Un saggio sull'epoca del trionfo dell'estetica
O sei bello, o per lo meno risparmiaci la tua bruttezza! La bellezza è nel nostro sguardo, e gli imperativi sono dettati dalle nostre idee. Il XXI secolo è l'epoca del trionfo dell'estetica, dell'adorazione e del culto della bellezza!
Sembra che quando la bellezza è onnipresente diminuiscano le opere d'arte, nel senso tradizionale, si diffonde ovunque un senso artistico che colora tutto, un'arte allo stato gassoso che investe il mondo come una nuvola di vapore! L'arte si è volatilizzata in etere estetico, sostanza sottile di cui sono imbevuti tutti i corpi. È il risultato di diversi processi, tra cui il progressivo movimento di negazione dell'opera come oggetto e perno dell'esperienza estetica. Dove prima c'erano le opere ora restano soltanto le esperienze.
Processo di de-estetizzazione
Per riprendere l'espressione utilizzata da Harold Rosenberg – è in atto un processo di de-estetizzazione dell'oggetto, che si inserisce all'interno del processo di s-definizione dell'arte. Il neodadaismo degli anni '60, diceva che le opere d'arte non erano caratterizzate da elementi specifici! Il creatore di opere diventa un produttore di esperienze, un illusionista, un mago o un ingegnere di effetti, è la fine del regime dell'oggetto.
Il secondo processo è l'inflazione delle opere fino al loro esaurimento. Superproduzione, i musei sono dei Malls, produzione industriale di beni culturali e di forme simboliche.
Homo Aestheticus
Forme e modi della sensibilità e del sentire, forme di fare esperienza, della percezione che cambiano insieme agli oggetti con i quali sono in relazione. Un approccio etnologico e sociologico, descrizione degli usi e delle pratiche, le esposizioni, i patrocini, i riti di apertura. Un approccio concettuale, esaminando i concetti che descrivono questo mondo dell'arte, isolando fenomeni artistici e esperienze estetiche. Integrandolo con il quadro storico! Hegel resta il modello di questo approccio storico concettuale.
Breve etnografia dell'arte contemporanea
Scompare la pittura, sostituita dalla fotografia, dove il contenuto è un'intuizione, uno sguardo di passaggio. C'è l'installazione multimediale e poi quando ci sono gli attori che entrano nella scena c'è la performance. L'arte è nell'effetto prodotto, negli anni '70 era motivo di ironia mettere dei cartelli con su scritto "attenzione arte", oggi invece è uso comune. Il campo di azione dell'arte e l'esperienza artistica non si possono definire senza una serie di indicazioni visive, linguistiche e comportamentali!
Nelle installazioni è spesso presente un dispositivo video che cattura l'immagine dello spettatore e lo rende partecipe, lo avvolge. L'interattività diventa allora relazionale, transazionale. Connivenza tra arte contemporanea e pubblicità - la complicità è sia di contenuto, sia di forma e sia di metodo. Il fatto è che l'arte contemporanea riprende costantemente temi, immagini, motivi pubblicitari. Duchamp fu il primo ad introdurre sistematicamente l'iconografia pubblicitaria.
La nostra cultura è una cultura della copia, il mezzo è il messaggio, e viceversa. Annunci, manifesti, artisti-designer grafici. Affinità tra le arti: scrittura e pittura: Zola, Mallarmé, Manet, Aurier, Stein, Picasso, Hausmann, Breton, John O'Hara, Warhol.
Interesse degli artisti contemporanei
Gli artisti contemporanei provano interesse per musicisti, creatori di moda e designer, e non più per poeti, cineasti e architetti! Musica sampling, una sorta di design sonoro. Accolti nel mondo dell'arte contemporanea del XXI secolo.
Impegno sociale e politico degli artisti
Un altro aspetto è l'impegno sociale e politico limitato degli artisti e delle opere. L'arte moderna dopo Courbet, e dopo la prima metà del XXI secolo fu un'arte militante, le cui rivoluzioni dovevano riflettere e prefigurare le rivoluzioni politiche. L'arte contemporanea invece è politicamente neutra. Depoliticizzata. Negli artisti si può riconoscere al massimo una coscienza critica, e un impegno debole, nel senso dell'espressione italiana "Pensiero debole".
I progetti politici sono del tutto assenti, e la coscienza critica è molto limitata. Un segno di questa depoliticizzazione è stata una delle prime campagne a favore della regolarizzazione dei clandestini in Francia nel 1996, alla testa del movimento c'erano cineasti, gente dello spettacolo e dei media, ma mancavano gli artisti plastici contemporanei. Per molti aspetti, la depoliticizzazione corrisponde alla politica ormai passiva delle democrazie individualiste, nelle quali non c'è più spazio per i progetti rivoluzionari.
Il ruolo degli artisti nella società
Dove sono i profeti? Gli artisti, come chiunque altro, non sono altro che il riflesso della società, e hanno una consapevole debolezza delle strategie di intervento sociale tra le minoranze, come i lavoratori immigrati, gli emarginati, i senza tetto, gli invalidi. Un artista ha consapevolmente chiamato le sue azioni di strada "piccole azioni".
Il fattore principale che determina questa situazione è stata la popolarizzazione e la volgarizzazione delle procedure adottate da Duchamp per produrre i suoi ready-made. La sua genialità consiste nell'aver introdotto con i suoi ready-made, oggetti già fatti e pronti all'uso, alcune strategie di produzione che operano su tutti i fattori costitutivi dell'arte, l'autore, il modo di esporre, il pubblico e l'oggetto.
L'approccio di Duchamp
Trasformava un'opera qualunque ma accuratamente scelta in un'opera d'arte, che era anche una non opera. Effetto ironico e provocatorio, un oggetto comune veniva trasformato in un'opera, al punto da non essere più un oggetto comune e a posteriori, sembrava non esserlo mai stato, come invece avevamo creduto. Solo la procedura di costituzione, e non di produzione, in quanto vi sono aspetti esclusivamente intellettuali e concettuali in questo meccanismo a posteriori, trasforma gli oggetti in opere d'arte.
Possiamo quindi affermare che Duchamp, a partire dal 1910, ha introdotto una concezione puramente procedurale dell'arte, nel senso in cui i filosofi parlano di teoria procedurale della giustizia di John Rawls, o della concezione procedurale della comunicazione politica secondo Habermas. Con Duchamp l'arte non è più sostanziale ma procedurale. Non dipende più dall'essenza ma dalle procedure che la determinano.
Con il nominalismo, "un anticipo del braccio rotto", l'opera si identifica grazie ad un gioco di convenzioni simboliche. "Fontana" è un oggetto particolare scelto per superare e sfidare il test di partecipazione a un'esposizione della Society of Independent Artist. Questa società fondata nel 1916 da alcuni artisti americani moderni con l'intenzione di dare rispettabilità all'avanguardia, fu costituita in contrapposizione al conservatorismo della National Academy, e sosteneva il principio di legittimazione dell'artista attraverso la sua libera partecipazione alla società, e il suo principio era la non selezione delle opere proposte, per cui avrebbe dovuto ammettere alle esposizioni tutto quello che era proposto dai suoi membri.
Marcel Duchamp era tra i membri fondatori perché esponente dell'avanguardia in quanto il suo nudo che scende le scale fu rifiutato dal Salon des artistes indépendants di Parigi. Ora decise di mettere alla prova il principio di non selezione della SAI proponendo con falso nome R. Mutt la sua fontana, che fu rifiutata. Nel frattempo Duchamp fa in modo che la sua opera fosse fotografata all'interno della sua galleria 291 dal famoso fotografo Alfred Stieglitz, promotore dell'avanguardia americana e fotografo rinomato. Per dire procedure premeditate e studiate dall'inizio alla fine.
Chez Colette di Parigi è una boutique che accoglie tutto quello che è di tendenza. Gli attori invisibili sono coloro che non si presentano, assenti. Vedi l'estetica relazionale. Marchio dello stato Palais de Tokyo di Parigi, esposizioni rapide, concerti di techno music, dibattiti, e interventi performance. La vera proposta era l'esperienza di una relazionale estetica, di uno stato di distensione senza oggetto e di disinteresse. Se come dice Kant "il bello è ciò che piace universalmente e senza concetto", qui il bello era presente. Gli oggetti non esistono più, o esistono solo per generare un'esperienza.