Scienza delle finanze (prof. Santoro)
Microeconomia (VS macroeconomia: studia l’economia guardando alle relazioni tra macrosoggetti, cioè al sistema
economico nel suo complesso dove agiscono le famiglie -consumatori e lavoratori-, le imprese, la pubblica
amministtrazione; che analizza l’aggregato): parte della disciplina economica che guarda ai comportamenti individuali
dei singoli sogetti: consumatori, che domandano beni e servizi per i quali sono disposti a pagare un determinato prezzo
per acquistare un determinato bene, e le singole imprese, che vendono/offrono beni e servizi. Quindi, studia le
interazioni degli agenti economici su singoli mercati (luogo in cui si incontrano una domanda e un’offerta).
UNITA’ 1
Definizione del contesto
La misura del benessere economico
Prodotto interno lordo (PIL): misura quantitativa del benessere di un Paese, ovvero una misura monetaria del valore
complessivo dei beni e dei servizi prodotti all’interno di un Paese in un determinato arco di tempo, generalmente un
anno. I beni e servizi scambiati sul mercato vengono misurati attraverso il prezzo. Invece per beni e servizi che non
sono sul mercato si utilizzano altri metodi per trovare il valore monetario.
Quindi è una misura della ricchezza che un Paese produce in un determinato arco di tempo (Italia = 1800 miliardi di £
annui).
Il PIL è anche la misura del reddito di un Paese (ovvero i 1800 iliardi prodotti complessivamente dalle imprese, dalle
famiglie e dallo Stato all’interno dell’Italia corrispondono anche ai redditi che sono distribuiti dalle imprese a chi
produce quei beni). →
Es: impresa che si occupa di produrre automobili acquisti (merci, materiale, materia prima) che vengono trasformati
in prodotti finiti. Il PIL dell’impresa è la differenza tra il valore che avevano le merci quando le ha acquistate e il valore
che hanno quando sono vendute sul mercato: valore aggiunto (il valore che l’impresa aggiunge a quello che avevano
i beni che utilizza prima di intervenire nella produzione).
Il valore aggiunto serve a remunerare i lavoratori che hanno consentito a trasformare la materia prima in materia finita
(salari); un’altra parte a remunerare il capitale che l’impresa ha utilizzato (macchinari e attrezzature), ovvero gli
ammortamenti; eventuali debiti chiesti a una banca (interessi). Ciò che rimane va a chi possiede l’impresa
(imprenditore o capitalista), ovvero colui che ha diritto il profitto. Quindi il valore aggiunto esprime l ricchezza di
un’impresa, ma anche i redditi che l’impresa distribuisce coloro che partecipano al processo produttivo.
Gli economisti, però, di solito non misrano il PIL solo in senso assoluto, ma pro capite, ovvero dividono il PIL per il
numero d abitanti nel Paese perchè per capire il livelo di benessere economico di un Paese serve sapere mediamente
la ricchezza per ciascuno. Allora si calcola il PIL pro capite, ovvero l’approssimazione del reddito mediamente ottenuto
da un residente in un determinato Paese; quindi è una buona misura degli standard di vita (Italia: mediamente 30 mila
£ annui).
Nel corso della storia questi standard di vita non sono rimasti uguali: con una certa approssimazione si è stati in grado
di ricostruire che il PIL pro capite in tutti il millennio rimane sostanzialmente piatto fino al 1800 (IX sec.), co la
rivoluzione industriale, ovvero con un cambiamento nel modo di sfruttare le risorse e di produrre beni e servizi, e
determina una straordinaria accelerazione (1° Gran Bretragna, tra ‘800 e ‘900); altri Paesi ce l’hanno più tardi, per
esempio l’Italia è successiva (seconda metà del XX sec), con la seconda rivoluzione industriale, poi Giappone, infine
Cina e India; però la forma è simile, in tutti i Paesi c’è questa forte accelerazione. Quindi c’è stato un miglioramento
straordinario degli standard di vita nel corso degli ultimi 2 secoli, nonostante la crisi che c’è stata in questi anni; però
se si prende una prospettiva storica ci si deve rendere conto che viviamo gli anni di maggiore ricchezza, a volte su una
strada molto superiore di chi ci ha preceduto.
Capitalismo: sistema econonomico caratteizzato dauna compresenza di 3 istituzioni:
1. La proprietà privata: un’istituto giuridico che prevede il riconoscimento dei diritti esclusivi sui beni posseduti
dal proprietario
2. Il mercato: un modo e/o un luogo (fino a qualche decennio fa era un modo ed era anche quasi sicuramente
anche un luogo, ma ormai non è più vero che è necessariamente un luogo perchè molte transazioni avvengono
sul web che non è un luogo fisico, ma virtuale pur essendo un mercato -e-Bay) con cui gli individui possono
scambiarsi beni e servizi per il proprio reciproco vantaggio, ovviamente perchè ci sia uno scambio ci deve
essere qualcuno che lo domanda e qualcuno che lo offre, affinchè ci sia la possibilità di trovare un accordo.
3. Le imprese: organizzazione che utilizzano fattori produttivi per produrre beni e servizi (output) che vendono
sul mercato ad un prezzo che consente almeno la copertura dei costi (input)
• Output: ciò che l’impresa produce e vende
• Input: fattori produttivi che utilizza per produrli (lavoro, capitale, terra, attività economica
dell’impresnditore), che sono remunerati dall’impresa
• L’impresa capitalista si caratterizza per il fatto che esiste per avere un profitto, ovvvero da quando
riesce a vendere ad un prezzo superiore rispetto al costo dell’input. Ciò che vuol dire che ad esempio
le imprese che non nascono con l’idea di fare profitto, ma di facilitare il consumo e la produzione di
beni all’interno di un insieme di persone senza trarne profitto, non sono le imprese tipiche del
capitalismo.
Il sistema capitalistico domina in tutta Europa e in quasi tutto il mondo. Ad esempio, la Cina che ormai è la seconda
potenza economica mondiale, si proclama un Paese non capitalista poichè governata tutt’ora dal partito comunista; e
dice di applicare dei principi diversi da quelli capitalistici, ovvero quelli delle economie pianificate, in cui è lo Stato a
decidere cosa si produce, come si produce e in quale quantità. Tuttavia molti osservano che il modello economico
cinese attuale ha tantissimi elementi simili a quelli del capitalismo all’occidentale, per esempio gli imprenditori cinesi
vanno in giro per il mondo ad acquistare imprese, che in teoria sono di Stato cinese, ma che in realtà si comportano
similmente alle imprese capitalistiche.
L’adozione del capitalismo che è avvenuta a partire dal IX sec. in tutto l’Occidente e successivamente in altre parti del
mondo molte economie perchè ha fatto leva sulla capacità di produrre degli incentivi economici nella produzione di
beni e servizi. Cioè il fatto di vendere beni e servizi su mercati su cui competono le imprese per riuscire a vendere beni
e servizi, tutelando la proprietà privata (dando la garanzia a chi possiede queste imprse ad avere diritto ai profitti
dell’attività economica), ha generato un contesto in cui gli individui sono incentivati ad essere produttivi nella massima
misura possibile per poter avere la maggiore remunerazione e in particolare cercare sempre nuovi modi per produrre
beni e servizi, più efficienti che consentono di ottenere maggiori ricavi con minori costi.
Nel capitalismo c’è anche un meccanismo di selezione delle imprese perchè siccome sopravvivono solo le imprese che
sul mercato riescono ad essere competitive, quelle che non sono competitive dovrebbero sparire: in concerrenza
perfetta ciò che dovrebbe succedere nel lungo periodo è che le imprese che non sanno stare sul mercato escono da
esso; quelle che rimangono sono condotte da coloro che sono in grado di trovare e utilizzare queste tecnologie.
Il processo tecnologico
Uno degli aspetti essenziali che ha caratterizato lo sviluppo dei Paesi occidentali prima e poi anche della Cina e
dell’India è stato il progresso tecnologico. La tecnologia è il modo le imprese utilizzano gli input (fattori produttivi:
lavoro, capitale, terra e attività imprenditoriale che vanno remunerati) per produrre gli output (beni e servizi che si
producono e si mettono sul mercato). La tecnologia è l’insieme delle tecniche che l’impresa utilizza per combinare gli
input e trarre un output. Ponendosi in una prospettiva storica e quindi guardando allo sviluppo economico dei Paesi
occidentali e orientali è un processo di tendenziale progresso tecnologico, ovvero di miglioramento delle tecnologie
utilizzate dalle imprese. Miglioramento significa aumento dell’efficienza ovvero una capacità di produrre a costi via via
inferiori un bene o un sevizio, quindi posto che i fattori produttivi che si possono utilizzare sono dati, la capacità delle
imprese di migliorare la tecnologia si può definire come quella capacità di ottenere da un insieme di input un maggiore
prodotto (lo stesso prodotto a costi inferiori). Il progresso tecnologico (la capacità di sfruttare meglio gli input) è ciò
che caratterizza lo sviluppo economico degli ultimi secoli.
Esempio: produzione di luce, ovvero un bene strumentale/capitale (che serve per produrre altri beni); allora il
progresso tecnologico è stato caratterizzato dall’introduzione dell’energia elettrica che ha consentito di produrre,
utilizzando una quantità di fattori produttivi (in particolare il lavoro umano) via via inferiore quantità crescenti di luce
e illuminazione. Questo ovviamente vuol dire un cambiamento straordinario nelle possibilità di produrre beni e servizi.
Un’altra sbalorditiva manifestazione del progresso tecnologico riguarda la crescita esponenziale della velocità di
trasmissione delle informazioni, un processo che inizia lentamente (XIX sec.) fino ad oggi che le notizie sono trasmesse
in tempo reale (nel momento in cui l’informazione si genera è conoscibile in tutto il mondo). Questo cambia il nostro
modo di consumare, le nostre possibilità come conumatori crescono, ma anche quelle dei produttori aumentano. I
cambiamenti sono stati consentiti e spinti dal fatto che il nostro ordinamento/sistema economico spinge alla
concorrenza/competizione e alla ricerca per l’impresa di ridurre i costi e per il consumatore della maggiore qualità al
minor prezzo possibile. Questi sono gli effetti positivi dell’affermarsi del sistema economico capitalista.
Il grande progresso tecnologico che ha caratterizzato i Paesi occidentali è riuscito ad evitare un problema che era
considerato quasi insormontabile agli albori della rivoluzione industriale: siccome la popolazione stava crescendo
rapidamente, ma la capacità di produzione non poteva crescere indefinitamente perchè le risorse erano date, quello
che sarebbe accaduto è che la popolazione mondiale si sarebbe impoverita con il passare del tempo, se non ci fossimo
posti il problema dell’eccessiva crescita demografica (Maltus); una crisi degli standard di vita, dei liveli di ricchezza pro
capite. Tuttavia Maltus si sbagliava, la crescita della popolazione mondiale ha lo stesso andamento della crescita del
PIL pro capite, seppur con una velocità e livelli diversi.
La crescita della popolazione è un elemento determinante per la crescita della ricchezza.
Viviamo nel migliore dei mondi possibili?
Sebbene il sistema economico in cui viviamo ha tanti vantaggi, ha costi molto elevati per la società e per gli individui:
• Costi ambientali: queste tendenze che si sono manifestate nel corso degli ultimi secoli, ovvero l’incremento
della popolazione e un incremento più che proporziale della produzione, questi elementi hanno determinato
conseguenze notevoli sull’ambiente sia a livello locale che a livello mondiale. La grande maggioranza degli
scienziati è concorde sul fatto che stiamo assistendo a un cambiamento climatico con un innalzamento
tendenziale delle temperature, ma discutono di più sull’origine del cambiamento climatico; anche qui la
maggioranza è dell’idea che sia molto legato al nostro modo di produrre e consumare (usare energia, produrre
rifiuti, alleviare il bestiame). Alcuni degli eco-scettici dice che nonostante l’aumento di 2° della temperatura
non succederà nulla. I costi ambientali sono molto pesanti poichè vi sono patologie sanitarie legate al
cambiamento climatico (aumento di morti legati a tumore o altri tipi di patologie legate alla qualità dell’aria),
la deforestazione (intere porzioni della terra che non sono più abitabili da persone costrette a migrare sia per
l’opera dell’uomo sia per effetto di questi fenomeni).
• Diseguaglianze: fenomeno per cui diversi individui raggiungono livelli di reddito/benessere/standard di vita
diversi; alcuni molto elevati altri molto più bassi. La diseguaglianza storicamente non nasce con il capitalismo
ma è un fenomeno umano (è difficile ricostrare contesti storici caratterizzati dall’uguaglianza), ma la
caratterista del capitalismoche favorisce la crescita delle disuguaglianze è il fatto che si tratta di un sistema
economico fondato sulla competizione, per cui tende a premiare i migliori e a punire i peggiori (le imprese che
non riescono a stare sul mercato falliscono, i lavoratori meno produttivi vengono sostituiti dai più produttivi,
i lavoratori manuali vengono retribuiti molto meno di quelli intellettuali). Questo è qualcosa di intrinseco al
sistema economico capitalistico, ma anche l’altra faccia di ciò che rende il capitalismo così produttivo. Anche
la proprietà influisce sulla diseguaglianza.
[eguaglianza delle opportunità: è vero che il sistema economico si fonda sulla concorrenza, ma mettendo tutti
sullo stesso piano di partenza, si danno ha tutti le stesse possibilità; John Roner]
La diseguaglianza si è storicamente manfestata in 2 modi:
• Diseguaglianza tra Paesi: prendendo 2 Paesi diversi il livello medio di reddito di un Paese è molto diverso
rispetto a quello dell’altro; il reddito medio di ciascun Paese confrontato con gli altri e tendenzialmente
non sono uguali (zone nel mondo tendenzialmente occidentali o alcuni Paesi dell’Asia che hanno un
reddito molto elevato e ltre zone del mondo che hanno un redditto più basso)
• Diseguaglianza all’interno dei Paesi: distribuzione del reddito medio di un Paese tra le persone che ci
abitano (“pollo di Trilussa”)
→ entrambe queste diseguaglianze sono fortemente legate al fatto che in un’economia cpitalistica è il mercato
che determina come si distribuiscono i profitti. Storicamente si osserva che la prima fase del capitalismo è
stata caratterizzata da una forte diseguaglianza tra i Paesi (alcuni Paesi, in particolare quelli occidentali, hanno
visto crescere il reddito medio dei loro abitanti molto fortemente; altri Paesi, come quelli africani, per decenni
hanno avuto livelli di reddito molto inferiori). Nel corso degli ultimi 50 anni, invece, si è ridotta la diseguaglianza
tra i Paesi, ma è aumentata la diseguaglianza all’interno dei Paesi: anche all’interno di un Paese mediamente
ricco (come l’Italia) si vedono livelli di diseguaglianza crescenti.
La diseguaglianza si misura con:
• PIL pro capite (diseguaglianza tra Paesi): indicatore di produzione ma anche di reddito, ovvero di ricchezza
prodotta ma anche distribuita
• Confronto tra il reddito dei più ricchi e quello dei più poveri (all’interno di un Paese) per vedere come cambia
questo rapporto nel corso del tempo
→
[grafico del 2012: ultima colonna reddito medio del 20% più ricco della popolazione e il reddito medio del 20% più
povero, ovvero presi tutti coloro che abitano in un Paese ed ordinati dal più povero al più ricco; partendo dal più
povero si prende in esame il 20% della popolazione guardano il loro reddito medio e si confronta con i reddito medio
del 20% della popolazione]
• Ci sono altra misurazini che tengono conto anche di ciò che uccede alla fascia in mezzo: indicatori di
polarizzazione del reddito: fenomeno per cui sempre di più aumenta il numero di coloro che sono più
poveri e di coloro che sono più ricchi, cioè la polarizzazione corrisponde al così detto “svuotamento delle
classi medie” (coloro che una volta rappresentavano la maggioranza della popolazione); in molti casi si sta
impoverendo, in pochi si sta arricchendo quindi la distribuzione si sta polarizzando.
Ruolo della pubblica amministrazione (PA: Stato): tutto l’insieme degli enti pubblici sia di livello nazionale sia locale
che intervengono nella sfera economica
1. Garantire la tutela della proprietà privata perchè senza questa viene a mancare uno degli incentivi
necessari/essenziali per quella spinta al miglioramento e alla ricerca delle migliori tecniche per produrre da
parte del sistema economico.
2. Siccome esistono dei costi, lo Stato (PA) ha la funzione di correggere e regolare quei comportamenti individuali
sui mercati che provocano costi eccessivi. Il potere d’intervento è deciso singolarmente da ogni Paese (ci sono
degli articoli della Costituzione), ma è certo che bisogna trovare un punto di compromesso tra la libera
iniziativa economica e la concorrenza e la necessità di regolare quei mercati che provocano diseguaglianze
eccesive, costi ambientali eccessivi... la scelta di quando è giusto che la PA intervega a regolare la libera
iniziativa economica dipende anche dalla concezione che si ha non solo sull’importanza di questi costi, ma
sulla soluzione dei problemi che il capitalismo origina (non è necessario limitare la libertà d’iniziativa
economica e la diseguaglianza che essa genera perchè prima o poi la ricchezza che genera il sistema
capitalistico arriverà anche a chi oggi è meno fortunato).
La PA non produce direttamente beni e servizi ma dice alle imprese privte come vanno prodotti, o meglio
impedisca che vengano prodotti in modo particolarmente costoso per
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Esercitazioni esame Scienza delle finanze
-
Riassunto esame di scienza delle finanze
-
Riassunto esame Finanze, prof. Commendatore, libro consigliato Scienza delle finanze,Rosen, Gayer
-
Esercitazione secondo modulo esame Scienza delle finanze