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La musica nei poemi omerici

I passi di tali poemi riguardanti la musica, la sua funzione, la posizione sociale del musicista, sono abbastanza numerosi e ci pongono di fronte ad alcune idee sulla musica appartenenti probabilmente a una tradizione ancora anteriori all'epoca di scrittura. La musica, anche leggendo dal trattato De musica dello Pseudo Plutarco, assolveva a una funzione non solo ricreativa ma etico-conoscitiva. Il canto inoltre serviva per ingraziarsi la divinità, la quale distribuisce il bene o il male, per cui in definitiva esso può anche indirettamente liberarci dalle malattie.

Nel periodo omerico tuttavia la musica sembra perdere questo potere medico religioso per acquistare invece una dimensione prevalentemente edonistica; inoltre le testimonianze omeriche ci presentano il musicista come un professionista. Il cantore, sia nell'Iliade che nell'Odissea è un personaggio importante, ma mai un personaggio chiave; la sua arte rappresenta un mezzo per mettere in evidenza o suscitare sentimenti o ricordare particolari situazioni. Dall'Odissea appare chiaro che l'arte musicale è concepita come un mestiere altamente specializzato più che un'attività collettiva. Il cantore in genere era cieco, in modo che potesse concentrarsi maggiormente sulla sua arte.

La musica come ideale educativo

Mano a mano che il poeta musicista si andava facendo più attento agli effetti etici della musica, cominciava ad affiorare il concetto dell'educazione musicale o educazione attraverso la musica. Lo Pseudo Plutarco chiude il suo celebre trattato proprio mettendo in evidenza lo sviluppo della dottrina etico educativa della musica, anche perché durante le feste si utilizzava come “calmante” dopo gli eccessi di vino.

L'invenzione dei υόμοι

Il termine significherebbe “legge”, per cui si può pensare che per metafora, nella musica i V fossero melodie stabilite in modo preciso per le varie occasioni cui erano destinate o per gli effetti che avrebbero dovuto produrre; essi avrebbero perciò costituito il nucleo di una tradizione musicale ed anche la base di un insegnamento musicale. Lo Pseudo Plutarco afferma che i primi υόμοι sono stati composti per la cetra o la lira e solo in un secondo tempo per il flauto, in quanto il primo è lo strumento consono alla più genuina tradizione dorica.

Se vi è una relazione tra υόμος = legge e υόμος = legge musicale, cioè υόμος come tema melodico costruito secondo un modo determinato e corrispondente a un preciso ethos o situazione emotiva, è evidente che allora la nascita dei v è legata alla nascita di una educazione musicale e a un determinato ideale pedagogico che assegna alla musica una funzione etica. Lo Pseudo Plutarco concorda con Platone nel ritenere che i V più antichi fossero composti per la lira. Lo sviluppo di una musica regolata da leggi fisse, il costruirsi di un corpo di musiche costituenti il nucleo di una tradizione, tutto ciò presuppone una educazione musicale assai diffusa e soprattutto la formazione di scuole in cui tale arte venisse insegnata e diffusa. Le scuole inizialmente fioriscono a Sparta, solo dopo ad Atene.

I miti più antichi sulla musica: Orfeo e Dioniso

Il mito più antico, più celebre e forse il più significativo è senza dubbio quello di Orfeo, anche per gli sviluppi che assunse poi nel pensiero platonico. Orfeo è l'eroe mitico che ha legato indissolubilmente il canto al suono della lira; ma ciò che affascina maggiormente nel mito orfico è l'aspetto incantatorio e magico della musica. La musica qui, è una potenza magica e oscura che sovverte le leggi naturali e che può riconciliare i principi opposti come vita morte, male e bene.

La concezione della musica che affiora dal mito di Orfeo è analoga a quella che emerge, nei tragici greci, dal mito di Dioniso. Orfeo canta e si accompagna con la lira; parola e musica fusi insieme, ragione e fantasia. Dioniso invece trae il suo potere esclusivamente dal suo strumento, dal suono insinuante del flauto il quale ovviamente esclude il canto e la poesia. Dioniso celebra il suo rito unicamente con la musica la quale viene esaltata dalla danza. Viene quasi sempre raffigurato danzante.

L'etica musicale e i pitagorici

Secondo gli antichi greci la musica non era soltanto da mettersi in relazione con i vizi e le virtù degli uomini e non era solamente provvista di potere nei riguardi del nostro mondo etico; si riteneva che la musica avesse poteri e virtù più profondi e non per nulla tutte le leggende la fanno derivare da divinità olimpiche proprio per sottolineare questa sua natura magica e incantatoria. Definire la musica un'invenzione divina rappresenta in definitiva non solo un modo di sancire il suo potere e la sua funzione nel mondo degli uomini ma anche un mezzo per fondare stabilmente e autorevolmente le sue leggi nell'epoca in cui esse andavano definendosi e fissandosi in un sempre più complesso insieme di norme.

Tra il VI e il V secolo vengono introdotte in Grecia l'armonia frigia e quella lidia, fissando un sistema di rapporti fissi tra ogni tonalità o modo e i vari soggetti e occasioni in cui ogni canto doveva essere eseguito. Lo sviluppo tecnico della musica in questi secoli si accompagna non solo a quella teoria che potremmo chiamare dell'etica musicale ma anche al diffondersi e all'affermarsi in modo sempre più incisivo di quel complesso di dottrine che vanno sotto il nome di pitagorismo.

L'armonia

La musica è centrale nel pensiero dei pitagorici. Il concetto di armonia è un concetto musicale solo per analogia o per estensione perché il suo significato primo è metafisico. L'armonia è concepita dai pitagorici anzitutto come unificazione dei contrari. Il concetto di armonia si completa con quello di numero: è la natura del numero che fa conoscere ed è guida ed insegna ad ognuno tutto ciò che è dubbio. Il numero dunque è la sostanza di tutte le cose come afferma anche Aristotele parlando dei pitagorici. Se l'armonia è sintesi dei contrari anche il numero in quanto fondamento di ogni cosa è sintesi di contrari.

La musica perciò è in fondo un concetto astratto che non coincide necessariamente con la musica nel senso corrente del termine. Musica ovvero armonia può essere non solo quella prodotta dal suono degli strumenti ma anche lo studio teorico degli intervalli musicali. I pitagorici, nelle loro ricerche, erano guidati dal principio che la musica doveva essere ricondotta a proporzioni semplici perché doveva rispecchiare l'armonia universale.

L'anima è armonia; perciò la musica ha un potere particolare sull'animo grazie all'affinità con la sua essenza costitutiva; la musica può ricostruire l'armonia turbata del nostro animo. Di qui nasce il concetto di catarsi.

Damone e l'etica musicale

Parte importante delle sue idee sulla musica dovevano essere contenute nel discorso che pare Damone avesse pronunciato davanti all'aeropago in occasione del suo allontanamento da Atene. Questo discorso verteva principalmente sulla musica e sul suo valore educativo per la gioventù e s'imperniava sul concetto del legame tra il mondo dei suoni e il mondo etico. Tutta la dottrina di Damone si presenta come un'estensione e un approfondimento della dottrina pitagorica.

La musica appare come una vera e propria disciplina dell'anima; ma come può indurre alla virtù così può anche indurre al male. Questo potere della musica si fonda sul fatto che ogni armonia provoca un movimento corrispondente nell'animo, cioè imita un certo carattere. Uno dei punti centrali della dottrina di Damone è che la musica può non solo genericamente educare l'animo ma anche specificatamente correggere le sue cattive indicazioni. Questa correzione è prodotta da una musica che imiti la virtù che si vuole inculcare nell'animo, e che perciò cancelli il vizio precedente. Si parla perciò di catarsi allopatica, cioè indotta dall'imitazione della virtù opposta al vizio corrispondente.

La catarsi aristotelica invece potrebbe chiamarsi omeopatica, in quanto la correzione dei vizi si ottiene attraverso l'imitazione dello stesso vizio di cui l'animo si deve liberare. Tali vizi diventano così inoffensivi e l'animo si purifica da essi nell'ascolto di una musica che imitando i sentimenti che ci opprimono, si trova nelle condizioni di chi è stato risanato.

Platone, Aristotele e la crisi del pitagorismo

La musica nella polis Platone sembra oscillare tra una radicale condanna della musica e una considerazione di essa quale suprema forma di bellezza e quindi di verità. Nella Repubblica così vengono definiti i filosofi rispetto agli amanti degli spettacoli e della musica: chi dunque è pronto a gustare ogni disciplina e va volentieri ad apprendere senza mai saziarsene avremo ragione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher balconi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Givone Sergio.
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