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situazione, il linguaggio, attuale dell’autore interpreta.

Vengono costruite le prime grandi biblioteche: le tradizioni orali devono essere depositate per iscritto.

In queste scuole filologiche nascono le prime regole di carattere esegetico, per l’edizione di un testo e la sua

spiegazione. Le due scuole adattano metodi differenti e spesso in conflitto tra loro: l’interpretazione allegorica

diventa sempre più importante la scuola di Pergamo si afferma, nel tempo, di più rispetto a quella di Alessandria.

Primi interpreti: Filone e Origene hanno alle spalle Platone e gli stoici: trasmettono i canoni dell’allegoria ai

secoli successivi.

FILONE DI ALESSANDRIA (L’EBREO) : [FARE FOTOCOPIA SCHEDA]

Scrive ad Alessandria tra il I a.C. e il I d.C. , è importante perché si rifà alla tradizione platonica e costruisce le

basi di quello che si chiamerà Neoplatonismo.

Per Filone la filosofia non si fa scrivendo trattati in senso stretto, ma interpretando la “Torah” (Antico

Testamento), in particolare il Pentateuco (primi cinque libri) vuole dimostrare che l’idea di Dio non ha nulla a che

fare con gli dei antropomorficamente rappresentati.

Egli elabora un metodo fortemente allegorico per interpretare la Torah: per lui c’è un canone dell’allegoria, questa è

la sua teoria il testo non è più un poema epico ma la Bibbia ebraica: un testo sacro.

Per Filone il metodo allegorico è una necessità, è richiesto dal testo stesso questo accesso non è possibile a tutti

ma solo ad alcuni: il metodo esegetico di Filone è molto elitario.

L’allegoria non è una loro scelta elitaria ma è dovuta la fatto che la Torah è fatta di simboli di una realtà nascosta

che va decodificata l’allegoria è un metodo per decodificare un testo “oscuro”, una selva di simboli.

“Il testo è come un essere vivente in cui l’anima è un’insieme di simboli nascosta sotto le parole” apparato

platonico:

Aspetto materiale: lettere

- Aspetto spirituale : interpretazione allegorica

-

Con la nascita del Cristianesimo l’interpretazione allegorica viene assunta come metodo ufficiale, in particolare da

San Paolo: “è più importante lo spirito della lettera: perché la lettera uccide e lo spirito vivifica”.

ORIGINE: [FARE FOTOCOPIA SCHEDA]

E’ il primo grande teorizzatore del canone dell’allegoria, in forma più approfondita rispetto a Filone.

“Sui principi” opera principale di Origene è convinto che il metodo allegorico sia quello giusto perché adatto al

tipo di testo cui è applicato.

Siccome Dio è spirito non può che esprimersi in forme spirituali: il significato spirituale va colto dagli ermeneuti,

la maggior parte delle persone non riesce a coglierlo.

L’interpretazione può raggiungere vari livelli:

1. Per tutti significato letterale (corpo)

2. Per alcuni significato psichico, allegorico (anima)

3. Per pochi eletti significato pneumatico, spirituale, allegorico (spirito)

AGOSTINO:

Agostino: interpretazione ermeneutica delle sacre scritture sottosta a dei prinicpi che non sono nel testo, ma

esterne, riconducibili ai dogmi e ad autorità ecclesiastiche.

Agostino, De doctrina Cristiana libro III,I,1

L'uomo timorato di Dio, ne ricerca con impegno la volontà nelle sacre scritture.

Reso mansueto dalla pietà perché non ami le dispute, provvisto anche della conoscenza delle lingue perché non si

trovi in difficoltà alle prese con parole ed espressioni che non conosce, favorito anche dalla cognizione di talune

cose necessarie perché non ne ignori il significato e natura quando esse vengono indotte come similitudine,

confortato dalla esattezze dei codici ottenuta correggendoli con la più grande cura, così provveduto deve prepararsi

alla discussione e spiegazione dei passi ambigui che si trovano nella Scrittura.

Agostino, de doctrina christiana, III, X, 14

Dobbiamo guardarci dell'assumere in senso proprio l'espressione figurata, cioè traslata […] e neppure bisogna

assumere quella adotta in senso proprio quasi fosse di senso figurato. Bisogna pertanto innanzitutto indicare il

modo per accertare se l'espressione sia propria o figurata. E in generale il modo è che tutto quanto nelle parole

divine non può essere riportato, secondo il senso proprio, né all'onestà dei costumi, né alla purezza d fede va

riconosciuto come espresso in forma figurata, dove l'onestà dei costumi attiene all'amore di Dio e del prossimo e la

purezza della fede alla conoscenza di Dio e del prossimo”

Agostino, De doctrina christiana, Libro III, XXXIV­XXXV, 47­53

“La quarta regola di Ticonio è la specie e il genere (de specie et genere). La definisce così intendendo per specie la

parte e per genere del tutto, di cui è parte ciò che egli definisce specie. Come ogni città è parte dell'intera umanità,

in questo senso egli dice che la città è alla specie e il complesso di tutti i popoli è il genere [….]

La quinta regola che Teconio propone riguarda il tropo (tropus) della sineddoche.. [….] La sineddoche fa

comprendere il tutto dalla parte e la parte dal tutto, […] Con questo modo di dire si indica il tutto con la parte [e

la parte col tutto].”

Agostino non ha bisogno di interrogarsi sull'esattezza dei contenuti: questo è garantito dal fatto di essere Scrittura

Sacra, rilevata. Se l'interprete è fuori dal contesto religioso non può comprendere.

Agostino per la corretta interpretazione dei tesi sacri si rifà ad un libro, di Ticonio liber regolarum (libro delle

regole) per la corretta interpretazione di un testo biblico.

Nell'anima dell'uomo si svolge un discorso con l'anima che poi si sviluppa in segni fonici nell'oralità o in segni

scritti nel discorso scritto. Verbum interium.

Il linguaggio è espressioni di pensieri. Valore ermeneutico perché il discorso scritto è resa materiale di qualcosa di

pensato.

Due correnti di traduzione ed interpretazione:

1 Monastica: fortemente allegorica e mistica (San Bonaventura)

2 Scolastica: basata sulla razionalità, cerca di non cadere nel misticismo (San Tommaso)

MEDIOEVO:

Nicola di Lyre (XIII secolo):

“Littera geste docet, quid credas allegoria. Moralis quid agas, quo tendas anagogia”

[Il senso letterale insegna i fatti; quello allegorico ciò che devi credere; quello morale ciò che devi fare; quello

anagogico ciò a cui devi tendere].

Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, q. 1, a. 10

“L'autore della Sacra Scrittura è Dio […]. Se nelle altre scienze le parole hanno un solo significato, la Sacra

Scrittura ha questo di particolare: che le cose stesse indicate dalle parole a loro volta ne significano un'altra.

[1] L'accezione ovvia dei termini, secondo cui le parole indicano la realtà, corrisponde al primo senso che è i senso

storico o letterale [sensus historiscus vel litteralis]

[2] Usare invece le cose stesse espresse dalle parole per significare altre cose si chiama senso spirituale [sensus

spiritualis] il quale è fondato sopra quello letterale e lo presuppone.

Il senso spiritual ha poi una triplice suddivisione.

Dice infatti l'apostolo che la Legge Antica è figura della Nuova. E la Legge compiutesi stanno a significare le cose

che dobbiamo fare noi.

[3] Nel modo in cui le cose dell'AT significano quelle del NT, si ha il senso allegorico [sensus allegoricus]

[4] Nel modo in cui poi le cose compiutesi in Cristo o significanti Cristo sono segno di quello che dobbiamo fare noi,

si ha il senso morale [sensus moralis].

[f5] finalmente in quanto significano le cose attinenti alla gloria eterna, si ha il senso anagogico [sensus

anagogicus]”

Dante Alighieri, Convivio II,I:

“Dico che, sì come nel primo capitolo è narrato, questa sposizione conviene essere litterale e allegorica. E a cià dare

a intendere, si vuol sapere che le scritture si possono intendere e deonsi esporre massimamente per questtro sensi.

L'uno si chiama litterale, e a questo è quello che nn si stende più oltre la lettera delle parole fittizie, sì come sono le

favole de li poeti. L'altro si chiama allegorico, e questo è quello che si nasconde sotto 'l manto di queste facole, ed è

una veritade ascosa sotto la bella menzogna. […]

Il terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li lettori deono intentamente andare appostando per le

scritture, ad untilidade di loro e di loro discendenti […]

Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso: e questo è quando spiritualmente si pone una scrittura, la

quale […] significa de le superne cose de l'eternal gloria. […]

E in dimostrar questo sempre lo litterale dee andare innanzi, sì come quello ne la cui sentenza li altri sono inchiusi

e senza lo quale sarebbe impossibile ed inrazionalee intendere a li altri, e massimamente a lo allegorico”

UMANESIMO: 1300­1400

Gli umanisti trasmettono un patrimonio letterario traducendo i codici e gli scritti di autori antichi. Un grande

filologo antico è Leonardo Bruni che ci da una prima edizione dell’Etica Nicomachea, la scuola di Firenze è una

delle più fiorenti, egli è da ricordare per il trattato De recta interpretationi, 1420 come interpretare i testi e

come tradurli in una lingua volgare.

Erarsmo da Rotterdam: voleva fare un’edizione critica del nuovo testamento. Il moment più alto è nel 1600 con la

Riforma Protestante di Lutero che fa dell’interpretazione della Bibbia un punto centrale della sua protesta: nasce

l’ermeneutica come disciplina scientifica.

ETA’ MODERNA:

Filologia: analisi critica dei testi, soprattutto greci e latini, Leonardo Bruni. [traduce l'etica nicomachea]

1600 Lutero fa la sua comparsa, il quale dà all'interpretazione della Bibbia un'importanza fondamentale per la sua

religione.

[Wuz Libri]

Martin Lunero:

Lutero, siamo a cavallo del '40/'500 1517 31 Ottobre, 95 tesi a Wittemberg. Sheirmarker nel '700.

L'ermeneutica in senso più preciso come disciplina autonoma dotata di uno statuto epistemologico, nasce in età

moderna. Questo però vuol dire che dell'ermeneutica che noi andiamo ad analizzare del 500 si distacca un po', il

modo in cui si è progettata però non è però così rilevante: c'è una cesura in età moderna, è qualcosa di radicalmente

nuovo. Questo vale soprattutto per due aspetti: la diversa definizione del paradigma testo centrico, l'ermeneutica è

decresciuta in tale paradigma come una pratica esegetica di messaggi tramandata attraverso la scrittura, come

ricerca di regole e statuti di lettura dei messaggi, ma i messaggi che poi erano oggetto di interpretazione erano nei

testi canonici, testi epici e poi la Bibbia.

In questo contesto, tra le regole che si sono imposte, l'interpretazione ha svolto un ruolo fondamentale.

L'ermeneutica in età moderna continua in questo paradigma, ma il testo non è più unico. All'inizio (nel 500/600) è

ancora il testo sacro, La Bibbia, ma dal '700 anche i testi profani, della letteratura nazionale e poi con la fine del

'700, il paradigma testo­centrico inizia ad entrare in crisi: l'ermeneutica non si esercita soltanto su messaggi

tramandati per iscritto ma si tramanda anche su discorsi orali, opere d'arte, opere musicali. Un'altra caratteristica

riguarda proprio una di queste regole di interpretazione dei testi canonici: importante era l'interpretazione

canonica dell'allegoria, a partire dall'età moderna si prende congedo dal canone dell'allegoria. (fino al '700 l'aspetto

letterale/storico del testo era molto importante). L'autore che per primo ha messo in evidenza questa cesura tra

ermeneutica patristica e moderna è Dilthey 1860 dissertazione sull'ermeneutica di Sheirmaker (premio doppio

rispetto a quello in palio) [mai pubblicò questa sua ricerca in vita, post mortem 1966].

Come mai proprio in età moderna nasce l'ermeneutica? Dilthey non ha dubbi: la riforma protestante è l'evento

decisivo che permette all'ermeneutica di progettarsi come disciplina autonoma (“scienza”).

L'ermeneutica nasce sulla scia della riforma protestante perché per la prima volta si pone il problema: come

interpretare gli scritti della religione cristiana che da adesso sono interpretabili da tutti i credenti. (la scrittura è

interprete di se stessa). Ciascun credente deve accostarsi al testo e può capire cosa c'è scritto: non c'è bisogno di un

intermediario, principio di autosufficienza della scrittura.

Secondo Dilthey l'idea che la scrittura è interprete di se stessa fa fare un salto all'ermeneutica stessa, tutti i

credenti sono chiamati a leggere un testo e ad interpretarlo, quindi c'è bisogno di regole per codificare i testi in modo

che siano simili per la maggior parte della popolazione.

Lutero quindi nella sua polemica con la chiesa di Roma fa suo il problema dell'interpretazione delle Scritture,

dando soluzioni che sono nuove per la chiesa stessa e per la tradizione.

Tra il 1521/1522 in undici settimane Lutero traduce tutto il Nuovo Testamento in Tedesco, prima traduzione in

volgare: così tutti quelli che non sanno i latini o il greco possono attingere alla parola di Dio. Nelle chiese

protestanti si usa ancora la bibbia di Lutero.

1565 prima edizione critica di Erasmo da Rotterdam del Nuovo Testamento. È un'edizione molto criticata oggi,

allora fu fortemente utilizzata: presentò una collezioni in greco e una in latino (sostituendo la Vulgata di San

Gerolamo).

Lutero poi tradurrà anche il Vecchio Testamento 1534 prima edizione intera.

Con la diffusione della stampa tutti possono leggere. Ma se io riscontro problemi nel leggere, che cosa c'è di

sbagliato? Se io non capisco è perché il mio livello di fede non è adeguata al contenuto del messaggio e quindi il

problema è mio. Prima di questa riforma se non capivo era per una semplice allegoria del testo. Con Lutero il testo

ha sempre ragione, in quanto scritto da Dio, quindi, con la storia della soggettività dell'interpretazione addossa

sull'Io anche l'errore. Il problema gira tutta attorno al livello di fede dell'interprete (sola fide). La salvezza si ha

per fede.

Lutero non ha mai elaborato una teoria ermeneutica in senso stretto: le introduzioni alle sue traduzioni ci

permettono di conoscere l'approccio filosofico di Lutero ai singoli libri della Bibbia. A noi però interessa esaminare

un pochino da vicino un autore che invece ha proposto una prima sistematizzazione delle idee ermeneutiche di

Lutero. Questo autore poco noto si chiama Flaccio il Lirico: Chiave per leggere le Scritture Sacre, primo manuale di

ermeneutica biblica.

Quando c'è una difficoltà nel testo bisogna tener conto del livello di fede presupposto dogmatico.

Spinoza è un innovatore delle regole ermeneutiche, bisogna partire nell'interpretazione delle Sacre Scritture a

partire dal concetto ben chiaro che Dio sia il suo autore.

Bacone, decide di approcciare l'ermeneutica con un metodo scientifico.

Scopo dell'ermeneutica è dare un'interpretazione: l'interprete deve conoscere il testo che sta leggendo e l'autore, una

volta compreso il messaggio l'interprete diventa autonomo. Per fare ciò serve utilizzare regole (regola aurea per

Spinoza). Utilizzare solo e solamente la scrittura e i messaggi che i più evidenti escono 'dall'indagine stessa del

testo. È un richiamo al messaggio del testo di Lutero, Dio parla chiaro. Per Spinoza però bisogna restare all'interno

del testo, non si può attribuire significati all'infuori di esso.

Prima costruisco i dogmi e poi controllo i testi? No, devo rimanere alla lettera e poi ricavarne i testi.

Metodo storico/scientifico: non vale più il presupposto di fede, l'historie scritturare non è più usata per rafforzare

la fede, ma per consolidare conoscenze scientifiche. Autosufficienza della scrittura cade.

L'ermeneutica diventa lavoro da archeologi. [sempre secondo Spinoza, lavoro di indagine: freddo, oggettivo.]

Regole universali che tutti gli uomini possono seguire, indipendente dalla loro religione.

Lo studioso si confronta direttamente col testo biblico anche con l'utilizzo di strumenti scientifici messi a

disposizione dai filologi.

La prima regola è un'indicazione generale che il metodo non è un metodo escogitato da un filosofo o da un teologo e

non è nemmeno ricavato dal testo biblico in se stesso, ma è un metodo che non differisce affatto da quel metodo con

cui indaghiamo la natura.

Dannhauer hermeneutica sacra, sive metudus espondendarum sacrarum ?

Quali sono i dati del metodo di interpretazione della scrittura? Non si deve attribuire alla scrittura nulla che non

sia derivabile dalla sua storia. Metodo letteralista, non c'è più spazio per l'allegoria.

Questa indagine della scrittura non è finalizzata a condividere il contenuto del testo, l'interprete che conduce

l'historiae della scrittura, deve preoccuparsi di comprendere il senso di questi testi, che cosa vogliono dire questi

testi, ma ciò non vuol dire che debba necessariamente condividere il contenuto di questi testi. Non si studia la

verità dei testi, ma soltanto il loro senso.

Stabilire un rapporto tra la verità dell'enunciato e i principi della ragione: tutto ciò che li ripugna è falso.

Ogni uomo in quanto dotato di lume naturale può giudicare della verità o meno dei libri biblici, può fare assai

meglio se si attrezza di conoscenze e di strumenti filologici e scientifici. Il lume naturale è molto importante perché

è la caratteristica fondamentale di ogni uomo, che è giudice della verità del contenuto di un testo. Spinoza è un

razionalista e parte dal presupposto implicito che in tutti gli uomini alberghi lo stesso lume naturale di ragione.

Bisogna liberarsi dalla tradizione e diventare lei stessa criterio di verità, ciò contribuisce allo sviluppo di teorie

ermeneutiche razionali e basate su conoscenze storico/linguistiche e filologiche. Questo porterà ad una progressiva

evoluzione delle teorie dogmatiche basate sulla fede, quindi l'ermeneutica non sarà più legata alla teologia, ma

diventerà disciplina autonoma, per poi interessarsi nell'Illuminismo alla filosofia.

La Bibbia è la storia degli Ebrei in fuga dall'Egitto, quindi diventa un documento storico. Non ha un valore

religioso o dogmatico. L'ermeneutica si libera dall'ambito teologico e diventa una disciplina autonoma. Il

riferimento alla ragione è altrettanto importante, la verità di un testo è altrettanto sensibile fin tanto che si

raffronta con la ragione umana. Mette in discussione la regola dell'intenzione autoriale: fin'ora abbiamo

conosciuto tante teoria ermeneutiche, ma siamo sempre partiti dal presupposto che l'interprete si avvicini al testo

per capire cosa volesse dire l'autore; adesso ci si permette di pensare che l'interprete possa sapere e pensare più

dell'autore stesso (procedimento attivo e creativo). [meta '700] paradigma del comprendere meglio, il contrario

del rispecchiamento autoriale.

L'interprete in quanto viene dopo ne può sapere di più, quindi va oltre il sapere dell'autore, può comprendere meglio

e quindi aggiungere delle cose o criticare le cose che gli vengono presentate.

Il trattato dal nome difficile è importante perché:

l'interpretazione deve essere esatta. (non allegorica)

– gli scritti che non sono razionali non ci interessano

questa teoria però non riguarda più la Bibbia, ma discorsi e scritti razionali, quindi tutti i discorsi orali e tutti gli

scritti.

CHLADENIUS:

Gli scrittori del testo biblico non avevano la conoscenza astronomica che abbiamo noi ora l’interprete in quanto

viene dopo ne sa di più, va oltre il pensiero dell’autore, cui non è più vincolato.

Innovazioni di C.:

1. l’interpretazione deve essere esatta e non confusa (non allegorica), fatta secondo ragione

l’interpretazione deve essere razionale introduzione al prospettivismo

2. 

teoria ermeneutica generale si rivolge a tutti gli scritti e non è settoriale

3. 

4. critica del principio delle “mens autoritas”; primo abbozzo del principio del comprendere meglio

Gladeius è il primo a proporre un manuale di ermeneutica non solo per la Bibbia, ma per tutti i discorsi e tutti i

testi scritti che sono razionali. Allargamento quindi del compito ermeneutico[1741], ma riguarda tutti i discorsi e

tutti gli scritti.

Un'altra indicazione che ci viene dal trattato difficile è che una critica del principio della mens autoris e un primo

abbozzo del principio del comprendere meglio.

Può capitare che a volte un autore non esprima sempre tutto quello che pensa, l'interpretazione può compensare,

ma in questo modo interprete e autore non coincido no più perché il primo ha libertà.

Ciascuno di noi di trova in un punto diverso dell'universo, secondo Liebniz.

1757 Meier

Teoria dei punti di vista: ciascuno di noi è un punto diverso dell’universo (come una monade) che interpreta il

mondo in un modo diverso: il punto di vista dell’interprete non può mai coincidere con quello dell’autore ne con

quello di altri interpreti se prima tutto era centrato sull’autore ora tutto è centrato sull’interprete.

[Scheda n° 8] Da una parte conduce le idee di C, e da una se ne distacca: posizione duplice.

La realtà è fatta di segni che vanno decodificati con l’interpretazione “teoria ermeneutica generale”:

intenzione autorale posizione opposta a C.

- 

equità ermeneutica permette di interpretare di coincidere con l’autore i segni corrispondono

-  

esattamente all’intenzione dell’autore: l’autore ha sempre ragione, ha fatto il massimo per esprimere il suo

pensiero.

SCHLEIRMACHER: (1768 – 1834)

Schceirmacher per gran parte degli studiosi questo autore rappresenta una svolta nella storia del problema

ermeneutico. Dopo di lui l'ermeneutica cambia.

Due studiosi della storia del pensiero ermeneutico hanno visto in S una svolta nel pensiero ermeneutico:

1) Dilthey ('800) S. pone l'accento non più sulle regole ma sul comprendere egli riprende i dati della filosofia

→ →

trascendentale (post kantiana, Fichte) tedesca, ciò lo rende possibile.

S. isola la facoltà della comprensione nell'uomo, fa parte della coscienza umana, è una struttura costitutiva

dell'uomo. La riflessione ermeneutica di S. ha un alto valore filosofico si appoggia alla filosofia per sviluppare

le sue riflessioni.

Porta l'ermeneutica ad una definizione scientifica: un ermeneutica come disciplina autonoma dotata di un suo

particolare statuto fenomenologico ermeneutica “generale”, in quanto tale.

Gadamer ('900) insite sull'importanza del comprendere come struttura costitutiva dell'ermeneutica di S.

2) →

Gadamer è sulla scia della tesi di Dilthey: S. vede qualcosa che non era stato evidenziato dai suoi predecessori : il

comprendere “possibilità di ogni interpretazione”

Distinzione fra:

comprendere

– interpretare

Questa domanda prima di S. non era stata ancora posta egli la scopre attraverso la filosofia trascendentale: il

comprendere è la condizione di possibilità dell'interpretare. L'uomo è fatto in modo “comprendente” allora può

mettere in atto questa sua facoltà e di volta in volta mettere in atto e interpretare ciò che gli interessa.

Le diverse forme di interpretazione sono sempre a posteriori mentre il comprendere è una struttura a priori insita

nell'uomo.

L'Ermeneutica di S. vuole essere “generale” egli inizia come docente di teologia all'università di Halle con un

corso nel 1805 “esegesi del Nuovo Testamento” : quali sono le regole e i canoni per interpretare il testo sacro??

Regole dell'ermeneutica teologica (ai suoi tempi l'ermeneutica era settoriale).

Ogni disciplina ha la sua ermeneutica “speciale”: ma è proprio vero che ogni tipo di messaggio necessita di regole

speciali? Non esiste un ermeneutica generale? La ragione per cui si interpreta è lo stesso risiede nel comprendere:

ermeneutica in generale.

Prima di lui l'ermeneutica si utilizzava solo per interpretare passi “ambigui” in situazioni limite, secondo S. invece

se il comprendere è una struttura costitutiva dell'uomo allora l'ermeneutica è in azione, in gioco sempre: sta alla

base del rapporto intersoggettivo degli uomini ogni individuo non è completo ma mancante, cerca di superare

queste mancanze per raggiungere una pienezza: comprende se stesso nel dialogo fra l' “io” e il “tu”: ogni uomo cerca

di entrare in contatto con l'altro per comprendere meglio se stesso, ogni uomo è quindi un ermeneuta.

L'ermeneutica è in gioco in ogni momento della vita di ogni uomo, sempre.

Tra il 1805 e il 1833 (anni dell'insegnamento) S. si occupa, fra le altre cose, di ermeneutica. Tuttavia egli non scrive

mai un opera o un trattato in sintesi sul tema dell'ermeneutica, quindi ci dobbiamo rifare a materiale di natura

eterogenea (appunti, aforismi, memorie accademiche, appunti degli studenti) per ricostruire il suo pensiero.

[SCHEDA SCHLEIERMACHER]

(Pensieri) A (opera scritta) T (interprete)I : l'interprete si avvicina all'opera scritta per ricercare se stesso,

scoprire ciò che è diverso, usa l'opera scritta per giungere all'autore che si manifesta in essa attraverso i suoi

pensieri. La motivazione che spinge l'autore ad avvicinarsi ai testi e quella che spinge l'autore che scrive i testi è la

stessa: il comprendere, se stessi, si vanno incontro l'un l'altro, attraverso la mediazione del testo, del linguaggio

(orale e scritto).

“L'ermeneutica è l'arte di scoprire con necessità i pensieri di chi scrive a partire dalla sua opera”

L'ermeneutica ha a che fare con tutto ciò che viene fissato per iscritto, non solo il testo Biblico, anche oralmente,

nella vita quotidiana, si può fare ermeneutica interpretando i pensieri e i ragionamenti della persona con cui sto

dialogando.

Si utilizza l'ermeneutica dove c'è un pensiero o un insieme di pensieri che deve essere compresi attraverso la parola

se non c'è il linguaggio non c'è ermeneutica.

L'ermeneutica non riguarda solo filologia o teologia ma è universale: riguarda qualsiasi tipo di discorso, scritto o

orale, nella nostra lingua madre o in un'altra lingua necessità di un' ermeneutica generale.

L'ermeneutica è una struttura costitutiva dell'uomo, essere finito che anela all'infinito, per andare oltre se stesso e

completarsi (filosofia di Fichte) ermeneutica entra a far parte della filosofia.

Per S. la categoria più importante è il “discorso” che si esplica nel “dialogo” (S. grande studioso di Platone) il

discorso procede da se stesso attraverso il linguaggio, attività costitutiva dell'umano, è duplice: ha un aspetto

interiore e uno esteriore (pensiero: “dialogo dell'anima con se stesso”).

La circolarità ermeneutica si basa sullo spirito che per S. è una realtà dinamica in continuo divenire che può essere

analizzata secondo diverse prospettive (es. diade discorso e parola).

Ogni uomo è un individualità e non ce ne sono due uguali, ma gli individui hanno elementi in comune che gli

permettono di entrare in contatto, in relazione con l'altro (es. il bambino impara a parlare con gli altri, le persone

che gli stanno più vicino).

comprensione

|

interpretazione

| \

grammaticale psicologia, pensiero autore.

Testo

linguaggio

Il linguaggio è l'organo formativo del pensiero. Questa idea del linguaggio come manifestazione esteriore di

qualcosa di interno è presente anche in S.

L'interpretazione può essere di due tipi: grammatica e psicologia. Con la grammatica ci si riferisce al segno

esteriore, al simbolo, al dato esterno. L'interpretazione si lega al pensiero, quindi al significato dato ai simboli.

Servono entrambe le interpretazioni. (devo tener conto delle regole di quella lingua e anche del modo in cui l'autore

utilizza quella lingua).

Per S ha preminenza l'interpretazione psicologica, perché senza autore non c'è lingua: si potrebbe accusare S di

soggettivismo o psicologismo.

Sassuore: langue e parole. Lui studia che cos'è il linguaggio: si può considerare da due punti di vista, langue e

parole. La langue rappresenta le strutture sintagmatiche, parole e significati, strutture con combinazioni tra le

stesse; la parole il singolo parlante, che le lingue con le loro strutture modellano, hanno determinazioni soggettive,

a seconda delle situazioni e dei contesti.

Non è struttura universale e generale, ma è qualcosa che si comprende a seconda di quel determinato parlante e di

quella determinata situazione. (sei un cane, detto ad un calciatore belina).

L'ermeneutica si propone a tutto ciò che è prodotto dal linguaggio.

S predilige il discorso scritto (come vuole tradizione platonica. Il Fedro è il dialogo che compendia tutta la filosofia

platonica).

S concepisce l'ermeneutica anche come critica: il senso originario, giudicare, esprimere un giudizio su un

determinato testo in rapporto ai pensieri e alle intenzioni del suo autore.

Dilthey dimostra che l'ermeneutica si sviluppa dal mondo greco fino a S. Tutta la ricostruzione che viene

dimostrata in questa saggio mira a spiegare come sia S a portare l'ermeneutica ad una sintesi che prima non si era

raggiunta.

S fa emergere per la prima volta una riflessione filosofica sul comprende in quanto tale, non è più una pratica

esegetica o un a serie di regole, per S è una disciplina autonoma.

Dilthey sviluppa una serie di riflessioni che porta ad una teoria ermeneutica: teoria del comprendere.

L'ermeneutica è quindi quella particolare disciplina che sta alla base delle così dette discipline dello spirito, è una

sorta di organon (strumento) delle scienze dello spirito. Quindi, tale teoria ha a che fare con la sua concezione delle

scienze dello spirito. Opera più importante di Dilthey 1883 “Introduzione alle scienze dello spirito”, metodologia

per fare filosofia uguale alle scienze della natura, che quindi si rifanno ad un linguaggio molto vicino alla

codificazione matematica: le scienze naturali hanno alla base le scienze matematiche. Dilthey si ribella a questa

assimilazione secondo cui le così dette scienze dell'uomo o quelle morali (filosofia, archeologia, storia) debbano

assumere un metodo simile a quello delle scienze dure, cerca quindi di delimitare un ambito che lui chiama l'ambito

delle scienze dello spirito che deve autonomizzarsi dalla scienze della natura e deve ricercare una metodologia

propria che le differenzi dalle scienze della natura. Nella sua introduzione all'opera cerca di sostenere questa idea,

il mondo del sapere, il logos intellettuale che si divide equamente tra scienze di natura e spirito: se quelle dello

spirito trovano il loro metodo scientifico autonomo ecco che non hanno più bisogno di quelle della natura, ma anche

con le scienze dello spirito si può ottenere un rapporto alla pari.

Scienze della natura Scienze dello spirito

Esterno Interno*

Spiegazione causale dei fenomeni Hanno alla base espressioni individuali della vita.**

Dal particolare all'universale

Si esprime il sapere in linguaggio matematico

Approccio di osservazione esterno.

Prospettiva neutrale (terza persona)

Tende alla spiegazione di tali fenomeni esterni Sono scienze comprendenti, non tendenti a spiegare.

*Lo storico che studia una figura storica, pur non essendo la figura in questione, è comunque un uomo che studia

un uomo.

**come le opere d'arte, o la Storia.

Il comprendere è un processo di conoscenza, attraverso il quale conosciamo una interiorità da una serie di dati

dall'esterno: procedimento conoscitivo che parte da dati esterni e sensibili dai quali però si risale ad una

interiorità, qualcosa che alla base è più profondo.

In cosa consiste i segni dati sensibilmente all'esterno e l'interiorità psichica? Il primo è un momento oggettivo, il

secondo un momento oggettivo, nel caso delle scienze dello spirito noi abbiamo a che fare con prodotti che sono

stati fatti da uomini assieme e/o da soli e sono il risultato di scelte e azioni di uomini singoli o di gruppi sociali, e

allora quando noi vogliamo interpretare qualcosa di dato, ad esempio un fenomeno storico, la prima guerra

mondiale per fare un esempio, noi dobbiamo tenere presente che è stata prodotta da scelte fatta da uomini, da

comportamenti e pensieri umani. Noi possiamo accedere e comprendere queste realtà esterne se le colleghiamo alle

loro origini, sorgenti, ai loro momenti soggettivi: dobbiamo sempre conoscere, per comprendere il risultato, conoscere

gli agenti di questa azione e per fare questo dobbiamo concentrarci sulla personalità individuale dei singoli agenti

che hanno delle caratteristiche personali specifiche ma anche delle caratteristiche comuni a tutti gli uomini e quindi

anche a colui che vuole comprenderli e noi possiamo comprenderli per questo perché sono congenerici, cioè simili a

noi.

Posso usare questo schema anche nei confronti di me stesso, perché anche io sono origine di tutta una serie di

manifestazioni della mia vita che una volta accaduti e oggettivati possono essere osservati e analizzati,

riconducendole a me stesso.

Il comprendere entra in gioco proprio perché è quel metodo proprio delle scienze dello spirito e le differenzia da

quelle di natura.

Per Diltehy anche le scienze dello spirito possono avere validità universale, quindi passibili di inter­soggettività.

L'ermeneutica non è una disciplina. Dice Dilthay Riduttività della stessa materia, Heidegger ci si scaglierà

contro.

1895­1911 scritti pubblicati da Dilthay, molto post mortem dagli alunni no sistematicità.

Io comprendo solo quello vissuto da altre persone? No, posso applicarlo anche a cose mie.

Per comprendere ho bisogno di dati esterni, processo che si applica a tutte le realtà.

Nella nostra esperienza incontriamo esperienze che sono fatte da altri individui o che noi stessi abbiamo

contribuito a produrre

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opere

Autore espressioni Interprete

oggettivazioni

L'opera è nata come creazione dell'autore che ha esternato tutta una serie di esperienze vissute sue. Una volta che

hanno assunto una forma sensibile tali pensieri hanno suscitato l'interesse di qualcuno, e allora ecco l'interprete che

ha interesse a essere catturato dai messaggi che vengono da quell'opera. L'interprete cerca un punto di contatto tra

le proprie esperienze vissute interne con quelle dell'autore, proprio attraverso l'interpretazione dell'opera.

Risultato duplice:

Comprendo meglio l'autore di quanto esso comprendesse se stesso.

– Ho una comprensione migliore di me stesso.

L'interprete non coglie non propone una sua interpretazione dell'opera (secondo Dilthay) soggettiva, psicologica,

ma coglie qualcosa di oggettivo, perché esce dalla sua ristretta cerchia della soggettività e accede ad una nuova

soggettività, apre quella dell'autore che entra in contatto con quella dell'interprete: questo termine medio è

l'oggettivo, qualcosa che permette l'incontro da interprete e autore, senza appartene e a nessuno dei due. È il m

momento della conoscenza scientifica, lo scopo che vuole raggiungere Dilthay.

Ciò che è comunque è storicamente determinato.

La vita è concetto fondamentale di Dilthay. Rapporto olistico parte tutto.

Il soggetto della μ è la vita. Movimento riflessivo, speculativo: la vita riflette su se stessa.

εταβολή

La teoria del comprendere è una teoria filosofica, che riguarda concetti universali e generali e l'uomo è aprte di tale

processo vitale: l'uomo è il vertice del processo della vita in cui le esperienze vissute individuali possono esprimersi

in qualcosa di duraturo.

Usa l'ermeneutica per capire questi valori.

L'interprete si immedesima simpateticamente, ossia con mente aperte e senza pregiudizi. aspetto empatico,

comprendo l'altro se mi immedesimo nell'altro, se nell'altro ci sono dei tratti, esperienze, caratteri che sono simili ai

miei.

Critiche di un giovine Heidegger (1889­19: presupposto di vita metafisico, la concezione del comprendere come

metodologia delle scienze dello spirito.

L'ermeneutica è teoria del comprendere che funge da metodo per le scienze dello spirito.

Verum ipsum factum.

Essere e tempo 1927, si confronta con Husserl e Dilthay.

MARTIN HEIDEGGER:

Non dobbiamo partire dalla vita, ma dal concetto di essere, ma anche concetto di essere è sfumoso come quello di

vita.

L'essere ha una pluralità di significati, nessuno è univoco. Questi significati vanno indagati. Allora la prospettiva

filosofica di H è legata al problema di interpretazione di qualcosa di non univoco.

L'ermeneutica diventa ontologica: non ha più a che fare coi discorsi, le opere d'arte e quant'altro, ma con l'Essere.

Heidegger studia l'essere con una base ermeneutica. L'essere è un concetto che si dice in molto modi, significato

plurivoco. Qual è il senso dell'essere e quali sono i sensi derivati? O il termine non ha un senso principale ma è una

realtà equivoca?

A un primo livello l'ermeneutica entra in gioco in questo orizzonte ontologico. Questa impostazione è

completamente diversa da quella di Dilthay: Heidegger la capisce [Brano, 1923 su S e D: “S ha ridotto l'idea

complessiva e vivente di ermeneutica che aveva proposto Agostino ad un' arte tecnica del comprendere il discorso di

un altro e l'ha intesa come una disciplina con grammatica e retorica. È formale in quanto ermeneutica generale e

abbraccia l'ermeneutica linguistica e teologica.

D ha ripreso il concetto di S di ermeneutica come regolamentazione del comprendere, come tecnica di

interpretazione di documenti scritti, lo ha però fondati attraverso un'analisi del comprendere in quanto tale e

sull'analisi delle scienze dello spirito. Ad ogni modo proprio da là appare un'infausta limitazione della sua

posizione, dell'evoluzione dell'autentica ermeneutica a D gli sono perciò rimaste nascoste le epoche decisive come la

patristica e Lutero, nella misura in cui a seguito l'ermeneutica per quel tanto che dimostrava la tendenza verso ciò

che egli stesso riteneva essenziale: l'ermeneutica rivolta come metodologia delle scienze dello spirito. Per tanto la

sua posizione già limitata, risulta poco chiara e poco perspicua.”

Ciò significa che la sua ermeneutica non sarà metodologia dello spirito. È possibile impostando una ricerca e

discussione sul senso dell'essere. Bisogna tornare a investigare su questo problema perché da tempo la filosofia non

se ne occupa più a dovere: bisogna partire da qualcosa che è.

Problema del senso dell'essere

esser­ci

esistenza (=uomo)

L'uomo è quell'ente che ci è.

L'uomo (esserci, da momento che è) si pone tanti quesiti, la domanda più importante è “chi sono ?” Quindi si pone

il problema del senso di essere, in prima battuta di se stesso.

Rilevanza filosofica: c'è un esserci, qualcuno che ci è, che essendo nel corso del tempo si pone delle domande che


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gbanak

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gbanak di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ermeneutica filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Camera Francesco.

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