Letteratura inglese III semestrale
Introduzione
Giuliana Bendelli
Università Cattolica del Sacro Cuore
Appunti integrati con ricerche personali, basati sulle lezioni fatte in classe (con data). E con rielaborazione del percorso a scelta su: L'arte della narrativa - Lodge.
L'inizio
È difficile dire quando inizia esattamente un romanzo, di solito inizia prima della messa su carta nella mente degli scrittori: ogni scrittore, inoltre, dispone di un proprio metodo di lavoro ed inizia a modo proprio. Tuttavia, possiamo almeno indicare alcune possibilità di incipit. Ad ogni modo l'incipit del romanzo è la soglia che separa il mondo reale dal mondo immaginario del romanzo.
- L'incipit di Emma (Jane Austen) è classico, lucido, misurato, oggettivo e ironico. Più che graziosa è prestante, è una donna sagace e ricca che in questa nuova fase della sua vita deve assumersi delle responsabilità e sposarsi, diventando anch'essa una padrona. Iniziamo già a percepirne il carattere quando parla del suo rapporto con la governante. Ne viene anche sottolineata la pecca: le piace fare di testa propria, infatti dopo il matrimonio si lascerà condizionare dalla propria protetta che ne incoraggerà le vanità con risultati disastrosi.
- L'incipit di The Good Soldier (Ford Madox Ford) mette immediatamente curiosità e mistero, ma anche angoscia, e si capisce che il narratore ha preso parte a qualche avvenimento della vicenda.
Esistono anche altri modi: un romanzo può iniziare con la descrizione di un paesaggio naturale o urbano, che farà da sfondo alla storia; un romanzo può iniziare nel bel mezzo di una conversazione; un romanzo può partire dall'accattivante autopresentazione del narratore; un romanziere può decidere di iniziare con una propria riflessione filosofica; un romanzo può gettare semplicemente lo scrittore in mezzo al racconto; un romanzo può iniziare con una cornice che spiega come è stata scoperta la storia principale o descrive come essa viene raccontata a un pubblico immaginario (in Cuore di tenebra). Finnegan’s Wake ha inizio in mezzo ad una frase, e l’inizio della frase viene riportato alla fine, come a sottolineare la ciclicità del racconto.
Le intrusioni d’autore
La maniera più semplice per raccontare una storia è farlo con la voce del narratore, che può essere quella anonima del racconto popolare ("C'era una volta…"), la voce del poeta epica (Virgilio) o l'autorevole voce sentenziosa, amichevole e confidenziale del romanzo classico da Fielding a Eliot.
- In Adam Bede (George Eliot), la narratrice si rivolge direttamente al lettore, seppure con un tono confidenziale.
A volte, l'intrusione del narratore può essere utile per ampliare la nostra conoscenza del mondo. Verso la fine dell'800 le intrusioni d'autore non vengono più utilizzate, in quanto, richiamando l'attenzione sull'atto narrativo, pregiudicano l'illusione realistica e si riduce l'intensità emotiva dell'esperienza che viene rappresentata: l'autore pretende onniscienza. La tendenza della narrativa moderna è stata quindi quella di soffocare o eliminare completamente la voce dell'autore, presentando l'azione attraverso la coscienza dei personaggi o delegando loro l'atto stesso della narrazione. Quando nella narrativa moderna l'autore interviene con la propria voce, lo fa con una sorta di autoconsapevolezza ironica.
- Casa Howard (E.M. Forster) è un romanzo sullo stato del paese: se l'Inghilterra appartenga a chi l'ha resa ricca o a chi ha visto queste potenzialità. In questo caso l'autore vuole spaccare la cornice, porre l'accento sul fatto che le vicende sono inventate, che si tratta di un'illusione. Si tratta di un procedimento molto amato dagli scrittori post-moderni, che ripudiano l'ingenua fiducia nel realismo tradizionale.
La suspense
La parola "suspense" deriva da un vocabolo latino che significa "stare sospeso" (infatti l'immagine principale che desta è quella di cliffhanger): la suspense tiene desto l'interesse dei lettori suscitando nella loro mente degli interrogativi e rimandando le risposte. Le domande che ci si pone sono di due tipi e riguardano:
- Rapporti causali: chi è stato? (racconto poliziesco)
- Rapporto temporali: cosa succederà poi? (racconto di avventura)
La suspense è associata alle forme popolari della narrativa e di conseguenza i romanzieri "colti" dei nostri tempi l'hanno spesso disprezzata o almeno declassata (Ulysses non ha suspense). Tuttavia, alcuni scrittori hanno coscientemente preso in prestito dalla narrativa popolare gli artifici che creano suspense per applicarli secondo i propri scopi.
- Uno di questi fu Thomas Hardy, il cui terzo libro intitolato Due occhi azzurri contiene una classica scena di suspense: il romanzo è basato sul corteggiamento di Hardy alla prima moglie nello scenario romantico della Cornovaglia e la giovane eroina, Elfride, porta un telescopio sulla cima di un'alta scogliera per osservare la nave che sta riportando in patria dall'India il giovane architetto con cui lei è segretamente fidanzata. Elfride è accompagna da un amico della matrigna, mentre si siedono sulla scogliera, il cappello di Knight viene trascinato dal vento su una sporgenza, lui cerca di recuperarlo, ma finisce più in basso, Elfride cerca di aiutarlo ma peggiora la situazione. La domanda che il lettore si pone è quindi "Cosa accadrà dopo? Sopravviverà Knight?": la suspense è creata mantenendo esclusivamente il punto di vista di Knight, dal resoconto nel dettaglio dei suoi pensieri, mentre se ne sta aggrappato alla parete della scogliera e nella sua mente si affollano riflessioni filosofiche sulla geologia, la preistoria e l'apparente malignità della natura (il trilobite) e la fragilità della figura umana. La suspense viene risolta, in quanto Elfride riesce a salvarlo.
Skaz, il gergo degli adolescenti
"Skaz" è una parola russa usata per designare un genere di narrazione in prima persona che ha la caratteristica della parola parlata piuttosto che scritta.
Le caratteristiche di questo genere di romanzo o di storia sono le seguenti:
- Il narratore è un personaggio che fa riferimento a se stesso con il pronome "io" e si rivolge al lettore con il "tu" o il "voi".
- L’autore fa uso di lessico e sintassi tipici del linguaggio colloquiale e dà l'impressione di riferire la storia con spontaneità, come se non stessimo leggendo ma ascoltando. Tuttavia, si tratta di un’illusione, in quanto questa apparente spontaneità è frutto di un lungo e laborioso lavoro.
Questo genere fu molto utilizzato dai romanzieri americani per liberarsi dalle tradizioni letterarie ereditate dall'Inghilterra e dall'Europa. La spinta decisiva venne data da Mark Twain, nel cui romanzo Huckleberry Finn combina uno stile colloquiale dialettale a un narratore ingenuo, ovvero un ragazzino adolescente: vi sono moltissime ripetizioni, molte iperboli tipiche del linguaggio giovanile, la sintassi è semplice, le frasi sono brevi e vi sono errori di grammatica (nel brano riportato parla della Provvidenza).
Il Giovane Holden contiene molti stratagemmi che fanno pensare alla lingua orale più che a quella scritta, per esempio le ripetizioni, le espressioni gergali, le iperbole. La sintassi è semplice, le frasi sono brevi e contengono alcuni errori grammaticali. L'informalità è garanzia di spontaneità e autenticità. Rispetto al libro Il Giovane Holden, non è la storia che colpisce, ma il metodo di scrittura (in quanto la storia è frammentaria, fatta di avvenimenti banali). In questo brano, Holden parla di Sally, che incontra un ragazzo che le sembra di conoscere; l'iperbole non è casuale: serve a sottolineare la gelosia di Holden per George.
Il romanzo epistolare
Il romanzo epistolare era un genere molto in voga nel XVIII secolo, esempi del quale sono i romanzi epistolari di Richardson basati sulla seduzione Pamela e Clarissa. Tuttavia, il genere visse una fase di declino nel XIX secolo, a causa della diffusione di altri mezzi di comunicazione. Il romanzo Sense and Sensibility di Jane Austen, infatti, inizialmente si presentava come un romanzo epistolare, ma poi la forma venne cambiata a causa del momento storico in cui la Austen stava vivendo. Nell'epoca del telefono questa forma diventa molto rara, si ricordi recentemente The trick of it (Michael Frayn), in cui la corrispondenza viene resa verosimile dal fatto che il corrispondente si trova a una grande distanza, il protagonista scrive a un suo collega di una scrittrice che egli aveva invitato a tenere una conferenza, che l'aveva invitato direttamente nel suo letto. Il protagonista è diviso fra infatuazione e sospetto, felice che una donna che ammira sia attratta da lui, ma spaventato dall'idea che la donna possa ispirarsi alla loro relazione per scrivere dei romanzi, rendendo quindi pubblica la loro relazione (oltre che una certa invidia per le capacità della scrittrice).
Il romanzo epistolare è un tipo di narrazione in prima persona, ma si distingue dall'autobiografia, in quanto in essa la storia è nota al narratore prima, mentre le lettere sono la cronaca di un processo in svolgimento (con l'angoscia del momento).
Inoltre, il romanzo epistolare presenta due vantaggi:
- Si può mostrare lo stesso avvenimento da diversi punti di vista, con interpretazioni molto diverse (Richardson, Clarissa: in cui sia Clarissa che Lovelace tengono corrispondenza con degli amici).
- Siccome le lettere sono rivolte a un corrispondente (non sono un diario), esse sono sempre indirizzate a una persona specifica, la cui prevedibile risposta condiziona il discorso e lo rende retoricamente più complesso.
Talvolta le lettere si leggono come se fossero monologhi drammatici. Lo stile spesso si avvicina allo skaz (all'orale), ma si può avvicinare anche a uno stile più prettamente letterale. Alcuni artifici (come una telefonata in arrivo) contribuiscono a creare l'illusione della realtà: non si può distinguere una vera lettera da una falsa.
Il punto di vista
Un romanzo può offrire prospettive diverse dello stesso avvenimento e solitamente ne vengono predilette una o al massimo due, anche se si ricorre al narratore onnisciente. Una narrazione totalmente imparziale potrebbe essere la scelta giusta per un articolo o la storiografia, ma non per un racconto immaginario.
La scelta del punto o dei punti di vista da cui viene narrata la storia è per un romanziere la decisione più importante, in quanto influisce in modo determinante sulle reazioni emotive e morali dei lettori nei riguardi dei personaggi del racconto e delle loro azioni. Il racconto di un adulterio, ad esempio, ci farà reagire diversamente a seconda che sia presentato il punto di vista della persona infedele, del coniuge offeso o dell’amante.
Henry James in Cosa sapeva Maisie descrive gli adulteri agli occhi di una bambina che ne subiva le conseguenze. La storia qui è narrata con gli occhi della bambina, ma non con un linguaggio infantile: non viene descritto nulla che la bambina non avrebbe potuto notare. Il lettore tuttavia non è innocente e non nutre illusioni, perciò è in grado di cogliere l’ironia. Ci sono varie formule utilizzate nel brano che dimostrano che lo stile non è quello del bambino: costruzioni impersonali, doppie negazioni, nomi astratti, la costruzione periodica (è necessario giungere fino alla fine per comprendere il concetto principale).
Se all’interno del racconto ci sono repentini cambi di punti di vista immotivati, si può perdere il coinvolgimento del lettore. Restringendo la narrazione a un solo punto di vista è possibile ottenere maggiore intensità e immediatezza. Henry James non credeva che la verità definitiva dell’esperienza umana avrebbe mai potuto essere stabilita, tuttavia sviluppò una tecnica narrativa che colmava ogni spazio libero con l’informazione.
Il mistero
L’effetto dell’enigma o di mistero ("come ci è riuscito?") è suscitato dall’effetto di suspense ("cosa accadrà?"). Uno degli ingredienti del romanzo tradizionale era il mistero che riguardava le origini e la parentela dei personaggi (che di solito si risolveva a vantaggio dell’eroe). Dickens sfruttò questo stratagemma collegandolo a crimini e facendo così evolvere il genere poliziesco.
Alla fine di un romanzo un mistero risolto è rassicurante per il lettore, in quanto afferma il trionfo della ragione sull’istinto e dell’ordine sull’anarchia. I romanzieri attuali, stufi ormai di soluzioni nette e conclusioni a lieto fine, tendono a caricare il mistero di un’aura di ambiguità e lasciarlo irrisolto. Ad esempio, in Cuore di tenebra non sapremo mai se Kurtz è un eroe tragico o un demone in sembianze umane.
Mrs Bathurst di Kipling: nel brano citato viene raccontata l’ultima volta che un soldato vede il suo compagno prima della misteriosa scomparsa. L’effetto di mistero si crea grazie a un continuo succedersi di allusioni, indizi e dati che lasciano perplessi. Questa descrizione, oltretutto, viene posta quasi alla fine del romanzo, e svia dal genere del poliziesco, infatti il mistero non si risolve. Non è un romanzo giallo, ma una tragedia, e mostra che la gente umile e comune è capace di emozioni intense e che il mistero più grande di tutti è il cuore umano.
I nomi
In un romanzo i nomi non sono mai neutri: essi hanno sempre un significato, anche se questo rappresenta semplicemente l’ordinarietà del personaggio. Gli scrittori didattici, satirici o comici possono permettersi un’esuberanza di inventiva oppure possono ricorrere a delle allegorie; gli scrittori realisti, invece, preferiscono nomi più correnti con connotazioni appropriate. Si suppone che le suggestioni suscitate dai nomi operino nel lettore a livello subliminale.
Lodge, Fino a che punto? Parla della fede religiosa tradizionale e qui il nome della protagonista del brano viene proprio spiegato nelle sue connotazioni dal narratore. Lodge, Ottimo lavoro. I protagonisti sono Vic Wilcox (uomo mascolino) e Robyn Penrose (tenace donna femminista). La città di vetro, Paul Auster, nel brano si parla delle parole (connotazioni?) che rimano con il nome del personaggio principale, Quinn.
Il flusso di coscienza
Il "flusso di coscienza" è un’espressione coniata da William James, psicologo, fratello di Henry, per definire lo scorrere continuo nella mente umana di pensieri e sensazioni. Più tardi questa espressione viene presa in prestito dai critici letterari per descrivere un tipo di narrativa moderna, che cercava di imitare questo processo e che trova i suoi maggiori esponenti in Joyce e la Woolf.
Descrivere un’esperienza interiorizzandola è importante: Defoe e Richardson erano già introspettivi, la Austen abbinava la descrizione esteriore a quella emotiva e morale. Verso la fine del secolo, la realtà fu sempre più localizzata nella coscienza privata dei vari io individuali. Spesso viene detto che il romanzo basato sul flusso di coscienza è l’espressione letteraria del solipsismo, ovvero la dottrina filosofica che sostiene che nulla è con certezza reale eccetto la propria esistenza. Tuttavia, possiamo affermare che questa tecnica ci offre la possibilità di accedere alla vita interiore di un altro essere vivente, di immergerci nella sua mente e capire più a fondo le sue azioni. Questo tipo di romanzi genera una comprensione per i personaggi in cui l’io viene messo in luce.
Mrs. Dalloway di V. Woolf racconta la storia della protagonista attraverso la tecnica del flusso di coscienza, ma l’esempio è di particolare interesse in quanto la Woolf aveva usato la stessa protagonista nel suo primo romanzo La crociera, ma in questo caso precedente aveva utilizzato un metodo di narrazione più tradizionale per ritrarla in modo ironico e negativo (la signora Dalloway e suo marito sono due membri reazioni e snob dell’alta borghesia).
Nella narrativa esistono due tecniche di base per rappresentare la coscienza:
- Monologo interiore: il soggetto grammaticale del discorso è un "io" e noi origliamo per udire le parole con cui il personaggio verbalizza i suoi pensieri man a mano che si formano.
- Stile indiretto libero: questa tecnica risale a Jane Austen, ma è stata adoperata sempre più dai romanzieri moderni. Il pensiero viene reso come discorso indiretto (terza persona, tempo passato), ma mantiene il genere di vocabolario che è appropriato al personaggio ed elimina sintagmi di legamento come "pensò", "si chiese", ecc.
Mrs Dalloway fa tuffare il lettore direttamente nel bel mezzo della storia e del pensiero della protagonista (non si spiega chi è Mrs Dalloway o perché debba comprare i fiori), tutto ciò omettendo le forme ‘pensò, rifletté...’ e usando a volte un gergo che avrebbe usato la stessa Dalloway. Il reale e il metaforico, il tempo presente e il tempo passato si intersecano e interagiscono nelle lunghe frasi dove ogni pensiero fa scattare quello successivo.
Il monologo interiore
L'Ulisse di Joyce è il resoconto di una giornata (16 giugno 1904), Dopo aver attraversato la città di Dublino, ... (testo incompleto)
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