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Etica e deontologia

Lezione 1

Corso finalizzato a sviluppare una riflessione etica, cos’è giusto o sbagliato fare nei confronti degli altri studiando i valori richiamati dai codici deontologici.

Esempi di casi con problemi etici

  • Enron e Lehman Brothers: la mancanza di etica nel mercato ha determinato la crisi che oggi stiamo vivendo.
  • Altria: problema del tabacco.
  • Tabelle nutrizionali.
  • Birra Duff.
  • Saratoga e sfruttamento della donna.
  • Prodotti bio e non bio, inquinano e non inquinano.

Lezione 2

Etica, dal greco antico ethos, carattere comportamento costume e consuetudine. È un ramo della filosofia che studia i fondamenti oggetti e ragioni che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico ovvero distinguerli in buoni, giusti, moralmente leciti rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati, indicando un comportamento individuale, collettivo, un costume.

Ciò che è etico varia nel tempo. In latino equivale a moralis, morale, ovvero ciò che è attinente alla condotta e quindi suscettibile di valutazione e quindi di giudizio.

L’etica non è solo l’indicazione di un comportamento individuale o collettivo ma è anche una riflessione su quei principi e quei criteri che giudicano il nostro agire. A seconda dei principi e dei criteri scelti, questo agire può essere considerato buono o cattivo, moralmente approvabile o riprovevole. L’agire in quanto morale è un agire governato da criteri e principi che permettono di orientarci nelle nostre scelte concrete. L’etico non è qualcosa di astratto, serve ad orientarci nelle nostre scelte concrete.

Deontologia

Deontologia: deon-deontos, il dovere. Termine filosofico coniato da J. Bentham per designare la sua dottrina utilitaristica e i doveri, passato poi ad indicare lo studio empirico di determinati doveri in rapporto a particolari situazioni sociali. Deontologico: ciò che si riferisce alla deontologia, sia come termine filosofico (come dover essere in contrapposizione all’essere), sia nel significato morale. Il codice deontologico è un insieme di norme relative ai doveri inerenti all’esercizio di una professione. Deontologia professionale: insieme di norme riguardanti i diritti, i doveri e le responsabilità del professionista nei suoi rapporti con i propri clienti, i propri colleghi e la comunità.

3 domande fondamentali dell’etica

  • Che cosa sto facendo? Con questa domanda si ricerca una descrizione del proprio agire nel tentativo di capire e comprendere quello che sto facendo. Viene posta quando non si è soddisfatti per quello che stiamo vivendo. Si prendono le distanze dalla quotidianità nel tentativo di comprendere e descrivere il proprio agire.
  • Quello che sto facendo è giusto o sbagliato? Come posso definire i criteri perché il mio agire sia consapevole? Il primo a posto questa domanda fu Aristotele. Teorizzò che ogni azione che compiamo è orientata verso uno scopo o bene. Ma al tempo non esisteva una gerarchia che potesse definire un bene supremo. Aristotele definisce un bene supremo ovvero la felicità. Lo scopo principale assoluto e inalienabile è quindi la felicità, intesa come equilibrio interno alla persona. Secondo Aristotele c’è una struttura del comportamento uguale per tutti e l’umanità la deve seguire. Questa struttura è orientata verso un fine. Però non è così semplice. L’esperienza ci insegna che non sempre vogliamo o possiamo raggiungere quelli che sappiamo essere gli scopi del nostro agire. A volte dobbiamo o vogliamo seguire ciò che è dannoso. Desideri, istinti, passioni disturbano l’ordine del nostro agire e a volte deviano il bene dal male. È quindi necessario introdurre un’altra domanda.
  • Che cosa devo fare? Non sempre seguiamo il bene verso il quale saremmo orientati: l’uomo deve avere un orientamento per la propria vita, legato a una regola alla quale obbedire. Questa domanda introduce una regola dell’agire dell’uomo che lo orienta e lo guida perché naturalmente l’uomo non è orientato sempre al bene. La domanda ci rende consapevoli della nostra situazione. 3 importanti fattori:
    • Contesto biblico: nell’Esodo vengono esplicitati a Mosè i comandi di Dio, i 10 comandamenti, che individuano la regola che l’uomo deve seguire nelle azioni fondamentali della sua vita. L’uomo è fragile e debole e i comandamenti orientano l’uomo verso ciò che deve fare. Quindi la regola proviene da un’istanza superiore a noi.
    • Contesto laico: il filosofo Kant, nell’opera "La critica della ragion pratica", mostra come l’uomo trovi in se stesso un imperativo morale in grado di dargli un criterio per riconoscere se quello che sta facendo è giusto. Quindi la regola la troviamo in noi stessi e ci comunica cosa dobbiamo fare e come dobbiamo agire. Si chiama imperativo categorico.
    • Contesto deontologico: quando cerchiamo di rispondere a questa domanda, stiamo iniziando a mettere le basi alle regole che indicano cosa dobbiamo fare all’interno di un determinato ambito.
  • Qual è il senso di quello che sto facendo? Domanda che riguarda le motivazioni che spingono a compiere certe azioni. Il senso è un criterio di orientamento, è l’indicazione, l’individuazione di un punto di riferimento a partire dal quale le azioni sono guidate. Riconoscendo un senso, si ha la possibilità di orientarsi nel mondo compiendo le scelte che riteniamo universalmente giuste. L’uomo ponendosi questa domanda fa già una scelta importante, stabilisce che la sua vita e il suo agire hanno un senso in contrapposizione al nichilismo che è la negazione del senso. Nietzsche in seguito dirà che la vita umana non ha senso ma anche questo è dare un senso alla vita, il senso dell’insensatezza.

A cosa serve l’etica nella vita di tutti i giorni e nel mondo del lavoro?

Gli sviluppi scientifici e tecnologici, susseguitisi nel dopoguerra, modificano la vita ma anche il significato dell’agire dell’uomo, cambiano la portata e i risultati derivanti dall’agire. È un agire più incisivo e potente che è in grado di incidere sulla vita e sulla morte dell’uomo, dell’ambiente e del mondo. Grazie alla tecnica, l’agire dell’uomo si è prolungato e l’uomo non è in grado di regolamentare le conseguenze della tecnica. Nascono quindi una serie di problemi che in precedenza non erano assolutamente compresi, come problemi ai quali bisogna dare una risposta e allo stesso tempo dare una regolamentazione. Di questo settore se ne occupano le etiche applicate.

L’etica applicata cerca risposte alle questioni reali e concrete che si pongono all’uomo e ai suoi comportamenti. È un ambito di discipline che affrontano i problemi connessi agli sviluppi della scienza e della tecnica, alla loro incidenza sull’agire dell’uomo e alla loro capacità di prolungare e di potenziare questo agire in maniera apparentemente illimitata.

Tipologie di etica applicata

  • Bioetica: ciò che riguarda la vita dell’uomo stesso.
  • Etica ambientale: vita della terra considerata dal suo complesso biologico.
  • Etica economica: globalizzazione economica e conseguenze.
  • Etica della comunicazione: meccanismi della comunicazione, in un mondo dominato dai media.

Lezione 3

La condizione umana, l’esperienza e la coscienza morale

A cosa serve l’etica nella vita di tutti i giorni e nel mondo del lavoro? La condizione umana è un modo di essere, uno stato d’animo, un sentimento di qualcuno o di un gruppo di umani che osservano se stessi e gli altri. La condizione umana è da tempo studiata per comprendere l’agire della società e dell’uomo. La condizione umana varia nel corso del tempo.

Ma quali sono gli eventi e le scoperte che determinano il cambiamento della condizione umana? Lo sviluppo scientifico e tecnologico: la condizione umana si modifica grazie alle scienze e alle tecnologie, andando a modificare la percezione che l’uomo ha di se stesso, ponendo nuove domande etiche e creando la necessità di definire nuovi codici comportamentali.

Gli sviluppi scientifici e tecnologici modificano la vita ma anche il significato dell’agire umano, cambiano la portata e i risultati derivanti dall’agire. L’esperienza del vivere quotidiano in relazione alla condizione umana come unità singola ma anche come elemento appartenente ad una collettività. L’esperienza è la conoscenza.

Tipologie di conoscenza

  • Conoscenza diretta: acquisita personalmente con l’osservazione, l’uso o la pratica di un determinato ambito della realtà.
  • Conoscenza scientifica o metodica: prova di un principio, di una teoria, di una legge, ottenuta per lo più in laboratorio riproducendo un fenomeno per mostrare le relazioni di dipendenza tra causa ed effetto.
  • Conoscenza umana e interna: conoscenza umana considerata dal punto di vista delle modificazioni psicologiche e culturali che determina nello sviluppo spirituale e di una persona e la relativa percezione degli stati e dei moti interiori della coscienza.
  • Conoscenza pratica: conoscenze della realtà pratica considerata nel suo complesso quindi la somma delle cognizioni acquisite con l’osservazione e il contatto diretto della vita nei suoi molteplici aspetti.
  • Conoscenza religiosa o teologica: l’esperienza immediata e diretta, il contatto che l’uomo ha con il divino e quindi anche l’esperienza dell’azione di Dio nell’anima, nonché dell’aspirazione e dei movimenti di questa per giungere all’unione con Dio.
  • Conoscenza filosofica: conoscenza fornita dalle sensazioni o comunque acquisita per il tramite dei sensi e spesso polemicamente considerata certa, contro le astrazioni e le congetture della speculazione e della pura teoria.

Relazione tra esperienza, conoscenze acquisite e condizione umana

Cosa determina la relazione tra esperienza, conoscenze acquisite e condizione umana? Come l’esperienza e la conoscenza possono trovare applicazione nella vita quotidiana? Queste domande introducono un nuovo tema: la coscienza, la morale e il senso di responsabilità.

Lezione 4

La morale contemporanea

La morale vigente nella società occidentale sino alla metà del secolo XX era la morale cristiana accettata più o meno spontaneamente e ufficialmente dalla maggior parte della popolazione, credente e non. Successivamente con Kant, a fine 700, il concetto di morale ha preso ulteriormente piede anche nel mondo laico, ma è entrato in crisi a causa del processo di secolarizzazione conseguente all’industrializzazione della società occidentale, cioè all’applicazione della scienza moderna e della tecnica da essa generata ai rapporti quotidiani dell’uomo con la natura e dell’uomo con altri uomini.

Il sistema di valori che fino a metà del XX secolo era stato largamente condiviso, sia dai credenti che dai non credenti, oggi non lo è più. Lo sviluppo scientifico e tecnologico ha fortemente inciso sulla vita quotidiana degli uomini, ponendo tutta una serie di nuovi problemi, per i quali la cultura occidentale non disponeva di adeguate risposte.

I problemi etici e morali che ne derivano li conoscono tutti: manipolazioni genetiche, inseminazione artificiale, eutanasia, sfruttamento dell’ambiente, sperimentazione sugli animali, schedatura e controllo degli individui per fini commerciali e politici. Il tempo e la conoscenza tecnico-scientifica abbiano influenzato e modificato il senso della morale comune. Il comunicatore oggi deve essere in grado di valutare con attenzione tutte le chiavi di lettura, sapendo governare in modo consapevole, agendo sempre con senso di responsabilità e rispetto del proprio codice etico e deontologico.

Morale versus moralismo

Morale: si riferisce alle convenzioni e ai valori di un determinato gruppo sociale, in un determinato periodo storico. Da non confondere con:

  • Moralismo: significato dispregiativo inteso come una degenerazione della morale usata con eccessiva intransigenza per una severa e ipocrita condanna degli altri. Morale sì, moralismo no.

La morale contemporanea quindi riguarda i valori e le convenzioni riguardanti il nostro gruppo sociale. Nello stesso periodo storico possono esiste quindi gruppi sociali con diverse convenzioni e valori che possono portare al confronto o allo scontro.

Domande etiche fondamentali

  • Cosa devo fare, perché lo devo fare e come lo devo fare? Il nostro obiettivo come professionisti della comunicazione, ma anche come persone comuni appartenenti alla società, è quello di agire nel rispetto delle norme generali, elaborando quale sia il comportamento più idoneo che possa consentire di comunicare efficacemente e in modo responsabile nella totale trasparenza e nel rispetto del consumatore.

Consapevolezza, responsabilità e rispetto

Consapevolezza: bisogna essere consapevoli. Un comunicatore non può dire di non sapere o di non sconoscere le regole e gli strumenti della propria professione.

Responsabilità: bisogna essere responsabili. Le nostre decisioni possono influenzare la società nella quale viviamo e quella delle generazioni future.

Rispetto: bisogna essere rispettosi. Comportarsi con il proprio interlocutore, sia esso un collaboratore, un collega o un datore di lavoro, come vorremmo che gli altri si comportassero con noi.

Quindi consapevolezza, responsabilità e rispetto sono dati da: condizione umana, esperienza, conoscenza, coscienza morale, vivere contemporaneo.

Lezione 5

L’elaborazione delle informazioni. L’etica e l’ermeneutica.

Lo sviluppo scientifico e tecnologico ha portato l’uomo a doversi porre delle domande alle quali dover dare delle improrogabili e immediate risposte. Proprio nel momento in cui sono venuti meno i valori tradizionali, è sorto il bisogno di porre dei criteri, dei punti di riferimento morali, per regolare la convivenza umana in modo da renderla sopportabile a tutti. Nasce un forte bisogno di etica.

L’orientamento filosofico oggi più diffuso nella cultura occidentale, che qualcuno ha considerato una vera e propria nuova koinè filosofica, è indubbiamente l’ermeneutica ovvero l’interpretazione. I tratti principali che caratterizzano l’etica ermeneutica sono il richiamo alla virtù aristotelica della phronesis (intelligenza e saggezza) e al richiamo dell’aristotelico di ethos (teoria del vivere).

La phronesis è la capacità di trovare i mezzi idonei alla realizzazione di un fine buono già dato, in genere assicurato dal precedente possesso dalla virtù etica, e l’ethos è il costume vigente in una determinata comunità, sancito dalle leggi ed incarnato nelle istituzioni.

Ermeneutica

Ermeneutica: arte, tecnica, attività d’interpretare il senso di testi antichi, leggi, documenti storici. In particolare l’ermeneutica biblica: complesso di norme per interpretare e comprendere i testi antichi. Il termine è stato usato per indicare il metodo del comprendere proprio della filosofia, e in particolare nello storicismo e nella fenomenologia. L’operazione interpretativa che consente al critico di raggiungere un contatto intersoggettivo con l’autore studiato. L’ermeneutica è quindi la capacità dell’uomo, acquisita con conoscenza appresa ed esperienza vissuta, di comprendere, analizzare e risolvere temi complessi.

Conoscenza ed esperienza portano a comprendere e analizzare un tema definendo poi metodi e soluzioni.

Nel mondo della comunicazione come nella vita di tutti i giorni, si ha la stessa situazione. Il professionista, con la sua preparazione e la sua esperienza, comprende ed interpreta le esigenze del proprio interlocutore, andando a definire le adeguate soluzioni tecniche e intellettuali. Ascoltare + analizzare/apprendere + risolvere = soluzione. Listening + learning + thinking.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stc.iusve di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica e deontologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Betti Raul.
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