Che materia stai cercando?

Esame Istituzioni di sociologia prof. Ciampi

Appunti di istituzioni di sociologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Ciampi dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, della facoltà di Sociologia, Corso di laurea in sociologia . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Istituzioni di Sociologia docente Prof. M. Ciampi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Per Sombart i moralisti scozzesi svolgono un ruolo di svolta nello sviluppo della sociologia

come scienza, questi criticano, in maniera particolare Ferguson, il concetto di stato di

natura, perché è un concetto che non ha un corrispettivo empirico, è qualcosa che

secondo Ferguson dovrebbe essere tradotto in maniera pratica e autori come Hobbes e

Rousseau non lo hanno fatto, parlano dello stato di natura senza averne una percezione

concreta, empirica.

A Ferguson non importa che questo stato di natura sia buono per Rousseau o cattivo per

Hobbes, è qualcosa che è frutto di una speculazione teorica, lo definisce “immaginifico”,

quindi non ha valenza scientifica.

Nel saggio sulla storia della società civile oltre a spiegare quanto siano importanti i dati

che si raccolgono attraverso l’esperienza, quindi nell’osservazione, Ferguson insiste

molto sul carattere creativo dell’uomo, un altro aspetto che verrà ripreso da Marx,

soprattutto nel momento in cui parlerà delle condizioni di vita del proletario.

Anche se il proletario non ha la cultura della borghesia, nel momento in cui viene immesso

nel circolo della produzione industriale consente al capitalista di trasformare i suoi beni

attraverso il lavoro, secondo Marx la capacità creativa dell’uomo non viene valorizzata,

non soltanto perché non viene retribuita adeguatamente, ma anche perché non gli viene

attribuito questo valore, il fatto che l’uomo, con il suo lavoro, trasforma il capitale del

capitalista in prodotti.

Ferguson è molto critico nei confronti del modello industriale, si concentra molto sui fattori

egoistici, nel passaggio da una società pre-moderna, quindi più arcaica, alla società

moderna avvengono forti trasformazioni nel tessuto sociale, questo concetto ha

influenzato tutte le altre teoria sociologiche, Durkheim in questo passaggio rileva un

miglioramento positivo, Toennies invece guarda con nostalgia ai legami a suo avviso più

autentici, presenti nelle società pre-moderne.

Ferguson è critico nei confronti di tutte quelle concezioni che non tengono conto di tutto

quello che accade nella società da un punto di vista reale, concreto e scientifico, anche

per questo le sue critiche ad Hobbes e Rousseau.

La sua critica si muove a partire dal fatto che tutto quello che avviene all’interno della

società è opera degli uomini, ma non sempre il frutto di quello che è l’opera dell’uomo ha

esiti positivi.

La società industriale è quindi sede dell’individualismo più sfrenato, stesso individualismo

che teorizzerà Smith in un’accezione ancor più di stampo economico.

Ferguson teorizza che la divisione del lavoro, altro tema di cui si sono occupati diversi

autori, è un circuito di tipo meccanico e non consente al lavoratore di comprendere il

senso dell’attività svolta, viene sminuita la visione di homo faber, l’uomo artefice, quello

che Ferguson sta già intendendo sarà il perno dell’analisi di Marx.

Smith ha un’impostazione diversa, viene considerato il padre dell’economia classica, è un

autore che richiama una corrente importantissima della sociologia, l’interazionismo

simbolico, il cui padre fondatore è George Herbert Mead, stiamo parlando del ‘900,

l’interazionismo simbolico fa parte della sociologia micro.

Smith sostiene qualcosa di fondamentale dal punto di vista sociologico, sostiene che: la

formazione dei giudizi etici avviene solo nel rapporto con gli altri, nell’interazione, gli altri

intesi come idea generale degli altri, non singole o specifiche persone.

Nell’interazionismo simbolico l’idea generale degli altri viene definita altro generalizzato

(concetto che ritroveremo nel lemma ruolo, identità e socializzazione), inteso come la

consapevolezza di essere parte di una società, mentre con il termine altri significativi si fa

riferimento ad una cerchia ristretta, come quella parentale.

Nell’analisi di Smith troviamo concetti che saranno alla base della sociologia qualitativa,

nell’opera “teoria dei sentimenti morali” afferma che noi siamo esseri naturali che

crescendo imparano ad essere esseri culturali.

Per Smith ciascuno di noi ha dentro di se uno spettatore imparziale, che gli consente di

valutare le sue azioni con gli occhi degli altri, questa sua riflessione ispirerà Cooley,

autore interazionista che elabora la teoria dell’Io specchio.

Secondo Smith la stessa coscienza morale, che Durkheim definisce “coscienza

collettiva”, non fa parte di un principio naturale interiore ma scaturisce dal rapporto

simpatetico che l’individuo ha con gli altri uomini.

Il senso di appartenenza scaturisce dalla relazione con l’altro, quindi tutto ciò che riguarda

l’uomo ha un carattere intersoggettivo, prevalentemente sociale.

Con questa analisi ci si distacca leggermente dalla filosofia illuminista, gli empiristi

scozzesi condividono con l’illuminismo la fiducia nella ragione, aggiungendo l’importanza

dell’osservazione, quindi della dimensione analitica legata all’esperienza.

La felicità di ognuno è possibile soltanto attraverso la realizzazione del bene degli altri.

Con questa affermazione si comincia ad arrivare all’analisi economica di Smith, spiega

questa affermazione attraverso la concezione della divisione del lavoro sociale.

Con lo sviluppo della società industriale, si specializzano le competenze, gli individui

hanno un ruolo specifico nel circuito meccanico che ha la sua logica interna.

La divisione del lavoro per Smith è fondamentale e più aumenta, più la società consente

agli individui di potersi realizzare reciprocamente.

Smith da una spiegazione all’equilibrio sociale di tipo economico, afferma che una società

che si specializza, attraverso la divisione del lavoro, è una società più evoluta e contempla

la reciproca interazione tra gli individui, ognuno ha bisogno degli altri per far parte del

circolo di produzione, ognuno ha il suo ruolo e questo consente alla società di essere in

equilibrio.

Per Durkheim questo è un elemento di evoluzione del sistema sociale, perché il singolo

può mostrare in cosa è abile nella relazione con gli altri.

Questo equilibrio secondo la concezione ottimistica di Smith dovrebbe avvenire seguendo

un principio di armonia, quindi nel momento in cui la logica della domanda e dell’offerta è

soddisfatta, gli individuo producono i beni e fanno in modo che gli altri producano altri beni

immettendoli nel mercato, allora la società si troverebbe in una condizione di equilibrio.

Marx sostiene che questo avviene a scapito delle condizioni di vita dei lavoratori, che sono

sicuramente capaci di immettere beni nel mercato, ma svilendo la loro dignità.

Per Smith è importante il concetto di divisione del lavoro, perché si ricollega a quella inter-

relazione tra individui e nella divisione del lavoro si compie questa inter-relazione.

Per Smith i principi di regolamentazione economica non devono essere imposti dallo

stato, dalla legge, dalla polizia, l’intervento dello stato è visto come un elemento

penalizzante, non permetterebbe che gli individui possano realizzare un equilibrio sociale.

Nella dimensione del mercato la società trova la sua ragione e la sua capacità di

autoregolarsi senza che ci siano ingerenze dal punto di vista politico.

La divisione del lavoro sarà fondamentale per Durkheim, ma già Smith la identifica come

elemento di progresso, per entrambi è un fattore evolutivo e propulsivo del progresso.

Smith va anche ricordato per un’altra analisi importante, quella della TEORIA DEL

VALORE, distingue tra:

VALORE D’USO: legato ad ogni tipo di merce, quindi all’uso che si fa di una

- determinata merce.

VALORE DI SCAMBIO: il prezzo, non ha a che fare necessariamente con la qualità

- della merce, ma con il tempo necessario per produrla.

Quando Marx parlerà di PLUSVALORE spiegherà che in realtà corrisponde ad un valore

di scambio non adeguatamente corrisposto al proletario.

Questa distinzione tra valore d’uso e di scambio sarà fondamentale per Marx per spiegare

la fallacità del sistema di produzione industriale.

Per Smith all’origine della divisione del lavoro vi è l’universale tendenza allo scambio.

Il concetto di scambio è alla base dell’economia classica:

L’aumentare degli scambi fa sorgere il mercato e la vita metropolitana.

- Il valore dei beni scambiati è determinato dal lavoro necessario per produrli o

- trovarli.

L’intero valore non va al produttore, la ricchezza va distribuita.

-

Tomas Hobbes (1588-1679)

Hobbes precursore della sociologia definisce la sua teoria in maniera

CONTRATTUALISTA e spiega come lo stato di natura di un individuo non sia uno stato

tendenzialmente pacifico e armonioso, ma uno stato che è rivolto prevalentemente al

conflitto.

Conflitto perché in linea di principio tutti hanno la possibilità di ottenere dei beni, ma

questa possibilità deve essere regolamentata.

Hobbes parla di due tipi di patti:

Il PATTO DI UNIONE: dà luogo alla vita associata

Il PATTO DI SOGGEZIONE: dà luogo alla sovranità

Questi due patti coincidono la vita associata è fondamentale per Hobbes, una vita che per

tutelarsi sceglie di essere governata dall’esterno, da un potere che non è nelle mani dei

singoli individui.

Per Hobbes lo STATO DI NATURA è rivolto al CONFLITTO, è concepito come uno stato

a-sociale di conflitto generalizzato.

Gli individui in uno stato di isolamento assoluto, dove ognuno ha gli stessi diritti sulle cose

creano situazioni di conflitto.

Quindi per Hobbes lo stato naturale dell’uomo è “una guerra di tutti contro tutti”.

La più importante opera di Hobbes è il “Leviatano”.

Sombart parte da Hobbes per spiegare come lo stato di natura non sia qualcosa di

osservabile, secondo lui si può parare di sociologia a partire da Ferguson e Smith che

criticano la visione di Hobbes e gettano le basi dell’osservazione dei fatti, superando tutte

le spiegazioni di ordine teocratico.

Secondo Hobbes gli individui scelgono per salvaguardarsi di essere assoggettati al

potere, mentre per Rousseau lo stato di natura è totalmente diverso, non è di tipo

bellicoso.

I punti principali della dottrina assolutistica di Hobbes sono:

L’indivisibilità del potere sovrano

- Il dovere di obbedienza

- La superiorità del sovrano sulla legge

- La proibizione di ogni ribellione

- La fusione dell’autorità politica con quella religiosa

-

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)

Rousseau attribuisce importanza decisiva al fattore economico, la proprietà privata è

l’origine di tutte le ingiustizie.

Attribuisce alla società la responsabilità dei mali che affliggono l’uomo, quindi lo stato

naturale non è bellicoso, ma lo diventa.

Secondo Rousseau la società si è corrotta nel momento in cui si è istituita la proprietà

privata, per lui non è possibile tornare allo stato naturale di uguaglianza, ma si può

eliminare l’ordine costituito, fallace e arbitrario, per sostituirlo con un nuovo ordine

razionale, dettato dai principi di libertà, uguaglianza e pacifica convivenza.

Soltanto attraverso l’istituzione di un contratto sociale che tenga conto delle singole

volontà si può ambire ad un miglioramento della società civile.

“La divisione del lavoro sociale” di E. Durkheim

La divisione del lavoro sociale è una delle opere più importanti di Durkheim (sociologia di

tipo macro) e si ricollega ai due empiristi scozzesi, Ferguson e Smith, che si concentrano

sull’analisi della società dal punto di vista della divisione del lavoro.

L’analisi di Smith è prettamente legata ad una dimensione di tipo economico, Smith si

serve del concetto di mercato per spiegare come una società tenda all’equilibrio e quindi

se il gioco della domanda e offerta avviene in maniera meccanica ma armoniosa porta ad

uno stato di stabilità, questo verrà criticato da Marx.

Ferguson ha un occhio più critico, anche rispetto a quelle che sono le conseguenza della

società industriale e quindi di una divisione del lavoro che parcellizza le competenze e

tende ad un individualismo ed egoismo che non rileva come elementi positivi della società

industriale.

Dal punto di vista filosofico, illuminismo e positivismo sono le due correnti su cui si fonda

la sociologia come scienza.

Autori come Auguste Comte criticheranno questa illusione della ragione e ragionevolezza

per tutta la collettività che teorizzava l’illuminismo, Comte era convinto che scienza e

conoscenza fossero appannaggio degli scienziati e che la scienza avrebbe elevato

l’intelletto di tutti gli individui, ma doveva esserci distinzione tra coloro che erano deputati

alla conoscenza scientifica e coloro che non lo erano.

Dal punto di vista storico l’avvento della rivoluzione industriale è lo sfondo sul quale nasce

e si sviluppa la scienza sociale.

Le caratteristiche della società industriale portano ad una separazione del luogo di vita con

quello del lavoro, questa separazione ha avuto conseguenze sull’istituto della famiglia, che

si è andata nuclearizzando.

La concentrazione delle industrie ha portato un’urbanizzazione delle città e l’aumento della

mobilità degli operai, quindi la crescita delle metropoli.

La divisione del lavoro ha reso l’individuo autonomo nel proprio lavoro con la

consapevolezza che il proprio lavoro non basta a chiudere il cerchio della produzione

industriale, questa consapevolezza per alcuni autori ha portato ad un isolamento maggiore

dal punto di vista delle relazioni, per altri invece ad un miglioramento del rapporto

interazionale.

Ferguson e Smith vedono nella divisione del lavoro un concetto fondamentale, per

entrambi serve a spiegare la progressiva evoluzione ed espansione della società.

Durkheim analizza la divisione del lavoro nell’opera “la divisione del lavoro sociale”, è

considerato padre fondatore della sociologia come scienza empirica, Comte eleva la

sociologia a scienza, in un ipotetica piramide delle scienze la pone al vertice della

piramide, perché è la scienza a suo parere più complessa, alla base di questa piramide

pone la matematica.

Durkheim concorderà con lui su alcuni aspetti del suo metodo allineato al positivismo, ma

si distaccherà affermando che la sociologia di Comte rimane ad un livello teorico.

Durkheim è stato considerato da alcuni padre del funzionalismo, perché propone una

visione della società di tipo organicistico, quindi la società è un organismo, composto da

diverse parti, e tutte queste parti concorrono all’equilibrio e alla stabilità del sistema

sociale, la sua visione olistica della società verrà poi ripresa dallo struttural-funzionalismo,

in primis da Parsons e anche se Durkheim non si è mai definito funzionalista, parla della

“funzione” di alcune parti dentro al sistema sociale, per questo alcuni autori e manuali lo

inquadrano nella corrente del funzionalismo.

Quindi per Durkheim il sistema sociale è un organismo, dove però il tutto è pù della

somma delle singole parti, e la società è un’entità di grado superiore rispetto al singolo

individuo.

Tutto quello che avevano teorizzato Ferguson e Smith lo ritroviamo in Durkheim, gli

uomini sono esseri attivi all’interno dell’organismo e tutti concorrono al raggiungimento

dell’equilibrio.

Durkheim definisce la società una “realtà sui generis” .

Anche nell’analisi del suicidio spiegherà come siano presenti cause sociali in un atto

apparentemente individuale.

Questo autore ha il merito di aver distinto la sociologia dalla psicologia, per Durkheim la

dimensione sociale è fondamentale, quella psichica deve e può essere presa in

considerazione dal sociologo, ma l’oggetto di studio della sociologia sono i fatti sociali.

La sociologia studia i fatti sociali come cose, e questi hanno tre caratteristiche:

Generalità

- Esteriorità

- Coercitività

-

Durkheim spiegherà come le coscienze combinate in un determinato modo, e quindi

fondate sulla solidarietà meccanica, sono tipiche delle società pre-moderne, mentre le

coscienze individuali che sono unite da una solidarietà di tipo organico costituiscono le

società moderne.

Solidarietà meccanica : l’individuo non può affermare se stesso, tipica delle società

- pre-moderne

Solidarietà organica : tipica delle società moderne

-

La società per Durkheim è sempre basata sulla solidarietà , ma una solidarietà di tipo

diverso e questa ha a che fare con la divisione del lavoro.

Quando la divisione del lavoro era minima e le coscienze erano quasi tutte uniformate in

uno stile di vita omogeneo si era dentro un determinato tipo di società, quando la società è

diventata più complessa, la solidarietà raggiunge un livello superiore e viene definita

organica.

Nelle “regole del metodo sociologico” Durkheim spiega quale debba essere l’oggetto di

studio della sociologia: i fatti sociali, caratterizzati dai tre aspetti già menzionati: generalità,

esteriorità e coercitività.

Durkheim definisce i fatti sociali come “cose” proprio per sottolineare la loro oggettività ,

che prescinde dalla soggettività dell’individuo.

Sono fatti sociali: la moda, il costume, gli usi, la famiglia, cose che esistono a prescindere

dal fatto che le abbiamo scelte, questi fatti sociali sono il fulcro dell’analisi sociologica,

studierà anche il suicidio come fatto sociale.

I fatti sociali hanno tre caratteristiche, questo significa che hanno una sorta di

indipendenza rispetto alla volontà del singolo individuo e sono a portata di mano dello

studioso, per poter essere analizzati.

Per Durkheim tutta la dimensione dell’educazione e del processo di socializzazione sono

fondamentali, perché creano e consentono lo sviluppo della coscienza collettiva che è

tutto quello che crea l’individuo nel suo essere sociale.

L’interesse del sociologo deve essere rivolto ai modi di agire, di pensare e di sentire che

sono esterni all’individuo (i fatti sociali) che sono:

Generali: coinvolgono tutti gli individui

- Esteriori: non hanno a che vedere con il singolo

- Coercitivi: si impongono, sono dotati di un potere imperativo, se l’individuo vuole

- stare nel sistema sociale in un determinato modo deve sottostare al fatto sociale, se

non si allinea in qualche modo è penalizzato.

I fatti sociali sono dunque cose che ricorrono mediamente nella società, ma non è questo

a definirli e a renderli interessanti per Durkheim, ma perché questi si impongo, aldilà della

volontà dell’individuo, un esempio di fatto sociale è il linguaggio.

Ferdinand de Saussure elabora la distinzione tra la LANGUE e la PAROLE:

la LANGUE è il sistema linguistico che è fortemente codificato

(perché la lingua è un codice).

la PAROLE è invece l’atto linguistico personale.

Il linguaggio è un fatto sociale perché coercitivo.

Quando Durkheim parla di fatti sociali, parla di cose cristallizzate, perché non c’è un

momento nella storia in cui questi non siano esistiti, si concentra in modo particolare sul

termine coercizione, nella sua analisi spiega quanto la società sia superiore all’individuo e

quanto questa lo influenza, sostiene che la struttura nella quale l’individuo è immerso sia

astringente ma l’individuo ne prende coscienza e consapevolezza.

Come già sottolineato Durkheim attribuisce grande importanza all’educazione, ogni

educazione è uno sforzo continuo per imporre al bambino modi di agire, pensare, sentire,

ai quali non sarebbe arrivato spontaneamente se non attraverso delle costrizioni, che con

il tempo non vengono più percepite come tali, perchè diventano abitudini.

Uno dei processi mentali fondamentali è la classificazione, l’individuo la mette in atto già

nelle prime fasi della sua esistenza.

Il bambino attraverso le risposte che riceve dalle figure genitoriali comprende quello che la

società gli chiede, nel meccanismo stimolo-risposta classifica e attraverso queste

classificazioni sa cosa dovrà aspettarsi da determinate situazioni.

La classificazione è un processo mentale umano che va a strutturare la conoscenza e fa in

modo che l’individuo possa vivere tutte le sue esperienze con maggior sicurezza.

La classificazione è anche un procedimento logico di cui si avvale il sociologo, sia sul

piano concettuale che sul piano della restituzione delle informazioni.

La classificazione porta però anche la formazione di pregiudizi, per questo il sociologo

deve tendere all’A-VALUTATIVITA’(termine introdotto da Weber), cioè l’assenza di giudizi

di valore, quindi evitare di affermare nel proprio lavoro ciò che è bene e ciò che è male.

La sociologia mira ad essere una scienza critica, ma questa critica deve emergere

attraverso i risultati, favorendo lo sviluppo del senso critico nelle persone.

Il sociologo deve distanziarsi dal senso comune e diventare scienziato sociale.

L’a-avalutatività è il principio fondamentale che serve alle scienze sociali come garanzia di

oggettività.

Riferirsi ai propri valori è un atteggiamento corretto per il sociologo ma emettere giudizi di

valore no.

All’interno dell’opera “la divisione del lavoro sociale” Durkheim elabora una ripartizione

considerata fondamentale.

La divisione del lavoro è un concetto fondamentale per definire la società industriale

moderna, fondata sull’industria come settore economico primario.

Il concetto di divisione del lavoro era già stato elaborato da Ferguson e Smith e anche

Spencer aveva parlato di società che si evolvono e si specializzano attraverso la divisione

del lavoro, la sua idea mirava comunque all’equilibrio del sistema, quindi sempre una

visione di tipo olistico, aveva già definito la società come un organismo, ma aveva detto

qualcosa di diverso rispetto a quello che vuole affermare Durkheim che, nella sua analisi

dei tipi sociali, quindi classificando le società in semplici, pre-moderne, che lui definisce

segmentarie e in moderne e industriali, definisce un concetto fondamentale, tutte le

società sono basate sulla solidarietà, tutto ciò che le distingue dal punto di vista

economico, politico, culturale, religioso, fa anche mutare la tipologia di solidarietà che

caratterizza una società piuttosto che un’altra.

Spencer rispetto a Durkheim si concentra sull’aspetto della scelta, dell’egoismo, della

possibilità di soddisfare i propri bisogni, nella sua analisi c’è un maggiore individualismo,

mentre per Durkheim , la solidarietà e l’associazione sono alla base di tutti i sistemi sociali,

ma la solidarietà nel passaggio da un tipo di società ad un altro si trasforma, da una

solidarietà più omogenea, perché la società è omogenea e non comporta una

specializzazione di ruoli, competenze e funzioni, tipica delle società semplici, quindi

formazioni pre-moderne, dove la solidarietà è di tipo meccanico, in cui comunque gli

individui si conformano spontaneamente, secondo un’attitudine dell’essere umano, ma è

un tipo di solidarietà diversa rispetto a quella che si sviluppa nella società industriale dove

si passa ad una solidarietà è di tipo organico.

Sia nella solidarietà meccanica che in quella organica ricorre il concetto di coscienza

collettiva, ma nella solidarietà meccanica c’è una perdita dell’individuo nella coscienza

collettiva, si uniforma completamente a questa, ma con l’evolversi della vita sociale anche

l’adesione dell’individuo a questa coscienza collettiva sarà diversa.

In uno stadio pre-moderno, nella solidarietà meccanica c’è una fusione di queste

coscienze, di cui parlerà anche Toennies, però Durkheim contrariamente a Toennies

vedrà questa fusione negativamente, mentre nella fase della solidarietà organica, tipica

delle società industriali, l’individuo si conforma alla coscienza collettiva restando

consapevole della propria individualità, della propria funzione, consapevole che il suo

compito svolge un ruolo fondamentale, in collaborazione con gli altri, all’equilibrio del

sistema sociale.

Le società si evolvono, si differenziano, proprio nel momento in cui si sancisce il concetto

di divisione del lavoro, Durkheim rintraccerà delle problematiche nel passaggio da una

solidarietà di tipo meccanico ad una di tipo organico, nessuna trasformazione è indolore,

per lui nonostante le problematiche la divisione del lavoro è fondamentale e deve restare

ma deve essere tutelata dal sistema legislativo che impedisca l’alienazione nel lavoro da

parte dell’individuo, questo concetto lo distinguerà da Marx, per il quale la divisione del

lavoro crea alienazione e ingiustizia e deve essere superata attraverso l’eliminazione della

proprietà privata dei mezzi di produzione.

Durkheim parla di attitudine dell’uomo a collaborare con altri in vista di uno scopo

comune, collaborazione e associazione sono alla base della società e la solidarietà

organica, per quanto sia frutto di una società in trasformazione che ha portato una

trasformazione del tessuto sociale, possiede queste caratteristiche ed ha un valore

superiore rispetto alla solidarietà meccanica.

Nella solidarietà meccanica, tipica delle società semplici, pre-moderne, vi è una

scarsissima divisione del lavoro, i ruoli sono tutti più o meno simili, questo comporta la

tendenza dell’individuo a scomparire, a uniformarsi alla collettività, quindi a non emergere

grazie al proprio lavoro rispetto agli altri individui, vi è una forte preminenza della religione

come collante sociale e anche i valori sono di tipo tradizionale.

Nella solidarietà organica, tipica delle società moderne, industriali, vi è un aumento di

volume e densità della popolazione e della densità morale, per Durkheim il concetto di

moralità collettiva è fondamentale.

In questo tipo di società c’è un’adesione cosciente e non passiva alla coscienza collettiva

e l’individuo ha la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità.

I due tipi di solidarietà si distinguono proprio grazie al lavoro che svolgono gli individui.

Nella società vista da Durkheim c’è la possibilità per l’individuo di migliorare la sua

posizione, anche se non ha origini aristocratiche e c’è una classe che consente questa

ascesa, la classe borghese, che si oppone all’aristocrazia, che non produce e non lavora.

Nella solidarietà meccanica l’economia è basata su diversi gruppi autosufficienti

Nella solidarietà organica l’economia è basata sulla dipendenza e sullo scambio

Il concetto di scambio già teorizzato dagli empiristi scozzesi lo troveremo in autori

successivi, il concetto di scambio di tipo economico va ad incidere sulle relazioni sociali,

quindi il fatto di considerare questa società basata sullo scambio comporterà anche

un’analisi legata alle relazioni tra gli individui, che sviluppano questa modalità di agire

fondata sull’utilitarismo e questo è un impoverimento dal punto di vista del valore delle

relazioni sociali, Toennies sosterrà che è perché le relazioni sono tutte basate sul calcolo

razionale, così come lo sono anche gli scambi economici.

Altro aspetto centrale per Durkheim è la dimensione normativa, distingue due tipologie di

norme anche nella distinzione tra i due tipi di solidarietà:

Nella solidarietà meccanica tutti i comportamenti non conformi o devianti rispetto alla

coscienza collettiva erano puniti severamente le norme erano di tipo repressivo, allo scopo

di punire.

Nella solidarietà organica la sanzione è di tipo restitutivo, cioè il tentativo di far tornare

l’individuo ad uno stato di normalità comportamentale, come affermerà anche Parsons

nella sua analisi della devianza, le norme sono dunque di tipo restitutivo allo scopo di

riassestare l’equilibrio sociale.

Durkheim ritiene meno evoluta la solidarietà meccanica ma non afferma che una è

inferiore all’altra, proprio perché, come aveva già definito nelle “regole del metodo

sociologico” non è compito del sociologo dire ciò che è bene e ciò che è male.

Affida il compito di legiferare sulla divisione del lavoro alle corporazioni e ai gruppi sociali,

Marx vedrà la divisione del lavoro nell’ottica di Durkheim come un’utopia.

“ le regole del metodo sociologico” E.Durkheim

Durkheim nel saggio “le regole del metodo sociologico spiega che non si può resistere ai

fatti sociali, pena una sanzione di qualunque tipo, la dimensione della coercitività è quindi

fondamentale, questi fatti sociali appartengono a tutti gli individui, questo ne indica la

generalità, riguardano la collettività nel suo insieme, collettività che per Durkheim è

qualcosa di più delle singole parti che compongono la società.

I fatti sociali hanno la caratteristica dell’esteriorità, nel senso che hanno una loro esistenza

oggettiva, devono essere trattati come cose.

I fatti sociali rappresentano l’oggetto di studio della sociologia e la sociologia si deve

attenere allo studio di questi secondo un metodo che è appunto il metodo sociologico.

Il metodo sociologico si deve distanziare da quelle che sono le pre-nozioni, cioè tutto

quello che il sociologo conosce perché lo ha acquisito tramite l’esperienza e si deve

distanziare anche da quello che è il senso comune.

Per Durkheim attraverso l’educazione e la socializzazione l’individuo acquisisce la

coscienza collettiva, l’insieme delle norme, dei valori, della religione, dei costumi che gli

consentiranno di potersi relazionare al resto degli individui che appartengono alla

collettività secondo delle norme.

Lo scopo dell’educazione è quello di creare l’essere sociale ed è un concetto

fondamentale per Durkheim, tutta la pressione che il bambino riceve fin dalla nascita è

una pressione di tipo sociale che riceve attraverso le agenzie di socializzazione, che

tendono a plasmare questo individuo, che durante i primi anni della sua esistenza oltre

che una spugna, similitudine cara a M.Montessori, è ancora una tabula rasa che va

stratificata sul piano della interiorizzazione e acquisizione di norme, valori, costumi,

modelli comportamentali, religione, pone la sua attenzione anche sul ruolo dei docenti, che

riteneva fossero un sostegno fondamentale per quello che riguarda l’educazione degli

individui che devono diventare esseri sociali.

Durkheim spiega però che non tutto quello che può essere considerato generale dal

punto di vista sociale è un fatto sociale, quindi non è la generalità che caratterizza i

fenomeni sociologici, altrimenti tutto potrebbe essere oggetto di studio della sociologia, è

interessato alla caratteristica della coercitività, cioè al fatto che alcuni fenomeni resistono

anche se il singolo individuo tende a contrastarli e spiega appunto che, nel momento in cui

tenta di attuare questo contrasto, si accorge del loro essere imperativi.

Durkheim spiega come i fatti sociali siano dotati di oggettività, nessun individuo da solo li

può scalfire, ci deve essere una reazione di tipo collettivo.

I fatti sociali hanno una loro vita indipendente da quella del singolo individuo, riconosciamo

un fatto sociale in base al potere di coercizione che esercita.

Un fatto sociale esiste a prescindere di come l’individuo ci si rapporta, la generalità

combinata alla coercitività sono caratteristiche intrinseche di un fatto sociale.

Nella sua opera così Durkheim definisce un fatto sociale:

Un fatto sociale è ogni modo di fare, più o meno fissato, che è capace di esercitare

sull’individuo una costrizione esterna, oppure un modo di fare che è generale

nell’estensione di una società data, pur avendo esistenza propria, indipendentemente

dalle sue manifestazioni individuali.

Anche Durkheim è un positivista, interessato al metodo, ma nel momento in cui spiega

che i fatti sociali sono cose muove delle critiche a Comte, nonostante lo riconosca come

padre della sociologia, secondo Durkheim non ha realmente studiato i fenomeni sociali

come cose, Comte è rimasto nella sua analisi in una dimensione teorica, soprattutto di

comparazione storica, nel momento in cui elabora LA LEGGE DEI TRE STADI, legge

inserita nella DINAMICA SOCIALE.

Per Durkheim la dimensione teorica è importante, ma bisogna andare oltre e produrre

uno studio empirico.

La LEGGE DEI TRE STADI di Comte rimane sul piano teorico, dal punto di vista

dell’analisi e dell’osservazione di quello che è il passaggio da un tipo di società all’altra e

da un tipo di cultura all’altra, per Comte si passa dallo STADIO TEOLOGICO, a quello

METAFISICO, a quello POSITIVO che secondo lui dovrebbe essere lo stadio ideale, a cui

tendere, per la società e per la collettività, dove si riesca a coniugare l’ordine con il

progresso.

Comte è un positivista, esalta la scienza, esalta il metodo delle scienze anche per la

scienza sociale, Durkheim gli riconosce il merito di aver riconosciuto i fatti sociali come

cose, non come idee come possono sembrare, ma poi non li ha studiati come tali.

La LEGGE DEI TRE STADI spiega ad un livello evolutivo come si trasforma la società,

come era nel passato, come è nel momento in cui Comte la sta vivendo e come sarà nel

futuro.

Comte riflette anche sui resti di quelli che sono gli ideali dell’illuminismo e ritiene che in

fondo l’esaltazione di tutte le coscienze sia in realtà un dogma da superare, perché in

realtà solo gli scienziati sono i veri depositari della conoscenza e sono gli unici a poter

apportare un contributo vero e solido sul piano sociale.

Critica gli ideali illuministi e crede che non sia possibile un ritorno al passato, attribuisce

alla sociologia il compito di stabilire i criteri per quella che potrebbe essere una società

positiva.

Nella LEGGE DEI TRE STADI Comte ipotizza uno sviluppo lineare della società in cui

passa da uno stadio A, ad uno B, ad uno C, quello POSITIVO, nel quale dovrebbe

avverarsi la realizzazione finale della natura umana.

Per Durkheim un concetto così lineare era inammissibile, perché la società per essere

studiata deve essere divisa in parti elementari senza rimanere ad un livello di generalità.

Comte sostiene che ad uno stadio pre-moderno vigeva un ordine, ad uno stadio

intermedio, a causa della rivoluzione francese, avviene una rottura di questo ordine, nello

stadio finale, la società ideale, sarebbe dovuta arrivare all’equilibrio tra ordine e progresso.

Comte è in parte critico con la concezione rivoluzionaria e con quella restauratrice, ed è in

questa situazione di instabilità che elabora la sua teoria, il suo ideale era quello di

ricostruire una sorta di sapere enciclopedico di cui il sociologo potesse far uso per

spiegare le leggi evolutive della società, definisce la sociologia la scienza delle scienze e

la distingue in STATICA SOCIALE e DINAMICA SOCIALE, ciò significa che la sociologia

deve trattare i fenomeni sociali in due modi diversi, o studiando le forme fisse della società

o le dinamiche evolutive.

Comte e Spencer studiano la società come fosse un organismo biologico, come un tutto,

costituito però da diversi parti che si relazionano tra loro, costituendo il sistema sociale.

Quindi:

La STATICA: studia le forme fisse, studia in senso strutturale.

La DINAMICA: studia le trasformazioni, l’evolversi della società

E’ all’interno della DINAMICA SOCIALE che Comte elabora la LEGGE DEI TRE STADI, i

tre stadi di cui parla Comte sono:

1° STADIO TEOLOGICO: con struttura teologico-feudale (società pre-moderne)

2° STADIO METAFISICO: con struttura sociale-rivoluzionaria

(si rompe l’ordine presente nelle società pre-moderne)

3° STADIO POSITIVO: stadio della società industriale basato su scienza, progresso

e razionalità, è lo stadio ideale al quale si sarebbe dovuti

arrivare in modo lineare

Nello stadio positivo Comte già introduce il termine divisione del lavoro, che è parte del

progresso del sistema sociale, lo stadio positivo è lo stadio ottimale in cui la scienza

individua le cause dei problemi e trova le soluzioni per il raggiungimento di una società

armonica in cui si possano coniugare ordine e progresso, in cui si smette di chiedersi il

perché accadono certe cose e si comincia a chiedersi il come.

La LEGGE DEI TRE STADI oltre a spiegare l’evoluzione della società, spiega anche e

simboleggia la storia della conoscenza umana:

1° STADIO TEOLOGICO: la conoscenza veniva impartita agli esseri umani secondo idee

religiose o magiche.

2° STADIO METAFISICO: dove avviene il rifiuto per la spiegazione divina che si ricerca

nell’essenza astratta (spiegazione di tipo metafisico).

3° STADIO POSITIVO: in cui trionfa la scienza, capace di formulare anche delle leggi.

Comte studia la natura umana come la scienza naturale, utilizzando il metodo scientifico e

la sociologia ha il compito di individuare come avviene il passaggio al 3°stadio dove

scienziati e tecnici possono governare al fianco dell’èlite politica, sostiene che sarà la

scienza ad emancipare l’uomo, per questo è necessario raggiungere un equilibrio tra

scienza e politica.

Per Durkheim l’evoluzione delineata da Comte è troppo lineare, tralascia la dimensione

delle società particolari, è una legge riduttiva, frutto di un’idea, manca dell’aspetto

empirico, secondo lui andrebbero analizzate tutte le parti singolarmente, in maniera

approfondita, il disegno della società non può essere rappresentato con una linea

geometrica, così come ha fatto Comte, per Durkheim la società ha la forma di un albero

che lentamente si ramifica e differenzia, ma tutto poi compone la corona dell’albero.

Durkheim riprende in parte un concetto già introdotto da Spencer, pur essendo

consapevole dei limiti dell’analisi di quest’ultimo.

Spencer rintraccia nel passaggio da una SOCIETA’ MILITARE ad una SOCIETA’

INDUSTRIALE delle caratteristiche specifiche, contrariamente a Comte ha studiato i vari

tipi sociali, ma per Durkheim anche lui resta ancorato ad un’analisi di tipo teorico, di

osservazione superficiale.

Spencer rifacendosi soprattutto al Darwinismo e quindi ad un concetto di evoluzione che

diventa sinonimo di differenziazione e ad un livello sociale sinonimo di progresso,

chiarisce quanto le società nel passaggio da formazioni semplici a formazioni più

complesse portino in se la dimensione della differenziazione e andranno avanti quelle

società che saranno in grado di rimanere ad uno stadio armonico, mantenendo la garanzia

al singolo individuo di poter soddisfare le proprie esigenze personali.

Spencer come Comte vede la società come un organismo composto da diversi organi e

la differenziazione di questi organi, ognuno dei quali svolge una funzione diversa, in un

insieme coerente ed etereogeneo, costituisce l’evoluzione dell’organismo.

La differenziazione è l’elemento base dell’analisi di Spencer , nell’analizzare l’evoluzione

della società ha l’idea di un cammino evolutivo nel corso del quale l’uomo adatta le forme

di convivenza all’ambiente, passando da organizzazioni semplici, quelle che Toennies

definirà comunità, ad uno stadio di maggiore complessità.

Spencer introduce il concetto di differenziazione sociale che verrà poi ripreso da Weber e

Simmel.

Per Spencer quindi l’evoluzione sociale è un percorso complesso, che non avviene in

modo lineare e che porta con se tutta una serie di caratteristiche ed una delle

caratteristiche fondamentali è il concetto di libera concorrenza, il principio che se

l’individuo riesce a soddisfare i propri bisogni, sarà capace di garantire l’equilibrio del

sistema, ma il punto di partenza è la felicità individuale, quindi la soddisfazione dei bisogni

personali.

Spencer non si occupa della trasformazione delle classi sociali, né del passaggio del

potere, dalla monarchia assoluta alla democrazia, quello che lui indaga è la dimensione

della collaborazione tra gli individui, che si modifica nelle società militari rispetto a quelle

industriali e si interessa soprattutto del passaggio da società meno specializzate a più

specializzate.

Durkheim sostiene che i concetti utilizzati da Comte, vengono scartati da Spencer, per

essere sostituiti con altri, rimanendo sempre ad un livello concettuali, anche se

quest’ultimo osserva in maniera ulteriore le tipologie delle formazioni sociali.

Durkheim sostiene che Spencer, nella sua analisi si sia affidato alle pre-nozioni e quando

spiegherà le regole del metodo sociologico, preciserà quanto sia importante per il

sociologo abbandonare le pre-nozioni.

Per Spencer una società esiste solo se è presente la collaborazione tra gli individui ,

partendo dal principio di cooperazione delinea due tipi di classi, secondo il tipo di

cooperazione che predomina in ognuna, esiste per Spencer:

una COOPERAZIONE SPONTANEA: fondata sui bisogni del singolo (società industriale)

una COOPERAZIONE IMPOSTA: dall’esterno nell’ambito della società militare

Durkheim riconosce a Spencer che da questa dicotomia si può partire per arrivare ad

un’analisi più concreta, empirica, secondo lui Comte e Spencer sono sicuramente autori

importanti per le origini della sociologia come scienza, ma hanno la colpa di essere rimasti

su un piano ideologico, teorico, concettuale, parlano entrambi di fatti sociali, ma non come

cose, li equiparano ai fatti naturali, senza attribuirgli l’oggettività.

La visione che molti autori hanno della società industriale è ottimistica, ma è una società

fortemente contraddittoria, Spencer, già coglie queste contraddizioni pur non avendo fatto

un discorso di classi si rendeva conto che nelle società industriali vi erano anche dei

disagi, legati alla condizione di vita degli operai, questa nuova società perde delle

caratteristiche che erano presenti e fondamentali nelle società pre-moderne, tra queste

una solidarietà, secondo Toennies spontanea, un reciproco aiuto tra tutti gli individui.

Il lavoro minorile ha caratterizzato il lavoro industriale e negli Stati Uniti, nel 1839, anno di

nascita della fotografia e anno di pubblicazione del “corso di filosofia positiva” di Comte si

hanno i primi resoconti visuali delle condizioni di emarginazione e povertà delle sacche

meno abbienti della popolazione, escluse dal circolo della domanda e offerta, la fotografia

nasce nel momento di massima affermazione del positivismo, la sua capacità probante

smaschera le contraddizioni della società industriale, quindi sia Spencer sia autori che poi

confluiranno nella SOCIOLOGIA VISUALE, avevano già individuato il problema del lavoro

minorile.

Riis e Hine tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 hanno cominciato ad usare lo strumento

fotografico per far cadere questo velo di ottimismo e documentare le enormi sacche di

povertà che la rivoluzione industriale trascina con se.

Questi studiosi hanno prodotto un interessante lavoro fotografico, iniziano a scattare foto

proprio nelle metropoli, Riis farà un’analisi fotografica proprio del lavoro minorile.

Jacob Riis, padre della fotografia sociale americana, nell’opera “come vive l’altra metà”,

già dal titolo si può dedurre l’intento di gettare luce su tutti i fenomeni che ancora non

erano stati indagati, mostra soggetti esclusi dal circolo della produzione industriale e da

quel mito di benessere e progresso che garantiva, usando una detective (piccola

macchina fotografica) documentava le condizioni di vita di questi individui nei quartieri

poveri di New York, preferiva usare anche il flash, in una maniera che non è stata molto

apprezzata da altri documentaristi, perché il flash tende ad illuminare troppo i volti delle

persone e a farli sembrare più allucinati di quanto non siano nella realtà, in sociologia

visuale non si usa mai il flash.

Nella fotografia di Hine si trova una diversa qualità fotografica e una maggiore sensibilità

sociologica, forse perché conseguì un master in sociologia alla Columbia University.

Riis si occupa di fotografia sociale, nell’ambito di interessanti studi si possono distinguere:

la FOTOGRAFIA SOCIALE: che ha pertinenza con i fenomeni che avvengono nella

società.

la FOTOGRAFIA DEL SOCIALE: che si riferisce ad un evento storico, fotografia simbolo

ad esempio lo sbarco sulla luna.

la FOTOGRAFIA SOCIOLOGICA: che è un modo di guardare alla realtà con l’utilizzo di

strumenti audiovisivi, basata sulla concettualizzazione.

La fotografia sociale, del sociale e sociologica fanno parte della sociologia visuale.

Il sociologo che osserva la realtà e intende fotografarla, non deve mitragliarla, ma

rispondere alle domande della ricerca, con un’attenta osservazione e attesa, come un

cacciatore.

In sociologia visuale le didascalie hanno un ruolo fondamentale, per spiegare il concetto

dietro l’immagine, sostituiscono le restituzioni numeriche e formali del sociologo

ricercatore.

Riis tende a riprendere persone, ambienti e luoghi, Hine si concentrerà in particolare su

due lavori, il lavoro minorile e la costruzione dell’Empire state building.

Da una parte avvierà il suo lavoro sulla società industriale in maniera critica, cercherà di

eludere la sorveglianza delle fabbriche per scattare fotografie a questi piccoli lavoratori e

intervistarli.

Tutte le fotografie di Hine sono corredate di didascalie, questo dal punto di vista

sociologico è un dato importante, una foto senza didascalia è una foto non corretta per la

sociologia.

Dopo aver mostrato il lavoro minorile si concentra in una sorta di trionfalismo della

capacità creatrice dell’uomo, quindi dell’Homo Faber, mostrando la forza degli uomini

appesi e sospesi, impegnati nella costruzione dell’Empire state building, proprio con lo

scopo di ribadire il concetto di Homo Faber, cioè che tutto ciò che attiene l’industria ha

dietro il lavoro umano.

Per questo ha ricevuto numerose critiche, in realtà si tratta di due lavori diversi, il motto di

Lewis Wickes Hine è “Lewis Hine, fotografia interpretativa” in maniera dichiarativa decide

di mostrare all’interno della sua opera quella che è la sua interpretazione della realtà,

successivamente a questi autori abbiamo numerose fotografie che documentano tutto

quello che è accaduto dopo questi eventi: la crisi del ’29, la crisi agricola e la migrazione

dai territori agricoli alle città.

Hine ha una sensibilità molto più sociologica, non soltanto di sensibilizzazione, ma anche

di denuncia e il concetto di denuncia sarà tipico dell’impostazione della nuova scuola di

Chicago, che inizierà ad inserire le fotografie nella rivista curata dai suoi esponenti.

La scuola di Chicago ha un modo di procedere circolare, i sociologi partono sempre dalla

dimensione concettuale, senza dimenticare l’aspetto empirico, introducono il concetto di

azione, vengono definiti “sociologi in azione”, la sociologia non deve solo gettare luce sulle

problematiche, ma deve anche essere capace di apportare dei cambiamenti attraverso i

propri studi e sensibilizzare l’èlite politica di governo.

Nel loro metodo c’è circolarità tra: TEORIA

EMPIRIA AZIONE

Con la scuola di Chicago avviene il primo vero distacco dalla sociologia macro delle

origini.

Dopo la critica, non proprio velata nei confronti di Comte e Spencer, Durkheim spiega

quale debba essere la prassi del metodo sociologico, per lui non basta e non è necessario

filosofare sulle cose, occorre studiarle, è uno dei primi autori a parlare di dati.

Durkheim studia i fatti sociali come cose e intende avviare una tradizione sociologica

basata su questa dimensione empirica completa, il suo studio sul suicidio è il primo studio

scientifico ed empirico dal punto di vista sociologico, verrà criticato dall’etno-metodologia,

una corrente micro sociologica che si occupa non solo dell’interazione tra individui, ma

anche del linguaggio, Garfinkel ne è il padre fondatore.

I fenomeni sociali, i fatti sociali sono per Durkheim l’unico dato disponibile, tutte le regole

che assorbiamo, interiorizziamo attraverso il processo di socializzazione, fa sì che ci

comportiamo in un determinato modo, e queste modalità devono essere studiate dal

sociologo, il sociologo deve studiare la dimensione del fenomeno, la realtà fenomenica

distante da qualsiasi dimensione che sia concettuale.

Quindi per Durkheim occorre studiare i fenomeni sociali distaccandosi dalle coscienze

individuali, lui vuole studiare le tendenze legate a quel fenomeno, a quel fatto sociale, e

quindi devono essere studiati come fatti esterni, perché è così che si presentano, come

qualcosa di oggettivo.

I fatti sociali vanno studiati in base alla funzione che svolgono nel sistema sociale, uno dei

primi principi che Durkheim affermerà in maniera netta è l’abbandono delle pre-nozioni,

bisogna osservare la realtà e tutto quello che fa parte del fenomeno, ci si può riferire al

senso comune ma distanziandosene.

I fatti sociali hanno una loro coercitività, influenzano l’individuo, sono lo stampo su cui gli

individui plasmano le loro azioni.

Durkheim sul piano analitico predilige questa entità superiore che è la società, per questo

distacca la sociologia dalla psicologia, la definizione di società è quella di una collettività

che coopera per uno scopo comune e trascende il singolo individuo.

Quando si parla di società ad un livello macro, il singolo individuo scompare, così come il

ciclo della vita del soggetto scompare nella società che continua a vivere.

Durkheim spiega anche come la sociologia ha anche un vantaggio rispetto alla psicologia,

il fenomeno sociale si manifesta agli occhi del sociologo, l’inconscio no, il progresso che

deve ancora compiere la sociologia è stabilire un metodo e compiere il passaggio da uno

stadio soggettivo ad uno oggettivo.

Mentre Durkheim spiega che non si deve studiare la dimensione psichica dell’individuo

Mead, padre dell’interazionismo simbolico unisce la dimensione psichica con quella

sociale.

Durkheim affermando la distinzione tra psicologia e sociologia si pone l’obiettivo di

spiegare come il sociologo dovrebbe operare nel momento in cui decide di studiare i fatti

sociali.

“Le regole del metodo sociologico” è un testo propedeutico alla spiegazione di uno degli

autori fondamentali per le origini della sociologia quale è Durkheim, che dopo la critica

all’impostazione metodologica di Comte e Spencer, a suo avviso puramente concettuale,

quasi ideologica, giunge a definire le regole del metodo sociologico attraverso tre corollari:

il 1°corollario riguarda un concetto fondamentale, di cui Durkheim si avvarrà anche per il

terzo corollario, cioè l’abbandono delle pre-nozioni, pur riconoscendo ad esse un valore

importante allo stadio iniziale della conoscenza.

Il 1° corollario, quindi la prima condizione è che il sociologo, per quanto possibile,

nonostante inizialmente faccia riferimento al senso comune, ad un certo punto lo deve

abbandonare, per giungere a delle definizioni che non siano quelle di cui tutti hanno

conoscenza, che non hanno fondamento scientifico, per arrivare ad uno stadio successivo

nel quale attraverso la classificazione si giunga ad una spiegazione di diverso livello

rispetto a quella che è comune.

All’interno del 1°corollario troviamo un concetto fondamentale che è quello che: i fatti

sociali devono essere spiegati in base alla funzione che svolgono all’interno della società e

sempre in questo corollario Durkheim afferma che: i fatti sociali non dipendono dalle

coscienze individuali, dichiarare che i fatti sociali hanno una loro funzione all’interno del

sistema sociale ha permesso che Durkheim fosse inserito da alcuni autori ed in alcuni

manuali nell’ambito della corrente del funzionalismo, perché nella sua visione del sistema

sociale come organismo tende a sottolineare l’importanza per il sistema sociale del

raggiungimento di uno stadio di equilibrio e tutti gli elementi che compongono il sistema

sociale concorrono al raggiungimento di questo equilibrio.

Un fatto sociale che va addirittura a rafforzare la coscienza collettiva è il reato che ha una

funzione, per quanto disfunzionale, perché va a creare delle spaccature dal punto di vista

dell’equilibrio del sistema sociale, nel momento in cui avviene a livelli altamente generali

crea però una sorta di effetto paradosso, perché ha la funzione di chiarire ciò che è

importante per la società dal punto di vista del comportamento normale, il reato è quindi

un fatto sociale che ha la funzione di rafforzare la coscienza collettiva.

La coscienza collettiva è l’interiorizzazione di valori, idee, concetti, nel complesso di una

cultura, questo concetto affermato da Durkheim verrà ripreso da altri autori, tra i quali,

Parsons, padre indiscusso dello struttural-funzionalismo, che attraverso la definizione di

quel modello molto schematico che è il sistema AGIL , mediante il sub-sistema della

latency, spiegherà quanto è importante per l’individuo, perché si integri nel sistema

sociale, l’acquisizione di una cultura, mediante il processo di socializzazione.

Il 2°corollario è arrivare, una volta abbandonate le pre-nozioni che possono inficiare il

percorso scientifico del sociologo, alla definizione dei fatti sociali, cioè dell’oggetto di

studio del sociologo.

Durkheim evidenzia la quasi naturalezza con cui il sociologo si affida inizialmente a quelle

che sono le “definizioni volgari” per poi evidenziare quanto queste definizioni non

scientifiche devono essere abbandonate per successive classificazioni, va quindi alla

ricerca degli elementi ricorrenti che consentono di incasellare un dato fenomeno,

all’interno di una data categoria che Weber chiamerebbe ideal-tipo.

Durkheim incasellerà il suicidio in tre tipologie: egoistico, altruistico e anomico.

Durkheim spiegherà che i fatti sociali vanno definiti facendo inizialmente ricorso a

definizioni superficiali, per poi andare nel profondo, classificare e rintracciare tutto ciò che

non è immediatamente evidente, questa è la difficoltà della ricerca sociologica.

Quindi oggetto di studio della sociologia sono i fatti sociali e vanno definiti in base alle loro

caratteristiche ricorrenti ma anche in opposizione ad altre categorie, come ad esempio:

reato /pena.

Durkheim sottolinea che il sociologo non deve rimanere all’interno di una dimensione

speculativa, con la scuola di Chicago, grazie a Robert Ezra Park si arriverà a parlare di

un concetto molto importante: “ il sociologo si deve sporcare le mani ”, deve fare ricerca

sul campo.

Per Durkheim il sociologo non deve scegliere l’etichetta migliore per certi fenomeni, quella

la trova nel lessico che appartiene alla collettività, ma cercare delle connessioni che

vadano oltre la semplice intuizione del volgo, quindi deve rintracciare qualcosa di diverso

da quello che è già senso comune.

Inizialmente la sociologia era di tipo quantitativo, alcuni fenomeni che si sono affacciati,

come la fotografia, sono tipici di un altro tipo di studi che è la sociologia micro, che non

ritiene efficiente classificare, ma entra nel mondo che sta osservando, attraverso una

lunga e metodica osservazione può spiegare fenomeni che al primo stadio della

conoscenza non consentono di ottenere determinate informazioni, Durkheim già sostiene

che la sociologia deve andare al fondo delle cose, ma inizialmente fa riferimento ai

concetti di cui si avvalgono tutti, per poi crearne di nuovi, come lui fa con l’analisi del

suicidio.

Durkheim non afferma che i concetti volgari siano inutili, è spesso da quelli che parte il

sociologo e che talvolta indicano il sociologo dove cercare, un esempio di concetto volgare

sono i proverbi, nell’ ottica Durkemiana un esempio di concetto scientifico è il suicidio

anomico, per Durkheim i proverbi hanno una loro legittimità che però non è scientifica, le

nozioni comuni sono spesso ambigue ed è compito del sociologo eliminare le ambiguità.

Per Durkheim tracciare le regole del metodo sociologico significa dare legittimità alla

sociologia, il sociologo deve seguire questi passi per fare in modo che la sociologia possa

emanciparsi dalla psicologia.

Il senso comune ha un’ambiguità, quella che spesso dentro la stessa classificazione

possono trovarsi fenomeni diversi e questo può fuorviare il sociologo, il quale compito è

distanziarsi dal dubbio, anche se per lo scienziato il dubbio è un concetto importante

perché crea l’effetto serendipity (effetto sorpresa) che può diventare un informazione

aggiuntiva che lo aiuta a chiarire un concetto.

Quindi il secondo corollario enuncia che la scienza deve partire da quelli che sono i dati

sensibili, tutto quello che porta il sociologo a prendere contatto con questi fenomeni, e dai

dati sensibili partono le prime definizioni, per poi arrivare al 3° corollario, quello che

Durkheim definisce il piano della sensazione e quindi del fenomeno, continua a spiegare

come anche il carattere superficiale dei fenomeni, il senso comune, è comunque

funzionale all’avvio di un percorso successivo che sarà scientificamente guidato.

Per Durkheim farci prendere contatto con le cose è la funzione del concetto volgare, poi

occorre abbandonarlo per procedere in maniera scientifica.

Il 3° corollario enuncia che dalle sensazioni derivano le idee, sia quelle vere che quelle

false, è però al di sotto di tutto quello che appare che il sociologo deve avviare la sua

indagine, perché la sensazione è soggettiva e la sociologia deve svincolarsi dalla

soggettività.

Quindi le sensazioni da prendere in considerazione non devono essere quelle dal punto di

vista soggettivo, per questo Durkheim, anche per lo studio del suicidio, va a ricercare i

tassi, le ricorrenze, indaga il dato macro, analizza le tendenze, creando risultanze basate

su fattori esterni, non soggettivi, la condizione di ogni oggettività è per Durkheim la

ricorrenza, il suo obiettivo è vedere cosa c’è di oggettivo nei fenomeni sociali collettivi, la

vita sociale ha dunque facoltà di cristallizzarsi.

Non è guardando al dinamismo che il sociologo può cogliere la vita sociale, ma

rintracciando tutti gli elementi che ricorrono e che possono essere classificati e che

concorrono alla definizione di fatti sociali.

Quindi quando il sociologo si accinge ad esplorare un qualsiasi ordine di fatti sociali, egli

deve sforzarsi di considerarli dal lato in cui si presentano, non nella fluidità e dinamicità,

ma isolati nelle loro manifestazioni individuali, nel loro essere dati oggettivi, in base a

questo principio Durkheim studia anche la solidarietà sociale.

Per lui se si vuole seguire una metodica occorre gettare le basi su un terreno stabile, che

a suo avviso era il terreno sul quale si stava poggiando la sociologia e non su “sabbie

mobili”.

Spiega anche la difficoltà del sociologo di impossessarsi dei fenomeni sociali, il termine

funzionalismo verrà introdotto da Malinowski e Brown agli inizi del ‘900, ma Durkheim

parlando delle funzioni dei fatti sociali ne getta alcune basi, il funzionalismo si concentra

sull’aspetto normativo, ovvero: tutti gli individui devono condividere valori, idee e cultura,

quello che Durkheim aveva definito “coscienza collettiva”.

Il funzionalismo si afferma con Parsons negli anni ’50 del ‘900.

Per Durkheim i fatti sociali si evolvono in relazione all’evoluzione del sistema sociale e

hanno una loro funzione propedeutica all’equilibrio dello stesso, se il fatto sociale non è

utile: “costa senza rendere”, perché coercitivo, gli individui non ne sopporterebbero

l’inutilità.

I fatti sociali devono essere studiati secondo un principio di causa-effetto in base alla loro

funzionalità:

Causa: da cosa è causato

- Funzione: che tipo di funzione svolge

-

Durkheim spiega nelle “regole del metodo sociologico”:

Oggetto sociologia: fatti sociali

- Come il sociologo deve procedere: tre corollari

- Cosa è la sociologia: definizione di società

-

Afferma l’imponenza dal punto di vista filosofico, concettuale ed empirico della società

rispetto all’individuo, perché la società lo sovrasta dal punto di vista spaziale e temporale:

Individuo: vita breve

- Società: vita lunga

-

Due concetti fondamentali sul piano sociologico.

Il testo di Durkheim è importante perché dal punto di vista della genealogia della

sociologia, costituisce quello che la sociologia dovrebbe diventare.

Nelle ultime parti del testo l’autore definisce il concetto di società e specifica ulteriormente

tutti i passi metodologici, in virtù soprattutto dell’esigenza di svincolare la sociologia dalla

psicologia, ma anche di stabilire un nuovo criterio scientifico per la sociologia, altri autori

daranno per acquisito ciò che Durkheim aveva stabilito, senza soffermarsi troppo sul

metodo.

Durkheim nel suo tentativo di scartare l’individuo dal punto di vista dell’analisi sociologica

pone la società come essere superiore rispetto al singolo individuo, per lui la società è una

“realtà sui generis”, ha una specificità, addirittura una vita psichica, è un essere morale

che diventa superiore, il singolo nella trama si annulla.

La società non è solo la somma di singoli individui, da una società all’altra cambia il modo

di associarsi, il concetto di associazione in parte era già stato delineato da Hobbes e

Rousseau, per Durkheim le società si evolvono perché si evolvono i modi in cui gli

individui si associano (solidarietà meccanica e organica), quindi è necessario che le

coscienze individuali siano combinate tra loro e da questa combinazione nasce la vita

sociale.

Non lo studio delle singole componenti del sistema sociale, ma di queste componenti che

si combinano, tutta la corrente legata ad Homans e alla teoria dello scambio, afferma

invece l’individualismo metodologico, che parte proprio dall’individuo e la teoria dello

scambio, legata all’utilitarismo, parte dallo studio dell’individuo che nel relazionarsi ad alter

segue una logica di tipo razionale, una logica dello scambio, attiva delle relazioni per

ottenere qualcosa in cambio.

Durkheim spiega come gli individui, se fossero isolati, si comporterebbero in modo

diverso e partendo dallo studio del singolo non si può comprendere il gruppo, ogni volta

che spiega qualcosa che attiene la sociologia dal punto di vista psichico ne afferma la

falsità, con questa analisi avviene il distacco dalla psicologia.

Durkheim riconosce all’associazione di essere il vincolo più importante di tutti, l’individuo

accetta questa associazione, la società imprime nell’individuo un luogo, un contesto di

appartenenza e l’individuo si conforma alla coscienza collettiva, la questione del senso di

appartenenza o meno alla vita collettiva si pone all’origine della società e non riguarda la

sociologia ma la storia.

Durkheim afferma che la causa determinante di un fatto sociale va ricercata nei fatti

sociali, un fatto sociale è causato da un altro fatto sociale, le ragioni per le quali un fatto

sociale si manifesta dipendono da un fatto sociale precedente, non vanno ricercati tra gli

strati della coscienza individuale, la funzione di un fatto sociale non può che essere

sociale, produce effetti socialmente utili agli individui.

Un fatto sociale ha delle ripercussioni sul singolo individuo, il rapporto tra fatto sociale e

singolo individuo non è la ragione per la quale esistono i fatti sociali, anche Comte e

Spencer hanno affermato l’importanza del metodo, hanno postulato qualcosa di

importante che però non si è trasformato in risultanza empirica.

Durkheim ribadisce che vita collettiva e vita individuale sono interconnesse ma non è

compito del sociologo indagare la vita psichica, riconosce l’utilità ma il sociologo la deve

abbandonare nel momento in cui deve dare spiegazioni dei fenomeni sociali.

L’adesione alla coscienza collettiva rende possibile l’armonia della società, Durkheim

sancisce anche da un punto di vista metodologico la superiorità della società.

La costrizione è caratteristica di un fatto sociale e della vita dell’individuo che si conforma

spontaneamente non come sosteneva Hobbes nel “Leviatano”, l’individuo cessa di sentire

la pesantezza della costrizione, si conforma appunto spontaneamente, la forza della

costrizione è naturale, non è una costrizione creata ad hoc, è il prodotto del naturale

percorso della storia sociale.

Solo deviando dalle aspettative, dalle norme, l’individuo percepisce la presenza della

società e della coercizione e le agenzie di socializzazione sono intermediarie tra singolo

individuo e società.

Quindi l’individuo per Durkheim è inferiore a livello intellettuale e morale rispetto alla

società, facendo riferimento alla coscienza collettiva, che è quell’apparato di valori e

norme morali che l’individuo deve interiorizzare per far parte della società.

Nella conclusione del testo tira le somme di tutto ciò che ha detto, ribadisce tutti i punti

cardine della sua impostazione e di quelli che debbano essere i cardini della sociologia

scientifica:

1) in primo luogo il metodo sociologico è indipendente da ogni filosofia, nonostante ne

abbia avuto origine e ne abbia tratto benefici, deve distaccarsi, i risultati sociologici devono

avere traduzione empirica. La sociologia deve affermare la propria identità come scienza,

la preoccupazione più grande per la sociologia nascente è per Durkheim quella di

giungere a delle risposte di tipo pratico.

2) il secondo fine a cui il sociologo deve ambire è quello che il metodo deve essere

oggettivo, interamente dominato dall’idea che i fatti sociali sono cose e devono essere

studiati come tali.

Tutto quello che ha detto Durkheim lo ritroveremo in tante altre successive analisi

sociologiche, resta determinante ancora oggi, a lui sono servite le analisi di Comte e

Spencer, perché anche la critica di qualcosa che deve essere superato è già un punto di

partenza, definisce lo specifico sociologico, studiare qualcosa che le altre scienze non

studiano, altrimenti non è appannaggio della sola scienza sociale, riflette sul fatto che la

sociologia diventando così specifica, anche dal punto di vista del metodo, forse

allontanerà l’interesse del volgo, ma solo così la sociologia può elevarsi a scienza ed è a

questo scopo che elabora il suo impianto metodologico.

Il testo di Durkheim ha un posto di assoluto rilievo nella storia della sociologia, è un

classico, Calvino in merito ai classici ci lascia questa riflessione:

“un classico è un libro che viene prima di altri classici, ma chi ha letto prima gli altri, e poi

legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.”

“Lemma Comunità” Sociologia, concetti fondamentali, M.Ciampi

Toennies e Durkheim sono contemporanei, entrambi elaborano due concetti

fondamentali per spiegare due diverse formazioni sociali che hanno caratterizzato l’epoca

pre-moderna e quella moderna, industriale.

Durkheim distingue tra solidarietà meccanica e organica, questi due termini li troviamo

invertiti in quella che è la distinzione elaborata da Toennies, in cui spiegherà che la

comunità è un organismo spontaneo, qualcosa di organico, mentre la società è qualcosa

di tipo meccanico, dunque una formazione più artificiale, costruita su un tipo di agire

razionale e non di tipo emotivo come nella comunità, queste due distinzioni possono

essere verificate anche da un punto di vista lessicale.

Toennies sembra opporsi allo schema di Durkheim, in realtà hanno due modi diversi di

intendere la società e la sua evoluzione.

Per Toennies il concetto principale è quello di comunità e lo affronta con toni così enfatici

da risultare, rispetto ad altri autori, un po’ troppo nostalgico, consapevole che il processo

di industrializzazione è qualcosa di inarrestabile, ambirebbe ad un ritorno al passato, a

tutta una serie di caratteristiche per lui fondamentali e che sono simbolo della formazione

comunitaria.

In termini generali con il concetto di comunità nelle scienze sociali si intende una

formazione di individui che condividono norme e valori e che sviluppano un forte senso di

appartenenza.

Questa definizione la ritroveremo studiando il concetto di gruppo primario secondo

Charles Cooley.

Il termine comunità può assumere anche accezioni più vaste, facendo riferimento anche

ad una formazione più ampia, come una nazione, che sia però basata e caratterizzata da

un forte grado di interazione dei membri.

La prima sistematizzazione teorica la abbiamo da Toennies con “comunità e società”,

opera nella quale spiega la distinzione tra le formazioni moderne e quelle pre-moderne.

Anche Toennies, pur avendo grande considerazione della sociologia empirica, crea due

tipi ideali, restando ad un livello teorico, addirittura nella sua analisi lineare, spiegherà

come la comunità ha avuto uno sviluppo, dall’abitazione, ad un villaggio, fino ad arrivare

ad una piccola cittadina, mentre la società si sviluppa a partire dalla vita metropolitana fino

a quella cosmopolita.

La sua distinzione si basa sul concetto che tutte le formazioni sociali, quindi tutto quello

che riguarda la società ha a che vedere con le relazioni tra individui e le relazioni tra

individui si basano per Toennies sul concetto della volontà .

Nella comunità la volontà che unisce gli individui è una volontà naturale, cioè ha a che

vedere con l’essere umano nella sua natura, che ha bisogno di intrattenere relazioni che

siano durature, in questa dimensione si afferma l’HOMO SOCIUS, un individuo orientato

da istinti emotivi, affettivi.

Al contrario nella dimensione della società si afferma l’HOMO AECONOMICUS, orientato

da una volontà razionale, un individuo che intrattiene relazioni per avviare degli scambi

che sono principalmente di natura pratica.

Cooley, interazionista simbolico, in queste due dimensioni, comunità e società, inquadrerà

il gruppo primario e il gruppo secondario.

Quindi nella comunità, che è governata dalla volontà naturale, gli individui sono anche

spontaneamente propensi all’incontro con l’altro e la comunità originaria è quella

domestica.

Toennies nella sua analisi lineare di come si sviluppa il passaggio da comunità a società

andrà a distinguere in maniera altrettanto lineare tutte le rispettive caratteristiche, dalle

prime forme comunitarie, l’abitazione fino ad arrivare al villaggio per giungere alla città, per

poi arrivare all’evoluzione della società, dalla vita metropolitana, nazionale per poi

concludersi con quella cosmopolita, ma ciò che distingue la comunità dalla società è la

volonta.

Nella formazione comunitaria, in qualcosa che ha a che vedere con l’epoca pre-moderna,

tutto quello che si sviluppa, Toennies parlerà addirittura di “caldi impulsi del cuore”, ha

una sorta di naturalezza che segue la naturalezza dell’essere umano, una natura

tendenzialmente basata sul bisogno di sviluppare questo senso di appartenenza in

maniera spontanea.

Nella dimensione societaria invece ritrova qualcosa che è sempre frutto di un calcolo

razionale ed in questa dimensione si svilupperà un altro concetto fondamentale, quello

dell’agire razionale rispetto allo scopo, concetto introdotto da Max Weber, quindi l’agire

che si sviluppa all’interno delle società industriali è un agire razionale orientato alla

soddisfazione di uno scopo di tipo pratico.

Toennies produce due tipi di formazioni sociali che si basano su due tipi di relazioni

differenti, è interessante notare anche la differenza dei due termini sul piano linguistico, ad

esempio si parla di società per azioni, non di comunità, anche nel lessico i termini vengono

usati in base al loro significato e a quello che hanno avuto nel corso della storia, sul piano

linguistico il concetto di comunità è già un controsenso, si parla di cattiva società, non di

cattiva comunità, il giovane viene messo in guardia dalla cattiva società, da ciò che viene

considerato esterno.

Il concetto su cui soffermarsi nella distinzione elaborata da Toennies è quello di volontà,

nella società c’è qualcosa di artificiale, l’individuo è mosso da scopi utilitaristici, Toennies

non rintraccia aspetti positivi in questa dimensione, perché si perdono le caratteristiche

positive dell’epoca pre-moderna, che Durkheim definiva meno evoluta, per Toennies è

esattamente il contrario, nella comunità, l’essere umano può sviluppare la sua natura, in

un modo che lo porta a formare delle relazioni di reciprocità, basate sull’emotività, cosa

molto più difficile all’interno delle società.

Per Toennies la volontà naturale è legata alle caratteristiche organiche, mentre parlerà di

qualcosa di artefatto, meccanico, per spiegare la società, dove la volontà è razionale.

Queste due volontà spiegano la differenza tra queste due dimensioni sociali, da una parte

la GEMEINSHAFT (comunità) e dall’altra la GESELLSCHAFT (società).

La società è qualcosa che si inizia a delineare in antitesi alla comunità, la comunità è

antica, la società è nuova, come cosa e come nome, per descrivere la società industriale il

concetto di comunità non era più sufficiente.

Nella definizione macro di questi due tipi ideali, Toennies fa un’ulteriore distinzione, la

comunità non è diventata improvvisamente società, si parla di una formazione originaria,

che è quella della comunità domestica, che faceva sempre capo ad un organismo più

ampio, la cui principale attività economica era quella che si svolgeva nella domus, che

porta allo sviluppo di villaggi dove la principale attività economica è quella agricola, fino ad

arrivare alle città dove la principale attività economica è l’artigianato.

La prima formazione di cui parla Toennies è l’abitazione, la dimensione familiare, arriva a

scomporre la dimensione domestica nella relazione tra coniugi e tra genitori figli, per

Toennies l’abitazione è la dimensione originaria di comunità, perché luogo delle relazioni,

non solo rifugio, l’attività economica nella dimensione dell’abitazione si svolge

principalmente nella domus, poi si passa al villaggio, dove l’attività economica è basata

sull’agricoltura, per arrivare alla città dove il settore principale è quello dell’artigianato.

La dimensione societaria, sicuramente più evoluta, ha condotto l’individuo

all’individualismo in cui si perde tutto ciò che riguarda la dimensione comunitaria, nella

dimensione societaria si parte dalla vita metropolitana, dove il settore principale è quello

commerciale, basato sullo scambio, alla vita nazionale, dove nasce il concetto di stato,

fino ad arrivare alla vita cosmopolita in cui ci si allontana dal sistema religioso, collante

sociale che caratterizzava la dimensione comunitaria.

Nella descrizione del concetto di comunità Toennies insiste sulle tipologie relazionali,

parla di relazioni tra corpi, gli individui hanno anche la possibilità di trovarsi in condizioni di

prossimità, di vicinanza, la prossemica è quella disciplina che studia le distanze tra gli

individui, ci sono una serie di distanze, definite in cm che definiscono le relazioni tra

individui.

Il vero motore della società contemporanea è la mobilità, non solo fisica, anche virtuale e

la mobilità caratterizza anche la società industriale, rispetto a quella pre-moderna, così

come la società dalla comunità.

Quindi la GEMEINSCHAFT è tempio e sede dell’HOMO SOCIUS

la GESELSCHAFT è tempio e sede dell’HOMO AECONOMICUS

Un concetto che Toennies individua nella società e su cui tornerà anche Marx è quello

che gli individui più che relazionarsi gli uni con gli altri si relazionano con le cose e che

addirittura queste relazioni sono mediate dalle cose che vengono scambiate secondo il

principio del libero commercio.

Un altro aspetto su cui Toennies torna più volte nell’analisi della società è l’avvento di

quello che Simmel definirà “il dio di carta inventato dall’uomo”, il denaro, che distingue le

due formazioni sociali.

Questa riflessione richiama l’analisi di Marx, quando si creano oggetti, si creano cose

estranee rispetto all’individuo, per Hegel l’alienazione rispetto agli oggetti può essere

superata con un atto di coscienza, per Marx sarà necessario un atto pratico.

Per Toennies il denaro è la discriminante fondamentale nel passaggio da comunità a

società, è un concetto che fondamentalmente spiega la società, perché cambia il rapporto

tra io e alter e io e le cose.

Toennies è consapevole che non si può tornare alla GEMEINSCHAFT ed è convinto che

questa società debba essere verificata, chiude la riflessione auspicando questa verifica,

verifica della reale efficacia di questa società, se è un modello che possa rendere gli

individui felici.

Anche Max Weber analizzerà comunità e società come due categorie, è uno studioso

della modernizzazione, soprattutto in relazione allo sviluppo del capitalismo come forma

economica, con Marx e Durkheim sono i tre pilastri della sociologia classica.

La distinzione tra comunità e società elaborata da Toennies richiama in parte l’analisi di

Cooley, autore importante della corrente micro dell’interazionismo simbolico, che si

concentra sull’analisi dell’individuo in relazione ad altri individui, al gioco di aspettative

reciproche che si innesca nel momento in cui interagiamo con gli altri e al valore simbolico

che attribuiamo alle reazioni altrui.

Cooley nella sua divisione ideal-tipica, fatta di due categorie :

Gruppo primario

- Gruppo secondario

-

Attribuisce grande importanza al gruppo primario, quello secondario diventa quasi una

categoria residuale.

Il gruppo primario per eccellenza secondo Cooley è la famiglia , in quanto agenzia di

socializzazione capace di offrire all’individuo quel bagaglio di conoscenze, di norme che

poi gli consentiranno di sviluppare la sua dimensione sociale nell’individualità.

Un concetto importante ideato da Cooley è proprio il fatto che l’individuo nello sviluppo

della propria identità, del proprio Io, si avvale di quelle che sono le opinioni degli altri,

questo è il concetto dell’Io riflesso, cioè l’Io non è qualcosa di permanente, ma si evolve

costantemente, è sempre il frutto dell’interazione con l’altro e questo dal punto di vista

sociologico è importantissimo, anche se lo avevano detto anche altri autori, che avevano

studiato la società come insieme di relazioni, l’interazionismo simbolico scende da un

livello di estrema generalità, il fatto che Cooley abbia sostenuto che l’individuo è il

prodotto dell’interazione reciproca, di uno scambio di informazioni che vanno a

sedimentare quella che è l’identità dell’individuo è molto importante, addirittura lui spiega

che il processo di formazione del se, di cui parleranno anche Mead e Goffman, è un

processo di auto percezione riflessiva, cioè l’Io specchio.

Quando si vuole ottenere un’informazione su noi stessi, molto spesso ci si avvale di quelle

che sono le informazioni che provengono dagli altri significativi che conoscono la nostra

persona, quindi l’idea di noi stessi non si crea solo in base ad una percezione riflessiva,

ma in base ad una relazione intersoggettiva, questo è un elemento distintivo rispetto agli

autori visti in precedenza.

Questo concetto richiama quello delle aspettative reciproche, aspettative che sono legate

ad un comportamento, ma anche quelle legate alle norme che si condividono in una

determinata situazione.

L’alter, dal punto di vista generale diventa dimensione significativa dal punto di vista della

costruzione dell’identità, siamo in fondo frutto di quel processo di socializzazione in cui

intervengono tutti questi gruppi, gruppi che Cooley definirà primari, come la famiglia, che

è alla base della costruzione dell’identità e che ci accompagna tutta la vita.

Nella distinzione gruppo primario, gruppo secondario ci sono molte affinità con l’analisi di

Toennies.

Nel momento in cui Cooley definisce il gruppo primario troviamo affinità con il concetto di

comunità e nel gruppo secondario con quello di società.

Nel gruppo primario abbiamo individui legati dall’interazione diretta, con compiti di tipo

emotivo/affettivo, all’interno di questa dimensione si sviluppa molto spesso una figura che

ha il compito di guidare il gruppo.

Nel gruppo secondario siamo di fronte ad un gruppo formale, in cui le persone non si sono

scelte reciprocamente, che sviluppano uno scopo di tipo pratico, funzionale e che ha una

base che richiama la società, perché gruppo rivolto ad uno scopo di tipo utilitaristico.

Per Cooley nella scelta di una priorità tra i due gruppi, l’importanza maggiore viene

affidata al gruppo primario che a parte la famiglia si arricchisce della comunità del vicinato,

degli amici, che costituiscono tutti quei gruppi che consentono all’individuo, non solo di

sviluppare il proprio se, ma anche di perseguire degli scopi che per lui sono superiori,

rispetto a quelli che si pone il gruppo secondario.

Questa distinzione sociologica gruppo primario, gruppo secondario, impone un’incursione

nella sociologia dei gruppi.

Un gruppo viene definito come tre o più individui, tre perché la diade, due persone, non è

sufficiente a definire un gruppo sociale, perché se due persone entrano in conflitto, il

gruppo decade, il ruolo del terzo individuo è quello di placare gli animi, soprattutto se al di

fuori del conflitto, quindi almeno tre o più individui che cooperano per raggiungere uno

scopo comune e sviluppano il senso di appartenenza.

Questa definizione in maniera più macro è la definizione di società, quindi il gruppo sociale

è il riflesso dal punto di vista micro del sistema sociale.

I gruppi sociali sono importanti anche per Durkheim , perché fanno da ponte tra il singolo e

il sistema sociale e spingono l’individuo alla coesione e alla solidarietà, per lui attraverso il

gruppo passa la coscienza collettiva.

Un gruppo che condivide uno scopo comune e che interagisce temporaneamente, come

due persone in attesa alla fermata dell’autobus viene definito un aggregato sociale.

I requisiti del gruppo sociale si possono riassumere in quattro caratteristiche principali:

1) interazioni dirette tra i membri, quella che in sociometria viene definita equipe perfetta,

dove è presente reciprocità e un rapporto di comunanza di interessi.

2) tutte le interazioni che si verificano tra i membri del gruppo riflettono quello che i membri

hanno assimilato durante il processo di socializzazione, quindi sono sempre il riflesso della

società, gli stessi principi che si verificano nella società si ritrovano all’interno di un gruppo.

3) la collaborazione reciproca tra i membri è in direzione di uno scopo comune:

- Gruppo primario: scopo emotivo (gruppi informali)

- Gruppo secondario: scopo razionale (gruppi formali)

4) il senso di appartenenza, che è l’elemento principale.

Uno dei requisiti caratteristici dei gruppi primari è l’interazione diretta, è però un requisito

potenziale, non permanente, perché non sempre è possibile l’interazione “face to face”.

Perché un gruppo si configuri è necessario, non che i soggetti interagiscano tra loro, ma

che abbiano la possibilità oggettiva di interagire in ogni momento e ciò avviene più

facilmente nei piccoli gruppi.

Un gruppo per Cooley resiste anche nella lontananza tra i membri che lo compongono,

ma deve esserci la possibilità e la volontà di ogni membro di poter arrivare ad una

vicinanza reale, perché si possa parlare di interazione diretta.

Nell’ambito della sociologia dei gruppi si parla anche di attrazione inter-personale, che ha

a che vedere con l’interesse che gli individui hanno di intrattenere delle relazioni con gli

altri e questo interesse si sviluppa e matura anche in virtù dello scopo che si vuole

perseguire.

Il processo di interazione su cui si fonda il gruppo stesso deriva dall’attrazione inter-

personale che si stabilisce tra gli individui, i quali vedono nell’altro un partner per la

soddisfazione dei bisogni comuni.

Il fattore che fa scoccare “la scintilla dell’interazione” è la comunanza di scopi che unisce il

gruppo intorno alle pratiche necessarie per il loro raggiungimento e ne determina i caratteri

e i meccanismi di funzionamento.

Per Cooley gli ideali del gruppo primario sono ideali cui tendere , ma la collettività non

riesce mai a raggiungerli se non in dimensioni ridotte, Cooley spiega anche come concetti

più ampi come classe e casta possono svolgere compiti pratici ed essere comunque

considerati come gruppi primari, ma lo scopo utilitaristico non è lo scopo principale del

gruppo primario.

Un gruppo primario può diventare secondario e viceversa, quando i due tipi di scopo si

uniscono, quando uno si aggiunge all’altro, come nel caso ad esempio dell’impresa

familiare, uno scopo non esclude l’altro, nel passaggio da una dimensione all’altra

possono verificarsi conflitti, soprattutto se lo scopo è di tipo economico.

La famiglia è un gruppo primario sui generis perché non si ha la possibilità di scegliere i

propri genitori.

Un altro requisito che contraddistingue i gruppi sono le norme:

Nel gruppo primario le norme sono informali

- Nel gruppo secondario le norme sono formali

-

Qualsiasi gruppo elabora un apparato di norme e precetti comportamentali che gli

derivano dalla società.

Ultimo requisito è la distribuzione dei ruoli, in ogni gruppo, anche in quello primario ci sono

ruoli portatori di maggior potere.

Nel gruppo primario il leader viene scelto spontaneamente

- Nel gruppo secondario il leader viene scelto dall’esterno

-

I ruoli che si vengono a creare esprimono la qualità e l’intensità dell’apporto di ciascun

membro, alcuni di questi ruoli acquistano un importanza cruciale per il funzionamento del

gruppo e per il raggiungimento delle sue mete e determinano la distribuzione del potere

individuale nel gruppo.

La discriminante vera tra i due gruppi in sociologia dei gruppi è lo scopo, per Cooley è il

we sense, il senso del noi, questo senso di appartenenza che si sviluppa solo nei gruppi

primari, rispetto a Toennies , Cooley contempla la possibilità di conflitti all’interno del

gruppo primario, ma in virtù del rapporto che unisce i membri, il gruppo sopravvive ai

contrasti.

Il ruolo dell’altro per Cooley è importante dal punto di vista dell’interazione, l’affermazione

del proprio se nel gruppo è legata alla considerazione che gli altri anno di noi.

Per Cooley i gruppi primari rappresentano la naturale impalcatura della società, in questi

gruppi la natura dell’individuo può venire fuori nel bene e nel male, il we sense più che lo

scopo è il carattere distintivo del gruppo primario, spinge alla fedeltà, alla cooperazione,

all’immedesimazione, così da stabilire rapporti di profonda intimità affettiva tra i membri,

che rispetto alla comunità di Toennies , presentano delle differenze: competizione e

conflitto perché il gruppo è formato da tante individualità.

Cooley ritiene che il gruppo primario non debba avere necessariamente dimensioni

ridotte, per lui le caratteristiche del gruppo primario sono state estese ed interpretate a

livello sociale da due grandi ideali: democrazia e cristianesimo, questi due ideali per

Cooley sembrano seguire i principi del gruppo primario e per colpa del capitalismo non

riescono ad affermarsi nella fitta trama della società.

I sociologi in seguito hanno applicato il termine gruppo primario a qualsiasi gruppo la cui

caratteristica dominante sia rappresentata da stretti legami personali, in questo senso

sono gruppi primari: gruppi di amici, gruppi di gioco dei bambini, il vicinato.

Per Cooley i gruppi primari :

1) assicurano la prima e più completa esperienza sociale a livello temporale


PAGINE

71

PESO

107.69 KB

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ciampi Marina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Istituzioni di sociologia

Riassunto esame Istituzioni di sociologia, prof. Bernardini, libro consigliato Sociologia fondamenti e teorie, O'Byrne
Appunto
Riassunto esame istituzioni di sociologia, prof. Ciampi, libro consigliato Le origini della sociologia, Sombart
Appunto
Appunti sociologia, concetti fondamentali M. Ciampi
Appunto
Riassunto per l'esame di Istituzioni di Sociologia, prof. Bernardini, libro consigliato "Sociologia. Fondamenti e teorie", O'Byrne-Bernardini
Appunto