Esame di psicologia della salute
Prof.ssa Bonichini (slides e appunti integrati)
Definizioni generali iniziali
Nicchia di cura: Caring niche: quando il bambino si ammala e dalla sua nicchia originaria di sviluppo deve essere trasferito spesso per un breve periodo in una nicchia di cura, dove appunto il suo sistema originario di sviluppo si affianca al sistema degli esperti, che si occupa della salute del bambino per la sua sopravvivenza.
Adattamento: cercare di capire come un bambino e la sua famiglia si adattano a un percorso di malattia, intesa come malattia molto importante (che richieda un ricovero ospedaliero, anche molto lungo come quella oncologica). Che cosa succede quando il bambino si trova ad affrontare un percorso di questo genere? Può l’ospedalizzazione influire sul suo percorso di sviluppo? Se sì, in che modo? Parola chiave è l’età, perché l’effetto dell’ospedalizzazione dipende da molte variabili tra cui quella più importante è l’età.
Qualità di vita: caratteristica, costrutto molto soggettivo, dunque l’importanza di assumere il punto di vista del paziente, che ha una qualità di vita in un particolare momento deteriorata.
Pazienti in fase adolescenziale sono quelli che ci mettono più in difficoltà perché ci troviamo a gestire determinate situazioni. Attenzione anche ai fratelli sani, anche questi devono fare i conti con la malattia del congiunto.
Piramide degli interventi: ovvero gli interventi sono di vari livelli, li possiamo inquadrare in una sorta di piramide, dove al vertice stanno gli interventi specialistici quindi meno frequenti e alla base della piramide molti interventi. Interventi sia per i genitori che per i piccoli pazienti. Interventi con animali, co-terapia per alleviare la sofferenza del piccolo paziente.
Conseguenze a lungo termine: quando un bambino possiamo definirlo guarito da una patologia come quella oncologica ci sono delle conseguenze più a lungo termine sulla sua traiettoria di sviluppo. Quando un bambino è in ospedale non si perde mai di vista la sua istruzione (scuola in ospedale).
Bambino: persona a tutti gli effetti con le sue individualità, le sue caratteristiche che vanno riconosciute all’interno della malattia, riconosciuti i bisogni oltre che alle caratteristiche del bambino. Lo psicologo deve aiutare il bambino ad esprimere la sua persona anche in un contesto così spaventoso come quello dell’ospedalizzazione.
Salute: benessere psico-fisico, salute a 360°, non solo assenza di malattia, stare bene sotto tutti i punti di vista.
Malattia: ci può stare nella vita della persona, accostarci alla malattia con atteggiamento corretto, soggettiva/oggettiva, né ignorarla, né esagerarla, dobbiamo avere il giusto equilibrio, condizioni fisico-mentali con le quali dobbiamo imparare a concentrarci.
Ospedale: istituzione fondamentale per la nostra salute. Inizialmente vista come una struttura rigida ed immobile, con le sue regole, gerarchi e ritmi assurdi (sveglia alle 6.30/ pranzo alle 12). Ospedale in termini di umanizzazione delle cure che non riguarda solo il malato, ma anche gli operatori (può portare a fenomeni di burn out). Ospedale a misura di bambino e come renderlo tale.
Futuro: direzione verso cui ci proiettiamo se lavoriamo con bambini e famiglie in quest’ambito, non è motivo per negare il presente, ma per valorizzarlo, per progettare ciò che si vuole essere domani.
Presente: compito dello psicologo è individuare e riconoscere le potenzialità del contesto per fornire elementi utili alla crescita/ non vivere la malattia solo come momento critico e che ci mette in grandi difficoltà.
Valutazione psicologica sia dei bambini che dei genitori: in questo modo possiamo individuare le difficoltà presenti ed eventualmente se ci sono delle difficoltà risolverle. Quando vado a condurre una valutazione psicologica di un bambino che sia ammalato di una patologia nel suo corso di sviluppo devo prevedere anche una parte di valutazione dei suoi genitori sia in termini di difficoltà eventuali sia in termini di poter individuare le risorse su cui poter far leva per cercare di venire fuori da una situazione di difficoltà nel miglior modo possibile. Importanza di mantenere una buona alleanza con il paziente e con la sua famiglia, attraverso la raccolta di precise informazioni anamnestiche, che ci permetteranno di fare una diagnosi accurata di un’eventuale difficoltà.
Quando bisogna fare una diagnosi accurata ci porterà a fare i conti con delle difficoltà psicologiche o sintomi veri e propri di psicopatologia in alcuni casi. Quando ci troviamo a fare i conti con bambini e famiglie in ospedale, non siamo sempre di fronte ad una psicopatologia, anzi per fortuna siamo di fronte in piccoli casi a psicopatologia perché le persone fortunatamente sono sane psicologicamente, per cui se devono fare fronte ad una malattia di un figlio, avranno un momento di passaggio, ma quasi sempre questo momento si risolve facendo leva sulle risorse che queste persone hanno e quindi si adattano a questo evento e ne vengono fuori positivamente. Ci sono dei casi in cui l’intervento psicologico dello sviluppo fa un intervento più specialistico e terapeutico perché le persone con le loro risorse non riescono a fare fronte a questa situazione. Spesso le persone hanno le risorse per fare fronte, in un primo momento hanno le loro difficoltà, ma con l’aiuto dello psicologo, ma anche a livello meno specialistico, si può uscire da questo momento e andare avanti. E quindi l’intervento psicoterapeutico è necessario solo in pochi casi.
Se abbiamo fatto una buona valutazione, stabilito alleanza terapeutica, se abbiamo conosciuto il nostro paziente, il nostro bambino e la sua famiglia possiamo stabilire un piano di trattamento per quella famiglia, per quel caso e per quel bambino e questo è molto importante, in quanto intervento psicologico non va mai improvvisato, va meditato, costruito, soppesato – ci sono interventi di vari livelli. Dobbiamo chiederci se abbiamo chiaro il problema delle persone di fronte a noi e bisogna anche chiedersi se le domande siano delle richieste accettabili.
Obiettivo: creare degli interventi psicologici che siano efficaci sia per il bambino che per la sua famiglia. Alla luce delle poche risorse e dei dati scientifici sia molto importante. Interventi che siano evidenced-based: che abbiano delle evidenze empiriche che siano efficaci.
Comunicazione: è fondamentale che ci sia un file rouge: importante che ci sia utilizzo di una comunicazione efficace. Con il piccolo paziente e con i suoi genitori.
Psicologia della salute
La psicologia della salute: la possiamo considerare da molteplici punti di vista, nel senso che è una disciplina che copre diverse aree, possiamo considerarla:
- Come nel nostro caso, un’area di studio
- Area di ricerca
- Un ambito di intervento, professionale in cui appunto è possibile formarsi come psicologo della salute e lavorare all’interno di questo campo quindi è una disciplina sia accademica (come corso di psicologia della salute), ma è anche un ambito professionale molto importante e rilevante.
Storia
Diverse tappe: importanza graduale che questa disciplina ha assunto nel corso degli anni.
Anni 50’/60’: in cui si inizia a delineare che c’è una relazione fondamentale tra la malattia fisica e gli aspetti di vita stressanti: si affronta il legame che c’è tra stress e aspetto psichico che influenza il nostro benessere psicologico e la malattia fisica e la presenza di eventuali sintomi fisici che possono essere legati e causati dallo stress. Si inizia a parlare di questo forte legame tra psiche, mente e corpo.
Anni 70’: rinnovamento culturale per quanto riguarda i temi della salute: da bene individuale inizia ad essere considerata bene collettivo. Cioè ci si rende conto che si investe per fare stare bene le persone nella loro individualità: non solo le singole persone ne hanno un beneficio, ma è tutta la comunità che sta meglio; quindi in termini di spesa sanitaria e spesa sociale. Dal punto di vista dell’intervento psicologico a favore della salute: investimenti al fine di organizzare dei programmi di prevenzione nell’ottica di fare stare meglio più membri di un gruppo possibile, perché “prevenire è meglio che curare”.
79’: L’APA: gruppo di lavoro temi specifici sulla salute (38esima edizione grande organismo americano che raggruppa psicologi americani).
86’: dall’America all’Europa: organizzazione della prima conferenza Europea sulla psicologia della salute a Tilburg e viene fondata la società Europea che si occupa di psicologia della salute “European Society of Health Psychology”, che organizza periodicamente e con regolarità convegni che vengono poi tenuti a rotazione nelle diverse parti di Europa (primo in Italia, a Roma 87’).
80’: prima società italiana e rivista della psicologia della salute (ancora in pubblicazione).
Di cosa stiamo parlando? Di salute.
“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità. Il possesso del massimo stato di salute che si è capaci di raggiungere costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano” (OMS, 1948).
Idea di salute: caratteristica multidimensionale, quindi la salute non significa assenza di malattia. Benessere fisico: si riconosce forte importanza di stare bene fisicamente, dunque non avere sintomi di malattia, ma accanto a questo appaiono con molta importanza alla pari del benessere fisico, un benessere mentale e sociale. Quindi non è sufficiente non avere sintomi fisici per stare bene, ma è importante anche stare bene mentalmente e socialmente. L’OMS aggiunge che il possesso del massimo stato di salute che si è capaci di raggiungere costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano. Tutta la comunità deve fare del suo meglio per garantire questo diritto. Riconoscimento del prendere in considerazione nel processo di cura non solamente i fattori biologici legati al benessere fisico, ma anche quelli mentali, quindi psicologici e sociali. Tutti questi fattori interagiscono tra di loro. Gli aspetti psicologici e sociali sono quelli che riguardano noi psicologi. Si apre la strada a quella che è una visione bio-psico-sociale rispetto ad una malattia che può affliggere una persona.
Definizione di psicologia della salute da Matarazzo, studioso italoamericano, che fa parte dell’American Psychological Association: “La psicologia della salute è l’insieme dei contributi specifici (scientifici, professionali, formativi) della disciplina psicologica rispetto alla promozione e al mantenimento della salute, alla prevenzione e trattamento della malattia e all’identificazione dei correlati eziologici, diagnostici della salute, della malattia e delle disfunzioni associate. Un ulteriore obiettivo consiste nell’analisi e miglioramento del sistema di cura della salute e nella elaborazione delle politiche della salute” (J.D. Matarazzo, 1980).
Il lavoro dello psicologo della salute è quello di promuovere i comportamenti, le azioni, i pensieri, le credenze rispetto alla salute. È implicato in tutte quelle che sono le azioni di prevenzione, ma anche in tutti quelli che sono gli interventi e trattamenti in un momento in cui la salute può essere persa. Il lavoro dello psicologo della salute non è solo sul singolo, ma anche sulla comunità, ma ancora di più ad ampio spettro nel senso che lo psicologo della salute dovrebbe lavorare insieme ad altri professionisti con l’obiettivo di arrivare ad un miglioramento del sistema di cura e quindi partecipa alle decisioni importanti rispetto alle politiche della salute, rispetto a come uno stato, paese, comunità si debba organizzare per favorire il più possibile la salute e quindi rispondere alla necessità di garantire la salute delle persone come un diritto.
Perché la psicologia della salute si afferma sempre di più come una disciplina importante? Ci sono tanti motivi:
- Cambiamento nelle cause principali di mortalità: da malattie infettive a malattie croniche, comportamenti insani (48% mortalità) quello che è successo negli ultimi decenni è che le cause di mortalità si sono spostate su altri campi rispetto al passato. Quello che è successo negli ultimi decenni è che la causa di morte che nel passato era dovuta principalmente a grandi epidemie, mentre ai giorni nostri ci si è spostati su altri tipi di malattie che sono nella maggior parte malattie di tipo croniche, come obesità e problemi cardiologici che sono nella maggior parte dovuti a comportamenti insani nella sua quotidianità. E quindi capiamo che se c’è questo spostamento che riguarda i comportamenti, il ruolo dello psicologo può fare tanto perché può aiutare le persone ad orientarsi verso comportamenti sani facendo un lavoro psicologico con le persone stesse.
- Fattori economici: prevenire è meglio che curare: questo è noto. Ma la salute dell’individuo è la salute di tutti, per cui, il far star bene le persone singole contribuisce a spendere meno soldi per la comunità. E quindi appunto si è capito che è molto importante investire in quella che è prevenzione per spendere meno soldi. Costa molto di più curare una persona malata che attuare delle efficaci politiche di prevenzione per quanto riguarda la salute.
- Sviluppo della psicologia: metodi di intervento efficaci e contributo neuroscienze: per cui lo sviluppo delle nostre conoscenze, di metodi di intervento sempre più efficaci, il contributo delle neuroscienze hanno sicuramente influenzato in maniera positiva questa disciplina. E nel campo delle neuroscienze, viene spontaneo citare anche il contributo che sta dando la neuropsicoimmunoendocrinologia. La nuova disciplina la PNEI, un contributo relativamente recente che è ancora in grande sviluppo, è solamente all’inizio come ambito di studi, ma che sicuramente ha contribuito e contribuirà sempre di più allo sviluppo dell’importanza di questa disciplina, ovvero della disciplina della salute.
La psicologia della salute (si muove in due ambiti: quello della salute e quello della malattia) è comunque una disciplina che non è ancora completamente definita: è una disciplina in divenire.
Perché?
- Bisogno di emanciparsi dal modello medico tradizionale.
- Bisogno di allargare l’ottica dall’individuale al sociale.
- Bisogno di intersecare l’operare dello psicologo e le politiche nel settore della salute e della prevenzione.
Capitolo 1
La psicologia ci ha aiutato, ci sta aiutando a superare il modello bio medico. Che cosa è il modello bio medico? È un modello di medicina tradizionale che è andato per la maggiore fino all’altro ieri (forse in qualche caso ce lo stiamo perfino trascinando). La psicologia della salute mettendo l’accento sull’aberrazione del considerare il dualismo fra mente e corpo, mettendo l’accento sul forte legame, che c’è tra questi due aspetti della persona che sono assolutamente sempre in interazione tra di loro e inscindibili, ha messo appunto l’accento sulla necessità di superare questo modello tradizionale. In che cosa consisteva il modello bio medico tradizionale? Le fondamenta del modello bio-medico sono sicuramente: la biologia molecolare, ovvero il considerare la malattia come una alterazione dall’equilibrio, da quello che è normale, dalla norma delle variabili biologiche che sono oggettivamente misurabili e che sono quindi identificabili nella loro minuziosissima specificità.
Conseguenza di questa visione: il modello biomedico caratterizzato da procedure fondamentali che sono le diagnosi, che ci aiutano a stabilire la presenza di una patologia e di fare il passo successivo, ovvero di stabilire delle terapie e di decidere come possiamo intervenire, quali strategie dobbiamo adottare per cercare di curare le persone, individuando quelle che sono le strategie con una dimostrata validità e quindi con tutti dei trial, delle sperimentazioni prima di applicare la terapia in modo da essere sicuri delle terapie effettivamente efficaci.
Il modello bio-medico è sicuramente stato il modello dominante, altamente condiviso fino all’altro ieri, fino ad oggi giorno, in diversi ambiti, aspetti. La natura del modello è di tipo biologico e riduzionista e l’impianto del modello si basa sulla concezione del dualismo corpo/mente. La malattia viene quindi intesa come deviazione dalla norma di variabili biologiche misurabili e quindi quello che è il focus del modello biomedico è quello di stabilire, individuare una causa biologica. Mentre i fattori psicologici e sociali non sono considerati nella loro importanza e non sono considerati come dei fattori potenziali e quindi non acquisiscono la loro dignità, importanza e vengono quindi, se non valutati assolutamente in nessun modo, ma almeno nella migliore delle ipotesi vengono quanto meno sottovalutati. Il vecchio modello bio medico non si è concentrato tantissimo sull’azione preventiva, ma ha enfatizzato il cosiddetto potere dei sanitari che è questa gerarchia che caratterizza l’ambiente sanitario dove la posizione del paziente è una paziente passiva, del tipo che il paziente si affida completamente al suo medico, alla persone che si deve prendere cura della sua malattia, ma non è solamente una relazione di fiducia dell’affidarsi, è proprio una relazione in cui c’è una forte discrepanza nel potere della relazione che è governato soprattutto dal medico, dai sanitari che prendono le decisioni importanti per il paziente, basandosi sulle loro conoscenze, sulle loro esperienze.
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