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Esercitazione Letteratura spagnola

Esercizi di letteratura spagnola 1 elaborati dal publisher sulla base di appunti personali e frequenza delle lezioni del professore Carini, del'università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere. Scarica il file con le esercitazioni in formato PDF!

Esame di Letteratura spagnola 1 docente Prof. S. Carini

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È tipica una ricerca simbolica del protagonista che lo porta a dimostrare il proprio valore

 attraverso le azioni che compie.

Tono serio e moralizzante.

 Presenza del sovrannaturale in tono elevato e stile sublime (non necessariamente

 caratteristiche dell'epica spagnola che invece è più realistica) *

Tono elevato *

 Stile sublime *

*Caratteristiche dell’epica ma non necessariamente in quella spagnola

Caratteristiche del poema de mio Cid:

È il poema epico spagnolo per eccellenza e racconta le imprese di Rodrigo Diaz de Vivar (Cid)

che fu un nobile Castigliano nato nel 1040, vissuto nella seconda metà del XI secolo, che

conquistò Valencia nel 1094 e morì nel 1099. Il poema allude alla presa di Valencia ma dà

all'evento poca importanza perché l'attenzione è focalizzata a capire come il Cid sia riuscito a

riconquistare la fiducia del re Alfonso VI. Il Cid conquistò Valencia ma poi la città ricadde subito

nelle mani degli arabi, per questo l'evento non è indagato a fondo, tuttavia lui diventa

personaggio epico perché possiede un forte spessore morale.

Il nucleo epico è diverso da quello presente nella stesura > due problemi: quando e da chi è

stato scritto il poema?

Quando= due ipotesi: 1207 o 1307. Una variazione di un secolo significa cambi nella

 lingua, cambi nello stile e nelle scelte lessicali, cambi nella costruzione delle parole e nel

loro utilizzo. Secondo i critici dopo uno studio delle varianti del manoscritto hanno

deciso che la datazione corretta è quella del 1307, osservando i commenti a margine, le

parole e le strutture utilizzate.

Chi= il manoscritto indica che l'autore è un tizio chiamato Per Abbat. Tuttavia non è

 chiaro se lui sia stato l'autore che ha deciso di trascrivere il nucleo epico o solo un

copista. L'ipotesi più accreditata è che lui abbia fatto nel 1307 una copia del

manoscritto originale datato invece 1207, deCidendo in alcuni casi di rinnovare alcune

parole e strutture, ampliare e aggiungere particolari.

> ipotesi critica: secondo Espidal i veri autori sarebbero due juglares: Esteban de Gormàz (colui

che ha dato la struttura generale del poema) e Medinaceli (autore del secondo e terzo cantar,

molto diversi per stile e temi rispetto al primo). L'unità di linguaggio e di contenuto dell'opera

sarebbe stata data quindi dalla trascrizione e rimaneggiamenti di Per Abbat. Si capisce che ci

sono due autori per la notevole differenza di stile, di temi e di scelte lessicali tra il primo e il

secondo e terzo cantar.

--> Cid= "signore" in arabo. Il protagonista è detto "el Cid Campeador" perché combattente, o

solo Cid.

Tema unificante è la conquista di Valencia ma il nucleo principale è il recupero della fiducia del

re da parte del Cid. Il Cid è un po' il nobile ribelle non sempre in accordo con la corte, è molto

onesto ed estremamente leale nei confronti del re e quindi in nessuna occasione si rifiuterà di

eseguire gli ordini, dimostrando al sovrano di meritarsi la sua fiducia.

Il poema è composto da 3735 versi di lunghezza variabile, liberi, suddiviso in 3 cantares:

- Cantar del destierro.

- Cantar de las bodas.

- Cantar de la frenta de Corpes (è un luogo).

Ogni cantar è suddiviso in strofe dette tiradas, ogni tirada è un'unità semantica quindi ognuna

di esse avrà un nucleo a sé. La suddivisione in strofe è posteriore, il testo orale non ne aveva

bisogno perché si suddivideva da solo in base alla rima. Inoltre la strutturazione in cantares non

corrisponde all'ordine logico o cronologico e quindi è un'impostazione posteriore dettata dalla

trascrizione.

▫ Prima unità del poema: esalta le qualità belliche e soprattutto morali del Cid, il tema

bellico incentrato sul protagonista è fondamentale ed è evidente lo spirito di conquista

militare (enfasi al valore militare e lessico tecnico).

▫ La conquista di Valencia: divide il poema in due parti quindi è lecito pensare che vi

fossero due nuclei diversi che sono stati uniti e suddivisi poi in tre parti. La presa della

città segna la fine di un periodo e l'inizio di un altro

▫ Seconda unità del poema: si descrive il rapporto tra le figlie del Cid e i conti di Corpes>

il Cid dovrà risollevare la reputazione della sua famiglia che è messa in pericolo. In

questa parte è caratteristica la descrizione del contesto cortigiano, completamente

diverso da quello presente nella prima parte. La conquista di Valencia divide le due

parti.

Troviamo quindi due assi tematici

- Disonore del Cid nei confronti del re > soluzione attraverso gesta militari.

- Discredito personale e familiare del Cid > soluzione attraverso le doti morali.

Tema è il recupero dell'onore e del rispetto e riabilitazione tramite l'azione. Il Cid è un opera

altamente simbolica la cui struttura semantica e articolata in due momenti principali in cui ci

sono sia un momento di dolore che uno di allegria > andamento ondulatorio ripetuto per due

volte.

Primo momento semantico dell'azione è l'esilio, il secondo è l'affronto di Corpes.

Propositi del Cid:

- Socioeconomico = in tutta l'opera si parla di ricchezza e si sottolinea concretamente il

valore del denaro. Questo è uno degli elementi che ci fa pensare alla presentazione di

un nuovo ordine sociale in cui il denaro trionfa sui possedimenti > caratteristica

dell'ingresso della classe borghese nella società. Inoltre vi è la dimostrazione di quanto

l'abilità e l'impegno individuale portino prestigio in contrapposizione ai diritti per nascita

dei nobili > elemento che caratterizza la classe borghese: sottolineati perché

evidentemente adeguati ai tempi.

- Politico= confronto tra privilegi per nascita e dimostrare il proprio valore con l'azione. Vi

è un paragone tra i nobili per nascita che contribuiscono economicamente alla guerra e i

nobili che avevano attivamente partecipato alla guerra (per la maggior parte divenuti

nobili dopo la guerra proprio per le imprese compiute). L'unico personaggio al di sopra

delle accuse è il re al quale il Cid rimane sempre fedele e per cui lotta affinché gli

riconosca la fiducia e gli dia il suo consenso.

Il Cid era un nobile ma dimostra che con lo sforzo personale si può fare di più e ottenere più

potere. Cid= nobile ideale perché fedele, onesto ma non si accontenta dei privilegi ottenuti per

nascita, ma applica lo sforzo personale per meritare quei pregi ed elevarsi ancora di più.

L'azione si sviluppa in modo rettilineo senza perifrasi o digressioni, che nella fase orale

sarebbero state un problema. Il Cid è il protagonista e tutti gli altri personaggi gli ruotano

attorno; ciò che compiono serve per mettere in risalto il Cid, le sue doti e i suoi valori.

Uso di formule ed espressioni formulari soprattutto nella prima parte: oltre alla loro utilità nella

fase di memorizzazione esse hanno anche valore identificativo (come ad esempio negli epiteti).

Queste strutture sono quindi inserite per dare maggiore intensità all'azione, esprimere l'ascesa

dell'eroe, mostrare i cambi di umore del re (appunto funzione identificativa).

Dal Cid sono nati altri poemi riguardanti alcuni personaggi secondari del poema: essi sono dei

cicli (=insieme di cantares in cui si trovano più poemi di personaggi tra loro collegati).

Caratteristiche del “El mio Cid”

- Metrica: è irregolare, solitamente presenta versi di 16 sillabe divisi in due emistichi da 8

sillabe, scanditi da una pausa ritmica. Il conto della versificazione sicuramente è dovuto

alla trascrizione in quanto oralmente sarebbe stata un'operazione eccessivamente

complicata da memorizzare.

- Personaggi: protagonista è il Cid e tutti i personaggi (lui compreso) si presentano con le

proprie parole. Il Cid è l'uomo ideale, integerrimo, riflessivo, severo ma giusto, saggio

ma impulsivo, a volte irrazionale e si lascia prendere dai sentimenti > questo è ciò che

rende il personaggio umano. Molto del realismo del Cid viene dalla strutturazione dei

personaggi come molto nobili ma anche molto umani. Da notare la scelta delle parole

che utilizzano, la descrizione dei loro gesti perché fa tutto parte della loro

caratterizzazione.

- Il ritmo è binario: elemento che deriva dalla poesia orale che permettere una più facile

memorizzazione del testo.

- Nel tema del poema si sviluppa il paradigma dell'epica: la caduta e l'ascesa del

protagonista = c'è un elemento negativo che irrompe nella situazione di equilibrio

iniziale e porta alla caduta, quindi vediamo la lotta dell'eroe per la propria risalita,

ascesa dell'eroe e ritorno all'equilibrio originario.

- La celebrazione delle doti morali del Cid ha un significato simbolico: con l'azione si

possono superare le difficoltà della vita. I momenti di caduta e risalita rappresentano un

cammino di formazione.

MESTER DE CLERECIA

Mester de clerecía: datato XIII secolo, scritto e si sviluppa all'interno dei monasteri. Nasce a

fianco e in risposta al mester de juglaría. Mester che vuole portare avanti una tradizione

culturale che identificava la chiesa come ente in grado di dare delle indicazioni morali al

popolo. È la continuazione di quella suddivisione della società in tre classi con chiesa, nobiltà e

popolo. Gli ecclesiastici controllavano il sapere e lo usavano per aumentare il proprio potere.

Idea medievale di società che si regge sul fatalismo. Attraverso il mester de clerecía gli

ecclesiastici mantengono il potere sul sapere e decidono come vi si debba entrare in contatto.

Tratti fondamentali che si sono evoluti nel tempo:

Quaderna via: struttura formale composta da 4 versi in rima consonante. Ogni verso è di 14

sillabe interrotte in mezzo da una cesura. Forma poetica di quartine monorima. Si associa al

verso alessandrino francese e abbinata al mester de clerecía diventa nel XIII secolo tipica di

una letteratura con una specifica funzione didattica. La forma così specifica soprattutto è molto

fissa e permette poche varianti ed è una forma direttamente utilizzata per distinguersi dal

mester de jugaría che invece non aveva alcun controllo sul testo.

3 intenzioni:

- Raccontare una storia mitica

- Onorare e glorificare Dio

- Presentare la storia in una forma adeguata che la renda singolare

In diretto contrasto con il mester de jugaría che non aveva intento morale, che veniva

modificata e che era soggetta ai vizi della memoria e vedeva personaggi non legati alla Bibbia.

In risposta alla diffusione di poemi orali dialogati in cui i personaggi parlavano in latino o in

volgare dei temi più disparati. Questo porta ad uno sviluppo forte del mester de clerecía che

sceglie la quaderna via. Uso di espedienti retorici più raffinati in contrasto alla jugaría per

dimostrare che la clerecía era più legata al sapere in quanto legata alla chiesa. Ricordi retorici

fondamentali:

- Dialefa: per fare il computo syllabic

- Latinismi per dare più dignità al testo

- Universalità: non troppi dettagli per far sì che sia fruibile da tutti

- Linguaggio un po’ colto e un po’ volgare: richiesto dal voler essere un testo universale e

favorire una fruizione immediata diversa comunque dalla juglaria

- Amplificazione

- Abilità nel tracciare personaggi e situazioni attraverso pochi e incisivi dettagli.

- Autori sono colti, conoscono il latino e dato che solo i chierici avevano queste

conoscenze viene chiamato mester de clerecía

- Costruzione più complessa della jugaría in cui ci sono anche frasi ipotattiche

- Scelta delle fonti in base alla funzionalità che deve avere il testo

- Forma poetica più elaborata e organizzata parola per parola, non più immediata e

spontanea. Lo si vede nella struttura formale e nella percezione di un io poetico.

Nella quaderna via i temi sono vari ma dato che si crede che gli autori fossero tendenzialmente

chierici (data la capacità nel mantenere la forma molto rigida e i rimandi al latino), si presume

che comunque la loro origine sia religiosa, filosofica e sempre diretta ad un fine didattico.

Oltre alla regolarità metrica (una novità che stabilisce un certo uso del linguaggio e richiede

una certa conoscenza della lingua da parte dell'autore) che fa da spartiacque tra una poesia

collettiva e orale (mester de juglaría) e una poesia destinata ad un uso privato con un

contenuto più elaborato, c'è un altro cambiamento rispetto all'epica: lo sviluppo del YO

individuale del poeta.

Il mester de clerecía: sviluppo formale tematico e stilistico.

Modelli: colti e tratti da testi filosofici e religiosi diffusi all'epoca. Essi non erano scelti soltanto

perché i chierici volessero attenersi a temi a loro vicini, ma era anche un modo per distanziarsi

e differenziarsi dal mester de jugaría in cui i nuclei tematici erano meno definiti e si riferivano a

vicende di cronaca, gesta belliche e riguardanti personaggi illustri. Tuttavia il mester de clerecía

adotta comunque molte tecniche giullaresche per essere più vicino al popolo: epiteti, intrusione

del autore nel testo, apostrofi al pubblico e inserimento di digressioni ironiche e giocose aventi

l'obiettivo quello di distogliere l'attenzione dell'ascoltatore e lasciargli un attimo di respiro

durante l'interpretazione del messaggio, più serioso, del testo.

Tipologie di quaderna via più diffuse:

- Agiografie

- Leggende

- Amplificazioni di racconti classici

La quaderna via veniva usata nei libri di proverbi, in testi didattici, dogmatici, in un solo poema

epico di Gonzales.

“Milagros de nuestra señora” di Gonzalo de Berceo che aveva studiato a Valencia (vita = 1198-

1264) e fu monaco nel monastero di San Millán de Cogolla, nella zona de La Rioja.

Scrisse diverse opere che possono essere suddivise in 4 gruppi:

-Opere dei santi

-Opere mariane

-Opere liturgiche

-Inni sacri

È sempre racchiusa in esse l'idea di salut-salvación, ovvero la caduta dell'uomo l'anello peccato

e la sua risalita tramite l'intercessione della divinità che gli fa raggiungere la salvezza. I

Milagros del nuestra Señora sono dedicati alla Vergine: il culto della Vergine era dovuto

all'opera dei monaci cistercensi e degli insegnamenti di Bernardo di Chiaravalle diffusissimo

appunto nell' XI-XII secolo.

> Intenti dell'opera: rendere grazie alla Vergine, intrattenere i pellegrini, divulgare la dottrina

cristiana, far riflettere, anche commuovendolo, il pubblico e spiegare in termini generali e

astratti la dottrina cristiana anche alla popolazione meno colta.

> Datazione: iniziati nel 1246 e terminati nel 1252. Ebbero una lunga gestazione perché Berceo

lavorò molto sulla forma e su come presentare ciascun milagro. Per poter definire questo

periodo in modo così preciso troviamo nel testo 2 indicazioni = due versi nei quali si citano

Fernando III (detto "il santo") e il Vescovo di Valencia Don Tello Téllez, appunto vissuti in quel

periodo.

> I milagros sono 25 (multiplo di 5 che è un numero mariano)

> Ambientazione: tutti i milagros hanno luogo in un ambiente universale non ben specificato,

non sono ambientati nel monastero de San Millàn ma in un luogo indefinito che, grazie alle

descrizioni del narratore, somiglia alla Spagna.

> Filo conduttore: visione allegorica della caduta dell'uomo e della sua risalita per intercessione

divina da parte della Vergine che è molto umana, prova dei sentimenti terreni di solito non

riferiti alle deità, ma viene percepita attraverso la sua umanità e quindi come qualcosa che può

toccarci da vicino. Si abbassa al livello dell'uomo per poter meglio comunicare con lui.

>Motivazioni del titolo: non solo perché raccoglie i miracoli messi in atto dalla Vergine, ma

anche perché Berceo si ispira alla tradizione delle raccolte di Milagros e li rielabora

amplificandoli. Berceo ne copia la struttura ma decide di inserire l'elemento umano dedicando

molto più spazio al personaggio, delineando in modo nitido le scene, costruendo uno stile

assolutamente personale. Un'altra tipologia di opera che si rifaceva alle collezioni di miracoli

erano le agiografie (dove l'elemento principale era però la biografia). I miracoli di Berceo inoltre

sono più spirituali che concreti come quelli nelle collezioni.

> Struttura del testo: Berceo costruisce il testo in modo semplice, facile da capire ma denso di

contenuti spirituali e di elaborazioni formali che gli permettono di costruire un marco narrativo

(cornice narrativa) nuovo, nel quale inserire e rielaborare la quaderna via e i temi delle

collezioni dei miracoli. Berceo si rifà a una versione intermedia di quaderna via perché usa

molte espressioni popolari e descrive spesso situazioni strettamente legate alla vita del popolo

> obiettivo infatti era far comprendere al pubblico ciò di cui stava scrivendo, e quindi Berceo

mette in atto una cosa molto sottile: non manifesta la propria cultura attraverso il linguaggio

ma governando molto bene la quaderna via e maneggiando le fonti in modo molto personale.

Inoltre adotta una schematicità che aiuta il lettore a comprendere meglio il messaggio

dell'opera:

>Ci sono dei miracoli che seguono una struttura precisa con: 1) una descrizione dettagliata di

come si svolge il miracolo, 2) presentazione del personaggio, 3) motivi e cause che hanno

portato alla sua caduta, 4) intervento sovrannaturale che ristabilisce l'ordine e 5) ritorno

dell'equilibrio e salvezza del protagonista.

> Tempo e luoghi sempre indefiniti: ricorso retorico per dare universalità all'opera. Per un'opera

medievale questo voleva dire essere in grado di diffondere un messaggio forte perché

destinato a perdurare nel tempo.

> Ambiente e contesto quasi sempre o urbani o campestri: ciò che li caratterizza è che si

riferiscono sempre ad azioni quotidiane (fare la messa, andare in pellegrinaggio, avvicinarsi ad

una statua della Madonna, percorrere la strada per andare al paese. ..).

> Personaggi: Devoti a Maria vs i nemici -> Personaggi umani (= coloro che cadono e sono

deboli, soprattutto personaggi che appartengono al clero oltre che alle persone comuni) vs

sovrannaturali (Madonna ecc...)

> Uso massiccio del discorso diretto che contribuisce a rendere il testo piacevole, leggero e

fruibile da chiunque, tutti i tipi di lettori a cui poteva essere proposto. Utilizza ironia,

digressioni, discorso diretto in modo da alleggerire la riflessione religiosa che vuole far nascere

nel pubblico.

> Stile: dato che è un'opera che utilizza una forma colta ma vuole comunque essere universale

è necessariamente ibrido, oscilla tra il dotto e il popolare, nel quale le maggiori differenze con

la tradizione latina sono: l’inserimento dell'allegoria (utilizzata come espediente per introdurre

l'autore nel testo dell'opera per far sentire il pubblico più vicini all'autore e quindi ai temi

proposti) e il testo diventa “testimone”.

Il Milagro de nuestra señora despojada (spoglia).

> Fonti: Bibbia, retorica, patristica, fonti latine.

> Lingua: castillano dialettale de La Rioja (centro-nord), area dove si trovava il monastero di

San Millán nel quale abitava Berceo.

> Registi linguistici: numerosi (dimostrazione della bravura dell'autore), quindi i personaggi

parlano diversamente a seconda della loro estrazione sociale.

Nonostante i Milagros abbiano uno stile semplice lineare e informale i ricorsi retorici principali

sono:

- Ritmo binario: descrizione di immagini parallele.

- Il dialogo.

- Molti dettagli.

- Linguaggio fisico e concreto, attento alle azioni e ai dettagli.

- Apostrofi al pubblico, ritornelli e diminutivi (= stile giullaresco).

- Parole dialettali.

- Latinismi di tipo lessicale, sintattico e retorico.

- Introspezione psicologica (la personalità dei personaggi è in conflitto, che viene risolto

con l'intervento della Vergine, psicologia diversa da quella forte del Cid).

- Stile ipotetico = ipotattico.

- Sinonimi.

- Metafore bibliche.

> 3 livelli di coesione del testo:

▫ Narrativo= si rifà alla presenza di un io narrante che offre la propria prospettiva, osserva

e comunica con il pubblico.

▫ Dottrinale= ogni miracolo presenta un certo contenuto morale, diverso dagli altri: ogni

milagro è un'unità tematica.

▫ Strutturale-tematico= il testo è caratterizzato dalla ripetizione di una struttura sempre

uguale o simile di crisi del personaggio (che diventa simbolica dell'umanità intera)

seguita dalla salvezza del personaggio stesso che avviene per mezzo della Vergine.

> Crisi psicologica (perché il protagonista si trova davanti a dei dilemmi) o mondana

(protagonisti che si lasciano troppo influenzare dalla vita terrena dimenticando quella

spirituale). La crisi di solito è seguita da un momento di solitudine e volontaria o meno; dopo

l'intervento della Vergine si ha il pentimento e la salvezza finale. È presente l'idea che la Chiesa

dia le norme secondo le quali il credente può raggiungere la salvezza (idea teocratica): in

questo caso non sono date attraverso dogmi, ma attraverso esemplificazioni.

> Idea principale di Bereceo: indagare i sentimenti che legano gli uomini tra loro e gli uomini

con Dio, per arrivare a proporre il ritorno ad uno stile di vita più semplice e spirituale, meno

votato all'avere: preferenza verso ciò che è concreto, quotidiano e umile. Concetti che vanno

contro al manifestarsi della nuova classe borghese reimpiantando i valori della vita spirituale e

semplice. I borghesi non chiedevano più alla Chiesa come comportarsi, erano autosufficienti. Si

oppone alla realisticità che caratterizza la classe borghese. Inoltre è presente l’intento di

invitare i pellegrini a fare visita al monastero de San Millán de Cogolla (fine propagandistico).

> Elementi colti: cuaderna via, registro formale, presenza dell’autore, latinismi, stile ipotattico,

metafore bibliche, usi retorici.

Tutti i miracoli hanno una struttura a matriosca (jarcas cinescas):

1. Introduzione dell’argomento del miracolo

2. Introduzione del personaggio e la sua relativa caduta o il problema che deve affrontare

3. Intervento della vergine

4. Soluzione e relativa salvezza

5. Strofa di chiusura che di solito presenta una morale che ha a che fare con l’importanza

della Vergine

Questa struttura serviva per rendere gli episodi più comprensibili e più facili da ricordare.

Inoltre attirava il pubblico che conosceva con sicurezza l’andamento del racconto, sa cosa si

sta aspettando. La struttura rispecchia in parte la regolarità e la fissità delle strutture usate nel

mester de juglaría che era ripetitivo. L’andamento schematico che si ricollega ricorda

l’andamento della poesia orale e quindi del mester de clerecía.

L'intervento della Vergine: di solito le deità sono presentate sotto un’aurea di impermeabilità ai

sentimenti umani. La Vergine però nei Miracoli si pone al livello dei vari personaggi. C’è una

Vergine che si arrabbia, che ricatta, che chiede attenzione, va in pena se non riceve le

attenzioni che aveva prima.

DA BERCEO A JUAN RUIZ

Nel XIV secolo si sviluppa sempre più la classe borghese, una classe che vuole i propri spazi

(mercati, piazza come luogo di lavoro, incontro e scambio), ha anche le sue richieste a livello

politico ed economico, dato il ruolo che ha nella società. Si assiste anche a un impoverimento

della società e del livello economico dovuto in parte a lotte intestine e dinastiche per il trono. I

problemi sono dati anche dalla fine della Riconquista e dalla situazione seguente ad essa. Le

popolazioni devono abituarsi alla nuova condizione di prevalenza del Castigliano e del regno di

Castiglia su tutti i territori.

Diversi filoni culturali devono iniziare a convivere in maniera pacifica mantenendo le proprie

caratteristiche ma in una forma in cui viene imposta lingua, giurisdizione conversione ecc. I

problemi derivano anche da carestie e pestilenze. Tutto ciò si riflette in ambito culturale. Si

perde quasi completamente il latino che diventa lingua per pochi e comporta che il clero perda

molto della sua cultura. Il clero diventa una classe vista come una classe di salvataggio perché

assicura un futuro certo, ma il popolo è sempre più povero e meno colto e di conseguenza

anche il clero ne subirà l’influsso. Inizia a sorgere anche una concezione laica della cultura,

esterna ai valori del clero, che si fonda su valori diversi da quelli visti nei Miracoli di Berceo (che

erano il seguire e cercare la salvezza o la vita spirituale). C’è un generale appiattimento del

contesto culturale e un impoverimento generale del paese.

Letterariamente ci sono quattro eventi importanti:

- Primo canzoniere in Castigliano: Cancionero de Juan Alfonso de Baena

- Ricopilazione delle prime raccolte di Romances: El Romancero Viejo

- Apparizione dell’opera poetica di Juan Ruiz: Libro de Buen Amor.

- Primo romanzo Castigliano agli inizi del quattordicesimo secolo: El libro del caballero

Zifar.

L’impoverimento è generale, c’è un appiattimento culturale per quel che riguarda la varietà di

lingue con la quale venivano scritte le opere in favore dello spagnolo (poco usati arabo ed

ebraico). È però una produzione abbastanza copiosa se si pensa alla situazione culturale di

partenza dei regni cattolici del nord. È una situazione in cui vediamo sviluppati nuovi generi.

Juan Ruiz è molto importante per quel che riguarda la poesia.

 Juan Manuel per la prosa.

Ritroveremo in entrambi tracce di tradizione colta così come elementi folkloristici e di

tradizione popolare. Le opere sono testimonianza delle tensioni sociali che si vivono nel

periodo, entrambe le opere avranno una funzione didattica molto evidente, denunceranno la

crisi di valore e morale dell’epoca e cercheranno in modo diverso una via di salvezza da questa

crisi morale, offriranno al lettore un esempio per riuscire a salvarsi dalla crisi di valori e morale

di quell’epoca.

La poesia: l’evoluzione dei tempi porta all’abbandono della quaderna via e alla creazione di

nuove forme metriche. Si usano più forme metriche in uno stesso testo. La scuola galaico-

portoguesa sparisce e diventa la scuola galaico-castigliana. Il Castigliano diventa la lingua

franca per riuscire a comunicare nella penisola iberica.

Nel 1430 quando appare il Cancionero de Baena che utilizza la lingua castigliana. La lingua

castellana è a tutti gli effetti considerata lingua poetica. Ciò si mette in relazione con la

capacità del Castigliano di diventare la lingua più utilizzata. Lo diventa prima dal punto di vista

giuridico e poi da quello poetico = lingua riconosciuta a tutti i livelli.

La lirica verrà affiancata dal ROMANCERO= una forma poetica che andrà a sostituire i vecchi

poemi epici che si collegavano al mester de juglaría. Riprende le storie, gli eventi e i

personaggi della Riconquista e li rielabora tre secoli dopo.

Libro del Buen Amor:

È un'autobiografia fittizia di Juan Ruiz, di cui sappiamo alcune cose a partire dal testo: era el

arcipreste de Hita (diocesi di Toledo). Si presenta come un chierico di scarsa cultura e

preparazione ma dalla struttura del testo sappiamo che al contrario era molto molto colto e sa

maneggiare le fonti. È un autore colto che scrive un’opera che va ad affrontare temi che

potevano causare dissenso. Utilizza lo humor per attivare l’attenzione del pubblico sulla

funzione didattica. Essendo un'autobiografia fittizia alcune informazioni sono logicamente false

o sbagliate.

La storia:

È la narrazione in prima persona delle vicissitudini amorose della vita del protagonista, narrate

talvolta in modo giocoso e allegorico. Sembrano difficili da seguire perché l'autore compie delle

digressioni, inserisce exempla e ciò rompe il ritmo narrativo complicando la logica del racconto.

Apparentemente l'opera è disequilibrata e formata da un accumulo di episodi che sembrano

non avere un senso preciso. In realtà i critici sono stati in grado di identificare 6 nuclei tematici

fondamentali:

- Prologo: segue le tecniche del sermone.

- Presenza di exempla usati nelle argomentazioni.

- Insieme di composizioni liriche in metri diversi.

- Digressioni didattiche e burlesche.

- Parafrasi libera del Panfilus.

- Battaglia tra don Carnal e doña Quaresma.

Opera molto originale frutto dell'unione di più tendenze presenti in ambito letterario a

quell'epoca, inoltre rappresenta una produzione totalmente nuova che non segue e non crea

nessuno stile: è a sé e unica nel suo genere.

L'elemento che da maggior coesione al testo è l'io narrante, presente dall'inizio alla fine, che

corrisponde a diversi personaggi quali l'arcipreste (il più frequente), a don Melón e altri

personaggi che prendono la parola. L'io narrante è sempre in prima persona ma si riferisce a

personaggi diversi.

Le esperienze amorose narrate sono 14 delle quali nessuna va a buon fine. Gli episodi sono

raccontati spesso in tono ironico si abbinano alla presenza di digressioni serie e digressioni

didattiche soprattutto aventi un fine moralizzatore.

Nel prologo Ruiz espone i due propositi che lo hanno spinto a scrivere l'opera:

- Insegnare e raccogliere le sue produzioni poetiche.

- Formare un canzoniere inquadrato all'interno di una struttura narrativa di carattere

autobiografico.

Tuttavia in epoca medievale spesso i veri motivi all'origine delle opere venivano nascosti dagli

autori o comunque non palesati nel prologo. Anzi di solito ricorrendo all'espediente della

captatio benevolentiae gli autori chiedevano scusa ai potenti per le loro opere.

La componente didattica è molto forte e abbinata allo humor (parodia, burla...): nonostante

l'opera si occupi di temi importanti per l'epoca (amore spirituale e carnale, procreazione,

rapporti uomo-donna...) che erano regolati da norme morali ben precise dettate dalla Chiesa,

l'uso dello humor fa sì che le discussioni su questi temi sembrino molto leggere e fortemente

ambigue, anche perché i personaggi esprimono opinioni contrastanti e l'opinione reale

dell'autore non è mai espressa chiaramente.

La presenza di molteplici "io" esponenti ciascuno le proprie opinioni in un opera avente

molteplicità di stili e temi, la rende un'opera unica, ambigua e difficile da imputare ad un solo

fine. L'ambiguità era sicuramente voluta dall'autore.

Il libro del Buen Amor è a carattere di compendio, raccoglie temi, li elabora e attinge a fonti

diverse: è un'opera in cui sono racchiusi molteplici valori.

Datazione: non è possibile stabilire una data precisa, ma si presume sia stato scritto attorno

alla metà del XIV secolo. Esistono 3 manoscritti del libro e tutti e 3 sono di carattere

discordante, 2 pero hanno date vicine 1371/78.

L'opera era destinata ad un pubblico ampio, mediamente colto e soprattutto laico: l'arcipreste

è la figura di contatto tra le gerarchie più alte e più basse del clero = figura di contatto tra le

diverse classi sociali dell'epoca + rappresenta anche la sintesi della società medievale e della

sua cultura. È una figura in posizione centrale nella gerarchia delle classi che permette che

l'opera sia destinata tanto al pubblico più colto come a quello meno colto.

Secondo la critica ci sono diverse interpretazioni:

1. Libro come parodia di relazioni pastorali in cui l'arcipreste doveva dare la sua visione

della diocesi.

2. Libro come parodia del mester de clerecía.

Livelli di lettura:

- Livello giocoso e ironico.

- Livello allegorico e simbolico relativo alla critica della promiscuità in cui vivevano i

chierici. L'idea dell'opera in questo caso è rappresentare ciò che un uomo non deve fare

per conquistare la vita eterna. El Buen Amor (amore spirituale) contrapposto al Loco

Amor (amore carnale). Per questo il Libro del Buen Amor può essere visto come la critica

della decadenza dei costumi dell'epoca.

Racconti più importanti che compongono il Libro:

Discorso con don amor: si parla dei peccati capitali

- Incontroo tra doña Endrina e don Amor

- Incontro tra don Carnál (eccesso) e Doña Quaresma (privazione)

>Lingua: concreta e colta, in cui il gergo colloquiale si alterna ad un linguaggio aulico sempre

per la volontà di semi-universalità dell'opera.

>Stile: semplice e rispecchiante l'idea di riprodurre la velocità della lingua parlata, sono

frequenti gli elenchi, accumulazioni, enumerazioni, proverbi... si individuano inoltre diversi

campi di registro secondo il contesto e la classe di appartenenza dei personaggi e si nota la

presenza di diversi livelli temporali.

Tempo suddiviso in 3 dimensioni:

- Tempo dell' io

- Tempo universale, si mette in relazione al significato della vita e della morte

- Tempo reale, dimensione del quotidiano (alternanza delle stagioni, arrivo della

quaresima, il passare dei giorni...)

>Figure retoriche: principalmente allegorie, iperboli, antitesi, parallelismi, forte ironia e

presenza di ritmo binario.

La poesia epica gradualmente scompare e si ha la nascita di nuovi generi come i romances,

termine che indica poemi narrativi in 3° persona, di carattere epico-lirico e di estensione

variabile ma generalmente molto brevi, che sviluppano dei temi e piccoli nuclei tematici legati

ai cicli di poesia epica. Sono formati da versi monorimi di 16 sillabe divisi in 2 emistichi da 8

sillabe ciascuno. I versi sono caratterizzati da grande semplicità espressiva, sono facili da

comprendere, concisi e drammatici: quasi sempre hanno un drammaticità che è possibile

individuare dalle scelte lessicali dell'autore.

I romances sono l'evoluzione del cantar de gesta, che non era più gradito al pubblico, in una

forma poetica più breve, più curata e che meglio si adattava alle richieste di un pubblico che

iniziava a pretendere una certa cura a livello di stile e linguaggio. Dato che erano aumentati i

lettori delle opere all'interno dei romances vengono inseriti temi che piacciono, elementi graditi

al pubblico eterogeneo: allusione all'amore, episodi romanzeschi...in una forma poetica precisa

(diverso dal cantar de gesta), breve, e che comunque essendo una continuazione del cantar de

gesta continuerà a far parte della fruizione e tradizione popolare orale spagnola.

I romances più antichi sono del XIV secolo e hanno per lo più funzione storico-informativa. Sono

databili intorno al XIV secolo perché è il momento in cui vengono raccolti, ma non sappiamo se

siano stati scritti nello stesso periodo o prima (probabilmente prima). Come il cantar de gesta i

romances hanno una funzione storico-informativa che sarà in parte modificata solo nel XV

secolo, quando appariranno i primi romances lirici.

La poesia del XV secolo si caratterizza per ricercare una perfezione formale a livello metrico,

attenzione a livello retorico e alle fonti classiche a cui si somma lo sviluppo dell'io del poeta:

poesia che si sviluppa in un contesto in cui nasce la stampa, in cui la lettura è individuale, più

raffinata e privata, e in cui la poesia risente dell'influenza della tradizione italiana (Dante e

Petrarca).

Il romancero appartiene alla tradizione orale, ma nel XIV sec c'è la preoccupazione di

mantenerlo vivo nel tempo: vengono pubblicate raccolte di 3/4 romances affini in base al tema

trattato= pliegos sueltos. Questi romances riprendono i nuclei tematici del cantar de gesta ma

anche del contesto poetico in cui vengono pubblicati. Vediamo la presenza di figure retoriche

che li rendono una poesia distaccata da quella del cantar de gesta (figure che appartengono

godo alla tradizione orale come parallelismi, ripetizioni, anche metafore, stile diretto e apostrofi

al pubblico, immagini concrete...tutto ciò visto all'interno di una forma metrica precisa e

ricercata). Rispetto al cantar de gesta c'è più sintesi e maggiore densità drammatica. Il

narratore scompare quasi del tutto e si apre un uso più intensivo dei dialoghi, maggiore spazio

ai sentimenti e alle emozioni di personaggi e protagonisti.

Dato che i romances riprendono la tradizione del cantar de gesta vediamo delle caratteristiche

identiche tra le due produzioni:

- Tempo universale e indefinito avente una valenza simbolica in quanto non è solo riferito

al tempo ma anche al testo nel suo insieme (molte delle tragedie avvengono di lunedì

perché era considerato un giorno funesto ad es.).

- Personaggi simbolici, di solito di donne nobili che si ribellano all'autorità del marito o del

padre, quindi donne che vivono l'amore in modo passionale e spontaneo, oppure vassalli

che si ribellano al re, alcuni personaggi storici, personaggi che di solito portano nomi

simbolici (come "Aldo" e "Isabel") rispetto al significato del nome proprio.

- Atmosfere irreali e fantastiche, infatti spesso la logica della narrazione è spezzata da

gusto per il misterioso, l'irreale, e il fantastico.

Temi:

- Amore in tutte le sue connotazioni (erotico, casto, tragico...), che come nelle jarchas

supera le convenzioni sociali, amore positivo che riesce a trionfare

- Conflitto: uomo-donna, re-vassallo (la monarchia vs il modello politico dei vassalli più

fresco e aggiornato che si allontanava dalla nobiltà per avvicinarsi al modello borghese)

Per riassumere: i romances rientrano nel romancero viejo = testi di epica che corrispondono ai

quelli pubblicati tra XV e XVII secolo. Testi pubblicati per far sì che la tradizione orale non

scomparisse e ripresi anche dai romantici: progetto di trascrizione dei nuclei dei cantares dei

gesta e dei romances. I romantici riprenderanno e rinnoveranno il romancero viejo e i suoi

nuclei tematici.

Nuova ricezione= nuova forma di lettura del pubblico. Se un’opera si ripresenta o se torna ad

essere in voga essa viene sottoposta a una nuova ricezione, si sottopone alla lettura di persone

diverse che cercano un prodotto culturale diverso. La diffusione del Romancero è il recupero

della tradizione orale della poesia epica e della sua rielaborazione in una nuova forma poetica

ed inoltre adatta alle esigenze dei lettori del XIV secolo. I primi romances erano in gruppi di 3 o

4 a seconda del tema e i primi romances si attenevano al tema storico, solo in seguito si inizia

a inserire e a scegliere di rivalutare anche temi amorosi o di rielaborare il romances tenendo in

considerazione i nuovi gusti del pubblico. Il romancero è una sintesi di lirica ed epica. La forma

del romancero viene poi fatta propria dai poeti colti nel romanticismo.

La prima pubblicazione è a opera di Martin Nucio e viene datata tra 1547-49: si chiama

“cancioneros de romances sin autor”. Erano rielaborati dai poemi epici che quindi non avevano

un autore definito ed erano autonomi. I romances vengono estrapolati dai poemi epici e

presentati al pubblico in una nuova forma. Prima bisogna datare gli avvenimenti storici o datare

i testi; i romances erano sottoposti a un aggiornamento sui fatti storici, il cantar de gesta era

prodotto durante l’avvenimento storico, il romances inizia ad avere la funzione di

intrattenimento e quindi non ha bisogno di basarsi sui fatti che si presentavano mano a mano

bensì li può arricchire all’interno di una situazione storica che si era andata a sistemare perché

la Reconquista ormai era finita. Il testo da storico diventa un testo poetico, questo introduce dei

cambiamenti per questo si datano i testi dei romances partendo dall’avvenimento storico

perché spesso le influenze a cui era sottoposto il testo avevano a che vedere con avvenimenti

storici posteriori.

Fino al 1580 si recuperano i romances di tema storico poi anche quelli contenente temi amorosi

e cortigiani. Lo si fa cercando una forma poetica precisa (versi di 16 sillabe con due emisticchi,

come Los Milagros de Nuestra Señora o il Poema del Mio Cid). La funzione era letteraria:

narrare una storia interessante in un modo attraente e comprensibile e questo lo si faceva con

uno stile vicino a quello tradizionale del cantar de gesta. Lo stile si avvicina alla lingua orale,

semplice e sobrio che usa spesso ricorsi retorici tipici dell’oralità (enumerazione, ripetizione,

parallelismi...).

Inizia sempre direttamente sulla scena che si vuole descrivere perché sono componimenti brevi

e quindi si andava direttamente alla scena che volevano descrivere. La rappresentazione vuole

essere vivida e concreta e per la forma poetica si utilizzano dei ricorsi retorici che non erano

propri del cantar de gesta ma che si rifanno allo sviluppo posteriore della letteratura (metafore,

ellissi...il lettore deve partecipare per comprendere il testo). Ci sono poi le formule (riprese dal

cantar de gesta) e l’uso di motivi simbolici che si ripetono nei romances per far partecipare i

lettori. Ambientazione e parole chiave per immaginarsi la scena.

Lo stile non nasce tradizionale, diventa tradizionale perché nel corso dei secoli vengono

recuperati e iniziano a far parte degli elementi condivisi dalla collettività. I passaggi dalla

pubblicazione del testo a stampa che poi viene riprodotto a memoria più volte porta delle

modifiche; il fatto che il romance venga riprodotto su stampa e poi mandato a memoria e poi

riprodotto in altre versioni fa sì che diventi un testo tradizionale che esiste in più versioni

perché ha una diffusione che si basa sulla memoria e un’altra che si basa sulla stampa.

La stampa è importante perché cambia il modo di fruire dell’opera. Dal 500 in poi la poesia è

fruita in modo diverso, sia come poesia letta collettivamente ma anche individualmente.

Questa nuova lettura da soli comporta più interpretazioni del testo. Gli autori consci del fatto

che la fruizione è cambiata lavorano sui temi e sullo stile in modo diverso; la stampa ha già una

funzione importante perché grazie ad essa vengono fissati su un mezzo concreto e

sostituiscono il cantar de gesta nella tradizione orale.

I temi sono di cronaca e poi amorosi. Ci sono romances che hanno un tema epico, che parlano

di personaggi storici vissuti, di eroine che saranno riconducibili ai cantares de gesta (e al

Poema del Mio Cid) e in base alla fonte che usano avremo dei romanzi che derivano dalle gesta

hispanico e altri che derivano dalla gesta Carolingie. Questo si riferisce alle fonti, se un cantar

de gesta è ispanico ha della caratteristiche diverse dei secondi. Ci sono poi i romances

historicos o noticieros e poi romances novelescos poi ci sono anche romances che hanno un

tema biblico e religioso.

È un evento storico vero. Abenabar era un principe arabo, i versi sono misurati di 16 sillabe con

una cesura grafica che li separa in 2 emistichi. Inizia ex a bruto con un discorso diretto e nel

secondo verso c’è ‘uso di una formula (è un personaggio positivo). Il narratore fa da connettore

tra un discorso e l’altro serve per guidare il lettore nella lettura. Ci sono discorsi diretti,

narratore che fa d’accordo e poi si usano i tempi verbali che cambiano= valore simbolico di

avvicinamento e allontanamento della realtà. Sottolinea al lettore il cambiamento di

prospettiva. La maggior parte delle frasi sono delle frasi metaforiche o allegoriche soprattutto

l’ultima pronunciata da Granada che mette in rilievo le qualità della città della conquista. Nei

vv.13-18 abbiamo l’elenco delle qualità delle città del sud della Spagna che sono paragonate a

dei campi con qualcosa che ha a che vedere col cibo e col raccolto che dà senso attraverso un

bene che tutti conoscevano. Più che l’elemento storico quello che interessa è la liricizzazione

del desiderio del re per la città e allo stesso tempo la liricizzazione del no della città al re

perché non è ancora sposata né vedova. I romances si mostrano in versioni differenti, col

tempo vengono recuperate e inserite nei canzonieri per far vedere la differenze tra di loro.

Nel XV secolo la letteratura inizia a diventare un forma di intrattenimento, non solo per i suoi

contenuti ma anche per la sua forma: in alcuni casi i temi si appiattiscono su quelli amorosi,

quelli cortesia ecc. ma la letteratura si va strutturando in forme e stili ben precisi. Nel XV secolo

si verifica una nuova sensibilità poetica che spinge gli autori a scrivere una letteratura colta e

una poesia più raffinata, non solo dedicata alla lettura collettiva ma anche e soprattutto a

quella individuale. Tutto ciò avviene in un contesto nel quale inizia a diffondersi la stampa, che

permette di poter avere la stessa opera in più copie, cosa che naturalmente aiuta nella

diffusione dei testi stessi.

Vanno scomparendo le caratteristiche primordiali della poesia nei secoli precedenti tipiche

dell'epica (quindi tutte quelle caratteristiche che rendevano il mester de jugaría una poesia

tipicamente orale), si nota una maggiore ricerca formale del punto di vista sia metrico che

retorico ed inizia a svilupparsi l'io poetico dell'autore. Tutto ciò anche nell'ottica di una

laicizzazione sempre più evidente nell'ambito culturale: stava sempre di più prendendo piede

un processo di laicizzazione della situazione culturale e letteraria che porterà: i poeti a non

provenire più necessariamente dai monasteri, non si verifica più un legame tra l'uso delle fonti

e la provenienza ecclesiastica dei poeti.

Il XV secolo è un periodo di crisi della Spagna a causa delle lotte tra i sovrani e i nobili. La crisi

termina con l'avvento dei Re Cattolici che sanciscono la fine della Reconquista e l'entrata della

Spagna nella modernità (fatta coincidere con il 1492). In questa situazione di rivalutazione

dello sforzo dell'elaborazione del testo, vengono rivalutate anche le fonti classiche, tra cui gli

studi di filosofia morale, retorica, filologia...che diventano fondamentali nella formazione dei

poeti che provengono anche dalle classi nobiliari e perciò non solo ecclesiastiche. All'epoca

erano già attive le diverse università: le principali erano quelle di Alcalá e di Salamanca.

Fioriscono i cancioneros: raccolte di poemi di diversi autori dedicati a temi diversi (dalla

cavalleria alla situazione sentimentale, al dolore, temi di tipo guerriero). Essi erano

l'espressione dei nuovi gusti e valori dell'aristocrazia che nel XV secolo era una classe in cui era

venuto meno la sua identità di classe guerriera e quindi il suo scopo di lotta contro gli arabi.

Essa trova un nuovo ruolo e obiettivo nella società: diventa un'aristocrazia cortigiana, quindi

disinteressata al lavoro e invece dedita alla corte. Si verifica quindi un suo avvicinarsi alla

letteratura come forma di divertimento all'interno della corte.

Prima raccolta di testi unici in lingua castigliana è il Canzonero de Baena. Prima si usava la

lingua portoghese per questo tipo di opere. La perdita dell'uso del portoghese è conseguenza

dei contrasti politici tra Spagna e Portogallo e dell'imporsi sempre maggiore del Castigliano

sulle altre lingue. Il genere del cancionero ha una struttura variabile che riflette il modificarsi

della cultura e della società dell'epoca. Si possono identificare due tipologie di canzoneros:

Canzonero medieval: raccolta di testi di autori diversi e riguardanti temi differenti (>

 come il Canzonero de Baena, perché contenente opere di diversi autori).

Canzonero petrarquista: poesie raccolte con un filo logico e opera dello steso autore >

 dimostrazione dell'evoluzione del sistema letterario che riconosce un sistema di autori e

non più una letteratura esclusivamente collettiva.

I principali autori/curatori di cancioneros sono: Juan Alfonso de Baena, Pedro Gonzales de

Mentoza, Alfonso Álvarez de Villa Sandino, Francisco Emperial (gli ultimi due furono poeti

espressamente di corte, ovvero che scrivevano sotto la protezione di un mecenate nobile o

comunque componevano opere fruite prettamente dalla corte > ciò influenza le tematiche che

non dovevano essere sconvenienti per l'ambiente cortese). Quando l’autore inizia ad essere

riconosciuto per le sue opere si crea anche il ruolo dell’autore individuato come intellettuale.

Caratteristiche principali dei cancioneros:

- Uso dell'allegoria

- Sostituzione dei versi di arte major (endecasillabi) con versi di arte minor (8 sillabe).

Tra il XV e il XVI secolo si scrivono oltre 200 canzoneros contenenti opere di 800 poeti diversi.

CANCIONERO DE BAENA

Canzonero de Baena ricompilato da Juan Alfonso de Buenavista, un andaluso converso, anche

compositore che compilò il cancioneros tra il 1430 e il 1445.

1430: organizza la parte più cospicua di testi

1445: aggiunge la seconda parte dei testi con qualche ultima aggiunta nel 1449.

È un'opera che non si struttura in una cornice editoriale specifica ma va modificandosi negli

anni a seconda del gusto del curatore. L'opera viene presentata nel 1445 a Re Juan II, e NON

contiene le opere degli autori nobili di corte né degli autori più in voga del XV secolo. L'ipotesi

più plausibile è che il cancionero raccolga i testi più vecchi (datati quindi XIV secolo), che

all'epoca erano già passati di moda, quindi raccolti per evitare che andassero perduti. Il

cancionero de Baena è organizzato per autore e ogni autore è organizzato per genere.

Temi principali: amor cortese, donna, sentimenti del poeta ecc.e tutto si struttura all'interno di

6 tipi di poemi che corrispondono a 6 tipologie tematiche:

- Poemi funebri

- Poemi morali

- Poemi amorose

- Poemi didattici

- Poemi burlesco-ironici

- Poemi allegorici

Fonti principali:

- Lirica galaico-portuguesa

- La poesia provenzale

- La poesia italiana (> Dante per la forza allegorica e Petrarca per il linguaggio poetico).

Ricorsi retorici principali:

- Oppositio

- Anafora

- Parallelismo

- Antitesi

- Ripetizioni

- Paranormasia (gioco tra significanti che hanno suoni simili ma significati diversi).

Forme metriche principali:

- Las cantigas (componimenti brevi di tema amoroso a volte destinati al canto)

- I decires (più lunghi ma destinati alla lettura),

>Caratteristiche principali dei testi: presenza io individuale del poeta, presenza di tracce che

fanno capire che è una poesia scritta destinata alla lettura individuale e non alla fruizione orale,

poesia raffinata ed elaborata che quindi ha una metrica precisa e utilizza un vocabolario colto

> non è poesia di improvvisazione (che invece era il mester de jugaría).

Il testo letterario evolve secondo le necessità dell'ambito nel quale si va formando: in questo

caso si verifica il passaggio da forma orale e poco elaborata ad una forma privata e scritta che

prevede una forte elaborazione formale, stilistica e tematica. Ad esempio è importante anche

la presenza di ricorsi retorici non utilizzati precedentemente per comprendere il cambiamento

intrapreso dallo stile poetico del periodo.

> Come si arriva al genere del canzonero: 1) si tolgono le musiche e le canzoni che erano

tipiche del poema epico, 2) si formano i decires e 3) in seguito las cantigas e 5) in ultimo le

opere vengono organizzate in cancioneros.

JORGE MANRIQUE

Jorge Manrique, figlio di Rodrigo de Manrique, fu soldato e combattè con i Re Cattolici nella

Reconquista, fu ferito e morì in battaglia. Ebbe una vita impostata attorno alla guerra e da qui

derivano le sue conoscenze come quella delle armi, delle leggi e quella delle regole della vita di

corte a cui partecipava come cavaliere. Coltivò la poesia amorosa con discrezione e usa un

vocabolario medievale e giuridico che è quello a lui più familiare. L'opera "Las Coplas por la

muerte de su padre" gli diede fama immediata e duratura per il grande successo che ebbe:

- La parte iniziale venne scritta prima della morte effettiva del padre.

- La parte centrale è di poco posteriore alla morte del padre.

- La revisione fu portata avanti mentre era incarcerato.

> Genesi lunga dell'opera che ha come conseguenza evidenti cambi di prospettiva. La

struttura d'insieme quindi non è sempre chiara perché era un'opera in divenire, in momenti

diversi della vita dell'autore e con esigenze personali diverse.

In generale las coplas si dividono in 3 parti:

- Riflessione sulla Morte in astratto.

- Riflessione sulla Morte in prospettiva storica.

- Riflessione sulla Morte del padre.

> La prospettiva dell'opera va dal generale al particolare.

>Caratteristiche e ricorsi principali per coinvolgere il lettore: uso del plurale inclusivo e uso del

pronome nosotros. Las coplas quindi si propone come testo universale in cui vengono

esplicitati sentimenti che possono essere comuni a tutti > unione immediata lettore-poeta e

accettazione dei sentimenti del narratore come se fossero i nostri. Inoltre l'autore usa dei verbi

che si appellano all'esperienza collettiva in aggiunta a esortazioni dirette continue e costanti

nel testo.

>L'esperienza collettiva arriva fino alla strofa 25, da lì in poi si passa dal generale

all'esperienza particolare dell'autore > narrazione in prospettiva del figlio che vive la morte del

padre. Dalla 25esima strofa c'è la descrizione della vita di Don Rodrigo che avanza verso la

morte in modo consapevole MA lo fa da solo > lo scenario è quello della morte con tutto il suo

sfarzo che sarà in opposizione con l'atteggiamento umile di Don Rodrigo che la vede come

fenomeno neutrale. Contrasto tra figura serena di Don Rodrigo e la vita turbolenta che gli si

svolge attorno.

>Linguaggio: semplice ma aulico e colto ed è molto concreto perché ci sono descrizioni di gesti

o momenti quotidiani che aiutano il lettore a sentire la concretezza del discorso.

>Stile: scorrevole, armonioso perché Manrique usa sempre un linguaggio pacato e tranquillo

senza colpi di scena o elementi di disturbo > forte unità tematica abbinata al forte lirismo del

poema.

>Figure retoriche: anfora, parallelismo, ripetizione e metafora.

>Metrica: strofa de pie quebrado che è composta da 12 versi in arte menor (8 sillabe) con rima

consonante (strofa anche chiamata copla manriqueña) ogni strofa è un'unità sintattica e

semantica a sè.

>Fonti: poesia italiana, poesia canzoneril, poesia del Marqués de Santillana e poesia de Juan de

Mena.

> Innovazione: l'autore presenta per la prima volta il tema della morte con una connotazione

intima e semplice. Esempio di poesia che nasce da un desiderio intimo del poeta che diventa

necessità: poesia come mezzo per esprimere un'emozione che il poeta ha provato. La morte è

inevitabile ed è un elemento costante nella vita di ogni uomo, non ha una connotazione

macabra o sgradevole ma è personificata in una signora in nero che un giorno bussa alla porta

del padre e lo invita a seguirla.

Testo che è formalmente elaborato ma che è anche molto intimo, destinato ad una lettura

privata e in esso è percepibile un tono estremamente delicato: ciò significa che l'autore

abbandona il tono eroico e di ostentazione tipici di altre forme poetiche dell'epoca (come il

cancionero, l'epica...). Manrique dimostra di riuscire nell'ambito di cogliere le sfumature

dell'animo umano.

Suddivisione in 3 parti:

- Prima parte = riflessione sulla morte in astratto: esortazione alla riflessione sul tema

della morte in generale (strofe 1-13)

- Seconda parte= riflessione sulla morte in prospettiva storica: tema simbolico dell' ubi

sunt. Commemorazione di figure del passato per sottolineare l'inconsistenza della vita

umana (strofe 14-24)

- Terza parte= presentazione della figura del padre come esempio opposto alla figura

della la morte > denota la possibilità di superare la morte attraverso la fama terrena,

quindi le azioni del padre (che era stato un generale e un uomo importante a corte)

diventano uno strumento per rispondere ad un momento di distruzione della vita, che è

appunto la morte. Tuttavia la vera risposta alla morte è la FEDE. La morte è inevitabile e

la sua risposta è la fede.

Nell'opera si parla della morte ma anche di vita e della possibilità di compiere buone azioni, del

tempo che serve a costruire buone azioni, del destino che è inevitabile e della religione.

> Contrapposizione tra piacere, vissuto come carcere, e la fede vissuta come elevazione

spirituale.

Manrique inaugura la poesia individuale, è il primo poeta della poesia moderna e l'ultimo della

poesia medievale. È il punto di svolta della concezione della poesia che da lui in poi perde la

funzione collettiva, informativa e di intrattenimento per diventare qualcosa che intrattiene e fa

riflettere ma da un'altra punto di vista, quello individuale.

COPLAS A LA MUERTE DE SU PADRE

Capacità di Manrique nel costruire metafore che parlano di temi inconcreti in modo però molto

concreto, è vicino all’esperienza del lettore. Opera divisa in tre parti in cui il tema della morte

viene affrontato in modo diverso. L’opera non è stata scritta in una sola sessione. L’opera è

andata a concludersi anche seguendo la biografia dell’autore. L’opera non sempre ha infatti

un’organizzazione e una coesione. È un’opera che non ha estratti. Ma l’ultima parte non era

stata inclusa dal principio nell’opera. Nelle prime strofe si cerca l’attenzione e la riflessione del

lettore, sulla morte, il tempo e la vita terrena. La morte si può sconfiggere con la fama e la

fede. La fama infatti ci porterà ad essere ricordati per le opere prodotte.

- Strofa 7: Viene introdotta la figura della signora, la personificazione della morte. La

morte non ha connotazione macabra bensì elegante. Ha la connotazione di una signora vestita

di nero che bussa gentilmente alla porta del padre di Manrique e gli chiede di seguirla.

Se fosse in nostro potere fare buon viso come possiamo fare della nostra anima un angelo che

buona cosa avremmo a tutte le ore e quanto saremmo rapidi nel preparare il corpo lasciando

l’anima scomposta.

Si ripete di nuovo l’immagine del corpo come prigione dell’anima e la signora in questo caso è

un riferimento all’anima e alla caducità del corpo.

Nelle strofe seguenti manrique si ripete su temi già visti (caducità della vita, beni materiali

effimeri, i potenti e i politici sono uguali agli altri, il tempo e la vecchiaia che distrugge à non

necessità di lavorare per creare opere che superino l’epoca perché il tempo le distruggerà). Per

Manrique lo status sociale è privo di importanza, al momento della morte saremo tutti uguali.

Tutte le persone sono uguali davanti alla morte.

- Strofa 11: Immagine importante. Ruota che gira. Fortuna che deCide arbitrariamente

dove fermarsi ma che non è mai ferma. I ceti sociali e la ricchezza che ci lascia all’improvviso

cambiano velocemente. Ruota come fortuna ma anche come non capacità dell’uomo di

controllare il proprio destino. à Tema di carattere bibilico, l’uomo non può fare oltre a quello che

è stato predestinato a fare.

- Strafa 12: Beni materiali effimeri

- Strofa 14: Inizia l’UBI SUNT che finisce nella strofa 24.

Dal verso 160 in poi c’è l’immagine dell’uguaglianza degli uomini davanti alla morte. Di quei re

potenti di cui abbiamo parlato e conosciuto attraverso gli scritti passati, con casi tristi e

drammatici furono sconvolti i loro destini. Non c’è cosa forte che papi, imperatori e prelati. Così

li tratta la morte come ai pastori di gregge.

- Strofa 15. Ubi sunt di personaggi vicini ai lettori e non personaggi storici. Non curiamoci

dei troiani dei cui mali non abbiamo vissuto e neanche le glorie. Lasciamo ai romani. Non

curiamoci di sapere ciò che appartiene al secolo passato, veniamo a ciò che è di ieri che è stato

dimenticato come il passato. à bisogna fare più attenzione al passato recente.

Nelle strofe successive Manrique continua a contrapporre la metafora del tempo attraverso la

contrapposizione di cose vicine e cose lontane per arrivare poi a parlare di come superare la

morte e di quali sono le cose che realmente hanno la capacità di superare la morte. Ci sono qui

parecchi riferimenti storici a personaggi dell’epoca. Manrique fa riferimento a personaggi vicini

e non classici perché cerca di coinvolgere il lettore e avvicinarlo a quella che sarà la riflessione

finale sulla morte.

Dalla strofa 25 inizia la terza parte che racconta di come il padre incontra la morte.

- Strofa 25: colui che aveva buoni costumi ed era amato come virtuoso dalla gente, il

maestro tanto coraggioso. Le sue azioni grandi e famose non c’è bisogno che le canti poiché

tutti le videro, il mondo sa quali sono state. Manrique torna sul tema dell’umiltà e della fama.

La fama viene chiamata in causa come entità che precede il personaggio senza che l’autore

debba ricordare le azioni compiute.

- Strofa 26: descrizione delle qualità del padre che ricorda l’iperbole che caratterizzava la

descrizione dei caratteri degli eroi epici. Amico dei suoi amici, che signore per la servitù, che

padrone, che nemico, che maestro, che uomo valente, che simpatico, che benigno, che leone

con i malvagi. Si esaltano le virtù attraverso un’iperbole.

- Strofa 27: il padre viene paragonato ai personaggi dell’età classica. Si conclude la

presentazione. Tutta la storia è un parallelismo tra eroi classici e il protagonista ed è

un’iperbole.

- Nelle strofe successive continua il paragone con i personaggi classici. Il padre non viene

descritto per il suo io intimo ma per una somiglianza con personaggi di cui era assodata la

figura e di cui si conoscevano le virtù e la azioni.

- Strofa 34: dialogo con la morte che si presenta come figura della donna. La strofa 33

introduce il dialogo. Buon cavaliera lasciate il mondo ingannoso e le sue moine, il vostro cuore

di ferro dimostri la sua famosa forza in questo momento, e poiché dalla vita e della saluta

avete fatto poco conto per la fama, sforzatevi per essere all’altezza durante questo incontro

che vi chiama.

- Strofa 35: non vi si faccia tanto amara la battaglia timorosa che aspettate, perché

iniziate una vita più lunga della fama. Non è eterna né vera ma è meglio di quella temporale

che perisce. C’è un accenno alla fame, si mettono in relazione vita morale, temporale e quella

dello spirito.

- Strofa 36: qui si riconferma la stessa metafora che M è andato ricordando in tutta

l’opera. Il vivere che è perituro non si vince con i beni mondani e la vita piacevole dove ci sono

i peccati infernali. I religiosi lo guadagnano con le preghiere, i cavalieri con le fatiche e le azioni

contro i mori (riferimento alla riconquista completata nell’epoca in cui M pubblica la sua opera).

- Non tratteniamo altro tempo in questa vita meschina perché la mia volontà è conferma

a quella divina e dico che l’uomo che vuole vivere quando dio vuole che muoia è pazzo. Si

chiude il cerchio. È una metafora del destino della vita che non è nelle mani dell’uomo. Si

ricollega alla caducità della vita. L’uomo deve sperare che la sua fama permanga nei secoli.

PARTE DELLA PROSA

ALFONSO X

La Reconquista era terminata quindi siamo già nel momento in cui Castilla domina sugli altri

regni: è il momento in cui il palazzo reale diventa una vera e propria università nella quale si

traducono le opere scelte dal Re. Siamo nel momento in cui le 3 culture convivono.

Si forma una coscienza linguistica nuova in un ambiente che è sotto l’influenza della tradizione

latina. L’opera è composta durante il regno di Alfonso III (aveva scritto il primo documento in

lingua romanza). La prosa è di questo periodo perché le necessità della vita sociale portavano a


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche e letterature straniere
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