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PSICOLOGIA SCOLASTICA

La psicologia scolastica cosa studia? 

L’obiettivo è costruire una condizione di benessere e apprendimento utile, significativo e vantaggioso La psicologia

scolastica prende in carico sia l’alunno che il docente, curandosi della costruzione di un ambiente di apprendimento

favorevole sia per l’alunno che per il docente; lo psicologo scolastico, che sta all’interno del contesto scolastico, ha anche il

compito di affrontare situazioni problematiche, osservare, studiare le soluzioni e approntare strategie di risoluzione di

situazione problematiche che si presentano all’interno del contesto classe o contesto scolastico in generale; nel caso in

cui si creano dinamiche problematiche o progettualità complesse egli può prendere in carico anche la famiglia.

La psicologia scolastica nel nostro caso ha l’obiettivo di conoscere il funzionamento del sistema cognitivo, delle sue

funzioni fondamentali. Quali sono?

- Attenzione funzione che consente di selezionare gli stimoli, tra tutti quelli che entrano all’interno del campo

percettivo, così da poi processarlo, elaborato. È una funzione articolata ma ha un funzionamento chiaro e diretto

- Percezione funzione che consente di ricevere gli stimoli; è una prima elaborazione, un processo attivo e continuo

perché c’è la mediazione del soggetto che interviene con la propria rappresentazione. Nel processo di apprendimento,

qualunque oggetto dà luogo a una rappresentazione individuale (più o meno corretta) in ciascun soggetto; sta

all’insegnante comprendere l’esattezza o meno di tale idea per portare l’alunno progressivamente a possedere una

concezione oggettiva e scientifica di tal concetto.

- Memoria è un sistema complesso, poliedrico, mutevole: i ricordi sono stabili o instabili? Oggettivi o soggettivi?

Come si recuperano? Come si costruiscono? Quante memorie esistono?

Il recupero della memoria non può avvenire in modo volontario e intenzionale se non sulla base di una stimolazione.

Come fai a recuperare intenzionalmente un’informazione? Si recupera un contesto, una sorta di elemento di

ancoraggio, si costruisce un aggancio, un index (potremmo paragonarlo alla denominazione di un file nella memoria di

un computer: utilizzo l’indice per recuperare quel file che è perso nel computer; allo stesso modo per recuperare

l’informazione utilizzo un suggerimento, che può essere consapevole o meno) che consente di riattivare l’informazione

registrata nel magazzino di memoria.

- Motivazione è il motore del processo d’apprendimento, è la chiave di accensione: se non c’è motivazione il

processo di apprendimento non parte; essa è importante per l’apprendimento, perché mantiene alto il livello di

attenzione. È una funzione molto complessa e interconnessa con numerose altre componenti del sistema cognitivo.

Cosa è una funzione?

Il sistema cognitivo è un sistema articolato e complesso, costituito da diversi elementi e componenti.

La funzione è una componente del sistema cognitivo.

Il sistema nervoso centrale è organizzato su aree distinte; è costituito da numerosi loci, ossia agglomerati di neuroni che

compongono aree specifiche; ciascuna area specifica svolge una e una sola funzione Il sistema cognitivo è organizzato

secondo una modalità dominio-specifica: singole aree svolgono singole funzioni; è organizzato secondo il principio della

specializzazione: la funzione è una componente del sistema cognitivo che svolge un singolo processo, è una modalità di

processione delle informazioni che consente lo svolgimento di un compito.

La funzione è una modalità di organizzazione del sistema cognitivo che consente un funzionamento indipendente di

ciascuna componente rispetto le altre, pur mantenendo una interdipendenza tra le funzioni.

Le funzioni sono:

 dipendenti: ogni funzione si specializza nello svolgimento di uno specifico processo; riceve un input, lo elabora

secondo modalità che gli sono specifiche (es. elaborazione visiva, motoria, connessione di informazioni) e

produce un risultato, un output che dà una risposta funzionale dell’individuo sull’ambiente oppure dà luogo a

una connessione con altre risposte per costruire la descrizione di un comportamento più complesso.

 interdipendenti

 

Apprendimento non è una funzione ma un processo.

COSA È LA PSICOLOGIA E QUANDO È NATA?

Si fa risalire la nascita della psicologia sperimentale al 1879, nell’università di Lipsia con la figura di W. Wundt.

In realtà è una ricostruzione a posteriori, in quanto la psicologia nasce nei primi decenni dell’800 (1827).

Inizialmente apparteneva a una branca delle scienze nomotetiche (es. filosofia), solo successivamente è divenuta

scientifica e autonoma, disancorata dall’appartenenza alle discipline filosofiche e antropologiche; la collocazione

scientifica della disciplina psicologica avviene ad opera di Wundt.

Tre sono le correnti principali.

1. STRUTTURALISMO

La psicologia nasce con questa concezione della mente che pensa la mente come una struttura composta da

elementi distinti.

Cosa deve fare lo psicologo? Attraverso il processo di analisi introspettiva deve ricostruire scientificamente e

quindi individuare gli elementi che costituiscono il pensiero.

 Il pensiero è una struttura composta da elementi singoli (come se fossero pezzi di un mosaico) e compito della

psicologia è scomporre il pensiero (il mosaico), individuandone i singoli elementi costituenti.

Parlando di analisi della percezione, a proposito di un oggetto lo psicologo strutturalista si chiede come viene

costruita l’immagine mentale di quell’oggetto, quali sono gli elementi che costituiscono la rappresentazione

percettiva di esso. 

Esempio: cattedra oggetto di legno (materiale), rettangolo (forma), colore, duro (consistenza), dimensione,

fermo (movimento), al centro della stanza (posizione), peso, luminosità

Lo scopo quindi era l’individuazione di elementi che compongono il pensiero, sulla convinzione che il pensiero sia

una struttura composta da elementi singoli, oggetti che possono essere individuati e quindi scombinati e

combinati in modo diverso dai vari soggetti per raggiungere delle rappresentazioni individuali soggettive, diverse.

Ogni oggetto può avere una rappresentazione mentale diversa da soggetto a soggetto pur partendo dagli stessi

elementi oggettivi: la diversa combinazione degli elementi produce diverse rappresentazioni mentali.

In tal modo quindi la psicologia pone al centro del suo discorso il PENSIERO.

2. COMPORTAMENTISMO

Nasce ad opera di Watson, che studia il comportamento animale e sostiene l’assunzione darwiniana di una

continuità tra uomo ed animale; egli fece l’esperimento sul piccolo Albert, suo figlio, il quale creò un’associazione

tra il peluche e il suono del “gong” e ogni volta che vedeva quell’oggetto, aveva delle reazioni di spavento.

Da questo esperimento egli estrapola il concetto fondamentale che la costruzione della conoscenza si basa

sull’associazione tra uno stimolo e una risposta; la conoscenza ha una struttura graduale e continuativa, ed è

dovuta alla somma di conoscenze semplici.

Il comportamentismo ferma la sua attenzione sullo studio del COMPORTAMENTO OSSERVABILE.

Pablov studia un tipo di apprendimento basato sull’associazione tra uno stimolo e una risposta. Egli distingue uno

stimolo condizionato da uno stimolo incondizionato e osserva che l’associazione costante tra uno stimolo

condizionato e uno stimolo incondizionato produce un apprendimento; quindi la risposta incondizionata viene

traslata e trasferita anche allo stimolo incondizionato.

Egli fa l’esperimento del cane Il cane alla vista del boccone produce saliva; associando il suono del campanello

alla vista del boccone, il cane impara e risponde con la salivazione anche alla stimolazione incondizionata, quindi

al suono del campanello.

Pablov ne deduce che c’è un apprendimento, quindi una costruzione di una memoria stabile, una reazione

fisiologica; l’apprendimento è basato sull’associazione tra uno stimolo e una risposta e la costruzione della

conoscenza consegue alla moltiplicazione di più associazioni.

 L’apprendimento è una costruzione graduale e continua di conoscenze basate su associazioni.

Oggi conosciamo il comportamentismo con la figura di Skinner, il quale in realtà non ha portato nulla di originale

ma ha copiato la teoria e gli esperimenti di Thorndike.

Mentre Per Pablov l’apprendimento è passivo, quindi un’associazione automatica tra stimolo e risposta in cui il

soggetto non interviene. Thorndike (e più propriamente Skinner) invece introduce la partecipazione attiva del

soggetto all’apprendimento, aggiungendo all’apprendimento per associazioni di Pablov il concetto di

condizionamento operante (il comportamento originariamente oggetto di condizionamento è uno dei

comportamenti che fanno parte del repertorio di risposte presenti nell’individuo operante nell’ambiente).

Skinner introduce tale concetto con l’esperimento della gabbia e i topi, Thorndike con l’esperimento del gatto: il

gatto si trova all’interno di una scatola e il suo obiettivo era ottenere il boccone di cibo tramite la pressione di una

leva. Thorndike ha osservato che la ripetizione dello stesso comportamento produce apprendimento e che

ottenere una gratificazione induce il gatto alla ripetizione del comportamento che produce apprendimento: il

gatto apprende che attivando un determinato comportamento riceve una gratificazione, quindi associa la risposta

comportamentale alla gratificazione ed è stimolato a rimettere in atto lo stesso comportamento per ottenere una

nuova gratificazione. L’associazione si sposta dallo stimolo condizionato alla gratificazione: l’associazione tra

comportamento e premio consente la costruzione dell’apprendimento.

Skinner introduce anche il concetto di evitamento.

Egli osserva che, mentre uno stimolo gratificante induce la ripetizione del comportamento, uno stimolo nocivo

inibisce la produzione del comportamento Se alla messa in atto del comportamento il topo otteneva una

risposta negativa, ossia una scossa, allora evitava la ripetizione di quel comportamento; se otteneva una

gratificazione il topo era indotto a ripetere tale comportamento per ricevere nuovamente la gratificazione.

L’associazione si scosta dallo stimolo all’emozione che il soggetto riceve in risposta al comportamento messo in

atto: un’emozione positiva favorisce la ripetizione del comportamento, un’emozione negativa la inibisce.

L’attenzione della scuola di pensiero rimane legata al comportamento osservabile, ma si sposta dalla reazione

automatica alla triangolazione con una variabile aggiuntiva: STIMOLO-RISPOSTA-GRATIFICAZIONE/REPULSIONE

rispetto al comportamento. L’apprendimento può quindi essere condizionato dall’esterno e indirizzato tramite

l’azione che l’educatore mette in atto in risposta al comportamento osservato nel soggetto.

Di qui nasce il filone dell’apprendimento condizionato: il soggetto può essere condizionato all’emettere un

comportamento in base alla gratificazione/punizione che l’educatore associa a quel comportamento.

 si usano premi/punizioni per stimolare/inibire determinati comportamenti.

3. COGNITIVISMO

Sposta il suo focus di studio al FUNZIONAMENTO DELLA MENTE. Rispetto al comportamentismo fa un passo

indietro, in quanto cerca di individuare e analizzare le strutture della mente che consentono all’individuo di

mettere in atto il comportamento, quindi capire cosa avviene nella mente quando si costruisce un

apprendimento.

Hebb cerca di capire come funziona il cervello, cosa accade in esso quando si costruisce un apprendimento,

ancora considerato come un’associazione tra uno stimolo e un comportamento osservato.

Egli sostiene che i circuiti neurali intervengono in modo significativo rispetto la costruzione dell’apprendimento,

quindi cerca di formulare delle ipotesi circa la costruzione di tali reti neurali C’è uno stimolo, una risposta

comportamentale osservabile e tra i due c’è l’elaborazione mentale, cognitiva: alcune aree corticali consentono di

produrre questa risposta.

A partire da Hebb il cognitivismo poi si sposta su altre componenti: non ritiene che i circuiti neurali possano avere

una valenza certificativa per l’apprendimento ma inizia a interrogarsi sulle FUNZIONI MENTALI CHE

CONSENTONO LA COSTRUZIONE DELL’APPRENDIMENTO; inizialmente la teoria cognitivista indaga sulla

percezione, dell’attenzione e della memoria.

Tra le funzioni messe in luce dalla scuola cognitivista vi è la velocità di elaborazione delle funzioni esecutive:

 Velocità di elaborazione

La mente elabora gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno; lo stimolo subisce una processazione

all’interno dei circuiti mentali che attiva dei passaggi che richiedono un certo tempo di elaborazione; esso

viene definito come tempo di latenza: tempo che intercorre tra la percezione dello stimolo e comprensione

del compito e l’inizio della risposta comportamentale; viene misurato in millisecondi.

La velocità di elaborazione è rilevante per un docente nel processo di apprendimento? È sicuramente difficile

da rilevare ma è una funzione che appartiene alle differenze interindividuali, distingue un soggetto dall’altro:

ogni soggetto ha una propria velocità di elaborazione, che è una caratteristica che ha una base biologica.

Il tempo di elaborazione ha a che fare con l’intelligenza? L’intelligenza è la capacità di risolvere i problemi,

mentre il tempo di elaborazione è una risposta più o meno veloce ad uno stimolo; tuttavia il tempo di

elaborazione è una variabile interveniente perché un tempo più rapido consente di processare un maggior

numero di stimoli e quindi di produrre risposte complesse e più articolate.

Lo stesso individuo può modificare la velocità di elaborazione in base al contesto; essa deve dare delle

risposte adattive rispetto all’ambiente esterno e, al variare del contesto, si utilizzano delle strategie

elaborative maggiormente adatte al contesto (es. in caso di pericolo la velocità di elaborazione aumenta

esponenzialmente).

 Funzioni esecutive

Elemento determinante per i processi cognitivi. Sono funzioni elevate che vengono generalmente svolte

all’interno delle aree prefrontali, che sono le aree corticali più evolute, comparse più recentemente nella

storia dell’evoluzione dell’uomo; esse consentono di svolgere compiti complessi e rilevanti per

l’apprendimento (es. pianificazione, organizzazione, funzioni di controllo, ecc).

IL SISTEMA ATTENTIVO

L’attenzione è l’insieme dei dispositivi che consentono di:

- orientare le risorse mentali disponibili verso gli oggetti e gli eventi;

- ricercare e individuare in modo selettivo le informazioni per focalizzare e dirigere la nostra condotta;

- mantenere in modo vigile una condizione di controllo su ciò che stiamo facendo.

L’attenzione è una funzione, quindi una componente del sistema cognitivo. Le componenti del sistema cognitivo si

distinguono in:

 

FUNZIONI VERTICALI Funzione dominio-specifica: vi sono aree corticali specializzate allo svolgimento

di una specifica funzione, che si accendono (es. durante una risonanza magnetica) nel momento in cui il

soggetto svolge quello specifico compito; la funzione verticale è individuata in un locus preciso del

sistema nervoso centrale.

Esempio: deambulazione, linguaggio, lettura, scrittura, calcolo.

Le funzioni verticali corrispondono ad aree dominio-specifiche, sono identificabili, si attivano con uno

specifico compito e quindi sono chiaramente osservabili.

FUNZIONI ORIZZONTALI/TRASVERSALI Si attivano in modo più generale. La funzione trasversale è

 sempre attiva o si attiva nello svolgimento di molteplici compiti, quindi non è chiaramente osservabile.

L’attenzione è una funzione trasversale, quindi non ha un’area specifica visualizzabile e non può essere attivata

solo con un compito specifico, ma si attiva per qualunque compito richieda l’attenzione del soggetto.

L’attenzione è una funzione articolata composta da funzioni distinte e organizzata in diverse componenti.

L’attenzione consente al sistema cognitivo di focalizzarsi e selezionare lo stimolo all’interno della molteplicità di

stimoli che giungono al sistema percettivo nell’unità di tempo. È quindi la capacità di discriminare ciò che è

rilevante in una data occasione rispetto a ciò che ci è indifferente; focalizzare l’attenzione significa individuare e

concentrarsi sullo stimolo funzionale e determinante per lo svolgimento del compito in atto.

L’attenzione (secondo Broadbent) consente di elaborare e selezionare tra tutti gli

FUNZIONA COME FILTRO

stimoli recepiti dal registro sensoriale, quelli salienti e rilevanti per lo svolgimento del compito; il filtro consente

quindi l’ingresso nel sistema nervoso centrale, quindi a livello di elaborazione profonda, soltanto agli stimoli

pertinenti a una data situazione; ciò che non è rilevante viene inibito.

Si parla di ATTENZIONE SELETTIVA, la quale filtra e organizza le informazioni: i sistemi sensoriali e il cervello

dispongono dei mezzi per selezionare le informazioni che provengono ai nostri sensi in modo da permettere

l’ingresso solo di quelle rilevanti al compito da eseguire, scartando le altre.

Vi sono diverse teorie che ipotizzano diverse modalità di funzionamento di questo filtro; esse si distinguono per il

timing, ossia il tempo di elaborazione degli stimoli:

 TEORIA DELLA SELEZIONE PRECOCE/FILTRO PRECOCE

Il filtro precoce dell’attenzione interviene molto precocemente, tempestivamente nella selezione degl

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lauracapodimonte98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia scolastica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Arina Sonia.
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