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Etica e deontologia dell'informazione

Contenuti dei mass media

I macro-ambiti trattati sono informazione, pubblicità e intrattenimento.

Regole deontologiche della comunicazione

Le regole di condotta sono emanate per regolare il comportamento di un gruppo. Esse possono essere prodotte dai destinatari stessi, e in questo caso si chiamano norme autonome, oppure da altri soggetti, e in questo caso si dicono eteronome: entrambe regolano tutte le professioni della comunicazione.

Informazione (I parte)

Doveri generali del giornalista

1. Il dovere generale di verità è composto da due aspetti:

  • Non falsità: dovere di comunicare informazioni vere o comunque accuratamente vagliate (veridicità).
  • Completezza: dovere di non tralasciare alcuna informazione rilevante (informatività). Questo aspetto del dovere di verità è quello più violato, infatti spesso notizie rilevanti non vengono pubblicate in quanto scomode per un qualche potere che condiziona il giornalista.

Specificazioni del dovere generale di verità

  • Dovere di controllo delle fonti
  • Dovere di rettifica degli errori (al più presto e dando alla rettifica lo stesso spazio e la stessa visibilità dati alla notizia falsa)
  • Dovere di chiarezza e accuratezza
  • Dovere di dare anche le notizie scomode
  • Imparzialità: il giornalista deve essere imparziale quando il suo compito è quello di ricostruire / accertare i fatti, mentre può non esserlo quando deve dare delle opinioni e commentare i fatti.

2. Dovere generale di indipendenza dal potere:

  • Politico
  • Economico: che si tratti di un editore (proprietario della testata giornalistica), di un inserzionista pubblicitario o di un grande gruppo economico.

Si può essere un giornalista schierato, ma non si possono accettare condizionamenti. La presenza di pochissimi editori puri e il forte controllo del potere politico sull'informazione pone seri ostacoli al raggiungimento di un'informazione pienamente indipendente.

3. Dovere generale di rispetto della persona

Specificazioni del dovere generale di rispetto della persona

  • Privacy della persona di cui si parla
  • Dignità della persona di cui si parla
  • Valori ideali e delle persone di cui si parla e dei lettori
  • Presunzione di non colpevolezza di una persona accusata di aver commesso un certo reato: l'art. 27 Cost. (testo normativo eteronomo) dice “L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.
  • Soggetti deboli (sia come spettatori, sia come protagonisti)
  • Immagine della persona di cui si parla

Case study I – Vittorio Casamonica

Ambito del caso trattato: informazione.

Dovere generale a cui attiene il caso: dovere generale di verità e sue specificazioni.

L'8 settembre 2015 è andata in onda una puntata di “Porta a Porta”, in cui si è trattato del funerale del 20 agosto 2015 di Vittorio Casamonica, capo del clan dei Casamonica, organizzazione criminale che controlla Roma. Il funerale di Vittorio Casamonica è stato considerato scandaloso in quanto un capo mafioso è stato omaggiato liberamente di un funerale spettacolare:

  • È stata usata una carrozza per le esequie, tra l'altro la stessa usata per quelle di Totò
  • È stata trasmessa la musica de “Il padrino
  • A un elicottero è stato permesso di volare liberamente senza licenza e di lanciare petali rossi
  • Sono stati usati stendardi con la scritta “Hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso
  • Altri stendardi in cui, sotto l'immagine di Vittorio Casamonica vestito da papa, c'era la scritta “Re di Roma

Inoltre, lo scandalo ha colpito anche la Chiesa di Don Bosco a Roma, che ha accettato di tenere i funerali di Vittorio Casamonica, sebbene nel 2006 avesse rifiutato quelli di Piergiorgio Welby. Le accuse di Vittorio Casamonica sono:

  • Usura con interessi dal 200 al 300 per cento
  • Minacce, percosse, assalti, pressioni ai debitori
  • Traffico di stupefacenti
  • Rapporti con la banda della Magliana
  • Rapporti con la 'ndrangheta

Nell'analizzare il caso, abbiamo riscontrato vari errori deontologici nella conduzione dell'intervista:

  • Non vi è un contraddittorio tra le parti o comunque, se c'è, è troppo esiguo per un caso così drammatico.
  • Il conduttore Bruno Vespa è troppo accondiscendente nei confronti degli ospiti, Vera e Vittorino Casamonica, rispettivamente figlia e nipote di Vittorio Casamonica. Vespa usa un tono colloquiale – si rivolge alla donna chiamandola “Signora Vera” e non “Signora Casamonica” – e usa eufemismi per riferirsi sia a Vittorio Casamonica, che definisce “persona non proprio limpida”, sia al funerale, che è stato “un po' di cattivo gusto”.
  • Vespa pone l'attenzione non su ciò che Vittorio Casamonica ha fatto, ma su ciò che non ha fatto.
  • Vespa fa uso di un'ironia non adeguata al contesto che ha come unico effetto la spettacolarizzazione del caso.
  • Non vengono opposti alle dichiarazioni dei familiari dei dati di fatto.
  • La conduzione sembra in contrasto con il servizio che viene trasmesso.
  • Bruno Vespa non è imparziale.

Bruno Vespa è caduto in una serie di errori etico-deontologici per cercare di mantenere un equilibrio tra etica ed efficacia della comunicazione; per farlo, Vespa ha cercato di far sentire a proprio agio gli ospiti, al fine di avere una confessione o comunque una cooperazione da parte loro. Tuttavia il risultato non è stato raggiunto e, alla fine, Vera Casamonica ha condotto la discussione, perché le è stato lasciato troppo spazio. Bruno Vespa si è difeso dalle critiche alla sua conduzione (arrivate da più parti) citando Enzo Biagi, che aveva fatto una lunga intervista a Tommaso Buscetta, pentito della mafia siciliana Cosa Nostra; vi è però una differenza tra gli ospiti, infatti Buscetta era un pentito che veniva comunque presentato come un boss di Cosa Nostra (vedi libro “Il boss è solo”). Si può quindi individuare un collegamento tra gli errori etico-deontologici e un'efficace comunicazione, che si possono considerare come inversamente proporzionali. Spesso i cantanti vengono chiamati a condurre dei varietà proprio allo scopo di aumentare l'audience, ma non sempre ciò conduce al successo. Per esempio, a Sanremo Gianni Morandi si è presentato in mutande per aumentare lo share, rendendo la comunicazione più efficace, ma abbassando l'etica.

L'imparzialità del giornalista

L'imparzialità del giornalista dipende dalla funzione da lui assunta:

  • Ricostruzione e accertamento dei fatti → Imparziale
  • Commento ai fatti → Non imparziale

Case study II – Enzo Tortora

Ambito del caso trattato: informazione.

Dovere generale a cui attiene il caso: dovere generale di rispetto della persona.

Dovere particolare a cui attiene il caso: dovere di presunzione di non colpevolezza.

In una puntata di “La storia siamo noi” condotta da Giovanni Minoli si tratta del caso Enzo Tortora. Enzo Tortora era uno dei più celebri personaggi dell'epoca, giornalista e conduttore di “Portobello”. Il 17 giugno 1983 viene arrestato a Napoli per traffico di stupefacenti e sospetta appartenenza all'associazione camorristica Nuova Camorra Organizzata, clan diretto e capeggiato da Raffaele Cutolo. Il 17 settembre 1985 viene condannato in primo grado a 10 anni di carcere. Assolto dalla Corte d'Appello il 15 settembre 1986 e dalla Corte di Cassazione il 17 giugno 1987, muore di cancro il 18 maggio 1988. Il 25 maggio 2010 il pentito di camorra Gianni Melluso, uno dei numerosi pentiti accusatori di Tortora, ammette di aver pronunciato il falso per ottenere una riduzione della propria pena.

Nell'analizzare il caso, abbiamo riscontrato vari errori deontologici nella cronaca giornalistica dell'epoca:

  • Tortora viene ripreso a lungo e da vicino mentre viene ammanettato, nella sua debolezza e nel suo sconcerto. Queste immagini vengono riproposte diverse volte, tanto che le persone fermano per strada le figlie di Tortora facendo loro il gesto dell'ammanettamento.
  • Non viene rispettato il dovere di presunzione di non colpevolezza in diversi casi; per esempio, una testata giornalistica nell'articolo sull'arresto dice: “Finalmente arrestato” (Enzo Biagi, distinguendosi dagli altri, intitola un articolo: “E se Tortora fosse innocente?”).
  • La notizia data dall'Ansa sul suo arresto arriva prima che venga effettivamente arrestato.
  • I giornalisti si fidano di chiunque, senza controllare l'attendibilità delle fonti e chiedendo giudizi ai pentiti, che diventano improvvisamente autorevoli opinionisti. Inoltre, si parla dei camorristi con taglio positivo (eleganza, bella pettinatura...).
  • Vengono diffuse fotografie di Tortora, calvo per ragioni sanitarie, che passeggia in un cortile del carcere. Ciò è vietato dai codici deontologici, a meno che non vi sia il consenso del soggetto.
  • Alcuni giornalisti si formano un'opinione in base alla simpatia o antipatia che provano per Tortora e per il programma da lui condotto.
  • La linea di colpevolismo è spesso implicita e insidiosa.
  • Si dà più spazio alle accuse che alla difesa.

Esempi di giornalisti e rispettivi articoli che hanno violato il dovere di presunzione di non colpevolezza nei confronti di Tortora:

  • Camilla Cederna, “La Domenica del Corriere”, 2 luglio 1983: “Mi pare che ci siano gli elementi per trovarlo colpevole: non si va ad ammanettare uno nel cuore della notte se non ci sono delle buone ragioni. Il personaggio non mi è mai piaciuto. E non mi piaceva Portobello […]”.
  • Franco Coppola, 6 marzo 1985: “Non ce n'è stato uno [tra gli imputati] che non si sia proclamato innocente, non ce n'è stato uno che non abbia parlato di sé in termini elogiativi […] In fondo, anche Tortora ha fatto lo stesso, ma con ben altra teatralità […] Il tutto con una accurata scelta delle parole, tra il linguaggio diretto e violento dei radicali e quello mediato e cortese del presentatore di Portobello e Cipria”.
  • Bruno Tucci, “Corriere della Sera”, 18 settembre 1985: “Colpevole. Enzo Tortora è un membro della camorra, è uno spacciatore. Il mito del conduttore di Portobello precipita. Tortora è responsabile dei reati a lui ascritti. L'europarlamentare non andrà in carcere perché si avvarrà dell'immunità parlamentare”.

Nell’agosto del 1984 Tortora viene eletto come eurodeputato nelle fila del Partito Radicale; quando il 4 febbraio 1985 inizia a Napoli il maxi processo contro la N.C.O, può quindi seguirlo da uomo libero. Andreotti, nella rubrica “Bloc notes” sull’“Europeo”, in commento a questo fatto scrive: “Alcuni detenuti evadono con la lima e altri con la scheda elettorale”. Il maxi processo durerà 7 mesi; le udienze saranno 67. Tortora continua la sua attività al Parlamento Europeo di Strasburgo, ma il 10 dicembre 1985 si dimette e viene incarcerato, non avvalendosi dell'immunità parlamentare.

La puntata di “La storia siamo noi” funziona dal punto di vista formale per:

  • Equilibrio tra conduzione e filmati
  • Opposizione tra momenti di “applausi” e momenti di “sputi” (Vittorio Pezzuto)
  • Presenza di esperti
  • Musica accattivante
  • Voce invitante del conduttore
  • Tv molto veloce (ex. Mixter, Rai2, prima serata)
  • Inizio in medias res e racconto in ordine cronologico
  • Presenza della prima intervista rilasciata dal magistrato della sentenza di innocenza

Violazione del principio di presunzione di non colpevolezza

Può avvenire:

  • Direttamente, dichiarando colpevole una persona anche quando non è stata ancora condannata in via definitiva. Questo è il caso di violazione più raro.
  • Indirettamente, quando il giornalista veicola un messaggio e comunica un ritratto della persona che porta i lettori a credere che sia colpevole o sostiene che le accuse derivino da una fonte certa.

Perché vi è questo colpevolismo nella comunicazione giornalistica?

  • Il successo non si perdona e causa invidie (ragione più debole in quanto legata a un caso limite).
  • Fa più ascolto un colpevole che un innocente, perché l'innocenza non è notiziabile dal punto di vista strutturale / ontologico, in quanto non c'è alcun fatto e la notizia non è reale, ma in negativo. Inoltre, c'è nell'essere umano un'attrazione morbosa verso il male (senza avversario non c'è una storia!).
  • I giornalisti cercano di compiacere l'accusa perché se esercitassero dei dubbi sulla sua attendibilità, li eserciterebbero anche nei confronti degli accusatori stessi (pentiti, forze dell'ordine, magistratura), mettendo così a rischio il rapporto con le fonti e la possibilità di avere notizie sul caso: problema di indipendenza dalle fonti. Vi è anche una questione di concorrenza tra testate giornalistiche per conquistarsi il mercato.

Caso Sarah Scazzi

Ambito del caso trattato: informazione.

Dovere generale a cui attiene il caso: dovere generale di rispetto della persona.

Dovere particolare a cui attiene il caso: dovere di rispetto della privacy e della dignità della persona.

La quindicenne Sarah Scazzi è stata uccisa il 15 agosto 2010 ad Avetrana (TA). Nella cronaca giornalistica è stata spesso invasa la vita privata della vittima (con la pubblicazione di parte dei suoi diari segreti e del suo test psicoattitudinale) e delle persone coinvolte nel caso (mancato rispetto della privacy). Inoltre, la morte atroce della ragazza è stata annunciata alla madre in diretta, durante la puntata del 6 ottobre 2010 di “Chi l'ha visto?”, tenendo la telecamera fissa sul suo viso sconvolto dal dolore (mancato rispetto della dignità della persona).

Doveri nei codici deontologici italiani

  • Il dovere di indipendenza è oggetto specifico della “Carta dei doveri dell'informazione economica” del 2007, mentre non vi è una carta specifica sull'informazione politica.
  • Al dovere di rispetto della persona sono dedicati diversi codici:
    • Carta di Treviso”, 1990, rispetto verso i minori.
    • Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica ai sensi dell'art. 25 della legge 31 dicembre 1996, n. 675”, 1998.
    • Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive”, 2009, rispetto della presunzione di innocenza.
  • Tutti e tre i doveri sono esplicitati nel codice deontologico più ampio per materia regolata: “Carta dei doveri del giornalista”, 1993. Già nella sezione iniziale intitolata “Princìpi” si sanciscono tutti e tre i doveri.

Gradi di adempimento / informatività nel rapporto tra i doveri

  • Indipendenza vs verità: entrambi i doveri possono essere adempiuti al massimo livello contemporaneamente; non sono in conflitto e, anzi, si rafforzano a vicenda.
  • Indipendenza vs rispetto della persona: entrambi i doveri possono essere adempiuti al massimo livello contemporaneamente; non sono in conflitto.
  • Verità vs rispetto della persona: questi doveri possono entrare in conflitto, infatti il pieno adempimento del primo dovere preclude il pieno adempimento del secondo e viceversa. La quantità di informazioni e il rispetto della privacy in particolare sono inversamente proporzionali e per questo bisogna fare in modo che siano bilanciati.

Tra la norma sul dovere del rispetto della persona e quella sul dovere di verità vi è paranomia (relazione di incompatibilità tra norme che si verifica solo in relazione a una particolare configurazione della realtà, a differenza dell'antinomia, che invece si verifica per qualsiasi configurazione): esse entrano in conflitto quando la rivelazione di alcuni fatti (dovere di verità, aspetto della completezza) preclude l'adempimento del rispetto della privacy.

Riferimenti normativi sul bilanciamento tra rispetto della persona e libertà di stampa si trovano in: “Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica ai sensi dell'art. 25 della legge 31 dicembre 1996, n. 675”, 1998 (già all'art. 1, comma 1) e “sentenza decalogo” della Cassazione del 1984 sui limiti del diritto di cronaca (Corte cass. I civ. 18 ottobre 1984, n. 5259).

È auspicabile la massima indipendenza dell'informazione? È auspicabile la massima libertà d'informazione?

La massima indipendenza dell'informazione è auspicabile in quanto non entra in conflitto con alcun altro valore che si ritiene auspicabile proteggere.

La massima libertà d'informazione (assenza completa di vincoli all'attività del giornalista) non è auspicabile in quanto può entrare in conflitto con importanti valori che si ritiene auspicabile proteggere (privacy, dignità, presunzione di innocenza). La libertà di informazione dev'essere quindi contemperata con altri valori da proteggere.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alisound94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica e deontologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Colloca Stefano.
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