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Obiezioni utilitarismo

L’utilitarismo è una sottofamiglia del conseguenzialismo, un’azione che si basa su un calcolo costi-benefici: giusta è tale se produce più piacere che dolore, e viceversa. La prima obiezione riguarda l’ambito morale, ed è racchiusa nella tesi dell’assolutismo: ci sono azioni sempre sbagliate, indipendentemente dalle conseguenze. Questa tesi è sostenuta dalla teoria dei diritti, la quale afferma che non si possono violare i diritti anche se farlo porterebbe a conseguenze buone. A questa teoria si contrappone la teoria moderata, che invece afferma che ci sono azioni che non si possono compiere, tranne se non compierle avrebbe conseguenze molto peggiori che compierle.

L’utilitarismo, come precedentemente detto, si pone l’obiettivo di calcolare la felicità, ma è davvero possibile misurare tutti i valori in una scala unica? Così come propongono alcune obiezioni, alcuni di questi valori, ad esempio la vita umana, non possono essere tradotti in termini monetari. Le obiezioni si basano anche sul demanding, ovvero sul fatto che l’utilitarismo a volte impone richieste eccessive. Bisogna considerare che non solo in alcuni casi viola i diritti umani, ma non tiene nemmeno conto delle relazioni speciali tra gli uomini. Inoltre, l’utilitarismo non considera il valore della distribuzione, ovvero non fa differenza fra distribuzioni egualitarie e disegualitarie, o fra distribuzioni dove chi sta peggio guadagna di più di chi sta meglio. Non tiene nemmeno conto della prospettiva in prima persona: quello che porta alla felicità del maggior numero di persone, o sociale, potrebbe non portare alla felicità del singolo. In certi casi, agire in vista alla massimizzazione dell’utilità della felicità di tutti potrebbe portare ognuno a essere meno felice.

Autorità politica

Con il termine autorità si intende quell'insieme di qualità proprie di un’istituzione o di una singola persona alle quali gli individui si assoggettano in modo volontario per realizzare determinati scopi comuni. L’autorità è la proprietà dei governi in virtù della quale questi possono obbligare i propri cittadini in maniere che sarebbero immorali per altri e i cittadini devono prestare obbedienza, laddove non dovrebbero obbedire ad altri. Spesso questo termine è usato come sinonimo di potere, ma in realtà i due afferiscono ad accezioni diverse. Il "potere" si riferisce alla capacità di imporre l’obbedienza con la forza, mentre il concetto di "autorità" comprende la legittimazione, la giustificazione ed il diritto di esercitare quel potere.

L’autorità politica è strettamente legata ad altri due principi: la legittimità politica, che consiste nel diritto di comandare, e l’obbligo di obbedire, ovvero il dovere dei cittadini di obbedire alle leggi. È importante sottolineare che l’autorità politica non è assoluta, ma può essere limitata dall’obbligo di rispettare i diritti umani o da vincoli procedurali. Il governo è un’istituzione coercitiva in quanto le leggi imposte comportano una pena per i trasgressori, quindi il sistema legale è fondato sulla coercizione intenzionale e dannosa. Gli Stati moderni hanno bisogno di una spiegazione all’autorità politica perché costringono e danneggiano gli individui per ragioni che sarebbero inadeguate per qualsiasi agente non governativo. L’autorità politica presenta le seguenti caratteristiche:

  • Generalità, in quanto si applica a tutti i cittadini;
  • Particolarità, poiché si applica ai residenti nel territorio dello Stato;
  • Indipendenza dal contesto, ovvero si deve obbedire al governo in virtù della fonte, non del contenuto;
  • Ampiezza/onnicomprensività, in quanto lo Stato regola un’ampia gamma di attività umane (pur non essendo illimitata);
  • Supremazia, poiché il governo è l’autorità politica suprema.

Contrattualismo

Secondo questa teoria si ritiene che esista una relazione contrattuale tra Stato e cittadini: così come il governo si impegna a fornire certi servizi, in cambio i cittadini devono pagare le tasse e obbedire alle leggi. Il contratto sociale quindi autorizza e obbliga lo Stato a svolgere determinate funzioni. L’obbligo politico appare come un obbligo contrattuale: i cittadini devono obbedire al governo perché hanno acconsentito a farlo stipulando un contratto, quindi la coercizione è giustificata.

Il contratto sociale può essere ipotetico o effettivo/attuale, quest’ultimo si divide poi in esplicito e implicito.

Esplicito

John Locke riteneva che fosse esistito un accordo reale ed esplicito, stipulato al tempo della fondazione del governo. Il contratto originario prevede di autorizzare il governo a una giurisdizione territoriale, quindi, chiunque usa una proprietà, anche nel futuro, deve accettare la sottomissione al governo. Il contratto è restrittivo perpetuo sulla terra, ossia che tutti i firmatari del contratto cedessero la propria terra al governo e che questa terra venisse restituita agli ereditari solo se avessero accettato anche essi il contratto. David Hume però ha osservato che quasi tutti i governi sono stati fondati da usurpazione e conquista, non da contratti.

Implicito

Secondo questa teoria, il popolo esprime il proprio consenso per mezzo del proprio comportamento. Distinguiamo quindi diversi tipi di consenso:

  • Il consenso passivo, ovvero quello che si dà non opponendosi al governo;
  • Il consenso per beneficio, ovvero quello che si dà accettando i benefici del governo;
  • Il consenso per presenza, ovvero quello che si dà rimanendo in un determinato territorio;
  • Il consenso per partecipazione, ovvero quello che si dà partecipando volontariamente alle attività di governo.

È importante però definire quali siano le condizioni necessarie affinché un accordo sia valido, ossia per far sì che sia moralmente efficace e che generi un obbligo politico:

  • Deve esistere un modo ragionevole di recedere: ma in realtà io non posso rifiutare senza sacrificare qualcosa che mi è di diritto, come per esempio la mia proprietà (tranne in Antartide, nell’oceano o tramite il suicidio) in realtà non viene data l’opzione di recedere;
  • Il dissenso esplicito prevale sul consenso implicito: ma nonostante sia possibile;
  • Chi accetta sa che se non accettasse non gli verrebbe imposto: ma lo Stato impone tasse e leggi a tutti (imposizione categorica con la coercizione).

L’obbligo contrattuale deve essere reciproco e condizionato, ossia entrambi le parti si pongono nella condizione di avere obblighi reciproci e quando uno dei due si rifiuta di assolvere i propri solleva l’altro dai suoi: in realtà lo Stato nega di avere un qualsiasi obbligo verso l’individuo. Il contratto sociale implicito non è valido. Questa teoria è falsa poiché descrive come volontaria un’azione non volontaria (non abbiamo avuto possibilità di scelta).

Ipotetico

Secondo questa teoria se lo Stato è oggetto del consenso dei cittadini in certe situazioni ipotetiche, allora l’autorità è legittima. Bisogna quindi dimostrare che i cittadini accetterebbero il contratto sociale nel loro scenario ipotetico e che questo contratto sia moralmente efficace, nel senso che crei obblighi come se fosse un contratto reale. Ci sono però delle condizioni necessarie per l’efficacia morale del consenso ipotetico: ottenere il consenso reale deve essere impossibile e il consenso ipotetico deve essere coerente con i valori e le convinzioni dei cittadini e che comunque venga raggiunto un sistema nel quale nessuno ha lamentele ragionevoli poiché si punta a soluzioni che possano mettere d’accordo entrambe le parti in modo equo e ragionevole, quindi le persone che non consentirebbero a tale accordo sarebbero irragionevoli e le scelte di non obbedire completamente irrazionali. In realtà però i cittadini non sono né incoscienti né inabili mentalmente per acconsentire, e lo Stato non ha difficoltà a chiedere il consenso (anche se non lo fa), inoltre un qualsiasi accordo richiede di modificare opinioni e valori di almeno una parte dei cittadini i quali non possono essere convinti a obbedire ad esso dicendo che anche loro arrivano alla conclusione della necessità di uno Stato.

Gli stati non possono imporre il contratto sociale ipotetico o no che sia a una persona che non è d’accordo per motivi razionali o meno perché sarebbe irragionevole non essere d’accordo, in quanto implicherebbe riconoscere uno status etico speciale al governo, ossia quello che gli permetterebbe di imporre. Inoltre non è detto che si arrivi a scegliere quella prospettiva di governo.

John Rawls concepisce uno scenario ipotetico nella sua opera A Theory of Justice, la “posizione originaria”, in cui gli individui stringono un accordo sui principi per governare la società. Gli individui sono stati privati di qualsiasi cognizione della loro posizione nella società e di qualsiasi altra informazione personale, ma che essi agiscano solamente per i propri scopi personali. Questa condizione, nota come “velo d’ignoranza”, porta alla creazione di una società giusta e equa perché gli individui sceglieranno principi equi per tutti. Secondo Rawls il disaccordo deriva da ignoranza, irrazionalità e pregiudizi creati dalla conoscenza delle proprie caratteristiche individuali, senza questi c’è l’accordo. (In realtà non è vero, in quanto ci sono disaccordi anche tra persone razionali, oneste e colte).

Per Rawls, in posizione originaria, le parti sceglierebbero i seguenti principi:

  • Uguaglianza: ogni persona deve avere uno schema di eguali libertà di base compatibile con un identico schema di libertà per tutti gli altri;
  • Equa eguaglianza di opportunità e principio di differenza: le diseguaglianze sociali devono essere associate a posizioni aperte a tutti in condizioni di equa eguaglianza di opportunità e devono dare il massimo beneficio ai membri della società, controbilanciando gli aspetti sociali arbitrati, come la condizione sociale di nascita (principio di differenza).

Le parti in posizione originaria adottano la regola del maximin: dobbiamo individuare l’esito peggiore di ogni alternativa possibile e adottare poi quell’alternativa il cui esito peggiore è migliore degli esiti peggiori di tutte le altre. La ragionevolezza però non è né universale né oggettiva, di conseguenza nemmeno le persone ragionevoli riuscirebbero a mettersi d’accordo sulla forma, sulla struttura e sui principi guida del governo. Quindi la prima critica è che equità e giustizia non sono principi oggettivi. In secondo luogo, prendendo in considerazione la posizione originaria, secondo Rawls, visto che gli individui non conoscono la propria posizione nella società, essi automaticamente si accorderanno per costruire lo Stato in cui il più povero rischia il meno possibile. Ma in realtà questo non è vero, infatti Rawls non tiene conto del calcolo delle probabilità e della propensione al rischio dell’essere umano, questo infatti potrebbe decidere di rischiare scegliendo uno scenario meno eguale perché pensa di poter raggiungere la ricchezza maggiore.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandro_Maria_Brenci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Pellegrino Gianfranco.

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