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Esame Didattica 1^ anno, Docente Lo Presti Francesco

Appunti di didattica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Lo Presti dell’università degli Studi Parthenope - Uniparthenope, facoltà di Scienze motorie, Corso di laurea in scienze motorie. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Didattica docente Prof. F. Lo Presti

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DISPENSA DI DIDATTICA

Ragazzi andate liberi e siate

tranquilli.

APPRENDERE LA DIDATTICA

PROF. IAVARONE – PROF. LO PRESTI

SSA

il riassunto allegato va benissimo per superare l’esame.

CAPITOLO 1 – La didattica come disciplina e scienza

La didattica ha origini antiche, ma solo con l’avvento della modernità assume

un rilevante ruolo sociale, allo scopo di organizzare, garantire e regolare la vita

dei cittadini. Il potenziale di crescita e di sviluppo di una società è commisurato

alla qualità del sistema educativo istituzionale che essa realizza e sostiene.

L’insegnamento è volto a garantire l’elaborazione dei sistemi di sapere su cui si

regge l’esperienza umana. La didattica costituisce un apparato di conoscenze e

di metodi circa i processi di insegnamento e di apprendimento, che si sviluppa

con la relazione tra la dimensione pratica e quella teorica, attraverso

l’individuazione di obiettivi, di metodologie e l’attuazione di possibili strategie.

La didattica è dunque una scienza che riflette sulle azioni che

contrassegnano l’insegnare, interessandosi dei processi di

progettazione, attuazione, gestione, negoziazione e valutazione dei

processi educativi, nei diversi contesti di apprendimento.

L’ambito di conoscenza della didattica ha due versanti, uno teorico-

interpretativo e uno pratico. Nello snodo tra questi versanti, ciò che

caratterizza ed impegna il sapere didattico è la variabilità degli ambienti in cui

si svolgono i processi di insegnamento e di apprendimento. Ogni esperienza

educativa infatti, si produce sempre all’interno di una dinamica relazionale che

coinvolge individui.

Il problema della didattica è quello di fondare la propria scientificità

sopperendo alla necessità di individuare modelli e metodologie, proporre

orientamenti all’azione, criteri decisionali e strategie operative.

Lo scopo del sapere didattico è quello di riflettere sui processi di insegnamento

per dotare, chi insegna, di un bagaglio di conoscenze, metodi e strumenti

considerati scientificamente validi e dunque efficaci.

Com’è possibile definire la didattica come scienza?

La questione è di natura epistemologica, cioè legata alla riflessione della

scienza su se stessa, sulle proprie teorie e sui propri metodi. Dalla seconda

metà del ‘900 in poi, è definibile come scienza solo ciò che può essere

osservato e dimostrato empiricamente. Negli anni, la consapevolezza che non

tutto ciò che è intorno a noi sia osservabile e che l’osservazione stessa non

possa essere considerata un’azione neutrale è intervenuta a mutare

si passa da una scienza della certezza a

radicalmente l’dea stessa di scienza:

una scienza del dubbio. La conoscenza infatti non può essere considerata “una

rappresentazione fedele del mondo esterno fatta di informazioni asportate a

quel mondo reale, ma una costruzione interna fatta con materiale interno”.

Così il modello della conoscenza oggettiva della realtà consapevole dei propri

oggetti reali e delle proprie procedure entra in crisi, cedendo il passo ad un

modello della complessità, per il quale le cosiddette leggi di natura, divengono

invenzioni. L’esigenza espressa dal modello della complessità riguarda la

necessità di trovare un nuovo metodo che riveli e non nasconda i legami, le

articolazioni, le implicazioni, le interdipendenze, le complessità, attraverso il

rifiuto del chiaro e distinto e la ricerca dell’oscuro e incerto.

situata,

La conoscenza quindi è sempre ovvero è prodotta dalla relazione attiva

del soggetto conoscente con il proprio ambiente, con il proprio linguaggio, con

le condizioni storiche e con il sistema culturale all’interno del quale si forma.

L’uomo pensante è dunque, nella realtà complessa, responsabile del suo

pensiero, della sua conoscenza e quindi anche delle sue azioni. Allo stesso

modo, egli è responsabile della realtà che crea intorno a sé, poiché costruisce,

inventa ciò che crede esista.

Dunque è da considerarsi Scienza non tutto ciò che può essere

dimostrato, ma tutto ciò che attraversa processi critico-riflessivi

rigorosi tramite l’esercizio sistematico del dubbio; processi che

fungono da verifica intersoggettiva della qualità del sapere prodotto.

Lo scopo della didattica è quello di esercitare una riflessione costante e

sistematica intorno alle azioni che caratterizzano l’insegnare, tenendo conto

della specificità dei contesti in cui avvengono queste azioni e della pluralità

delle variabili “in gioco”.

La didattica, non può limitarsi alla sola descrizione/interpretazione, ma essa

(capacità di suggerire pratiche

deve svolgere un ruolo dal valore prescrittivo

strategiche) (capacità di ipotizzare previsioni circa i processi in

e predittivo

oggetto) sapere strumentale.

senza che questo la releghi al ruolo di mero

La didattica è scienza nel momento in cui assume un ruolo problematico e

critico che si sostanzia attraverso queste acquisizioni:

Non esistono leggi o metodologie sempre valide;

 Non è possibile ridurre i fatti educativi a formalizzazioni univoche e

 tecnicismi;

Qualunque concezione didattica ha alla sua base una visione soggettiva e

 culturale del mondo, dell’uomo, della conoscenza;

La didattica deve offrire orientamenti all’azione;

 La didattica si guadagna la sua credibilità sociale sul campo e tramite

 risultati.

Il sapere didattico, come sapere scientifico, scaturisce quindi dalle esperienze

dirette del soggetto in situazioni diverse.

La didattica si configura come un azione complessa, poiché agisce su 6

variabili:

1. CHI? ovvero chi insegna, cioè il docente, l’educatore, il formatore o

comunque l’adulto che ha la responsabilità ed il compito di indirizzare,

orientare, facilitare e promuovere l’apprendimento del soggetto.

“Insegnare equivale ad educare e, allo stesso modo, educare equivale ad

orientare”.

2. A CHI? ovvero il soggetto acquisitore della conoscenza. La conoscenza

del soggetto e l’analisi della sua domanda di apprendimento, diventano

prerequisiti essenziali per la costruzione dell’offerta formativa da parte

del docente, che dovrà tener conto del livello di conoscenza pregresso, le

loro aspettative, le loro informazioni, le loro potenzialità e risorse

emotive, allo scopo di creare un azione didattica giusta per il determinato

soggetto.

“Il soggetto va sempre considerato un attivo costruttore di conoscenza”.

3. COSA E PERCHÉ? ovvero il cosa si insegna (i contenuti, le conoscenze,

la disciplina) e al perché lo si insegna (le finalità e gli scopi

dell’insegnamento).

4. COME? ovvero tutto quanto attiene alle procedure, alle metodologie e

alle tecniche di insegnamento.

5. DOVE? ovvero il luogo, l’ambiente didattico inteso nella molteplice

accezione spazio fisico, contesto socio- culturale, ambientale e

tecnologico dove si svolge l’esperienza didattica. In didattica ha un ruolo

fondamentale anche il modo in cui gli ambienti sono allestiti (disposizione

dei banchi, degli arredi, della cattedra, dei sussidi).

6. QUANDO? ovvero il tempo dell’insegnamento-apprendimento. In

didattica saper individuare il tempo giusto, costituisce una condizione

essenziale per il successo didattico; saper aspettare i tempi di ciascun

allievo costituisce una dote essenziale del docente capace di, aiutare,

sostenere e promuovere i diversi tipi di ritmi di apprendimento, nel

rispetto delle diverse velocità di ciascuno.

Queste 6 variabili agiscono sistematicamente in 3 distinte fasi:

1. La progettazione: è il lavoro di pianificazione e di ideazione

dell’intervento formativo e didattico; classroom

2. La gestione: attiene a quello che viene definito

management, ovvero quel complesso lavoro di aula teso ad assicurare

l’opportuno svolgimento della lezione.

job evaluation,

3. La valutazione: attiene al ovvero alla necessità di capire

come le diverse variabili hanno funzionato tra loro al fine di arrivare ad

un risultato apprenditivamente significativo.

cos’è la didattica le 6 variabili della

didattica

il problema della la didattica e

didattica la scienza le 3 fasi

lo scopo scienza del dubbio la didattica come scienza

CAPITOLO 2 – I modi dell’imparare, le forme dell’insegnare

Il paradigma della complessità supera il modello di scienza tradizionale,

valorizzando la singolarità dell’osservazione. Ogni osservazione deriva da un

punto di vista, una prospettiva, uno sguardo; pertanto, ciò che viene osservato

non corrisponde mai ad una realtà di fatto, ma piuttosto a ciò che ogni sguardo

è in grado di cogliere, selezionare e vedere. La conoscenza assume così oltre a

un carattere soggettivo, anche una qualità intersoggettiva poiché: il soggetto

organizza, ricostruisce e produce il mondo attraverso l’esperienza data

dall’interazione con gli altri soggetti, con l’ambiente e le relative culture.

Quindi la realtà è definita dai processi di relazione tra soggetto e

soggetto, e tra soggetto e ambiente. Quindi i soggetti hanno un ruolo

attivo nella formazione della realtà, poiché creano nuovi modelli e regole, in

modo tale da organizzare il mondo in cui vivono. L’insieme di queste

considerazioni costituisce un orientamento teorico definito interazionismo

simbolico, secondo cui la conoscenza, intesa come sistema di

rappresentazione del reale, scaturisce dalla relazione continua tra individuo e

ambiente, intendendo quest’ultimo come spazio di vita in cui si realizza la

totalità dei rapporti intersoggettivi. All’interno di tale spazio l’individuo è

considerato un’entità dinamica, alla costante ricerca di equilibrio, ovvero la

costante produzione di operazioni finalizzate all’organizzazione, alla

classificazione e all’ordinamento della realtà.

Ad ogni modo di insegnare, corrisponde una teoria dell’apprendimento.

Esistono tre modelli a cui corrispondono tre teorie dell’apprendimento che

hanno guidato i relativi approcci all’insegnamento.

TEORIE DELL’APPRENDIMENTO

1. COMPORTAMENTISMO: secondo tale teoria la mente viene considerata

come una black boxe (scatola nera) soggetta alle influenze esterne e

produttrici di reazioni, ovvero “risposte”, da cui scaturiscono dei

comportamenti che vengono studiati senza far alcun riferimento a ciò

che accade dentro la scatola. Secondo tale teoria ad uno stimolo

corrisponde una risposta secondo la relazione stimolo-risposta S->R.

Un problema di questa teoria è che non viene considerato il fatto che ad

ogni stimolo corrisponde una risposta, ma essa è differente da soggetto a

soggetto, non tutti gli individui rispondo allo stesso modo a uno stimolo.

Gli autori di questa teoria sono: Watson, Thorndike, Skinner (esempio:

topolino che per mangiare impara a premere la luce rossa per far alzare

la porta dietro cui si trova il cibo).

2. COGNITIVISMO: secondo tale teoria è il soggetto a costruire la

conoscenza e ad apprendere a partire da una continua elaborazione

dell’esperienza.

A differenza del modello comportamentista questo modello tiene conto

del soggetto che riceve lo stimolo, quindi la risposta a questo stimolo non

è uguale per tutti, ma varia in base all’elaborazione che il soggetto attua

su questo stimolo S->O->R.

L’autore di questa teoria di apprendimento è Piajet.

3. COSTRUTTIVISMO: Secondo tale teoria a giocare un ruolo fondamentale

nell’ apprendimento, oltre al soggetto che riceve lo stimolo, è l’ambiente

che lo circonda (contesto sociale). Infatti l’apprendere è una costruzione

relazionale continua, poiché la conoscenza si struttura in rapporto con gli

altri soggetti e l’ambiente circostante S->O->R (CONTESTO SOCIALE).

L’autore di questa teoria è Bruner.

Queste tre teorie non si sostituiscono tra loro ma sono complementari tra

loro.

MODI DELL’ INSEGNARE

1. DIDATTICA TRASMISSIVA (Modello didattico eteronomo): Si fonda sul

modello comportamentista, infatti in questo tipo di didattica la figura

fondamentale è quella dell’insegnante, che si afferma nella cultura

giudaico-cristiana, il maestro viene considerato il possessore di un sapere

profetico, inconfutabile e incontrovertibile. Esso è l’esempio del ‘’

sapere’’, e questo sapere è accettato sostanzialmente in base a chi lo

presenta.

è un modello evidentemente gerarchico in cui il maestro è colui che deve

incidere nella mente dei discenti i contenuti. In questo modello gli alunni

hanno un ruolo passivo infatti vengono considerati come dei recipienti

dove immagazzinare le informazioni. La manifestazione di questo

modello è per esempio la lezione frontale oppure l’interrogazione faccia a

faccia, questi sono gli strumenti principali per questo tipo di didattica. Il

vantaggio principale di questo modello sta nel fatto che è una didattica ‘’

a basso costo ‘’ in quanto il rapporto è di 1 a molti (ovvero un docente

per molti alunni). Invece lo svantaggio principale è dato dal fatto che

l’azione formativa può risultare inefficace in quanto i contenuti trasmessi

possono non essere rielaborati criticamente oppure possono risultare

nozionistici e frammentari.

2. DIDATTICA ATTIVA (modello didattico autonomo): Si fonda sul modello

cognitivista, infatti in questo tipo di didattica il ruolo principale è dato al

discente che assume un ruolo attivo e egli stesso diviene produttore di

conoscenza e saperi a forte carattere emozionale. In questo tipo di

didattica fondata sul discente, il docente riveste un ruolo marginale

poiché si limita ad osservare il normale processo di sviluppo e di

formazione dell’ alunno, senza porre limiti ansi in alcuni casi

incoraggiando ed indirizzando verso un apprendimento a forte carattere

pratico ed empirico. I punti essenziali dell’ attivismo pedagogico sono 6:

PUERO CENTRISMO

- secondo cui diviene importante concentrarsi sull’

infanzia.

IL VALORE DELLA PSICOLOGIA

- riguardo le scoperte relative all’

apprendimento e allo sviluppo.

L’INSEGNANTE COE GUIDA

- ovvero la figura che accompagna il fanciullo

nella scoperta.

IL LEGAME TRA INTERESSE E BISOGNO

- secondo il quale sono gli

interessi e i bisogni del bambino a guidare l’insegnamento.

LEGAME TRA INSEGNAMENTO E VITA

- secondo cui l’insegnamento e la

vita non devono essere separati ma l’insegnamento deve servire per la

vita.

INTELLIGENZA OPERATIVA

- secondo cui il bambino va stimolato ad usare

la propria intelligenza attraverso esperienze concrete.

In Italia la più grande esponente di questo modello è Maria Montessori,

secondo cui il periodo infantile è un periodo di estrema creatività, e una

fase della vita in cui la mente del bambino assorbe le caratteristiche dell’

ambiente circostante facendole sue, crescendo per mezzo di esse, in

modo naturale e spontaneo, senza sforzi cognitivi.

Il metodo di Maria Montessori si basa sul fatto che l’ambiente educativo

deve essere pensato a misura di bambino affinché quest’ultimo si trovi a

suo agio per poter crescere e agire spontaneamente.

Gli svantaggi principali di questo modello stanno nel fatto che presenta

un approccio troppo centrato sull’ autonomia dell’ alunno che può

produrre solitudine, scarsi livelli di iterazione sociale e quindi dispersività

nell’ azione educativa oppure un altro rischio può essere che il discente

possa acquisire sapere non identificativi.

Tra i vantaggi invece c’è il fatto che un clima scolastico molto piacevole

fa si che gli alunni vivano l’esperienza formativa con partecipazione e

gratificazione.

3. MODELLO DELLA DIDATTICA PARTECIPATIVA (modello eco-etero-

autonomia): Questo modello considera la didattica il frutto

dell’interscambio tra ambiente, relazioni con il docente e costruzione

autonoma del soggetto.

Lo ‘’scambio’’ docente-discente si delinea come un processo fortemente

relazionale nel quale ciascuno delle due parti riceve dall’altro un

contributo indispensabile al proprio lavoro: l’insegnate apprende

dall’alunno situazione relative ai suoi bisogni, mentre l’ alunno apprende

dall’ insegnante i contenuti e la struttura delle discipline.

La dimensione relazionale ed intersoggettiva diventa costitutiva del

processo apprenditivo del soggetto. I vantaggi di questo modello: gli

alunni assumono consapevolezza dei loro processi apprenditivi

assumendo un metodo di studio e autonomia. Lo svantaggio sta nel fatto

che questo è un modello ad alto costo poiché gestire un modello del

genere richiede da parte dell’insegnante ampia esperienza e

consapevolezza professionale, infatti il docente deve essere un esperto di

metodi e competenze.

Rapporto tra aspettativa e rendimento.

Altra questione strategica nella relazione insegnamento-apprendimento è

rappresentata dal rapporto che intercorre tra aspettativa e risultato. In

concomitanza agli studi sul curriculo, si sviluppa un interessante teme di

ricerca su tale rapporto, relativo soprattutto al rendimento degli allievi in

relazione all’atteggiamento degli insegnanti. Questo versante di studio si

sostanzia introno alle sperimentazioni di due ricercatori, Rosenthal e Jacobson

noti per le loro ricerche sul così detto “Effetto Pigmalione”. L’assunto di tali

studi può essere sintetizzato nel principio che, se gli insegnanti credono che un

soggetto sia “meno dotato” o all’opposto “molto dotato” sul piano intellettivo,

questi tendono a trattarlo, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri; a

seguito della “rappresentazione mentale” dell’insegnante, il soggetto tenderà

ad interiorizzare tale giudizio e si comporterà di conseguenza.

Questa dinamica, in altre parole, tende ad instaurare un circolo vizioso, per cui

il soggetto tenderà a maturare alternativamente o un “senso di estrema

adeguatezza” o di “totale impotenza” e quindi a divenire nel tempo, proprio

come l’insegnante l’aveva immaginato.

L’esperimento classico, fu condotto da Rosenthal, che sottopose gli alunni ad

un test di intelligenza, da cui fece emergere un gruppo di soggetti destinati a

progredire intellettualmente. A distanza di un anno Rosenthal notò che quei

soggetti si erano dimostrati effettivamente migliori; in realtà, gli studenti che

erano stati definiti come “allievi da cui ci si poteva aspettare un forte

miglioramento” erano semplicemente stati selezionati in maniera casuale. In

altre parole, ciò dimostra come l’aspettativa di un comportamento può rivelarsi

predittiva, cioè può realizzarsi quella che viene definita come “profezia che si

auto-adempie”. Questo perché il modo di guardare l’alunno, da parte

dell’insegnante, può influenzare significativamente la prestazione dell’allievo e

quindi, il suo rapporto con l’apprendimento.

CAPITOLO 3- Progettare, Programmare E Gestire

L’insegnamento

Nel corso dell’evoluzione dei modelli pedagogici e didattici vi era chi sosteneva

la necessità di organizzare e articolare il lavoro di insegnamento e chi, invece,

teorizzava e praticava lo spontaneismo didattico.

Si ritiene ormai fondata l’idea che esista uno stretto rapporto tra

programmazione e valutazione, e ricerca e sperimentazione. Allo stesso modo

si può affermare che c’è correlazione tra termini come progettazione,

programmazione e valutazione.

PROGETTARE: è l’organizzazione sistematica di un ipotesi di lavoro, della

relativa gestione e verifica nel caso dell’intervento.

PROGRAMMARE: vuol dire chiedere all’operatore di lavorare collegialmente a

tutti i livelli, cioè sia per l’acquisizione di conoscenze che per la loro revisione

critica. Gli obiettivi della programmazione devono produrre, attraverso

l’informazione/formazione, ad esiti educativi opportunamente vagliati e

valutati.

LA PROGRAMMAZIONE DIDATTICA è invece un sott’insieme della

progettazione educativa, essa persegue obiettivi di carattere apprenditivo e

strumentale attraverso contenuti disciplinari, sempre in vista della finalità della

progettazione educativa.

LA PROGRAMMAZIONE DIDATTICA INDIVIDUALIZZATA è un sott’insieme

della programmazione didattica, ovvero un percorso differenziato normalmente

destinato ad alunni con particolari necessità di apprendimento, perché in

condizioni di disabilità o provenienti da culture diverse e /o particolari

condizioni socio-ambientali che richiedono speciali interventi didattici.

La programmazione, rispetto al programma, significa quindi:

Coordinare ai fini unitari il complesso dei fattori formativi ed educativi in

 sede locale;

Tenere presente le materie e le discipline di studio di una determinata

 scuola e utilizzarle nel contesto di vita sociale e culturale;

Esaminare le risorse territoriali e le istanze locali che, direttamente o

 indirettamente, incidono sui processi apprenditivi e formativi, partire da

esse per costruire un curriculo scientificamente vagliato

Nella letteratura pedagogica e didattica, la prassi del programmare si avvale di

una pluralità di modelli; oggi oltre alla classica programmazione per oggetti e

per mappe concettuali si parla di altri modelli come: programmazione per

sfondo integratore, programmazione per problem solving e di programmazione

per dinamiche cliniche.

PROGRAMMAZIONE PER OBBIETIVI

A partire dagli anni 50/60, soprattutto nei paesi anglosassoni si è mirato a

parlare di curriculo. Lavorare intorno a un curriculo significa generalmente

delineare percorsi educativo-formativi scientifici e pianificati.

La necessità che la scuola delinei il proprio progetto attraverso una serie di

obbiettivi, è ormai ineludibile. Anzi il modello curriculare, centrato sugli

obbiettivi, assume gli obbiettivi stessi come fattori di regolazione delle

successive fasi del curriculo.

Il lavoro di selezione degli obbiettivi è strettamente connesso alla valutazione:

definire gli obbiettivi, infatti, significa già programmare ciò che si vuole

raggiunge al termine dell’intervento didattico, così come valutare significa

accertare lo scarto tra obbiettivo e risultato al fine di pervenire ad una

ridefinizione degli stessi obbiettivi.

Esistono vari modi per classificare gli obbiettivi:

Si possono classificare in base al tempo (breve, medio o a lungo tempo);

 In base al grado di astrattezza/ concretezza (generali, intermedi, specifici,

 comportamentali);

Alle ore di apprendimento/ sviluppo (dell’area cognitiva, dell’area

 affettiva, dell’area psicomotoria);


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DETTAGLI
Esame: Didattica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher goodlife97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Lo Presti Francesco.

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