Enrico Fubini, L'estetica musicale dal Settecento a oggi
Capitolo primo – Dal razionalismo barocco all'estetica del sentimento
Armonia e melodramma
La nascita dell'armonia e l'invenzione del melodramma segnano all'inizio del Seicento una nuova era musicale; essi si implicano a vicenda (la polifonia non consentiva uno sviluppo temporale a causa del sovrapporsi delle voci), il nuovo rapporto musica-poesia implica un nuovo linguaggio. La musica si pone come spettacolo. Analogie non casuali fra la nascita dell'armonia e quella della scienza moderna (tendenza alla semplificazione razionale).
Gioseffo Zarlino, a metà Cinquecento, riconduce il mondo plurimodale della polifonia rinascimentale ai due modi minore e maggiore (primo approccio all'armonia); la natura è la fonte di legittimità, intervalli consonanti perché corrispondono a una divisione matematica della scala; attraverso la conoscenza scientifica della natura della musica si voleva ottenere il maggior effetto sull'ascoltatore (l'uomo è natura ed è sensibile alle leggi di natura, ma bisogna sapersene servire adeguatamente, idea pitagorica che la musica abbia affinità con l'animo perché fatti entrambi di numero). L'efficacia del discorso musicale si fonda sul nuovo linguaggio armonico-melodico, ed è prevedibile e regolabile; razionalità fondata sulla natura e semplicità fondata sulla certezza della legge vanno di pari passo con l'efficacia affettiva. In questo contesto nasce il melodramma, con le sue convenzioni retoriche e apparato scenico, discussa mistura di più linguaggi; esigenza che la musica debba esprimere, dall'altra il dubbio che la musica strumentale da sola sia inadeguata.
Musica, scienza e filosofia
L'intellettualismo di origine razionalistica è una costante fino a metà Settecento. Due grossi filoni che risalgono a metà Cinquecento: quello dei teorici dell'armonia, che mira a individuare i fondamenti razionali e naturali dell'armonia come specifico linguaggio della musica, autonomo linguaggio degli affetti (si rifà a Zarlino); quello di Caccini, Peri, sino a Monteverdi, che sottolinea il valore melodico della musica più di quello armonico, legandola alla parola, il recitar cantando doveva assecondare le parole (si rifanno alla Camerata). Nel campo del melodramma, la musica può essere accettata come parte integrante e complemento espressivo della parola, o tollerata come semplice ornamento, o respinta come causa della corruzione dell'essenzialità tragica.
Tutti i teorici del Seicento sono accomunati dal fine di ordinare razionalmente il mondo dei suoni e il...
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