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Appunti di estetica A.A. 2012-2013

Prof. Lucio Vetri

Lezione I

Il corso si divide in due parti: una istituzionale che affronta temi di carattere generale tipo cos’è l’estetica e una seconda parte che affronta il rapporto tra filosofia e poesia, in particolare in Platone.

La prima parte affronta il rapporto tra estetica, poetica e retorica, nozioni dai molteplici significati, che dunque ci danno tre problemi diversi, una problematica semantica.

La seconda parte è a carattere monografico. Un rapporto è presente nel discorso platonico. Ci sarà l’esame di alcuni testi platonici: la problematica è: come mai Platone da filosofo si preoccupa della poesia? Egli condanna e allo stesso tempo riscatta la poesia. Platone si sostituisce ai poeti in quanto filosofo/poeta.

Emerge una prima segnalazione: perché Platone si occupa di poesia? Per lui una certa poesia va condannata, un altro tipo va riscattato. Vuole fare prevalere la filosofia con due altre figure di intellettuali, che prima di Platone rivestivano una grande importanza. Si dimostrano quali portatori di sapere: sto parlando dei poeti antichi; Omero ed Esiodo. A questi Platone oppone la figura del filosofo da lui stesso incarnata; il filosofo è il nuovo paradigma della cultura. Entrambi sono capaci di trasmettere sapere.

Da un lato c’è la condanna alla poesia epica, dall’altro a quella drammatica, che Platone definisce mimetica. È una condanna specifica della poesia. Condanna il logos e la lexis. Per logos intendiamo i contenuti della poesia, che non sono veritieri. La lexis invece è la forma del linguaggio. La poesia dunque è condannata sia per i contenuti che per la forma.

Platone stesso tuttavia si avvale della poesia, infatti le sue opere sono dialoghi, e dunque Platone usandola si atteggia da poeta drammatico.

In tutti i dialoghi platonici è presente il mito, dunque il ricorso alla menzogna vera: una verità detta entro le vesti della menzogna. Platone ripete i miti ma ne inventa anche dei nuovi, infatti alcuni temi non si possono spiegare con la ragione. Platone riconosce la debolezza della ratio su certi argomenti. I miti sono più attraenti e rendono il tutto più comunicativo, più comprensibile.

La ragione non può dire certe cose dunque deve lasciare il posto alla poesia: ecco centrato il nesso tra filosofia e poesia in Platone. Il filosofo ha due idee della poesia che vanno inquadrate in un contesto ben più ampio:

  • La poesia come non techné: la poesia non è un'arte, non è un’attività produttiva fondata sul sapere, bensì la poesia è “tzeia mania” cioè una forma di pazzia. Il poeta non è bravo a usare la techné, quello che fa lo fa per via della musa; è impossessato della divinità che agisce su di lui. Nello Ione usa delle immagini icastiche. La poesia dice il vero solo in base a ciò che il dio ha detto. La poesia è divina mania, non techné. Dunque nell’educazione poesia e rapsodia non sono insegnabili.
  • La poesia è una techné, dunque qualcosa di esercitabile sulla base di un sapere. Dunque una poesia cattiva e una buona; una techné solo apparente vs una techné vera, reale, effettiva.

Tuttavia quando la poesia viene riscattata perde di autonomia. È poesia subordinata alla filosofia. La poesia legittima si adegua alle prescrizioni. La poesia non è autonoma ma può autodeterminarsi. Solo così può osservare il suo compito, quello educativo. Nella Repubblica ci sono argomenti di tipo:

  • Gnoseologico/ontologico: cioè hanno a che fare con la conoscenza (gnoseologico) e con la visione del mondo (ontologico).
  • Psicologico/etico: la poesia mimetica sortisce effetti negativi dal punto di vista psicologico, soprattutto nei confronti del fruitore. Secondo Platone la poesia mimetica sollecita la parte irrazionale dell’anima. Questo ha un riflesso immediato dal punto di vista etico politico.

Ma iniziamo con l’analisi del primo modulo della nostra indagine.

Quanto più dappresso scrutiamo una parola tanto più essa ci guarda da lontano”. Questo è un significativo aforisma di Karl Krauss che indica un doppio movimento: da un lato ci muoviamo noi, è un momento legato al bisogno di una presa verso questa parola. Questo nostro muoverci verso la parola indica un tentativo di capire, definire, il significato della parola. Il secondo movimento a cui Krauss allude è riferito alla parola stessa: la parola non sta ferma, sfugge al nostro tentativo di impossessarcene, dunque di renderla comprensibile. Questo ci dimostra che la parola non può essere definibile una volta per tutte. Accostarci a una parola significa fare l’esperienza del molteplice. Non è costituito dall’unicità ma dalla molteplicità del significato: quella parola viene usata per definire significati diversi.

Tuttavia, gli aforismi sono pieni di significati e sensi diversi, dobbiamo dunque evitare un’altra parola. L’aforisma ci indica che la parola ci invita a capirla da lontano. Viene da una lontananza etimologica. Le parole hanno una loro storia, dunque quella che ci costringe a guardarla da lontano ci fa fare un viaggio a ritroso. Poetica e retorica sono due parole antichissime, che appartengono alla Grecia più antica. Invece la parola estetica è moderna, compare solo nel 1700, ad essere precisi 1735, ad opera di un filosofo tedesco: Baumgarten.

Lezione II

Possiamo dire, senza comprometterci troppo, che tutte e tre queste parole hanno un rinvio comune, un comune significato di fondo. Sono termini che designano delle forme di riflessione. Sono insomma 3 forme diverse di riflessione. Sulla base di questo si articolano diversi significati particolari.

Il significato unitario è però generico: non ci dice nulla di specifico. È possibile vedere un profilo di carattere generale? Ci sono connotati che conferiscono all’azione un significato specifico?

Ci sono 3 forme di riflessione. Per riflessione intendiamo un esercizio di pensiero. Questo il suo connotato generale. Se noi riflettiamo, lo facciamo perché vogliamo sapere qualcosa su ciò che costituisce l’argomento della riflessione. Quando riflettiamo non facciamo altro che porci delle domande. Ma le domande che abbiamo hanno lo stesso obbiettivo? Le domande che ci poniamo non è per nulla indifferente. Decidendo la domanda decidiamo anche il tipo di risposta che daremo alla nostra domanda. Ad esempio ci sono due domande fondamentali che fungono da punto di partenza:

  • Che cos’è?
  • Che cosa intendiamo?

Sono domande molto diverse perché ci avviano a un approdo della conoscenza. La prima domanda proprio perché così formata è una domanda che di per sé pretende una risposta univoca e assoluta: una definizione. Se io mi chiedo cos’è l’estetica la domanda stessa pretende che io risponda con una definizione, la quale pretenderà di avere un solo significato, la pretesa di valere per tutti. L’estetica è filosofia dell’arte. Nella stessa pronuncia si presenta come definizione, come assolutamente vera.

E questo avrà conseguenze nel mio carattere. Mi metto nella condizione di ridurre le mie conoscenze. Nel momento in cui io definisco l’estetica come filosofia dell’arte riduco subito le mie possibilità di ulteriori definizioni. Mi focalizzo su un punto solo. È un qualcosa di riduttivo ma che ci rassicura. Benedetto Croce riflette sulla poesia, si chiede che cos’è. La risposta sarà una sola: la poesia è intuizione lirico cosmica ed espressione. Un’altra definizione dunque. Per Schopenhauer la poesia è conoscenza. Altra definizione. Secondo Croce il 1600 pur essendo pieno di poesia è un secolo senza poesia. La definizione lo costringe a cancellare questo secolo. Non si può andare contro la definizione che si da.

La seconda domanda – che cosa intendiamo? – ci costringe a un esercizio di pensiero molto diverso. Anche questa domanda ci chiude la porta della conoscenza. È una domanda che amplia la nostra conoscenza. Ci apre alla comprensione in una varietà di sensi. Ci prepara ad accogliere, non a intervenire sulla realtà. Comprendere vorrà dire anche intendere, capire il senso, il perché. Comprendere è sinonimo di mettere in relazione come un esercizio di tessitura. Riaprire gli occhi ci fa comprendere la realtà. Ogni punto provvisorio di approdo è solo un’ipotesi, un acquisto della conoscenza. Ogni riflessione esprime volontà di conoscere qualcosa che non conosciamo, un qualcosa che trova risposta in qualcosa che non conosciamo, un qualcosa che trova risposta attraverso la riflessione. Quando parliamo di riflessione parliamo di esercizio di pensiero. Nell’ambito dell’estetica ci sono due domande fondamentali: estetica può indicare sia una riflessione che si chiede che cosa è? Sia una che intenda che cosa intendiamo?

Altri elementi distinguono una riflessione dall’altra e questi elementi sono 2:

  • Lo Statuto disciplinare che comprende la natura della riflessione, dunque ogni esercizio del pensiero avrà una sua natura della riflessione, e il campo di applicazione la cosa su cui l’esercizio di pensiero si esercita. Noi individuiamo volta per volta una riflessione e un diverso campo di applicazione.
  • Lo statuto dottrinale secondo il quale la riflessione è esercizio di pensiero, interrogazione. È un asserto che io formulo nel momento dell’interrogazione.

Vediamo la natura della riflessione: ci sono 4 principali nature funzionali della riflessione:

  • Natura teoretico/speculativa (filosofica)
  • Natura pragmatica (poetica)
  • Natura persuasiva (retorica)
  • Natura valutativa (critica)

A muovermi può essere una volontà di sapere autotelica (nel primo caso): ciò che mi muove in questo caso è una volontà di sapere in quanto tale. Il pensiero si esercita come conoscenza in quanto tale. È una volontà di sapere per sapere, laddove il “per” è il thelos. Questa volontà di sapere ha un fine altro. Per esempio la mia volontà di sapere è finalizzata a una conoscenza che mi è indispensabile per fare.

Una riflessione pragmatica è per esempio, quella del poeta. Anche l’artista riflette sulla poesia, anche egli vuole sapere cos’è, vuole acquisire una conoscenza. È una conoscenza che mira al fare, quindi un sapere per un fare.

Il poeta non è ispirato ma il suo lavoro è di riflessione. È una natura di ispirazione pragmatica. Il fine può essere quello valutativo e chi si impegna nella valutazione è il critico. Il critico per giudicare ha bisogno di un criterio di valutazione, deve avere conoscenza della poesia. La natura persuasiva: per avere un thelos, un fine, dobbiamo avere un altro fine, un logos persuasivo.

Il campo di applicazione può essere identificato. Questa riflessione può esercitarsi in campi. Il filosofo è mosso da una volontà di che tipo? Una volontà di sapere. La natura propria è una natura teoretico speculativa.

Lezione III

Quanto più dappresso scrutiamo una parola tanto più essa ci guarda da lontano”. Perché la parola si allontana? La parola ha una sua storia, un suo etimo, una forma etimologica originaria, una formula che si colloca lontana nel tempo. Questa lontananza etimologica si accompagna con una lontananza di tipo semantico. Iniziamo a scrutare le famose 3 parole del nostro corso: estetica, poetica, retorica.

Estetica: ha una lontananza etimo/semantica? Sì, la parola è la traduzione di un termine neo latino, che è a sua volta un grecismo e che trova il suo momento di conio nel 1735. Il grecismo in questione è aestetica. Prima del 1735 non esiste la parola estetica, né nel vocabolario della filosofia, né in quello linguistico. Qual è il termine greco tradotto dal neolatino? Lingua neolatina significa che nel ‘700 la lingua accademica ufficiale era il latino. Comunque il termine greco è aestetichè, un aggettivo femminile sostantivato. Ciò implica la presenza di un sostantivo, è episteme (che significa scienza). Aestetichè deriva da aestetikòs (αἰσθητικός) che significa sensibile. La parola ci costringe a compiere un passo indietro: dal 1700 all’antica Grecia.

Così individuiamo anche qualcosa inerente al significato: aestetichè infatti appartiene alle aestesis. Ad ogni modo tutti i termini hanno un significato univoco: percepire attraverso i sensi. La scelta del termine dunque non è casuale. L’estetica è la scienza della conoscenza sensibile. La parola estetica, in una prima definizione significa questo e la parola viene coniata da Baumgarten, un filosofo tedesco. È uno dei principali esponenti del razionalismo tedesco, che ha due principali esponenti: Liebniz e Wölf, maestro di Baumgarten.

Baumgarten presenta per la prima volta il termine aestethica in un opuscolo che presenta nel 1735 per concorrere alla cattedra di docente universitario. Aveva 25 anni. L’operetta è intitolata “meditationes philosopicae de non nullis ad poema pertinentibus”. È qua che per la prima volta compare aestetica. Dopodiché comporrà un’opera intitolata proprio Aestetica in due volumi: uno del 1750 e l’altro del 1758, tuttavia è solo la punta dell’iceberg, infatti doveva essere un’opera molto più vasta ma Baumgarten non riuscì mai a completarla (schiatta prima).

Vediamo lo statuto disciplinare/composito: da un lato cerchiamo la natura della riflessione, dall’altro cerchiamo i campi di applicazione. Baumgarten designa una nuova scienza: L’aestetica è la scientia cognitionis sensitivae. In realtà ci da tre definizioni del termine:

  • L’estetica è scientia cognitionis sensitivae cioè la scienza della conoscenza sensibile, e questa definizione concorda con l’etimologia greca.
  • L’estetica è ars pulchra cogitandi cioè l’arte del bel pensare
  • L’estetica è theoria liberaium artium cioè teoria delle arti liberali.

Dunque una triplice definizione. Siamo addirittura davanti a tre definizioni: la parola ha molteplici significati. Ma c’è di più; la prima definizione infatti presenta altre modalità di dire (NB: NON ALTRE DEFINIZIONI!) la stessa cosa:

  • Ars analogi rationis (arte dell’analogo della ragione)
  • Gnoseologia inferior
  • Sorella della logica

Già con Baumgarten dunque abbiamo diverse modalità di dire la stessa cosa. Come stanno insieme questi significati? Da questa definizione ricaviamo lo statuto dottrinale e l’identità disciplinare dell’estetica.

Per capire qual è lo statuto disciplinare possiamo tagliare le definizioni lasciando da un lato i soggetti (scientia, ars e theoria) e dall’altro i complementi di specificazione. I tre soggetti ci aiutano a stabilire la natura della riflessione. Infatti sono 3 termini che possiamo considerare come sinonimi: e che cosa significano? Sono sinonimi di filosofia e di discorso razionale, di riflessione la cui natura funzionale è teoretico/speculativa: mossa da una volontà di sapere per sapere. La natura della riflessione è una natura filosofica, teoretico/speculativa, e una conoscenza che pretende di giungere alla verità, dunque definitoria: si domanda che cosa è?

Quindi è un esercizio di pensiero che è il riflettere definendo. Come mai anche ars è sinonimo di filosofia, scientia, theoria? Anche ars deriva da techné, termine dal significato base che indica tutte le attività produttive che si basano su un processo di manualità. È un fare non fondato sull’esperienza, non ci si chiede come fare ma ci si domanda il perché; la techné è un sapere fondato sul sapere. La techné è una poiesis (ποίησις), dunque è un fare produttivo MA basato sul sapere. Ars è la traduzione latina di techné. In esso è presente il momento fattivo e la componente sapienziale, la conoscenza del perché. Come mai Baumgarten usa “Ars pulchrae cogitandi?” perché l’estetica ha anche un compito fattivo, è impegnata a fare qualcosa. L’estetica non è solo scienza del proprio esercizio di conoscere, ma l’estetica deve anche fare.

Vediamo lo statuto disciplinare dell’estetica secondo Baumgarten (il prof potrebbe chiederlo all’esame): da scientia, ars e theoria capiamo che l’estetica è una theoria e ha dunque una finalità definitoria. Non solo è esercizio del pensiero, ma ha anche una finalità operativa (come denotiamo dal termine ars).

L’estetica si applica con il suo impegno riflessivo su un campo di applicazione composito che racchiude tre elementi: la cognitio sensitiva (la conoscenza sensibile), la pulchra cogitandi (la bellezza del pensiero) e le liberarium artium (le arti liberali, le arti). Il campo di applicazione dell’estetica racchiude dunque conoscenza sensibile, bellezza e arti.

Durante tutta la sua storia l’estetica subisce una serie di “s-definizioni” cioè in seguito alla prima definizione si susseguono una serie di definizioni che la smentiscono. Baumgarten designa con estetica una nuova disciplina.

In che cosa consiste la componente fattiva? In relazione alla bellezza del pensiero, ars, deve prescrivere le modalità con cui il pensiero deve farsi bello. Deve dire cos’è la bellezza del pensiero. L’estetica per Baumgarten non deve solo speculare (ad esempio una riflessione teorica), ma anche fare qualcosa per dettare norme che fanno raggiungere il pensiero, il bello.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Darcy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Vetri Lucio.
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