Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

L’ILLUSIONE DELLA FOTOGRAFIA CONTRO LA SIMULAZIONE DELL’IPER-REALTA’

La posizione del filosofo e fotografo francese J. Baudrillard è riassumibile nella frase “non siamo più

nel dramma dell’alienazione, ma nell’estasi della simulazione”.

Egli sostiene che i media s’impongano nel nostro mondo tramite la capacità di tradurre ogni elemento

della realtà in segno. La fotografia è pura perché sancisce una rottura radicale con la realtà, è silenziosa,

solitaria e puntuale. La caratteristica essenziale dell’immagine fotografica analogica è l’aura, assente da

tutti gli altri media contemporanei.

Noi viviamo in un sistema impazzito che è andato aldilà delle sue finalità e tuttavia conserva una

nostalgia del passato. L’uomo non riesce a trovare la sua fine e non sa di averla superata, ha infatti paura

di questa situazione in cui tutto è già realizzato e vive in una disillusione totale.

Questa è “l’illusione della fine”. Viviamo in una società senza memoria, ci serviamo di memorie

artificiali, di computer e sempre meno della memoria vivente ed è per questo che abbiamo sempre meno

prospettive possibili.

Abbiamo a che fare con un processo di sterminio dell’illusione che è il più grave in cui la società è

coinvolta.

Il viaggio è stato sostituito dalla fotografia mediante un contatto virtuale con l’ambiente naturale, oggi la

strategia è quella di rendere tutto compatibile in cui ogni viaggiatore può prendere il meglio e il peggio

dei luoghi visitati; egli è contro questa visione e ritiene che bisogna mantenere l’incompatibilità tra le

cose ad esempio il Giappone è affascinante ma si può vederlo solo a distanza, ed è così affascinante solo

perché c’è questa distanza.

Fotografare è una gioia che solo chi compie il gesto può capire; la foto, infatti, non simula né il tempo né

il movimento e si attiene all’irrealismo più rigoroso (l’immagine fotografica è la più pura).

Fare una foto ad un oggetto significa toglierne le caratteristiche (peso, rilievo, profumo, senso…)

l’immagine può diventare affascinante solo a questo prezzo, fotografare significa far diventare il mondo

un oggetto. La foto ci avvicina a un universo dove regna l’apparenza pura.

La foto è discontinua, puntuale, imprevedibile e irreparabile come lo stato delle cose quando le si

fotografa. La fotografia non è un’immagine in tempo reale ma rappresenta il passato.

Una delle qualità più preziose della fotografia è il suo silenzio, caratteristica che non ha il cinema né la

televisione, mediante la foto possiamo percorrere il mondo in silenzio.

Egli è contro l’esteticizzazione della fotografia che è entrata a far parte delle belle arti e sostiene che la

foto debba essere considerata una rivoluzione considerevole nel nostro modo di rappresentare aldilà

dell’estetica. La foto si inserisce in un'altra dimensione che non è estetica nel senso proprio in quanto la

foto è immorale: non ha un senso e non ne deve avere.

La magia della foto è che è l’oggetto a fare tutto il lavoro anche se i fotografi non lo ammetteranno mai.

IMMAGINI MALGADO TUTTO, la fotografia come occhio della storia.

George Didi-Huberman è uno degli esponenti principali nel panorama degli studi di cultura visuale e la

sua filosofia muove da una critica alla storia dell’arte. Egli prende in analisi quattro fotogrammi scattati

in uno dei crematori di Auschwitz da alcuni detenuti che sono riusciti malgrado tutte le difficoltà a

scattare quattro immagini che testimoniassero ciò che avveniva nei lager.

Questi frammenti di immagine che si sono salvati e sono arrivati fino a noi richiedono molta pazienza e

osservazione a chi ne fruisce. Per capire l’inferno di Auschwitz bisogna partire dal presupposto che tutto

ciò che è accaduto è immaginabile. Dobbiamo ricordare che le nostre difficoltà non sono nulla in

confronto a quelle che hanno affrontato i detenuti.

Un episodio fotografato riguarda una giornata in cui furono sterminati 24000 ebrei, fotografare questo

inferno sembra impossibile per due motivi: per difetto ossia perché i dettagli delle opere erano

mimetizzati e sotterranei e poi per eccesso ossia perché la visione di questa catena mostruosa e

complessa sembrava oltrepassare ogni tentativo di documentazione.

Secondo la testimonianza un operaio civile riuscì a far avere di nascosto una macchina fotografica ai

detenuti nella quale restava solo un pezzo di pellicola vergine. Egli si chiede perché abbiamo difficoltà

nel comprendere le immagini, la risposta è che o chiediamo troppo cioè tutta la verità, oppure troppo

poco. Nel primo caso rimarremo delusi perché le immagini sono sempre meno di quello che

rappresentano, sono inadeguate a ciò che vediamo; nel secondo caso, vediamo l’immagine come un

documento oppure come un simulato e il risultato sarà lo stesso (le quattro foto del lager non dicono

tutta la verità ma è solo un piccolo prelievo da una realtà molto più complessa, tuttavia esse sono per

l’uomo contemporaneo la verità stessa, un pezzo di verità).

La realtà è spesso difficile da immaginare ma noi dobbiamo fare uno sforzo e rendere il mondo

immaginabile, malgrado tutto. In conclusione egli ritiene che si debba imparare a guardare le immagini

ovvero imparare a scorgervi ciò a cui esse sono sopravvissute.

Parte seconda: 1. Arte, mediazione, cognizione.

Introduzione.

Tra tutte le forme di arte visuale, la fotografia è quella che ha goduto di minor successo nell’ambito

teorico, in primis perché è un’arte giovane ma anche perché la critica non è stata in grado di coglierne

gli aspetti teorici. La sua storia non ha mai avito un proprio spazio critico entro il quale autodefinirsi

distintamente dalle sue arti gemelle cioè cinema e pittura. Così la foto ha sempre vissuto all’ombra

dell’arte. Essa ha provocato una rottura netta, ha stabilito un nuovo ordine nella visione rispetto alla

camera oscura. Cosa c’è di fotografico nell’arte e cosa c’è di artistico nella fotografia? È possibile

considerare la foto anche come un medium protesico, al pari di molte tecnologie che sono estensioni del

nostro corpo.

DEGAS E L’IMMAGINE ISTANTANEA

Nel libro ‘Arte e fotografia’ Aaron Scharf dedica una sezione all’arte di Degas, considerato il più

“fotografico” degli impressionisti tanto da coniare l’espressione “occhio fotografico” di Degas. I suoi

quadri riproducono la realtà istantanea, come una fotografia. Da precisare: per scattare immagini

istantanee servono tempi di esposizione molto brevi e questa tecnica si è sviluppata nel tempo, quindi

all’inizio non si potevano scattare foto istantanee o fotografare nitidamente un movimento. Il problema

dell’istantaneità è stato risolto nel 1860. Degas non era un semplice imitatore delle fotografie istantanee:

egli le adottò come nuove regole pittoriche nelle raffigurazioni della vita quotidiana. La carriera del

pittore combacia quasi perfettamente con il periodo di fioritura della fotografia istantanea. Egli era

molto interessato alle foto e se ne serviva; ne sono prova una gran parte dei suoi quadri, tra i quali ‘le

foyer de la danse’. Fu uno dei primi artisti a rendersi conto quanto la fotografia poteva insegnare al

pittore. Questo accostamento di foto e pittura fu però motivo anche di molte critiche: chi lo definiva

‘buon disegnatore ma certamente non pittore’ e chi riteneva che ‘un abile fotografo avrebbe ottenuto

senza difficoltà una combinazione analoga’ riferendosi ai suoi quadri.

Degas seppe fare della fotografia un uso intelligente, sfruttandone le proprietà per migliorare i suoi

quadri e per dargli un aspetto diverso, istantaneo appunto. Siamo certi che dopo il 1890 possedesse una

macchina fotografica con la quale fece molto fotografie. Un esempio di come abbia influito l’uso della

fotografia nella sua arte è verificabile nei quadri raffiguranti corse di cavalli: nei primissimi quadri le

figure non erano tagliate, in tutti quelli dopo invece una parte del corpo è tagliata fuori dalla cornice.

Non passò molto tempo e furono inventati degli apparecchi con quindici o più obiettivi in grado di

riprendere una serie di pose diverse. Poi arrivarono il fenachistoscopio, lo stroboscopio, lo zootropio che

rendevano meglio l’idea del movimento.

Un contributo importante dato dalla fotografia (in particolare dalle foto di Muybridge) fu quello di

individuare i corretti movimenti del cavallo. Da qui Degas attinse nuovi saperi per dipingere in modo

corretto le posture dell’animale in movimento.

Degas fu inevitabilmente accusato di mancanza di stile, come tutti gli artisti che lo succedettero e lo

imitarono. Egli cercava infatti di trasformare la fotografia, di darle una logica pittorica ma la forza della

fotografia sta proprio nella mancanza di logica.

FOTOGRAFIA E RAPPRESENTAZIONE

Roger Scruton è un filosofo che si occupa di arte e di estetica. Egli considera la fotografia come un’arte

non rappresentativa, perché non è in grado di produrre rappresentazioni. Affinché ci sia una

rappresentazione occorre infatti che la relazione tra atto creativo, atto intenzionale dell’artista e opera

prodotta sia libera di vertere su qualsiasi soggetto. Il requisito fondamentale è la libertà della creazione e

la fotografia non possiede questo requisito. Una foto è sempre una foto di qualcosa e non può essere

considerata arte. La domanda da cui bisogna partire per capire questo discorso è: la fotografia è in grado

di rappresentare qualcosa? Anche se sembra strano, la risposta è che non ne è capace. Quando vedo un

quadro, non devo credere che ciò che vedo esista realmente. Il pittore ha libertà assoluta nel dipingere,

può disegnare ciò che la sua fantasia gli ispira; il fotografo no. Capire un dipinto comprende capirne in

pensieri che l’artista vuole comunicare. Descrivere un dipinto significa descriverne le caratteristiche

visive e fornirne un’interpretazione. Guardare una fotografia è anche più semplice: è un altro modo per

guardare la cosa stessa. Non si posso fotografare soggetti inesistenti, frutto dell’immaginazione: la foto

di una persona ci dice che quella persona esiste o comunque è esistita e nella realtà è grosso modo come

nella foto.

Guardando una foto noi sappiamo che ciò che stiamo guardando è avvenuto per certo e di conseguenza

il nostro atteggiamento sarà quello di curiosità ma non alla foto bensì al suo soggetto. La foto si rivolge

al nostro desiderio di conoscenza del mondo. La differenza tra foto e dipinto è che un dipinto può essere

bello anche se il suo soggetto è brutto, una foto no. Questo vuol dire che le qualità emozionali ed

estetiche della foto derivano dalla qualità di ciò che “rappresenta”: se la foto è triste è perché il soggetto

è triste, se la foto è interessante è perché il soggetto è interessante e non perché ha un modo di

rappresentazione interessante.

Il concetto che si deve comprendere per capire perché la fotografia non è un’arte rappresentazionale è

l’intenzionalità. La foto possiede una certa intenzionalità, per capire la si può paragonare a quella di uno

specchio. Quando vedo qualcuno in uno specchio vedo lui, non la sua rappresentazione. La situazione

non cambia se lo vedo in uno specchio deformante. La specchio non può dare una rappresentazione,

perché è legato da rapporti causali al soggetto. La questione è analoga a quella della fotografia. Arti

rappresentazionali sono invece la pittura e la letteratura, che sono espressione di un pensiero.

LA FOTOGRAFIA MESSA A NUDO DAI SUOI ERRORI, ANCHE

Clement Cheroux è l’autore di un singolare saggio sulla fotografia: “L’errore fotografico”. L’errore

viene rivalutato, non deve essere un limite ma un criterio mediante cui ripensare la fotografia. Solo

attraverso la politica dell’errore il difetto può diventare risorsa, rinnovamento.

Due artisti che si sono cimentati negli errori fotografici sono stati Man Ray e Moholy-Nagy che hanno

sperimentato esempio l’auto-ombromania ovvero la proiezione involontaria della propria ombra sul

soggetto della foto. Nel Rinascimento questo uso dell’ombra era considerato errore. Si può dire che

quasi tutta la gamma di errori (esempio: flou, oscillazioni, deformazioni, riflessi, sovrapposizioni) del

primo secolo della fotografia ha subito un identico rovesciamento con l’epoca moderna, quando

vengono considerati come le più audaci proposte per la fotografia. L’epoca moderna ha infatti come

motivo ispiratore il “disprezzo delle regole” che comporterà uno sconvolgimento dei valori. Le

avanguardie hanno quindi adottato delle forme visive da sempre giudicate errate.

Moholy-Nagy ce ne ha lasciato testimonianza sia con le sue foto che con i suoi testi che rivelano il suo

interesse per gli errori del medium. Egli scrive “il nemico della fotografia è ciò che è convenzionale” e

“la salvezza della fotografia sta nella sperimentazione”. L’errore è straordinariamente fecondo, è uno

strumento di conoscenza e costituisce un’ottima base per una nuova grammatica visuale. Egli ha

volontariamente proiettato la sua ombra nelle sue foto, per ricordare che dietro al dispositivo tecnico c’è

un operatore. Li ha così riportati sullo stesso piano.

Egli ebbe molti seguaci continuarono le sue sperimentazioni, esplorarono anche in maniera più

sistematica del maestro facendo libero del medium e di tutti i suoi difetti.

ARTIFICIO DIGITALE

Claudio Marra analizza la relazione tra foto e arte nel XXI secolo prendendo in esame il rapporto tra

fotografia digitale e analogica. Il secolo appena concluso ha portato profondi cambiamenti nell’arte

ridefinendola in gran parte. Il 2000 ha introdotto l’espressione ‘2.0’ che sta ad indicare un uso del web

nuovo e differente dagli anni novanta. Il web è diventato più interattivo dando vita a fenomeni come

blog, chat e forum. La dialettica natura-artificio in questi anni ha in particolare coinvolto la ricerca

fotografica. Qual è il destino della fotografia nel momento in cui avviene il passaggio da analogico a

digitale? Molti autori han parlato di rivoluzione o di morte della fotografia pensando che il sistema

digitale abbia annullato il principio della foto come un qualcosa di materiale, diretta, fedele alla realtà.

Nella fotografia digitale l’importa materiale è sostituita da una sorta di memoria-volatile (il processo

digitale si fonda su un alfabeto numerico binario). Quindi verrebbe a mancare il principio di prova e di

verità. Dall’altra parte si è pensato che il passaggio al digitale abbia risolto una questione aperta da anni,

quello dell’autorialità. Conta la macchina o conta l’autore? Il digitale avrebbe distrutto quel principio di

referenzialità diretta e avrebbe messo tutto o quasi nelle mani dell’operatore, aprendo spazi di creatività.

In realtà affermare che il digitale rende l’uomo libero davanti alla macchina fotografica significa poco o

nulla. Il problema è assai più complesso perché il senso dell’arte non sta nel suo linguaggio (analogico o

digitale). L’autentica e unica novità portata dal digitale è il 2.0 per cui linguaggio scritto visivo e sonoro

sono stati affiancati. Fenomeni dominanti come Facebook, Twitter e i blog sono un’evoluzione del diario

pubblico di poeti degli anni 90. Il termine blog è la contrazione di ‘web log’ cioè ‘diario in rete’.

Parte seconda: 2. Fotografia come mediazione.

LA FOTOGRAFIA: UN BORDELLO SENZA LIMITI.

Marshall McLuhan considera la fotografia come uno strumento che ha permesso il passaggio da uomo

tipografico a uomo grafico. Questa conoscenza apre nuovi paesaggio dell’IO da esplorare. La foto è un

medium particolarmente adatto a integrasi ad altri media, vecchi e nuovi. Egli considera il corpo come

una metafora (‘portare oltre’) e l’elettricità come un medium. Il medium non può mai essere studiato in

modo isolato: come faccio a studiare il cinema? Mettendolo a confronto con la scultura. Medium è tutto

ciò che si pone tra me e la realtà. Quindi esempio anche degli occhiali. Egli vede il mondo come un

villaggio globale in cui tutti sono in contatto con tutti. Al giorno d’oggi una donna può avere

nell’armadio il meglio di cinque o sei nazioni restando nella sua: la moda è paragonabile a quello che in

pittura è il collage. La foto è entrata in ambiti prima inaccessibili come la fisica nucleare che ora non

potrebbe più farne a meno.

L’alfabeto fonetico era un messo tecnico per scindere la parola perlata dal gesto, l’istantanea vuole unire

i due aspetti psichico e fisico in maniera precedentemente sconosciuta. L’era della foto è l’era del gesto.

Jung e Freud iniziarono ad osservare sistematicamente le posizioni e i gesti delle persona perché

credevano nell’esistenza di un forte nesso tra questi e i sogni, l’inconscio.

La foto ha contribuito a migliorare la vita dell’uomo, nelle sue scoperte. Esempio le foto del volo degli

uccelli ne hanno mostrato la postura esatta. Il segreto stava nella fissità delle ali. Il movimento serviva

alla propulsione, non al volo. Da qui l’uomo iniziò a progettare aerei.

Il settore che più si avvalse della fotografia fu quello delle arti tradizionali: si passa dal ritratto all’arte

astratta e all’impressionismo (per mostrare il processo interno della creatività) e in ambito letterario

dalla descrizione di avvenimenti alla spiegazione dei gesti interiori dello spirito mediante cui si arrivano

a capire le cose. Gli artisti invitano il pubblico a partecipare a ciò che fanno, forniscono i mezzi per

coinvolgono lo spettatore a parteciparvi. Nella radio e nella tv si stabilisce un nuovo rapporto con

l’utente che è un rapporto di intensa partecipazione. È un meccanismo che nessun medium prima d’ora

aveva evocato.

L’uomo non è mai stato educato ad affrontare i nuovi media. La fotografia ha così influito sul nostro

atteggiamento esteriore ma anche interiore. Quando la fotografia immortalò i ricchi inglese che ordinano

da bere al bar mentre sono a cavallo, la loro relazione fu quella di ritirarsi su posizioni più modeste dalle

quali non si sono più discostati.

IMMAGINI TRASPARENTI

Walton elabora una tesi sulla mimesi che fin’ora è tra le più note. La sua posizione è molto discussa

anche perché molto radicale. Guardare la foto significa guardare la cosa stessa. Vedere ordinario e

vedere fotografico sono la stessa cosa. Le fotografie sono trasparenti e sono dei media protesici.

La fotografia eccelle in una dimensione: quella del realismo. Esempio una foto pornografica è più

potente della versione dipinta; una foto di vittime di disastri sono più efficaci del dipinto delle stessa

scena. Questo perché la foto possiede un tipo di immediatezza e di realismo che manca alla pittura e alle

incisioni.

Ma il realismo fotografico non si può semplicemente liquidare in questo. La foto lo possiede

automaticamente e ne sono esempio quelle fotografie sfocate o esposte male. La verità è che è più facile

da ottenere con la fotografia piuttosto che con il pennello.

Seconda questione è che la foto riproduce sempre qualcosa che esiste. I dipinti invece non sempre

raffigurano cose o persone che esistono anche nella realtà.

L’invenzione della camera non ci ha fornito solo un altro medium ma ha portato anche un nuovo modo

di vedere. La foto ha sicuramente aiutato l’uomo in quanto funge da aiuto alla visione.

Le fotografie sono trasparenti perché possiamo vedere il mondo attraverso di esse. Ma essere trasparente

non significa essere invisibile. Quando noi vediamo mediante una fotografia, ci accorgiamo della

fotografia stessa. I dipinti invece non sono trasparenti: quando vediamo un dipinto di Enrico VIII noi

non vediamo Enrico VIII stesso, vediamo una sua rappresentazione. Il fruitore non vede nulla di reale.

La foto non sempre ci mostra le cose come davvero sono, ma ciò accade anche quando vediamo le cose

direttamente. Se la foto può mentire, possono farlo anche i nostri occhi. Quindi le imprecisioni della

fotocamera non sono un buon motivo per negare che noi vediamo attraverso di esse.

La differenza tra pittura e fotografia sta nel modo in cui l’oggetto raffigurato causa l’opera. Cioè per le

foto funziona che l’oggetto causa meccanicamente l’opera mentre per la pittura l’oggetto non causa

meccanicamente l’opera ma mantiene un modo più “umano”, che coinvolge l’artista. Per questa ragione

noi non vediamo attraverso i dipinti. Un altro motivo per cui vediamo attraverso le foto e non attraverso

i dipinti è che per credere a un dipinto noi dobbiamo porre fiducia in chi l’ha fatto; una foto invece non

necessita di affidamento al fotografo perché la foto riporta chiaramente ciò che c’era. La foto ci

convince subito che ciò che vediamo è realmente così.

Un secondo passo è quello di chiedersi se i nostri sensi non ci stiano ingannando ma qui la questione

verte unicamente sul fruitore, su noi che guardiamo quella foto. La realtà potrebbe essere distorta

mediante l’assunzione di sostanze allucinogene per esempio. Questo discorso si potrebbe fare anche nei

confronti del fotografo e del pittore. Se quest’ultimo avesse ingerito sostanze allucinogene , il quadro

risultante non riporterebbe la realtà ma il discorso non è lo stesso per il fotografo la cui camera elude

l’allucinazione del creatore d’immagini. Nel caso del pittore la mia credenza dipende dalla sua, nel caso

della fotografia le mie credenze non possono avere dubbi nei confronti del fotografo. Il criterio su cui si

basa la trasparenza fotografica è l’autonomia del fruitore d’immagini rispetto al creatore delle stesse.

La foto riporta esattamente i fatti; interpretare la foto significa interpretare i fatti.

Occorre una precisione: alcuni sostengono che le foto possono avere diversi gradi di trasparenza, altri

che una foto può essere trasparente in certi aspetti e opaca per altri. Le foto prodotte dalla camera oscura

possono essere considerate simili ai quadri perché il fotografo esercita un controllo sulla foto simile a

quello che l’artista esercita sul quadro. I fotomontaggi sono paragonati da molti ai dipinti ma al massimo

i fotomontaggi possono essere trasparenti in alcune parti o per certi aspetti. Associare le foto ai dipinti

sarebbe comunque un errore.


ACQUISTATO

16 volte

PAGINE

12

PESO

133.79 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Estetica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze umanistiche per la comunicazione
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emagiuffry di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Pinotti Andrea.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Estetica

Riassunto esame Estetica, prof. Pinotti, libro consigliato Vita e Morte dell'Immagine, Debray
Appunto
Riassunto esame Estetica, prof. Pinotti, libro consigliato Estetica dei Media e della Comunicazione di Diodato e Somaini
Appunto
Riassunto esame Estetica, prof. Pinotti, libro consigliato Teorie dell'Immagine
Appunto
Riassunto esame Estetica, prof. Pinotti, libro consigliato Teorie dell'immagine: Il dibattito contemporaneo
Appunto