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Esame istituzioni di sociologia

Prof. Marina Ciampi

Corso di laurea in sociologia - Sapienza Università di Roma

Cristiana - Testi d'esame:

  • W. Sombart, Le origini della sociologia
  • G. Simmel, La socievolezza
  • M. Ciampi, Sociologia, concetti fondamentali

Presentazione del libro "Sociologia, concetti fondamentali"

Nel primo capitolo del libro "Sociologia, concetti fondamentali" della prof. Marina Ciampi si parla di Identità e Anomia. Anomia è un termine prettamente sociologico, con il quale si intende l’assenza di norme e regole. Emile Durkheim nell’opera "Il Suicidio" elabora il paradosso del Suicidio Anomico: esistono momenti storici in cui la società non si pone più come punto di riferimento per il singolo individuo. L’autore sostiene che nei momenti di prosperità economica avvengono più suicidi, questo perché l’uomo è un essere insaziabile; Durkheim lo definisce "un pozzo senza fine di bisogni", e alza l’asticella dei bisogni finché non ha più i mezzi necessari per soddisfarli, e questa situazione lo spinge al suicidio. Nelle società povere si registrano meno suicidi perché gli uomini non si pongono obiettivi insaziabili.

Secondo capitolo: aspetti e dimensione del sociale

Nel secondo capitolo si parla di aspetti e dimensione del sociale: socializzazione, ruolo, devianza e potere. Il processo di socializzazione si attiva nel momento in cui l’uomo emette il primo vagito e non ha mai fine; attraverso il processo di socializzazione l’individuo interiorizza i valori fondanti la società a cui appartiene. Le agenzie di socializzazione si dividono in primarie e secondarie, la famiglia è un’agenzia di socializzazione primaria.

Talcott Parsons (struttural-funzionalismo) elabora la teoria del processo di socializzazione; per l’autore il deviante ha ricevuto un processo di socializzazione disfunzionale e deve essere risocializzato. Punta la sua attenzione sull’equilibrio del sistema sociale; per Parsons la malattia, intesa come un’epidemia, mina l’equilibrio del sistema sociale. Erving Goffman ha una visione drammaturgica della vita, propone il concetto di attore sociale, facendo riferimento ad un singolo individuo o ad un gruppo più ampio. Un attore sociale può diventare deviante in qualsiasi momento, ogni qualvolta delude le aspettative degli altri.

Max Weber e Karl Marx affrontano il tema del potere. Weber distingue tre tipi ideali di potere: il potere tradizionale, carismatico e legale o dell’impianto della burocrazia. Marx ha ridotto la sua analisi ad una dimensione economica, distingue capitalisti e proletari, pur riconoscendo l’esistenza di una classe media. La distinzione dicotomica è funzionale alla sua analisi, divide le classi in due poli in uno dei quali si sarebbero poi inseriti i membri della classe media. Pone il potere nelle mani dei capitalisti e analizza: comunità, classe sociale e società. Weber avvia delle critiche all’analisi di Marx e introduce il concetto di status, inteso come prestigio sociale, ovvero il modo in cui gli altri ci vedono. Lo status è il prestigio attribuito e non ha accezione economica, mentre il ruolo è la funzione svolta nella società.

Terzo capitolo: comunità e società

Nel terzo capitolo si parla di comunità e società. Ferdinand Toennies analizza queste due formazioni sociali individuandone caratteristiche particolari e guardando al concetto di comunità con un tono nostalgico.

La sociologia

La sociologia nasce nell’epoca dell’industrializzazione, con la nascita delle metropoli nasce la Scuola di Chicago, la prima scuola di sociologia urbana. La capacità di produrre ricerca empirica ha permesso il distacco della sociologia dalla filosofia. La sociologia è una scienza di tipo probabilistico, perché un uomo studia un uomo: dato x probabilmente y. Si può distinguere in microsociologia e macrosociologia, lo specifico sociologico (patrimonio di conoscenze che costituiscono il contributo della sociologia allo studio dell’uomo) si definisce in questa doppia dimensione: micro e macro.

La sociologia macro tende a spiegare la società nel suo complesso, studia gli individui in maniera atomistica, ogni individuo è uguale all’altro. Si avvale dell’indagine quantitativa e affonda le sue origini nel positivismo. La teoria macro per eccellenza è la teoria del sistema sociale di Parsons che, nel 1951, crea un modello di analisi della società costituito da quattro sub-sistemi, attraverso i quali è possibile studiare tutto il sistema sociale. I quattro sub-sistemi sono:

  • L (latency): fa riferimento alla cultura, ai valori etici
  • I (integrazione)
  • G (politica): fa riferimento al conseguimento degli scopi politici
  • A (adattamento): in riferimento alle risorse economiche

Per Parsons, la L e la I sono i due sub-sistemi più importanti, devono funzionare al meglio, per evitare la devianza e stabilire l’equilibrio e per acquisire la personalità modale. Quando parliamo di personalità modale facciamo riferimento ad un individuo integrato nella società.

Becker, nell’opera "OUTSIDER", definisce il deviante come colui che interiorizza l’etichetta del deviante perché la società gliela attribuisce. Successivamente la Scuola di Chicago inizia a dedicarsi allo studio dell’individuo sempre però in relazione all’altro, dando avvio ad una sociologia di tipo micro. La sociologia micro ambisce a risultanze diverse, l’individuo viene studiato più nel profondo, non ambisce alla generalizzazione, lascia spazio all’azione individuale. Si avvale dell’indagine qualitativa e affonda le sue origini nella sociologia comprendente. Oggi quasi tutte le indagini sociologiche si avvalgono del metodo misto.

Temi macrostrutturali

  • Divisione società in classi
  • Stratificazione sociale
  • Ruolo di sistema politico/economico
  • Dinamiche del mutamento
  • Nascita/declino ideologie
  • Meccanismi di costruzione dei valori
  • Processi di comunicazione
  • Gli effetti della globalizzazione

Temi microstrutturali

  • Relazioni interpersonali
  • Forme elementari di associazione, piccoli gruppi, comunità
  • Dinamiche della vita quotidiana, ovvero: CASE STUDIES (studi di caso)

Macro e micro si differenziano per oggetto di ricerca e metodi:

  • Macro: Dati aggregati di tipo socio-demografico, formula teorie generali omnicomprensive
  • Micro: Contatto diretto con gli attori sociali, si avvale di teorie di "medio raggio", fornisce spiegazioni di aspetti circoscritti del comportamento sociale umano

La macrosociologia si avvale dell’indagine quantitativa, affonda le sue origini nel positivismo, si basa su una logica tipicamente deduttiva, rappresenta i suoi oggetti di studio in modo atomistico, attribuisce molta importanza alla fase di operazionalizzazione e a quella di analisi dei dati. Giustifica le proprie conclusioni in modo formale e numerico. Il disegno della ricerca è diverso, qualsiasi indagine empirica deve far riferimento ad un apparato teorico e concettuale. L'indagine quantitativa è molto più rigida rispetto alla qualitativa, l’inatteso è un problema che pone nella condizione di dover ricominciare il processo, è strutturata in fasi: teoria, ipotesi, raccolta dati, analisi dati, conclusioni, presentate con tabelle, statistiche e grafici.

La microsociologia si avvale dell’indagine qualitativa, affonda le sue origini nell’anti-positivismo, utilizza la logica induttiva, rappresenta i suoi oggetti di studio in modo olistico, attribuisce maggior rilievo alla fase di raccolta dati, argomentando le sue conclusioni in forma narrativa. L’indagine qualitativa è circolare e più flessibile, l’inatteso non è un problema. Rilevazione, analisi, organizzazione.

I sociologi della sociologia quantitativa pongono il loro interesse sulla coerenza e purezza dei dati. I sociologi della sociologia qualitativa si soffermano sull’imprevedibile realtà del quotidiano. Nel tempo si è delineata una terza dimensione, la meso, studia oggetti che stanno nel mezzo tra micro e macro, i gruppi. Moreno introduce la sociometria, particolarmente usata nelle scuole, è un modo interessante di studiare i gruppi. Attraverso la sociometria il sociologo comprende l’andamento relazionale che si instaura tra i membri. I nodi in sociometria possono comprendere gruppi stretti, come una classe, ma anche gruppi più complessi. Dal test sociometrico si elabora una risultanza grafica che rappresenta l’idea di come si costruisce una relazione interpersonale, consente di comprendere leadership e relazione anche senza avere sotto gli occhi l’oggetto dello studio.

Per conferire legittimità alla sociologia occorre liberarsi del senso comune, cioè quel patrimonio di informazioni acquisite nell’arco della vita, il senso comune non è scientifico, la sociologia non si avvale del senso comune, per il disegno della ricerca sociologica occorre abbandonare il senso comune. La sociologia può esistere solo in società democratiche, perché svela connessioni che non sono evidenti e le svela con senso critico. La sociologia nasce dalla domanda: "cos’è la società?"

Auguste Comte viene considerato padre fondatore della sociologia, avvia la riflessione sociologica coniando il termine sociologia, prima denominata fisica sociale e poi fisiologia sociale. Ma già prima della teoria positivistica comtiana, tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, il pensiero filosofico occidentale si è andato concentrando sempre di più sullo studio della società, rilevandone la crescente complessità e la forte tensione evolutiva. Con Emile Durkheim avviene il distacco dai paradigmi filosofici e nasce la sociologia empirica; a lui si deve la distinzione tra psicologia e sociologia, mise in atto questa distinzione per dare legittimità alle scienze sociali, produce il primo vero studio empirico, l’etnometodologia avvierà alcune critiche nei suoi confronti. Marx, Durkheim e Weber, i tre pilastri della sociologia classica, si occupano di macrosociologia, intorno alla metà del ‘900 nasce la microsociologia.

La sociologia nasce dunque in un contesto di estrema complessità e modernità, il concetto di modernità è insito nella definizione stessa della sociologia. Modernità che ha sullo sfondo trasformazioni politiche, economiche e culturali, l’industrializzazione, il distacco della vita familiare da quella lavorativa, la nascita della famiglia nucleare (diminuisce il numero dei componenti). La sociologia nasce nel periodo storico in cui si definisce il concetto di stato, nasce con l’obiettivo di essere scientifica e quindi con la necessità di un impianto metodologico. Tra le discipline che studiano l’individuo possono verificarsi sovrapposizioni; la sociologia si occupa di fenomeni che riguardano l’essere umano ma non tanto nella sua individualità, quanto nella capacità di associarsi, di darsi regole, di organizzare la propria condotta relazionale, l’essere sociale, che è il mio essere in relazione agli altri (ad alter).

Il concetto di società è insito nell’etimologia della parola, fa riferimento ad un rapporto di collaborazione in cui i soggetti mettono in comune le proprie risorse. Se gli individui non collaborano per il raggiungimento di uno scopo comune, non c’è società. La società intesa come collettività di individui si può declinare attraverso quattro componenti:

  • Relazionalità: definisce il fenomeno sociale come rapporto tra individui, ci si rende conto di far parte di una società nel momento in cui assumiamo un ruolo e da quel ruolo noi deviamo dalle aspettative che gli altri ci attribuiscono
  • Sovradimensionalità: rispetto all’individuo, determinata dai processi di associazione
  • Forme organizzative
  • Modelli culturali

Il sociologo

Il sociologo studia la società e in primis dovrebbe essere capace di osservare, di analizzare, di essere interprete della realtà sociale sia a livello macro che micro. L’osservazione è un atto fondamentale, non consiste nella ricezione passiva delle informazioni provenienti dagli oggetti e dai fenomeni del mondo esterno, a prescindere dalle modalità attraverso le quali questa avviene il sociologo si serve dell’osservazione come tecnica. Bisogna dunque distinguere tra osservazione naturale, della quale Ferrarotti ne offre una visione quasi poetica, e osservazione scientifica. La tecnica dell’osservazione deriva dall’antropologia, l’osservazione scientifica è la base della sociologia, non è superficiale, è l’atto di osservare con uno scopo preciso e ben definito.

Esiste uno scopo che guida l’atto dell’osservazione e deve seguire diversi criteri. La scelta dei fenomeni da osservare è sempre legata alla concettualizzazione, occorre ordinare il visibile, organizzare l’esperienza del mondo esterno, secondo schemi di riferimento e concetti e allora si potrà dare un senso alla realtà e scegliere l’oggetto di studio. Esiste un altro tipo di osservazione che è l’osservazione in laboratorio, dove il sociologo è lontano dalla realtà che sta osservando. Il sociologo visuale si avvale per l’osservazione di supporti visivi quali macchina fotografica e videocamera per osservare la realtà, è come se il suo occhio fosse potenziato. Ci sono studi di cui si occupa la sociologia che impongono la tecnica dell’osservazione, come ad esempio lo studio di un territorio. Il sociologo quindi osserva, a prescindere dalle modalità attraverso le quali attua questa osservazione.

Werner Sombart (1863-1941)

Sombart apre alcune critiche, ma si concentra in maniera particolare su due autori: Ferguson e Smith, che criticano l’impostazione di Hobbes, secondo il quale lo stato di natura era uno stato tendenzialmente bellicoso, contrariamente a Rousseau che invece riteneva che lo stato di natura fosse uno stato di indifferenza, che però si è trasformato nel momento in cui gli individui hanno istituito la proprietà privata, creando quindi disuguaglianze dal punto di vista delle relazioni interpersonali. Hobbes, Rousseau, Montesquieu e gli empiristi scozzesi Ferguson e Smith sono considerati precursori della sociologia.

Nel 1800 autori come Durkheim, Marx e Weber hanno studiato la sociologia secondo un’ottica differente, ma sempre tenendo in considerazione questo mondo nuovo a cui la sociologia si dedica e si orienta. Sombart ritiene che si può parlare di sociologia nel momento in cui si dà avvio ad una riflessione di tipo scientifico, in concomitanza con una nuova idea di scienza, fondata principalmente sull’osservazione dei fatti e del mondo reale, seguendo un percorso di tipo logico-razionale e ricercando l’oggettività.

L’osservazione della realtà sociale ha le sue origini da Bacone e Galileo ma si compirà tra il ‘700 e l’800 con l’affermazione del positivismo e del metodo scientifico, nasce così un’osservazione che cerca oggettività, tale oggettività non è stata più determinante nei primi anni del ‘900 in quanto messa in discussione dal principio di indeterminazione della fisica quantistica che spiegava come l’oggettività fosse difficile da raggiungere anche nelle scienze naturali, perché l’intervento del ricercatore dentro l’esperimento era un dato di fatto (studio delle particelle quantiche) favorendo così lo sviluppo della sociologia qualitativa (micro).

In tutta la prima parte del testo di Sombart "Le origini della sociologia" viene spiegato come questi 3 poli:

  • Rivoluzione industriale
  • Rivoluzione francese
  • Nuova concezione della scienza

Costituiscono il terreno fertile per lo sviluppo e l’evoluzione della sociologia intesa in senso moderno. La rivoluzione industriale ha portato cambiamenti dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto dal punto di vista della produzione. Nel settore industriale la società afferma se stessa e attraverso il mercato, attraverso le logiche della domanda e dell’offerta, in qualche modo la società si autoregola, secondo Smith questa autoregolamentazione avviene in maniera quasi naturale ed equilibrata, Marx smaschererà il circolo della produzione industriale e le ingiustizie che si vengono a creare nella produzione dei beni, mettendo in discussione l’analisi di Smith.

Dal punto di vista politico la rivoluzione francese ha portato la trasformazione delle leggi, che non sono più nelle mani del sovrano, ma sono il frutto di un’elaborazione da parte di individui preposti a governare e sono perfettibili. L’illuminismo porta ad avere una nuova visione dell’uomo, non solo come essere pensante, ma come individuo capace di creare delle trasformazioni all’interno della società in cui vive. La basi per le origini della sociologia si gettano nel momento in cui la riflessione sulla società diventa autoriflessiva, la ragione per cui gli individui si associano va ricercata nella società stessa, quando la realtà sociale diventa oggetto di studio sia su un piano olistico (il tutto è più della somma delle singole parti) sia nelle componenti, nelle relazioni interpersonali.

Sombart è molto critico nel pensare che la sociologia possa originare da Aristotele e Platone così come da Hobbes e spiega come la necessità di definire la sociologia come scienza sia proprio il punto di partenza, tutto quello che...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ciampi Marina.
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