Simbolo, mito, poesia, romanzo
Dispense del corso di istituzioni di estetica tenuto dal Prof. G. Moretti nell'a.a. 2007/08 presso la facoltà di lettere e filosofia dell'università di Roma "La Sapienza", raccolte ed ordinate da Francesca Bastianelli.
Testi in programma
- Wolfgang Goethe - Le affinità elettive
- Friedrich Creuzer - Simbolica e mitologia
- Friedrich Hölderlin - Le liriche
- Hermann Korff - Umanesimo e romanticismo
Simbolo, mito, poesia, romanzo sono termini fondamentali per una disciplina come l’estetica che nel 1750 diviene indipendente ed autonoma in Germania. È una disciplina che si relaziona con questioni di letteratura, critica letteraria e storia dell’arte e che tende a formare una riflessione “totale” appunto nell’estetica.
Estetica
Disciplina che concerne il sensibile, la sensibilità. Non portatore di fratture, termine vago, ambiguo: d’incertezze, di crisi, ma portatore di positività, produttività, messa in questione. (Essere umano e mondo, un rapporto che viene percepito nel senso di ciò che i sensi non percepiscono: l’”invisibile”. Rapporto tra visibile ed invisibile = valore e sensi).
Bellezza
Bello? Ciò che rende vitale l’esistenza. Ciò che passa attraverso un rapporto con la sensibilità, ciò che s’avverte, che si percepisce. Bellezza che se incontrata, viene sperimentata come impatto = mette in movimento la sensibilità (i 5 sensi ed il senso zero, difficilmente conoscibile, ma sperimentabile, entra in movimento soprattutto nell’opera d’arte e di fronte all’opera d’arte).
Nell’opera vi è infatti una concentrazione di significato, una connessione di mondo visibile e mondo invisibile, è lo spazio del simbolo. Un’epifania, una manifestazione di significato che prende corpo in qualcosa (l’opera d’arte) che la sensibilità percepisce.
Origine del simbolo
In origine ciò che da corpo alla “doppia natura” tipica dell’esperienza estetica è una figura/raffigurazione della religiosità. Nell’età greca (che rappresenta la cesura tra Oriente ed Occidente) i massimi simboli sono gli dei del Pantheon. Dei, come simboli che vivono e convivono con gli uomini.
L'uomo greco e il simbolismo
Nel 1872 con La nascita della tragedia, Nietzsche indica l’eccezionalità dell’uomo greco: in relazione con il simbolismo orientale (provenienza orientale del significato), ma con un simbolismo che assume le variegate forme degli Dei greci. Star accanto, star sopra agli uomini.
Nel momento in cui gli dei hanno una vita, una storia, si passa dal simbolo al mito (racconto della storia degli dei). Il simbolo (soprattutto orientale) è privo di storia, nel senso che è “aldilà” della storia; immobilità del simbolo, immobilità del divino (Oriente: vedi testo di Fr. Creuzer).
Il tempo e l'opera d'arte
Il popolo che è in relazione con questo simbolo è un popolo che non ha un rapporto cruciale col tempo. In un popolo “primitivo”, il tempo ha valore diverso. Il tempo distingue un prima ed un dopo, un meglio ed un peggio. Il tempo porta dentro di sé l’idea di progresso.
Per quanto riguarda l’opera d’arte il tempo permette di distinguere un’opera dall’altra (principio di distinzione), possibilità di giudizio. Bello e brutto.
Distinzione tra tempo ed eterno
L’Occidente conosce una distinzione tra l’individualità artistica dal 1400-1500, da Rinascimento Italiano in poi (vedi testo di Korff). La presenza individuale (=autoriale, identificazione dell’autore) nell’opera non era importante. Distinzione tra Tempo ed Eterno. Morte come un qualcosa da vivere drammaticamente.
In età simbolica la morte dell’individuo è riassorbita nel simbolo. Con la presenza delle storie degli uomini, con il tentativo di mediazione degli eroi, nasce il rapporto con il tempo. Nasce quindi una caratterizzazione dell’individualità. Nasce in quel momento la finitezza dell’uomo.
Il premio dell'eroe
Il premio dell’eroe è proprio il suo superamento del tempo, il suo poter raggiungere l’Eterno. Uno svincolarsi dall’incubo della fine. L’opera d’arte come ciò che resta, ciò che non tramonta mai, l’opera d’arte come classico, come ciò che è sottratto alla morte e trasportato nel mondo dell’eterno.
Sole come simbolo di ciò che non tramonta né può tramontare. Se lo facesse ci sarebbe il collasso dell’eterno: l’impossibilità del senso.
Trattato di Giorgio Vasari
Con il trattato di Giorgio Vasari (Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574) “Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri” c’è la comparsa di notizie biografiche nell’opera d’arte. C’è quasi uno sgretolamento del simbolo nel mito: un pulviscolo di vite, di grandi vite che si trovano sempre a fronteggiare l’infinitezza dell’Eterno in relazione alla loro temporalità.
Simbolo e mito
- Simbolo (Visione d’Eternità)
- Mito (Visione dell’essere umano e delle sue storie, storie degli dei)
- Poesia (Significato puro, Verità Assoluta)
- Romanzo (Racconto di storie di uomini da cui traluce qualcosa di Eterno)
Rapporto tra romanticismo tedesco e simbolo/mito
Mito come ingresso definitivo del tempo nell’Occidente. “Spazio di un racconto”. Terreno del romanzo. Si passa dal racconto della storia degli dei al racconto della storia di uomini. Mito/dei-eroi = Romanzo/uomini.
Poesia come spazio dell’Eterno nel linguaggio, è interpretata come memoria e ricordo del simbolo. Hölderlin è uno dei poeti che massimamente nel suo linguaggio dà spazio all’Eterno (che non ha bisogno degli uomini per esprimersi).
Lì dove il simbolo era concentrato, tanto da essere assenza di tempo (Eterno), il mito e la mitologia sono invece scansione di eventi nel tempo. Nel momento in cui la mitologia tende a racchiudere in sé esclusivamente la scena degli uomini e dei loro racconti, gli dei sono destinati alla scomparsa.
Proprio in questo momento gli uomini sembrano volerne prendere il posto. Si può parlare di nichilismo, in quanto l’uomo, pur volendo, non è in grado di prendere il posto degli dei: la sua finitezza glielo impedisce.
Il romanzo e il nichilismo
Nel momento in cui il romanzo si afferma, sostituendo gli dei con gli uomini e con la loro storia, per gli dei non c’è più spazio. Nichilismo, come progressivo allontanamento degli dei dalla scena del mondo e come loro progressiva sostituzione da parte degli uomini. Ma lo spazio umano non è fatto per sostenere lo spazio divino: “senso” di peso insostenibile.
Sviluppo storico e rapporto tra simbolo e poesia
Sviluppo storico e rapporto conflittuale tragico fra simbolo e poesia che si oppongono strenuamente alla loro trasformazione (evoluzione, o degenerazione?) nel mito e nel romanzo. La poesia ha apertura sull’eterno nella misura in cui trattiene dentro di sé il simbolo. Il mito matura appieno nel momento in cui esso tradisce il simbolo, ma sopravvive nella misura in cui riesce ad incorporare il simbolo stesso.
La conquista della Bellezza è il rilucere dell’Eterno nel simbolo. L’attimo dell’eternità all’interno del romanzo è dato dell’elemento poetico. Attimi come qualcosa costitutivamente destinato a finire ma portato all’eterno. Porta dentro di sé Eterno e Morte. L’elemento del significato è legato ad attimi che possono, ma possono anche non, darsi al linguaggio.
Le affinità elettive
Le affinità elettive (1808-1809): prototipo di romanzo all’interno del quale è possibile il salto tra racconto e poesia. La strada maestra per l’interpretazione della vita o del mondo come concetto filosofico rapportata all’estetica dell’opera d’arte è nel confronto tra visibile ed invisibile filtrato dall’esperienza sensibile e “sensuale”.
La filosofia in occidente
La filosofia in Occidente si caratterizza prima dell’avvento del romanticismo tedesco, quasi sempre come quella conoscenza della realtà che vuole distaccarsi dal mondo della sensibilità. Con Creuzer ci troviamo di fronte ad una conoscenza che a partire dalla sensibilità, senza contrasto tra sensibile e soprasensibile, può guardare all’apertura sull’eterno. C’è quindi la possibilità di evocare (preghiera, invocazione, formula magica) il sovrasensibile nel sensibile, o di innalzare il sensibile al sovrasensibile (dialogo eterno e reciproco tra umano e divino).
Compito del poeta
1800- Hölderlin - Gli Dei. Compito del poeta è quello di nominare, di evocare il divino. Il suo essere “tramite”, il suo essere “eroe”, emerge nella drammatica medietà di questo ruolo: il poeta, troppo pesante per alzarsi in volo, troppo leggero per essere esclusivamente legato alla terra. Chi non conosce gli dei, non ha possibilità di misura, non ha possibilità di felicità. Ciò che lega l’uomo e l’eterno è quello spirito infantile, che nel linguaggio rende possibile questo incontro.
Ambiguità delle affinità elettive
Affinità elettive (1808-1809) WAHL - VERWANDSCHAFT - (EN) Affinità/Parentela. Desinenza plurale. Scelta. (Giuridicamente gli affini sono i parenti fino al 2o grado). Resta volutamente ambiguo se questa elezione è frutto della volontà o del destino. Coloro che si scelgono reciprocamente lo fanno in seguito ad una scelta consapevolmente cosciente o si attraggono in modo naturale? Questa attrazione è frutto di volontà o di “carica naturale”? (es: attrazione dei diversi poli positivi e negativi…)
Queste domande si riflettono nel “conflitto” spirito vs naturalità. Idealismo tedesco Infinito vs Finito. L’intera cultura tedesca, dal 1750 al 1850, è impregnata di questa domanda.
Simbolo, mito, poesia, romanzo
- Simbolo: Il rapporto dinamico tra questi termini riesce a rendere riconoscibile ed esemplare quest’epoca.
- Mito
- Poesia (irrepeatibilità dell'attimo)
- Romanzo
Dinamicizzazione dell’Universo = Ermeneutica. Cioè un modo d’interpretare che lasci alle componenti dell’opera d’arte ogni aspetto di dinamismo (in questo periodo, come mai prima o dopo, critica letteraria, storia dell’arte, filosofia e letteratura sono così evidentemente legate).
La possibilità d’accostare nel tedesco le due parole “Affinità Elettiva” sta ad indicare la volontà d’unire ciò che nella vita tende ad essere separato, cioè lo Spirito e la Natura. Questo tentativo di pensare “normalmente” insieme ciò che tende a separarsi, è particolarmente evidente a partire dal 1780 con il pensiero Kantiano sino ad arrivare ad Hegel nel 1830.
Contrapposizione filosofica
Questa divisione si rispecchia anche nella “contrapposizione filosofica” tra Germania e Francia
- Erede del pensiero idealistico-romantico che tende all’unificazione, riattingendo alle condizioni che avevano originato la nascita della filosofia in Grecia.
- Erede del pensiero cartesiano, latino, tendente alla separazione soggetto-oggetto uomo-mondo.
Questo recupero s’esprime attraverso la grecomania: vista come tensione, volontà di recuperare la grecità. Ma ciò significò anche recupero d’un modello preciso che inevitabilmente portò alla copia del classico? Neoclassicismo.
Idee romantiche
Uno dei tratti romantici più forti consiste però nell’opposizione a questa idea dell’imitazione: grazie alla volontà di recuperare un periodo in cui non v’era “nulla” da copiare, in quanto periodo di esemplare manifestazione di Spirito e Natura.
Il sogno schilleriano e goethiano è quello di pensare l’essere umano come una creatura naturale, spontanea, ingenua e libera (conforme a naturali norme = libera conformità a leggi).
Educazione attraverso il gioco
È proprio con Schiller (filosofia della libertà) che si sviluppa l’idea d’un educazione attuabile all’interno di un processo d’apprendimento ingenuo e spontaneo: si può apprendere giocando. Gioco: felicità e godimento dell’azione.
Il tratto eccellente della creazione artistica in questo periodo è nella compresenza armonica nell’opera d’arte stessa di Verità, Conoscenza e Gioco. Non dev’esserci “violenza” alcuna tra i due poli, ma un correlarsi spontaneo di Spirito e Natura. Tutte le opere artistiche che hanno possibilità di far apprendere attraverso il gioco sono considerate riuscite.
La Bellezza non è il risultato di norme applicate canonicamente, ma il risultato d’un apertura spontanea dell’animo dell’artista nei confronti d’una Verità che viene incarnata dall’opera d’arte. Opera d’arte come operazione spontanea che entra in rapporto con la Verità. Connessione tra creatività e genialità.
Diffidenza dei romantici
I romantici hanno una sorta di diffidenza, di ritegno nei confronti della filosofia in senso stretto, quasi un atteggiamento di separazione tra se stessi e le scuole filosofiche dell’epoca. Questo perché la Germania era impregnata dalla filosofia dell’illuminismo francese (concettuale ed intellettuale), da cui la dimensione del sentire era considerata come intelletto offuscato.
- Ragione
- Intelletto - Illuminismo francese
La filosofia romantica cercava lo spazio, lo sbocco per il sentire. La possibilità di tenere assieme finito ed infinito è legata ad un’esperienza sentimentale, vista come collante tra i due poli.
Architettura del sentire
Ciò che si sperimenta è un’architettura del sentire, legata alla teoria romantica del sentimento. Per i romantici l’imparare qualcosa non significa apprendere tecniche, ma crescere spiritualmente, al di là di ciò che effettivamente viene imparato. Un apprendimento senza finalità e senza scopo, un apprendimento libero.
Se ci si pone dinanzi all’opera d’arte cercando di capire ciò che l’autore abbia voluto dirci si perde l’elemento essenziale per i romantici, la giocositá.
Romanticismo e nichilismo
Romanticismo - La verità si rende percepibile, palpabile all’essere umano che si mette in contatto, anche se involontariamente, con una volontà superiore.
Nichilismo - La verità non esiste più, il rapporto tra artista ed opera d’arte è nichilista, cioè la verità non si mostra più all’uomo. Con “nichilismo” l’opera d’arte si scopre sempre più legata all’individualità dell’artista, nasce così la Performance. Quasi due secoli di storia dell’arte sono giocati sulla rinuncia dell’artista all’entrata in contatto con la verità: il Gioco (per cui l’opera è comunque in rapporto con la verità) diventa gioco in cui l’artista soltanto si confronta con i suoi demoni. Demoni di disperazione e solitudine.
Questo “scollamento” percepito dal pubblico nel contatto con l’opera d’arte che mostra solo l’estro dell’artista stesso sfocia nel senso di disperazione dell’opera d’arte. Il momento di Nulla che consiste nel legare l’opera d’arte esclusivamente con l’artista, diviene disperatamente e drammaticamente sempre più presente. Più s’è cercato un recupero tra opera e grandiosità della Verità e sempre più kitsch è il risultato. L’esteriorità ricercata ha sempre più ucciso la giocositá spontanea della dimensione romantica. Il simbolo romantico è all’opposto del “costruito”.
Prefazione di Thomas Mann a Le affinità elettive
Affinità Elettive Pag. X-XI prefazione (di Thomas Mann). “I personaggi sono pieni di calda vita individuale”. I singoli personaggi intesi separatamente, in virtù della loro “calda vita individuale”, sono in una relazione reciproca che li fa divenire qualcosa in più: simboli. (Non “inoltre”!)
“Al tempo stesso i personaggi sono simboli” Simbolo è il tenere assieme “allo stesso tempo”, indistintamente. (in ted. “ZUGLEICH”= un’unica parola!)
Il tempo è sempre e comunque una porta sull’eternità, che consente a chi lo sperimenta autenticamente di mettersi in rapporto con la verità. L’essere “singoli personaggi” non è un semplice essere abbandonati in un universo senza significato, è un far parte di quella realtà superiore.
Il simbolo romantico aspira alla compenetrazione tra ciò che è conforme e ciò che è contrario: la nascita della dialettica, come esperienza che mette insieme in una sintesi ciò che dovrebbe essere separato. Simbolo e sua rivisitazione come espressione d’uno scambio reciproco tra tempo ed eterno, tanto spontaneo da far sembrare i “due” in gioco tra loro.
Teoria romantica della letteratura italiana
La teoria romantica della letteratura italiana resta fedele alla visione franco-latina, mantenendo la contrapposizione e superandola solo nella morale (“morale” come possibilità di risoluzione del contrasto). Ma l’atto morale è la conquista individuale di un principio superiore ottenuto attraverso volontà (contraria al gioco spontaneo).
In una teoria estetica della letteratura c’è da una parte l’esaltazione della spiritualità morale come ciò a cui l’uomo deve attingere per superare il contrasto.
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