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Ermeneutica Filosofica

Appunti di Ermeneutica filosofica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Brentari dell’università degli Studi di Trento - Unitn. Facoltà di Lettere e filosofia, del Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Ermeneutica filosofica docente Prof. C. Brentari

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miracoli il rapporto diretto di un fenomeno con l'infinito, con l'universo e nella rivelazione

ogni intuizione originaria e nuova dell'universo e ognuno deve comunque sapere meglio di

tutti che cosa per lui sia originario e nuovo. La è che esso

critica di Schleiermacher all'hegelismo

si definisce come sistema perfetto e conchiuso in se stesso come un “vuoto giocare con delle

Questo

formule che si ripetevano all'infinito, in modo diverso senza che niente di reale vi corrisponda”.

perché esso è intesa come il sentimento dell'infinito, mancante

privo della religione, del

di intuire un realismo superiore dicendo che il sistema di Hegel

desiderio di intuire l'infinito, Secondo un grande studioso di Schleiermacher,

“distruggerà l'universo mentre sembra crealo”. G.

la diversamente dalla filosofia hegeliana, non cerca di costringere il mondo

Scholtz religione,

in un sistema di concetti universali, ma vede nella forma particolare concreta una manifestazione

Hegel vede delle massime nei sensi che i romantici non

dell'universo che si individualizza.

possono accettare, perché vorrebbe dire che tutto deve culminare in un assoluto, in un

principio ideale, nella comprensione assoluta dell'assoluto. Invece proprio perché l'oggetto è

sono adeguate e giustificate e una

l'infinito, infinite forme individuali di intuizione pluralità di

esistenti le une accanto alle altre.

religioni

TEORIA GNOSEOLOGICA

Il della limitatezza del punto di vista individuale, è uno dei presupposti

tema della finitezza,

chiave dell'ermeneutica: solo un soggetto finito, distinto dall'oggetto e dagli altri oggetti, può entrare in

un rapporto interpretativo con essi.

Lo stesso avviene anche nel processo comprensivo degli altri: ogni persona è vista come

un nucleo sentimentale da cui si dipartono opere e azioni. Noi conosciamo in primo luogo

queste ultime, mentre il nucleo della personalità è oggetto di una intuizione graduale, che

può approfondire le nostre conoscenze ma non le esaurisce mai. E lo stesso, in un certo

senso, può essere detto anche di noi stessi, della conoscenza di sé tramite l'introspezione.

La è quindi e allo stesso tempo è una particolare

personalità soggettiva e infinita

rappresentazione della realtà, cioè

“die Menschheit darstellen”, dare a ogni concetto l'intuizione

corrispondente. 02/03/2014

Schleiermacher è il primo ad usare la parola “ermeneutica” in modo consapevole. Abbiamo

mostrato quanto la prospettiva ermeneutica si aprì come consapevole alternativa sia alla

Anche nel contesto italiano, si aprirà come

prospettiva kantiana, sia alla prospettiva hegeliana.

una alternativa alla filosofia di Benedetto Croce. Perché dal punto di vista teoretico

l'ermeneutica è una alternativa? Perché all'opposto del modello di conoscenza perfetta

kantiana, che invece in Kant

l'ermeneutica si prefigge la possibilità di una interpretazione individuale,

non è contemplata. Invece nella prospettiva hegeliana non si apre uno spazio

dell'interpretazione, perché l'idea di base è che il soggetto conoscente e l'oggetto

conosciuto sono la stessa cosa, in un processo graduale in cui la coscienza scopre pian

piano se stessa, scoprendo allora stesso tempo il mondo.

La dove non ci sono forme universali di conoscenza e dove vi è una certa distanza tra

soggetto e oggetto è possibile la posizione di Schleiermacher. L'ermeneutica ha bisogno di

in quanto non vi è il e non vi è un'entità

alterità, noumeno kantiano mediata hegeliana.

Schleiermacher è un romantico che chiama l'oggetto dell'ermeneutica ed essa è

“infinito”

descritta come una sorta di a differenza dell'idealismo hegeliano: “Esso

realismo superiore,

distruggerà l'universo mentre sembra crearlo”.

La posizione che Schleiermacher occupa nella storia ermeneutica è riconosciuta da tutti.

Uno dei più grandi conoscitori di Schleiermacher è Dilthey, il quale afferma che

l'ermeneutica nasce per una la necessità di non dissolvere l'alterità in una

necessità etica,

alterità mediata tendenzialmente hegeliana, soprattutto sulla natura, della quale fa delle

fasi preparatorie dell'uomo attraverso il quale lo spirito ritorna a se stesso. Nella logica

hegeliana l'essere è uno e non vi sono varie forme di essere o di divenire, mentre nella

natura vi sono diversissime digressioni e, secondo Hegel, la natura ha sprecato le proprie

energie per produrre delle scemenze. Questo porta alla nullificazione dell'alterità: ciò che

non è utile, non è essenziale e ne siamo indifferenti. Per l'ermeneutica è tutt'altro, anche

se Schleiermacher non tratta particolarmente il tema della natura, ma si lascia lo spazio

per Schleiermacher e alla

all'alterità che è Dio necessità etica, rivolta soprattutto all'individuo.

L'ermeneutica è una In Dilthey c'è tutto un discorso sulla

spiegazione dell'individualità altrui.

spiegazione nel campo dell'ermeneutica che sennò vi

non è una analisi matematica o empirica,

sarebbe l'annullamento dell'alterità.

La si realizza perché si cerca di comprendere le singole parti

circolarità della conoscenza

guardando il tutto, ma ci si rende con che questo tutto deve essere partito dall'intellezione

di una parte. L'ermeneutica prende entrambe le parti del discorso e non si riesce a

prendere una posizione definita e precisa su tale argomento. Quando si aprirà il circolo

ermeneutico, avrà il primo formarsi a qualsiasi oggetto conoscitivo, delle sue parti in cui

siamo immersi. Non riusciremo ad individuare nella nostra esistenza un tutto che

conoscevamo o una parte che già conoscevamo. Per allora

circolo ermeneutico vuol dire che

Non sappiamo quanto questo sia nato, ma sappiamo

parte e tutto si presumono reciprocamente.

che vi siamo immersi.

Altra idea è quella della di Gadamer, cioè che quando si mettiamo

pre-comprensione di fronte

a un determinato fenomeno c'è sempre in noi qualche elemento che guida il nostro interesse.

L'ermeneutica è un elemento che parte da un singolo elemento e attraverso il metodo

argomentativo cerca di arrivare ad un punto, sottolineando che l'uomo non è mai ragione

assoluta, ma è immerso nelle cose. La pre-comprensione è una sorta intuizione preliminare

Elementi innati in senso kantiano non ci sono, ma secondo

dell'oggetto che andiamo a studiare.

l'ermeneutica vi sono degli che si inseriscono in noi,

elementi preesistenti nella nostra cultura

infatti è impossibile muoversi in uno spazio neutro.

Diapositiva 59 - Per Schleiermacher non è importante risalir se vi era prima un tutto o una

parte, in quanto entrambe si influenzano reciprocamente e, anzi, anche il tutto va compreso

in quanto anche se ci troviamo davanti un ente

materialmente in modo provvisorio come una bozza,

materiale, che ci sembra definito, è meglio lasciarlo aperto per dare la possibilità che

entrino altri elementi all'interpretazione. In Schleiermacher c'è ancora la possibilità di inserire

quindi c'è l'idea che nel ciclo ermeneutico bisogna

nei fenomeni naturali l'interpretazione,

interpretare il tutto, anche se l'ermeneutica prenderà un direzione verso una prospettiva

che alla natura. Il secondo Schleiermacher,

storico-sociale e culturale, circolo ermeneutico, non

perché vi è l'ermeneuta, ma vi è anche il lettore che ha un potenzialità di

avrà mai fine

interpretazione a sua volta.

C'è un intento critico, soprattutto nell'Ottocento dove vi era il pensiero hegeliano a

dominio della critica come un cominciamento finito della filosofia nel concetto di “essere”

posto di fatto, in cui non esiste un cominciamento assoluto del sapere e della comprensione filosofica.

Per l'ermeneutica, questo è un mito, è più un preesistente

rimando ad una tradizione culturale

e come un Per l'ermeneutica bisogna criticare fortemente

rimando ad altre forme di conoscenza.

questo pensiero, infatti in qualsiasi ambito in cui ci muoviamo, l'ermeneutica ha una forte

capacità di arricchimento conoscitivo. Se noi conosciamo i punti da cui partiamo è come se

riuscissimo a muoversi verso la comprensione del tutto comprendendone meglio le parti.

Non si riesce mai a non avere una pre-comprensione. Le conclusioni sono due: non si potrà

gli elementi della comprensioni sono un

mai avere una conoscenza oggettiva; arricchimento

in quanto l'individuo osserva come questi interagiscono con gli altri a formare un

oggettivo,

nuovo oggetto.

Connessioni tra Dilthey e Schleiermacher. Nell'ermeneutica c'è il tentativo di comprendere

il caso individuale senza ridurlo a leggi generali o a uno spirito assoluto. Introduzione alle

Dilthey utilizza questo principio di Schleiermacher, soprattutto con le

scienze dello Spirito. (“scienze ita.) e la stessa alternativa la si ritrova in Italia con le

scienze dello spirito umane”

con la loro forte base ontologica e le scienze umanistiche o dello spirito. A

scienze naturali

partire da Newton le scienze naturali hanno sempre più guadagnato prestigio, spazio e

risultati. Già Kant cercava di reagire all'egemonia delle scienze naturali. Egli aveva si una

forte ammirazione delle scienze naturali, ma queste derivavano dalle categorie della

mente dell'uomo, quindi i loro risultati derivavano da esse e Kant cerca di riportare

all'uomo le capacità conoscitive della scienza, senza farne un metodo astratto e assoluto,

ma mettere sulla sfondo, alla base l'uomo. Invece la strategia di Dilthey dice che le scienze

devono essere come completamente

dello spirito autonome sia nei confronti dell'idealismo

che in quegli anni era raffigurata al suo apice nel

hegeliano, sia in quelli della scienza

positivismo. Per i positivismo le erano molto scarse, perché mancano di

scienze storico-sociali

metodo. Si ricerca quini una che sono valide anche nel

rifondazione delle scienze dello spirito,

mondo moderno. Le scienze storico-sociali non devono per questo andare alla ricerca di

dati, come era per le altre scienze, ma usare i cioè un metodo che

metodi dell'ermeneutica,

senza ridurli a concetti generali. Il punto su cui si

riveli l'autonomia dei processi storico-culturali,

concentra la critica di Dilthey è l'individualità, come ciò che le scienze esatte non riescono

a capire, come i personaggi storici come appunto individui o come la stessa sociologia o la

psicologia non si sognava nemmeno di provare. Nell'ambito umano la comprensione nasce dalla

come ammetterà lo stesso Freud. Le scienze dello spirito non

comprensione individuale,

devono imitare le scienze esatte e soprattutto non devono seguire un metodologia quantitativa.

Sottovalutazione positivistica, soprattutto per Comte padre della sociologia, delle scienze

dello spirito, in quanto non riescono ad e non hanno

arrivare a leggi universali capacità

preventiva.

Secondo il mondo storico è diverso dal mondo naturale: l'unico ambito in

Giambattista Vico

cui l'unico uomo potesse arrivare ad una ciò che è

verità assoluta era il mondo storico: vero è ciò

È direttamente contraria alla visione di Galileo Galilei o degli

che noi stessi abbiamo fatto.

scienziati, in quanto vedono che il mondo naturale gli sta di fronte ed inerme. Vico dice

che è il che può essere studiato. Esponente principale dello storicismo e

verum factum

promotore di questo pensiero è Quelli che si occupano di cose che non sono

Benedetto Croce.

state fatte dall'uomo non hanno alcuna possibilità di una conoscenza precisa, ma è

nell'individualità storica che possiamo trovare tale conoscenza. La natura in questo

momento non è oggetto dello studio ermeneutico.

Secondo Dilthey nella storia e nella società ci si comprende dall'interno tramite

identificazione e affinità, perché tutto nella storia è espressione della mente umana. Le

scienze dello spirito si devono occupare di quello che ci è comprensibile tramite

identificazione e affinità, mentre per la natura esterna c'è bisogno di una integrazione di

metodi empirici-matematici che chiariscono il fatto che la natura non ci appartiene.

Questi due atteggiamenti verso il mondo storico sociale e la natura vengono

contrassegnati con due termini: la e la Il primo è il processo

comprensione spiegazione.

ermeneutico tipico del ciclo ermeneutico di Schleiermacher (Dilthey è studioso di

Schleiermacher) che tratta del mondo storico sociale e il secondo che tratta della natura,

delle scienze esatte, le quali tendono a fare completa chiarezza sui fenomeni naturali. La

comprensione è proprio la trasposizione di un mondo altro, in cui il ricercatore cerca di

muovere, senza voler pretendere di capire tutto, ma di inserirsi in un processo di

arricchimento ciclico che non arriverà mai ad un momento chiaro assoluto. Il positivismo

ottocentesco aveva una grandissima fiducia nella scienza come quella facoltà che svelerà

tutti i fenomeni naturali e sociali. Questo a portato alla nascita di posizioni un po' di difesa,

un po' di cautela che ha portato allo storicismo che accomuna Dilthey, ma accomuna

anche Croce.

Scrive Dilthey che si spiega la natura tramite forze intellettuali, ma comprendiamo la storia

sociale tramite tutti i movimenti dell'anima e che quello che troviamo nelle manifestazioni

intellettuali della storia lo possiamo comprendere perché lo possediamo anche nel

presente in cui operiamo, in noi. Il di Vico lo ritroviamo e permette una

verum factum

comprensione più profonda rispetto alla scienza. Le scienze dello spirito si differenziano

dalle scienze della natura perché l'oggetto di studio non è qualcosa di esterno, ma

qualcosa che è connesso con il nostro vivere. La connessione nelle scienze naturali la

capiamo tramite ipotesi aggiuntive che vanno verificate faticosamente, mentre per le

scienze dello spirito c'è un elemento originario intuitivo che ci permette di comprendere la

vita psichica. Croce sarà così tanto anti-positivista da scartare la parola “psichico” con

“spirito” in una posizione più forte, rispetto Dilthey. Questi autori usano procedure

ermeneutiche in un momento di eccesso di fiducia nella scienza nell'Ottocento al quale

reagiscono una serie di pensatori che vogliono riconfermare le scienze dello spirito. Anche

l'estetica verrà riproposta in termini scientifici-positivistici come un gioco di sensazioni.

L'ermeneutica invece è un metodo privilegiato, in quanto quando si parla di individualità e

del rapporto alla comprensione dell'estetica. 09/03/2014

Nel caso di Dilthey c'è una connessione diretta tra il soggetto che interpreta e l'epoca che

è interpretata. Quello che ci è vicino è molto più capibile della natura: “La natura è per noi

. L'ermeneutica diventa così non solo interpretazione dei

muta, […] la matura ci è straniera”

testi, ma l'interpretazione arrivando al massimo in Heidegger con

di epoche storiche,

l'interpretazione ontologica. Con Dilthey abbiamo visto l'interpretazione individuale e con

Schleiermacher l'interpretazione della parte e del tutto che c'è anche in Dilthey, ma si

amplia a epoche storiche dell'umanità. Il problema pratico è quando ci siamo formati un

idea del tutto, ma è un problema relativo alla cultura in cui siamo nati. L'ermeneutica

diventa così una scienza dello spirito, in contrasto alle scienze della natura. Tutto questo si

comprende se si tiene conto del tentativo di Comte di espandere il metodo quantitativo-

scientifico alle scienze dello spirito. Queste però inizieranno a difendersi dagli spropositi

del positivismo, in quanto Dilthey sapeva quanto le due scienze fossero differenti sia dal

punto di vista dell'oggetto di studio, sia dal punto di vista del metodo.

L'ermeneutica diviene così lo studio del singolo caso e non di una generalizzazione di casi.

Così il metodo delle scienze dello spirito si incentra sull'autonomia da

del comprendere

processo empirico-matematico delle scienze naturali (soprattutto per quanto riguarda la

ripetibilità dell'esperimento e la sua prova in laboratorio), sulla presenza di una “connessione

l'io del ricercatore in scienze sociali

psichica” trascendentale che unisce con le personalità e le culture

la quale andrebbe studiata, più che con una psicologia sperimentale, con una

di ogni epoca,

vera e propria mirante a comprendere “la vivente connessione

antropologia filosofica

effettuale tra la vita psichica e il mondo storico” . Con Dilthey si ha la possibilità di

espandere lo studio a tutta la storia psichica, infatti egli chiama cioè la

“vita di un epoca”

totalità organizzata dell'esperienza psicologica individuale e dell'esperienza collettiva nella sua storia,

come un che vede tutte le vicende culturali e storiche presenti. Qui ricorre una

organismo

metafora naturale, come se volesse dire che c'è una incomprensione dei positivisti nei

confronti della natura, rifacendoci a teorie pre-positiviste, che guardano al mondo

sezionando la natura in parti e studiando tali parte, ma che essa era una esemplificazione

della storia. Dilthey e Croce sono una risposta alla scienza ottocentesca.

Anche per Dilthey la comprensione della vita di un epoca, presuppone una comprensione

intuitiva. Tale processo mediante il quale conosciamo qualcosa di psichico per mezzo dei segni

che lo manifestano. Prevale il segno di Aristotele, in quanto l'intuizione deve

sensibili

passare necessariamente per una proposizione sensibile. Questa comprensione intuitiva la

si usa per capire il motivo e i collegamenti di un azione seminata in un punto nel tempo.

Nell'ultimo Dilthey l'attenzione ricade nelle forme oggettive che esprimono un identità

culturale, questo perché egli comincia a diffidare della capacità dell'intuizione, pur

restando un ermeneuta e allo studio del singolo caso, ha bisogno di qualcosa più stabile.

Dilthey prende in prestito da Hegel lo “spirito oggettivo” nella quale le forme sono l'arte, la

musica ecc. Dilthey ha bisogno di qualcosa di oggettivo, le della vita dell'epoca

espressioni

che egli chiama dalla quale

“oggettivazioni dello spirito” integrano l'ideale della comprensione diretta

Nell'Erlebnisse (esperienza) in riferimento alla vita, come esperienza colta

dei vissuti psichici.

nel momento in cui la si vive, come è il tentativo di Dilthey nell'ultima fase

esperienza vissuta,

della sua vita, è ritornare a quell'esperienza originale di un personaggio storico o di un

autore, anche senza studiare l'opera, ma sulle tracce concrete che l'erlebnisse ha lasciato.

Altro termine è che è l'esperienza che viene vissuta alla fine della vita. Il punto di

Erfahrun

Dilthey è arrivare all'esperienza immediata, al recupero dell'erlebnisse. Quello in cui si

traduce l'erlebnisse è anche che da espressione al vissuto. Il processo ermeneutico va

forma

a ritroso, che ricerca l'azione, ne ricava lo spirito oggettivo e attraverso la forma ne ricava

l'esperienza vissuta. Per questo l'espressione diventa condizione necessaria per la comprensione

della propria e altrui esperienza vissuta. (Confronto filosofico tra i due termini Valter

Beniamin)

La filosofia ermeneutica contemporanea, parte con Heidegger, soprattutto con Essere e

Tempo che è un po' un analisi con cui il soggetto (“tasain”) sta al mondo che sono molte,

modalità autentiche e inautentiche. Prima di queste caratteristiche sono i “trascendentali”

che può essere l'uomo, ma Heidegger era un concetto troppo naturalistico, semplicemente

esserci al mondo come esistere. Ricapitolando l'esserci non è un termine che non si

collega direttamente all'uomo, ma c'è cmq un collegamento alle esperienze di base che fa

l'uomo. Uno dei tratti di fondo di Heidegger è l'essere tratto nel mondo in modo casuale o

come la chiama L'uomo quindi non è una categoria, ma bensì un

la “gettatezza” dell'individuo.

simbolo, in fatti al traduzione è l'essere qui, in questo momento e sentire di essere. È una

sorta di apertura al mondo dell'esserci. Ciò che colpisce è la radicalità del suo pensiero,

perché non parte da una base antropologica filosofica già formata, ma da un entità che

prima ancora di ritrovarsi un ambito culturale preciso, egli si trova ne mondo senza volerlo.

Non è più soltanto apertura comprensiva verso altre epoche, ma al mondo in quanto tale,

quindi è il momento di massima estensione dell'ermeneutica sul piano ontologico.

Com'è possibile che un pensatore abbia potuto sviluppare un pensiero così radicale?

Deriva storicamente dal fatto che Heidegger è stato un allievo di Husserl, con la sua

concezione di fenomenologia come visione e non come interpretazione. Secondo Husserl

la fenomenologia deve cerca di capire come la coscienza costituisce i suoi oggetti. In

Heidegger il termine chiave non è più coscienza che lentamente costituisce i suoi oggetti,

ma è partecipazione al mondo. Per Heidegger il pensiero husserliano è si servito ad

ampliare il pensiero di Kant, ma non si è spinto al di la della coscienza. Heidegger vuole

usare alcuni elementi della fenomenologia per passare dall'esserci all'essere. Per molti è la

fine della metafisica, anche se Husserl rimane in un punto in cui la coscienza che fa i suoi

oggetti, quando invece Heidegger dice che la coscienza fa troppo, pur essendo un essere

costituente importante, ma per lui la coscienza non costituisce, ma lascia manifestare,

quindi Heidegger dice che la

“lascair vedere da se stesso ciò che si manifesta, così come si manifesta”.

fenomenologia è un nuovo punto di partenza, una barricata contro la metafisica, ma non

trascendentale nel senso kantiano. Questa si collega direttamente all'ermeneutica, in

quanto soltanto (Dasein) può interpretare e sta al mondo come tutti gli altri enti. Si

l'esserci

parte quindi dal nudo fatto di esistere e non di vivere e non possono sporgere al di là degli

enti esistenti, cioè il termine esistenza si riconduce al latino = eccedere, esporsi al

ek-sistere

di fuori e che quindi gli enti sono semplicemente cose che sono nel mondo, l'unico che può

superare questa concezione è l'esserci il quale vede le cose in un altro modo grazie al

ritrarsi dell'essere, il quale lascia spazio all'ente. Quindi l'ente è in qualche modo una

testimonianza dell'essere, il quale si è ritratto per far apparire l'ente. L'uomo così è l'unico

che può interpretare gli enti e scorgere in loro l'intervento dell'essere. Anche Dio è

lasciato dall'essere. L'essere quindi non è una sfera separata (Platone) o un tratto degli

enti (Aristotele), ma sta tra gli enti in un rapporto particolare. 16/03/2015

L'origine della fenomenologia non propriamente ermeneutica, in quanto gli oggetti

vengono costituiti, ma manca quell'alterità tra l'interpretante, la coscienza e l'oggetto da

interpretare. Qui c'è poco da interpretare, in quanto nel pensiero di Husserl, è la coscienza

che costituisce i suoi oggetti, con il rischio anche di ricadere nell'idealismo. Come dice

Husserl i dati assemblati, costituiti, ma non vengono interpretati. Questo è un termine che

non si collega alla fenomenologia husserliana.

Heidegger cambia il significato della fenomenologia dando possibilità all'ermeneutica di

prendere spazio. Non è il vero momento di rottura tra Heidegger e Husserl. Per Heidegger

la fenomenologia diviene il “lascia vedere da se stesso ciò che si manifesta, così come si manifesta”,

cioè l'ente come viene trasmesso dall'Essere. Questa nel portare tali enti si manifesta essa

stessa, come un onda che lascia sulla spiaggia oggetti di vario tipo per poi ritrarsi, o come

un teatro in cui appena si spengono le luci si illumina il palco dove stanno gli enti e nel

buoi della sala dove sta l'Essere. che rilascia gli enti per poi

L'Essere è un “abisso produttivo”

ritrarsi in se stesso. L'Essere tendenzialmente lo si descriveva come dimensione dinamica,

non statica come poteva essere per Parmenide, che si rivela e si nasconde. Molti critici

hanno trovato delle analogie con la mistica.

Questa è un fenomenologia completamente diversa da quello di Husserl con oggetti

completamente diversi. Infatti mentre per Husserl l'oggetto della fenomenologia era la

coscienza trascendentale, mentre per Heidegger l'oggetto non è più la coscienza, ma

il Questa ha un privilegio ontologico, che è l'apertura all'Essere.

“l'esserci”, dasein.

Attenzione che Heidegger non vede “l'esserci” solo nell'uomo, in quanto è comunque un

ente che si rifà alla misura naturale , quindi con la dimensione puramente umana, con la

1

dell'uomo che c'è di fatto.

“gettatezza”

Quindi la filosofia di Heidegger richiede il superamento della fenomenologia husserliana.

Infatti la filosofia di Heidegger è profondamente alterità, tanto che nella seconda fase nella

sua filosofia, essa verrà anche affiancata al concetto di “nulla”.

ESSERE E TEMPO

In Essere e Tempo l'uomo e i vari enti possono comprendere l'Essere, ma non è detto che

egli lo voglia fare. Secondo Heidegger l'ente che rimane come presenza e non coglie

l'Essere, permane in un esserci mutilato, carente di qualcosa. L'angoscia secondo

Heidegger è la consapevolezza che l'esserci è aperta a tutte le possibilità, soprattutto al

momento della propria morte. L'ente coglie il fatto di essere stato lasciato nel mondo

dall'Essere e coglie anche la possibilità della propria morte. È come se la possibilità della

fine lo portasse alla consapevolezza del proprio esserci. Ma può esserci anche il caso in cui

l'esserci non utilizza le potenzialità del linguaggio per capire l'Essere, ma rimane nel

in cui l'Essere viene ridotto al cioè esso si limita a trattare con

“mondo della chiacchiera” “si”

gli enti dei rapporti non responsabili e indeboliti. Questo lo si note molto nella lingua

tedesca, che porta con il pronome “si” c'è già un indebolimento del soggetto, un

1. Voci correlate con “Esistenzialismo”

impersonalità. Questo soggetto ermeneutico, si può accoglierlo o rifiutarsi rimanendo nella

dimensione dell'inautentico.

Ti tale dimensioni due sono gli ambiti che dimenticano l'Essere e si concentrano sugli enti:

la che vede negli oggetti dei mezzi a sua disposizione (Severino Boezio) e la

tecnica in cui gli enti sono presi staccati dall'Essere come qualcosa di astratto. Heidegger

metafisica

fa ontologia, ma tale è legata alle problematiche del suo tempo, cioè che tutto quello che

esiste è estremamente fragile.

Qualunque ente, pensato come realtà agente, ha lo status di realtà. Quindi l'Essere è reale.

Se il progetto fondamentale della fenomenologia è l'ostentazione dell'Essere, non non

possiamo che arrivare all'Essere tramite i vari enti. È una interpretazione particolare e se

una critica si può fare ad Heidegger è che l'Essere occupa una grande parte del suo

interesse. C'è un livello ontico relativo all'ente e un livello ontologico relativo all'Essere.

C'è identità mediata tra l'oggetto e il soggetto. Dove c'è identità però è difficile fare

interpretazione, ma in Heidegger c'è una differenza molto forte tra l'ente e l'Essere che li

invia, mentre non vi è un sostanziale differenza tra gli enti.

La tecnica non pensa ed ignora l'Essere, mentre la metafisica pensa nell'ottica di

Heidegger e toglie l'Essere facendone un ente di secondo livello. C'è negazione e

inautenticità in cui ci si affaccenda tra gli enti come semplici presenze nel mondo. Poi

secondo Heidegger c'è una sorta di oblio dell'essere, un oblio nell'oblio, in cui l'uomo si è

dimenticato dell'Essere e si è dimenticato di aver dimenticato. Nella metafisica che

trascende dalla filosofia socratica che Heidegger accusa di aver perso profondità nelle

questioni dell'uomo, non cogliendone la sua irrazionalità. Molto più profonda era la filosofia

presocratica. La metafisica occidentale, nei suoi tentativi filosofici di comprendere l'ente

nel suo essere, fraintende la natura dell'Essere e ne fa un ente di livello superiore, come

per esempio Dio come causa prima. Heidegger chiama questa attraverso

visone ontoteologica

la quale Heidegger riunisce tutto il pensiero delle filosofie del passato in un unica logica.

Nell'ultimo Heidegger c'è quella che può essere definita una dell'ulteriorità

rivelazione poetica

dell'ente (Hölderlin), in quanto la poesia, dice Heidegger, ha più contatto con l'Essere, che

non la filosofia occidentale. Heidegger dirà che l'ermeneutica è distruzione (“Hermeneutik

ist Destruiktion”) o smantellamento (“Abbau”) della tradizione filosofica e culturale

occidentale. Per ogni epoca storica Heidegger ha cercato di smantellare ogni filosofia, per

mettere in luce il momento in cui hanno dimenticato l'essere.

Quindi interpretare le varie epoche in cui l'Essere è stato incrostato tramite un paradigma

svelatorio che è la pre-comprensione di Schleiermacher. 23/03/2015

In Heidegger abbiamo visto che la portata dell'ermeneutica è molto ampia, in quanto si fa

dell'interpretazione l'esserci come apertura ermeneutica, evitando di dire uomo, in quanto

troppo naturalistico, e l'Essere. Questa natura ermeneutica è cogliere l'alterità che sta

dietro ogni ente, la Heidegger ricerca il momento in cui la

dimensione ulteriore dell'ente.

metafisica occidentale e il pensiero comune si siano dimenticati di tale alterità.

L'uomo, nella sua natura, come interprete. Con tale teoria si svela che il pensiero

occidentale per gran parte della sua storia, fino a questo momento, aveva dimenticato la

sua natura ulteriore ed ermeneutica.

Gadamer ha un preciso punto polemico, ma questo non lo porta ad avere un

atteggiamento pregiudizievole nei confronti del pensiero occidentale. Ogni epoca, per

Heidegger, nella metafisica dimentica l'Essere in modo diverso, attraverso dei riferimenti

che vanno ad occuparne il posto, quindi l'occidente come ripresa

epoca della inautenticità,

successivamente in Italia da Severino e Galimberti. In entrambi c'è la questione della tecnica,

riducendo tutto in ente, come fare e come volere, come semplici oggetti presenti. L'ultima

fase del pensiero heideggeriano è un momento in cui la critica di Heidegger viene meno,

portando in primo piano l'Essere e non valutando tanto l'esserci nella sua faticità, ma

l'esserci come diventando così funzionale. In Heidegger non

progetto dell'Essere, Essere e Tempo

voleva fare dell'esserci un soggetto, in una prospettiva esistenzialistica. La seconda fase,

non più esistenzialistica, l'esserci diviene come soggetto di linguaggio e il linguaggio come casa

In Gadamer diverrà più che una mistica del linguaggio, come Heidegger, un

dell'essere.

grande studioso del linguaggio.

Gadamer è stata uno studioso dell'ermeneutica filosofica e dei suoi protagonisti,

soprattutto nella sua opera La distinzione

Verità e metodo. Lineamenti di un'ermeneutica filosofica.

tra scienze naturali e scienze dello spirito, tra verità e metodo. Ci sono delle discipline più

orientate ala verità attraverso il metodo e altre, che secondo Gadamer sono quelle che

raggiungono la verità, attraverso la comprensione ermeneutica. Gadamer che la

critica

scienza del metodo non vuole portare alle verità naturali, soprattutto da cui si

l'aristotelismo

basa la tradizione tomista. Tale critica è ampliata a due forme principali di verità nel

pensiero occidentale di cui una di tradizione aristotelico-tomista, cioè la come

vertità

cioè il pensiero che si adegua alle cose che sono ad esso esterne,

adaequatio rei et intellectus,

come un di tali cose, che viene veicolato, dice Aristotele, tramite un

rispecchiamento logica

corretta di cui lui basa le regole, e una che si verifica grazie alla rivoluzione scientifica che

porterà con sé il positivismo e dalla filosofia di Cartesio, di Kant e di Husserl, cioè la verità

come Nel primo caso, sembra che l'intelletto sia puramente ma non è

certezza. (1) passivo,

così, in quanto l'intelletto è puramente come affermerà Cartesio nella sua grande

attivo,

come dice Gadamer. Infatti si parla più di che di verità.

aspirazione metodologica, “certezza”

Cartesio propone una sorta di esperimento mentale, per arrivare ad una verità chiara e

distinta (almeno una). In questo esperimento si propone di dubitare di tutto ciò che è dubitabile,

fino ad un dubbio iperbolico. L'unica cosa che non è dubitabile è il fatto che esistiamo, in

quanto esseri pensanti (“cogito Questa entità, chiara e distinta, da un punto di

ero sum”).

partenza al pensiero filosofico. Gadamer si oppone alla verità come espressa da un

metodo, in entrambi i due punti enunciati. Nel secondo punto, di cui abbiamo già

(2)

introdotto gli aspetti di Cartesio, con Kant e Husserl la verità non è più un “adaequatio”,

ma una certezza derivante dall'esperienza Anche l'esperimento, per

interna del soggetto.

Gadamer, crea delle condizione di conoscenza interna, in quanto gli esperimenti sono

creati in che possono rendere trascurabili alcuni elementi e metterne in

situazioni artificiali

luce altri. Il filosofo greco non avrebbe mai formulato l'idea della limitatezza degli

strumenti scientifici attraverso i quali studiamo i vari fenomeni, cosa che invece accadrà

nella prima rivoluzione scientifica. Il metodo scientifico è, appunto, un metodo, come può


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher insintesiHegel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ermeneutica filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Brentari Carlo.

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