Sapere in epoca medievale in Europa
In epoca medievale, il potere temporale/politico si intendeva legittimato da Dio e fondato sulla religione cristiano-cattolica. Infatti, attraverso la cerimonia dell’investitura, il potere veniva conferito dal mondo metafisico al mondo fisico. La notte di Natale dell'Ottocento il papa incoronò Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero.
La struttura della società medievale seguiva quella del mondo metafisico, cioè l’ordine gerarchico dei cieli, che poneva al vertice il Dio della cristianità, uno e trino. Infatti, le fasce sociali erano chiuse e vigeva un sistema feudale con una struttura organizzata secondo un ordine gerarchico: al vertice era posto il sovrano; seguivano poi i vassalli, i vassalli minori e i servi della gleba. Rispettivamente, il potere dei vassalli derivava direttamente da quello del sovrano, il potere dei vassalli minori derivava direttamente da quello dei vassalli e indirettamente da quello del sovrano. I servi della gleba erano invece sottoposti in via diretta ai vassalli minori e in via indiretta al sovrano e ai vassalli.
Anche il sapere era strutturato secondo un ordine gerarchico: il pensiero infatti era sistematico, cioè si organizzava a sistema. Il sapere medievale era percepito come tassonomia. Questo termine deriva dal greco taxis, che significa ordine gerarchico tipico dei soldati schierati in battaglia. È quindi insita la soggezione al comando di chi è superiore. Già ai tempi dei greci esisteva un ordine differente, il kosmos. Quest’ultimo era un ordine armonico, che adottava una logica reticolare: tutti gli elementi di questo ordine sono fondamentali per il mantenimento dell’ordine stesso; se uno di questi manca, è necessario costituire un nuovo ordine. La principale differenza quindi tra il taxis e il kosmos è che gli elementi che compongono la prima tipologia di ordine sono identici e sostituibili, mentre i secondi sono irrepetibili.
Il sapere in epoca medievale era organizzato, quindi, in maniera gerarchica perché il mondo fisico/la realtà era pensata gerarchicamente. Il sapiente doveva collocare nella giusta posizione ogni elemento del reale, doveva descriverlo e classificarlo nella modalità definita da Dio. Il mondo, infatti, si offriva senza inganno secondo le caratteristiche e la struttura voluta da Dio e disponibile alla conoscenza umana grazie a Dio. Esempi della rappresentazione del sapere medievale, classificatorio e descrittivo, sono i Codici medievali di botanica, la classificazione dei viventi nel monastero nel romanzo di Umberto Eco "Il nome della Rosa" che Linneo, la descrizione della biblioteca rappresenta in piccolo la struttura e l’ordine del mondo allora conosciuto.
Sapere in epoca moderna
In epoca moderna non si mette in dubbio l’esistenza di Dio, ma si comincia a percepire diversamente il potere, il diritto e il sapere. Il potere politico non riceve più la legittimità dall’alto, cioè da Dio, ma deriva dal basso, cioè dal popolo/dai singoli individui/il mondo fenomenico. La ragione del potere politico si fonda sull’hic et nunc (qui e ora).
Dal punto di vista filosofico, Hobbes, appartenente alla corrente del giusnaturalismo, è il teorizzatore dello Stato assoluto. Riteneva, infatti, che il sovrano assoluto fosse stato investito nel potere di governare direttamente da tutti gli individui, suoi sudditi sulla base di un patto/contratto sociale. Nel Leviatano, infatti, Hobbes rappresenta il sovrano come un essere che sovrasta il mondo fenomenico/la terra, dotato di un corpo enorme, composto da innumerevoli piccoli individui. Secondo il filosofo, il potere è stato conferito al sovrano per ragioni di sicurezza. Infatti, nello stato di natura, senza un’autorità pubblica garante dell’ordine, della sicurezza, della pace e della stabilità all’interno della società, è inevitabile una lotta continua tra tutti gli uomini. Ogni uomo è un lupo per gli altri uomini (homo homini lupus), è mosso dalla legge naturale dell’autoconservazione della propria vita e pretende di avere il diritto su qualunque cosa per natura (ius in omnia). Attraverso il contratto sociale, però, i singoli cedono tutti i loro diritti al sovrano assoluto, compreso il diritto alla vita, per abbandonare lo stato di natura e approdare nello stato civile. L’unico soggetto che conserva lo ius in omnia e permane nello stato di natura è il sovrano, detto absolutus perché sciolto da vincoli giuridici. Quest’ultimo è mosso dalla lex naturalis dell’autoconservazione e quindi governa in maniera equa, giusta, “illuminata” perché il popolo ha il potere di rescindere il contratto sociale, di insorgere e destituire il sovrano.
Dal punto di vista giuridico, Ugo Grozio tentò di sganciare l’orizzonte delle norme giuridiche da quello del divino. Nell’incipit del “De iure belli ac pacis” afferma, infatti, che i principi giuridici del diritto della guerra e della pace rimangono invariati a prescindere dalla religione di appartenenza. I principi naturali si offrono, quindi, alla ragione umana allo stesso modo e possono essere riconosciuti da un giurista di fede cattolica, protestante o ateo.
Dal punto di vista scientifico, Copernico, sulla base di una scaltra osservazione dei fenomeni terrestri, rovesciò il pensiero dominante sul cosmo, che si basava sul sistema tolemaico. Quest’ultimo, pensato sull’osservazione ingenua del sorgere e del tramontare del sole, concepiva al centro dell’universo la Terra, attorno alla quale ruotavano tutti gli altri pianeti e il Sole. Il sistema copernicano, che poneva al centro il Sole e distruggeva la visione antropocentrica, si affermò però con molta fatica.
Un ulteriore segno della secolarizzazione del sapere scientifico in epoca moderna è la vena polemica contenuta negli scritti di Galileo Galilei. Secondo lo scienziato la scienza deriva da altre fonti e non dai testi religiosi: l’interpretazione del testo biblico, nel quale Giosuè parla al Signore e impone al Sole di fermarsi, è libera, ma non corrisponde ad un argomento scientifico. L’episodio biblico ha la sua ragion d’essere all’interno di un racconto di fede e dimostra solamente come l’occhio umano percepisca sulla terra il movimento del Sole. La scienza, invece, offre una descrizione realistica del mondo, che appare identico a tutti gli scienziati, indipendentemente dal credo religioso.
In epoca moderna nasce il concetto di scienza. L’orizzonte epistemologico che accomuna il sapere medievale e la scienza moderna è il descrittivismo, una declinazione possibile fra tante di come il mondo si offre alla conoscenza umana. La realtà si offre agli occhi dell’uomo senza filtri e quest’ultimo è in grado di descriverla in maniera esaustiva. Anche la pittura deve essere il più fedele possibile alla realtà: si sviluppa infatti l’arte fiamminga, uno stile pittorico estremamente realistico caratterizzato dalla cura della resa dei particolari. La mente umana, in epoca moderna, è concepita come uno specchio, che riflette la realtà attraverso un linguaggio il più possibile preciso e descrittivo.
Sapere nell’epoca di transizione
Nell’epoca di transizione l’uomo diventa consapevole della sua importanza nel ricostruire la realtà. Si abbandona l’idea ingenua del descrittivismo e si sviluppa un nuovo orizzonte epistemologico, cioè il costruttivismo. La mente umana non è più concepita come uno specchio, ma come un riflettore perché getta un fascio di luce potentissimo sull’oggetto che osserva, ma la sua angolatura modifica la visione. La resa della realtà dipende, quindi, dal punto di osservazione e dal soggetto che osserva. Nessuna descrizione è quindi neutra, ma è sempre una ricostruzione del mondo fenomenico. Le premesse scientifiche diventano quindi convenzionali perché sono frutto di un accordo tra scienziati, stipulato in un particolare contesto. Queste però non sono vere in assoluto. Si forma il cosiddetto protocollo scientifico, ognuno caratterizzato dalle sue ipotesi di partenza e da particolari conclusioni.
Nel Novecento, infatti, l’avvento delle geometrie non euclidee mette in discussione gli assiomi fondanti delle geometrie euclidee. Queste ultime erano sorte in età greca per misurare terreni e campi e non erano quindi adatte a misurare le distanze cosmiche. Le geometrie euclidee e i loro assiomi non sono state ritenute erronee dagli scienziati, ma adatte solamente ad un sistema di riferimento bidimensionale. Le geometrie non euclidee e i loro assiomi diventano più appropriate per descrivere il mondo perché basate su un sistema tridimensionale. Ciò dimostra quindi il venir meno dell’oggettività assoluta della scienza e l’importanza della prospettiva/punto di vista adottato dallo scienziato per descrivere il mondo fenomenico.
L’importanza del cambiamento di prospettiva emerge anche dalle teorie della relatività di Einstein e dal principio di indeterminazione di Heisenberg. Secondo tale principio, lo scienziato non può essere considerato come un semplice spettatore, ma è sempre elemento che influenza e modifica la realtà. Infatti, il suo intervento produce effetti non calcolabili sull’esperimento. La realtà è influenzata dallo sguardo dell’uomo.
Confrontando, ad esempio, la resa della vista umana con quella della vista felina, lo stesso oggetto che esiste al mondo allo stesso modo è rappresentato in maniera differente a causa della diversa visione dei colori.
Sapere nell’epoca post-moderna
La post-modernità rompe gli schemi, i sistemi, le idee fondanti/tradizionali nella società nel suo complesso in qualunque ambito o campo (cultura, politica, mondo dei valori e ideologie). Il senso generale è di fortissima instabilità e, secondo alcuni studiosi, di insicurezza. Il crollo del muro di Berlino è infatti simbolo del crollo dell’assetto precedente: termina un ordine culturale, sociopolitico, economico sul mondo, che vedeva schierati il blocco filosovietico, comunista, e quello filostatunitense, capitalista.
L’epoca post-moderna è anche detta l’epoca della post-verità: non si crede più nell’esistenza della verità perché tutto è considerato un’opinione. Ciò ha riflessi in ambito scientifico, politico e giuridico. Si diffida di coloro che lodano sempre il passato, caratterizzato da eventi positivi e negativi. Vige, inoltre, il principio dell’hic et nunc: non esiste una rielaborazione/riflessione sul passato e la progettualità sul futuro/medio-lungo termine perché tutto si consuma nel presente. L’orizzonte diviene quindi anti-progettuale e si rinuncia al pensiero del trascendente: non esiste un fondamento metafisico alla realtà fenomenica. Si compie quindi la secolarizzazione, il cui massimo risultato emerge nell’espressione “Dio è morto”. Infatti, con il termine dio si fa riferimento a qualunque principio trascendente/regolatore del mondo.
Questa è un’epoca di forte crisi (dal greco krisis, divisione, separazione, distruzione). Insito nella separazione c’è anche quella di esame attento, vaglio. Perciò, di fronte ad un esame attento della realtà, l’uomo può sottoporre a valutazione tutti gli assetti precedenti e costituirne di nuovi. Ciò può generare un meccanismo di rinascita e di nuove opportunità. La crisi è quindi un atto potenzialmente letale, dannoso, ma nasconde una grande opportunità di rinascita/rifondazione. L’architettura post-moderna restituisce questo senso di instabilità: si passa da strutture fisse e stabili, a quelle in collasso, instabili, precarie.
Da un punto di vista politico, si verifica il crollo delle ideologie forti e la disillusione nei confronti della politica/nei sistemi partitici tradizionali. Tutto è rimesso a giochi di forza perlopiù occulti. Neppure il partito concepisce se stesso come detentore di una formula per il bene comune, ma diviene una maschera, uno degli attori visibili e invisibili che governa la scena politica. Il centro del potere politico diventano le lobbies, gruppi di potere molto spesso non manifesti che possono essere di varia natura (culturale, etica, religiosa, economica, partitica). Il termine lobby deriva da loggia, cioè il luogo dove si pone un gruppo ristretto, separato e nascosto dal vasto pubblico.
Tale epoca è nota anche come epoca della post-democrazia: i regimi democratici sono fortemente in crisi e ci si interroga sulle modalità di tenuta di questo sistema. Infatti, la democrazia diventa una parvenza più che una realtà perché l’elettore resta escluso.
Da un punto di vista giuridico, viene distrutta la piramide delle fonti del diritto perché fattori dirompenti hanno modificato in maniera sostanziale questo sistema gerarchico:
- Ordinamento giuridico comunitario: ha integrato quello nazionale. Si è discusso molto sulla collocazione di tali fondi nel sistema gerarchico/piramidale tradizionale.
- Diritto internazionale: ordine che influisce sulla struttura delle fonti del diritto, orizzonte che è divenuto sempre più complesso anche a causa della globalizzazione.
- La giurisprudenza, cioè la legge applicata in concreto. Il diritto vivente è un insieme di orientamenti giurisprudenziali che si sono consolidati nel tempo. Le ambiguità della legge sono risolte dalla giurisprudenza, favorendo una particolare interpretazione. In un sistema di civil law da un punto di vista formale il precedente non ha valore giuridico: qualunque giudice può non considerare l’interpretazione data dai giudici precedenti o a lui superiori (ciò non è valido nei paesi di common law, in cui vige il principio del precedente vincolante). Le sentenze della Corte di Cassazione a sezioni unite (si pronuncia quando a livello nazionale emerge un contrasto particolarmente acceso) sono espressione di autorevolezza: di fatto, non di diritto, sono vincolanti. Perciò, di fatto la giurisprudenza negli ordinamenti di civil law è fonte del diritto.
Il sistema delle fonti nel quale siamo immersi è estremamente complesso e non è più organizzato in maniera precisa, l’ordine è apparente e nasconde un caos di fatto perché le fonti intermedie tra un livello e l’altro sono proliferate moltissimo.
Per quanto riguarda il sapere, la post-modernità agisce attraverso uno sviluppo potentissimo della tecnologia. Quest’ultima è arrivata a supportare la 4ª Rivoluzione industriale, la cosiddetta industria 4.0. Ogni rivoluzione implica una crisi, una rottura di paradigmi e una generazione di nuovi. Quest’ultima si nutre dell’informatica, cioè dell’informatica dell’intelligenza artificiale, della telematica, delle reti, e della cibernetica. La potenza della tecnologia che ha portato l’uomo alla 4ª rivoluzione industriale, gli ha permesso di intervenire nelle macro e micro-dimensioni. Ne sono esempi le costruzioni di dighe artificiali e la riprogrammazione del DNA.
Dal punto di vista culturale, non è conservata l’idea dell’indisponibile interna al trascendente e vengono quindi eliminati tutti i limiti umani. Il sapere nella post-modernità non trova limitazione, comportando problemi etici condivisi dagli scienziati stessi. Il sapere per il sapere si trasforma in un sapere per il fare: nessuno oggi investe in ricerche scientifiche se ciò non si concretizza o non modifica il mondo fenomenico. Già con il costruttivismo si dava molta importanza al risultato concreto, ma in epoca post-moderna il sapere si trasforma in tecnica e comporta il raggiungimento dell’utile: l’uomo conosce qualcosa solo se questa conoscenza garantisce di fare qualcosa di nuovo/modificare la realtà in cui vive (l’uomo non si limita a sapere per il sapere). Si sviluppa quindi la tecnoscienza.
Legge universale della tecnoscienza, espressa nel “Dialogo su diritto ed etica” e nello specifico nel dialogo tra Irti e Severino, un giurista e un filosofo contemporaneo: si deve fare tutto ciò che è possibile fare. Il sapere è, quindi, sempre pronto a trasformarsi in sapere per il fare. Questa trasformazione è evidente nella società contemporanea, in cui non esiste più il sapere per il sapere.
Esperimenti scientifici per migliorare la vita dopo un trapianto di organi poiché la terapia antirigetto produce effetti collaterali nei confronti del paziente:
- Clonazione: ripetizione dell’identico (es. la pecora Dolly, clonazione della scimmia). Dal punto di vista meramente tecnico-scientifico e non morale-etico il clone è una probabile futura soluzione di ogni problema per i trapianti. Infatti, l’organo clonato ha esattamente lo stesso DNA dell’originale, è un doppione sano dell’organo originario. Perciò, non sussisterebbe il problema del rigetto. Per la nostra cultura contemporanea la sede della nostra soggettività è il cervello, mentre in passato era il cuore. Dal punto di vista biochimico: l’intestino regola tutta la parte emozionale umana (è inteso come secondo cervello)
- Ibridazione del DNA di specie diverse (ibrido di pecora-uomo: una cellula su 10mila è umana; ibrido uomo-maiale: una cellula su 100mila è umana). Questi ibridi sono stati distrutti dopo 20 giorni. Alla base di questo esperimento scientifico c’era la possibilità di far crescere organi umani negli animali per i trapianti. I problemi connessi allo xenotrapianto sono, però, quello del rigetto e della possibile infezione con virus animali, determinando l’abbattimento di barriere interspecifiche, tra le specie.
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