Pedagogia sperimentale
La pedagogia sperimentale:
- Mira a risolvere problemi educativi, per questo fornisce diversi metodi (quantitativi/qualitativi); gli strumenti devono essere validi ed attendibili, ovvero congruenti a quello che è l’obiettivo, e scientificamente approvati.
- Prevede che l’insegnante sia ricercatore, poiché si interroga continuamente, quindi non è un insegnante tradizionale.
- È una disciplina che ha un proprio statuto teorico e metodologico.
- Insegna a pensare, a mettere le cose in dubbio.
- L’osservazione è centrale: non è libera, ma deve essere supportata da strumenti congruenti al fine stabilito. Senza l’osservazione mirata sarebbe impossibile intervenire. Gli strumenti di osservazione possono anche essere costruiti dall’insegnante stesso.
- Studia come si fa la ricerca ipotesi: quando l’insegnante decide di intervenire, si fa portavoce di un’ipotesi, non è mai una certezza; la risposta potrebbe andare bene in quel momento ma no a distanza di mesi; la ricerca è continua.
- Innovazione, sperimentazione
Il sistema formativo integrato è ancora un’utopia pedagogica; dovrebbe essere costituito da:
- Scuola (agenzia formale),
- Agenzie tendenzialmente educative (non formali, ma che pure hanno un ruolo importante),
- Agenzie informali (media, tempo libero, che non si propongono di formare, ma potrebbero incidere ugualmente sulla formazione dell’utente), le quali dovrebbero essere integrate e collaborare tra loro.
Qui si presentano i vari problemi educativi di cui la pedagogia sperimentale si occupa.
Spesso si lavora con gruppi sperimentali e gruppi di controllo. Nei primi si sperimentano nuove strategie es. ai fini di migliorare l’apprendimento; nei secondi non viene cambiato nulla, ma si controlla che i dati finali non si siano spostati di troppo rispetto a quelli soliti.
Indicazioni nazionali per il curricolo: documento nazionale a cui l’insegnante deve far riferimento.
Metodologia della ricerca in educazione e formazione – Lucisano, Salerni
Capitolo 1: Fare ricerca in campo educativo
Per essere professionisti dell’educazione bisogna avere un’impostazione scientifica; l’atteggiamento deve essere il più scientifico possibile. L’insegnante è ricercatore e scienziato. Deve esserci un costante rifiuto di ogni scorciatoia irrazionale: la pedagogia è una scienza razionale.
Pericolo del dogmatismo scientifico; non ci sono certezze, quindi si ha sempre a che fare con ipotesi.
Il punto di partenza della ricerca in educazione – e in particolare della ricerca sperimentale – è la volontà di comprendere i fenomeni educativi al fine di assumere decisioni educative che abbiano, in tal senso, maggiori probabilità di essere efficaci. Insegnante come agente decisionale: deve sempre prendere decisioni; l’atteggiamento deve essere critico, problematico e pragmatico.
Essendo l’educazione un’esperienza diffusa, ciascuno si sente autorizzato a commentare le decisioni educative senza che gli esperti abbiano la possibilità di far valere il senso del loro lavoro.
La ricerca ha il compito di contribuire a scegliere tra le diverse soluzioni possibili di problemi educativi.
Bailey: la ricerca sociale (entro cui vi è anche quella pedagogica) ha il compito “della raccolta di dati che possono aiutarci a rispondere a domande concernenti i diversi aspetti della società, così da permetterci di comprenderla”.
Obiettivo: indagare i metodi con i quali possiamo verificare le possibili soluzioni dei problemi educativi.
La ricerca può essere:
- Pura: ha un impianto teorico forte; consiste nell’elaborazione e nella verifica critica di teorie che non sono di immediata attuazione e di cui non è possibile una verifica empirica, ma che possono essere utilizzate come riferimento generale per il settore d’indagine.
- Applicata: tende a verificare ipotesi di soluzione di problemi concreti (es. quella che affronta i problemi dell’educazione).
Non sono due modalità di ricerca distinte e contrapposte; deve esserci dialettica tra teoria e verifica empirica: dalla riflessione individuale e dalla costruzione di modelli generali ipotetico-deduttivi, si deve arrivare poi alla costruzione di ipotesi sperimentali.
La pedagogia sperimentale deve collegarsi agli altri ambiti scientifici (es. psicologia, sociologia, filosofia). Il suo intervento è sulla realtà e chiama in causa, generalmente, delle persone e per questo bisogna avere delle cautele etiche; prevalentemente sono ricerche sul campo ma gli effetti prodotti sono osservabili solo a distanza di tempo. È difficile controllare eventuali fattori esterni.
Necessità della ragione critica:
- No a facili generalizzazioni (è sbagliato dare valore universale a esperienze particolari);
- Mai assumere giudizi “per buoni” in base all’autorità della persona che li enuncia;
- Non assumere “per buone” cose che si sono sempre fatte senza chiedersi perché si sono fatte;
- Non ritenere vere le cose su cui è d’accordo la maggioranza delle persone o su cui è d’accordo il nostro gruppo di riferimento (no conformismo);
- Citare gli errori dovuti alla strumentazione scientifica.
La ricerca si sviluppa secondo un modello circolare; l’indagine è un processo di valutazione che nasce da un giudizio (ritenere una situazione problematica) e termina con un giudizio (verificare se l’ipotesi formulata è vera), che ne rappresenta il risultato compiuto e che sarà origine per indagini successive.
La ricerca deve inoltre essere ripetibile, replicabile, per cui il ricercatore deve rendere conto di tutte le sue decisioni.
Fasi della ricerca sperimentale:
- Scelta del problema e definizione delle ipotesi è difficile definirle perché l’ipotesi, per essere tale, deve avere una possibilità di verifica (verificabilità). Per ogni ipotesi (tesi) deve esserci un’antitesi; la pedagogia sperimentale non verifica mai la sua ipotesi di ricerca ma può solo accertarsi che la sua antitesi sia falsa.
- Formulazione del disegno della ricerca non coincide con il disegno sperimentale, consiste nel cammino che ci diamo per non commettere errori;
- Scelta, costruzione e messa a punto degli strumenti gli strumenti vanno costruiti e possono essere di vario tipo.
- Raccolta dei dati
- Codifica e analisi dei dati bisogna trattarli.
- Interpretazione e comunicazione dei risultati
“Dobbiamo sempre accettare i risultati in modo provvisorio, consapevoli del fatto che indagini successive possono rivelarli sbagliati” (Bailey).
Format di ricerca
- Posizione del problema/Ipotesi della ricerca descrivere con precisione quale problematica pedagogica o didattica si intende affrontare (es. se si ha intenzione di condurre una ricerca empirica di tipo esplorativo occorre individuare le domande a cui lo studio intende rispondere; se si intende condurre una RA occorre formulare il problema da affrontare; se si intende condurre una ricerca empirica a carattere sperimentale occorre formulare la/le ipotesi di ricerca).
- Reference e documenti esistono già ricerche in atto sul tema in oggetto? Quali sono i principali quadri teorici entro i quali viene “posto del problema”?
- Obiettivi della ricerca spiegare con chiarezza quali sono gli obiettivi che si intende raggiungere; questi dipendono dalla formulazione del problema/ipotesi di ricerca. La loro formulazione deve idealmente delineare la/le soluzioni possibili del problema.
- Prodotti attesi declinare i risultati “visibili” che ci si propone di esibire come esito del percorso di ricerca. Questi devono essere coerenti con gli obiettivi della ricerca.
- Attori della ricerca definire quali sono gli attori implicati (es. insegnanti, pedagogisti, genitori ecc.).
- Metodologia della ricerca e strumenti di indagine scelti individuare la metodologia più adeguata al problema (sperimentale, RA, Ricerca collaborativa) e gli strumenti di indagine (osservazione chiusa es. scale di valutazione, check list, griglie di osservazione, o aperti es. diari, fotografie, videoregistrazioni-interviste, questionario, focus group ecc).
- Analisi dei risultati si descrivono i risultati e li si confrontano con gli obiettivi della ricerca/ipotesi sperimentale.
- Comunicazione dei risultati indicare in quale forma verranno divulgati i risultati (es. articolo, seminario, convegno ecc.); questa parte deve essere coerente con quanto indicato nei prodotti attesi).
Dispensa di Gattullo
La pedagogia sperimentale ha 4 momenti costitutivi:
- Gli sperimentalisti ragionano dandosi un fine: quali sono gli scopi della ricerca?
- Strumenti culturali, didattici, più o meno operativi (qualitativi o quantitativi), di cui lo sperimentalista deve diventare padrone; deve conoscere le loro caratteristiche e capire quale è lo strumento più adatto a seconda dell’obiettivo per poterlo poi applicare.
- Organizzazione della ricerca: con quale tempi, con quali attori, in che contesti…
- Controllo: controllare se i dati raccolti sono significativi per l’ipotesi o se i risultati impattano su quella che vuol essere la soluzione del nostro problema.
La ricerca scientifica può essere definita più in senso descrittivo, o in senso valutativo in senso lato (ci porta a trovare dei risultati validi, che abbiano un’attendibilità).
Fare sperimentazione educativa è importante per contrastare l’empirismo dei singoli: insegnante singolo che senza metodologie adeguate riscontra dei dati non validi che possono danneggiare allievi, contesti, scuole, anziché aiutare.
L’empirismo educativo è per sua natura legato all’individualismo del lavoro didattico. La sperimentazione educativa richiede necessariamente, sia nell’organizzazione del lavoro sperimentale, sia nell’utilizzazione dei risultati raggiunti, la collaborazione tra gli insegnanti.
Vi sono due modelli generali di sperimentazione, ovvero osservazione e esperimento.
Variabile: Senza identificare le variabili, non si potrebbero costruire le ricerche. È un elemento che io posso osservare e quindi controllare, misurare.
Le ipotesi sono la prefigurazione concettuale delle possibili soluzioni alternative del problema proposto e quando vengono scritte, bisogna inserire la traduzione del problema in termini chiari e precisi.
Parole della pedagogia sperimentale
- Le proposizioni hanno come obiettivo quello di collegare dei concetti; la nostra conoscenza procede infatti in questo modo. Possono essere:
- Descrittive: descrivono il come, il quando, il modo di un fenomeno;
- Esplicative: spiegano il perché del fenomeno in esame;
- Predittive: spiegano a posteriori il fenomeno osservato e hanno la forza di prevedere che a un dato fenomeno ne corrisponde, con nota probabilità, un altro.
- Teorie è il pensiero speculativo in contrapposizione alla pratica, una costruzione complessa che raccoglie un insieme di più proposizioni e di più concetti funzionali a spiegare un aspetto della realtà. È descrivibile come una proposizione o una serie di proposizioni interrelate che mirano a spiegare un determinato fenomeno sociale. Nella costruzione delle conoscenze le teorie:
- Organizzano le conoscenze e spiegano le leggi;
- Prevedono nuove leggi.
- Leggi quando abbiamo raggiunto una conoscenza consolidata dalla relazione tra due fenomeni e siamo in grado di formulare previsioni attendibili, utilizziamo per la descrizione della regolarità di questa relazione il termine legge. È una legge, un’asserzione secondo la quale certi eventi sono regolarmente associati (non è necessario avere un’associazione perfetta). Nelle scienze sociali è sufficiente dire che nella maggior parte dei casi a un certo tipo di comportamento segue un certo tipo di risposta.
- Ipotesi una proposizione teorica deve poter essere articolata in ipotesi (Hp) specifiche. Hp = proposizione che implica una relazione tra due o più concetti, che si colloca su un livello inferiore di astrazione e generalità rispetto alla teoria e che permette una traduzione della teoria in termini empiricamente controllabili. (La controllabilità empirica è un criterio della scientificità.)
- Concetti possono riferirsi a realtà direttamente osservabili, fenomeni più complessi e non immediatamente osservabili, oppure non aver alcun riscontro reale. Nel linguaggio scientifico è importante dare al concetto un significato che sia il più univoco possibile e tradurlo in definizioni operative.
- Concetto – Proprietà – Variabile: in pedagogia sperimentale, ai fini delle indagini, è necessario operativizzare un concetto, renderlo visibile. Bisogna:
- Applicare il concetto a proprietà di oggetti/farli divenire oggetti di studio;
- Darne una definizione operativa/stabilire le regole per una loro traduzione empirica;
- Applicare le regole ai concreti casi studiati (fase della operativizzazione in senso stretto).
- Il concetto potrebbe essere il livello culturale di ciascuno di noi; è necessario applicarlo poi ad una proprietà ad es. titolo di studio, n° di libri letti; con la variabile posso poi misurare, classificare, ordinare, fare dei conteggi, dei confronti (es. in quanti hanno la licenza media ecc.)
- Variabile è un concetto operativizzato, non è un concetto teorico, ma osservabile; anzi è la proprietà operativizzata di un certo oggetto (es. concetto: peso; proprietà: peso di un oggetto; variabile: peso di un oggetto misurato dalla bilancia).
Per studiare un fenomeno occorre passare da affermazioni generali a affermazioni operative, per questo bisogna eliminare una parte della sua complessità e considerarne una o più variabili.
Alcune variabili ci aiutano a classificare (es. genere, titolo di studio, tipo di studi), mentre altre a misurare (es. peso, altezza, punteggio prova). È un concetto opposto a quello di costante, ovvero concetto il cui valore resta fisso e invariabile. Le teorie sono costrutti ipotetici mentre le variabili sono il riferimento reale di questi costrutti.
La variabile può essere:
- Dipendente: è la variabile che vogliamo spiegare e il suo valore dipende dall’altra (effetto);
- Indipendente: è la spiegazione ipotizzata ed è capace di indurre un mutamento nell’altra (causa).
Le variabili possono essere:
- Fisiche (altezza, peso, titolo di studio) di cui è possibile un’osservazione diretta e non fisiche (motivazione ad apprendere, intelligenza, atteggiamenti) che si riferiscono a concetti non direttamente osservabili;
- Quantitative (velocità di esecuzione di una prova, numero dei libri in una biblioteca, ecc) che variano in grandezza e qualitative (lavoro svolto, far parte di un’associazione, tipo di corso, ecc) che variano in genere;
- Continue (età, n° anni di scolarità, tempo, reddito, ecc) sono quelle la cui misurazione varia senza soluzione di continuità e discrete (n° degli studenti in una classe, punteggio ottenuto in una prova, ecc) sono quelle la cui misurazione procede a salti.
Senza la definizione delle variabili, non si può mettere in pista alcun progetto di ricerca e non possono essere costruiti i disegni sperimentali. La scelta delle variabili è l’unico passaggio che dà oggettività, scientificità, razionalità alla ricerca, quindi rende la ricerca valida, replicabile altrove; al tempo stesso è il momento più soggettivo del ricercatore, di grande scelta arbitraria.
Misura e misurazione
La misurazione è un processo nel quale vengono collegati concetti astratti a indicatori empirici, cioè un processo che comporta un esplicito e organizzato piano per classificare e/o per qualificare. Quando misuriamo attribuiamo dei valori numerici a oggetti o eventi (le nostre variabili) secondo regole che permettono di rappresentare caratteri degli oggetti o eventi in questione con proprietà del sistema numerico.
Le scale di misura possono essere:
- Nominali, consentono di classificare in base all’appartenenza a determinate categorie qualitative (scelta tra due opzioni es. sì/no, maschio/femmina, idoneo/non idoneo…);
- Ordinali, consentono di stabilire graduatorie, un ordinamento, classificare ovvero ordinare in base alla maggiore/minore presenza di una caratteristica (es. classe sociale, giudizi qualitativi, rapporti gerarchici in un’organizzazione…);
- A intervalli, scale ordinali in cui è possibile definire la distanza tra ciascuna coppia di elementi e in cui il punto 0 è arbitrario;
- Di rapporti, scale a intervalli in cui lo 0 non è arbitrario ed in genere non esistono valori negativi (es. età, peso, altezza…).
Ogni strumento di valutazione deve essere preciso/affidabile (capacità di riprodurre la stessa risposta quando riceve lo stesso stimolo), sensibile (capacità di rilevare variazioni di sempre minore ordine di grandezza), giusto (assenza di errori sistematici, e questo implica la bontà della taratura dello strumento).
Tuttavia, quando si misura è possibile incorrere in diversi tipi di errori di misura:
- Errore dello strumento di misura (difetto dello strumento);
- Errore del metodo di misura (ricorso ad un impianto teorico in parte o del tutto inadeguato);
- Errore nell’esecuzione della misura (il rilevatore può variare il suo comportamento influenzando il risultato);
- Errore accidentale o casuale (inevitabili, dovuti alla difficoltà dell’operazione di misura).
Capitolo 2: Scelta del problema e definizione delle ipotesi
La ricerca scientifica, specialmente in campo educativo, è condizionata da due macro-ordini di fattori:
Condizionamenti interni al ricercatore
- Paradigma scientifico: ideologia/scuola di pensiero a cui...
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