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solo pensiero di praticare il sesso con loro ci fa rabbrividire. Quindi a questo livello tutti

gli animali sono impuri. Norma dice che ciononostante noi li ingeriamo; quelli che non

mangiamo sono i cosiddetti impuri.Dio disse: “Quanto si muove e ha vita vi servirà da

cibo”, quindi Dio ci ha detto che andava bene. Bisogna definire però la nostra

differenza con gli animali. Gli uomini provano disgusto ad esempio, a mangiare un

cane o un gatto (non tutti), solo perché sono stati educati così. Il disgusto che

proviamo noi, non è universale (le comunità cinesi ad esempio mangiano anche

animali che noi non mangiamo). Gandhi da giovane venne mandato in Inghilterra a

studiare legge. L’Inghilterra era un paese carnivoro, ma Gandhi aveva promesso alla

madre di non mangiarla. I rapporti sociali con gli inglesi erano difficili perché non

poteva accettare e contraccambiare l’ospitalità. Solo quando si mise a frequentare

certi ambienti ai margini della società inglese (fagiani, teosofi...) che cominciò a

sentirsi a casa. Quindi nel vegetarianismo di Gandhi si può difficilmente vedere

l’esercizio di un potere. Esso lo ha condannato ai margini della società.Gli animali non

sanno se gli viene risparmiata la vita o no, perché vivono in un vuoto di coscienza

(come i neonati e i pazzi). Ma siamo liberi di ucciderli per questo motivo? Ovviamente

la risposta anche qua è da ritrovarsi nel cuore di ogni uomo.Inoltre siamo sicuri di

comprendere l’universo meglio degli animali? Non può essere il contrario?

I POETI E GLI ANIMALI:La seconda parte del libro incomincia col dialogo tra John e

Norma. Ciò che irrita Norma, riguardo la conferenza di Elizabeth è la sua visione della

ragione. Infatti l’anziana donna affermava che le spiegazioni che si danno gli animali

sono in armonia con la struttura della loro mente, con cui non condividiamo lo stesso

linguaggio. Invece Norma pensa che questo sia facile relativismo che porta alla più

completa paralisi intellettuale, e concordando in gran parte con la visione di Cartesio,

afferma che non si possa distinguere una mente animale e una macchina che simula la

mente animale. Per quanto concerne gli esseri umani, Norma pensa che siano dotati di

una ragione che gli fornisce una vera conoscenza del mondo reale.Alla cena, dopo la

conferenza, mancava il poeta Abraham Stern, che con una lettera inviatole, afferma

che non intende accettare il paragone tra lo sterminio degli ebrei e quello delle bestie

condotte al macello che considera gravissimo poiché ne consegue che le bestie

vengono trattate come ebrei.Nella seconda conferenza intitolata “I poeti e gli animali”

Elizabeth analizza tre poesie: una di Rilke, che tratta della vita di una pantera

rinchiusa in uno zoo e due poesie di Ted Hughes riguardanti un giaguaro anch’esso in

una gabbia. Ed è lo stesso Hughes a comunicare con la sua poesia la capacità di

immedesimarsi nell’animale. Il poeta non si limita alla sola descrizione della vita del

giaguaro, ma si fonde in esso, per comprenderne l’essenza. Hughes riprende inoltre,

un’attenzione nei confronti dell’animali, simile a quello dei nostri antenati che noi

abbiamo perduto: una forma di primitivismo che Elizabeth mette in relazione con la

corrida, raccontata da Hemingway nel suo celebre “Morte nel pomeriggio”. Infatti

afferma che la corrida uccida l’animale, ma inserendolo in un rituale, che ne onora la

forza e il coraggio. E tutto ciò è qualcosa di affascinante dal punto di vista etico, ma

che si perde attualmente negli “stabilimenti di morte” cioè negli allevamenti

intensivi.A questo punto sorge una domanda da parte di Elaine Marx, che chiede,

aiutandosi con l’esempio di Gulliver, protagonista del romanzo di Swift, se l’umanità

sia all’altezza di raggiungere quello stato rappresentato dai cosiddetti Houyhnhnm

oppure più realisticamente debba struggersi, come Gulliver, per acquisire una natura

che non le appartiene.Elizabeth risponde che dovremmo respingere, entro i suoi limiti,

la storia di Swift e riconoscere che, nella storia, abbracciare lo status dell’uomo ha

comportato massacri e schiavitù di una razza di esseri divini o divinamente creati e ha

fatto scendere su di noi una maledizione.Alla fine della conferenza, un dialogo tra John

e sua madre evidenzia come, obiettivamente, gli esseri umani non vogliano una dieta

vegetariana poiché trovano qualcosa di gratificante nel mangiare carne, dal momento

che l’atteggiamento generale nei confronti degli animali che mangiamo è il disprezzo.

Lo stesso disprezzo che gli uomini nutrono per i prigionieri di un esercito trionfante.

Non odiamo gli animali poiché non sono degni di essere odiati e l’unico modo per

odiarli è la paura che essi ci possano battere ribellandosi (ad esempio topi, insetti e

microbi).A questo punto, si apre il dibattito tra Elizabeth e Thomas O’Hearne,

professore di Filosofia, che vedrà quest’ultimo esporre tre proprie tesi, così come

all’anziana donna saranno date tre possibilità di replica.Nella sua prima tesi il

professore espone la sua paura che vi sia il rischio che il movimento per i diritti degli

animali, relativamente recente, si trasformi in un’ulteriore crociata dell’Occidente

contro le consuetudini del resto del mondo, come già accaduto in passato con la

battaglia per i diritti umani, con la rivendicazione che essa abbia un’universalità

indiscutibile, senza rispettare, così, il diritto a norme proprie delle altre culture e

tradizioni religiose. Secondo Elizabeth , però, nonostante questa obiezione sia valida

dal punto di vista storico, essa tralascia il fatto che i primi viaggiatori europei in

Sudamerica si imbatterono in insediamenti in cui gli uomini vivevano frammischiati

agli animali. Così come tralascia l’evidenza dei buoni rapporti tra i bambini e gli

animali, mentre ciò che crea una linea divisoria è proprio l’educazione data loro (che

gli insegna a come ucciderli e mangiarli).Nella sua seconda tesi, invece, il prof.

O’Hearne afferma che, secondo gli esperimenti condotti sui primati, le prestazioni

ottenute da essi non sono superiori a quelle che sono capaci di offrire esseri umani

tardi di mente o con gravi problemi di articolazione della parola; detto ciò, però, egli

non intende giusto collocare, dal punto di vista giuridico, in un’umiliante

sottocategoria umana questi animali, ma piuttosto continuare, come ora, ad applicare

criteri al modo in cui in cui li trattiamo e non ad un affermazione di diritti

specificatamente umani che essi non sono in grado neanche di comprendere.

Elizabeth Costello, però, accusa questi esperimenti scientifici di avere carattere

antropocentrico e di basarsi su modelli che sottovalutano fortemente la complessità

della vita.Nella terza tesi, infine, il professore presenta la sua visione secondo cui

sarebbe legittimo uccidere gli animali, perché la loro vita non è importante come lo è

la nostra per noi dal momento che essi non comprendono la morte come riusciamo a

fare noi o, per meglio dire, come non riusciamo a fare noi. Essi, infatti, non

posseggono quella nostra paura della morte, dovuta a quel crollo immaginativo che

proviamo al suo cospetto. Elizabeth, invece, concludendo così il dibattito, afferma che

questa sua visione è dovuta al fatto che, evidentemente, non ha mai stretto fra le

mani un animale che lotta per la propria vita. Certamente, però, non si tratta di una

lotta immaginativa o intellettuale. In ogni caso la donna invita a leggere poesia

sull’argomento. Poesia, come Elizabeth afferma, che avrebbe la capacità di

convogliare in maniera non intellettuale, al contrario delle parole da lei utilizzate, tutta

l’essenza di quell’animale e della sua lotta per vivere.La notte stessa, Norma, in

camera da letto con John, critica fortemente la posizione di Elizabeth, accusandola di

trasformare la sua fisima in un tabù pubblico fornendo deboli argomentazioni

filosofiche e di aver tentato di far cambiare abitudini alimentari ai nipotini.La mattina

dopo, il giorno della partenza, tra le braccia rassicuranti del figlio scoppia tutta

l’incomprensione e lo smarrimento di Elizabeth. Rasentando la pazzia, la donna urla


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze cognitive e psicologia (Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, di Scienze della Formazione e di Scienze Statistiche) (MESSINA)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Aqueci Francesco.

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