Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Ci ritroviamo così di fronte ad un’etica della fraternità “che tende a prendere il posto di ogni altra

cosa”. Il nodo dell’edificazione della società moderna attraverso il patto che riesca a garantire

libertà individuale e sicurezza insieme, continua a costituire il tormentato oggetto della riflessione

etica-sociale. Successivamente Taylor pose grande attenzione sulla positivizzazione della legge

naturale, definendola condizione necessaria x realizzare l’identità moderna, x cui l’individuo non

risulta + essere affidato alla legge naturale, quanto al diritto naturale, ossia il diritto soggettivo (che

accoglie l’individuo come pieno soggetto di diritto e lo rimette a determinare quelle condizioni nelle

quali si genera la norma), assegnando così un nuovo significato al diritto e alla legge positiva.

Ma in realtà, qual è la sostanziale differenza tra legge naturale e diritto naturale?Non obbligano ad

entrambi di fare o non fare qualcosa? Ma qui bisogna fare un po’ d ’attenzione: la differenza non sta

in ciò che viene vietato, ma sta nella posizione del soggetto.

La legge può assicurare il rispetto della mia vita, ma fondamentalmente io sono sotto la legge.

Quindi mentre il giusnaturalismo sta alla base della legge di natura o diritto naturale, il diritto

positivo o soggettivo esprime l’idea di libertà individuale (individualismo).

X cui la legalità è la condizione necessaria x la libertà dell’individuo, che si afferma come soggetto

di diritti (diritti che vengono rinunciati o rivendicati).

Alcuni autori come Rawls, Haberras e Taylor, vedono il principio di neutralità dello stato, come

unica soluzione di conflitti, attraverso il legittimo esercizio del potere.

CAP.II -Tra diritto e morale:la lotta contro l’arbitrio

Nella celeberrima opera il “Lievitano”, Hobbes osserva lo”stato di natura”, privo a suo parere di

alcun riferimento alla legge morale. X Hobbes non esiste né il fine ultimo dell’uomo, ne il bene

supremo di cui parlavano gli antichi moralisti.

La vera felicità non esiste, ma si riduce ad una continua ricerca x questo o quell’oggetto, e si passa

da un desiderio all’altro; l’uomo quindi, fino alla morte ha sempre desiderio di acquisire spazi di

potere. Lo stato di libertà dell’individuo che si tramuta in condizione di insicurezza, fa si che

l’uomo oscilli tra la condizione di oppressore e quella di oppresso; da qui la necessità di una tutela

della libertà del singolo attraverso il diritto.

Con la modernità, di conseguenza, c’è stata la perdita di un contesto capace e in grado di assicurare

principi etici universalmente validi. L’uomo moderno si ritrova a vivere nell’incertezza e nella

paura, da qui l’esigenza di nuovi riferimenti etici e normativi.

L’uomo vive in un’insopportabile stato di insicurezza a causa della sua condizione ferina( c’è

nell’uomo qualcosa di animalesco e razionale;Vico lo definisce il “bestione”; Hobbes lo definisce

“il lupo”; proprio x questo è necessario fondare la vita sociale su basi + nuove e + certe.

Nell’epoca moderna ci si pone il problema di legittimare la norma(e chi la emana).

Un altro problema nasce dalla coesistenza tra libertà individuale e limiti imposti dall’ordinamento

collettivo: da qui la necessità di sviluppare un’etica sociale, e separare ciò che appartiene alla sfera

del pubblico e ciò che fa parte del privato.

La centralità dell’individuo nella società moderna impone così una definizione di un’etica civile e

pubblica a causa di una pluralità di ordinamento che necessitano di una configurazione di sovranità

e dei loro limiti( xò deve accadere che il comando della legge risulti oppressivo x l’individuo).

Facendo riferimento a questo carattere del diritto moderno,Walzer definisce la figura del critico

sociale come colui che continuamente deve verificare se le norme comuni rispondono ai principi

etici. X realizzare una buona giustizia, è opportuno indagare le leggi nelle sue motivazioni.

Ma il diritto non esiste al di fuori del mondo concreto e storico, quindi bisogna esaminare il

rapporto tra idea di giustizia e caratteristiche che essa assume in relazione alla ragione che l’ ha

generato. Bisogna quindi chiedersi:

1. x quale motivo assoggettarsi al comando?

2. xkè bisogna rinunciare alla libertà individuale x sottoporsi invece al duro limite delle regole

comuni?

3. è necessario accettare l’obbedienza alla legge?

La vita sociale vive in eterno conflitto, in una esausta “lotta x il diritto” (c’è un evidente pericolo:il

diritto rischia di diventare strumento di arbitrio).

A tal proposito Walzer dice: dato che la morale è cosa + generica del diritto, la questione morale

viene posta, di solito, in termini + generali rispetto alla questione giuridica.

La morale stabilisce quelle proibizioni fondamentali, che il diritto specifica.

Queste proibizioni corrispondono alle preoccupazioni di ogni comunità locale.

Le proibizioni fondamentali sono una sorta di codice morale universale, si tratta di scoperte o

invenzioni filosofiche(sono i prodotti di un parlante).

Walzer dice:”non basta che io sia cosciente delle proibizioni x avere un’esperienza morale, ma ho

bisogno di giudizio”. Si tratta di proibizioni che emergono dopo anni, da esperienze ed errori e dalle

conoscenze parziali ed incerte di + parlanti.

Le proibizioni sono necessarie x determinare la forma di una morale sviluppata, formando quasi

un’infrastruttura x una possibile vita morale.

Ma x ottenere una cultura morale, con propri valori e giudizi,è necessario che le conoscenze si

solidificano e le conversazioni tra parlanti diventino continue.

Da questo codice minimo, non si può dedurre una cultura morale o un sistema giuridico.queste

culture sono specificazioni ed elaborazioni del codice (variazioni su di esso).

Attraverso le specificazioni, che hanno un carattere plurale, la comprensione della morale e del

diritto, non risulta + singola, ma ampia e varia.

La questione morale ha una forma generale dato che si riferisce sia al codice minimo, sia ai

significati sociali; invece la questione giuridica è + specifica, dato che si riferisce solo ai significati

sociali stabiliti dalla legge. Per cui noi possiamo inventare e scoprire una morale nuova e

sviluppata. Ma sia l’invenzione che la scoperta non provocano nessuna chiusura: vi è un loro

fallimento xkè vi è un rifiuto di possibili invenzioni o scoperte;inoltre come dice una massima:”ogni

scoperta o invenzione richiede un’interpretazione”. Ma l’interpretazione è la forma familiare della

discussione morale. Da non dimenticare che nella storia ci sono state invenzioni e scoperte cruciali:

nuovi mondi, la forza di gravità…Queste scoperte hanno trasformato il nostro modo di vivere e

pensare;però le trasformazioni avvengono con molta rapidità.

Emerge la necessità di ridefinire la relazione che intercorre tra legge morale e norma giuridica.

Spesso molti atteggiamenti illegali,secondo molti analisti sociali, sono attribuibili a cause di disagio

economico-sociale o ambientale, escludendo ogni implicazione etica.

La spiegazione socio-ambientale(che deriva dal positivismo), ritiene di avere certamente la

soluzione del problema. X cui secondo questa impostazione, ogni violenza è motivata da una

carenza, sia essa ambientale o economica, scaricando così sul comportamento della situazione la

responsabilità dell’intervento.

In realtà l’illegalità si riproduce in ambienti non classificabili da quelli degradati o marginali sotto

il profilo socio-economico. Anzi la presenza di una semplice rete di luoghi sociali(centri come

scuole,palestre, attività di socializzazione che migliorano i livelli di convivenza),di certo non

risolvono con la loro solo presenza, il problema di per sé.

Importante sapere che la legalità,rappresenta nell’età moderna il principio di garanzia e

salvaguardia dell’individuo.

Lo stato di diritto rappresenta l’esito di un processo storico fondato sul principio di uguaglianza e

sull’affermazione di una regola comune, che attraverso la formazione dello stato nazionale, giunge

al consolidamento dei diritti fondamentali fondati su una legalità, non separabile dalla fondazione

universalistica della norma. E’ importante sapere che l’assenza di legalità, impedisce che si

realizzano quelle condizioni che consentano l’instaurarsi di regole di giustizia.

“La via educativa comporta il primato della vita morale, x cui la spiegazione sociale richiede

sempre + la considerazione delle motivazioni morali in vista dell’assoggettamento delle pulsioni e

della competitività che ogni società del consumo, finisce x favorire”

La relazione tra diritto e morale nell’etica moderna presenta inediti aspetti, e a tal proposito,

Habermas nota che: stabilire quanto o in che misura una norma sia realmente motivata è cosa

difficile;inoltre le difficoltà derivano dall’applicare nel reale,regole spesso astratte rispetto a

situazioni complesse.Dovunque vi sono problemi e conflitti che richiedono decisioni univoche e

tempestive;per cui tocca alle norme giuridiche assorbire quelle incertezze e quei rischi che

interesserebbero qualora le faccende fossero rimaste ad un controllo semplicemente morale.

X Habermas la morale è interiorizzata, non è una norma,la morale è intima e oggettiva, così la

morale si introduce nel cuore del diritto.

L’obbligatorietà affettiva del rispetto della norma si ha solo se acquisiamo obbligatorietà giuridica

della stessa (così sapendo che tutti gli altri si devono comportare alla stessa maniera, allora e solo

allora noi obbediremmo alla norma).

Quindi quando parliamo di legge, dobbiamo ricordare la sua capacità a compensare le debolezze

tipiche della morale autonoma; solo così potremo meglio capire le caratteristiche del diritto

positivo. Il diritto positivo, deve la convenzionalità dei suoi lineamenti, al fatto che viene posto in

essere da una decisione del legislatore politico e può essere modificato a piacere.

Infatti mentre le norme morali sono dei fini di x sé,le norme giuridiche sono dei mezzi x realizzare

scopi politici. Quindi le norme giuridiche a differenza della morale, non esistono solo x comporre

dei conflitti d’azione, ma anche x attivare politicamente dei programmi.

Il diritto è a metà strada tra politica e morale. La questione circa la legittimità della legalità ha

finora spinto il tema”diritto e morale”. A noi interessa affrontare l’intreccio strutturale che si è

venuto a determinare tra morale e diritto. L amorale si introduce nel cuore del diritto positivo, senza

però annullarsi: abbiamo così diritto procedurale da un lato, e dall’altro morale proceduralizzata che

si controllano a vicenda.

Ma quanto detto non basta, dal momento che il diritto positivo può rivestirsi della stessa sostanza

dell’arbitrio, come dimostra la storia dell’assolutismo.Non a caso le caratteristiche dello stato-

nazione sono state a lungo analizzate ed hanno costituito l’oggetto di studio privilegiato da parte

della scienza politica a partire da Macchiavelli. Lo stato con la sua formazione, emanava un senso

di sovranità, di garanzia dell’autorità della legge, ma deve anche l’idea di oppressione.

Infatti negli ultimi 2 o 3 secoli, l’occidente è vissuto in uno stato di equilibrio stupefacente tra 2

minacce: quello del dispotismo dello stato e quella della dissoluzione del legame sociale.

Lo stato moderno nato tra il 500 e l’800 è di per sé una forma di organizzazione della tutela delle

classi dominanti rispetto alla società.

L’età moderna è stata caratterizzata da una forte lotta al dispotismo, intesa come tentativo di

dissolvere lo stato e le autorità che nutrono il diritto.

In realtà lo stato aveva tentato di monopolizzare l’autorità, ponendosi come la sola autorità del

mondo concreto. L’attacco all’autorità dello stato si è rilevato come un vero attacco all’autorità pura

e semplice, come se l’autorità in se x se si identificasse con quella versione storica che lo stato le

aveva dato. X cui l’ordine giuridico, viene reso legittimo, non solo dall’esercizio della sovranità, ma

dall’autorità, il cui valore di verità non è assicurato.

Così la questione del fondamento etico percorre l’intero mondo moderno e genera la crisi

dell’Ancieme Regime e all’avvento dei regimi costituzionali.

La figura storica dello stato si pone così come un ostacolo al riconoscimento del principio di

autorità.La continua rilevanza dei poteri economici è temperata proprio dall’azione politica e dallo

sforzo che essa compie x ricondurre l’economia nei limiti previsti dal patto associativo. Il diritto,

espressione della forza, viene temperato dalla ricerca dei principi della legittimità dell’autorità nella

libertà. Secondo Capograssi, nacque qui l’effettiva individuazione della persona quale fonte e

condizione legittima dell’autorità :”il diritto è la persona”.

L’autorità che si pone come regola di vita, è contenuta nella verità. Ogni volta che la volontà attua

nella vita questa regola,, ha in se la ragione, è questa l’autorità in atto.

L’individuo che concepisce il dovere di rispettare la legge morale e pretende che la legge morale sia

rispettata a suo favore, solo in quell’istante realizza l’autorità, ha sicurezza di autorità, dato che la

verità assoluta si realizza x mezzo dell’affermazione personale dell’uomo.

L’autorità è universalità, ma l’errore è stato fatto xkè, si è considerati l’universalità nel suo senso

esteriore. Invece l’universalità dell’autorità è di ordine interiore e spirituale, in quanto dipende

dall’universalità della verità che contiene.

La radice di ogni individuo, sta nella verità assoluta dalla quale nasce la legge fondamentale su cui

il diritto della persona è fondato.

Dunque il fondamento di ogni autorità è prima di tutto l’autorità essenziale della verità, e poi in

pratica l’autorità dell’uomo, che ha in se l’autorità della sua natura e il diritto che nasce dalla sua

essenza razionale. Senza queste autorità tutte le altre sono inconcepibili.

Purtroppo nell’epoca moderna si è radicata una mostruosa opinione “il diritto è creazione dello

stato”, per cui se aboliamo l’autorità, aboliamo il diritto.

Tutto ciò ha comportato che la crisi profonda di autorità sia stata risolta sostituendola con la

legittimazione “dell’opinione dei + numerosi” o con la convinzione che acquistino validità i

comportamenti + diffusi, solo x il fatto che lo siano, escludendo ogni considerazione valoriale.

Si sviluppa così un’educazione alla legalità intesa come verità del diritto x colmare almeno gli

effetti + visibili di una carenza formativa dell’ethos comune.

La funzione civile dell’etica è rilevante x la comparsa storica del moderno contrattualismo.

Piovani ha cercato di ricostruire la storia tormentata del contratto sociale:

il contrattualismo moderno è l’espressione insita nell’essere dell’uomo: il contratto sociale è lo

strumento attraverso cui gli individui vogliono cercare di stare insieme, senza però sacrificare la

loro indipendenza. Gli individui preoccupati del loro denso di abbandono x una inesperta

autonomia, trovano così una grande sicurezza nel contratto sociale.

Come sappiamo la forma principale dell’ideologia contrattualistica è “generale pacetum societas” di

Agostino,poi si sviluppa durante il Medioevo fino a delinearsi nell’epoca moderna.

Durante il Medioevo, l’affermarsi del contratto sociale recide i legami con i precedenti

giusnaturalistico x ricostruire un ordine completamente opposto a quello antico giusnaturalistico.

Tuttavia si ha una completa fiducia nella figura di Dio della “religio regis”.

Nell’epoca moderna anche questa fiducia viene a mancare, non c’è + nessuna garanzia di carattere

religioso, x questo viene richiesta una garanzia politica. Infatti il vero garante dal contratto stipulato

dal contrattualismo moderno è lo stato.

Certamente il precursore e teorico dello stato moderno è Hobbes, il quale x vincere la paura degli

umani, pensa e mira alla realizzazione di uno stato tanto forte da incutere la maggior paura

possibile: è questo secondo Hobbes l’unico fondamento ammissibile del diritto.

Ma un contratto che agisce solo attraverso la forza dello stato, non realizza i desideri del

contrattualismo dato che minaccia di mettere gli individui alla mercé dello stato. L’individuo si

sente creatore dello stato stesso,che è nato x garantire quel patto che non può + garantire all’uomo

moderno. X le sue funzioni lo stato è designato come Dio mortale e apparizione di Dio nel mondo.

In una coesistenza assicurata da un contratto, i diritti naturali (ossia diritti x i quali ogni uomo è x

natura titolare), non sono armonizzati.

Manca così una forza morale capace di garantire l’osservanza del patto sociale:c’è solo una forza

politica, quale quella dello stato, che non solo si sente di dare un contenuto etico, ma spesso si sente

invitato ad essere depositario di una sua eticità. Lo stato moderno rischia di compiere un

errore:scambiare l’eticità del suo saper essere Stato, con una pretesa sovra personale a divenire stato

etico. Ma il fenomeno + vasto che tocca il cuore della sovranità moderna è il disagio degli individui

che si sentono impari ai terribili doveri della loro affermata indipendenza, e per questo da un lato

tentano di consolidarla e afferrarla, dall’altro sono sempre ansiosi di costituire legami che li

vincolano. Il problema della coesistenza della libertà è visto come essenziale all’esistenza stessa

della libertà. Da ciò deriva la tendenza a legare i liberi ad ogni costo, anche a costo della libertà:è

questo il circolo vorticoso, entro cui si ritrova l’etica moderna.

Lo strumento contrattuale pur se affidato nelle mani dei prepotenti dello stato,può rimanere

strumento politico di politica convivenza liberamente convenuta(il patto è accordo tra i cittadini che

vogliono veder garantite le loro libertà politiche).

Qualsiasi siano le critiche rosse, l’idea del contratto può servire come causa della libertà degli

individui:anche se il contratto garantito dallo stato trasforma e deforma se medesimo, lo stato

garante può essere impegnato dal suo consacrare un libero accordo(da cui trae il suo potere) e può

essere obbligato ad assicurare il normale funzionamento del garantismo costituzionale.

Quindi il patto sociale garantito dallo stato, equivale alla Costituzione.

I diritti naturali sono i diritti soggettivi pubblici riconosciuti costituzionalmente al cittadino.

Il pensiero politico dell’800 e del 900 e le maggiori teorie costituzionalistiche considerano la

questione suddetta in specifici termini:lo stato è garante della libertà, è un’entità creata da uomini

fragili che meglio agiranno, quanto + restringeranno i poteri statali entro limiti chiaramente

controllabili, predisponendo opportuni sistemi di equilibrio e controllo,favorendo le varie forze

operanti nello stato. In questa versione i “diritti naturali”,divenuti diritti soggettivi costituzionali

garantiti, non sono assicurati dal meccanismo di nessun congegno naturale.

X la teoria moderna, il punto d’arrivo dei diritti naturali è: prima della storiografia, la storia ha

registrato la logica interna di questo itinerario.

Le dichiarazioni dei diritti, le carte costituzionali sono piene di spunti “giusnaturalistici” e di

rivendicazioni di diritti naturali che si realizzano storicizzandosi in articoli costituzionali.

Nel 1948, + stati hanno riconosciuto il valore basilare dei diritti umani positivizzatisi, così anche un

diritto internazionale. La positivizzazione è il destino dei diritti naturali moderni.

L’essere naturale dei diritti naturali è essere nella storia.

L’uomo deve sapere che bisogna agire nella consapevolezza che agire in questo modo vuol dire

afferrare positivamente la giuridicità di quei diritti(senza questo, l’uomo può incontrare + pericoli,

come il disprezzo,l’avvilimento).

Cessata ormai la sicurezza del mondo medioevale(che era assicurato dall’intervento della volontà

divina), non può essere che aleatoria, sempre esposta a cadute e ricadute.

La dottrina giusnaturalistica moderna, intesa come dottrina dei diritti naturali, deve sopportare il

rischio di questa alea.E’ una condizione malsicura, che non promette e non da all’uomo felicità, se

non la felicità del dovere e del lavoro,liberamente compiuti.

L’uomo libero che vive nella sua storia, vive in un mondo di uomini, privo di determinatezze sicure

e definitive di un mondo alleato ad una natura governata universalmente dall’aiuto.

CAP III -Etica e politica

La storia della civiltà(in particolare dell’occidente)si è caratterizzata come storia della conquista

della libertà e di quelle forme politico sociali nelle quali la libertà può essere garantita a tutti.

Possiamo così ricordare che la libertà dei moderni si afferma e si caratterizza come tale se coniuga

nella politica la tutela della sfera privata e individuale, attraverso regole collettive.

Su queste basi è cresciuto lo stato democratico e costituzionale, anche se ha conosciuto momenti

tormentati nel ’900 a causa dell’oppressione totalitaria. La relazione tra etica e politica risulta

sempre + difficile e complessa;inoltre la possibilità x la democrazia di riuscire a dare regole alla vita

economica e sociale appare ormai messa in discussione.

Max Weber (scomparso prima della stagione dei totalitaristi) ci ha lasciato una significativa

riflessione tra etica e politica,di tipo così semplice e importante x proseguire il nostro itinerario.

Dice Weber:”Qual è il rapporto reale tra etica e politica? “Sono davvero estranee l’una dall’altra, o

viceversa, la medesima etica vale x l’azione politica? “ .

La lotta da sempre è pura lotta,ma se osserviamo l’etica del sermone della montagna,allora le cose

cambiano. Si tratta di un’etica assoluta propria del Vangelo;il suo significato è tutto o nulla.

Così x esempio,se noi consideriamo la parabola del giovane ricco(il quale se ne andò tristemente

xkè possedeva già molte ricchezze)il precetto evangelico è preciso e incondizionato.

Un politico invece che osserva questa situazione,dirà che una pretesa del genere è socialmente

assurda. Prendiamo in esame il comando”poni l’altra guancia”: si tratta di un comando

incondizionato, che viene dato senza domandare all’altro quale diritto abbia questo di colpire;x

accettare questo comando bisogna essere santo in tutto,come Gesù e solo allora quell’etica ha un

senso e una dignità.In effetti se x l’etica dell’amore si comanda”non resistere al male con la

violenza”, viceversa il precetto che vale x il politico è”devi resistere al male con la violenza”.

Chi vuole agire secondo l’etica del Vangelo, si deve x coerenza, astenersi dagli scioperi e non

parlare di rivoluzione se pacifista che agisce secondo il Vangelo,rifiuterà di prendere le armi,

oppure le getterà via come dimostrò la Germania,ritenendolo un dovere morale,allo scopo di po fine

alla guerra. Inoltre la guerra è sempre proficua x i vincitori;finita la guerra si passa al momento

della verità( x l’etica assoluta il dovere della verità,è un dovere incondizionato).

Ma mentre l’etica assoluta senza preoccuparsi delle conseguenze,esprime il dovere della verità,la

politica non lo fa. Ogni agire in senso etico può oscillare tra 2 massime opposte e diverse:

1. il nostro agire può essere orientato secondo l’etica della convinzione

2. il nostro agire può essere orientato secondo l’etica della responsabilità.

L’etica della convinzione coincide con la mancanza di responsabilità e l’etica della responsabilità

con la mancanza di convinzione. X l’etica della convinzione, il cristiano opera da giusto e rimette

l’esito nelle mani di Dio;x l’etica della responsabilità,bisogna invece rispondere delle conseguenze

delle proprie azioni,che se sono cattive,né sarà responsabile il mondo o la volontà divina che li ha

creati tali. Chi ragiona invece secondo l’etica della responsabilità,tiene conto di quei difetti presenti

nella media degli uomini;egli non si sente in grado di attribuire ad altri conseguenze della propria

azione,fin dove poteva prevederla.

L’uomo morale,secondo l’etica della convinzione,si sente “responsabile” solo quanto al dover di

tenere accesa la fiamma della convinzione pura,lo scopo delle sue azioni irrazionali e ravvivarla

continuamente. Ma è mio sapere che nessuna etica può determinare quando e in che misura lo scopo

veramente buono “giustifichi” i mezzi e le conseguenze morali pericolose.

X Weber l’etica e la politica non sono né la stessa cosa, ne sono totalmente estranee.

X la politica il mezzo decisivo è la forza:da qui già emerge il rapporto conflittuale tra mezzi e fini e

x meglio capirlo citiamo il caso dei socialisti rivoluzionari:il loro principio di base si potrebbe così

formulare:se ci si pone l’alternativa di scegliere tra qualche anno di guerra e la rivoluzione,oppure

subito la pace e nessuna rivoluzione,noi(i socialisti rivoluzionari) sceglieremo qualche anno di

guerra. Ponendo poi un’ulteriore domanda:2quali risultati potrà portare questa rivoluzione?” Ogni

socialista risponderà:”questo passaggio porterà alla formazione di una nuova economia borghese

che sarebbe stata in grado dio eliminare gli elementi feudali e i rischi dinastici.

Nella politica si apre un confronto continuo tra libertà formale e sostanziale.

La democrazia intesa come progressiva inclusione nei diritti,appare inquieta al cospetto della

possibilità che l’etica stessa sia negletta: incombe la minaccia della”liquidazione” delle ragioni etico

sociali della comunità,attraverso una concezione puramente quantitativa della democrazia.

L’età contemporanea ha sviluppato la convinzione che il modello democratico costituisce

l’obiettivo storico della moderna società,dato che solo la democrazia è in grado di assicurare le

regole della convivenza,dando il principio di fondamento x la maggioranza.

L’equivalenza tra democrazia e maggioranza ha garantito il riconoscimento dell’eguaglianza come

fondamento essenziale della società. La democrazia è una garanzia contro gli autoritarismi sociali e

dittature politiche. L’uguaglianza che si manifesta nell’opinione della maggioranza e nel voto

elettorale che la esprime,impedisce le oppressive dittature.

Spesso le comunità internazionali hanno discusso nei confronti di scelte politiche interne di alcuni

stati democratici, dando vita x esempio,in scelte elettorali,la formazione di governi di destra estrema

e antidemocratica. L’atteggiamento sanzionato viene giustificato:emerge spesso un’incompatibilità

tra decisioni interne,principi e orientamenti antitotalitari.

Il principio della democrazia non si mostra + affidabile dato che si basa su criteri puramente

quantitativi,ma purtroppo il principio di democrazia è bisognoso di fondamenti etici,gli unici in

grado di far corrispondere le libere scelte elettorali a quel principio.Spesso invece accade che

l’opinione dei “+” è fonte indiscussa della norma fino ad orientare gli indirizzi politici.

Varie sono le contraddizioni visibili nelle vicende della democrazia contemporanea;x fare un

esempio,basti pensare alla diffusione della pena di morte,applicata nonostante proteste mondiali.

In questo caso tale comportamento è sostenuto dal volere della maggioranza elettorale.

Bisognava dunque attendere che l’opinione dei + cambi x creare una norma che vieti la pena di

morte. Tocqueville è stato uno dei pochi ad individuare questa”insidia nella democrazia moderna

ed espresse il suo pensiero nel libro intitolato”Democrazia in America” dove si diceva:è mai

possibile che la maggioranza del popolo abbia il diritto di fare tutto?Ma cos’è la maggioranza se

non tanti individui con proprie opinioni e spesso interessi contrari?.

Altra critica viene mossa al criterio della volontà generale di Reausseau evolutosi tragicamente

verso lo stato etico. Spesso molti paesi protetti dallo scudo della sovranità nazionale,hanno usato la

forza senza imporre alla violenza nessun limite.

La cosiddetta”interferenza umana” è stata resa possibile grazie ad un nuovo principio secondo cui ci

sono confini etico sociali insuperabili in nome dei diritti dell’umanità.

Lo “Jus naturale” non può essere ignorato da nessuna maggioranza,dato che una legge non è certo

resa legittima solo perché ci sia una maggioranza pronta ad accoglierla.

Agli ordinamenti giuridici si sostituisce un “vonos” sopranazionale determinato dal nuovo ordine

economico globale. Il sentimento del “giusto”non è certamente il vonos globale, che invece è il

frutto della forza applicata su scala internazionale, in virtù della quale forza sono nati i diritti

individuali ed imperfetti.

Si sviluppa una nuova lex naturalis che vede i diritti dell’umanità solo entro meccanismi meccanici

economici che li producono(è questa la lex mercatoria; viene così a mancare un’etica capace di

scindere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto).

La “libertà da” concepita come libertà politica x eccellenza, è la libertà nata con la liberazione

dagli stati assoluti da ogni autoritarismo, con il desiderio di costituzione.

Oggi la libertà politica appare conquistata definitivamente e non contestata neppure da chi la nega

di fatto. “la libertà di” costituita dalla libertà di intraprendere relazioni,libertà di porre in atto ogni

comportamento atto a soddisfare la volontà individuale,appare molto + significativa nel

costituzionalismo americano e anglosassone che quello europeo, che invece apprezza di + la libertà

politica. Ma x cogliere la vera grande distinzione sul tema della libertà,bisogna fare una differenza

tra libertà formale e sostanziale:

1. la libertà formale costituisce la libertà apparente offerta a tutti, una realtà esercitatile solo

da pochi in possesso di mezzi materiali x realizzare questo tipo di libertà, richiede dalla

collettività(dallo stato) un’attività di regolamentazione,riducendo al minimo le funzioni

pubbliche(stato minimo);

2. la libertà sostanziale chiama in causa la comunità organizzata affinché realizzi libertà

sostanziali ed assicurate grazie ad uno sforzo comune, richiede un impegno di solidarietà e

di attrazione ai fini sociali(stato sociale).

Le libertà formali sono garantite a tutti egualmente,ma se tali libertà non sono accompagnate da

libertà sostanziali,allora le libertà formali finiscono x essere mere possibilità capaci di costruire solo

il quadro entro cui la libertà deve diventare un diritto effettivamente esercitato.

Ma cos’è che rende sostanziale la libertà? E’ la trasformazione del diritto in libertà.

Lo stato realizza i suoi fini solo se tutela le varie realtà sociali. La questione etica,finisce x essere un

problema centrale della democrazia,la quale xò secondo molti filosofi e politici,sarebbe realizzabile

solo affidando alla ragione le regole della convivenza sociale.

Wieviorka dice:osserviamo le condizioni necessarie x una democratizzazione della vita sociale e il

buon funzionamento della democrazia. Le minoranze costituiscono la somma della volontà altrui,le

cui scelte non sono egoistiche. Alcuni come Habermas, ci parlano di etica “della discussione”, altri

si interessano solo del contenuto della democrazia deliberativa,altri dicono di ispirarsi alla filosofia

di Dewey. Ma è possibile evitare gli abusi delle leggi dei grandi numeri,la tirannia della

maggioranza? Si è proprio sicuri che all’interno di un’assemblea ci sono tutti i punti di vista rispetto

ad un problema affrontato?

C’è ed è evidente uno sforzo filosofico di conciliare una morale precedente alla deliberazione

democratica,ed un’altra morale cha accorda con il primato della democrazia.

Ma in realtà il principio della deliberazione democratica non può essere ricondotta a valori

evidenziati solo x appoggiare un orientamento di tipo comunitario.

Un’etica comunitaria si può costruire solo rinunciando ai valori oggettivi e cercando di conseguire

la linea del giusto e anche del bene, attraverso una continua trattativa.

Il primato dell’economia che ormai domina in + recenti orientamenti della vita pubblica, ha favorito

l’ascesa verso il “trattativismo normativo”.

L’economia è giunta ad indirizzare la decisione politica, fino a portare all’affermazione di un’etica

del consumismo,intesa come criterio e dovere dell’azione del governo. Queste condizioni vengono

sempre + assicurate dal processo di globalizzazione economica.

Un osservatore,George Soros, ha ammesso che il rapporto tra capitalismo e democrazia è tutt’altro

che automatico. I regimi repressivi non rinunciano al potere e spesso godono della complicità di

interessi privati e nazionali,specie in paesi dove sono in palio risorse come il petrolio e i diamanti.

Il capitalismo dunque crea ricchezza,ma non da garanzia del rispetto della libertà,di democrazia e

dello stato di diritto. Gli interessi personali non bastano a proteggere lo stesso mercato:i partecipanti

sono in competizione x vincere. Eppure un simile modello deve essere come unico criterio della

norma e delle relazioni sociali,l’interesse individuale non corrisponde certamente alla tutela della

legalità. Es. x un modello simile,il contrabbando potrebbe xfino non essere catalogato come

illegalità. Lo stesso Soros ha affermato che: “compito tradizionale dello stato nazionale era

difendere l’interesse comune. Ma con l’espansione dei mercati globali,i poteri statali si sono ridotti

di molto. Oggi la capitale,può evitare stati che impongono tasse e regolamentazioni e i governi

vanno incontro alle sue richieste.

La libera concorrenza produce + ricchezza,ma la globalizzazione impedisce agli stati di abusare del

proprio potere,offrendo però un livello di libertà che nessuno può garantire.

La globalizzazione presenta le sue contraddizioni:i mercati finanziari sono instabili, la libera

concorrenza crea disuguaglianze;gli interessi collettivi, il rispetto dei diritti umani, la protezione

ambientale, sono tenuti in scarsa considerazione. Tutto è apparso con l’homo aeconomicus che ha

ritenuto di trovare ogni soluzione nell’affermare gli interessi particolari liberamente, con il solo

limite della salvaguardia degli interessi reciproci.

Il destino dei + deboli non è affidato al riconoscimento pubblico dei diritti fondamentali e

sociali,ma alla pura salvaguardia dell’ordine sociale che scaturisce dalla libera competizione priva

di svincoli(un tempo tale tutela derivava dal principio di uguaglianza).

La crisi dello stato e della sua sovranità ha riprodotto le condizioni x il superamento delle quali la

modernità ha riprodotto le condizioni x il superamento delle quali la modernità aveva edificato lo

stato. Baumann fa riferimento alla condizione dell’insicurezza dell’uomo contemporaneo che

accompagna il “bellum omnium contra omnes”che lega l’uomo moderno.

Baumann da una sua versione dello stato attuale di natura:nell’ambiente sociale, uomini e

donne,vivono in una grande incertezza e paura. Non ci sono regole precise da seguire,ma si va

avanti come meglio si può. Le pene e i mali di molti individui restano li da parte dato che nessuno

innalza una causa comune,in modo da unire le forze ed andare avanti.

Il declino della comunità è un fenomeno che si autoalimenta;+ i legami umani si spezzano,e + non

c’è nessuno a fermare la loro disintegrazione. L’uomo solo e dolorante, combatte, ma la salvezza è

qualcosa di già svanito. C’è così un evidente contrasto celato nel rapporto pubblico privato.

Il lungo cammino che ha condotto la civiltà etico politica e giuridica ad introdurre la tutela pubblica

dell’interesse singolare (attraverso la specificazione del bene) e dell’interesse generale,appare ormai

giunta al suo epilogo; la nostra civiltà si ritrova davanti a tanti pericoli e insidie,pericoli causati

dalla libertà della volontà particolare che sostituisce l’onnipotenza degli interessi particolari di

fronte alla volontà generale.

La democrazia sembra essere giunta davanti ad un bivio:nella società è inevitabile la formazione di

una maggioranza di fronte a singoli temi;il criterio di utilità che emerge impone alle scelte sociali e

legislative di limitarsi a registrare la somma delle singole volontà.

Data questa impostazione si nota come una comunità internazionale possa sia negare legittimità ai

governi che sono frutto della libera volontà di un popolo,sia esercitare pressioni nei confronti di

legislazioni favorevoli la pena capitale.

Secondo Habermas, l’ignoranza umanitaria,nella sovranità nazionale,accresce il voto di legittimità.

Habermas vuole affermare il maggiore significato dell’ordine giuridico rispetto a quello morale. E

porta l’attenzione sui diritti fondamentali, ma alla fine, finisce x delegittimare la stessa politica dei

diritti umani,accusata di mascherare azioni di polizia, fatte x imporre guerre che finiscono x

assumere perfino una valenza morale.

CAP. IV –La questione dei diritti fondamentali

Nel 900 si sviluppa una questione importante:quella dei diritti fondamentali.

Come sappiamo la dichiarazione dei diritti degli uomini,realizzata nel 1948,rappresenta un atto che

configura un modello seguito anche successivamente(si tratta dell’affermazione di diritti che sono

tali a prescindere che lo stato li riconosca o meno).

La dichiarazione dei diritti non è una semplice carta,ma rappresenta un passaggio epocale

(l’umanità sente l’esigenza di difendersi).

Come sappiamo il rapporto etica/politica,si svolge nello stato,che però perde sempre + la sua

consistenza,e ciò avviene durante l’emergere del fenomeno”globalizzazione”:si determina la crisi

delle sovranità nazionali,x cui la sovranità dello stesso stato viene delimitata;di conseguenza

l’orizzonte ove si esercita la politica non è + lo stato.

La modernità non solo ha rotto gli schemi del giusnaturalismo,ma ha dato vita ad un pluralismo

politico e culturale:si afferma così il principio della molteplicità degli orientamenti giuridici.

Ma se il senso di sovranità dello stato è ormai nullo,quali norme potranno vigere in queste

condizioni e chi le determinerà? Così la globalizzazione ha posto un enorme problema riguardo le

norme.Nel 900 il rapporto etica/politica viene ripensato:si positivizzano i diritti naturali.

Resosi conto di questa situazione, Messner, pubblicò l’opera “Social Ethis”.

In quest’opera egli affronta i nodi che,dopo il processo di Norimberga e con l’istauratosi della

guerra fredda,si ponevano intorno all’umanità (ricordiamo che il processo di Norimberga è il

tribunale istituito dagli alleati x giudicare i crimini di guerra).

I diritti che riguardano la libertà sociale vengono chiamati, nell’epoca moderna, diritti dell’uomo:si

tratta di diritti propri dell’uomo,fondati nella sua dignità personale:tali principi appartengono al

diritto naturale primario. Così dopo Norimberga vengono poste le prime questioni relative al

fondamento etico del comando giuridico.

Perché questa esigenza? Xkè come ricorderemo,il XX secolo fu caratterizzato da spietati

stermini,dall’olocausto alla strage di Hirishima.

Si sentì l’esigenza di richiamare i principi giusnaturalistici,affinché si potessero stabilire norme

etiche valide universalmente(che andavano al di là della sovranità nazionale),in modo da garantire

all’umanità,la possibilità di non partecipare + ad uno squallore nato dalle tragedie e dagli stermini.

Nel 1974, Piovani,ricordò a tutti che negli anni delle 2 guerre,si era sviluppato un tema di

fondo”esistono valori non caduchi x cui valga la pena battersi”. Ormai l’umanità nella seconda metà

del 900,lacerata e disillusa,si affidò,all’indomani del processo di Norimberga, alla “Dichiarazione

universale dei diritti dell’uomo”.

Capograssi, in quegli stessi anni,ebbe una pressione:l’imminente crisi che il diritto introduceva

nella vita dello stato moderno. Dice Capograssi: l’uomo ormai è privo di diritti, rappresenta e agisce

con forza,x cui lo stato,che è la mia casa,diventa ormai il mio + grande nemico”nemico dei propri

sudditi”. Ovunque c’è miseria, certezza, irrequietudine,pericolo;l’uomo ha + aspirazioni, nascono +

conflitti e questioni e tutto ciò porta allo sviluppo di focolai di guerra ovunque nel mondo.


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

22

PESO

140.97 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Filosofia dell'educazioneEtica sociale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: 1. il comportamento etico tra le relazioni sociali, 2. il fondamento etico agli ordinamenti giuridici e sociali, Tra diritto e morale:la lotta contro l’arbitrio, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Limone Giuseppe.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze dell'educazione

Grandi opere del pensiero politico CHEVALLIER
Appunto
Filosofia delle scienze sociali - la teologia politica
Appunto
Sociologia – Concetti fondamentali
Appunto
Sociologia dell'educazione – Giusnaturalismo e giuspersonalismo
Appunto