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TORACE

È la seconda regione del corpo degli insetti ed è distinguibile in 3 segmenti detti

protorace (anteriore), mesotorace (mediano), metatorace (posteriore).

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Zampe

Gli insetti posseggono al massimo sei zampe, un paio per ciascun segmento toracico.

Ciascuna zampa è costituita da una successione di articoli di cui il primo è definito

anca (coxa). Ad esso seguono il femore e la tibia, lunghi e

sviluppati. Alla tibia segue il tarso, generalmente

pluriarticolato. Nell'ultimo articolo tarsale sono

portate le unghie e varie altre strutture, tra le

quali ricordiamo un corpo mediano lobiforme tra le

unghie, detto arolio. Spesso sono anche presenti i

pulvilli, due lamine membranose sottounghiali.

Queste strutture hanno importanza nella

deambulazione sulle superfici lisce (es. vetro).

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Ali

Sono lamine estremamente appiattite, derivanti dall’espansione degli angoli del

meso e del metatorace. Sono al massimo quattro e possono facilmente ridursi nel

numero ed anche essere assenti.

Gli insetti privi di ali (atteri) vanno distinti in atteri

primitivi (Apterigoti), vicini più degli altri ai Miriapodi

(Millepiedi) ed atteri secondari, nei quali le ali sono

scomparse per adattamento o specializzazione (es.

Pulci e Pidocchi).

Le ali sono organi vivi nei quali entro le nervature scorre

l’emolinfa e corrono trachee e nervi. Le nervature

contribuiscono a dare un'impalcatura alle lamine alari e

ricevono nomi diversi a seconda della loro posizione

sull’ala.

Di particolare interesse è un ingrossamento della

nervatura lungo il margine anteriore delle ali di molti

insetti. Esso svolge un ruolo importante nella

distribuzione delle forze durante il volo. Le ali si

articolano al torace per mezzo di speciali muscoli che

rendono possibili le variazioni di direzione e di velocità

del volo.

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MODIFICAZIONE DELLE ALI ANTERIORI

CON FUNZIONE PROTETTIVA

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ADDOME

È la terza regione del corpo degli insetti e si compone di una successione di segmenti

anulari (uriti), comunemente in numero di 10. Gli uriti 8° e 9° sono generalmente

impegnati nella costituzione degli organi genitali esterni.

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L'addome può presentare una varietà di appendici e di formazioni:

Gli stili sono appendici urosternali articolate, esistenti in numero variabile in insetti

molto primitivi.

I cerci sono appendici situate ai lati dell’ultimo urite, sono spesso lunghi o

lunghissimi e tendono a scomparire negli ordini evoluti.

Le gonapofisi sono differenziazioni perigenitali sia femminili che maschili e si

ritrovano nella maggioranza degli insetti. Sono utilizzate abitualmente per

l'accoppiamento o per la deposizione delle uova. Di particolare interesse sono quelle

femminili, le quali possono anche essere molto sviluppate (ovipositore degli Ortotteri

Grilloidi e terebra degli Imenotteri aculeati).

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ANATOMIA

SISTEMA MUSCOLARE

I muscoli degli insetti sono quasi tutti del tipo striato, composti di fibre contrattili che

attraversano l'epidermide giungendo fino all’esocuticola per permettere l'attacco dei

muscoli al tegumento.

La grande superficie interna di attacco, consente l’inserimento di muscoli

scheletrici più numerosi e sviluppati di quelli che potrebbero inserirsi su

un'impalcatura scheletrica del tipo dei Vertebrati. Tale superficie rimane ampia anche

in insetti di minuscole dimensioni, anzi questi insetti si registrano le più spinte

prestazioni muscolari (salti eccezionali, trasporto di pesi fin quasi 100 volte superiori

a quello del proprio corpo). Queste prestazioni sono dovute al più favorevole

rapporto tra diametro muscolare e peso corporeo.

Nel Torace alloggiano muscoli che connettono fra loro i segmenti.

Le zampe (come le antenne) possono muoversi in ogni direzione per muscoli

provenienti dalla regione del corpo che le accoglie.

Nell’addome vi sono muscoli disposti in tutte le possibili combinazioni, capaci di

consentire ampi movimenti.

Il movimento muscolare (contrazione) avviene a seguito di uno stimolo nervoso

(impulso) proveniente dal sistema nervoso.

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SISTEMA NERVOSO

Anche negli insetti il sistema nervoso consta di cellule nervose (neuroni),

specializzate nella ricezione e trasmissione di impulsi.

Per semplificazione il sistema nervoso degli insetti viene distinto in centrale,

viscerale e periferico. Sistema Nervoso Centrale

Consta di una doppia catena di gangli disposti verticalmente come in una scala a

corda con una coppia di gangli per ogni segmento.

La catena gangliare corre al di sotto dell'intestino nel

torace e nell'addome, ma nel capo un ganglio è situato al

di sopra dell'esofago e uno al di sotto. Avvengono poi

delle fusioni gangliari che nel capo degli insetti sono

tipicamente due: una sopraesofagea (cerebro) ed una

sottoesofagea (gnatocerebro).

Il cerebro o cervello si compone di 3 parti: protocerebro,

deutocerebro e tritocerebro.

Il protocerebro è molto sviluppato, composto di due

emisferi, ciascuno dei quali invia un grosso lobo verso

l'occhio composto del suo lato.

Il deutocerebro consta di due lobi olfattori che

provvedono ad innervare le antenne per la loro ricezione

sensoriale ed il movimento.

Il tritocerebro, è poco sviluppato ed innerva il dorso ed

il labbro superiore, da esso partono inoltre due nervi che

convergono al di sotto della fronte dal quale prende inizio

il sistema nervoso viscerale che invia nervi pari

alle appendici boccali, ghiandole salivari, muscoli

del collo, etc.

Sistema Nervoso Viscerale

Consta di nervi e gangli dotati di autonomia

funzionale, sebbene siano collegati con il

sistema centrale, vengono distinti in sistema

dorsale, sistema ventrale e sistema caudale.

Il sistema dorsale prende inizio dal ganglio

frontale, regolatore del movimento.

Da esso parte un unico nervo che passa al di

sotto del cerebro in corrispondenza del quale

differenzia un secondo ganglio (ganglio

ipocerebrale) ai lati del quale si rinvengono

quattro corpi tondeggianti, talora fusi fra loro (2

corpi cardiaci + 2 corpi allati), noti come

importanti centri neuroendocrini retrocerebrali.

I sistemi ventrale e caudale sono catene di

gangli che innervano rispettivamente le trachee

e gli stigmi, l'intestino posteriore e gli organi genitali.

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Sistema Nervoso Periferico

Il Sistema nervoso periferico consta di neuroni e loro ramificazioni in rapporto con la

periferia del corpo. Esso comprende le differenziazioni periferiche dei neuroni motori

e sensoriali. Particolare interesse rivestono le piastre motrici, che sono le

terminazioni neuromuscolari attraverso cui viene comunicato alle fibre muscolari

l'impulso nervoso.

I neuroni sensoriali sono invece in collegamento da un lato con gli organi di senso e

dall'altro inviano un lungo neurite al ganglio corrispondente.

Organi di senso

Sono recettori in grado di trasformare uno stimolo preveniente dall’esterno o

dall'interno del corpo, in impulso nervoso.

Tre principali tipi di stimoli sono certamente in grado di agire sui recettori degli

insetti: vibrazione su membrane connesse a cellule nervose, attività di sostanze

chimiche, luce e calore.

• I recettori sensibili alle vibrazioni sono indicati come sensilli meccanorecettori,

comprendono i sensilli tattili, distribuiti su tutto il corpo, ma principalmente sulle

antenne e sui tarsi. Essi sono costituiti da una setola o da un pelo, al di sotto dei

quali vi è la cellula nervosa.

Un secondo tipo di meccanorecettori, sono i fonorecettori o recettori uditivi.

Essi vanno dal tipo più semplice, cioè da setole uditive in grado di percepire suoni a

frequenza bassa, fino al tipo più complicato, situato nel secondo articolo antennale

(pedicello) attraverso il quale la sensazione viene avviata al nervo antennale.

Ancora più complessi sono gli organi timpanali, che si avvicinano alquanto alla

struttura dell'orecchio dei Vertebrati. In essi il fascio di scolopidi poggia su di

una membrana timpanica (talora con la presenza intermedia dl minuscoli scleriti

analoghi agli ossicini del nostro orecchio) le cui vibrazioni sono amplificate da una

cassa di risonanza ottenuta per dilatazione di trachee.

Caratteristici sono gli organi timpanali degli Ortotteri

(Cavallette) e dei Lepidotteri Nottuidi (Falene). Essi

sarebbero in grado di percepire suoni ad alta

frequenza, in particolare sono in grado di captare gli

ultrasuoni emessi dai Pipistrelli riuscendo ad evitarli

prima di venire catturati da essi.

• I recettori di sostanze chimiche (chemiorecettori) sono anch'essi una derivazione

di quelli tattili, hanno tendenza all'infossamento per aumentare il contatto con le

sostanze. I sensilli del gusto, situati sui tarsi, sui palpi e nella cavità orale, richiedono

il diretto contatto con la sostanza chimica, quelli dell'olfatto, situati sulle antenne e

sulle appendici genitali, sono sensibili alle sostanze volatili (es. feromoni).

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• I sensilli in grado di percepire variazioni di temperatura ed umidità

(termorecettori ed igrorecettori) sono localizzati sulle antenne, palpi e tarsi.

• I fotorecettori sono strutture sensorie complicate in grado di

ricevere sensazioni luminose mediante assorbimento di lunghezze

d'onda da parte di pigmenti definiti “visivi” e trasformazione dello

stimolo luminoso in impulso nervoso. Essi sono distinguibili nei due

principali tipi, definiti occhi composti ed ocelli.

Gli occhi composti sono innervati direttamente dai due grossi lobi

ottici protocerebrali.

Esternamente un occhio composto presenta una cornea composta di

un numero elevato di faccette (28.000 nelle Libellule), ciascuna

faccetta corrispondente ad un ommatidio (unità strutturale

del'occhio composto). Ciascun ommatidio presenta la faccetta

corneale.

Ancora più internamente vi sono 4 cellule divenute trasparenti per costituire il

cristallino. Al di sotto del cristallino, sono disposte 7 cellule nervose molto allungate

costituenti la retinula. L'asse centrale della retinula è ispessito a forma di bastoncino

(rabdoma). Il rabdoma è ricco del pigmento assorbente la luce, contenuto anche

nella retina degli animali superiori.

Il neurite dell'ommatidio confluisce con quello di tutti gli altri ammatidi per costituire

il nervo ottico.

Il cristallino e la retinula di ciascun ommatidio sono avvolti da un manicotto di cellule

pigmentarie delle dell'iride, le quali negli insetti diurni isolano ciascun ommatidio in

modo che l'immagine si formi per composizione a perfetto mosaico di frammenti di

immagine giungenti da ciascuna unità ottica.

Gli occhi composti possono variare di volume a seconda dei gruppi, toccarsi,

fondersi, o addirittura mancare. Filizzola

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Gli ocelli sono spesso in numero di 3,

situati sulla fronte, frequentemente

mancano del tutto e posseggono una

sola lente corneale. Gli ocelli non

percepiscono l'immagine, ma solo la luce

polarizzata.

Il sistema nervoso degli insetti è notevolmente complicato, ma non si presenta

centralizzato come nei Vertebrati ed ogni ganglio è un'unita autonoma e

indipendente dal cerebro. Di ciò si hanno interessanti esempi, quali la capacità del

maschio della Mantide di continuare la sua attività copulatoria, anche dopo essere

stato decapitato dalla femmina durante la copulazione stessa.

Interessante è anche l'autonomia del pungiglione dell'Ape operaia, capace di

iniettare da solo il veleno per l'attività autonoma del ganglio nervoso che si distacca

con esso nell’atto della puntura nella pelle di un mammifero.

L’aculeo, abbandonato dall’operaia, è anche in grado di completare la penetrazione

nella pelle con movimenti alternati degli stiletti, muniti di dentellatura di

uncinamento. Durante questa operazione esso emette un feromone di allarme che

richiama altre operaie pronte a pungere.

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SISTEMA DIGERENTE

Morfologia

Il sistema digerente degli insetti è un tubo

carnoso (intestino) che parte dall'apertura orale,

attraversa il foro occipitale ed entra nel torace

giungendo fino all'estremità addominale

(apertura anale).

Esso è distinguibile in 3 parti:

- Una anteriore (STOMODEO)

- Una mediana (MESENTERO)

- Una posteriore (PROCTODEO)

Le suddivisioni ulteriori dell'intestino vengono

indicate con terminologia tratta dall’anatomia

dei Vertebrati, anche se spesso non esiste

alcuna reale corrispondenza. La cavità boccale

degli insetti masticatori si presenta suddivisa

dalla lingua, dalla cavità dorsale (cibarium) ed

una cavità ventrale (salivarium), in cui sboccano

le ghiandole salivari.

Nello STOMODEO viene distinto l'esofago generalmente dilatato ad un certo punto

in un'ingluvie, talora tanto slargato da costituire un vero e proprio serbatoio che si

estende fino all'estremità addominale come sacca ripiena di cibo liquido (borsa

melaria delle Api, borsa del siero delle Zanzare, etc).

All'ingluvie segue una seconda dilatazione (ventriglio), piccola e robusta, a volte

dotata di spazzole o denti che ne fanno un vero e proprio stomaco masticatore.

Il MESENTERO è in genere a lume ampio e termina con una seconda valvola nel

punto in cui si inseriscono i tubi malpighiani, lunghi tubicini escretori.

L'intestino posteriore si trova spesso differenziato in ileo, colon e retto.

Lo STOMODEO ed il PROCTODEO mostrano la struttura del tegumento del quale

rappresentano invaginazioni, cioè il loro lume è rivestito di uno strato cuticolare.

Sono poi presenti uno strato di muscoli interni ed esterni.

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Fisiologia

La fisiologia del sistema digerente degli insetti è in dipendenza del tipo di

alimentazione, infatti gli insetti possono attaccare ogni sorta di composto organico,

dal legno, alle stoffe, dalla linfa delle piante, al sangue dei Vertebrati, dai tessuti

vegetali a quelli animali, viventi o in putrefazione.

Nel processo di digestione di substrati particolarmente difficili da intaccare, gli

insetti sono aiutati da rappresentanti microscopici (saccaromiceti, batteri), che

vengono perfino ospitati in organi speciali (micetomi o simbiosomi) e trasmessi

ereditariamente (simbiosi fisiologica ereditaria).

Gli insetti onnivori dispongono di tutti gli enzimi della digestione, gli insetti carnivori

o zoofagi abbondano di enzimi per la digestione di proteine e grassi, gli erbivori o

fitofagi abbondano di enzimi per la degradazione delle sostanze amilacee.

L'assorbimento ha luogo generalmente nel mesentero, ma anche il proctodeo può

essere attivamente impegnato in questo processo, soprattutto per quanto concerne

l'assunzione di acqua e sali minerali, riversati nel lume dai tubi malpighiani.

Particolare è la possibilità di digestione extraorale esibita da numerose specie

zoofaghe, in grado di iniettare sostanze capaci di trasformare rapidamente in

poltiglia gli organi ed i tessuti delle proprie vittime.

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Simbiosi

Molto diffusa tra gli insetti è l’associazione con microrganismi.

Allevatrici scrupolosissime di microrganismi sono tutte quelle specie che ingeriscono

esclusivamente linfa vegetale, legno (o altri tessuti vegetali ad alto contenuto in

cellulosa) o sangue di animali superiori. Tutti questi insetti ospitano accuratamente

entro il proprio corpo svariati tipi di microrganismi (Protozoi, Funghi microscopici e

Batteri). Quest’associazione simbiotica altamente evoluta è definita simbiosi interna.

Esistono casi di simbiosi esterna, quale quella che lega le

Formiche dette “taglia foglie” ad alcuni Funghi microscopici

da essi accuratamente coltivati. Nel nido della Formica

americana Atta sexdens, schiere di operaie triturano pezzetti

di foglie prelevate da operaie raccoglitrici e ne ottengono un

substrato umido sul quale prospera una muffa biancastra, è

questo il fungo simbionte (Rhozites gongylophora), del quale

viene controllata la crescita, le cui micoteste sono

notevolmente ricche di proteine, necessarie all'alimentazione

dei giovani della comunità (larve).

Tra i Coleotteri che coltivano funghi del gruppo Ambrosia vi sono

quelli dannosi in agricoltura e noti come Scolitidi. Tra di essi vi

sono alcune specie che scavano lunghe gallerie nel legno di varie

piante arboree, ma, a differenza di altre specie di Coleotteri, esse

non si nutrono direttamente di legno, ma utilizzano come alimento

una soffice muffa fungina che provvedono a diffondere sulle pareti

delle gallerie in cui vivono.

La muffa rappresenta il simbionte ed è definito Fungo Ambrosia che viene indotto a

produrre particolari formazioni altamente nutritive.

Gli insetti veri divoratori di legno (xilofagi) hanno invece fatto ricorso ad una vera e

propria simbiosi interna.

Le due Termiti nostrane (Kalotermes flavicollis e

Reticulitermes lucifugus) ospitano in una estesa

dilatazione dell'intestino posteriore (ampolla

rettale) una nutrita schiera di protozoi simbionti,

a loro volta infarciti di batteri. Questa tripla

simbiosi (ipersimbiosi) consente alle termiti di

vivere di solo legno. Il prezioso carico protozoico-

batterico passa da un individuo all’altro

attraverso un continuo scambio dl materiale

intestinale (trofallassi). Filizzola

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Adattamenti Nutrizionali

L'attacco di una specie fitofaga ad una delle piante preferite è la risultante di una

serie di interazioni. Un individuo che arrivi su una pianta, è innanzitutto attratto dal

colore (cioè dalla lunghezza d'onda luminosa proveniente dalla pianta stessa).

Subito, però, entrano in gioco stimoli chimici “di superficie”.

Cosi, ad esempio, le larve neonate della Cydia pomonella sono stimolate alla

penetrazione nelle mele da una sostanza presente nella cuticola dei frutti e utilizzato

dall'insetto come “indicatore”.

A volte queste sostanze di superficie si comportano da veri e propri “arrestanti” o

“aggreganti” e ricordano, con la loro volatilità, i feromoni degli stessi Insetti.

Il successo dell'attacco è poi affidato ad altre sostanze che, a contatto dei recettori

gustativi del fitofago, agiscono da fagostimolanti.

Queste sostanze, utilizzate dagli Insetti per l'orientamento nei confronti delle piante

cui sono adattati, sono spesso repellenti o addirittura tossiche per altri fitofagi.

Esse sono interpretate quali sostanze di difesa della pianta, che alcuni fitofagi sono

riusciti ad inattivare attraverso mutazioni vantaggiose che hanno favorito il fitofago

nella sua individuazione e nel suo consumo.

Alla fine alcune specie di insetti sono divenute:

- monofaghe, ossia si nutrono di piante appartenenti a un solo genere

(es. Fillossera della vite).

- oligofaghe, capaci di attaccare piante

appartenenti ad una sola famiglia (es. Dorifora,

che infesta solamente le solanacee, in particolare la

patata).

altre ancora sono divenute specie polifaghe, capaci di nutrirsi su qualsiasi pianta.

INSETTO ENTOMOFAGO IN CERCA DEL FITOFAGO

- Stimoli fisici e chimici volatili prodotti dalle piante, in più quando la pianta è

attaccata può produrre sostanze molto più chiare che richiamano l’entomofago

predatore.

- Localizzazione del Fitofago ospite (sostanze volatili, semivolatili e di contatto).

- Verifica di idoneità dell’ospite.

Inserendo l’ovopositore (ricco di

papilli gustativi) nel corpo della

vittima, il parassitoide percepisce

la presenza o meno di feromoni

(messaggeri chimici tra individui

della stessa specie) rilasciati da

un altro parassitoide che ha già

deposto l’uovo nel corpo del

fitofago.

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SISTEMA CIRCOLATORIO

La circolazione sanguigna degli insetti è notevolmente semplificata e si svolge entro

un tubo dorsale decorrente al di sopra dell'intestino ed entro la cavità del corpo

(emocele). Il liquido sanguigno irrora direttamente tutti gli organi e i tessuti.

L'emolinfa non ha funzioni di trasporto dell'ossigeno, affidato al sistema tracheale.

L'emocele è delimitato da tessuti ed organi e l'emolinfa bagna direttamente le loro

cellule senza la necessità di un complicato sistema arterioso e venoso.

Il vaso dorsale si presenta differenziato in un primo tratto addominale o cuore,

ricco di fibre muscolari, a sua volta è suddiviso in camere.

Ogni camera cardiaca è munita di un paio di aperture a valvola (ostioli), che

favoriscono l'entrata dell'emolinfa dalla cavità.

Lungo il cuore sono impiantati dei muscoli segmentali simmetrici ed a base larga,

collegati con l'apice al diaframma dorsale.

L'emolinfa viene spinta in avanti corre lungo l'aorta, sbocca nel capo e si diffonde

nella cavità e ritorna nel cuore a seguito della dilatazione di questo.

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L'emolinfa consta di una parte liquida (plasma)

e di una parte costituita da elementi cellulari

detti emociti. Il plasma è un liquido trasparente o

colorato per presenza di pigmenti più spesso

gialli o verdi (es. carotenoidi).

L'emoglobina non è mai localizzata in globuli

rossi che mancano del tutto.

Le funzioni dell'emolinfa sono le seguenti:

- Trasporto di materiale nutritivo, di materiale da

eliminare, di enzimi, di ormoni.

- Fagocitosi di germi contaminanti ed

incapsulamento di grossi corpi estranei (es. uova

di endoparassiti).

- Azione meccanica di dilatazione, importante nei

movimenti delle appendici e nelle mute.

- Coagulazione in caso di ferite.

- Detossificazione.

Le risposte immunitarie:

- Umorale, intossicare il patogeno tramite una sostanza tossica (Melanina) che viene

prodotta in maniera localizzata solo in caso di presenza del patogeno.

FENOLOSSIDASI è l’enzima che produce melanina (Phenoloxidase activation

system).

- FAGOCITOSI tramite grosse cellule chiamate granulociti

- INCAPSULAMENTO e isolamento di organismi estranei di grandi dimensioni (Larva o

uovo di parassitoide). La capsula è formata da plasmociti, che sono aggregati di

emociti.

1- Riconoscimento corpo estraneo (proteine di riconoscimento)

2- Formazione della capsula (Plasmociti)

Il Parassitoide a sua volta, per garantire la sopravvivenza della sua larva o uovo,

inietta anche proteine ovariche, un veleno e un virus, che insieme alterano il sistema

immunitario dell’ospite che in questo modo non riesce a difendersi.

Il virus blocca anche la sintesi dell’Ecdisone, quindi la larva non può impuparsi e

diventare adulta.

- NODULAZIONE Filizzola

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SISTEMA RESPIRATORIO

Negli Insetti il sistema respiratorio consta di una fitta rete di tubi (trachee) che,

partendo da aperture esterne (stigmi o spiracoli), giungono fino alle cellule,

assicurando cosi un diretto trasporto dell'ossigeno ai tessuti.

Con il ramificarsi, le trachee diventano di calibro sempre minore, fino a divenire

tracheole. Queste giungono a formare una vera e propria rete capillare respiratoria.

Come i capillari degli animali superiori, esse possono spostarsi e neoformarsi in punti

dei tessuti dove vi è carenza di ossigeno.

Di notevole interesse sono i sacchi aerei, enormi dilatazioni

delle trachee, usate come camere di riserva d'aria.

Le trachee sono cambiate con la muta al contrario delle

tracheole.

Gli stigmi si evolvono in aperture munite di orlo sclerificato,

seguito nell'interno da un atrio, nel quale si trovano setole

incrociate funzionanti da filtro.

Gli insetti che vivono nell'acqua possono essere acquatici, se dispongono delle

branchie tracheai.

Molti altri insetti vivono nell’acqua ma sempre vincolati alla respirazione atmosferica

(insetti acquaioli). Molti di essi vengono alla superficie per respirare e possono fare

grosse provviste di aria.

Problemi simili a quelli degli insetti acquatici hanno dovuto risolvere le larve degli

insetti che vivono nell’emolinfa delle loro vittime (Es. Imenotteri e Ditteri

endoparassiti).

La loro soluzione è stata:

- Respirare l'ossigeno disciolto nell'emolinfa della vittima per via cutanea o per

processi di tipo branchiale.

- Respirare ossigeno atmosferico adottando due soli stigmi posteriori che forano le

trachee della vittima. Filizzola

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SISTEMA ESCRETORE

Gli organi escretori sono delimitati nei tubi malpighiani (reni localizzati) sottili ed a

fondo cieco, tipicamente inseriti al limite tra intestino medio e posteriore.

Generalmente sono fluttuanti nell'emolinfa ed eliminano da essa i prodotti di

degradazione delle proteine (urea, acido urico, ammoniaca) nonché sali (cloruri

fosfati) ed acqua.

I tubi malpighiani possono acquistare anche altre funzioni (ospitare microrganismi

simbionti, produrre seta o sostanze collanti, lubrificanti, etc.).

Il tessuto adiposo funziona da riserva, soprattutto in stadi che non si alimentano

per diapausa o metamorfosi. Esso consta di cellule ricche di lipidi e glicogeno, ma

alcune sue cellule (cellule uriche) accumulano urati ed acido urico in cristalli in specie

che mancano di tubi malpighiani.

SISTEMA SECRETORE

Gli insetti sono dotati di un ricco complesso di ghiandole di tipo esocrino (secreto

destinato all'esterno) e di tipo endocrino (secreto utilizzato all’interno del corpo).

Secrezione esterna

Le ghiandole ceripare derivano da diretta trasformazione delle

cellule dell'epidermide. La cera può essere prodotta in scaglie come

quella emessa dagli sterniti addominali dell'Ape operaia, o in forma

di polvere e bastoncini, come quella delle Cocciniglie.

Le ghiandole laccipare, secernono la cosiddetta lacca (utilizzata dall'uomo) in

Cocciniglie esotiche. Questa sostanza può essere tanto abbondante da rivestire interi

rami. Filizzola

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Le ghiandole urticanti sono prodotte dal tegumento

di larve di vari gruppi di Lepidotteri (Es.

Processionarie) e sono costituite da una cellula

ghiandolare associata a quella che produce il pelo.

Il secreto urticante si accumula alla base del pelo e

con il distacco o la rottura di questo può venire a

contatto con la pelle di animali superiori determinando

irritazioni.

Le Ghiandole salivari sono collegate alle appendici boccali.

Le più importanti sono le ghiandole labiali che sboccano alla base della lingua nel

tipico apparato boccale masticatore.

Nell'apparato boccale pungente la lingua diventa rigida, allungata e viene

attraversata da un prolungamento del canale salivare (ipofaringe).

Gli insetti producono abbondante saliva, ricca di svariati enzimi (neerotizzanti,

solubilizzanti, declorofilizzanti, anticoagulanti, etc.), a secondo degli adattamenti

alimentari.

Con essa possono anche venire inoculati nella pianta o nell'animale agenti patogeni

(es. virus).

Ghiandole sericipare. La seta può essere prodotta da ghiandole

situate in ogni parte del corpo. Tipiche produttrici di seta sono le

ghiandole labiali delle larve dei Lepidotteri costruttrici di bozzoli

(es. Baco da seta o Bombyx mori).

Come è noto, anche i tubi malpighiani possono adattarsi alla

produzione di seta, come nel caso di alcuni Coleotteri.

Ghiandole faringee o sopracerebrali. Sono

particolarmente sviluppate nell'Ape operaia e

producono negli individui giovani, la nota pappa

reale, sostanza di alto valore nutritivo, destinata a

nutrire le larve che dovranno divenire regine.

Ghiandole della muta. Sono disposte in numero di 1-2 paia per segmento e

secernono un liquido oleoso che si interpone tra la vecchia e la nuova cuticola,

facilitando lo scivolamento durante le mute.

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Ghiandole annesse all'apparato genitale femminile. Di interesse sono quelle

colleteriche, producenti una sostanza con cui vengono costruite le speciali capsule

contenti le uova (ooteche). speciale menzione meritano le ghiandole velenifere

annesse al pungiglione degli imenotteri aculeati.

Il veleno dell'Ape operaia viene secreto dalla ghiandola acida, costituita da una

parte distale biforcuta e da un serbatoio. Essa produce il ben noto veleno, ricco di

enzimi (fosfolipasi) e di sostanze neurotossiche (istamina, adrenalina, acetilcolina,

serotonina, etc.). Una seconda ghiandola, detta alcalina, più piccola della

precedente, emette una sostanza lubrificante.

Ghiandole anali.

Merita menzione quella annessa all'apertura anale

di parecchie specie di Coleotteri. Quella del

Carabide Brachynus crepitans (Bombardiere)

produce sostanze chimiche irritanti disciolte in

acqua che diviene bollente all'uscita (vaporizzando

con crepitio per reazione esotermica).

La ghiandola del Brachino consiste in un serbatoio

contenente una soluzione di idrochinoni, nitriti e di

altri composti in acqua ossigenata. Con queste

reazioni si liberano calorie sufficienti a portare la

temperatura del liquido a circa 100°C. I chinoni

sono inoltre caustici. L’Ossigeno da la spinta per lo

spruzzo verso l’esterno.

Filizzola

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Ghiandole repugnatorie.

Producono sostanze chimiche di natura varia, spesso dotate di forte odore per il

nostro olfatto (Terpenoidi, benzochinoni, steroidi, composti della serie aromatica,

etc.). Sono emesse da punti diversi del corpo in forma gassosa, liquida o di vero e

proprio spray.

Altre specie producono invece, a scopo difensivo, sostanze dall'odore sgradevole

(benzochinoni).

Ghiandole a feromoni.

Particolarmente diffuse tra gli insetti sono le ghiandole produttrici di messaggeri

chimici intraspecifici, per lo scambio di informazioni entro la stessa specie.

Queste sostanze, spesso altamente volatili, sono definite feromoni (chiamati così

per evitare confusione con gli “ormoni” che sono stimolatori prodotti da ghiandole

endocrine, senza rapporti con l'esterno) e sono percepite da sensilli, chemiorecettori

localizzati principalmente sulle antenne e sui pezzi boccali.

I feromoni possono dare luogo a risposte immediate (RELEASER) o a risposte lente

(PRIMER).

- RELEASER (immediate)

1- Sessuali: Prodotti da ghiandole annesse agli organi genitali, tra le

sostanze più attive in natura.

2- Allarme: Sono particolarmente diffusi in quelle specie nelle quali la vita

sociale ha determinato l'istinto altruistico e la coordinazione dei movimenti.

È noto che una sola Ape operaia può mettere in allarme un intero alveare

per mezzo di feromoni di allarme di vario tipo, emesso ad esempio dalle

Api attraverso una ghiandola annessa al pungiglione distaccato.

3- Aggreganti: Colonizzazione di un substrato (Blatte). Sono prodotti

soprattutto dai primi individui che hanno individuato un sito da colonizzare.

4- Marcanti: Molto diffusi soprattutto fra le specie sociali (Api, Formiche) per

il riconoscimento degli individui e per indicare agli altri individui la strada di

un substrato alimentare.

- PRIMER (lente)

1- Inibitori: Prodotte dalle regine delle Regine (Api) che lo trasferiscono da

un’ape all’altra per trofallassi che ne inibisce lo sviluppo sessuale, mentre

attira le operaie e stimola la costruzione di celle operaie.

2- Dispersori: Antiaggreganti, per limitare la presenza di molti individui su

un substrato alimentare o Deterrenti l’ovideposizione (Parassitoidi)

Allelochimici

- ALLOMONI:

Messaggeri chimici interspecifici utili solo alla specie che li emette (per

allontanare altre specie, Acido formico, Idrochinoni)

- CAIROMONI:

Interspecifici utile solo alla specie che li riceve (Predatori)

Odore della preda percepito dai nemici naturali per individuarla.

Anche feromoni marcanti o sessuali possono diventare Cairomini per altre

specie predatrici.

- SINOMONE (Simbiosi):

Utili sia alla specie emittente che a quella ricevente:

Il feromone di aggregazione degli Afidi è usato dalle formiche per localizzarli

ed accudirli.

Alcune piante quando sono attaccate dal fitofago emettono specifiche sostanze

usate dai parassitoidi o entomofagi, predatori del fitofago dannoso.

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Secrezione interna

Le ghiandole endocrine degli insetti sono numerose ed in connessione fra loro.

La maggior parte di esse ha rapporti diretti con il sistema nervoso acquistando la

capacità di secernere ormoni, il più importante dei quali (ormone cerebrale) giunge

ai corpi cardiaci.

L’ormone cerebrale, dopo essere passato dai corpi cardiaci, giunge per via

emolinfatica ad un gruppo di ghiandole protoraciche.

Stimolate dall’ormone cerebrale, queste ghiandole producono l’ecdisone

un ormone simile al colesterolo, dal quale esso deriva.

L'ecdisone è l’ormone della metamorfosi, presiedendo alla trasformazione dei

caratteri larvali in quelli dell’adulto e regolando la diapausa o letargo.

I corpi allati, situati di seguito a quelli cardiaci, quando ricevono l’ormone cerebrale,

secernono un terzo ormone definito giovanile o neotenina.

La neotenina quando è presente nell’emolinfa, reprime l’attività dell’ecdisone

impedendogli di attuare la trasformazione in adulto e consentendo solo le mute

(cambio di cuticola). La trasformazione definitiva in adulto è infatti possibile solo

quando nell’organismo scompare la neotenina per temporanea interruzione

dell'attività dei corpi allati e comparsa dell’esterasi dell’ormone giovanile emessa dal

tessuto adiposo. Nell’adulto la secrezione di neotenina riprende con azione diretta

verso le gonadi del sistema riproduttore che è esclusivamente destinato alla

produzione di uova e spermatozoi. Filizzola

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SISTEMA RIPRODUTTORE

Gli organi della riproduzione degli insetti risultano composti dalle gonadi (ovari e

testicoli), di due gonodotti pari (vagina e canale eiaculatore).

Lo sbocco genitale si trova generalmente tra l’ottavo e il nono urosternite nelle

femmine e al 9° nei maschi. Intorno ad esso si differenziano strutture o armature più

o meno complesse (gonapofisi).

Femmina

Ciascuno dei due ovari consta di un numero

vario di tubuli detti ovarioli, nei quali sono

Contenute le uova nei vari stadi del loro

sviluppo. Ciascun ovariolo presenta un

filamento apicale.

Ad esso segue un lungo tratto, il peduncolo,

con il quale ogni ovariario sbocca

nell'ovidotto laterale, che comincia con una

sorta di calice.

Il numero degli ovarioli varia anche molto (da

1 in alcuni Ditteri ed Afidi, fino a 2000 nelle

regine di alcune Termiti).

I due ovidotti laterali confluiscono

nell'ovidotto comune che è differenziato nella

vagina.

Alla vagina è spesso associata la spermateca.

Seguono poi le ghiandole accessorie, tra le

quali le ghiandole colleteriche e quelle

velenifere.

All’apertura genitale femminile (vulva) è spesso associato un ovopositore adatto

per la deposizione delle uova e irrobustito da pezzi sclerificati (gonapofisi).

L’uovo può avere forma molto varia, esso è tipicamente rivestito da un guscio

(corion), bistratificato e può essere liscio o variamente scolpito.

Maschio

I testicoli possono essere separati o fusi in un

corpo unico, addirittura colorato vivacemente.

Da ciascun testicolo parte un canale deferente. I

canali referenti sboccano in un canale impari

(canale eiaculatore).

Gli organi genitali esterni maschili constano

dell'organo copulatore (pene) circondato da

pezzi accessori (es. parameri), necessari per la

realizzazione della copula. Filizzola

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Tipi di riproduzione

Gli insetti sono animali a sessi tipicamente distinti, con maturità sessuale raggiunta

allo stato di adulto, seguita da accoppiamento e deposizione delle uova.

L’accoppiamento o copula si svolge in modo molto vario, talora singolare, come nel

caso delle Libellule (Odonati) o della Mosca domestica (Ditteri), preceduto da

emissioni di feromoni di richiamo (in genere da parte della femmina), da

segnalazioni acustiche (canti), luminose, danze o da vere e proprie offerte di cibo.

La copula può anche avvenire in volo (es. Ape).

Il numero di uova deposte è estremamente

variabile e può, andare da 1 a decine di milioni, a

seconda della specie. Le modalità di

ovideposizione sono estremamente varie.

Le specie che depongono le uova all'esterno di

substrati possono disporle isolate o a gruppi o

racchiuse in complesse ooteche (Mantide

religiosa). Le uova deposte a gruppi possono

rimanere scoperte oppure venire protette da peli,

squame, secreti vari, terreno, etc.

Per la ovideposizione

all'interno dei substrati, la

femmina dispone di uno

speciale ovipositore

perforante il terreno, il

legno, la cuticola di altri

insetti, etc.

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Negli insetti è frequente la partenogenesi (riproduzione senza l'intervento del sesso

maschile). In quasi tutte le specie avviene che alcune uova non fecondate possano

schiudere (partenogenesi accidentale). La vera partenogenesi è abituale in molle

altre specie e può dare origine solo a maschi (arrenotoca) o solo a femmine

(telitoca). La PARTENOGENESI ARRENOTOCA o aploide ha luogo in molti imenotteri.

I maschi sono portatori del solo corredo “n”.

In altri la PARTENOGENESI è TELITOCA con femmine totalmente diploidi “2n” pur

derivando da uova non fecondate.

La partenogenesi costante presenta il vantaggio di consentire la colonizzazione di un

nuovo ambiente anche da parte di un solo individuo.

Essa però presenta lo svantaggio di diminuire notevolmente la Variabilità genetica

della popolazione e quindi la sua possibilità di adattarsi alle mutabili condizioni

esterne. Per tale ragione in molte specie si è instaurata con successo un'alternanza

di partenogenesi e di accoppiamenti in generazioni diverse.

La presenza dei due sessi determina, con l’accoppiamento e la fecondazione, un

importante rimescolamento genetico ed un aumento della variabilità in modo da

consentire alla selezione naturale una più ampia scelta di caratteri di adattamento

all'ambiente.

Le femmine depongono uova contenenti un embrione quasi maturo (ovovivipari).

SVILUPPO EMBRIONALE

Lo sviluppo embrionale prende inizio con divisioni ripetute del nucleo dell’uovo

fecondato (zigote). Risultato di queste divisioni è la formazione del blastoderma che

consta di uno strato periferico di singole cellule.

Il blastoderma assume l’aspetto di una morula e poi di una blastula.

Da un infossamento anteriore e da uno posteriore dell’ectoderma, si originano

rispettivamente lo stomodeo (abbozzo dell’intestino anteriore) e il proctodeo

(abbozzo dell’intestino posteriore).

SVILUPPO POSTEMBRIONALE

Sgusciamento

L'individuo neoformato esce dall'uovo per mezzo di processi cefalici adatti a rompere

il guscio.

In molte specie dotate di endosimbiosi a trasmissione ereditaria di tipo esterno,

l'individuo neonato presenta l'interessante abitudine di divorare la parte superficiale

del guscio, dove sono stati cosparsi dalla madre dei microrganismi simbionti

all'atto dell'ovideposizione. Filizzola

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Mute

Negli insetti l’accrescimento si svolge in modo discontinuo. La discontinuità

dell'accrescimento è conseguenza della presenza dell'esoscheletro, il quale permette

solo limitate estensioni.

Il cambio di cuticola ha luogo attraverso complicati meccanismi fisiologici che

culminano nell'allontanamento della vecchia cuticola (esuvia), nel momento in cui

avviene la cosiddetta muta.

Approssimandosi il periodo del cambio di cuticola, l’individuo cessa di nutrirsi,

mentre tutte le cellule epidermiche aumentano di volume e di numero.

Alcune cellule secernono il liquido esuviale, contenente enzimi che dissolvono

buona parte della vecchia cuticola.

La vecchia cuticola, ridotta ad un sottile strato esterno si apre lungo linee di minore

resistenza (suture). Tale apertura è facilitata da aumento di turgore del corpo per

deglutizione di aria, contrazioni muscolari, etc.

Abbandonata l'esuvia, il nuovo individuo presenta generalmente la nuova cuticola

tenera e poco colorata, ma ben presto indurisce e si colora. Il periodo fra una muta e

l’altra è definita età o stadio.

Tra il momento in cui avviene il distacco della vecchia cuticola dall'epidermide

(apolisi) e il momento della fuoriuscita dell'individuo dall'esuvia (ecdisi) può passare

anche del tempo, durante il quale l'individuo, meglio protetto è detto in fase farata.

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REGOLAZIONE DELLA MUTA

- APOLISI: Distacco della vecchia cuticola (La cuticola è stretta rispetto al corpo e si

rompe).

- TENSORECETTORI: Sensilli che sentono il corpo che cresce trasmettendo l’aumento

di tensione del tegumento.

- PTTH: Ormone Pro-Toracico Tropico (Si accumula nel “Corpora Cardialis” e poi

rilasciato nell’emolinfa e stimola la sintesi di Ecdisone). Di natura peptidica,

non passa attraverso le membrane cellulari, ma reagisce con i recettori di

membrana. Infatti è in grado di stimolare solo determinati organi, grazie a recettori

specifici

- ECDISONE: Ormone prodotto dalle cellule delle Ghiandole Protoraciche.

È il risultato di una catena di sostanze:

Ghiandole Adenilati AMP ciclico Attiva enzima Fosforilasi

   

Protoraciche Ciclasi ATP (Messaggero cMPA-PK |

Secondario) (Proteina chinasi) |

V

Porta alla formazione di ECDISONE

che essendo di natura steroidea

attraversa tranquillamente le membrane

L’Ecdisone raggiunge le cellule del’epidermide e al loro interno stimola alcuni geni

che portano alla formazione di varie sostanze (Degradare “PROTEASI” o produrre

cuticola “CHINASI”)

- ECDISI: Uscita dell’insetto dalla vecchia cuticola (Esuvia) tramite contrazioni dorso

ventrali.

Quando il livello di ecdisone scende, viene stimolata la produzione di nuovi ormoni

(PETH).

- ORMONE GIOVANILE (JH o Neotenina): Ormone prodotto dai Corpi Allati.

- Un elevato livello di questo ormone, in presenza di ecdisone è associato alla

muta da Larva a Larva.

- Un livello più basso di JH accompagna una muta da Larva a Pupa.

- Quando JH è assente si ha la muta da Pupa ad Adulto.

Nei PTERIGOTI le ghiandole protoraciche si riducono e non si ha più Ecdisone, quindi

niente muta.

Negli APTERIGOTI invece è possibile che si abbiano altre mute da Adulto–Adulto,

perché le ghiandole protoraciche sono sempre presenti

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Metamorfosi

È detta metamorfosi la trasformazione che gli

insetti subiscono nel corso delle mute, fino a

divenire adulti. Questa trasformazione può

essere poco rilevabile (metamorfosi incompleta

o ridotta) oppure profonda (metamorfosi

completa).

Nel caso della metamorfosi incompleta

(ETEROMETABOLIA), lo stadio di adulto, detto anche

immagine, viene raggiunto attraverso stadi giovanili,

detti neanidi, che già alla nascita presentano molti dei

caratteri del futuro adulto.

Gli Eterometaboli (Ortotteri) giungono allo stadio di

adulto attraverso una successione di età:

UOVO

Neanide I

Neanide II

Neanide III

Ninfa I

Ninfa II

ADULTO

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Nel caso della metamorfosi completa (OLOMETABOLIA), dall’uovo fuoriesce invece

un piccolo essere di aspetto ben diverso da quello finale. Questo giovane tanto

diverso dall’adulto è detto larva e si evolverà attraverso vari stadi larvali più uno

speciale stadio intermedio di completa trasformazione, definito pupa, nell'adulto

definitivo.

Gli olometaboli (Coleotteri, Ditteri, Imenotteri,

Lepidotteri) giungono allo stadio di adulto

attraverso una precisa successione di età:

UOVO

Larva I

Larva II

Larva III

Larva IV

Pupa

ADULTO

Le LARVE degli olometaboli possono essere inquadrate in varie categorie:

1) Larve protopode. Hanno aspetto deforme (capo grosso, torace più piccolo,

addome talora assente) e possono vivere solo da endoparassite di altri insetti.

2) Larve oligopode. Sono munite di

zampe toraciche. Possono essere lunghe,

veloci e munite di antenne bene

sviluppate e sono definite

campodeiformi (es. Coleotteri

predatori).

3) Larve polipode. Sono definite anche

bruchi e sono caratterizzate dalla

presenza di zampe toraciche e di un

numero vario di false zampe addominali

(pseudozampe). Sono tipiche dei

Lepidotteri.

4) Larve apode. Sono prive di zampe (vermiformi).

Si ritrovano in molti ordini (Ditteri, Imenotteri, Coleotteri, etc.).

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Le PUPE degli olometaboli presentano evidente la struttura dell'adulto

dal quale differiscono esternamente per l'immobilità totale o quasi.

Sono distinte in dectiche, se sono dotate di una certa capacità di

movimento e adectiche, se quasi del tutto immobili.

Queste ultime sono distinte in exarate se munite di appendici libere e

distaccabili (pupe di Coleotteri e di Imenotteri) ed obtecte, se

presentano appendici incollate al corpo e ricoperte da un'unica cuticola

(Crisalide). ADULTO

Sfarfallamento

Viene definita con tale termine la fuoriuscita dell'adulto alato

dall'involucro dell'ultimo stadio giovanile ninfa o pupa.

L'adulto neosfarfallato si presenta abitualmente tenero e biancastro,

con ali irrigidite. Solo poco dopo acquista il suo colore normale, la

sua consistenza e distende le ali per effetto di riempimento delle

trachee di aria che favorisce la rapida pigmentazione per processo di

tannizzazione (ossidazione enzimatica, etc.).

Dimorfismo sessuale

Negli insetti i due sessi presentano generalmente differenze non solo riguardanti le

gonadi (caratteri sessuali primari), ma anche caratteri sessuali secondari estesi a

tutto il corpo e mantenuti da ormoni sessuali del tipo dei Vertebrati.

Il dimorfismo sessuale può riguardare nei suoi vari aspetti le dimensioni, la forma, il

colore, etc. Le differenze secondarie fra i due sessi possono essere di tipo funzionale

e possono essere dovute alla presenza di particolari tipi di organi sonori (es. maschi

dei Grillidi e delle Cicale) o di occhi particolarmente sviluppati (es. maschi delle Api),

oppure di organi luminosi, etc.

La femmina è spesso più grossa del maschio, soprattutto per

l'addome più voluminoso.

Non mancano i casi opposti (maschio più grosso e vistoso

della femmina).

Molte differenze di forma colori più vivaci sono casi in cui il

dimorfismo è chiaramente ornamentale.

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Emissione di Suoni

Gli insetti emettono spesso suoni di varia frequenza, dei quali solo alcuni udibili

dall'uomo.

I suoni contribuiscono a rendere più complesso e vario il linguaggio di ciascuna

specie, arricchendo le possibilità di comunicazione.

Le vibrazioni sonore sono usate per il richiamo dell’atro sesso, come segnale di

allarme, etc.

Esse sono prodotte in vari modi. Tra i principali ricordiamo:

- Lo sfregamento di una parte del corpo contro l'altra

- La vibrazione di lamine o placche per attività muscolare

- Il flusso di gas

- Il battimento

Lo sfregamento o frizione produce la

stridulazione, tipicamente dovuta a

confricazione di una parte dotata di fitti

rilievi contro un'altra ricca di ispessimento.

Il maschio degli Ortotteri stridula per

confricazione di un'ala anteriore contro

l'altra, mentre la stridulazione più diffusa

negli Ortotteri celiferi è quella dovuta a

confricazione di una linea di denti situati

sulla faccia interna dei femori delle

zampe posteriori contro la nervatura

subcostale delle tegmine che è ispessita.

La vibrazione delle ali produce suoni gravi o suoni ad elevata frequenza.

Nelle Zanzare, il sibilo emesso dalle femmine vergini da un organo stridulante sito

alla base delle ali ha una propria caratteristica ed è avvertito dai maschi giovani

soltanto.

Un altro tipo di suono da vibrazione è quello emesso dai maschi delle Cicale in tal

caso vibra una lamina elastica o timballo. La vibrazione è ottenuta con rapide

contrazioni di un muscolo sottostante, direttamente collegato ad essa ed è

amplificata con una camera di risonanza dovuta a sacchi aerei.

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Emissione di Luce

La possibilità di emettere radiazioni luminose si rinviene in alcuni gruppi di insetti, in

particolare appartenenti agli ordini dei Coleotteri e dei Ditteri.

L'emissione può essere diffusa e leggera (fosforescenza), a volte causata da batteri

patogeni e quindi essere sintomo di malattia (es. larve di Mamestra attaccate dal

Bacterium haemosphoreum).

I casi più noti ed interessanti sono però quelli di insetti dotati di veri e propri organi

fotogeni, come è risaputo avviene in Coleotteri Lampiridi (es. Lampyris noctiluca e

Luciola italica (luminescenza dovuta ad un processo biochimico).

Queste due specie posseggono organi fotogeni visibili alla faccia ventrale degli ultimi

uriti. In questi organismi gli organi luminosi derivano da trasformazione del tessuto

adiposo e constano di uno strato fotogeno che poggia sulla cuticola divenuta

trasparente (finestra): esso si compone di grosse cellule produttrici di luce

(fotociti). Comune è l’intermittenza dell'emissione.

Ciascun fotocito è ricco di granuli respiratori (mitocondri), di ATP e di una proteina di

riserva (luciferina), dalla cui ossidazione, catalizzata da un enzima detto luciferasi, si

sprigiona la luce, La luciferasi si separa dal complesso e ritorna libera per azione del

pirofosfato.

Nelle lucciole l'accoppiamento ha luogo quando la femmina risponde sincronizzando

la propria segnalazione luminosa a quella del proprio maschio.

Le femmine di alcune specie nordamericane del genere Photuris, dopo

l'accoppiamento con il proprio maschio, diventano fortemente carnivore e sono in

grado di rispondere al segnale luminoso dei maschi di altre specie (es. Photinus), che

accorrono finendo divorati (mimetismo luminoso). MASCHIO DI LUCCIOLA ITALICA

&

SEZIONE TRASVERSALE DEL

SUO ADDOME

Sezione Molto Ingrandita

Di Un FOTOCITA C- cuticola trasparente

F- fotocito

I- intestino

N- nervo

SR- strato riflettente

T- trachea

Ta- tessuto adiposo

V- vaso dorsale

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ORDINI DEGLI INSETTI

ATTERIGOTI

Privi di ali (Atteri), non fanno grandi trasformazioni

Collemboli

Questo ordine comprende specie molto piccole, spesso biancastre, prive di ali, il capo

con antenne, è munito di apparato boccale masticatore capace di praticare piccole

erosioni sui vegetali attaccati. Il loro corpo, di solito raccorciato, tozzo, dal capo

voluminoso, misura in media 1-2 mm di lunghezza.

Caratteristiche del gruppo sono:

- Un tubo ventrale che sporge dall'addome e che serve per aderire alle

superfici lisce.

- Un processo posteriore biforcuto (furcula) ripiegabile sotto l'addome e

tenuto agganciato a una sorta di pinzetta (retinacolo). Nel saltare, il

collembolo sgancia la furcula che lo sospinge in alto e in avanti.

I Collemboli sono frequenti nei terreni umidi e ricchi di humus e sono pertanto

comuni nei semenzai o negli orti dove si fanno notare come "pulci di terra" dannose

a plantule emergenti dal terreno. La specie più comune e più frequentemente

dannosa è Sminthurus viridis. Filizzola

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L’Addome con 6 uriti, è dotato di varie

appendici (A- tubo ventrale, B- furcula).

In maggioranza Fitofagi, si nutrono di

piante in decomposizione, detriti vegetali,

polline, spore fungine, talora dannosi nei

semenzai. In generale contribuiscono alla

trasformazione della sostanza organica in

humus (utilizzati come bioindicatori).

Appartengono alla “microfauna edafica”.

Alcune specie sono zoofaghe.

Ordine diviso in 2 sottordini:

Arthropleona (uriti distinguibili)

Symphypleona (primi 4 uriti fusi) e forma globosa.

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Proturi

I proturi nascono con un numero ridotto di uriti, a cui ne aggiungono altri con le

mute. Raggiungono massimo i 2 mm di lunghezza ed il capo è privo di antenne e

occhi.

Neanide presenta 9 uriti che diventano 12 nell’adulto (anamorfosi).

Si nutrono di sostanza organica e miceli fungini.

Dipluri

I Dipluri sono tra gli Esapodi primitivi che maggiormente si avvicinano al tipo

generale degli insetti. Per lo più incolori, appiattiti, privi di occhi, raramente

oltrepassano 1 cm.

Posseggono lunghe antenne multiarticolate. L'addome consta di 10 segmenti

bene sviluppati, mentre l'11° è ridotto, privo di filamento terminale che è

sostituito da una piccola placca sopranale, ma sempre munito di un paio di cerci.

rappresentati in Italia da *Anajapyx vesiculosus, circa 5 mm, sono onnivori e

si alimentano di detriti. Filizzola

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Tisanuri

Vi appartengono specie lunghe 1-2 cm, note nelle abitazioni come "pesciolini

d'argento" per il loro corpo appiattito, ricoperto di squame argentee.

Loro caratteristica inconfondibile è la presenza di 3

lunghi processi sporgenti dall'apice addominale che

vengono adoperati come antenne posteriori nei veloci

movimenti alla ricerca di screpolature e di punti oscuri in cui

ripararsi.

Si nutrono di detriti vegetali, licheni, alghe, ma anche di cellulosa (e

quindi carta), stoffe, sostanze dolci, etc.

Frequenti nelle abitazioni sono Lepisma saccharina e Thermobia domestica.

Forma allungata, esoscheletro poco sclerificato, spesso ricoperto da

squame argentee. Capo con antenne, occhi presenti o meno.

Addome di 11 uriti, con stili, cerci allungati, vescicole.

I Tisanuri, comunemente detti Pesciolini d’argento, hanno una

lunghezza che non supera i 2 cm.

I loro tegumenti sono spesso rivestiti di scaglie che conferiscono

loro una caratteristica iridescenza.

Il capo reca un paio di antenne filiformi multiarticolate, un paio di

occhi composti di solito bene sviluppati e spesso 3 ocelli frontali, un

apparato

boccale masticatore.

L'animale schiuso dall'uovo è assai simile all'adulto, di cui presenta i

costumi.

Questi insetti sono frequenti fra le foglie cadute, tra le pietre ed in altri

luoghi ove trovino sostanze organiche di cui si alimentano. Non si trovano

nelle regioni fredde. Lepisma saccharina, Thermobia domestica ed altre

specie

vivono nelle case e Lepisma (comunemente nota sotto il nome di Pesciolino

d'argento) predilige i vecchi libri e le carte murali, attaccando le parti

incollate.

Vari Tisanuri vivono nei formicai e nei termitai come ospiti dannosi: *Atelura

formicaria, 10 mm, pur non essendo necessariamente mirmecofila, ha

l'abitudine di appropriarsi delle gocce alimentari che le Formiche operaie

rigurgitano in bocca alle compagne.

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PTERIGOTI

Efemerotteri

Gli Efemerotteri, i cui resti fossili risalgono al Carbonifero, comprendono oltre 2200

specie, con larve acquatiche, viventi nelle acque dolci (per lo più correnti) e adulti

aericoli. La vita immaginale è tipicamente breve, può durare da un'ora come in

Caenis, a qualche giorno o, eccezionalmente, a poche settimane (Cloëon

dipterum).

Caratteristica dell'ordine è la presenza di uno stadio alato intermedio tra la larva e

l'immagine.

Gli occhi composti sono bene sviluppati. Le Ali membranose anteriori

sono sempre molto più sviluppate delle posteriori. Come negli

Odonati esse si muovono solo in senso dorso-ventrale e non

possono essere volte all'indietro.

L’addome è composto di 11 uriti, dal 9° segmento addominale dei

maschi dipende un paio di «appendici» pluriarticolate (gonostili) che

hanno la funzione di afferrare e mantenere in posizione l'addome

della femmina durante l'accoppiamento.

Invece l’apertura genitale femminile è situata tra il 7° e l'8° sterno addominale.

Il tratto più caratteristico dell'anatomia interna degli Efemerotteri consiste

nella trasformazione del canale alimentare in organo aerostatico.

Mentre la larva possiede un ampio esofago, l’esofago dell'adulto è estremamente

sottile e fornito di muscolatura adatta ad introdurre e ad espellere aria dallo stomaco

che, perduta la sua tunica muscolare, è ridotto ad un sacco aereo, mentre

l'intestino posteriore, dal quale partono una quarantina di tubi malpighiani, è

modificato in un apparato valvolare che impedisce la fuoriuscita dell'aria per

via anale.

Le immagini della maggior parte delle specie volano nelle ore pomeridiane

o serali in vicinanza o sopra i corsi d'acqua.

L'accoppiamento è breve e le modalità della ovideposizione, che per lo più segue

immediatamente l'accoppiamento, variano da specie a specie. Le uova possono

essere lasciate cadere nell'acqua dalla femmina in volo o deposte in cordoni sulla

faccia inferiore delle pietre sommerse.

Le larve sono acquatiche, campodeiformi, vegetariane e raggiungono lo stadio adulto

attraverso numerose mute in un tempo che, a seconda delle specie, varia da 6

settimane a 3 anni.

Le larve degli Efemerotteri costituiscono una componente assai rilevante delle

comunità delle acque dolci. Esse sono distribuite generalmente in gran numero lungo

tutto l'asse dei corsi d'acqua e presentano una più o meno spiccata sensibilità alle

modificazioni ambientali. Per questi motivi sono materiale di grande interesse per

studi ecologici sulla qualità delle acque correnti.

In Italia le specie più comuni Baëtis rhodani, 7-11 mm, nelle acque correnti e

Cloëon cognatum, 7-9 mm, nelle acque ferme.

Filizzola

Tesina Esame di Entomologia - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS


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88

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11.14 MB

AUTORE

GPL1987

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze forestali e ambientali
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Zoologia ed Entomologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Falabella Patrizia.

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