Etica della cura
Capitolo 1: Storia della filosofia morale e dell'etica in occidente
Introduzione
Non è possibile iniziare a parlare della storia della riflessione morale in occidente se non si inizia a parlare della storia della filosofia in occidente. Le teorie etiche, le teorie morali sono teorie filosofiche. Ma che cos'è la filosofia? La filosofia è ciò che ci permette di fornire razionalità al nostro vivere. Perché ad un certo punto l'essere umano ha ritenuto di dover organizzare tutta la sua esperienza di vita in forme razionali? La filosofia è razionale e la nascita della filosofia segna la nascita della razionalità.
Oggi viviamo in un’epoca prevalentemente tecnica, la nostra vita prosegue circondata da macchine. Senza le macchine noi saremmo morti, esse sono parte fondamentale di molte delle nostre azioni e attività quotidiane. Gli uomini si sono sempre serviti di strumenti ma oggi la nostra dipendenza dagli strumenti è totale. Non siamo mai stati così tanto dipendenti dalle macchine, non siamo mai stati così tanto dipendenti dagli strumenti. Questi strumenti sono più o meno sofisticati (es. un computer è uno strumento molto sofisticato, una lampada è sicuramente uno strumento molto meno sofisticato).
Tutte queste macchine, tutti questi strumenti, tutti questi oggetti non esistono in natura ma sono realizzati con dei materiali che si trovano in natura e sono create dall'uomo attraverso dei processi razionali. L'uomo ha potuto crearle perché ha investigato la natura stessa, ne ha scoperto le leggi, e ha scoperto dei modi per applicare queste leggi, per farle funzionare. Tutto questo in realtà è molto recente poiché se andiamo a guardare la storia umana, ci accorgiamo che per migliaia e migliaia di anni l'essere umano è stato molto più vicino agli animali di quanto non lo sia oggi, era semplice come lo erano gli animali. Non aveva una società così sofisticata, delle regole sociali così sofisticate e degli strumenti così sofisticati.
L'uomo ha sempre creato degli strumenti (es. la ruota, la punta di selce per cacciare, l’aratro, etc.) ma si è sempre accontentato di queste cose perché gli bastavano per sopravvivere. Questa lunghissima fase della storia umana è anche la fase in cui l'uomo non conosceva veramente la razionalità ma utilizzava come spiegazione del mondo e della vita altri strumenti come il mito e il sacrificio. Sono i due strumenti fondamentali con cui l'uomo ha spiegato a sé stesso il suo proprio significato e in generale il significato dell'esistenza e della realtà di tutte le cose.
Il mito e il potere della parola
Che cos'è il mito? Il termine mito deriva dalla parola greca ‘mythos’ che vuol dire racconto, nell’accezione di fiaba, una parola che ha origini onomatopeiche il cui suono cerca di imitare i vagiti del bambino quando piange. Questi sono la prima rudimentale forma di interpretazione umana del mondo; piangendo ed emettendo quei suoni il bambino sta dando un'interpretazione del mondo, è già una prima interpretazione, già un tentativo di dare senso a qualcosa che di primo acchito sembra non averne. L'uomo deve dare il senso alla sua esistenza, problema che gli animali non hanno, loro non hanno il problema di trovare il senso del loro ambiente e della loro vita. Gli animali devono costruire un insieme di coordinate relative al loro ambiente utili per sopravvivere (es. sapere che quella preda si può cacciare e quell'altra no, conoscere il territorio, imparare come si fa a cacciare, etc.) ma tutto questo non equivale a dare un senso alla realtà.
L'uomo invece deve prima dare un senso alle cose e poi può procedere ad analizzarle, a scomporle e quindi a crearsi quelle coordinate che gli permettono la sopravvivenza; l'uomo deve architettare un senso della realtà perché solo all'interno di questo senso complessivo della realtà poi potrà effettivamente sviluppare tutta una serie di azioni volte ad assicurarsi la sopravvivenza. Il mito è la prima organizzazione complessiva del senso della realtà e quindi anche di sé stesso che l'uomo si è dato, un'organizzazione di senso della realtà non razionale perché il mito è un racconto in cui si narra la nascita del mondo (i miti sono molto simili tra loro, anche la narrazione biblica è una sorta di mito in cui però abbiamo la presenza di un solo Dio).
Fondamentalmente nei miti si narra che la realtà è opera di una potenza esterna e quindi, si tenta di dare senso alla realtà dicendo che la realtà è opera di una potenza ordinatrice. Il mito si propone come una spiegazione dell'universo e come una ricerca anche delle cause della realtà, solo che è una ricerca non razionale. Il mito ha anche delle evidenti ricadute sociali e culturali, ad esempio nei miti dei popoli della Mesopotamia, dove appunto tendenzialmente c'è un Dio che da solo si mette a creare il mondo e l'universo. È chiaro che un racconto di questo tipo ha uno scopo e serve a spiegare la concezione di una società in cui il re è un sovrano assoluto e ha tutto il potere e anzi, è una figura divinizzata, rappresenta una sorta di Dio in terra.
Il mito quindi, rispecchia sempre le caratteristiche anche del popolo, della città, dello Stato, della comunità che lo elabora. Esso nel mentre cerca di dare una forma alla realtà e all'universo, dà anche forma a coloro che lo enunciano. La funzione del mito è primariamente questa: nel momento in cui io dico che l'universo è così e che l'origine del Cosmo è questa e deriva da questa o quell'altra divinità, creo questo racconto e nel mentre è come se creassi anche me stesso perché io sono un protagonista di questo racconto. L'uomo, raccontando la favola del mito e della cosmogonia della nascita del mondo così come la immagina il mito, apparentemente sembra raccontare il modo in cui è stato plasmato l'universo ma in realtà sta plasmando sé stesso, cioè sta automaticamente giustificando quelli che sono i principi, i modi di vita e i modi di funzionare della sua società, della sua tribù, della sua città, del suo villaggio, del suo regno, etc.
Il mito ha questa fortissima funzione che è una funzione plastica; nel mentre il mito sembra descrivere la realtà, il modo in cui la realtà è venuta alla luce, il mito in realtà plasma il senso della realtà stessa. Questo è il motivo per cui il mito ha una capacità straordinaria anche di ripensarsi continuamente, il mito può conoscere infinite varianti, non ha importanza che una versione successiva contraddica la versione precedente perché il mito è sì una spiegazione della realtà, se vogliamo una primitiva ricerca delle cause della realtà, ma non è una spiegazione razionale della realtà stessa quindi non ha preoccupazioni come quella della contraddizione, non deve rispettare un principio di coerenza; la narrazione mitica per sua natura è indimostrata, non c'è niente da dimostrare. Il mito non lo si dimostra ma lo si accetta e tramanda, ecco perché allora il corpus letterario delle verità mitiche può accrescersi continuamente andando anche almeno parzialmente a smentirsi proprio perché in realtà ogni generazione, ogni individuo che subentra lascia la sua traccia, lascia il suo segno, lascia la sua variante del mito, e le varianti sono fondamentali poiché lo rafforzano, vanno a confermare il potere infinito della parola.
L'uomo primitivo aveva capito che il vero potere dell'essere umano consiste nella parola, la vera caratteristica che contraddistingue l'essere umano è proprio la parola, il parlare, la capacità di articolare significati, il pensiero e il linguaggio mentale e fonetico; la capacità di articolare senso di articolare significati e quindi il mito, è la grande celebrazione del potere della parola. Quello che conta all’interno del mito non è la versione che viene presentata ma la capacità di rinnovare il potere infinito della parola che, ha il potere di creare mondi e poco importa se questi mondi sono fantastici. Parlando si crea l'identità, la propria identità e quella del proprio gruppo quindi, il potere della parola e il potere del mito è fortissimo e anche se la civiltà mitica è ormai estinta da migliaia di anni, proprio a causa della nascita della filosofia. Anche noi, come i nostri antenati abbiamo bisogno di queste fughe, in qualche modo nel magico, nel racconto, nelle forme della fiaba moderna e anche il nostro stesso bisogno di arte, di letterature, il piacere di leggere un racconto; tutto è legato a questo bisogno di ritrovarsi nella parola e ritrovarsi nel parlare.
La società del mito
Il mito si impone attraverso la forza della tradizione e rappresenta un ben preciso ordine sociale e anche politico. Le società che si costruiscono intorno al mito sono società tendenzialmente molto statiche, come mitica è l'origine del mondo così altrettanto mitica è l'origine della comunità. I popoli, le tribù, le città-stato dell'antica Grecia ma anche religioni come per esempio l’Islam, discendono da un antenato mitico o da un mitico legislatore (es. Romolo a Roma, Licurgo a Sparta, Minosse in Grecia oppure appunto i fondatori delle religioni che sono sempre figure avvolte o da un alone misterioso); queste figure agiscono sempre per comando divino o sono divini essi stessi.
All'universo del mito corrispondono organizzazioni della società e della cultura molto rigide perché è ovvio che se il fondamento della società, se il fondamento di tutto è in qualche modo il divino (quello che è sempre il protagonista del racconto mitico) è un'organizzazione sociale fondata sul divino e quindi proprio perché fondata sul divino, intoccabile (non si può toccare un’organizzazione sociale, politica, culturale o religiosa che è stata voluta in qualche modo direttamente dagli dei o dal Dio, anche solo pensare a ciò è sacrilego).
Dal mito alla razionalità (logos)
La società fondata sul mito è una società molto, molto conservatrice, che va avanti per inerzia. La storia dell'umanità è proprio questo, per migliaia e migliaia di anni è una storia di inerzia, per migliaia e migliaia di anni non è successo niente, a parte quelle due tre invenzioni (es. ruota, aratro, l’uso del fuoco, la lavorazione dei metalli, etc.); è impressionante vedere come nella cosiddetta preistoria e protostoria, i periodi siano lunghissimi e sembra non succedere niente.
Man mano che sorgono le civiltà invece, la storia sembra pian piano acquistare velocità, nel VII secolo a.C. nasce la filosofia e quindi nasce una nuova impostazione, una nuova visione del mondo e la storia comincia a correre sempre più veloce. I grandi imperi, Alessandro Magno, l'impero romano, le invasioni barbariche, l’Impero arabo che conquista il Mediterraneo, in Cina e in India ci sono grandi civiltà, in America cominciano ad esserci gli imperi, la società moderna, le grandi scoperte geografiche, gli europei invadono un po' tutto il mondo e lo colonizzarono, fino arrivare ai nostri giorni dove la storia corre velocissima, troppo veloce tanto che sembra che noi non riusciamo a costruire niente in confronto ad una volta in cui i regni duravano centinaia e addirittura migliaia di anni (es. i faraoni egizi, il regno Egizio durato 3000 anni, l'impero cinese anche lui è durato quasi 2000 anni, etc.).
Questo (lentezza prima e accelerazione progressiva) non è casuale ma, è dovuto al passaggio dalla civiltà mitica che è una civiltà inerziale, dove niente cambia ma tutto si ripete sempre uguale, ad una civiltà che non è più quella del mito ma diventa quella del logos, della razionalità. Nella civiltà del mito tutto si ripete, tutto è inerziale perché il fondamento di questa civiltà è divino e quindi non lo si può cambiare, la civiltà mitica non è fondata, non è dimostrata ma la si accetta perché tramandata e se lo rifiuti commetti empietà nei confronti della legge, degli Dei e degli antenati. Un atteggiamento di sfida o sfiducia nei confronti del racconto, agli occhi del mito è un atteggiamento eretico, insopportabile e insostenibile mentre, al contempo è il fondamento di quello che è l'atteggiamento razionale verso la realtà perché la ragione è proprio questo, è proprio l'opposto del mito (qualcosa che viene semplicemente tramandato, non è fondato, non è dimostrato ma semplicemente tramandato e in quanto tale lo si accoglie e basta perché così è stato e così sarà, è un'imposizione).
L’atteggiamento razionale invece consiste nel domandarsi il perché delle cose e quindi non basta raccontare il reale, occorre spiegare il reale. Il mito è una spiegazione della realtà ma non è una spiegazione razionale ma, con la nascita della filosofia nel VII secolo avanti Cristo, sulle isolette greche della Ionia e sulle coste che oggi sono le coste della Turchia, ma che all'epoca erano popolate dai Greci che vi avevano costruito fiorenti e piccole città stato, piccole repubbliche, porti molto fiorenti, si arriva ad una spiegazione della realtà razionale dove si dice perché le cose stanno così.
Quindi si assume un atteggiamento opposto a quello del mito perché non può tollerare alcuna forma di autorità; il racconto mitico è valido perché è stato tramandato così, il che non è un vero perché mentre con la filosofia si creano argomentazioni filosofiche, si cercano le ragioni e cause di una determinata cosa. In questo senso anche l'impostazione complessiva della società dovrà essere completamente diversa perché è chiaro che la società del mito è una società autoritaria (se il mito è inerziale, non vuole mai cambiare niente e va accettato perché va accettato e tramandato e non dimostrato esso favorirà una società molto conservatrice dove il potere è nelle mani dei sacerdoti, dei guerrieri, di caste aristocratiche che sono completamente staccate dal resto del popolo, che a loro volta come il mitico legislatore e fondatore della comunità, vanteranno un rapporto diretto e privilegiato con il divino) al contrario invece l'atteggiamento filosofico, del logos è un atteggiamento che si fa domande ed evoca dubbi, non può accettare delle prese di posizione semplicemente imposte e quindi, è chiaramente un atteggiamento che sfida il principio di autorità fine a sé stesso ed è un atteggiamento che invita alla discussione.
La società razionale
Nelle città stato delle coste della Turchia, le colonie greche del VI/VII secolo a.C., emerge questo nuovo atteggiamento nei confronti della realtà, parallelamente emerge anche una nuova visione della politica; anche queste città erano rette anticamente da dei re e da delle famiglie nobili ma queste monarchie, queste oligarchie scompaiono e lasciano il posto a delle Repubbliche che noi diremmo democratiche perché vengono sostituiti da delle assemblee dove si discute e si decide in base alla discussione, chi è più convincente vince.
Questo è precisamente l'atteggiamento della razionalità, il pensiero razionale funziona così, è un pensiero che dimostra ogni sua asserzione mentre il mito non dimostra niente ma si limita a raccontare le cose così come tramandate; nella razionalità se queste argomentazioni vengono dimostrate false, non funzionano, le si sostituisce con nuove argomentazioni più solide e fondate. La razionalità è un principio, un sistema che si costruisce continuamente su sé stesso per prove ed errori anzi, la razionalità è sempre alla ricerca del proprio costante autoperfezionamento, questa è anche la sua forza; se sei in grado di mostrarmi che questa argomentazione, che tutti credevamo solida, perfetta, fondata, etc. in realtà è scorretta, ha degli errori dentro di sé, questo non è un problema ma è un avanzamento della razionalità, non è una sconfitta perché la razionalità diventa sempre più forte man mano che corregge se stessa.
Mondo del mito e mondo della razionalità a confronto
L’atteggiamento razionale non può accontentarsi delle vecchie spiegazioni (es. il mito) ma deve trovare le cause delle cose, le cause dei fenomeni e quindi la nascita della filosofia è anche la nascita della democrazia ed è anche la nascita della scienza perché appunto, si cerca di osservare la realtà, la natura e di capirne i meccanismi, cosa che il mito non faceva. Il mito osserva sì la natura e la realtà ma non ne trae delle teorie o conclusioni, tanto che il mondo è sempre molto confuso, fantastico, fatato, i confini tra le cose, i confini tra gli enti che compongono il mondo non sono mai definiti, un uomo non è mai semplicemente un uomo, un albero non è mai semplicemente un albero, etc. mentre invece la razionalità definisce rigidamente le cose, alla luce della razionalità le cose acquistano dei contorni ben definiti e questo proprio perché la spiegazione causale del mondo lo esige; da una determinata causa possono scaturire solo determinati effetti, non tutti gli effetti. La razionalità organizza la realtà con precisione e rigore, distinguendo cause ed effetti in un modo che il mito non contempla.
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