Mezzi agronomici o colturali
Non poche pratiche agronomiche possono condurre a risultati di grande rilievo nella lotta contro insetti e acari dannosi e meritano pertanto la definizione di mezzi di lotta colturali o agronomici.
Aratura
L'aratura esercita una forte azione limitatrice sulle popolazioni di insetti dannosi, sia praticata su terreno nudo, sia quando si accompagna ad altre operazioni come il sovescio. Insetti tipicamente terricoli (grillotalpa) o terricoli solo allo stadio larvale (ooteche di cavallette) vengono portati alla luce o profondamente interrati con conseguenze fatali. La diminuzione delle lavorazioni del terreno ha determinato la ricomparsa di specie (Oplocampe) in misura molto dannosa.
Semina
Notevole influenza sull'andamento delle infestazioni possono avere la profondità, la disposizione, l'epoca della semina. Notevole diminuzione dell'attacco al grano da parte di alcuni ditteri si può conseguire con un ritardo della semina. Benefico è invece l'anticipo di semina contro il tisanottero Limothirps cerealium. Utile è nella lotta alle virosi della patata, la semina di tuberi pre-germogliati. Ritardi o anticipi di semina di cereali consentono di sfuggire a gravi virosi trasmesse degli afidi.
Concimazioni
Le concimazioni esercitano un'influenza benefica se ben equilibrate. Se squilibrate possono invece favorire alcuni tipi di infestazione. Un eccesso di concimazioni azotate ammoniacali determina un rapido aumento della quantità di aminoacidi nei germogli e favorisce gli insetti succhiatori. Al contrario, la concimazione potassica esercita un'azione sfavorevole su questi insetti.
Irrigazioni
Effetti simili alle concimazioni azotate in eccesso possono essere determinati dalle irrigazioni troppo frequenti. Un effetto benefico dovuto al dilavamento può conseguirsi ai danni di specie piccole e delicate con l'irrigazione a pioggia. Le irrigazioni di soccorso possono aiutare a sopprimere, con l'aumentato afflusso linfatico, le infestazioni di coleotteri scolitidi.
Rotazioni e consociazioni
Le rotazioni su vaste aree possono interrompere attacchi di insetti crescenti così come evitano l'accumulo di microrganismi patogeni nel terreno. Consociazioni favorevoli a determinate specie possono farle aumentare in modo notevole. Così le associazioni pesco-albicocco-pero-fico-kaki-arancio favoriscono enormemente la mosca della frutta, la quale trova una successione di frutta gradita in progressiva maturazione e può raggiungere in autunno alta dannosità a carico del kaki. Al contrario, si conoscono casi in cui le consociazioni causano diminuzioni di attacco: l'associazione di una cv di cavolo con altre colture ortive (pomodoro, fagioli, spinacio o con altre cv dello stesso cavolo) spesso determina una protezione del 50-70% da attacchi di insetti molto dannosi alle brassicacee. Il massimo della protezione si ottiene effettuando il trapianto della brassicacea su terreno già precedentemente coltivato al 50-60% dalle altre colture. La consociazione mais-sinapis alba riduce l'attacco del coleottero al pari di un trattamento geodisinfestante. L'effetto protettivo della policoltura si può spiegare ammettendo un'interferenza negativa esercitata dalle altre piante sui meccanismi di ricerca da parte dei fitofagi citati e una maggiore attività dei nemici naturali favorita dalla complessità dell'ecosistema.
Scelta delle cultivar
Le ciliegie precoci sfuggono abitualmente all'attacco della Rhagoletis cerasi, le mele a maturazione precoce sfuggono alla seconda generazione della Cydia pomonella, le pesche precoci evitano grossi danni da parte della Cydia molesta, le susina precoci evitano quelli causati dalla Cydia funebrana. Oltre a questo tipo di resistenza vegetale apparente, definita anche ecologica, si può fare ricorso in qualche caso a cultivar o portinnesti dotati di vera e propria resistenza. Di fondamentale importanza è anche la scelta di materiale riproduttivo (sementi, tuberi-seme, etc.) di ottima selezione e non infestato all'origine.
Potatura
L'importanza notevole riveste la potatura quale mezzo di riduzione delle infestazioni su piante arboree. Essa precede di solito l'esecuzione dei trattamenti chimici. I rami asportati possono costituire focolai di diffusione di dannosi coleotteri corticicoli e lignicoli oppure, se opportunamente utilizzati, possono diventare punti di diffusione dei rispettivi entomofagi. Le stesse considerazioni valgono per i nidi delle processionarie o di altri grossi lepidotteri defogliatori.
Raccolta
Non poche volte, una raccolta anticipata, dovuta a scelta di cv precoci o a un vero e proprio anticipo di semina riesce a sottrarre buona parte del prodotto all'attacco dei fitofagi. La raccolta anticipata dei tuberi di patata, preceduta dall'eliminazione della parte aerea (cioè delle piante) con erbicidi, è ancora il mezzo più sicuro, anche se più costoso, per sfuggire alle virosi trasmesse dagli afidi. In altri casi, è il tipo stesso di raccolta che influisce sull'ecosistema agrario: per esempio la falciatura totale dell'erba medica in aree molto aride e calde determina una vera e propria debiotizzazione dei campi, dovuta all'asportazione meccanica seguita dall'intensa radiazione solare sul terreno reso nudo. In tali ambienti, alla ripresa della vegetazione si possono avere vere e proprie esplosioni di insetti non più controllati dai loro nemici naturali. In tali ambienti è consigliata una raccolta della medica a strisce che riesce a mantenere in un certo modo l'equilibrio preesistente.
Diserbo
A questa necessaria pratica conseguono spesso maggiori infestazioni della coltura diserbata non solo per il riversarsi di specie polifaghe epigee, ma anche per il convergere di altre specie polifaghe verso le radici in mancanza di quelle delle piante spontanee. A questa convergenza va spesso soggetto il mais (es. maggiore attacco di elateridi alle radici). In ecosistemi di una certa complessità come oliveti, noccioleti, agrumeti, alla pratica del diserbo arbustivo possono conseguire degli scompensi di equilibri naturali per scomparsa delle vittime degli insetti entomofagi comuni. È questo il caso delle piccole querce spontanee, delle inule che sono spesso attaccate da parecchie specie di insetti minatori delle foglie o produttori di galle, a loro volta attaccati da imenotteri che parassitizzano anche le specie dannose all'oliva. L'eliminazione di queste piante spontanee e la conseguente scomparsa dei loro fitofagi, può mettere in difficoltà gli imenotteri entomofagi, soprattutto nei momenti in cui la mosca e la tignola sono presenti in densità molto bassa o addirittura in stadio non raggiungibile da essi. Molte piante spontanee sono nettarifere, utili non solo agli apidi, ma anche a numerose specie di entomofagi che allo stadio di adulto si nutrono di nettare. Rimboschimenti e siepi ben diversificate sono utili come aree rifugio per questi ausiliari.
Innesto
Gli innesti su piante resistenti sono spesso praticati quale adattamento colturale ad un mezzo biologico di lotta. È questo il caso degli innesti di viti europee su viti americane resistenti alla Fillossera o del pero su cotogno contro l'erisoma lanuginosum. L'innesto al contrario, costituisce spesso richiamo per talune specie corticicole, le quali avvertono a distanza la diminuita circolazione linfatica. Sono infatti note le forti infestazioni del coleottero scolitide Pholetribus carabonois, negli oliveti di nuovo impianto, per crisi di trapianto e presenza di piante innestate. In tal caso la lotta chimica (trattamenti preventivi ai tronchi delle piccole piante) è indispensabile.
Ostacoli, siepi e frangiventi
È noto che specie molto piccole si accumulano dietro gli ostacoli (in ombra di vento), in misura tanto più notevole, quanto maggiore è l'impermeabilità dell'ostacolo al vento. I danni alle piante che ne conseguono manifestano, rispetto all'ostacolo, una distribuzione simile a quella degli insetti o acari che vi sono stati depositati dal vento, distribuzione che non è poi molto diversa da quella di particelle inerti trasportate dallo stesso vento. La conoscenza di questi fenomeni ha grande importanza ai fini della lotta chimica e consente talora la distruzione con mezzi non chimici. Le siepi sono spesso ricetto di specie dannose e utili in fase ibernante. In ecosistemi non alterati eccessivamente, questi focolai si rilevano più utili che dannosi, in complesso.
Resistenza vegetale
- Antibiosi: grazie ad alcaloidi, ormoni, antienzimi / vitamine. Può essere letale e si esplica attraverso sostanze che hanno azioni come: anappetenti, inibitori di crescita, antiormoni, bloccanti della digestione o dell'assimilazione di nutrienti.
- Antixenosi (fisica o chimica) (pubescenza/ essudati superficiali). Repellenza, deterrenza, impedimenti meccanici tricomi peli ghiandolari.
Mezzi biologici
Rientrerebbe nei mezzi biologici, intesi nel senso più comprensivo, l'uso degli organismi viventi e/o dei loro prodotti, allo scopo di proteggere le piante dagli agenti biotici dannosi. Tale definizione considera biologici non solo l'utilizzazione dei nemici naturali delle specie dannose (lotta biologica classica) e delle piante resistenti a fitofagi e fitomizi, ma anche la tecnica dell'autocidio con l'uso dei maschi sterili e, ancora, il ricorso a sostanze naturali pertinenti alle stesse specie dannose (feromoni, ormoni).
Secondo la definizione stessa, non vi sarebbero motivi precisi per escludere dai mezzi biologici sostanze vegetali repellenti o attrattive (fagodeterrenti, fagostimolanti). Paradossalmente, non potrebbero essere escluse da tali mezzi sostanze organiche di derivazione animale e vegetale (piretrine, roteonidi) già ben note come insetticidi chimici. Di guida in una delimitazione concettuale che eviti sconfinamenti e confusioni di idee potrebbe essere il principio che per essere considerato biologico un metodo deve implicare una manipolazione, talora complessa, di rapporti biologici interspecifici (cioè tra la specie dannosa e i suoi antagonisti naturali) o intraspecifici (cioè nell'ambito della stessa specie dannosa). Da tale punto di vista, una classificazione dei mezzi biologici più comunemente in uso per il controllo delle specie di insetti dannosi potrebbe essere la seguente:
- Manipolazione dei rapporti interspecifici: lotta biologica classica, basata sull'antagonismo e che può includere quindi, anche la resistenza vegetale. Molte moderne biotecnologie sono oggi indirizzate al potenziamento di tali antagonismi interspecifici.
- Manipolazione dei rapporti intraspecifici: manipolazione di meccanismi pre-copula, quali quelli coinvolgenti i feromoni sessuali, o di meccanismi postcopula, quale la tecnica dell'autocidio con i maschi sterili, geni letali (mezzi biotecnici).
Tecniche di lotta biologica classica
La lotta biologica classica è una branca dell'ecologia applicata e preleva i suoi strumenti dalle comunità naturali, dagli ecosistemi, li saggia opportunamente e li impiega in agricoltura. I risultati più significativi sono conseguiti da stazioni o centri di ricerca nei quali lavorano a pieno tempo gli specialisti del metodo. Le tecniche classiche comprendono soprattutto l'uso dei nemici naturali, a cui può essere aggiunto quello delle piante resistenti. Esse si valgono cioè delle due componenti che spiegano la minore dannosità dei fitofagi negli ecosistemi i origine.
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Uso dei nemici (o limitatori) naturali: l'impiego dei nemici naturali segue le due linee principali:
- Ricostituzione e mantenimento degli equilibri: si è già ricordato che il numero delle specie dannose aumenta per la rottura di equilibri operata dall'uomo con il progresso tecnico. Tra le cause indirette vi sono anche le aumentate possibilità di diffusione passiva di specie di insetti e di acari, che fuori all'ambiente originario e libere da antagonisti possono diventare nuovi, pericolosi nemici per le coltivazioni. Non mancano allora successi conseguiti in tutto il mondo con la ricostituzione di rapporti antagonistici su grande e piccola scala. Detta ricostituzione può avvenire attraverso:
- Metodo propagativo: con il trasferimento dell'agente biotico (di solito un entomofago) dalla sua area di origine a una nuova (spesso da un continente all'altro) in cui la sua vittima si è sviluppata indisturbata fuori del suo controllo abituale.
- Metodo inoculativo: con il trasferimento dell'agente biotico in microambienti della stessa area di origine e di nuove aree nei quali è particolarmente richiesta la sua azione.