Il controllo di gestione o controllo direzionale è il “sistema direzionale” con cui i
manager ai vari livelli si accertano che la gestione si svolga in condizioni di
efficienza e di efficacia, in modo da permettere il raggiungimento degli obiettivi
prestabiliti, esplicitati in sede di pianificazione strategica. È la definizione, fa parte
dei meccanismi operativi (sistema direzionale) che è una delle variabili organizzative
(le altre sono: struttura aziendale e i modelli di management).
La pianificazione strategica e il controllo di gestione: l’attività di pianificazione
strategica ha per oggetto decisioni con cui si dà all’azienda un volto durevole
(strategie) ed è caratterizzata da un orizzonte temporale pluriennale. Il controllo di
gestione, invece, si occupa di monitorare nel breve periodo le variabili di gestione
(sia correnti che strategiche).
Il sistema di controllo di gestione è articolabile in 2 componenti:
• Componente di struttura: articolazione dell’azienda in sub-sistemi che formano
oggetto di monitoraggio (centri di responsabilità) e l’insieme di metodologie di
misurazione contabile (bilancio) ed extra (standard fisico e monetario),
mediante le quali vengono quantificati i risultati dei sub sistemi;
• Componente di processo: riguarda le attività dei manager nelle varie fasi del
controllo, è una componente dinamica e riguarda modalità organizzative di
budgeting e reporting.
L’attore principale di questo processo è la direzione aziendale intesa come insieme di
manager dotati di leve decisionali (e responsabilità) necessarie per gestire le risorse;
tutti i manager sono coinvolti nel controllo di gestione e l’alta direzione è comunque
il principale protagonista (i controller che sono gli specialisti del controllo di gestione
hanno un ruolo fondamentale).
Il controllo di gestione è un sinonimo di monitoraggio dei risultati della gestione,
grazie al quale i manager si accertano del grado di efficienza (input) e efficacia
(output) dell’impresa.
Gli obbiettivi di fondo (lungo periodo) della gestione sono gli obbiettivi a cui mira
l’azienda, sono diversi tra le varie aziende, i principali sono: redditività del capitale,
creazione di valore economico o valore del servizio reso agli utenti (la pianificazione
strategica). Per raggiungere tali obbiettivi è necessario stabilire dei sub-obbiettivi
coerenti; una volta che la direzione ha deciso cosa produrre, per chi e come (strategia
di business), con la pianificazione di lungo periodo si formulano i piani d’azione con
cui dare attuazione alle suddette strategie. 1
• Pianificazione: lungo periodo si intende la pianificazione strategica che ha per
oggetto le decisioni con cui si attuano le strategie di business e i piani d’azione;
• Pianificazione: breve periodo, si intende il piano per il prossimo anno, cioè il
budget.
Il tipico meccanismo di controllo di gestione consente di individuare tre fasi:
• prima della gestione = controllo preventivo: parto col verificare che i
programmi operativi che sono stilati siano coerenti con gli obbiettivi in sede di
pianificazione;
• durante la gestione = controllo concomitante: non aspetto la fine dell'anno per
notare degli errori, con esso si pone a confronto un rapporto temporale con
quello che si vuole ottenere, posso anche anticipare eventuali interventi
correttivi;
• dopo la gestione = controllo consuntivo: si rileva l'obbiettivo finale se è stato
raggiunto o no, è utile per l'anno successivo se si sono fatti errori non ripeterli.
Il meccanismo principale per il controllo di gestione è il meccanismo di feedback: si
misurano i risultati effettivi con quelli attesi. Si parte con la definizione dei vari
obbiettivi, dopo i manager operativi definiscono le azioni operative per raggiungere
tali obbiettivi, tali azioni si trasformano in risultati effettivi e tramite i documenti
consuntivi si attesta tutto (analisi Δ).
Un altro meccanismo è il feed-forward e consiste in un confronto tra obbiettivi e
forecast, cioè i risultati prevedibili in assenza di interventi correttivi; la differenza con
il feedback sta nel fatto di confrontare gli obbiettivi non con i risultati effettivi ma
solo con quelli attesi. Serve per effettuare un monitoraggio precoce in modo da
conoscere l’evolversi della situazione.
I 2 meccanismi non sono alternativi ma complementari, perché ci danno informazioni
diverse.
Confronto obbiettivi e consuntivi: se non si raggiungono gli obbiettivi bisogna
capire perché non si è ottenuto il risultato sperato, magari si è dato un obbiettivo
troppo ambizioso oppure non si è lavorato bene e si ha sbagliato qualcosa da qualche
parte.
Si deve analizzare la situazione anche se è positiva, perché magari si è dato un
obbiettivo facile da raggiungere, oppure il mercato sta andando meglio del previsto.
Dopodiché si procede con gli interventi correttivi: mi pongo delle domande e cerco
di rispondere alle motivazioni degli scostamenti; sia dal punto di vista operativo sia
dal punto di vista degli obbiettivi.
Redditività: attitudine a dare al capitale una rimunerazione congrua; equilibrio
economico: attraverso il flusso di ricavi (del core business) si va a coprire
durevolmente il flusso dei costi.
Liquidità: attitudine a fronteggiare tempestivamente ed economicamente i fabbisogni
finanziari imposti dalla gestione; equilibrio finanziario: lo ottengo quando il flusso
delle entrate (vendite, finanziamenti) è in grado di coprire costantemente il flusso
delle uscite (fornitori).
Solidità patrimoniale: è sinonimo di equilibrio di struttura delle fonti di
finanziamento, collegato al “rischio finanziario” causato da un indebitamento
eccessivo; equilibrio patrimoniale: deve riuscire a finanziare gli investimenti
maggiormente col capitale proprio.
ROE (Rn/N): indice che esprime la redditività del capitale proprio, cioè il guadagno
dei soci.
ROE=ROI × grado diindebitamento ×incidenza gestione operativa
Grado di indebitamento (Ko/n): cap. investito e cap. proprio mi dice quanto sono
indebitato.
Tasso di incidenza gestione op. (Rn/Ro): mi dice quante incide l’area core sul totale
del reddito e di conseguenza so quanto incide l’area non caratteristica.
ROI (Ro/Ko): esprime la redditività del capitale investito nella gestione operativa.
Ragioniamo sulle componenti del ROI: abbiamo il tasso di rotazione del capitale
investito (indica se l’azienda vende tanto) e il ROS (indica se l’azienda vende bene)
formato da ricavi operativi (Ro) diviso il fatturato (V).
C C
Ro V Co
−Co v f
= =1− =1− +
V V V V V
Con questa scomposizione notiamo sia i costi fissi, sia quelli variabili; maggiori sono
i costi variabili, maggiormente io riesco a diminuire o aumentare questi costi perché
sono collegati al volume di vendita: quindi riesco ad essere più flessibile. Al contrario
quando ho tanti costi fissi riesco ad essere meno flessibile rispetto all'andamento del
mercato.
PRINCIPALI ANALISI DEI COSTI PER IL CONTROLLO DI GESTIONE
1. 3
2. Operativi e non operativi 5. Parametrici, discrezionali e
3. Variabili, fissi e misti vincolati
4. Diretti e indiretti 6. Controllabili e non controllabili
7. Effettivi e ipotetici.
La prima grande distinzione è fra costi operativi e non; le altre aree possono essere:
• Finanziaria: riguarda debiti, crediti e interessi;
• Straordinaria: riguarda costi e ricavi che non si ripetono di anno in anno;
• Atipica: simile alla core;
• Tributaria: tasse.
La seconda è fra costi variabili e fissi, il loro parametro di divisione è il
comportamento assunto al volume d’attività; quindi i costi variabili variano in base al
volume della produzione, quelli fissi non variano in base al volume e quelli misti
sono composti da due componenti: una fissa che non varia e una variabile che cambia
in base al comportamento del volume.
Costi operativi variabili: il loro importo varia in proporzione al volume di
produzione; indica l'efficienza intesa come impiego risorse, prezzo acquisto risorse,
prezzo vendita prodotti, mix produttivo. Osservo l'efficienza su 2 aspetti:
• interna: quando l'azienda è brava a usare le materie prime riducendo gli
sprechi al minimo.
• esterna: capacità ad acquisire i fattori produttivi ad un buon prezzo evitando
sprechi a parità di qualità.
Costi operativi fissi: mi segnala l'adeguatezza dei volumi rispetto alle capacità di
programma; dev’essere bilanciata: i costi fissi devono essere coperti dalle vendite. I
costi fissi sono i primi che devono essere coperti.
I costi variabili sono composti da 2 parametri di efficienza (quando si parla di
efficienza nei costi vuol dire uno di questi 2 si modifica; per ottenere b li moltiplico):
• Standard fisico: si riferisce all’efficienza interna, per esempio i kg di
materiale necessari per costruire un bene, oppure le ore di lavoro necessarie;
• Standard monetario: si riferisce all’efficienza esterna, cioè quanto pago lo
standard fisico, per esempio €/kg o €/ora.
Graficamente sono le tangenti del primo e terzo quadrante, quindi hanno
proporzionalità diretta e la loro formula è:
y=b∗x
y = ammontare del costo totale della risorsa in esame.
b = ammontare del costo unitario (st.nd fisico x st.nd monetario) della risorsa in
esame.
x = volume di produzione.
I costi fissi in realtà possono variare se si cambia la capacità di programma, il loro
cambiamento non è proporzionale, ma a scalino; infatti la sua è una proporzionalità
lineare con formula:
y=a
“a” è l’ammontare del costo, in date ipotesi di capacità produttiva (se si cambiano
cambia a).
I costi misti hanno una proporzionalità diretta ma non partono dall’origine (classico
esempio: energia componente fissa data dal canone e una variabile dato dal
consumo):
y=a+b∗x
Importante: nei problemi per trovare la parte fissa da quella variabile faccio il
sistema.
Un’altra modalità della classificazione dei costi è quella secondo l’imputazione ai
loro oggetti: nel senso che bisogna specificare l'oggetto d'osservazione prima di
parlare: noi di solito usiamo sempre il prodotto.
Distinzione:
• diretti: si imputano ai loro “oggetti” con la misurazione oggettiva della
quantità di risorsa impiegata (cioè si moltiplicano per un volume); lo uso
quando si riferisce ad un singolo prodotto, se non so distinguere quale prodotto
sono indiretti.
• indiretti: si imputano con una ripartizione soggettiva o proporzionale, in base
ad un “driver” scelto ad hoc, lo uso quando non riesco a definire a quale
prodotto si riferisce.
I costi diretti possono essere sia variabili che fissi (per esempio l’ammortamento
di un macchinario), invece quelli indiretti solo fissi.
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Un’ulteriore modalità è la classificazione secondo le modalità della loro
programmazione:
Costi tecnici o parametrici: fanno riferimenti ad uno standard e quindi sono
misurabili in maniera oggettiva; sono costi variabili dove è noto sia lo standard fisico
che monetario, più alti sono i costi sostenuti rispetto a quelli preventivati, più bassa è
l’efficienza e viceversa (per es. per fare un dolce occorre x farina, x uova,…).
• Definizione: elementi di costo per i quali si può determinare oggettivamente
l’ammontare (cioè è nota a priori la quantità di input per 1 unità di output, cioè
standard o parametri), si deve tenere conti di sfridi e sprechi;
• Ammontare a budget: dipende dal volume di produzione;
• Controllo: analisi degli scostamenti: “più bassi sono meglio è”; lo scostamento
è un indice di efficienza;
• Periodo di controllo: breve (anno o meno, perché magari le tecnologie ci
permettono standard più efficienti).
Costi discrezionali (pubblicità e formazione): sono fissi; l’ammontare a budget è
soggettivo e dipende dalle decisioni delle diverse aree organizzative:
• Definizione: elementi di costo il cui ammontare non è vincolato a parametri
tecnici, ma agli obiettivi che si vogliono raggiungere, senza un legame
quantitativo preciso;
• Ammontare a budget: dipende dalla decisione della direzione;
• Controllo: analisi degli scostamenti: lo scostamento indica solo che ho speso
più o meno di quanto ero autorizzato a fare; non è una misura di efficienza (né
di efficacia), la misura di efficacia è la realizzazione degli obbiettivi per cui ho
stanziato quei fondi;
• Periodo di controllo: breve – medio (la formazione può avere tempi medi).
Costi vincolati (affitto capannone): sono costi fissi presi grazie a decisioni
discrezionali dei manager; vengono stanziati di anno in anno tenendo conto di quanto
si è speso l’anno passato con possibili variazioni, quindi l’ammontare a budget
dipende da decisioni prese in sede di pianificazione strategica.
• Definizione: elementi di costi che sono conseguenza di impegni assunti in
passato;
• Ammontare a budget: dipende d
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