INTRODUZIONE
L’analisi è la capacità che fonda l’astrazione consiste nell’individuare le parti che compongono
l’intero, studiare le relazioni tra le parti e verificare di nuovo il risultato dell’unione tra le parti.
La filosofia allena la capacità di astrazione, che è legata all’analisi di un concetto (metafora: esercizi
essenziali per qualunque tipo di sport come lo stretching analogamente alla capacità di astrazione
che è fondamentale per qualsiasi attività professionale).
Le arti e le scienze sono fondate su meccanismi di astrazione e idealizzazione, l’astrazione è infatti
una delle operazioni ma anche un modo di pensare in cui la cultura occidentale si è specializzata.
ANALISI
ASTRAZIONE
IDEALIZZAZIONE
L’astrazione consente di ricorrere a modelli ideali per prevedere cosa potrebbe accadere in futuro.
Un buon architetto è un buon astrattore.
Nel momento in cui progetto una casa mi trovo con un insieme
di case, ad esempio le case che si sono studiate negli anni della 1 5
formazione, case di cui ne abbiamo fatto esperienza reale perché 2 3 4 6
vi si è vissuto per un periodo e infine le case visitate durante
viaggi ed opera di architetti noti. 7 8 9
Le domande che ci si deve porre sono:
COSA HANNO IN COMUNE LE VARIE CASE?
COSA LE RENDE IDENTIFICABILI CON IL NOME CASA?
Si trascurano quindi i tratti distintivi di ciascuna casa e si considera soltanto ciò che non varia che
rappresenta l’universale.
Solo dopo aver individuato la legge universale, si trattiene ciò che vi di identico e si eliminano i
particolari distruttivi.
Da UNA casa a LA casa
LA CASA -A A,B,C rappresentano le cose da mantenere fisse, il resto può variare
-B
-C
È il passaggio dal REALE all’IDEALE, ovvero dal PARTICOLARE all’UNIVERSALE
La riposta alla domanda CHE COS’E’ LA CASA è data dall’ASTRAZIONE
Ovviamente nel momento in cui si progetta una cosa, si realizzerà una casa che è un particolare.
La differenza sta nel fatto se si ha una buona capacità di astrazione oppure no, infatti nel primo caso
si realizzerà una casa inedita che risponde a circostanze del tutto nuove rispetto alle case dell’insieme
mentre nel secondo caso si avrà soltanto una replica di una delle case dell’insieme che meglio si adatta
alle circostanze.
Gli strumenti della filosofia ci permettono di comprendere meglio l’identità dell’architettura e
dell’architetto in particolare prova a rispondere alla domanda: che cos’è l’architettura? quale
specificità distingue l’architettura dalle altre arti?
A tal proposito bisogna considerare il dibattito storico sulla classificazione delle arti che ha una genesi
antica ma continua anche nella modernità e nella contemporaneità.
→
ARCHITETTURA (analisi etimologica) dalla parola greca Architektonia, data dall’unione di
due parole:
→ Arché indica sia una priorità cronologica (principio, origine) sia una priorità logica (comando,
dominio), che significa anche eccellenza
→ Tektonìa indica la capacità di costruire (tektonia=costruzione, teckton=artista, artefice)
L’architettura quindi può indicare due cose:
→ Architettura = Costruzione di cose eccellenti che coincidono con il comando su qualcosa
→ Architettura= Costruzione di cose prime che coincidono con il principio di qualcosa.
Questo significa sia che l’architetto è chi ha la capacità di costruire un comando, cioè una cosa che
esercita un potere sulle altre e sia che l’architetto è chi ha la capacità di costruire un principio, cioè
una cosa che fonda le altre cose.
Nel primo caso l’architetto può essere considerato come qualcuno che è capace di esercitare un potere
eccellente ad esempio il potere tecnico che è eccellente in quanto è una possibilità di comando o
dominio che gli esseri umani hanno sulla natura che non è data dalla loro azione e quindi è necessario
trovare una relazione positiva ovvero che risponde ai bisogni degli esseri umani.
Nel secondo caso invece possiamo pensare a un architetto come a qualcuno che sia capace di
rispondere ad una necessità prima come ad esempio alla necessità di separare lo spazio umano
controllabile e sicuro dallo spazio naturale che non è altrettanto controllabile e sicuro.
Il primo gesto che compie l’uomo è quello di trovare riparo dal chaos,
ovvero dalla natura pericolosa.
L’architetto è colui che fa ordine ovvero compie il gesto primario di
separare lo spazio cosmico (a misura umana) dallo spazio caotico.
L’architettura sta alla base di tutte le cose in quanto il gesto primario di
separare rappresenta il principio di cominciamento della società. KOSMOS/CHAOS
Le due direzioni etimologiche sembrano convergere nel senso che l’archè della tektonìa è il comando
dell’essere umano di conservare il principio, cioè la possibilità di conservare la necessità della sua
esistenza nella natura, per cui la parola architettura indica che abbiamo la necessità di conservare le
nostre esistenze attraverso la separazione prima (originaria) di uno spazio controllato da uno spazio
non controllato ma anche che abbiamo la possibilità di usare il potere eccellente della tecnica che è
una condizione essenziale di separazione del primo dal secondo ovvero dell’essere umano dall’altro
da sé.
Mito di Prometeo, la metafora letteraria dell’architetto.
Prometeo era un semidio noto per aver rubato il fuoco agli dei per donarlo agli esseri umani, egli fa
quindi dono all’umanità della tecnica e quindi assicurò loro la sopravvivenza contro gli dei e contro
la natura pericolosa. Il fuoco rappresenta quindi lo strumento discriminante di distinzione della loro
identità dall’identità di qualsiasi altra cosa che è sia il principio della loro sopravvivenza che il loro
comando sulle altre cose.
“[…] i mortali/prima indifesi e muti come infanti/e a cui diedi il pensiero e la coscienza […] avevano
gli occhi e non vedevano, / avevano le orecchie e non udivano […] vivevano sottoterra come labili”.
Viene quindi rappresentata l’identità dell’architetto attraverso il riferimento a Prometeo, il quale
inoltre rappresentava il proto-architetto anche per un’altra sua caratteristica ovvero quello di essere
una sorta di veggente grazie alla sua capacità di vedere il futuro che è fondamentale per un architetto
il quale deve essere in grado di essere lungimirante e di immagine il futuro e il destino della propria
opera.
La figura dell’architetto segna l’inizio della possibilità della storia civile perché compie il gesto di
separare lo spazio protetto dallo spazio caotico.
La filosofia antica sottolinea che l’arte, e in particolare l’architettura, è la
capacità di costruzione effettiva infatti l’artista, e in particolare l’architetto,
idea ma soprattutto fa che significa avere la responsabilità del cambiamento ARTE
dello status quo, hanno un ruolo fondamentale Platone e Aristotele.
Solo un insieme di oggetti che fanno parte della tekne sono considerati arte
e tra questi c’è anche l’architettura. TEKNE
Nella filosofia antica, l’insieme dell’arte comprende molti più oggetti di
quelli che intendiamo oggi per arte, come ad esempio l’artigianato.
Secondo Platone l’architettura nel sistema di gerarchia delle arti occupa una posizione medio-alta.
Egli propone una classificazione delle arti secondo un criterio non estetico ma conoscitivo, ovvero
attraverso la capacità di un oggetto di farci conoscere la realtà e quindi in base alla tipologia di
relazione tra l’arte considerata e le cose effettive, cioè la realtà.
In base a questa gerarchia, la relazione tra le arti e le cose effettive diminuisce in modo progressivo.
1. Arti dell’USO (grado più sofisticato), vedi esempio delle briglie del cavallo, chi le conosce
meglio del cavaliere che le utilizza.
Attraverso l’uso si conosce in modo diretto lo statuto d’identità di un oggetto.
2. Arti che FABBRICANO oggetti = architettura, non imita gli oggetti ma fabbrica oggetti
reali non delle imitazioni, chi fabbrica ha una conoscenza indiretta dello statuto d’identità
dell’oggetto
3. Arti che IMITANO gli oggetti è il grado più inferiore, comprende la pittura e la scultura
considerate ingannevoli in quanto sono imitazioni del corpo umano che non danno accesso
alla realtà infatti nel momento in cui si imita un oggetto non ne si conosce affatto lo statuto
d’identità.
L’idea cardine che si può estrapolare da questa relazione è che l’architettura è un’arte riproduttiva
che costruisce oggetti reali e non immagini di oggetti reali e non è un’arte che aumenta la distanza
che separa il fruitore di un oggetto dalla verità del suo statuto d’identità nel senso che non illude il
fruitore di essere qualcosa che non è.
La relazione tra l’oggetto artistico e il suo fruitore è stretta abbastanza da non compromettere la
capacità del secondo di discriminare la verità e la falsità, che secondo Platone è una capacità
essenziale per le sue conseguenze epistemologiche ed etiche.
Così come il bravo medico non è colui che cura la malattia in generale ma il paziente particolare,
analogamente il bravo architetto è colui che sa costruire lo spazio in una circostanza particolare
(particolare fruitore o particolare quartiere).
Aristole, filosofo successivo a Platone di cui riprende la partizione tra le arti che producono qualcosa
di vero e le arti che imitano qualcosa di vero.
Egli ritiene che l’arte sia l’esito di un processo razionale sin dalla sua genesi infatti afferma che
“l’’architettura è un’arte ragionata secondo verità alla produzione, la mancanza d’arte, al contrario,
è una disposizione, accompagnata da ragionamento falso, alla produzione”
Egli sostiene che l’arte sia una disposizione ragionata ed è importante in quanto sottintende un’idea
di arte che domina l’antichità e arriva fino alla modernità e si riferisce al fatto che l’arte sia la capacità
di fare qualcosa attraverso regole precise e ragionate, non irrazionali e nemmeno istintive per cui
l’artista deve saper fare un oggetto secondo regole date da un’operazione che ha l’ambizione di
identificare, prima, e trasferire nell’oggetto, poi, le leggi della natura che è perfetta.
Fare arte dunque significa identificare le leggi che regolano la composizione perfetta della natura e
tradurre queste leggi in numeri, cioè un linguaggio comprensibile agli esseri umani, che verranno poi
trasferiti negli oggetti artistici, si tratta di regole che non hanno nulla a che fare con un’idea di arte
istintiva e improvvisata.
Le arti antiche sono caratterizzate anche da un’altra classificazione che integra la distinzione tra
produzione e riproduzione attraverso la concentrazione su un elemento che è la tipologia dell’atto
artistico:
→ artisti che devono fare di necessità uno sforzo fisico aggiunto ad uno sforzo intellettuale
perché lavorano con la materia (architetto), si tratta del grado inferiore e si tratta delle arti
chiamate vulgares che significano del popolo e della gente qualsiasi.
→ artisti che devono fare soltanto uno sforzo intellettuale (grado superiore), si tratta delle arti
liberales ovvero degne di chi è libero.
La classificazione delle arti è fondata sulle nozioni di produttività e riproduttività attribuisce il criterio
di imitazione della natura alle seconde ma se si considera il senso meno banale del criterio di
imitazione ovvero che si riferisce all’ambizione di copiare le leggi interne della natura e non le sue
forme esterne, allora anche le arti produttive sono imitative nel senso che anche l’architettura imita
la natura perché trasferisce nei suoi oggetti le leggi compositive della natura prima identificate e poi
tradotte in un linguaggio numerico.
La classificazione delle arti medievali riprende in qualche modo la partizione antica tra le arti vulgares
e le arti liberales soltanto che le prime vengono chiamate meccaniche (architettura), un termine che
in qualche modo le nobilita rispetto al passato mentre le secondo sono ancora chiamate liberali le
quali sono suddivise a loro volta in arti razionali (grammatica, retorica e dialettica) e reali
(aritmetica, astronomia e musica).
I pensatori umanisti hanno continuato a ragionare secondo lo schema antico e medievale ma sentono
la necessità di nobilitare anche la pittura e la scultura.
Nel Settecento in Europa viene sancito un principio fondativo di cosa sono le arti.
“Le belle arti ricondotte ad unico principio” (1747) di Batteux determina una svolta decisiva nella
classificazione delle arti moderne definite in riferimento all’ utilità e alla bellezza delle arti, si hanno
così alcune destinate a servire, altre ad incantare e alcune a fare entrambe le cose.
Le arti vengono classificate in tre generi in rapporto ai fini che si propongono:
→ arti meccaniche che impiegano la natura unicamente per l’uso e comprendono tutte le arti
che hanno per oggetto i bisogni dell’uomo, che la natura sembra abbandonare a se stesso nel
momento in cui nasce in quanto è esposto al freddo, alla fame e alle malattie.
→ belle arti per eccellenza, ovvero quelle che hanno per oggetto il piace e sono nate in senso
alla gioia e ai sentimenti, esse non usano la natura ma la imitano (musica, poesia, pittura,
scultura, danza).
→ arti che hanno per oggetto l’utilità e la piacevolezza che sono nate da un bisogno e il gusto
le ha perfezionate (architettura ed eloquenza).
La classificazione di Batteux è significativa in quanto prevede che la totalità delle arti è basata
sull’imitazione della natura, cioè delle sue leggi interne e perché l’architettura viene in qualche modo
riscattata.
Dalla metà del Settecento l’architettura è legata alle belle arti delle quali è l’estensione in quanto
risponde al piacere ma anche all’utilità esemplificando così la possibilità di un’unione tra le polarità.
Gli autori contemporanei seguono la classificazione di Batteux ma introducono una variazione
importante ovvero la riduzione della sua ripartizione in una bipartizione, si hanno così 7 belle arti
(5+2), in 5 prevale il piacere mentre solo in 2 (l’architettura e l’eloquenza) si ha un equilibrio tra
piacere e utilità.
L’architettura viene considerata un’arte bella e autentica.
Kant classifica le arti attraverso il riferimento al piacere:
→ arte estetica, ovvero l’arte avente come immediato intento il sentimento del piacere
→ arte meccanica, ovvero se l’arte, adeguata alla conoscenza di un oggetto possibile, esegue
per realizzarlo semplicemente le azioni a ciò richieste
Sistematizza l’uso di un altro criterio di classificazione in base al quale individua tre tipi di belle arti:
arte verbale, arte figurativa e arte del gioco delle sensazioni.
L’architettura è un’arte figurativa, in particolare un’arte plastica, perché fondata sulla verità dei sensi
e non sulla parvenza dei sensi ovvero produce oggetti che sono effettivi e quindi fruibili con la vista
e il tatto e non oggetti illusori, cioè fruibili solo con la vista.
Nell’Ottocento gioca un ruolo fondamentale la figura di Hegel il quale ritiene che l’arte sia una via
di espressione di una dimensione spirituale degli esseri umani che sono l’unica cosa creata a
immagine e somiglianza di Dio e quindi l’unica cosa che può creare arte.
Quando l’essere umano fa arte esprime il suo io, ovvero esprime la sua spiritualità, la quale è
rappresentata dall’uomo e non dal kosmos.
La natura non è spirituale per cui l’uomo non ha niente da imparare dalla natura.
L’arte non è più concepibile come imitazione della natura perché come se il superiore imitasse
l’inferiore in quanto la natura non è spirituale, l’unica creatura naturale spirituale è l’essere umano,
l’arte dunque non misura la sua riuscita sulla base di una comparazione tra sé e altro da sé.
La classificazione delle arti subisce una rivoluzione in quanto queste vengono classificate sulla base
del loro grado di espressione dello spirito:
→ arti simboliche = la materia della forma > dimensione della soggettività spirituale
(architettura)
→ arti classiche = materia della forma =dimensione della soggettività spirituale (scultura)
→ arti romantiche = dimensione della soggettività spirituale > materia della forma (pittura,
musica, poesia)
Hegel le pone secondo una progressione logica e cronologica e ritiene che l’arte arrivi ad esprimere
al suo grado massimo lo spirito nel momento in cui viene liberato dalla matericità.
Nel caso dell’architettura, l’espressione spirituale ha la necessità di passare attraverso una forma
materica che limita la possibilità di espressione del suo oggetto che è lo spirito, anche l’architettura
risulta essere tripartita in simbolica, classica e romantica.
Ci sono due modi di intendere l’architettura:
1. Arte come IMITAZAZIONE della NATURA (oggetto), paradigma che dura dalla Grecia
antica fino agli inizi dell’Ottocento.
2. Arte come ESPRESSIONE dell’IO (soggetto), paradigma che investe tutta l’epoca moderna
e contemporanea.
KOSMOS
→ Senso LETTERALE = VOLTA
D
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