come tratto peculiare l’adattabilità: la sua evoluzione è infatti possibile grazie all’adattamento alla posizione eretta o al linguaggio. Ma se l’uomo è adattabile, la comunità forse non lo è.

La percezione del diverso

Nell’antica polis greca, considerata la culla della democrazia, le donne, i bambini, tutto ciò che era fuori dalla polis era considerato barbaro. L’uomo è capace di dialogare con i propri istinti, è capace di moderarli. Freud lo chiama progressivo disciplinamento, quel processo per cui il bambino passa dallo sputare il cibo a dire non mi piace, in questo processo egli riconosce la presenza della diversità, c’è qualcuno a cui quel cibo potrebbe piacere e lui se ne discosta.

La civilizzazione e l'importanza della comunità

La civilizzazione è stata in un certo qual senso una forma di educazione. La civilizzazione è la costruzione delle abitudini che fanno sì che noi ci riconosciamo. La comunità non è qualcosa che nasce di per sé ma si costruisce nella storia. Noi abbiamo bisogno della comunità per conoscere le nostre differenze, l’altro è il nostro unico parametro di confronto per conoscere meglio noi stessi. Al contrario, abbiamo sempre riconosciuto il diverso come negazione della nostra specificità.

Storia occidentale e percezione dell'altro

Inoltre, la storia occidentale, basata sulla credenza che solo l’Occidente possedeva la civiltà e che tutte le altre erano arretrate, ha influito molto sulla nostra percezione dell’altro come pericolo. Questa visione è stata inoltre accentuata dalla competizione, soprattutto economica, che si viene a creare nelle varie comunità: vedasi le lotte di classe, l’immigrazione… La globalizzazione, se guardiamo al mondo odierno, è soltanto un’utopia, poiché è una globalizzazione che include soltanto il lato economico ma che in senso etico non si è attuata.

Todorov - La paura dei barbari

Per iniziare l’analisi di questo trattato divulgativo, inizieremo con l’analizzare i termini civiltà e comunità. I termini verranno analizzati con i due metodi seguenti:

  • Livello Storico: Percorreremo quello che Foucault chiamerebbe genealogia del concetto. Anche i concetti hanno infatti una storia ed una natura polemica. Il significato di un concetto infatti emerge qualora si presenti un’emergenza, deve accadere un avvenimento per cui si necessita l’utilizzo del concetto stesso.
  • Livello Culturalista: Studieremo il perché questi concetti riemergono nel corso della storia.

Il termine civiltà

Il problema dello scontro delle civiltà nasce nel momento in cui si confonde il piano descrittivo (in Etiopia si mangia con le mani) con quello valutativo (esprimiamo un giudizio su questa usanza e definiamo barbari). Mettendola sul piano filosofico si confondono i livelli dell’essere e del dover essere (come noi): ciò che è diviene anche ciò che dovrebbe essere. Il termine civilitas affronta nella storia 4 grandi momenti che ne cambiano il suo significato, lo integrano e lo fanno giungere fino al significato odierno.

  • Connotazione giuridico-politica (Età romana e medioevale): In questo periodo non identifica un comportamento morale. Il termine civilitas infatti viene coniato da Quintiliano (nel I sec d.C.) e deriva dal greco politeia (ciò che è comune tra i polites (cittadini) in quanto appartenenti alla polis.), va ad indicare:
    • Il diritto di cittadinanza, chi può essere cittadino o non della polis. Va già a crearsi una prima partizione tra i cittadini. Il diritto di cittadinanza discrimina e crea una distinzione tra chi ne ha diritto e chi non.
    • La condizione del cittadino, i suoi diritti e doveri.
  • Connotazione morale e pedagogica (Rinascimento, '500-‘600): Accanto al significato politico, legato all’origine letterale del termine, si sviluppa tuttavia un significato metaforico, legato alla sfera morale e pedagogica: civilitas diviene sinonimo di urbanitas, ossia di quell’insieme di ‘buone maniere’ che deve osservare chi vive in società e che sono il frutto di un’accurata educazione. Nel 16º sec. è ormai questo il significato prevalente di civilitas, come dimostra la fioritura di piccoli trattati finalizzati a «insegnare la civiltà ai fanciulli», il più celebre dei quali è il De civilitate morum puerilium (1530) di Erasmo, che ebbe uno straordinario successo. Si passa dunque ad un significato assiologico: non descrive più ma valuta.
  • Connotazione storico-sociale (Settecento): Durante il Settecento si vuole esprimere l’idea del progresso di un popolo verso un livello di esistenza superiore alla barbarie o allo stato selvaggio. Nascerà così, nella Francia del Settecento, il termine civilisation, che si affermerà rapidamente nella lingua francese e di qui passerà nell’inglese (civilisation), nel tedesco (Zivilisation) e, in forma leggermente diversa, nell’italiano (incivilimento). A partire da Voltaire (che peraltro non usò mai il termine) l’idea di civilizzazione fa dunque tutt’uno con la nozione di progresso e ne segue i diversi sviluppi nella tradizione illuministica francese e in quella anglo-scozzese.

Illuminismo francese

Nell’illuminismo francese il nuovo termine veicola l’idea moderna di civiltà, ossia quella di un processo storico-sociale in virtù del quale un popolo passa dallo stato selvaggio alla barbarie e di qui alla condizione di popolo civile. Tale condizione è tuttavia anch’essa il momento di un processo, giacché la natura dell’uomo è perfettibile e quindi destinata a progredire ulteriormente, non è dunque qualcosa di statico ma di dinamico. La civiltà è dunque un valore a cui tendere, nel Settecento avviene quindi una storia di secolarizzazione (ridurre a competenza civile ciò che era sotto la giurisdizione ecclesiastica) della temporalità tipica del Cristianesimo per cui vi era stata una creazione, un progresso e nel momento in cui Gesù arriverà la storia umana “finirà”, il regno di Dio prenderà il posto di quello degli uomini. I greci e i Romani non credevano infatti nel corso della storia, per loro l’uomo, il mondo e la storia erano sempre esistiti come in quel momento. Per gli Illuministi la storia è progresso, si diventa sempre più civili e questa civilizzazione va di pari passo con il progresso scientifico-tecnologico di quegli anni. Questo è anche la concezione del tempo che abbiamo noi oggi.

Illuminismo scozzese

Essi si interrogano sulla nascita della società civile e giungono a credere che la civiltà sia nata con la Rivoluzione Industriale (che ha portato a quella politica francese che ha portato all’Illuminismo), che per loro rappresenta la seconda più grande rivoluzione nella storia dell’uomo dopo quella del Neolitico (passaggio dalla preistoria alla storia). Hume, Ferguson e A. Smith fanno coincidere lo sviluppo dell’umanità con lo sviluppo della ‘società civile’, ossia di un’organizzazione socio-politica complessa (diversa da popolo a popolo) i cui elementi costitutivi sono il ‘governo delle leggi’, la libertà individuale, la garanzia della proprietà privata, la stratificazione sociale, il commercio e le relazioni politiche con altri Stati. Il raggiungimento di queste condizioni, tuttavia, non è dato una volta per tutte: il progresso può infatti arrestarsi, afferma Ferguson, e i popoli possono decadere.

Questi diritti subiscono un processo di naturalizzazione: questi non sono più diritti del cittadino tant’è che la proprietà privata diventa un diritto dell’uomo nella dichiarazione. Ciò significa pretendere che tutte le altre umanità debbano seguire questo canone, significa pensare che non è più qualcosa relativo alla condizione di cittadino ma alla condizione di uomo, per realizzare sé stessi bisogna aspirare a questi valori. Questo processo di naturalizzazione verrà integrato con il Darwinismo e porterà a cose pericolose come la teoria nazista della razza.

Illuminismo tedesco

Civiltà e cultura: dalla distinzione alla contrapposizione. Quando, sul finire del 18º sec., il termine Zivilisation penetra nella lingua tedesca, esso incontra un altro termine (Kultur) che gli impedisce di acquisire lo stesso significato assunto in Francia e in Gran Bretagna. Per Kant la Zivilisation riguarda la sfera delle convenienze sociali, mentre la sfera del sapere e delle arti fa parte della Kultur; a queste va aggiunta la Moraliät (moralità), che è superiore a entrambe ma è più vicina alla Kultur.

Il progresso tecnico-scientifico è qualcosa che limita e allontana l’uomo dalla sua dimensione propria. Humboldt riprenderà la concezione di Kant, collocando la Zivilisation, relativa alla sfera del comportamento esteriore, al di sotto della cultura e della moralità; ma sostituirà quest’ultima con il concetto di Bildung, ossia con il processo di formazione individuale della personalità (equivalente alla greca παιδεία e alla romana humanitas).

Ma già con J.H. Pestalozzi il rapporto di subordinazione tra civiltà e cultura si trasforma in un rapporto di aperta contrapposizione: la civiltà è il prodotto della natura sensibile (che l’uomo ha in comune con gli animali), mentre la cultura ha fondamento nella natura umana e ha un carattere spirituale. Questa contrapposizione verrà ripresa e articolata in vario modo dalla cultura tedesca dell’Ottocento: la civiltà è meccanica, mentre la cultura è organica; la civiltà è tecnica, mentre la cultura è arte; insomma, l’una è il ‘corpo’, l’altra lo ‘spirito’ dello sviluppo dell’umanità.

Conclusione: la civiltà di massa e la crisi della civiltà

Questa antitesi, che ha giocato un ruolo di primo piano nelle motivazioni ideologiche della prima guerra mondiale (la Kultur tedesca contro la civilisation francese), troverà la sua più chiara espressione nell’opera di Spengler. In Der Untergang des Abendlandes (1918-22; trad. it. Il tramonto dell’Occidente), Spengler si propone di delineare una «morfologia della storia universale». Egli sostiene che:

  • Le culture sono assimilabili agli organismi: come ogni essere vivente, hanno un loro patrimonio biologico, in virtù del quale producono un mondo simbolico del tutto diverso da quello delle altre culture (il che rende impossibile la reciproca comprensione); e come ogni essere vivente sono destinate a morire.
  • Quando lo slancio creativo di una cultura si esaurisce, allora inizia il suo declino, che corrisponde alla fase della civiltà nella quale predomina il sapere tecnico-scientifico e si assiste al venire meno dei valori tradizionali. Nell’epoca attuale al posto della città, con la sua articolazione in ceti e classi, troviamo la metropoli, dove si concentrano masse improduttive e informi; e il regime che riflette questa decadenza è la democrazia (peraltro destinata a trasformarsi in cesarismo), dove al primato della politica e dello spirito succede quello dell’economia e del denaro.

La concezione di Spengler è stata ripresa, per certi aspetti, dallo storico inglese A. J. Toynbee, il quale sostiene che ogni civiltà, ossia ogni società complessa che ha superato il livello dell’umanità primitiva, passa attraverso quattro fasi: nascita, crescita, crollo e disgregazione. Ma questo ciclo, per Toynbee, non ha un andamento ‘fatale’, perché dipende dalla capacità degli uomini di reagire alle sfide interne o esterne. Una civiltà sorge quando un gruppo umano, rompendo la «crosta della tradizione» propria della cultura primitiva, risponde con successo a una sfida postagli dall’ambiente o dal contatto con altri gruppi: di qui inizia il suo sviluppo, che proseguirà sin quando tale gruppo saprà fronteggiare le sfide che l’ambiente e la storia gli propongono.

Connotazione moderna

Il problema di cosa sia la società nasce dopo la Rivoluzione industriale, poiché quest’ultima sta cambiando e si cominciano ad avere i primi problemi. Ad esempio, la gente delle campagne si sposta in città e nasce il problema di come si possa integrare una società. Le scienze sociali (antropologia, sociologia, psicologia descrittiva) non possono che nascere in questo periodo particolarmente bisognoso in cui si cerca di dare un connotato oggettivo al termine civiltà. Nascono gli studi antropologici e quindi etnografici come conseguenza del colonialismo che ha messo in contatto l’uomo con diverse etnie, iniziando a porre il problema della cultura. L’uomo occidentale è posto davanti all’altro che in certi casi è assolutamente altro.

Dall’etnografia (che studia le culture) si passa all’antropologia che si chiede: che cos’è l’uomo in relazione a questa diversità? Lo sguardo rivolto all’altro ha cambiato anche noi stessi. È proprio in questo momento che il concetto di cultura assume una dimensione più oggettiva rispetto alla dimensione di giudizio, o valutativa che sembra avere il termine civiltà. La difficoltà di questa dicotomia è che nel momento in cui osserviamo e descriviamo è automatico il passaggio alla sfera valutativa.

Alla base dello scontro tra civiltà c’è proprio questa sfera valutativa (la mia civiltà è migliore): la doxa, viene determinato come un fatto oggettivo. Avviene anche qui un implicito processo di naturalizzazione: ciò che definiamo come un fatto diventa una questione umana, quando invece è solo un’opinione.

Civiltà di massa e crisi della civiltà

Alla fine dell’800, inizio 900 si avverte una crisi della società, il progresso tecnico non è stato accompagnato da quello umano. Nasce la civiltà di massa.

Anteprima
Vedrai una selezione di 14 pagine su 65
Etica Interculturale Pag. 1 Etica Interculturale Pag. 2
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 6
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 11
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 16
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 21
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 26
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 31
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 36
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 41
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 46
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 51
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 56
Anteprima di 14 pagg. su 65.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Etica Interculturale Pag. 61
1 su 65
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IRENEDI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Oliva Bonito.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community