Dispensa di didattica
Ragazzi andate liberi e siate tranquilli.
Apprendere la didattica
Prof. Iavarone – Prof. Lo Presti
Il riassunto allegato va benissimo per superare l’esame.
Capitolo 1 – La didattica come disciplina e scienza
La didattica ha origini antiche, ma solo con l’avvento della modernità assume un rilevante ruolo sociale, allo scopo di organizzare, garantire e regolare la vita dei cittadini. Il potenziale di crescita e di sviluppo di una società è commisurato alla qualità del sistema educativo istituzionale che essa realizza e sostiene. L’insegnamento è volto a garantire l’elaborazione dei sistemi di sapere su cui si regge l’esperienza umana.
La didattica costituisce un apparato di conoscenze e di metodi circa i processi di insegnamento e di apprendimento, che si sviluppa con la relazione tra la dimensione pratica e quella teorica, attraverso l’individuazione di obiettivi, di metodologie e l’attuazione di possibili strategie. La didattica è dunque una scienza che riflette sulle azioni che contrassegnano l’insegnare, interessandosi dei processi di progettazione, attuazione, gestione, negoziazione e valutazione dei processi educativi, nei diversi contesti di apprendimento.
L’ambito di conoscenza della didattica ha due versanti, uno teorico-interpretativo e uno pratico. Nello snodo tra questi versanti, ciò che caratterizza ed impegna il sapere didattico è la variabilità degli ambienti in cui si svolgono i processi di insegnamento e di apprendimento. Ogni esperienza educativa infatti, si produce sempre all’interno di una dinamica relazionale che coinvolge individui. Il problema della didattica è quello di fondare la propria scientificità sopperendo alla necessità di individuare modelli e metodologie, proporre orientamenti all’azione, criteri decisionali e strategie operative.
Lo scopo del sapere didattico è quello di riflettere sui processi di insegnamento per dotare, chi insegna, di un bagaglio di conoscenze, metodi e strumenti considerati scientificamente validi e dunque efficaci.
Com’è possibile definire la didattica come scienza?
La questione è di natura epistemologica, cioè legata alla riflessione della scienza su se stessa, sulle proprie teorie e sui propri metodi. Dalla seconda metà del ‘900 in poi, è definibile come scienza solo ciò che può essere osservato e dimostrato empiricamente. Negli anni, la consapevolezza che non tutto ciò che è intorno a noi sia osservabile e che l’osservazione stessa non possa essere considerata un’azione neutrale è intervenuta a mutare radicalmente l’idea stessa di scienza: si passa da una scienza della certezza a una scienza del dubbio.
La conoscenza infatti non può essere considerata “una rappresentazione fedele del mondo esterno fatta di informazioni asportate a quel mondo reale, ma una costruzione interna fatta con materiale interno”. Così il modello della conoscenza oggettiva della realtà consapevole dei propri oggetti reali e delle proprie procedure entra in crisi, cedendo il passo ad un modello della complessità, per il quale le cosiddette leggi di natura, divengono invenzioni.
L’esigenza espressa dal modello della complessità riguarda la necessità di trovare un nuovo metodo che riveli e non nasconda i legami, le articolazioni, le implicazioni, le interdipendenze, le complessità, attraverso il rifiuto del chiaro e distinto e la ricerca dell’oscuro e incerto. La conoscenza quindi è sempre situata, ovvero è prodotta dalla relazione attiva del soggetto conoscente con il proprio ambiente, con il proprio linguaggio, con le condizioni storiche e con il sistema culturale all’interno del quale si forma.
L’uomo pensante è dunque, nella realtà complessa, responsabile del suo pensiero, della sua conoscenza e quindi anche delle sue azioni. Allo stesso modo, egli è responsabile della realtà che crea intorno a sé, poiché costruisce, inventa ciò che crede esista. Dunque è da considerarsi Scienza non tutto ciò che può essere dimostrato, ma tutto ciò che attraversa processi critico-riflessivi rigorosi tramite l’esercizio sistematico del dubbio; processi che fungono da verifica intersoggettiva della qualità del sapere prodotto.
Lo scopo della didattica è quello di esercitare una riflessione costante e sistematica intorno alle azioni che caratterizzano l’insegnare, tenendo conto della specificità dei contesti in cui avvengono queste azioni e della pluralità delle variabili “in gioco”. La didattica, non può limitarsi alla sola descrizione/interpretazione, ma deve svolgere un ruolo dal valore prescrittivo (capacità di suggerire pratiche strategiche) e predittivo (capacità di ipotizzare previsioni circa i processi in oggetto) senza che questo la releghi al ruolo di mero sapere strumentale.
La didattica è scienza nel momento in cui assume un ruolo problematico e critico che si sostanzia attraverso queste acquisizioni:
- Non esistono leggi o metodologie sempre valide;
- Non è possibile ridurre i fatti educativi a formalizzazioni univoche e tecnicismi;
- Qualunque concezione didattica ha alla sua base una visione soggettiva e culturale del mondo, dell’uomo, della conoscenza;
- La didattica deve offrire orientamenti all’azione;
- La didattica si guadagna la sua credibilità sociale sul campo e tramite risultati.
Il sapere didattico, come sapere scientifico, scaturisce quindi dalle esperienze dirette del soggetto in situazioni diverse. La didattica si configura come un’azione complessa, poiché agisce su 6 variabili:
- Chi? Ovvero chi insegna, cioè il docente, l’educatore, il formatore o comunque l’adulto che ha la responsabilità ed il compito di indirizzare, orientare, facilitare e promuovere l’apprendimento del soggetto. “Insegnare equivale ad educare e, allo stesso modo, educare equivale ad orientare”.
- A chi? Ovvero il soggetto acquisitore della conoscenza. La conoscenza del soggetto e l’analisi della sua domanda di apprendimento, diventano prerequisiti essenziali per la costruzione dell’offerta formativa da parte del docente, che dovrà tener conto del livello di conoscenza pregresso, le loro aspettative, le loro informazioni, le loro potenzialità e risorse emotive, allo scopo di creare un’azione didattica giusta per il determinato soggetto. “Il soggetto va sempre considerato un attivo costruttore di conoscenza”.
- Cosa e perché? Ovvero il cosa si insegna (i contenuti, le conoscenze, la disciplina) e al perché lo si insegna (le finalità e gli scopi dell’insegnamento).
- Come? Ovvero tutto quanto attiene alle procedure, alle metodologie e alle tecniche di insegnamento.
- Dove? Ovvero il luogo, l’ambiente didattico inteso nella molteplice accezione spazio fisico, contesto socio-culturale, ambientale e tecnologico dove si svolge l’esperienza didattica. In didattica ha un ruolo fondamentale anche il modo in cui gli ambienti sono allestiti (disposizione dei banchi, degli arredi, della cattedra, dei sussidi).
- Quando? Ovvero il tempo dell’insegnamento-apprendimento. In didattica saper individuare il tempo giusto, costituisce una condizione essenziale per il successo didattico; saper aspettare i tempi di ciascun allievo costituisce una dote essenziale del docente capace di aiutare, sostenere e promuovere i diversi tipi di ritmi di apprendimento, nel rispetto delle diverse velocità di ciascuno.
Queste 6 variabili agiscono sistematicamente in 3 distinte fasi:
- La progettazione: è il lavoro di pianificazione e di ideazione dell’intervento formativo e didattico;
- La gestione: attiene a quello che viene definito classroom management, ovvero quel complesso lavoro di aula teso ad assicurare l’opportuno svolgimento della lezione;
- La valutazione: attiene alla job evaluation, ovvero alla necessità di capire come le diverse variabili hanno funzionato tra loro al fine di arrivare ad un risultato apprenditivamente significativo.
Capitolo 2 – I modi dell’imparare, le forme dell’insegnare
Il paradigma della complessità supera il modello di scienza tradizionale, valorizzando la singolarità dell’osservazione. Ogni osservazione deriva da un punto di vista, una prospettiva, uno sguardo; pertanto, ciò che viene osservato non corrisponde mai ad una realtà di fatto, ma piuttosto a ciò che ogni sguardo è in grado di cogliere, selezionare e vedere. La conoscenza assume così oltre a un carattere soggettivo, anche una qualità intersoggettiva poiché: il soggetto organizza, ricostruisce e produce il mondo attraverso l’esperienza data dall’interazione con gli altri soggetti, con l’ambiente e le relative culture.
Quindi la realtà è definita dai processi di relazione tra soggetto e soggetto, e tra soggetto e ambiente. Quindi i soggetti hanno un ruolo attivo nella formazione della realtà, poiché creano nuovi modelli e regole, in modo tale da organizzare il mondo in cui vivono. L’insieme di queste considerazioni costituisce un orientamento teorico definito interazionismo simbolico, secondo cui la conoscenza, intesa come sistema di rappresentazione del reale, scaturisce dalla relazione continua tra individuo e ambiente, intendendo quest’ultimo come spazio di vita in cui si realizza la totalità dei rapporti intersoggettivi. All’interno di tale spazio l’individuo è considerato un’entità dinamica, alla costante ricerca di equilibrio, ovvero la costante produzione di operazioni finalizzate all’organizzazione, alla classificazione e all’ordinamento della realtà.
Ad ogni modo di insegnare, corrisponde una teoria dell’apprendimento. Esistono tre modelli a cui corrispondono tre teorie dell’apprendimento che hanno guidato i relativi approcci all’insegnamento.
Teorie dell’apprendimento
- Comportamentismo: secondo tale teoria la mente viene considerata come una black box (scatola nera) soggetta alle influenze esterne e produttrici di reazioni, ovvero “risposte”, da cui scaturiscono dei comportamenti che vengono studiati senza far alcun riferimento a ciò che accade dentro la scatola. Secondo tale teoria ad uno stimolo corrisponde una risposta secondo la relazione stimolo-risposta S->R. Un problema di questa teoria è che non viene considerato il fatto che ad ogni stimolo corrisponde una risposta, ma essa è differente da soggetto a soggetto, non tutti gli individui rispondono allo stesso modo a uno stimolo. Gli autori di questa teoria sono: Watson, Thorndike, Skinner (esempio: topolino che per mangiare impara a premere la luce rossa per far alzare la porta dietro cui si trova il cibo).
- Cognitivismo: secondo tale teoria è il soggetto a costruire la conoscenza e ad apprendere a partire da una continua elaborazione dell’esperienza. A differenza del modello comportamentista questo modello tiene conto del soggetto che riceve lo stimolo, quindi la risposta a questo stimolo non è uguale per tutti, ma varia in base all’elaborazione che il soggetto attua su questo stimolo S->O->R. L’autore di questa teoria di apprendimento è Piajet.
- Costruttivismo: secondo tale teoria a giocare un ruolo fondamentale nell’ apprendimento, oltre al soggetto che riceve lo stimolo, è l’ambiente che lo circonda (contesto sociale). Infatti l’apprendere è una costruzione relazionale continua, poiché la conoscenza si struttura in rapporto con gli altri soggetti e l’ambiente circostante S->O->R (CONTESTO SOCIALE). L’autore di questa teoria è Bruner.
Queste tre teorie non si sostituiscono tra loro ma sono complementari tra loro.
Modi dell’insegnare
- Didattica trasmissiva (Modello didattico eteronomo): Si fonda sul modello comportamentista, infatti in questo tipo di didattica la figura fondamentale è quella dell’insegnante, che si afferma nella cultura giudaico-cristiana, il maestro viene considerato il possessore di un sapere profetico, inconfutabile e incontrovertibile. Esso è l’esempio del ‘’sapere’’, e questo sapere è accettato sostanzialmente in base a chi lo presenta.È un modello evidentemente gerarchico in cui il maestro è colui che deve incidere nella mente dei discenti i contenuti. In questo modello gli alunni hanno un ruolo passivo infatti vengono considerati come dei recipienti dove immagazzinare le informazioni. La manifestazione di questo modello è per esempio la lezione frontale oppure l’interrogazione faccia a faccia, questi sono gli strumenti principali per questo tipo di didattica. Il vantaggio principale di questo modello sta nel fatto che è una didattica ‘’a basso costo ‘’ in quanto il rapporto è di 1 a molti (ovvero un docente per molti alunni). Invece lo svantaggio principale è dato dal fatto che l’azione formativa può risultare inefficace in quanto i contenuti trasmessi possono non essere rielaborati criticamente oppure possono risultare nozionistici e frammentari.
- Didattica attiva (modello didattico autonomo): Si fonda sul modello cognitivista, infatti in questo tipo di didattica il ruolo principale è dato al discente che assume un ruolo attivo e egli stesso diviene produttore di conoscenza e saperi a forte carattere emozionale. In questo tipo di didattica fondata sul discente, il docente riveste un ruolo marginale poiché si limita ad osservare il normale processo di sviluppo e di formazione dell’alunno, senza porre limiti anzi in alcuni casi incoraggia l’indipendenza del soggetto nella costruzione del sapere.
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