Il patchwork mediale
Modernità e tardo modernità
Essere al centro di un mondo ricco di informazioni, notizie, dati e stimoli significa anche salutare l'arrivo di grandi tecnologie, le quali hanno cambiato il modo di vedere il mondo, di sentire emozioni ecc.. Hanno perciò cambiato il nostro.
La modernità risale alla seconda rivoluzione industriale. È un periodo di grandi cambiamenti culturali e sociali, caratterizzato da una larga diffusione dei media e dalla frammentazione della soggettività e delle fonti informative. L'informazione non è più univoca ed unilaterale.
I teorici della modernità
Tra i grandi teorici della modernità vi è G. Simmel, il quale analizza la nascita della metropoli come luogo dell'economia monetaria. La metropoli è uno dei simboli straordinari che segna la modernità e la nascita delle grandi città (trasferimento delle grandi masse dalle campagne intorno agli anni 800–900). L'arrivo e il formarsi delle metropoli comporta uno sconvolgimento della vita umana: le persone iniziano ad avere problematiche nell'ambito relazionale, ma contemporaneamente a ciò si inizia a registrare un'economia monetaria significativa.
Quindi le metropoli hanno segnato il passaggio da un'economia rurale ad una monetaria, e la vita sociale umana non viene più regolata dal sentimentalismo ma da un'economia monetaria, ovvero la razionalità va ad invadere tutti gli ambiti della vita sociale ed individuale. Le relazioni si moltiplicano incessantemente tanto da creare una situazione di complessità. La società da complicata si trasforma in complessa.
Nella metropoli prevalgono quindi razionalità ed organizzazione (a discapito della naturalezza). Le persone provano un vero e proprio sentimento di standardizzazione. Mentre prima vi era un'identità più forte, in città si ha un modello condiviso e comune ad altri e quindi si è più legati a dei modelli consolidati ed organizzati.
Contraddizioni della modernità
In reazione a ciò emerge una ricerca sempre più spinta all'affermazione di sé. Perciò la modernità porta da una parte un processo di omologazione mentre dall'altra una spinta verso la affermazione personale. È una contraddizione che produrrà conseguenze di tipo sociale e comunicativo che andranno a connotare quel modello di società. Presenza di omologazione e contestualmente di differenziazione. Si producono inevitabilmente delle difficoltà determinate da questa contrapposizione.
Per riuscire a far emergere la propria persona, individualità e soggettività si necessita del ruolo della mediazione, ruolo ricoperto dai media. Saranno le tecnologie nella comunicazione dell'informazione a far sì che le persone possano avere un ruolo e possano qualificare la propria professione. Fino a questo momento la conoscenza veniva raggiunta grazie al medium della carta, con la modernità nascono altri medium come la fotografia, la radio ed il cinema. Si viene così a creare una vera e propria diversificazione e complessità.
Industria culturale e media
Nasce l'industria culturale, industria strettamente legata e connessa ai nuovi media. Con l'industria culturale si va ad attuare una formazione del pubblico volto a fruire dei nuovi media e conseguenti nuovi prodotti. L'industria culturale è un processo culturale che non va a coinvolgere soltanto i produttori culturali ma anche e soprattutto il pubblico. È importante parlare di pubblico perché i prodotti culturali messi in circolazione in quel momento storico non scaturiscono solo dall'esigenza di coloro che li producono ma vengono messi in conto da coloro che ne fruiranno. I produttori di informazione producono tenendo conto del pubblico che lo riceveranno.
Walter Benjamin e la riproducibilità tecnica
Altro osservatore, teorico e studioso della modernità è Walter Benjamin, che parla della tecnica, della riproducibilità e della copia artistica. Più precisamente Benjamin analizza il ruolo della tecnica nella riproduzione artistica e dei contenuti. Benjamin focalizza la sua analisi sulla perdita dell'aura da parte dell'arte e compie allo stesso tempo una rassegna sul significato profondo che la diffusione su larga scala di immagini scritti e contenuti può portare a livello sociale ed economico ma anche a livello individuale e psicologico. Infatti secondo Benjamin non solo riproducendo, ovvero mediando e mediando, il senso profondo delle opere e la loro funzione rituale si smarrisce, ma anche il contenuto viene ad essere stravolto dalla mediazione.
Nel 900, con l'esplosione della mediazione, si modifica il significato e la funzione delle opere. L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità in questa nostra epoca non mancano sicuramente le fonti informative: immediatezza e ipermediazione (presenza di più mezzi mediatici) connotano la nostra esistenza, ma anche la frammentazione la quale impedisce di ottenere indicazioni univoche, imparziali e definitive.
Informazione vs narrazione
Benjamin attua una distinzione tra narrazione ed informazione, le quali sono entrambe funzionanti attraverso il dispositivo della mediazione.
- Narrazione: vengono attribuiti i caratteri rituali e relazionali, tipici della tradizione; qui il contenuto della narrazione fa parte dell'esperienza del narratore condivisa poi con l'ascoltatore. Non viene comunicato l'accaduto in sé come fa l'informazione, ma lo cala nella vita del relatore per farne dono agli ascoltatori come esperienza. Il focus della narrazione riguarda proprio la trasmissione dell'esperienza come collante per le comunità.
- Informazione: qua viene ripreso un sistema tipico delle grandi comunità urbane ed industriali. Per Benjamin con l'informazione vi sono funzioni più meccanicistiche, funzioni che appartengono alle logiche della metropoli stessa. Si tratta di una dimensione oggettiva e razionale.
Secondo Benjamin con l'avvento dei media avviene e un vero e proprio processo di estraniamento dalla dimensione relazionale. I media isolano i soggetti e il contenuto prevale sulla relazione.
Simmel e Benjamin: isolamento e mediazione
Il presunto isolamento del singolo individuo dai legami sociali dato dalla forte presenza dei media viene visto da Simmel nella figura del blasé; colui che si isola e attua una sorta di meccanismo di autodifesa dal bombardamento di stimoli e informazioni a cui è sottoposto nella società moderna (cd. "bombardamento mediale"). Il blasé è colui che si chiude in una sorte di indifferenza che lo isola progressivamente dalla comunità ma allo stesso tempo lo rende più libero ed indipendente.
Benjamin invece evoca la figura del flâneur, un soggetto che si trova sulla soglia sia della metropoli che della borghesia, ma che ancora non è stato completamente travolto da quest'ultima, anzi vi si rifugia. Vive in una metropoli ideale come ad esempio Parigi e si perde nei suoi paesaggi, gallerie. Rappresenta una figura in bilico tra passato e futuro che ama isolarsi e perdersi tra la folla, osservando così la città.
Perciò per Simmel e Benjamin la mediazione crea isolamento. Però se riflettiamo sulla contemporaneità vediamo che i media vengono oggi sempre più spesso riconosciuti come luoghi di esperienza e di relazionalità, hanno una posizione di centralità nella vita e nell'esperienza quotidiana ed un'importanza sociale, politica, culturale, che ci servono ad arricchire la nostra capacità di dare senso al mondo, di costruirne e condividere i significati. L'isolamento dell'individuo a fronte dell'esposizione ai media è dunque da rivedere nel panorama dei media attuali.
Informazione e sfera pubblica
Habermas vede il concetto di sfera pubblica come spazio ideale di discorsi e pratiche discorsive a carattere pubblico che non ha confini fisici precisamente delimitabili. È perciò quell'arena discorsiva nella quale si dibattono problemi e le istanze della società di interesse generale, coinvolgendo differenti dimensioni della società che si impegnano nel far diventare pubblico e condiviso qualcosa di privato. La sfera pubblica si forma come esito della mediazione tra stato e società.
Essa si forma nei circoli letterari e nei primi caffè del 700, la borghesia rivendicava attraverso questi spazi pubblici la regolamentazione di uno spazio di dibattito, per rendere pubblici e condivisi interessi valori e motivazioni private, riguardanti una classe sociale. Quindi la spinta verso la costituzione di una sfera pubblica è di matrice prettamente privata, perché privati sono i borghesi che l'hanno promossa, e questa sfera pubblica assume la funzione politica nel campo di tensione tra stato e società civile, facendosi portatrice delle istanze della seconda verso il primo.
Inizialmente è una sfera pubblica quasi solo letteraria che mantiene il legame con il mondo elegante dell'aristocrazia che si appresta a combattere, col tempo si compone di elementi che fanno parte del discorso collettivo/sociale di una comunità. La sfera pubblica si amplia e quindi ci si allontana dall'idea elitaria che solo la borghesia potesse accedere a determinare argomenti e contenuti: temi come politica, cultura, informazione finiscono per deborghesizzarsi e avvicinarsi a un pubblico sempre più vasto.
Mass media e sfera pubblica
Questo modello di sfera pubblica è tuttavia messo alla prova dallo sviluppo dei mass media che invertono il rapporto tra sfera pubblica e società imponendo frame discorsivi nei quali i privati possono riconoscersi ma di cui hanno perso la paternità. I media sono diventati delle agenzie di rappresentazione che lasciano poco spazio alla generazione e creazione di identità e istanze dal basso: hanno prodotto uno scollamento tra sfera pubblica e società, perché ora i contenuti sono proposti dall'alto, sono i media a decidere i temi da proporre e il pubblico può identificarvisi.
Con la diffusione dei social c'è una fase ulteriore: da sfera pubblica in ambienti ristretti a sfera pubblica massificata, a, infine, a una sfera pubblica che acquista una dimensione social dove si mettono in pubblico aspetti individuali e privati.
Cosa significa il concetto che afferma che "la sfera privata si dissolve e si pubblicizza, mentre la sfera pubblica assume carattere di intimità"? La sfera pubblica con l'avvento dei media, in particolare con quelli social, si dissolve via via a favore dell'emergere della sfera privata, che si rende pubblica perché manifesta ma conserva lo stesso il suo carattere privato. La sfera pubblica, invece, si rende intima perché spesso gli interessi privati sono più forti di quelli pubblici. E ciò si manifesta anche nella diffusione dei temi di interesse che vengono scelti dai media e fatti passare al pubblico.
Assistiamo al passaggio da una sfera pubblica emergente da contesti ristretti e materiali, fatti di legami e comunità di intenti a una sfera pubblica dematerializzata, mediatizzata, che ha a che fare con la massa; le istanze dal basso non riescono ad emergere, si realizza una fusione di diversi ambiti come informazione, intrattenimento, dibattito politico, show business ecc (es. le discussioni parlamentari diventano shows). La sfera pubblica attuale dunque è una sorta di organismo geneticamente modificato non più in grado di generare autonomamente opinioni.
Nella fase più recente dello sviluppo dei media abbiamo una sfera pubblica social dove vengono resi pubblici aspetti privati. Con i social network abbiamo per esempio forme narrative del sé negli status update di Facebook, nei tweet, nel blog... fatti strettamente privati possono diventare oggetto di comunicazione pubblica, c'è connessione con altri vissuti. I social network non costituiscono però sempre sfera pubblica: contribuiscono alla pubblicità di temi che non sempre sono di interesse generale, in questo senso potremmo dire che i social sono una sorta di "riserva indiana" della sfera pubblica. Quando la sfera relazionale prevale su quella comunicativa la rete non è più sfera pubblica.
Le teorie comunicative
La comunicazione è un processo. Non esiste comunicazione senza informazione perché quest'ultima è un elemento ineliminabile dal processo comunicativo ma il concetto di informazione può variare a seconda della prospettiva di osservazione. Vediamo la classificazione delle teorie di comunicazione di Morris del 1939, che individua tre registri secondo cui la comunicazione può essere analizzata (si parla di esattezza della trasmissione dei simboli (problema tecnico), della precisione nel trasferimento dei significati (problema semantico) e della correlazione tra messaggio e comportamento desiderato (problema di efficacia):
- Sintattico, il livello della struttura e trasmissione del messaggio (piano formale)
- Semantico, che riguarda il rapporto tra i segni e il loro significato, livello della comprensione
- Pragmatico, che è il livello della creazione della relazione, cioè analizza la comunicazione durante un'interazione sociale.
Teoria matematica della comunicazione
1 - Nell'ambito del registro sintattico (che contiene l'approccio più tecnico e quantitativo, di stampo matematico) ha un valore quasi paradigmatico la teoria matematica della comunicazione di Shannon e Weaver (ingegneri matematici) degli anni 40 che riguarda il problema di trasmissione di un segnale attraverso un canale e l'ottimizzazione di questo processo, evitando cioè la dispersione di quantità informativa. Studia fattori come economicità della trasmissione, ottimizzazione dell'uso del canale e riduzione del rumore.
Il noise è rumore, un'interferenza che può compromettere la corretta trasmissione del segnale (informazione) da emittente a ricevente. Non essendo né codificato né strutturato si contrappone all'informazione, definita come una varietà strutturata e codificata. Per ottimizzare la trasmissione si usa il meccanismo della ridondanza.
La ridondanza è una riserva di informazioni a cui accedere in situazioni di crisi (rumore), si realizza con la ripetizione della trasmissione, attivando canali equifunzionali, tramite le regole del sistema dei segni. Con il termine ridondanza ci riferiamo a quel meccanismo che permette di ridurre il rumore, il che può ostacolare il corretto passaggio di informazione da un emittente a un ricevente, ottimizzandone la qualità di trasmissione attraverso un determinato canale. È una frazione del messaggio non determinata dalla libertà di scelta, ma dalle regole statistiche che governano l'uso dei simboli. Il termine ridondanza si riferisce alla ripetizione negli schemi comportamentali che osserviamo durante l'interazione. Nel sistema interazione l'equilibrio, una volta raggiunto, viene mantenuto con comportamenti ridondanti, comportamenti che in un certo senso costituiscono la memoria storica dell'interazione, e che non si annullano in occasione di modificazioni che possono occorrere: il sistema umano di interazione non riparte ogni volta da zero, ma mantiene le conquiste acquisite anche quando deve cercare altri equilibri.
Il feedback è la risposta che emittente e ricevente si forniscono continuamente durante il processo di comunicazione; esso restituisce all’emittente un’informazione di ritorno che gli permette di comprendere se il messaggio è stato recepito correttamente dal ricevente. Il feedback può confermare o disconfermare la comprensione dell’informazione; quindi rappresenta il fattore fondamentale di ogni processo di comunicazione. La retroazione può essere sia positiva che negativa: nel primo caso, essa causerà cambiamento, nel secondo caso, essa aiuterà il mantenimento dello status quo.
Shannon intendeva misurare l'informazione più che definirla e dal modo in cui si misura si deduce cosa si intende per informazione nel quadro circoscritto della teoria matematica: la quantità di informazione è commisurata alla libertà di scelta dell'emittente tra un numero definito di messaggi: tanto maggiore sarà questo numero di messaggi potenziali, tanto maggiore sarà l'informazione prodotta dalla selezione del singolo messaggio che verrà trasmesso. Informazione come misura della libertà di scelta nella composizione di un messaggio: maggiore la libertà di scelta, maggiore l'informazione. Informazione è dunque la misura della libertà di scelta nella costruzione di un messaggio, mentre l'entropia è la misura dell'informazione.
Entropia
Entropia: se da una parte l'informazione misura la libertà di scelta nel selezionare e costruire il messaggio, cioè cosa comunicare, dall'altra l'entropia rappresenta la misura dell'informazione stessa, cioè la quantità dell'informazione (aspetto numerico, quantitativo) che riesce a passare attraverso un canale e che viene trasmessa da un emittente a un ricevente. Questa teoria nasce per essere applicata alle macchine e poi viene trasposta nell'ambito delle scienze sociali. Il modello matematico della comunicazione non considera l’ambiente circostante e la natura dei soggetti coinvolti nel processo comunicativo, perché è un modello che nasce per ottimizzare i processi di trasmissione mediati dalle tecnologie della comunicazione. È lontano dagli aspetti sociali e umani perché la comunicazione non è solo un processo meccanico.
L'approccio semantico
2 - L'approccio semantico: il livello semantico della comunicazione si occupa del processo di significazione, ossia dell’attribuzione di senso e di significato al messaggio da parte del destinatario. L'attività di attribuzione di significato non può prescindere dal contesto, da conoscenze condivise. Si preoccupa del significato e dei soggetti che lo costruiscono.
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