22 febbraio ’21
INTRODUZIONE
L’analisi è la capacità che fonda l’astrazione e consiste nell’individuare le parti che compongono l’intero,
studiare le relazioni tra le parti e verificare di nuovo il risultato dell’unione tra le parti.
La filosofia allena la capacità di astrazione, che è legata all’analisi di un concetto (metafora: esercizi essenziali
per qualunque tipo di sport come lo stretching analogamente alla capacità di astrazione che è fondamentale
per qualsiasi attività professionale).
Le arti e le scienze sono fondate su meccanismi di astrazione e idealizzazione, l’astrazione è infatti una delle
operazioni ma anche un modo di pensare in cui la cultura occidentale si è specializzata.
Astrazione = segnerà le uguaglianze e le identicità. Astrarre significa chiedermi che cos’hanno in comune
gli elementi di un insieme pur essendo l’uno diverso dall’altro. Quando identifico attraverso l’analisi delle
differenze, posso trovare attraverso l’astrazione anche delle uguaglianze.
Astrarre = identificare che cos’hanno di identico e portarlo fuori. Una volta portato fuori lo nomino e lo
definisco.
Se l’analisi ci permette di trovare le differenze che intercorrono tra gli elementi che vengono per l’appunto
analizzati, l’astrazione consente di scremare le differenze e trattenere le uguaglianze fondamentali degli
elementi presi in considerazione. L’astrazione consente di ricorrere a modelli ideali per prevedere cosa
potrebbe accadere in futuro. Un buon architetto è un buon astrattore.
Nel momento in cui progetto una casa mi trovo con un insieme di case, ad esempio le
case che si sono studiate negli anni della formazione, case di cui ne abbiamo fatto
esperienza reale perché vi si è vissuto per un periodo e infine le case visitate durante
viaggi ed opera di architetti noti.
Le domande che ci si deve porre sono:
- Cosa hanno in comune le varie case?
- Cosa le rende identificabili con il nome “casa”?
Si trascurano quindi i tratti distintivi di ciascuna casa e si considera soltanto ciò che non varia che rappresenta
l’universale. Solo dopo aver individuato la legge universale, si trattiene ciò che vi è di identico e si eliminano
i particolari distruttivi.
Da UNA casa si arriva a LA casa
La casa con la “c” maiuscola, il concetto essenziale e platonico di casa che può essere applicato a qualunque
casa
- A
- B
- C
A, B, C rappresentano gli elementi caratteristici da mantenere fissi, mentre il resto può variare ed adattarsi
alle esigenze del committente o del tempo storico
È il passaggio dal REALE all’IDEALE, ovvero dal PARTICOLARE all’UNIVERSALE la riposta alla domanda CHE
COS’E’ LA CASA: è data dall’ASTRAZIONE.
Ovviamente nel momento in cui si progetta una cosa, si realizzerà una casa che è un particolare.
La differenza sta nell’avere una buona capacità di astrazione oppure no, infatti nel primo caso si realizzerà
una casa inedita che risponde a circostanze del tutto nuove rispetto alle case dell’insieme mentre nel
secondo caso si avrà soltanto una replica di una delle case dell’insieme che meglio si adatta alle circostanze.
Dal momento che risultano chiari gli elementi universali da tenere fermi durante la progettazione, ho la
possibilità di fare una buona casa per me, per il committente ma anche di creare di conseguenza un nuovo
modello di casa da aggiungere all’insieme di case preesistenti che già conoscevo.
Gli strumenti della filosofia ci permettono di comprendere meglio l’identità dell’architettura e dell’architetto
in particolare e di fare una distinzione concreta tra “architettura” e mera “costruzione”. La seconda è ciò che
non rappresenta affatto l’essere umano perché è solo la cattiva copia di ciò che c’era già, che preesisteva.
L’architettura permette l’astrazione e ne consegue che il miglior architetto è proprio il miglior astrattore.
01 marzo ’21
ARCHITETTURA →
ARCHITETTURA (analisi etimologica) dalla parola del greco antico “architektonia”, data dall’unione di
queste due parole:
- ARCHÉ indica sia una priorità/carattere cronologico (principio, origine) e quindi architettura intesa
come la costruzione che dà inizio, che dà principio, da cui parte qualcosa. Sia una priorità/carattere
logico e qualitativo (comando, dominio), che significa anche eccellenza e quindi architettura in questo
caso intesa come ciò che eccelle ed è al di sopra degli altri.
- TEKTONÌA indica la capacità di costruire (tektonia=costruzione, teckton=artista, artefice)
L’architettura, quindi, in base al significato che prendiamo di Archè, può indicare due cose:
- Architettura = Costruzione di cose eccellenti che coincidono con il comando su qualcosa
- Architettura = Costruzione di cose prime che coincidono con il principio di qualcosa
Questo significa sia che l’architetto è chi ha la capacità di costruire un comando, cioè una cosa che esercita
un potere sulle altre e sia che l’architetto è chi ha la capacità di costruire un principio, cioè una cosa che
fonda le altre cose.
Nel primo caso l’architetto può essere considerato come qualcuno che è capace di esercitare un potere
eccellente, ad esempio, il potere tecnico che è eccellente in quanto è una possibilità di comando o
dominio che gli esseri umani hanno sulla natura che non è data dalla loro azione e quindi è necessario
trovare una relazione positiva ovvero che risponde ai bisogni degli esseri umani.
Nel secondo caso invece possiamo pensare a un architetto come a qualcuno che sia capace di rispondere
ad una necessità prima come, ad esempio, alla necessità di separare lo spazio umano controllabile e sicuro
dallo spazio naturale che non è altrettanto controllabile e sicuro. Noi abbiamo come condizione di
sopravvivenza l’architettura stessa.
Il primo gesto che compie l’uomo è quello di trovare riparo dal chaos, ovvero dalla natura pericolosa. È la
costruzione tra le costruzioni perché ha la peculiarità di essere ciò che dà inizio alla storia umana stessa ed
è anche il gesto tecnico di divisione che separi e protegga lo spazio per noi dal resto dello spazio naturale.
L’architetto è colui che fa ordine ovvero compie il gesto primario di separare lo spazio cosmico (a misura
umana) dallo spazio caotico. L’architettura sta alla base di tutte le cose in quanto il gesto primario di
separare rappresenta il principio di cominciamento della società. Quello dell’architetto è il primo mestiere
da cui ne sono derivati poi tutti gli altri.
Le due direzioni etimologiche sembrano convergere nel senso che l’ archè della tektonìa è il comando
dell’essere umano di conservare il principio, cioè la possibilità di conservare la necessità della sua
esistenza nella natura, per cui la parola architettura indica che abbiamo la necessità di conservare le nostre
esistenze attraverso la separazione prima (originaria) di uno spazio controllato da uno spazio non
controllato ma anche che abbiamo la possibilità di usare il potere eccellente della tecnica che è una
condizione essenziale di separazione del primo dal secondo ovvero dell’essere umano dall’altro da sé.
Il mito è inteso come il passo intermedio tra i significati che l’etimologia ci dà e quelli che ci darà la
filosofia. 01 marzo ’21
MITO DI PROMETEO, LA METAFORA LETTERARIA DELL’ARCHITETTO.
Prometeo era un semidio (divinità preolimpica, un titano) conosciuto per essere il salvatore degli uomini.
Gli dèi olimpici avevano incaricato il fratello di Prometeo (Etimeteo) di donare a tutte le creature le qualità
divine, ma Etimeteo sbaglia e quindi Prometeo per rimediare all’errore del fratello ruba il fuoco e la
capacità di usarlo al Dio Efesto e l’intelligenza ad Atena per donarli agli esseri umani, egli fa quindi dono
all’umanità della tecnica e quindi assicurò loro la sopravvivenza contro gli Dèi e contro la natura pericolosa.
Il fuoco rappresenta quindi lo strumento discriminante di distinzione della loro identità dall’identità di
qualsiasi altra cosa che è sia il principio della loro sopravvivenza, che il loro comando sulle altre cose.
“[…] ma udite la miseria dei mortali/prima indifesi e muti come infanti/e a cui diedi il pensiero e la
conoscenza […] essi avevano gli occhi e non vedevano, / avevano le orecchie e non udivano […]
ignoravano le case / vivevano sottoterra come labili larve in grotte fonde senza il sole / ma la più grande
difesa si estingueva senza farmaci”.
Grazie al fuoco, che è un dono divino, in possesso specifico di Efesto, l’umanità può finalmente costruirsi
una casa. L’architettura rende gli esseri umani davvero esseri umani, e lo diventano quando sono in grado
di farsi la loro casa. Solo grazie all’arte dell’architettura l’uomo è ciò che è al giorno d’oggi.
Viene quindi rappresentata l’identità dell’architetto attraverso il riferimento a Prometeo, il quale inoltre
rappresentava il proto-architetto anche per un’altra sua caratteristica ovvero quello di essere una sorta di
veggente grazie alla sua capacità di vedere il futuro che è fondamentale per un architetto, il quale deve
essere in grado di essere lungimirante e di immaginare il futuro e il destino della propria opera.
È solo a partire dall’architettura come costruzione della prima casa che l’uomo è veramente tale, è
l’architetto che dà la possibilità agli uomini di distaccarsi dal resto degli animali, delle larve. La figura
dell’architetto segna l’inizio della possibilità della storia civile perché compie il gesto di separare lo spazio
protetto dallo spazio caotico.
La filosofia antica sottolinea che l’arte, e in particolare l’architettura, è la capacità di costruzione effettiva
infatti l’artista, e in particolare l’architetto, idea ma soprattutto fa che significa avere la responsabilità del
cambiamento dello status quo, hanno un ruolo fondamentale Platone e Aristotele.
PLATONE
Solo un insieme di oggetti che fanno parte della tekne sono considerati arte e tra questi c’è anche
l’architettura. Nella filosofia antica, l’insieme dell’arte comprende molti più oggetti di quelli che intendiamo
oggi per arte, come ad esempio l’artigianato.
Secondo Platone l’architettura nel sistema di gerarchia delle arti occupa una posizione medio-alta. Egli
propone una classificazione delle arti secondo un criterio non estetico ma conoscitivo, ovvero attraverso la
capacità di un oggetto di farci conoscere la realtà e quindi in base alla tipologia di relazione tra l’arte
considerata e le cose effettive, cioè la realtà.
In base a questa gerarchia, la relazione tra le arti e le cose effettive diminuisce in modo progressivo.
- Arti dell’USO (grado più sofisticato), vedi esempio delle briglie del cavallo, chi le conosce meglio del
cavaliere che le utilizza. Attraverso l’uso si conosce in modo diretto lo statuto d’identità di un oggetto.
- Arti che FABBRICANO oggetti = architettura, non imita gli oggetti ma fabbrica oggetti reali non delle
imitazioni, chi fabbrica ha una conoscenza indiretta dello statuto d’identità dell’oggetto
- Arti che IMITANO gli oggetti è il grado più inferiore, comprende la pittura e la scultura considerate
ingannevoli in quanto sono imitazioni del corpo umano che non danno accesso alla realtà, infatti, nel
momento in cui si imita un oggetto non ne si conosce affatto lo statuto d’identità. 01 marzo ’21
L’idea cardine che si può estrapolare da questa relazione è che l’architettura è un’arte riproduttiva che
costruisce oggetti reali e non immagini di oggetti reali e non è un’arte che aumenta la distanza che separa
il fruitore di un oggetto dalla verità del suo statuto d’identità nel senso che non illude il fruitore di essere
qualcosa che non è.
Non nascondete l’uso pensando che sia un disvalore estetico, non disegnate stampanti che cercando e
volendo essere più belle da un punto di vista estetico nascondono il pulsante di accensione, ne
nascondono l’uso. L’esplicitazione dell’uso è a favore della bellezza estetica.
La relazione tra l’oggetto artistico e il suo fruitore è stretta abbastanza da non compromettere la capacità
del secondo di discriminare la verità e la falsità, che secondo Platone è una capacità essenziale per le sue
conseguenze epistemologiche ed etiche.
Così come il bravo medico non è colui che cura la malattia in generale ma il paziente particolare,
analogamente il bravo architetto è colui che sa costruire lo spazio in una circostanza particolare
(particolare fruitore o particolare quartiere).
ARISTOLE
Aristole, filosofo successivo a Platone di cui riprende la partizione tra le arti che producono qualcosa di
vero e le arti che imitano qualcosa di vero. Lui ritiene che l’architettura sia un’arte razionale; se con Platone
abbiamo rivisitato il concetto di USO, con Aristotele invece si riprende il concetto di ESITO.
Egli ritiene che l’arte sia l’esito di un processo razionale sin dalla sua genesi, infatti, afferma che
“l’’architettura è un’arte ragionata secondo verità alla produzione, la mancanza d’arte, al contrario, è una
disposizione, accompagnata da ragionamento falso, alla produzione”
Egli sostiene che l’arte sia una disposizione ragionata ed è importante in quanto sottintende un’idea di arte
che domina l’antichità e arriva fino alla modernità e si riferisce al fatto che l’arte sia la capacità di fare
qualcosa attraverso regole precise e ragionate, non irrazionali e nemmeno istintive per cui l’artista deve
saper fare un oggetto secondo regole date da un’operazione che ha l’ambizione di identificare, prima, e
trasferire nell’oggetto, poi, le leggi della natura che è perfetta.
Fare arte, dunque, significa identificare le leggi che regolano la composizione perfetta della natura e
tradurre queste leggi in numeri, cioè un linguaggio comprensibile agli esseri umani, che verranno poi
trasferiti negli oggetti artistici, si tratta di regole che non hanno nulla a che fare con un’idea di arte istintiva
e improvvisata.
Fare della buona architettura NON significa dare sfogo alla propria fantasia senza vincoli, ma trarre i vincoli
proprio dalla natura umana. Il primo vincolo che l’architetto deve avere è la MISURA UMANA, creare spazi
basandosi sulla misura umana.
Si tratta di abbassare la spinta qualitativa di benessere che abbiamo e una cattiva architettura a lungo
andare ci fa ammalare. Il compito dell’architetto e dell’architettura è di determinare il livello di qualità della
vita stessa dell’umanità. Un esempio molto semplice può essere il gradino di una scala, il rapporto
pedata/alzata, quanto il disegno di una scala può modificare l’agire e il vivere umano. 01 marzo ’21
IL CANONE
Il cardine di costruzione della bellezza stessa e di una buona architettura.
Gli antichi facevano arte imitando la realtà e la natura; l’antico fa arte, noi facciamo architettura. Il nostro
obiettivo come architetti è proprio di tornare a considerare il paradigma antico e farlo nostro al momento
del componimento o del disegno. E per l’antico fare arte imitando la natura, ovvero imitandone la forma
più alta, il suo stesso vertice. (il Kosmos, la volta del cielo). Kosmos, in greco antico significa “volta del
cielo”, ma il suo significato traslato è “ordine” e la nozione di ordine è alla base di ogni forma d’arte e in
primis dell’architettura stessa. Quindi l’architetto nel progettare deve rifarsi al Kosmos, all’ordine.
La soluzione geniale che gli antichi hanno trovato per fare spazio nel mondo a misura umana è trarre dalla
volta celeste le regole che definiscono la misura umana stessa, proprio perché capisco che il Kosmos
contiene già tutte le regole spaziotemporali. Cerco un linguaggio che mi permetta di tradurre ciò che io
deduco osservando il Cosmo in proporzioni numeriche, che diventano canoni e codici.
La spaziotemporalità, la misura temporale di ciascuno di noi, è definita dal Kosmos ed è ciò su cui si basa
la progettazione dell’architetto stesso. La misura umana e la spaziotemporalità umana che regola le nostre
vite è regolata dal Cosmo.
LA REGOLA DELLA SPAZIOTEMPORALITÀ UMANA
Ci sono due modi di intendere l’architettura:
- Arte come IMITAZAZIONE della NATURA (oggetto), paradigma che dura dalla Grecia antica fino agli
inizi dell’Ottocento.
- Arte come ESPRESSIONE dell’IO (soggetto), paradigma che investe tutta l’epoca moderna e
contemporanea.
Fare arte imitando la natura significa imitare la volta del cielo. Imitare la volta del cielo significa che va
ricercata la misura umana nella volta del cielo, infatti, per costruire lo spazio serve una misura umana
universale.
La regola della SPAZIOTEMPORALITA’ UMANA (SPAZIO = punti cardinali – TEMPO = il sole dà la misura
del giorno e della notte, il ciclo delle stagioni) la si trova nella volta del cielo. Le proporzioni della volta
celeste vengono dunque tradotte in numeri, proporzioni numeriche e valgono come regole.
Con Hegel si assiste ad un p
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Appunti esame di Estetica dell'architettura, prof. Simona Chiodo
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