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Teorie dell'immagine

Visual culture: a cosa servono le immagini?

Concezione platonica dell’immagine (confondere le idee). Bisogna concentrarsi sull’immagine visiva e non su quella mentale + rapporto immagini e parole (verde). Quindi cultura visuale = primato dell’immagine, si parte con la svolta del cinema; svolta positiva? Boh perché le immagini ostacolano la memoria (sovraesposizione). Bisogna integrarle con la cultura.

Ritorno immagine e autonomia iconico (Bohem)

Immaginazione kantiana unisce sensibilità ed intelletto, le copie sono solo doppio dell’originale. POIESI del vedere, faccio quindi vedo ma anche mano toccante e toccata (esperienza di sé). Il pittore in realtà interpreta e non copia (es stanza di Van Gogh); Grammatica visiva di Klee QUINDI le immagini tornano sempre in qualsiasi disciplina. Per la linguistica l’immagine è la metafora che risveglia l’immaginazione e crea la DIFFERENZA ICONICA – contrasto. Rapporto con la parola: trasparente ciò che è visibile con l’unione degli elementi materiali, opaco l’elemento materiale in sé. L’immagine si nega quando cerca di essere più realistica possibile, l’arte così però trionfa. Le immagini forti uniscono opacità e trasparenza.

Immagine medium corpo (Belting)

Medium: strumento che rende visibile l’immagine, non esistono immagini senza medium; Corpo: sia corpo che agisce che quello che percepisce. Le immagini accadono. Nessun immagine può giungere senza mediazione. C’è un rapporto di simbiosi tra medium e immagine, il ricordo la libera dal medium. Sono le parole che rimandano al ricordo e all’immaginazione. Image = immagine materiale, picture = immagine immateriale. Immagini legate nell’antichità al culto dei morti, statuette che rimandano all’uomo (media visivi). ICONOCLASTIA può distruggere l’image, il medium e non la picture. La nuova iconologia distingue tra una percezione analitica (col medium) e sintetica (con l’immagine mentale). PRESENZA ICONICA dell’immagine, presenza dell’assenza.

L’immagine come soggetto desiderante (Mitchell)

Cosa vogliono le immagini? Che si chieda loro cosa desiderano. Non basta chiedere cosa significhino (es animismo totemismo). Nella visual culture domina l’idea della vita propria delle immagini, potere delle immagini. L’immagine immobilizza lo spettatore, non ci si può allontanare da significato e contesto. Immagine attiva in quanto ci chiede di essere guardata.

Rapporto storia dell’arte e storia dell’immagine (Bredekamp – Elkins)

Visual studies includono tutto ciò che non è arte QUINDI anche nuovi media. Bildwissenschaft = in tedesco storia dell’arte che comprende anche i nuovi media. Bredekamp considera l’esperienza del Bauhaus; importanza della fotografia (raccolta di foto di opere). Elkins parla delle immagini non artistiche, immagini informazionali (quelle commerciali si rifanno all’arte). Woeffling è stato il primo a mostrare le opere d’arte col proiettore e far vedere insieme le immagini. Tanti studiosi confrontano immagini di epoche diverse per studiare l’arte.

Ruolo dell’immagine nella scoperta scientifica (Elkins)

Le immagini informazionali (grafici tabelle) sono usate per spiegare la storia dell’arte MA non sono considerate di per sé. Vengono distinte tra queste le immagini belle che sono modificate e vanno sui libri e sulle riviste e le immagini scientifiche che vanno su quelle di settore. Focus sulle immagini scientifiche: vengono studiate per l’interesse verso la scoperta e se sono un’alternativa allo scritto; lo schizzo scientifico è molto diverso dall’illustrazione es autoradiografie, vengono prese ogni volta le parti migliori. Antichità: tavolette oggi considerate arte erano per l’utilità.

Le nozioni di reading e frame dell’immagine (Bal)

Leggere l’arte = Ekphrasis. Bisogna tenere sempre in considerazione il contesto = framing. Un’immagine può essere letta in modi diversi (cartolina). Reframing = ricontestualizzazione. Anche la pubblicità va contestualizzata. Ogni atto del guardare è lettura. Icona riferita al grado di realismo dell’immagine, ha significato anche se l’oggetto non esiste più.

La reazione etica all’immagine (Didi-Huberman)

Con Kant si arriva alla verità come immagine. Immagine paragonata a una falena, la vedi bene solo quando brucia. La bellezza esterna sembra distogliere l’attenzione dall’essenziale (aspetto etico), quindi portatrice di falsità perché bella. Bisogna interpretare le immagini alla luce del fatto che esiste una vasta gamma. L’immaginazione e il montaggio creano un’archeologia azzardata, l’artista è paragonabile allo storico, inevitabilmente ci sono lacune perché ci sono troppe immagini. Partecipazione emotiva all’immagine (Hegel, Schop, Goethe) + immagine dello spettatore del naufragio di Lucrezio.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher favoletta91-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Pinotti Andrea.
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