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Ghiandole annesse all'apparato genitale femminile. Di interesse sono quelle

colleteriche, producenti una sostanza con cui vengono costruite le speciali capsule

contenti le uova (ooteche). speciale menzione meritano le ghiandole velenifere

annesse al pungiglione degli imenotteri aculeati.

Il veleno dell'Ape operaia viene secreto dalla ghiandola acida, costituita da una

parte distale biforcuta e da un serbatoio. Essa produce il ben noto veleno, ricco di

enzimi (fosfolipasi) e di sostanze neurotossiche (istamina, adrenalina, acetilcolina,

serotonina, etc.). Una seconda ghiandola, detta alcalina, più piccola della

precedente, emette una sostanza lubrificante.

Ghiandole anali.

Merita menzione quella annessa all'apertura anale

di parecchie specie di Coleotteri. Quella del

Carabide Brachynus crepitans (Bombardiere)

produce sostanze chimiche irritanti disciolte in

acqua che diviene bollente all'uscita (vaporizzando

con crepitio per reazione esotermica).

La ghiandola del Brachino consiste in un serbatoio

contenente una soluzione di idrochinoni, nitriti e di

altri composti in acqua ossigenata. Con queste

reazioni si liberano calorie sufficienti a portare la

temperatura del liquido a circa 100°C. I chinoni

sono inoltre caustici. L’Ossigeno da la spinta per lo

spruzzo verso l’esterno.

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Ghiandole repugnatorie.

Producono sostanze chimiche di natura varia, spesso dotate di forte odore per il

nostro olfatto (Terpenoidi, benzochinoni, steroidi, composti della serie aromatica,

etc.). Sono emesse da punti diversi del corpo in forma gassosa, liquida o di vero e

proprio spray.

Altre specie producono invece, a scopo difensivo, sostanze dall'odore sgradevole

(benzochinoni).

Ghiandole a feromoni.

Particolarmente diffuse tra gli insetti sono le ghiandole produttrici di messaggeri

chimici intraspecifici, per lo scambio di informazioni entro la stessa specie.

Queste sostanze, spesso altamente volatili, sono definite feromoni (chiamati così

per evitare confusione con gli “ormoni” che sono stimolatori prodotti da ghiandole

endocrine, senza rapporti con l'esterno) e sono percepite da sensilli, chemiorecettori

localizzati principalmente sulle antenne e sui pezzi boccali.

I feromoni possono dare luogo a risposte immediate (RELEASER) o a risposte lente

(PRIMER).

- RELEASER (immediate)

1- Sessuali: Prodotti da ghiandole annesse agli organi genitali, tra le

sostanze più attive in natura.

2- Allarme: Sono particolarmente diffusi in quelle specie nelle quali la vita

sociale ha determinato l'istinto altruistico e la coordinazione dei movimenti.

È noto che una sola Ape operaia può mettere in allarme un intero alveare

per mezzo di feromoni di allarme di vario tipo, emesso ad esempio dalle

Api attraverso una ghiandola annessa al pungiglione distaccato.

3- Aggreganti: Colonizzazione di un substrato (Blatte). Sono prodotti

soprattutto dai primi individui che hanno individuato un sito da colonizzare.

4- Marcanti: Molto diffusi soprattutto fra le specie sociali (Api, Formiche) per

il riconoscimento degli individui e per indicare agli altri individui la strada di

un substrato alimentare.

- PRIMER (lente)

1- Inibitori: Prodotte dalle regine delle Regine (Api) che lo trasferiscono da

un’ape all’altra per trofallassi che ne inibisce lo sviluppo sessuale, mentre

attira le operaie e stimola la costruzione di celle operaie.

2- Dispersori: Antiaggreganti, per limitare la presenza di molti individui su

un substrato alimentare o Deterrenti l’ovideposizione (Parassitoidi)

Allelochimici

- ALLOMONI:

Messaggeri chimici interspecifici utili solo alla specie che li emette (per

allontanare altre specie, Acido formico, Idrochinoni)

- CAIROMONI:

Interspecifici utile solo alla specie che li riceve (Predatori)

Odore della preda percepito dai nemici naturali per individuarla.

Anche feromoni marcanti o sessuali possono diventare Cairomini per altre

specie predatrici.

- SINOMONE (Simbiosi):

Utili sia alla specie emittente che a quella ricevente:

Il feromone di aggregazione degli Afidi è usato dalle formiche per localizzarli

ed accudirli.

Alcune piante quando sono attaccate dal fitofago emettono specifiche sostanze

usate dai parassitoidi o entomofagi, predatori del fitofago dannoso.

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Secrezione interna

Le ghiandole endocrine degli insetti sono numerose ed in connessione fra loro.

La maggior parte di esse ha rapporti diretti con il sistema nervoso acquistando la

capacità di secernere ormoni, il più importante dei quali (ormone cerebrale) giunge

ai corpi cardiaci.

L’ormone cerebrale, dopo essere passato dai corpi cardiaci, giunge per via

emolinfatica ad un gruppo di ghiandole protoraciche.

Stimolate dall’ormone cerebrale, queste ghiandole producono l’ecdisone

un ormone simile al colesterolo, dal quale esso deriva.

L'ecdisone è l’ormone della metamorfosi, presiedendo alla trasformazione dei

caratteri larvali in quelli dell’adulto e regolando la diapausa o letargo.

I corpi allati, situati di seguito a quelli cardiaci, quando ricevono l’ormone cerebrale,

secernono un terzo ormone definito giovanile o neotenina.

La neotenina quando è presente nell’emolinfa, reprime l’attività dell’ecdisone

impedendogli di attuare la trasformazione in adulto e consentendo solo le mute

(cambio di cuticola). La trasformazione definitiva in adulto è infatti possibile solo

quando nell’organismo scompare la neotenina per temporanea interruzione

dell'attività dei corpi allati e comparsa dell’esterasi dell’ormone giovanile emessa dal

tessuto adiposo. Nell’adulto la secrezione di neotenina riprende con azione diretta

verso le gonadi del sistema riproduttore che è esclusivamente destinato alla

produzione di uova e spermatozoi. Filizzola

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SISTEMA RIPRODUTTORE

Gli organi della riproduzione degli insetti risultano composti dalle gonadi (ovari e

testicoli), di due gonodotti pari (vagina e canale eiaculatore).

Lo sbocco genitale si trova generalmente tra l’ottavo e il nono urosternite nelle

femmine e al 9° nei maschi. Intorno ad esso si differenziano strutture o armature più

o meno complesse (gonapofisi).

Femmina

Ciascuno dei due ovari consta di un numero

vario di tubuli detti ovarioli, nei quali sono

Contenute le uova nei vari stadi del loro

sviluppo. Ciascun ovariolo presenta un

filamento apicale.

Ad esso segue un lungo tratto, il peduncolo,

con il quale ogni ovariario sbocca

nell'ovidotto laterale, che comincia con una

sorta di calice.

Il numero degli ovarioli varia anche molto (da

1 in alcuni Ditteri ed Afidi, fino a 2000 nelle

regine di alcune Termiti).

I due ovidotti laterali confluiscono

nell'ovidotto comune che è differenziato nella

vagina.

Alla vagina è spesso associata la spermateca.

Seguono poi le ghiandole accessorie, tra le

quali le ghiandole colleteriche e quelle

velenifere.

All’apertura genitale femminile (vulva) è spesso associato un ovopositore adatto

per la deposizione delle uova e irrobustito da pezzi sclerificati (gonapofisi).

L’uovo può avere forma molto varia, esso è tipicamente rivestito da un guscio

(corion), bistratificato e può essere liscio o variamente scolpito.

Maschio

I testicoli possono essere separati o fusi in un

corpo unico, addirittura colorato vivacemente.

Da ciascun testicolo parte un canale deferente. I

canali referenti sboccano in un canale impari

(canale eiaculatore).

Gli organi genitali esterni maschili constano

dell'organo copulatore (pene) circondato da

pezzi accessori (es. parameri), necessari per la

realizzazione della copula. Filizzola

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Tipi di riproduzione

Gli insetti sono animali a sessi tipicamente distinti, con maturità sessuale raggiunta

allo stato di adulto, seguita da accoppiamento e deposizione delle uova.

L’accoppiamento o copula si svolge in modo molto vario, talora singolare, come nel

caso delle Libellule (Odonati) o della Mosca domestica (Ditteri), preceduto da

emissioni di feromoni di richiamo (in genere da parte della femmina), da

segnalazioni acustiche (canti), luminose, danze o da vere e proprie offerte di cibo.

La copula può anche avvenire in volo (es. Ape).

Il numero di uova deposte è estremamente

variabile e può, andare da 1 a decine di milioni, a

seconda della specie. Le modalità di

ovideposizione sono estremamente varie.

Le specie che depongono le uova all'esterno di

substrati possono disporle isolate o a gruppi o

racchiuse in complesse ooteche (Mantide

religiosa). Le uova deposte a gruppi possono

rimanere scoperte oppure venire protette da peli,

squame, secreti vari, terreno, etc.

Per la ovideposizione

all'interno dei substrati, la

femmina dispone di uno

speciale ovipositore

perforante il terreno, il

legno, la cuticola di altri

insetti, etc.

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Negli insetti è frequente la partenogenesi (riproduzione senza l'intervento del sesso

maschile). In quasi tutte le specie avviene che alcune uova non fecondate possano

schiudere (partenogenesi accidentale). La vera partenogenesi è abituale in molle

altre specie e può dare origine solo a maschi (arrenotoca) o solo a femmine

(telitoca). La PARTENOGENESI ARRENOTOCA o aploide ha luogo in molti imenotteri.

I maschi sono portatori del solo corredo “n”.

In altri la PARTENOGENESI è TELITOCA con femmine totalmente diploidi “2n” pur

derivando da uova non fecondate.

La partenogenesi costante presenta il vantaggio di consentire la colonizzazione di un

nuovo ambiente anche da parte di un solo individuo.

Essa però presenta lo svantaggio di diminuire notevolmente la Variabilità genetica

della popolazione e quindi la sua possibilità di adattarsi alle mutabili condizioni

esterne. Per tale ragione in molte specie si è instaurata con successo un'alternanza

di partenogenesi e di accoppiamenti in generazioni diverse.

La presenza dei due sessi determina, con l’accoppiamento e la fecondazione, un

importante rimescolamento genetico ed un aumento della variabilità in modo da

consentire alla selezione naturale una più ampia scelta di caratteri di adattamento

all'ambiente.

Le femmine depongono uova contenenti un embrione quasi maturo (ovovivipari).

SVILUPPO EMBRIONALE

Lo sviluppo embrionale prende inizio con divisioni ripetute del nucleo dell’uovo

fecondato (zigote). Risultato di queste divisioni è la formazione del blastoderma che

consta di uno strato periferico di singole cellule.

Il blastoderma assume l’aspetto di una morula e poi di una blastula.

Da un infossamento anteriore e da uno posteriore dell’ectoderma, si originano

rispettivamente lo stomodeo (abbozzo dell’intestino anteriore) e il proctodeo

(abbozzo dell’intestino posteriore).

SVILUPPO POSTEMBRIONALE

Sgusciamento

L'individuo neoformato esce dall'uovo per mezzo di processi cefalici adatti a rompere

il guscio.

In molte specie dotate di endosimbiosi a trasmissione ereditaria di tipo esterno,

l'individuo neonato presenta l'interessante abitudine di divorare la parte superficiale

del guscio, dove sono stati cosparsi dalla madre dei microrganismi simbionti

all'atto dell'ovideposizione. Filizzola

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Mute

Negli insetti l’accrescimento si svolge in modo discontinuo. La discontinuità

dell'accrescimento è conseguenza della presenza dell'esoscheletro, il quale permette

solo limitate estensioni.

Il cambio di cuticola ha luogo attraverso complicati meccanismi fisiologici che

culminano nell'allontanamento della vecchia cuticola (esuvia), nel momento in cui

avviene la cosiddetta muta.

Approssimandosi il periodo del cambio di cuticola, l’individuo cessa di nutrirsi,

mentre tutte le cellule epidermiche aumentano di volume e di numero.

Alcune cellule secernono il liquido esuviale, contenente enzimi che dissolvono

buona parte della vecchia cuticola.

La vecchia cuticola, ridotta ad un sottile strato esterno si apre lungo linee di minore

resistenza (suture). Tale apertura è facilitata da aumento di turgore del corpo per

deglutizione di aria, contrazioni muscolari, etc.

Abbandonata l'esuvia, il nuovo individuo presenta generalmente la nuova cuticola

tenera e poco colorata, ma ben presto indurisce e si colora. Il periodo fra una muta e

l’altra è definita età o stadio.

Tra il momento in cui avviene il distacco della vecchia cuticola dall'epidermide

(apolisi) e il momento della fuoriuscita dell'individuo dall'esuvia (ecdisi) può passare

anche del tempo, durante il quale l'individuo, meglio protetto è detto in fase farata.

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REGOLAZIONE DELLA MUTA

- APOLISI: Distacco della vecchia cuticola (La cuticola è stretta rispetto al corpo e si

rompe).

- TENSORECETTORI: Sensilli che sentono il corpo che cresce trasmettendo l’aumento

di tensione del tegumento.

- PTTH: Ormone Pro-Toracico Tropico (Si accumula nel “Corpora Cardialis” e poi

rilasciato nell’emolinfa e stimola la sintesi di Ecdisone). Di natura peptidica,

non passa attraverso le membrane cellulari, ma reagisce con i recettori di

membrana. Infatti è in grado di stimolare solo determinati organi, grazie a recettori

specifici

- ECDISONE: Ormone prodotto dalle cellule delle Ghiandole Protoraciche.

È il risultato di una catena di sostanze:

Ghiandole Adenilati AMP ciclico Attiva enzima Fosforilasi

   

Protoraciche Ciclasi ATP (Messaggero cMPA-PK |

Secondario) (Proteina chinasi) |

V

Porta alla formazione di ECDISONE

che essendo di natura steroidea

attraversa tranquillamente le membrane

L’Ecdisone raggiunge le cellule del’epidermide e al loro interno stimola alcuni geni

che portano alla formazione di varie sostanze (Degradare “PROTEASI” o produrre

cuticola “CHINASI”)

- ECDISI: Uscita dell’insetto dalla vecchia cuticola (Esuvia) tramite contrazioni dorso

ventrali.

Quando il livello di ecdisone scende, viene stimolata la produzione di nuovi ormoni

(PETH).

- ORMONE GIOVANILE (JH o Neotenina): Ormone prodotto dai Corpi Allati.

- Un elevato livello di questo ormone, in presenza di ecdisone è associato alla

muta da Larva a Larva.

- Un livello più basso di JH accompagna una muta da Larva a Pupa.

- Quando JH è assente si ha la muta da Pupa ad Adulto.

Nei PTERIGOTI le ghiandole protoraciche si riducono e non si ha più Ecdisone, quindi

niente muta.

Negli APTERIGOTI invece è possibile che si abbiano altre mute da Adulto–Adulto,

perché le ghiandole protoraciche sono sempre presenti

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Metamorfosi

È detta metamorfosi la trasformazione che gli

insetti subiscono nel corso delle mute, fino a

divenire adulti. Questa trasformazione può

essere poco rilevabile (metamorfosi incompleta

o ridotta) oppure profonda (metamorfosi

completa).

Nel caso della metamorfosi incompleta

(ETEROMETABOLIA), lo stadio di adulto, detto anche

immagine, viene raggiunto attraverso stadi giovanili,

detti neanidi, che già alla nascita presentano molti dei

caratteri del futuro adulto.

Gli Eterometaboli (Ortotteri) giungono allo stadio di

adulto attraverso una successione di età:

UOVO

Neanide I

Neanide II

Neanide III

Ninfa I

Ninfa II

ADULTO

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Nel caso della metamorfosi completa (OLOMETABOLIA), dall’uovo fuoriesce invece

un piccolo essere di aspetto ben diverso da quello finale. Questo giovane tanto

diverso dall’adulto è detto larva e si evolverà attraverso vari stadi larvali più uno

speciale stadio intermedio di completa trasformazione, definito pupa, nell'adulto

definitivo.

Gli olometaboli (Coleotteri, Ditteri, Imenotteri,

Lepidotteri) giungono allo stadio di adulto

attraverso una precisa successione di età:

UOVO

Larva I

Larva II

Larva III

Larva IV

Pupa

ADULTO

Le LARVE degli olometaboli possono essere inquadrate in varie categorie:

1) Larve protopode. Hanno aspetto deforme (capo grosso, torace più piccolo,

addome talora assente) e possono vivere solo da endoparassite di altri insetti.

2) Larve oligopode. Sono munite di

zampe toraciche. Possono essere

lunghe, veloci e munite di antenne bene

sviluppate e sono definite

campodeiformi (es. Coleotteri

predatori).

3) Larve polipode. Sono definite anche

bruchi e sono caratterizzate dalla

presenza di zampe toraciche e di un

numero vario di false zampe addominali

(pseudozampe). Sono tipiche dei

Lepidotteri.

4) Larve apode. Sono prive di zampe (vermiformi).

Si ritrovano in molti ordini (Ditteri, Imenotteri, Coleotteri, etc.).

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Le PUPE degli olometaboli presentano evidente la struttura dell'adulto

dal quale differiscono esternamente per l'immobilità totale o quasi.

Sono distinte in dectiche, se sono dotate di una certa capacità di

movimento e adectiche, se quasi del tutto immobili.

Queste ultime sono distinte in exarate se munite di appendici libere e

distaccabili (pupe di Coleotteri e di Imenotteri) ed obtecte, se

presentano appendici incollate al corpo e ricoperte da un'unica cuticola

(Crisalide). ADULTO

Sfarfallamento

Viene definita con tale termine la fuoriuscita dell'adulto alato

dall'involucro dell'ultimo stadio giovanile ninfa o pupa.

L'adulto neosfarfallato si presenta abitualmente tenero e biancastro,

con ali irrigidite. Solo poco dopo acquista il suo colore normale, la

sua consistenza e distende le ali per effetto di riempimento delle

trachee di aria che favorisce la rapida pigmentazione per processo di

tannizzazione (ossidazione enzimatica, etc.).

Dimorfismo sessuale

Negli insetti i due sessi presentano generalmente differenze non solo riguardanti le

gonadi (caratteri sessuali primari), ma anche caratteri sessuali secondari estesi a

tutto il corpo e mantenuti da ormoni sessuali del tipo dei Vertebrati.

Il dimorfismo sessuale può riguardare nei suoi vari aspetti le dimensioni, la forma, il

colore, etc. Le differenze secondarie fra i due sessi possono essere di tipo funzionale

e possono essere dovute alla presenza di particolari tipi di organi sonori (es. maschi

dei Grillidi e delle Cicale) o di occhi particolarmente sviluppati (es. maschi delle Api),

oppure di organi luminosi, etc.

La femmina è spesso più grossa del maschio, soprattutto per

l'addome più voluminoso.

Non mancano i casi opposti (maschio più grosso e vistoso

della femmina).

Molte differenze di forma colori più vivaci sono casi in cui il

dimorfismo è chiaramente ornamentale.

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Emissione di Suoni

Gli insetti emettono spesso suoni di varia frequenza, dei quali solo alcuni udibili

dall'uomo.

I suoni contribuiscono a rendere più complesso e vario il linguaggio di ciascuna

specie, arricchendo le possibilità di comunicazione.

Le vibrazioni sonore sono usate per il richiamo dell’atro sesso, come segnale di

allarme, etc.

Esse sono prodotte in vari modi. Tra i principali ricordiamo:

- Lo sfregamento di una parte del corpo contro l'altra

- La vibrazione di lamine o placche per attività muscolare

- Il flusso di gas

- Il battimento

Lo sfregamento o frizione produce la

stridulazione, tipicamente dovuta a

confricazione di una parte dotata di fitti

rilievi contro un'altra ricca di ispessimento.

Il maschio degli Ortotteri stridula per

confricazione di un'ala anteriore contro

l'altra, mentre la stridulazione più diffusa

negli Ortotteri celiferi è quella dovuta a

confricazione di una linea di denti situati

sulla faccia interna dei femori delle

zampe posteriori contro la nervatura

subcostale delle tegmine che è ispessita.

La vibrazione delle ali produce suoni gravi o suoni ad elevata frequenza.

Nelle Zanzare, il sibilo emesso dalle femmine vergini da un organo stridulante sito

alla base delle ali ha una propria caratteristica ed è avvertito dai maschi giovani

soltanto.

Un altro tipo di suono da vibrazione è quello emesso dai maschi delle Cicale in tal

caso vibra una lamina elastica o timballo. La vibrazione è ottenuta con rapide

contrazioni di un muscolo sottostante, direttamente collegato ad essa ed è

amplificata con una camera di risonanza dovuta a sacchi aerei.

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Emissione di Luce

La possibilità di emettere radiazioni luminose si rinviene in alcuni gruppi di insetti, in

particolare appartenenti agli ordini dei Coleotteri e dei Ditteri.

L'emissione può essere diffusa e leggera (fosforescenza), a volte causata da batteri

patogeni e quindi essere sintomo di malattia (es. larve di Mamestra attaccate dal

Bacterium haemosphoreum).

I casi più noti ed interessanti sono però quelli di insetti dotati di veri e propri organi

fotogeni, come è risaputo avviene in Coleotteri Lampiridi (es. Lampyris noctiluca e

Luciola italica (luminescenza dovuta ad un processo biochimico).

Queste due specie posseggono organi fotogeni visibili alla faccia ventrale degli ultimi

uriti. In questi organismi gli organi luminosi derivano da trasformazione del tessuto

adiposo e constano di uno strato fotogeno che poggia sulla cuticola divenuta

trasparente (finestra): esso si compone di grosse cellule produttrici di luce

(fotociti). Comune è l’intermittenza dell'emissione.

Ciascun fotocito è ricco di granuli respiratori (mitocondri), di ATP e di una proteina di

riserva (luciferina), dalla cui ossidazione, catalizzata da un enzima detto luciferasi, si

sprigiona la luce, La luciferasi si separa dal complesso e ritorna libera per azione del

pirofosfato.

Nelle lucciole l'accoppiamento ha luogo quando la femmina risponde sincronizzando

la propria segnalazione luminosa a quella del proprio maschio.

Le femmine di alcune specie nordamericane del genere Photuris, dopo

l'accoppiamento con il proprio maschio, diventano fortemente carnivore e sono in

grado di rispondere al segnale luminoso dei maschi di altre specie (es. Photinus), che

accorrono finendo divorati (mimetismo luminoso). MASCHIO DI LUCCIOLA ITALICA

&

SEZIONE TRASVERSALE DEL

SUO ADDOME

Sezione Molto Ingrandita

Di Un FOTOCITA C- cuticola trasparente

F- fotocito

I- intestino

N- nervo

SR- strato riflettente

T- trachea

Ta- tessuto adiposo

V- vaso dorsale

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ORDINI DEGLI INSETTI

ATTERIGOTI

Privi di ali (Atteri), non fanno grandi trasformazioni

Collemboli

Questo ordine comprende specie molto piccole, spesso biancastre, prive di ali, il capo

con antenne, è munito di apparato boccale masticatore capace di praticare piccole

erosioni sui vegetali attaccati. Il loro corpo, di solito raccorciato, tozzo, dal capo

voluminoso, misura in media 1-2 mm di lunghezza.

Caratteristiche del gruppo sono:

- Un tubo ventrale che sporge dall'addome e che serve per aderire alle

superfici lisce.

- Un processo posteriore biforcuto (furcula) ripiegabile sotto l'addome e

tenuto agganciato a una sorta di pinzetta (retinacolo). Nel saltare, il

collembolo sgancia la furcula che lo sospinge in alto e in avanti.

I Collemboli sono frequenti nei terreni umidi e ricchi di humus e sono pertanto

comuni nei semenzai o negli orti dove si fanno notare come "pulci di terra" dannose

a plantule emergenti dal terreno. La specie più comune e più frequentemente

dannosa è Sminthurus viridis. Filizzola

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L’Addome con 6 uriti, è dotato di varie

appendici (A- tubo ventrale, B- furcula).

In maggioranza Fitofagi, si nutrono di

piante in decomposizione, detriti vegetali,

polline, spore fungine, talora dannosi nei

semenzai. In generale contribuiscono alla

trasformazione della sostanza organica in

humus (utilizzati come bioindicatori).

Appartengono alla “microfauna edafica”.

Alcune specie sono zoofaghe.

Ordine diviso in 2 sottordini:

Arthropleona (uriti distinguibili)

Symphypleona (primi 4 uriti fusi) e forma globosa.

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Proturi

I proturi nascono con un numero ridotto di uriti, a cui ne aggiungono altri con le

mute. Raggiungono massimo i 2 mm di lunghezza ed il capo è privo di antenne e

occhi.

Neanide presenta 9 uriti che diventano 12 nell’adulto (anamorfosi).

Si nutrono di sostanza organica e miceli fungini.

Dipluri

I Dipluri sono tra gli Esapodi primitivi che maggiormente si avvicinano al tipo

generale degli insetti. Per lo più incolori, appiattiti, privi di occhi, raramente

oltrepassano 1 cm.

Posseggono lunghe antenne multiarticolate. L'addome consta di 10 segmenti

bene sviluppati, mentre l'11° è ridotto, privo di filamento terminale che è

sostituito da una piccola placca sopranale, ma sempre munito di un paio di cerci.

rappresentati in Italia da *Anajapyx vesiculosus, circa 5 mm, sono onnivori e

si alimentano di detriti. Filizzola

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Tisanuri

Vi appartengono specie lunghe 1-2 cm, note nelle abitazioni come "pesciolini

d'argento" per il loro corpo appiattito, ricoperto di squame argentee.

Loro caratteristica inconfondibile è la presenza di 3

lunghi processi sporgenti dall'apice addominale che

vengono adoperati come antenne posteriori nei veloci

movimenti alla ricerca di screpolature e di punti oscuri in cui

ripararsi.

Si nutrono di detriti vegetali, licheni, alghe, ma anche di cellulosa (e

quindi carta), stoffe, sostanze dolci, etc.

Frequenti nelle abitazioni sono Lepisma saccharina e Thermobia domestica.

Forma allungata, esoscheletro poco sclerificato, spesso ricoperto da

squame argentee. Capo con antenne, occhi presenti o meno.

Addome di 11 uriti, con stili, cerci allungati, vescicole.

I Tisanuri, comunemente detti Pesciolini d’argento, hanno una

lunghezza che non supera i 2 cm.

I loro tegumenti sono spesso rivestiti di scaglie che conferiscono

loro una caratteristica iridescenza.

Il capo reca un paio di antenne filiformi multiarticolate, un paio di

occhi composti di solito bene sviluppati e spesso 3 ocelli frontali, un

apparato

boccale masticatore.

L'animale schiuso dall'uovo è assai simile all'adulto, di cui presenta i

costumi.

Questi insetti sono frequenti fra le foglie cadute, tra le pietre ed in altri

luoghi ove trovino sostanze organiche di cui si alimentano. Non si trovano

nelle regioni fredde. Lepisma saccharina, Thermobia domestica ed altre

specie

vivono nelle case e Lepisma (comunemente nota sotto il nome di Pesciolino

d'argento) predilige i vecchi libri e le carte murali, attaccando le parti

incollate.

Vari Tisanuri vivono nei formicai e nei termitai come ospiti dannosi: *Atelura

formicaria, 10 mm, pur non essendo necessariamente mirmecofila, ha

l'abitudine di appropriarsi delle gocce alimentari che le Formiche operaie

rigurgitano in bocca alle compagne.

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PTERIGOTI

Efemerotteri

Gli Efemerotteri, i cui resti fossili risalgono al Carbonifero, comprendono oltre 2200

specie, con larve acquatiche, viventi nelle acque dolci (per lo più correnti) e adulti

aericoli. La vita immaginale è tipicamente breve, può durare da un'ora come in

Caenis, a qualche giorno o, eccezionalmente, a poche settimane (Cloëon

dipterum).

Caratteristica dell'ordine è la presenza di uno stadio alato intermedio tra la larva e

l'immagine.

Gli occhi composti sono bene sviluppati. Le Ali membranose anteriori

sono sempre molto più sviluppate delle posteriori. Come negli

Odonati esse si muovono solo in senso dorso-ventrale e non

possono essere volte all'indietro.

L’addome è composto di 11 uriti, dal 9° segmento addominale dei

maschi dipende un paio di «appendici» pluriarticolate (gonostili) che

hanno la funzione di afferrare e mantenere in posizione l'addome

della femmina durante l'accoppiamento.

Invece l’apertura genitale femminile è situata tra il 7° e l'8° sterno addominale.

Il tratto più caratteristico dell'anatomia interna degli Efemerotteri consiste

nella trasformazione del canale alimentare in organo aerostatico.

Mentre la larva possiede un ampio esofago, l’esofago dell'adulto è estremamente

sottile e fornito di muscolatura adatta ad introdurre e ad espellere aria dallo stomaco

che, perduta la sua tunica muscolare, è ridotto ad un sacco aereo, mentre

l'intestino posteriore, dal quale partono una quarantina di tubi malpighiani, è

modificato in un apparato valvolare che impedisce la fuoriuscita dell'aria per

via anale.

Le immagini della maggior parte delle specie volano nelle ore pomeridiane

o serali in vicinanza o sopra i corsi d'acqua.

L'accoppiamento è breve e le modalità della ovideposizione, che per lo più segue

immediatamente l'accoppiamento, variano da specie a specie. Le uova possono

essere lasciate cadere nell'acqua dalla femmina in volo o deposte in cordoni sulla

faccia inferiore delle pietre sommerse.

Le larve sono acquatiche, campodeiformi, vegetariane e raggiungono lo stadio adulto

attraverso numerose mute in un tempo che, a seconda delle specie, varia da 6

settimane a 3 anni.

Le larve degli Efemerotteri costituiscono una componente assai rilevante delle

comunità delle acque dolci. Esse sono distribuite generalmente in gran numero lungo

tutto l'asse dei corsi d'acqua e presentano una più o meno spiccata sensibilità alle

modificazioni ambientali. Per questi motivi sono materiale di grande interesse per

studi ecologici sulla qualità delle acque correnti.

In Italia le specie più comuni Baëtis rhodani, 7-11 mm, nelle acque correnti e

Cloëon cognatum, 7-9 mm, nelle acque ferme.

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Odonati

Anche degli Odonati si hanno fossili fino dal Carbonifero.

Ne esistono circa 5000 specie distribuite soprattutto nelle

regioni temperate e calde; di norma volano nelle ore diurne ed

i grandi Anisotteri possono considerarsi tra i migliori volatori

del regno animale.

La più piccola specie vivente (Agriocnemis rubricauda) misura

18 mm di lunghezza e 19 mm di apertura d'ali e la più grande

(Megaloprepus coerulatus) ha un'apertura d'ali di circa 19 cm

(mentre tra gli enormi Odonati del Carbonifero *Meganeura ne

misurava circa 65).

Hanno forma snella, allungata e zampe generalmente non usate nella locomozione.

Sono carnivori: allo stadio adulto predatori di insetti, allo stadio larvale di insetti e

altri invertebrati acquatici, ma anche di vertebrati (girini, larve di pesci, piccoli

pesci).

Nell'immagine, il capo ortognato grande e mobilissimo porta brevi antenne filiformi,

un paio di grandi occhi composti che negli Anisotteri sono così voluminosi che

possono venire medialmente a contatto, 3 ocelli ed un apparato boccale masticatore.

Le zampe sono uguali, ravvicinate tra di loro ed alla bocca, così da trattenere le

prede. Le ali membranose, trasparenti, talora parzialmente o

completamente colorate, provviste di robuste nervature,

sono di uguale lunghezza.

L'addome allungato, di solito cilindrico, consta di 10

segmenti mobili l'uno rispetto all'altro. I cerci e la lamina

sopranale agiscono come pinze per trattenere la femmina

durante la copula e talvolta l'ovoposizione. In prossimità

degli orifizi genitali (nel 9° segmento nel maschio, tra l'8°

e il 9° nella femmina), si trovano delle gonapofisi che nei

maschi si riducono a due semplici valve sclerificate, mentre

nelle femmine danno luogo ad ovopositore.

Durante la prima parte della copula, il maschio trattiene la

femmina con i cerci al protorace o al capo.

Le uova che vengono disseminate nell'acqua sono di solito

sferiche o ovoidali.

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Le larve sono naiadi e la loro fisionomia

generale è campodeiforme: la metamorfosi

graduale si compie attraverso una dozzina

di mute in un tempo variabile da qualche

mese a qualche anno (3-5 anni in alcune

specie). Hanno un apparato boccale

masticatore da insetti predaci, giacché esse

si alimentano solo di altri animali viventi.

Mentre le mandibole e le mascelle

corrispondono per conformazione a quelle

dell'adulto, il labbro inferiore è trasformato

in organo per la cattura delle prede, detto

maschera, presenta un premento ed un

postmento allungatissimi e piegabili a

gomito e termina con una tenaglia formata

da due uncini mobili.

Nella posizione di riposo la maschera vien tenuta piegata sotto il torace con la

tenaglia che giunge a livello della bocca; allorché viene proiettata in avanti e la

tenaglia raggiunge e cattura la preda, che, con un successivo ripiegamento a gomito

della maschera, vien portata alla bocca.

Le zampe sono di solito più grandi che nell'adulto e vengono usate per camminare

sul fondo o aggrapparsi alla vegetazione.

Alla respirazione provvedono le tracheobranchie caudali nelle famiglie primitive

L'ultima muta è accompagnata da modificazioni più notevoli delle

precedenti: le naiadi abbandonano l'acqua, trascorrono qualche ora o

qualche giorno inattive, quindi gli adulti si liberano da una fenditura

toracica dorsale

dell'ultima cuticola larvale.

Gli Odonati vengono distinti nei sottordini Anisotteri, Zigotteri.

Gli Anisotteri comprendono forme più grandi e robuste, con ali

posteriori dilatate alla base e tenute aperte durante il riposo. In Italia

sono presenti molti generi fra cui:

*Anax, 61 mm e *Aeshna, 60 mm (famiglia Escnidi),

*Gomphus, 38 mm, * Onychogomphus, 40 mm (fam. Gomfidi),

*Cordulegaster, 64 mm (fam. Cordulegasteridi),

*Somatochlora, 40 mm (fam. Corduliidi),

*Orthetrum, 42 mm, *Sympetrum, 30 mm, *Crocothemis, 29 mm (fam. Libellulidi).

Gli Zigotteri sono in genere più sottili, con ali anteriori e posteriori uguali,

tenute unite dorsalmente a riposo.

I generi più comuni in Italia sono:

*Calopteryx, 42 mm (fam. Calopterigidi),

*Platycnemis, 31 mm (fam. Platicnemididi),

*Lestes, 40 mm (fam. Lestidi),

*Coenagrion, 30 mm (fam. Cenagrionidi).

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Blattodei

Insetti dal corpo appiattito, veloci nel camminare, comunemente noti come

scarafaggi. Presentano apparato boccale masticatore, ali anteriori ispessite (tegmine)

e ali posteriori membranose, talora mancanti del tutto. All'apice dell'addome

sporgono 2 evidenti cerci. Sono insetti amanti del luoghi umidi e ombrosi e

manifestano particolare abilita nel ricercarsi, all'interno di abitazioni, magazzini, navi,

ospedali etc. La loro attività è prevalentemente notturna.

Le specie più comuni sono Blatta orientalis (la blatta nera) e Blattella germanica (la

blattella grigia).

Sono noti fin dal Carbonifero ed hanno conservato caratteri di primitività rispetto agli

altri insetti. Comprendono circa 4000 specie generalmente di color bruno soprattutto

diffuse nei paesi caldi; le loro dimensioni sono tali da renderli ben visibili ad occhio

nudo. Qualche specie raggiunge i 10 cm di lunghezza, mentre le forme più piccole

misurano 2 mm.

Il loro corpo è generalmente appiattito; non mancano forme fortemente convesse e

tra queste certi Perisferidi (Perisphaeria, Pseudoglomeris), che hanno tendenza ad

avvolgersi a palla.

Il capo è mobile e rimane nascosto sotto il margine anteriore del pronoto, che si

dilata in modo da formare uno scudetto.

Le antenne sono lunghe, filiformi, multiarticolate; gli occhi composti fanno difetto in

alcune forme cavernicole, ma di regola sono bene sviluppati. L'apparato boccale è

masticatore.

Le zampe anteriori sono più brevi e le posteriori più lunghe.

Le ali sono spesso più o meno ridotte soprattutto nelle femmine; A volte i maschi

sono alati e le femmine del tutto attere. Le ali anteriori (tegmine) sono consistenti,

coriacee; nel riposo si rivolgono accavallandosi l'una sull'altra e ricoprendo le ali

posteriori che, se brevi, poggiano di piatto sull'addome.

L'addome, poco mobile, attaccato al torace con una larga base, consta di 10

segmenti;

Gli organi copulatori del maschio si sviluppano fra il 9° e il 10° sterno addominale e

consistono in una o due paia di complicate valve genitali asimmetriche fra le quali

rimane nascosto il fallo. L'ovopositore della femmina consiste in 3 paia di valve tra le

quali si apre l'orifizio genitale.

Fra le ghiandole tegumentali sono notevoli quelle che si trovano nelle

pareti di due sacchetti estroflessibili situati medialmente nel 6° e nel 7° tergo e

che secernono un liquido repellente. Le uova sono rivestite da un corion robusto.

Le larve somigliano straordinariamente agli adulti di cui hanno i costumi; ma sono

attere e di colore più chiaro; le ali si sviluppano progressivamente durante lo

sviluppo. I Blattoidei sono lucifughi, spesso

gregari; raramente le forme alate si

servono delle ali, che funzionano

piuttosto come paracadute anziché

come organi attivi di volo.

Le femmine attere e le larve di

Rhicnoda e di Epilampra (orientali e

malesi) hanno costumi semiacquatici e

possono restare immerse per parecchi

minuti.

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Notissima è la *Blatta orientalis, 18-30 mm, o Scarafaggio

delle cucine, dalle ali brevi nel maschio, ridotte a brevi

squame nella femmina, rappresentante della famiglia dei

Blattidi.

*Periplaneta americana, 27-34 mm, nota per la sua ampia distribuzione e per

la sua presenza nelle abitazioni e nei magazzini.

Nei paesi attorno al Mediterraneo sono frequenti le specie del genere

*Ectobius, 8-10 mm (famiglia Ectobiidi), piccole blatte legate al sottobosco

e ai prati. Filizzola

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Mantodei

Insetti facilmente riconoscibili per la struttura

delle zampe anteriori che si presentano

sviluppate e trasforrnate per la presa (zampe

raptatorie) e che sono tenute, allo stato di

riposo, ripiegate in "atteggiamento di

preghiera" molto caratteristico. Le ali anteriori

sono ispessite (tegmine), quelle posteriori

sono membranose e possono essere ridotte o

mancanti del tutto. Le uova sono deposte in

grosse ooteche. Il loro sviluppo è

eterometabolico. Le zampe raptatorie sono

adoperate per predare le vittime (in genere

altri insetti). Sono annoverate tra le specie

utili e qualche volta sono anche utilizzate in

operazioni di lotta biologica contro specie

dannose in agricoltura.

I Mantodei sono tutti carnivori predatori ed anche se ben provvisti

d'ali, di rado si mostrano buoni volatori. Il loro corpo, quasi

sempre molto allungato, misura alcuni centimetri.

La colorazione verde, cinerea o bruna, può essere diversa anche

in individui della medesima specie.

Il capo è piccolo, del tutto scoperto dal protorace, mobilissimo,

con occhi composti bene sviluppati e 3 ocelli, antenne filiformi,

multiarticolate, apparato masticatore robusto.

Il 1° paio di zampe è di regola lungo e assai

robusto con una caratteristica conformazione ad

arto rapace due volte piegabile a gomito e

lanciabile in avanti per ghermire le prede.

Le zampe del 2° e 3° paio sono gracili, circa di

ugual lunghezza.

Le ali, talora del tutto assenti, sono variamente

sviluppate: le anteriori sono tegmine coriacee, le

posteriori ali membranose, talora assai ampie e

colorate; in generale i maschi sono alati.

L'addome, fornito di larga base e spesso assai

ingrossato nelle femmine, consta di 10 segmenti,

all'ultimo dei quali, sono attaccati i cerci

pluriarticolati.

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Le uova presentano, come nei Blattoidei, un corion a 3 strati (l'interno pieno

di aria e sostenuto da colonne).

La duplice secrezione delle 4 ghiandole ricordate costituisce un liquido

proteico vischioso che, abbondantemente emesso e irrobustito dal calcio di

una quinta ghiandola, si solidifica all'aria assumendo una consistenza

pergamenacea e servendo a formare le voluminose e leggerissime ooteche di

varia forma e grandezza, ma sempre con molto spazio riservato all'aria, entro

le quali sono disposte le uova e che la femmina, al momento della

deposizione, salda a qualche sostegno.

Salvo le ali, le neanidi appena sgusciate sono simili agli adulti,

manifestando subito i medesimi istinti predaci e dedicandosi al

cannibalismo e alla caccia.

I Mantodei attendono la preda immobili e lanciano su di essa le zampe rapaci.

Hanno costumi solitari. Durante l'accoppiamento i maschi di regola vengono divorati

dalle femmine. Si nutrono di Insetti e di Ragni e qualche grossa specie esotica si dice

possa attaccare anche piccoli Vertebrati.

I Mantodei, con la sola famiglia dei Mantidi, sono rappresentati in Italia da poche

specie, tra cui:

*Mantis religiosa, 40-75 mm di color verde, le cui

femmine misurano fino a 7,5 cm mentre il maschio

è un pò più piccolo.

*Iris oratoria, 28-47 mm, dalle ali macchiate di viola,

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Fasmodei

Al contrario dei Mantodei, i Fasmodei sono tutti

vegetariani, notevoli per il loro mimetismo,

rassomigliando a ramoscelli o a foglie di albero

(insetto stecco).

Le loro dimensioni sono spesso grandi, fino a

giungere con Phobaeticus fruhstorferi alla lunghezza

di 30 cm; per contro alcune piccole specie misurano

appena 12-15 mm; non di rado vi è forte differenza

di grandezza fra i due sessi.

Si fanno notare per le loro forme singolari e per il corpo di

regola eccessivamente stretto e allungato nei Fasmidi e nei

Bacillidi o eccezionalmente largo e appiattito nei Filliidi.

Circa la metà delle specie sono attere, ma anche le forme alate volano poco e male.

Dominano i colori verdi, bruni ed ocracei.

Il capo è piccolo, mobile e libero rispetto al pro torace, con tipico apparato

masticatore, occhi composti bene sviluppati e 3 ocelli presenti solo nelle forme alate,

antenne di solito filiformi, variamente lunghe.

Le zampe hanno lunghezza varia presentandosi di solito tanto più lunghe per quanto

più allungato è il corpo; le 3 paia sono all'incirca uguali.

Le ali, quando esistono, hanno vario aspetto: le tegmine, bene sviluppate nei Filliidi,

spesso squamiformi nei Bacillidi e nei Fasmidi, sono sempre più brevi delle ali

posteriori, che nel riposo si ripiegano a ventaglio.

L'addome consta di 10 segmenti, l'ultimo dei quali porta due brevi cerci

monoarticolati. La partenogenesi è frequente, anzi in alcune

popolazioni di varie specie

(soprattutto di Carausius, Bacillus,

Clonopsis) abituale. Alcune specie di

origine ibrida sono stabilmente

partenogenetiche. In ogni caso le uova,

chiuse singolarmente entro una parete

robusta, vengono fatte cadere senza ordine

sul terreno.

La larva neonata, appena schiusa

rassomiglia all'adulto, salvo la totale

assenza di ali. Lo sviluppo è graduale.

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Al sottordine Areolati appartengono specie caratterizzate dalla

presenza di un tipico triangolo di carene sulle tibie medie e

posteriori, aventi un corpo allungato e cilindrico (come i

Bacillidi, *Clonopsis gallica, < 62-70 mm,

*Bacillus rossius, < 80-105 mm, ed altre specie del genere

Bacillus comuni attorno al Mediterraneo, insetti atteri, di

colore verde assai variabile, la cui femmina misura fino a 10

cm, mentre, il maschio è lungo poco più della metà di essa)

oppure corpo straordinariamente appiattito rassomigliante,

anche per la forma, il colore e la

nervatura delle tegmine, ad una foglia come nei Filliidi,

Phyllium, della regione etiopica e soprattutto di quella

malese.

Al sottordine Anareolati privo dell'aria tibiale, appartiene

Carausius morosus, nota specie allevata nei laboratori di tutto

il mondo per ricerche sperimentali, originaria dalla Regione

Orientale. Filizzola

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Isotteri

Gli Isotteri sono Insetti masticatori, notissimi per la loro vita sociale dovuta al fatto

che numerosissimi membri della medesima famiglia, fra i quali esistono notevoli

differenze morfologiche, rimangono aggregati in un medesimo nido o termitaio

costituendo delle caste adibite a determinati lavori.

Gli Isotteri, i cui resti fossili più antichi datano dall'inizio del Terziario, contano oltre

2000 specie attuali note, in massima parte tropicali, di piccole e medie dimensioni,

salvo le femmine cariche di uova il cui addome diviene voluminosissimo e in certe

specie può perfino superare i 10 cm di lunghezza.

Il capo, diventa enorme nei soldati, potendo superare la mole del

corpo.

Gli occhi composti sono presenti negli alati macrotteri e nelle caste

che abitualmente si espongono alla luce solare, ma negli altri casi

regrediscono spesso fino a totale scomparsa; quando esistono,

possono essere accompagnati da due ocelli frontali.

È notevole una ghiandola frontale che sbocca all'esterno con un

poro mediano emettendo un liquido lattiginoso e che è

particolarmente sviluppata nei soldati di molte specie.

Le antenne filiformi constano di 9-32 articoli.

Le mandibole nell’apparato boccale masticatore dei soldati sono

enormi. Le zampe sono quasi uguali.

Le due paia di ali membranose trasparenti si rassomigliano

straordinariamente per forma, dimensione e nervatura e, presso la

base presentano una linea di frattura lungo la quale nelle forme

macrottere le ali vengono troncate, rimanendo solo i brevi monconi

(detti scaglie).

L'addome consta di 10 segmenti e nelle femmine adulte cariche d'uova

le membrane tegumentali dell'addome divenuto enorme si distendono

straordinariamente ed i primitivi scleriti rimangono perciò molto

distanziati.

Il canale alimentare presenta un'ingluvie, un ventriglio trituratore più o

meno semplice, un intestino medio relativamente sottile ed un intestino

posteriore che riceve 2-8 tubi malpighiani e che si allarga in una

particolare ampolla del colon, ove nelle Termiti xilofaghe prosperano

gran numero di Flagellati ipermastigini indispensabili per la digestione

dell'alimento cellulosico (TROFALLASSI).

L'apparato genitale di regola è sviluppato solo negli individui

riproduttori, mentre negli operai e nei soldati rimane più o meno

atrofico.

Lo sviluppo è graduale. Le mute sono accompagnate da periodi di

quiescenza particolarmente evidenti nell'ultima muta degli alati e nelle

mute in cui vengono acquistati i caratteri di soldati. Tali periodi di

quiescenza, che sono considerati come un prolungamento del periodo di

inattività, che normalmente accompagna sempre le mute, ricordano

l'impupamento degli Insetti olometaboli.

Le giovanissime larve vengono nutrite dagli operai o in mancanza di

questi dalle larve di stadi avanzati.

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In una società differenziata si distinguono:

- un maschio e una femmina riproduttori (coppia reale formata dal re e dalla regina).

- un enorme stuolo di adulti di ambo i sessi atteri e sterili (operai e soldati).

- una gran quantità di larve a diverso stadio di sviluppo.

La regina è unicamente intenta a deporre le uova.

Le larve che ne schiudono danno origine:

- A maschi e femmine alate, se ricevono un'adeguata alimentazione che permette

un completo sviluppo dell'apparato genitale (che pare sia in particolar modo favorito

dalla saliva delle operaie somministrata con l'alimento);

- Agli individui sterili di ambo i sessi che non mettono ali e il cui apparato genitale

si presenta più o meno atrofico.

La prole alata (forma macrottera) che di solito compare una volta all'anno, sciama

abbandonando la società ed il termitaio e, ogni singola coppia, dopo essersi liberata

delle ali, inizia la costruzione di un nuovo termitaio fondando una nuova società di

cui essa rappresenterà la coppia reale genuina.

In una società già costituita il re, la regina o entrambi, in caso di morte, possono

venire sostituiti o con alati a cui vengono strappate le ali prima che sfarfallino o con

individui ottenuti da larve già indirizzate verso la sterilità, ma poi sottoposte al

regime alimentare destinato ai futuri riproduttori e che perciò sviluppano il loro

apparato genitale. In tal caso si ottengono dei reali di supplemento che differiscono

per la forma generale dai reali genuini e soprattutto perché, a seconda dello stadio

larvale in cui venne iniziata la nuova alimentazione, presentano ali piccole (forme

brachittere), ben distinguibili dai monconi presenti nei reali genuini, o sono del tutto

atteri.

Atteri e perciò larviformi sono gli individui sterili di ambo i sessi (castrazione

alimentare) che possono differenziarsi in operai e soldati:

- Gli operai col compito di costruire il termitaio e di alimentare i reali e la casta dei

soldati.

- I soldati adibiti alla difesa della società e della dimora.

Tanto gli operai che i soldati possono

presentarsi di dimensioni e di aspetto

diverso.

Alcune specie mancano della casta degli

operai, che in tal caso vengono sostituiti

dalle larve che in seguito si trasformeranno

in alati, altre specie mancano di soldati ed

allora gli operai si assumono anche il compito

della difesa.

Gli Isotteri sono prevalentemente mangiatori di

legno, però varie specie attaccano piante erbacee e

detriti organici vari. Sono lucifughi e salvo che in

determinati momenti rimangono nascosti nei loro

nidi. Questi in parecchie specie dei paesi tropicali

assumono l'aspetto di costruzioni imponenti che

contengono una vasta camera reale, varie camere

secondarie e numerose gallerie. Filizzola

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Gli Isotteri sono distinti in diverse famiglie, fra cui ricordiamo Mastotermitidi con

una sola specie australiana di Mastotermes, Calotermitidi e Rinotermitidi

comprendenti le specie europee.

In Italia sono abbastanza comuni e dannosissime alle travi delle abitazioni

*Calotermes flavicollis 6-7 mm, (Termite dal collo giallo), apertura alare

20 mm nelle caste alate, le cui società di non più di 400-500 individui

mancano di operai adulti,

*Reticulitermes lucifugus, (Termite nera)dimensioni

simili al precedente, con società di molte migliaia di

individui con operai e soldati, ma nelle quali da noi

non sono stati trovati che operai e reali di

supplemento.

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Nell'Africa tropicale è frequentissimo

Termes bellicosus appartenente ai

Termitidi, i cui termitai conici possono

sollevarsi da terra anche più di 2 m.

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Dermatteri

I Dermatteri costituiscono un ordine molto omogeneo comprendente un migliaio

di specie, in massima parte delle regioni tropicali, che in generale non

oltrepassano 1 cm di lunghezza, pur potendo arrivare con Titanolabis colossea a

quasi 5 cm.

Il più antico resto fossile dermattero risale al periodo Giurassico.

Il loro corpo è snello, depresso, con esoscheletro abbastanza robusto.

Il capo, tenuto orizzontalmente e mobilissimo, ha occhi composti rotondi, è privo

di ocelli, possiede antenne filiformi e porta un apparato boccale masticatore

tipico.

Le ali anteriori e posteriori, nelle specie in cui sono sviluppate, si mostrano

fortemente disuguali, presentando una caratteristica fisionomia: quelle del 1° paio

(tegmine) sono brevi e terminano tronche; quelle del 2° paio sono invece ampie e

nel riposo si ripiegano a gomito ed a ventaglio, in modo da rimanere, nonostante la

loro maggior lunghezza, quasi completamente ricoperte dalle tegmine, mentre la

massima parte dell'addome rimane a nudo.

Le zampe sono circa uguali ed atte alla corsa.

L'addome consta di 12 segmenti; ma l'11° segmento (che rimane compreso fra due

cerci uniarticolati, più o meno lunghi e ben sclerificati, mobilmente uniti al 10°

segmento e formanti una sorta di forcipe) sono ridotti o atrofici.

Il colore del tegumento è bruno scuro o giallo scuro.

Le larve schiudono rompendo la teca dell'uovo mediante una particolare spina

cefalica; sono simili agli adulti ma attere e talora con lunghi cerci multiarticolati.

Le uova presentano un normale guscio privo di particolari difese. Infatti le uova

vengono curate dalla madre, entro nidi scavati nel terreno, per tutta la durata della

vita embrionale.

Sia gli stadi preimmaginali che gli adulti sono prevalentemente vegetariani

attaccando le parti più carnose delle piante e potendo in certi paesi ove abbondano

riuscire nocivi all'agricoltura. Sono lucifughi e dimorano quasi tutti non lontano dalle

acque.

I Dermatteri vengono divisi nei tre sottordini degli Arixenidei, degli Emimeridei e dei

Forficulidei.

- Gli Arixenidei, atteri e parassiti esterni di Pipistrelli della regione Malese,

comprendono due sole specie del genere Arixenia.

- Agli Emimeridei, vivipari, ciechi ed atteri, appartengono 8 specie

ectoparassite di Roditori dell'Africa tropicale ed australe, ad esempio

Hemimerus. Filizzola

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- Il rimanente delle specie appartengono alle varie famiglie dei

Forficulidei, delle quali quella dei Forficulidi è rappresentata dalla

comunissima *Forficula auricularia, 10-16 mm, cerci 3,5-8 mm, o

Forbicina.

Solo nei Forficulidei i cerci, spesso variamente sviluppati anche nella

medesima specie, sono rivestiti di un robusto esoscheletro e

presentano la caratteristica forma di forcipe, potendo servire

eventualmente per afferrare piccole prede animali e portarle alla

bocca, ma mai per pungere o ferire.

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Ortotteri

L'ordine degli Ortotteri comprende oltre 20.000 specie in gran parte distribuite nelle

regioni calde. Gli Ortotteri sono notevoli per le loro dimensioni, la cui media supera

quella di qualsiasi altro ordine; hanno in generale corpo robusto, coperto da solido

esoscheletro, quasi sempre alquanto compresso; per la maggior parte sono mediocri

volatori, ma ve ne sono anche di ottimi, così come nelle svariate famiglie si

incontrano forme attere o con ali ridotte ed inette al volo.

La loro più appariscente caratteristica consiste nell'enorme sviluppo delle zampe

posteriori e nella loro attitudine al salto, sebbene talora (Grillotalpa) anch'esse siano

puramente ambulatorie.

In nessun altro gruppo sono tanto frequenti gli apparati stridulanti come in

questo. Il capo è grande, di solito poco mobile, con la sua base incastonata

nel torace.

Le antenne sono filiformi, pluriarticolate, di varia lunghezza.

Agli occhi composti, di solito bene sviluppati, si aggiungono spesso

3 ocelli. L'apparato boccale è masticatore tipico.

Il 1° e il 2° paio di zampe sono quasi sempre circa uguali ed

ambulatori, ma talora (ad es. in Gryllotalpa, Cylindracheta e

Cooloola) il 1° paio è fortemente modificato per la escavazione; le

zampe del 3° si fanno quasi sempre distinguere per la lunghezza e

la robustezza delle tibie e dei femori.

Quando le ali sono bene sviluppate, le tegmine si presentano coriacee, allungate, con

margini laterali quasi paralleli e ricoprono le ali posteriori larghe, membranose,

ripiegate durante il riposo.

L'addome, unito al torace con larga base, è diviso in 10 segmenti mobili con grande

tergo.

Nella femmina esiste di solito un ovopositore più o meno allungato, talora cortissimo,

formato da due valve anteriori. Filizzola

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Gli apparati stridulanti sono di due tipi principali: il tipo

alare e il tipo femoro-alare.

- Nel tipo alare, consueto tra gli Ensiferi, la

stridulazione è prodotta dallo sfregamento di una costola

sporgente e denticolata (archetto) di una tegmina contro

una porzione rigida (cembalo) dell'altra, che vien messa

in vibrazione: tanto l'archetto che il cembalo possono

trovarsi su entrambe le tegmine (Grilloidei), oppure una

tegmina è provvista di archetto e l'altra di cembalo

(Tettigonioidei).

- Nel tipo femoro-alare, proprio degli Acridoidei funziona da archetto una costola

dentellata della faccia interna dei femori del 3° paio di zampe e da cembalo una

costola delle tegmine.

Numerose specie sono prive di apparato stridulante, che di regola è sviluppato

solo nei maschi.

Nelle specie con apparato stridulante non mancano mai gli organi uditivi, bene

sviluppati anche nelle femmine, essendo accertato che la stridulazione serve anche

da richiamo sessuale. Tali organi timpanici, più o meno altamente differenziati, nei

Tettigonioidei sono localizzati alla base delle tibie del 1° paio di zampe, mentre negli

Acridoidei si trovano ai lati del 1° segmento addominale.

Le uova, di forma allungata, vengono deposte in masse o isolatamente nei luoghi più

disparati, talora introdotte nel terreno o nei tessuti vegetali. Esse sono rivestite da

uno spesso guscio, riccamente scolpito in rilievi e in cellette esagonali.

In alcune specie (molte delle quali, come i vari Gryllotalpa, appartenenti ai Grilloidei)

che ovidepongono nel terreno; in appositi nidi o ricoveri umidi, il guscio è sottile,

elastico, privo di scultura.

Lo sviluppo avviene gradualmente e le neanidi schiuse rassomigliano

straordinariamente agli adulti, e le ali crescono progressivamente attraverso le mute

dello stadio ninfale.

Gli Ortotteri sono Insetti essenzialmente terrestri, in gran parte amanti del caldo e

della luce solare, ma molte forme sono lucifughe, crepuscolari o notturne,

cavernicole o sotterranee.

Il regime alimentare è prevalentemente vegetariano od onnivoro, ma non mancano

fra i Tettigonioidei alcune specie (es. Saga) che vivono esclusivamente di prede

animali.

L'ordine degli Ortotteri, noto fin dal Permiano, viene suddiviso nei due sottordini

degli Ensiferi e dei Celiferi. Filizzola

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Gli ENSIFERI

Sono riconoscibili per le antenne lunghe o lunghissime, multiarticolate,

per l'ovopositore quasi sempre considerevolmente lungo, per gli organi

timpanali tibiali, situati superficialmente o nel fondo di

particolari fossette, per l'apparato stridulante di tipo

alare. Una delle superfamiglie più rappresentate è

quella dei Tettigonioidei dal colore generalmente

verde, dai tarsi 4-articolati, dai cerci brevi.

Nella fauna italiana sono da ricordare: la notissima

*Tettigonia viridissima, circa 30-40 mm,

*Saga pedo piuttosto rara, lunga fino a 80 mm, le

cui femmine sono del tutto attere, mentre i rarissimi

maschi (assenti in alcuni luoghi) posseggono

tegmine squamiformi;

l'enorme *Decticus albifrons, 38 mm, frequente attorno

al bacino del Mediterraneo,

Filizzola

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Phaneroptera nana, circa 15 mm, riconoscibile per

l'ovopositore compresso e ricurvo a falce (ovidepone nelle

foglie) e per la brevità delle ali anteriori rispetto alle

posteriori;

la affine, ma più grande, *Acrometopa macropoda italica,

22-30 mm;

gli *Ephippiger, da 20 a 40 mm, ritenuti talora dannosi

alla vite;

la serie delle *Dolichopoda, 15-20 mm (da nord a sud

lungo l'Appennino: ligustica, laetitiae, schiavazzii,

baccettii, geniculata, palpata),

attere, con zampe e antenne lunghissime, prive di organi

timpanici, cavernicole. Filizzola

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Altra superfamiglia assai ricca è quella dei Grilloidei, dai colori generalmente oscuri,

dal capo globoso e dai cerci piuttosto lunghi.

Vi appartengono: *Acheta domestica, 16-20 mm, di color

bruno chiaro, un tempo quasi cosmopolita, e frequente nelle

abitazioni rurali, ora in Italia quasi scomparsa

e sostituita dalla invadente attera e grigiastra *Gryllomorpha

dalmatina, 12-19 mm;

*Petaloptila, 10 mm (iberico ed appenninico)

*Gryllus campestris, 20-26 mm, detto Grillo canterino, di color

nero, comune nelle campagne, ove da adulto canta nelle prime

ore della notte e si rintana entro buche scavate nel terreno;

l'affine, ma più piccolo, *Melanogryllus desertus,

13-19 mm, comune nei seminativi e nei pascoli,

il piccolo *Oecanthus pellucens 9-15 mm, o Grilletto

canterino, di color paglierino chiaro,

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il singolare genere *Gryllotalpa, 35-40 mm dai

costumi sotterranei, dal corpo tozzo di color

bruno-ocraceo, dalle zampe anteriori

robustissime, corte, appiattite, con un processo

dentiforme ai femori, atte a scavare gallerie,

dalle zampe posteriori poco più lunghe delle

intermedie, dalle tegmine brevi che lasciano scoperte

le ali posteriori anch'esse brevi, rappresentato in

Italia da numerose specie diffuse dall'arco alpino

(*G. grillotalpa) alla Sicilia (*G. quindecim) e

riconoscibili per il numero cromosomico.

i CELIFERI

I Celiferi si lasciano riconoscere per le loro antenne corte con non più di 30 articoli,

per le zampe, di cui le ultime sempre saltatorie, per l'ovopositore a forma di pinza,

sempre breve ma robusto, per la stridulazione tipicamente femoro-alare o talora

dovuta a strofinio delle ali posteriori contro le corrispondenti tegmine e per

la situazione addominale degli organi timpanali. Sono vegetariani voracissimi.

Alla ricca famiglia degli Acridiidi appartengono:

*Schistocerca gregaria, afro-asiatica

* Locusta migratoria, propria della fauna europea, presentano

un curioso fenomeno, accompagnato da polimorfismo, per cui

gli individui possono passare da una fase solitaria ad una fase

gregaria.

Quando le condizioni della località abitata non sono

eccessivamente propizie allo sviluppo, la densità della

popolazione si mantiene costante, tale da assicurare

sufficiente alimentazione a tutti gli individui, che in tal caso si

presentano sotto la forma solitaria o sedentaria,

che può perpetuarsi.

Ma quando in determinate regioni si verifichino e si

prolunghino condizioni particolarmente favorevoli, allora la

densità della popolazione aumenta e gli individui mostrano

delle modificazioni sia morfologiche sia fisiologiche, sia di

comportamento, tendendo ad aggregarsi, fino a che, la

pressione vitale essendo giunta al suo massimo, si presentano

sotto la forma gregaria o migratoria e gli adulti riuniti in orde

sterminate si allontanano dalla località sovrapopolata e nello stesso tempo

depauperata di alimento, per invadere nuove aree, recando danni incalcolabili alla

vegetazione lungo tutto il loro percorso. Gli individui gregari, poi, in aree

scarsamente popolate o rarefatte sono soggetti a dissociarsi e a far ritorno alla fase

solitaria. Sembra che le condizioni ambientali siano effettivamente quelle che

maggiormente agiscono, nel corso dello sviluppo, sull'habitus di fase; esse

però si sovrappongono ad un effetto materno che indirizza l'embrione verso la

condizione di fase della madre, sovrapponendosi a sua volta ad un fondo genetico

diverso per le due diverse fasi (in ciascuna delle quali è stato possibile isolare linee

pure per i caratteri di fase). Filizzola

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Altre più o meno frequenti nei paesi mediterranei sono:

*Anacridium aegyptium, da 50-66 mm, grosso

ortottero solitario, svernante da adulto, dannoso alle

siepi di alloro; *Calliptamus italicus, da 21-36 mm

dalle ali posteriori rosee

*Dociostaurus maroccanus, circa 30 mm, tutte specie

dannose all'agricoltura, svernanti allo stadio di uovo;

*Oedipoda caerulescens, circa

15-28 mm dalle ali posteriori

azzurre con fascia nera;

*Truxalls nasuta, *Acrida turrita e *Acrida bicolor, da 30-46

mm a 52-75 mm, caratteristiche per il capo prolungato

all'innanzi in un cono allungatissimo presso il cui apice si

staccano un paio di antenne compresse;

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il voluminoso *Pamphagus marmoratus (solo in Sicilia), lungo

circa 100 mm dalle ali ridottissime,

i numerosissimi e tozzi Podismini, atteri o semiatteri, presenti con

numerosi generi e specie nei pascoli alpini ed appenninici.

La famiglia dei Tetrigidi è ben riconoscibile per la grande

estensione del tergo protoracico che può prolungarsi all'indietro

fino a coprire e a sopravanzare le ali posteriori e l'addome,

sostituendo così le tegmine ridotte a brevi squame; vi

appartengono forme di dimensioni relativamente piccole quale

*Tetrix subulata, 8-10 mm, abbondante in quasi tutta l'Eurasia,

mentre varie specie tropicali si fanno notare per le curiose

escrescenze dorsali del protorace e Scelimena per le sue

abitudini acquatiche.

Ai Celiferi vanno ascritti anche i piccoli Tridattilidi, lunghi in media 50 mm, di

costumi sotterranei, caratteristici per i 3-4 processi distali delle tibie del 3° paio di

zampe (es. Tridactylus). Filizzola

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Psocotteri

Gli Psocotteri costituiscono un gruppo comprendente circa 3000 specie e

largamente distribuito nelle regioni calde e temperate. Le loro dimensioni

vanno da 1,5 a 5 mm.

Molte specie posseggono ali sviluppate, altre assenti in ambo i sessi.

Le forme alate raramente volano.

Il corpo è rivestito di peli e di squamette, con capo grande e addome più o

meno allargato. Gli occhi composti esistono quasi sempre, i 3 ocelli solo nelle

forme alate. L'apparato boccale consta: di un paio di robuste mandibole. Le

zampe, atte all'ambulazione, sono circa di ugual lunghezza.

Le ali, se bene sviluppate, sono membranose, con nervature ridotte, le

anteriori più grandi delle posteriori.

L'addome consta di 10 segmenti ed è privo di cerci e la femmina manca di

ovopositore.

Le uova vengono deposte isolate o a gruppi, scoperte o ricoperte di escrementi o di

tela sericea.

Gli Psocotteri vivono sugli alberi, sotto le cortecce, fra i detriti vegetali, nei nidi di

vari animali, fra i libri e si nutrono prevalentemente di materie vegetali vive o in

decomposizione. Hanno tendenza a formare colonie, che nelle specie sericigene

stanno sotto la protezione di tele comuni che in qualche caso possono estendersi per

alcuni metri. Notissimo fra i libri delle biblioteche e negli erbari è

*Liposcelis divinatorìus, lungo circa 1,2 mm, di color giallo

chiaro, completamente attero.

In Europa su vari alberi, ove tessono la loro tela alla pagina

inferiore delle foglie, sono frequenti *Graphopsocus cruciatus, 4

mm,

ed *Ectopsocus briggsi, 2 mm, entrambi alati,

mentre *Atropos pulsatorium (con ali rudimentali squamiformi, lungo

1,5-2 mm, non infrequente nelle abitazioni), è noto per il rumore a tic-tic

prodotto a brevi intervalli dalla femmina strofinando lo sterno contro il

supporto al quale l'insetto è aggrappato.

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Mallofagi

Alcune migliaia sono le specie note di Mallofagi,

piccoli Insetti atteri, lunghi da 0,5 a 6 mm, parassiti

esterni di Uccelli e Mammiferi, di cui rodono gli strati

superficiali dell'epidermide, le penne ed i peli,

producendo, se numerosi, una forte irritazione della

pelle e intenso prurito, che è causa di insonnia e di

disturbi nervosi.

Il corpo dei Mallofagi è rivestito di tegumenti robusti. Il capo grande, mobile, può

possedere occhi composti poco sviluppati, ma è privo di ocelli.

L'apparato boccale masticatore possiede robuste mandibole dentate, piccole

mascelle con un solo lobo bene sviluppato e membranoso (la galea) ma, in alcune

specie, con una lacinia bacilliforme e biforcuta come negli Psocotteri;

Le zampe corte, ambulatorie, atte ad aggrapparsi e le anteriori aiutano nella presa

degli alimenti.

L'addome dell'adulto consta di solito di 10 segmenti; mancano i cerci e le appendici

genitali sono rudimentali.

Le uova vengono attaccate ai peli o alle penne dell'ospite mediante una secrezione di

alcune ghiandole. Il guscio (corion) è robusto.

Le larve, o neanidi, rassomigliano agli adulti, nei quali si trasformano gradatamente

mediante mute, durante le quali l'animale rimane attivo.

I Mallofagi si dividono in due sottordini Ambliceri (con antenne ridotte e mandibole

orizzontali) e Iscnoceri (con antenne ben visibili e mandibole verticali).

Ai Ambliceri appartiene, tra le altre, la famiglia Menoponidi con i cosiddetti

pidocchi pollini, *Menopon gallinae, 1,8 mm.

Tra gli Iscnoceri ricordiamo le due famiglie dei Tricodectidi e dei

Filopteridi.

- I Tricodectidi, parassiti di Mammiferi, si distinguono per le zampe con una

sola unghia: vi appartiene *Trichodectes latus (Pidocchio falso del cane)

che può essere ospite intermedio di Dipylidium caninum ed i congeneri *T.

equi, *T. bovis, *T. ovis, T. caprae, da 1 a 2,5 mm.

- I Filopteridi (da 1 a 6 mm), con zampe con due unghie, comprendono

circa 1200 specie parassite di Uccelli.

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Anopluri

Gli Anopluri, costituiscono un gruppo di Insetti atteri ectoparassiti ematofagi di

Mammiferi, comprendente alcune centinaia di specie di Pidocchi.

Nonostante le peculiarità dell'apparato boccale, sembrano affini ai Mallofagi.

L'aspetto generale del corpo, lungo 2-5 mm, è simile a

quello dei Mallofagi; ma il capo è piccolo, anteriormente

appuntito ed i segmenti toracici sono poco nettamente

distinti l'uno dall'altro.

Le antenne sono brevi e filiformi, gli ocelli mancano e gli

occhi composti, talvolta abbastanza sviluppati (come in

Pediculus), più spesso sono ridottissimi o del tutto

atrofici.

L'apparato boccale, pungitore e succhiatore, ha una conformazione

particolarissima che non trova riscontro in altri Insetti.

La bocca si trova in un breve rostro aperto, tale rostro è capace di allungarsi

parecchio portando all'esterno le sue pareti interne fornite di denti.

Quando l'animale deve succhiare, evagina il rostro fissandosi con i denticoli alla pelle

dell'ospite, la guaina della proboscide viene tirata all'innanzi in modo che gli stiletti

fuoriescono dalla bocca, infiggendosi nella pelle e iniettandovi la saliva; nello stesso

tempo la faringe agisce come una pompa aspirante ed il sangue dell'ospite percorre

il tubo faringeo incluso nella proboscide e prosegue per il canale alimentare.

Le zampe sono robuste, capaci di deambulazione, ma specialmente adatte a

trattenere l'insetto aggrappato all'ospite.

Al tarso di un solo articolo fa seguito un pretarso foggiato ad unghia ricurva ed

opponibile ad una sporgenza distale della tibia.

L'addome largo e piatto consta di 10 segmenti. Mancano i cerci.

Le uova di regola vengono attaccate ai peli dell'ospite; esse hanno un

corion (guscio) simile a quello dei Mallofagi, che si apre con la

fuoruscita delle neanidi, le quali presentano già la forma ed i costumi

degli adulti.

Lo stadio adulto viene raggiunto attraverso 3 mute.

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Gli Anopluri interessano per il loro parassitismo: se numerosi, provocano

nell'ospite intenso prurito e danno perciò luogo a pustole e piaghe. Inoltre

molti di essi con la puntura, con gli escrementi, col contenuto del corpo

schiacciato sulla pelle lesa possono essere veicolo di gravi malattie.

Il Pidocchio del Maiale *Haematopinus suis supera i 5

mm di lunghezza; alquanto più piccoli sono

H. eurysternus del Bue, 2-3 mm, *H. asini,

circa 3 mm, degli Equini, che possono provocare delle

ftiriasi ematopiniche di una certa gravità,

*Pediculus humanus si presenta con le due sottospecie:

P. h. capitis (con la femmina lunga fino a 3-4 mm)

P. h. vestimenti (con femmina lunga fino a 4 mm); quest'ultima

soggiorna e depone le uova negli indumenti, trasferendosi sulla

pelle dell'ospite al momento di succhiarne il sangue; le femmine

depongono 10-15 uova al giorno e l'intero sviluppo si compie in

una decina di giorni.

Entrambe le sottospecie, ma principalmente P. h. vestimenti, sono agenti

trasmettitori della Rickettsia prowazeki, causa del tifo petecchiale, della R.

quintanae, che provoca la cosiddetta febbre dei 5 giorni, della Spirochaeta

recurrentis, agente patogeno della febbre ricorrente.

*Phthirius pubis vive tra i peli del pube umano, potendo

estendersi a tutte le superfici pelose ad eccezione del cuoio

capelluto e provocando intenso prurito: la femmina è lunga

circa 2 mm, con torace e addome assai larghi e piatti; il

maschio è un pò più piccolo, si muove poco, tenendosi

aggrappato ai peli, che stringe tra l'unghia. La femmina depone

un paio d'uova al giorno, che attacca ai peli e che si sviluppano

in circa 25 giorni. Filizzola

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Tisanotteri

I Tisanotteri di cui son note circa 5000 specie, sono Insetti succhiatori, generalmente

fitofagi, di dimensioni piccole o piccolissime (lunghi in media 1 mm).

Posseggono corpo snello e sono per la maggior parte alati.

Il loro capo reca un paio di antenne, un paio di occhi composti bene sviluppati e 3

ocelli frontali che mancano quasi sempre nelle forme attere.

Caratteristico è l'apparato boccale, atto a pungere e a succhiare, più o meno

profondamente dissimmetrico, con notevoli modificazioni e perfino radicale

cambiamento dei rapporti delle sue parti costitutive.

Le 3 paia di zampe sono circa uguali, le ali talora sono diversamente sviluppate o

mancano in diversi individui della medesima specie; tipicamente sono strettissime,

trasparenti, con nervature ridotte o assenti, con i margini, per lo meno il posteriore,

orlati da una ricca frangia di peli; nel riposo vengono tenute poggiate

orizzontalmente sull'addome.

L'addome consta di 11 segmenti di cui quello anale ridottissimo.

I Tisanotteri hanno di solito riproduzione anfigonica, talora partenogenetica;

I Tubuliferi depongono le uova sulle piante, i Terebranti entro i loro tessuti.

Le neanidi sono simili agli adulti salvo l'assenza delle ali.

I Tisanotteri vengono distinti in Terebranti e Tubuliferi,

I Terebranti provvisti di ovopositore, i Tubuliferi sprovvisti di ovopositore

differenziato.

Ai Terebranti appartengono *Heliothrips haemorrhoidalis quasi cosmopolita, che

danneggia numerose piante e di cui non sono noti i maschi,

e *Limothrips cerealium diffuso nell'emisfero boreale e dannoso

alle Graminacee pungendone le infiorescenze e rendendo sterili i

fiori o facendo abortire i frutti.

Ai Tubuliferi appartiene *Liothrips oleae che punge le giovani

foglie e le gemme, i fiori ed i giovani frutti dell'Olivo, producendo

arresto di sviluppo e necrosi dei tessuti nel luogo della puntura.

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Rincoti o Emitteri

Gli Emitteri o Rincoti costituiscono un ordine di eterometaboli paurometaboli

succhiatori, assai ben rappresentato (varie decine di migliaia di specie attuali

ripartite nei due sottordini degli Eterotteri e degli Omotteri) e caratterizzato dalla

conformazione dell'apparato boccale pungitore e succhiatore in tutti gli stadi della

loro vita.

Le loro più antiche tracce fossili risalgono all'inizio del Permiano e si riferiscono ad

Omotteri, mentre i primi Eterotteri noti sono del Triassico.

Si nutrono prevalentemente di succhi vegetali potendo arrecare gravi danni (diretti

ed indiretti) alle piante, ma alcune famiglie sono composte di forme succhiatrici di

sangue.

Gli Emitteri ematofagi (tutti appartenenti agli Eterotteri) possono essere agenti

trasmettitori di gravi malattie.

Le dimensioni degli Emitteri sono assai varie, come media gli Eterotteri superano gli

Omotteri: Anche la forma del corpo è straordinariamente varia, né vi è gruppo

d'Insetti in cui si assista alle degradazioni morfologiche che si verificano in molti

Omotteri e principalmente nei Coccidi.

Il capo, di regola è assai largo, gli occhi composti sono tipicamente bene sviluppati,

ma talora sono atrofici o degenerano.

L'apparato boccale mostra i pezzi tipici profondamente modificati. Esso

si presenta come un lungo rostro che piegato in modo da formare una

guaina tubulare ove, durante il riposo, rimangono completamente

racchiuse le mandibole e le mascelle.

Quando l'animale si accinge ad alimentarsi, il labbro inferiore si piega a

gomito, lasciando parzialmente scoperti gli stili boccali, che possono così

conficcarsi.

Negli Eterotteri invece le ali anteriori differiscono dalle posteriori perché

queste ultime sono membranose, mentre le prime (dette emielitre) sono

coriacee e fortemente sclerificate nella porzione basale.

Tipicamente negli Omotteri ambo le paia di ali sono membranose e nel

riposo si dispongono a tetto.

Le zampe sono generalmente ambulatorie, circa uguali fra di loro.

L'addome consta al massimo di 11 segmenti, non esistono mai cerci.

Notevole è la varietà degli organi stridulanti: oltre a quelli notevolmente complessi

dei Cicadidi, sono notevoli quelli di vari Reduviidi costituiti da una placchetta sternale

protoracica trasversalmente rugosa su cui viene strofinata l'estremità rugosa del

rostro, quelli dei Corixidi costituiti da una serie di spinule tarsali delle zampe anteriori

che sfregano contro particolari aree spinulose del femore del lato opposto, ecc.

Un gran numero di Eterotteri sono provvisti di ghiandole ripugnatorie

che negli adulti sboccano con un paio di pori ventrali nel metatorace,

mentre nelle neanidi sboccano dorsalmente nel 4° o anche nel 5° e nel

6° segmento addominale. Filizzola

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Negli Omotteri invece sono più frequenti le ghiandole cerose, di

solito unicellulari, disposte nel tegumento isolate o a gruppi: la cera

assume aspetto pulverulento, o forma fiocchi o placchette.

Nell'addome di molti Omotteri, entro cellule sparse nel tessuto adiposo (micetociti)

vivono simbioticamente dei microrganismi, anch'essi trasmessi dalla femmina alle

uova, i quali avrebbero la funzione di scomporre, mediante enzimi da essi elaborati,

le sostanze zuccherine che dall'intestino passano nel sangue dell'Insetto.

I sessi sono separati; ma è frequente la partenogenesi negli Afidi che è associata ad

un’alternanza di generazioni più o meno complicata.

Le uova hanno corion riccamente scolpito negli Eterotteri a forma di esagoni più o

meno regolari.

Negli Omotteri, che ovidepongono in ambienti umidi e protetti, il corion è sottile, non

scolpito, che è infisso in una foglia alla quale l'uovo viene ancorato.

Le uova vengono deposte isolate o a mucchi, spesso alla superficie di corpi estranei,

talora introdotte con l'ovopositore entro tessuti vegetali.

Filizzola

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Distinguiamo anzitutto gli Emitteri nei due grandi sottordini degli Eterotteri e degli

Omotteri. Eterotteri

Gli Eterotteri, dal corpo generalmente depresso, dal protorace dorsalmente assai

largo, dalle ali, di cui le anteriori conformate ad emielitre, di solito presenti e

incrociate sull'addome, dalle neanidi molto simili agli adulti (salvo l'assenza delle ali),

vengono distinti in Gimnocerati (o Idrocorise) e Criptocerati (o Geocorise).

AI GIMNOCERATI appartengono gli Eterotteri terrestri e quelli che vivono sulla

superficie delle acque o, al più, possono compiere sommersioni (specie acquaiole).

Posseggono antenne ben visibili.

Comprendono una decina di superfamiglie (Pentatomoidei, Coreoidei, Ligeoidei,

Tingoidei, Miroidei, Cimicoidei, Reduvioidei, Gerroidei e qualche altra di minore

interesse).

Ricca di specie è quella dei Pentatomidi (o Cimici di campagna, noti

per i colori spesso vivaci, per il nauseabondo odore che di solito

emettono se irritati, e per lo scutello talora sviluppatissimo: ne sono

esempi *Carpocoris pudicus, 10-14 mm, di colore olivaceo, dannoso al

riso e a molte altre colture,

*Palomena prasina, 12-16 mm,

*Nezara viridula, 12-16 mm, di colore verde,

Ad essi sono affini i Coreidi, di cui Gonocerus acuteangulatus è

dannoso ai Noccioli,

i Ligeidi, fra cui *Lygaeus militaris, circa 10 mm, snello, dal corpo

rosso con parti nere,

i Pirrocoridi, di cui notissimo *Pyrrhocoris apterus, 7-12 mm,

anch'esso rosso con macchie nere, Filizzola

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ed i Miodochidi con il genere Heterogaster che presenta in Italia 4

specie dannose all'Ortica, alla Menta, alla Nepitella, al Ginepro ecc.

Assai ricca (con le sue 5000 specie è la più numerosa fra gli

Eterotteri) è la famiglia dei Capsidi o Miridi dai tegumenti delicati

rappresentati da *Lopus lineolatus,

4-5 mm, che abbonda sulle Scabiose e su altre piante erbacee,

*Lygus pratensis, 6-8 mm,

*Halticus saltator, 3-5 mm, o Cimicetta nera saltatrice, comune in

Europa,

*Heterotoma, 5 mm, riconoscibile per l'enorme sviluppo del 2°

articolo antennale,

*Calocoris trivialis, 8 mm, dannoso agli Agrumi, ecc.

Gli Antocoridi sono piccoli Eterotteri di colore scuro che

abbondano soprattutto sui fiori, ma si nutrono succhiando altri

Insetti, i quali vengono paralizzati dalla saliva iniettata con la

prima o le prime infissioni del rostro (es. *Anthocoris nemoralis,

3-4 mm). Filizzola

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Il piccolo *Leptopus spinosus, 4 mm, che possiede spinule perfino

sugli occhi e sul labio, è comune in tutte le regioni mediterranee

ed appartiene ai Leptopodidi.

Assai ben rappresentata e ricca di specie

predatrici, che in generale assalgono altri

Insetti, è la famiglia dei Reduviidi, tra i quali il

comune:

*Reduvius personatus, 20 mm, le cui neanidi

sono ricoperte di polvere, di detriti e di residui

delle vittime succhiate in modo da rimanere

completamente mascherate, e Triatoma

(=Conorhinus) megista diffuso nelle regioni

intertropicali e subtropicali delle Americhe,

che con le sue punture può inoculare lo Schizotrypanum cruzi.

Importanti per la parassitologia sono i Cimicidi, rappresentati dalla

comune Cimice dei letti (*Cimex lectularius), sostituita nelle regioni

tropicali da C. hemipterus (= C. rotundatus); *C. columbarius, 6-5

mm, vive nelle colombaie e nei pollai. I Cimicidi hanno corpo ovoide,

fortemente depresso, sono privi di ali posteriori e posseggono

emielitre rudimentali, squamiformi e protorace con espansioni latero-

dorsali.

La Cimice dei letti, di color rosso bruno, la cui femmina è lunga 5-8

mm, mentre il maschio è alquanto più piccolo, si nutre del sangue

di Mammiferi ed Uccelli e principalmente dell'Uomo, assalendo le

vittime solo di notte e rimanendo nascosta durante il giorno.

La femmina depone in piccoli gruppi e a intervalli fino a 200-270

uova allungate ed opercolate, da cui sgusciano larve simili agli

adulti; durante la loro vita debbono fare almeno un'abbondante

ingestione di sangue per ciascuno dei 6 stadi (5 larvali ed uno

immaginale) attraversati; in buone condizioni di temperatura e di

alimentazione il ciclo vitale si compie in circa 50 giorni e nei nostri

paesi possono annualmente succedersi almeno 3 generazioni.

Le punture della Cimice, oltre all'irritazione d'intensità variabile, possono

inoculare germi patogeni e virus, potendo contribuire alla diffusione della

peste, della febbre ricorrente, del vaiolo, del tifo esantematico, ecc., ma

sembra che il loro significato come trasmettitori di agenti patogeni sia

stato molto esagerato. Filizzola

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Caratteristici sono gli Idrometridi, che camminano più o meno

rapidamente alla superficie delle acque dolci, come *Hydrometra

stagnorum, 13 mm, dal corpo e

dalle zampe allungatissime.

Alle famiglie dei Veliidi e dei Gerridi appartengono invece Velia e

Gerris, più robusti, mentre il genere Halobates, attero, dalle

lunghe zampe e dall'addome raccorciatissimo, è rappresentato sia

da specie Heterogaster affinis, sia da specie che vivono alla

superficie degli oceani tropicali e artemisiae H. cathriae, H.

urticae subtropicali.

I CRIPTOCERATI costituiscono un gruppo di Eterotteri composto di forme quasi tutte

acquatiche che conducono vita sommersa; le loro antenne sono assai corte e quasi

sempre nascoste in apposito solco. Vi si riconoscono quattro superfamiglie: Nepoidei,

Corixoidei, Pleoidei e Notonectoidei.

Caratteristici sono i Nepidi per il loro primo paio di

zampe atte ad afferrare la preda, mentre le due

successive paia sono natatorie, e per i due lunghi

processi apicali

dell'addome che raccostandosi costituiscono un tubo o

sifone respiratorio dall'estremità del quale viene

introdotta aria atmosferica e alla cui base si apre

l'ultimo paio di stigmi tracheali:

vi appartengono *Nepa cinerea, 22 mm, la comune

Cimice d'acqua, *Ranatra linearis dal corpo lungo e

affusolato (30-35 mm, con sifone respiratorio di 30-35

mm).

Ad essi rassomigliano i robustissimi Belostomatidi dei paesi

tropicali (solo Lethocerus niloticus, lungo 6-8 cm, raggiunge

l'Europa orientale), che aggrediscono Insetti, Crostacei,

Molluschi e perfino piccoli Vertebrati.

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Nei Naucoridi (es. *Naucoris cimicoides, 12-15 mm),

e nei Corixidi (es. *Corixa geoffroyi, 15 mm), le zampe

anteriori sono brevi, mentre quelle delle due successive

paia sono assai robuste, natatorie.

Ai Notonectidi, rappresentati dalla comune *Notonecta glauca,

15 mm, appartengono abili e predaci nuotatori, che si portano

frequentemente alla superficie col ventre in alto per immettere

aria nelle loro trachee: le loro punture sono assai dolorose.

Soprattutto di notte i Criptocerati ben provvisti di ali sono capaci

di emergere e compiere voli. Filizzola

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Omotteri

Gli Omotteri non posseggono emielitre; le loro ali anteriori sono membranose come

le posteriori o talora uniformemente ispessite e di regola non s'incrociano

sull'addome, ma nel riposo si dispongono a tetto su questo.

Vengono suddivisi in Auchenorinchi e Sternorinchi.

Gli AUCHENORINCHI posseggono un rostro che parte ben distintamente dal capo,

hanno antenne corte e setoliformi. Vi appartengono parecchie forme di cospicue

dimensioni, dotate di notevole attività locomotoria. Parecchie specie del gruppo

riescono dannose alle piante coltivate non solo per i danni diretti, ma soprattutto

perché vettrici di virus e micoplasmi fitopatogeni. Gli Auchenorinchi si ripartiscono in

quattro superfamiglie (Cicadoidei, Cercopoidei, Cicadelloidei e Fulgoroidei) ciascuna

delle quali comprendente una o più famiglie.

I Cicadidi sono rappresentati dalle Cicale, di cui in Italia sono comuni

*Cicada orni, 25 mm, (Cicala media)

*Tibicina plebeja, 28 mm:

i loro maschi posseggono potenti e complicati organi

stridulanti; le femmine depongono le uova entro i tessuti

vegetali: l'alimento sia degli adulti che delle larve (che

sono sotterranee e posseggono zampe anteriori

scavatrici con largo femore dentato e tibia foggiata ad

artiglio) è costituito da succhi di vari alberi.

Ai Cercopidi, con ali anteriori coriacee e più grandi dell'addome, appartengono

numerose forme principalmente tropicali, rappresentate in Europa dalla comune

Sputacchina (*Philaenus spumarius, 6 mm): le neanidi di molte di esse

emettono abbondanti escrementi liquidi che, misti a una secrezione cerosa

prodotta da ghiandole del 7° e 8° segmento addominale, son fatti scorrere

all'innanzi in una doccia ventrale e per mezzo dell'aria espirata dagli stigmi

vengono resi spumosi, così che il corpo dell'animale rimane

completamente occultato da una massa di schiuma.

Comune in Italia è divenuta la *Stictocephala bisonia, 9 mm, o

Cicalina bufalo, di origine neartica e nociva a piante da frutto.

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Una delle più numerose famiglie di Omotteri è quella dei Cicadellidi noti per la loro

attitudine al salto: notissima in Italia e in gran parte dell'Europa è *Cicadella viridis,

5-9 mm, nociva al Ciliegio.

Diverse altre specie, dei generi *Empoasca, 3-4 mm,

*Typhlocyba, 3-4 mm, sono molto comuni e nocive a svariate

piante coltivate.

Vari Fulgoridi sono ben riconoscibili per il loro caratteristico capo prolungato

all'innanzi:

*Dictyophara europaea, 9,5-13 mm, o Cicaletta nasuta

la sudamericana *Fulgora laternaria, il cui enorme

prolungamento globoso del capo era stato creduto

luminescente.

Ai Delfacidi appartiene *Laodelphax striatellus comune in Italia.

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Gli STERNORINCHI comprendono Omotteri di piccole dimensioni, il cui rostro è

spostato così posteriormente che sembra nascere quasi fra le zampe del 1° paio.

Appartengono ad essi un gran numero di specie tutte fitomize (succhiatrici di linfa),

molte delle quali sono note per i gravi danni che recano alle piante coltivate con le

loro punture di alimentazione e l'inoculo di saliva caustica, che induce reazioni varie

negli stessi vegetali colpiti; spesso, attraverso tale attività alimentarie, vengono

trasmesse gravi malattie da virus da piante infette ad altre sane.

Diverse specie provocano, per azione salivare, la formazione di galle e pseudogalle

negli organi colpiti delle loro piante ospiti.

La stragrande maggioranza, quale conseguenza diretta della loro alimentazione

sbilanciata (ricca di glucidi contenuti nella linfa aspirata, ma povera di aminoacidi)

emettono escrementi zuccherini indicati volgarmente come melata e sui quali

sviluppano funghi saprofiti a micelio melaninico (fumaggine) che appare in forma di

caligine sulle piante infestate.

Gli Sternorinchi includono quattro superfamiglie (Psilloidei, Alerodoidei, Afidoidei e

Coccoidei).

Gli Psilloidei, simili a minuscole Cicale, sono caratterizzati dall'attitudine al salto

degli adulti. Questi hanno dimensioni di circa 1-5 mm e sono sempre provvisti di ali

membranose, con venulazione alquanto ridotta, che allo stato di riposo vengono

disposte a tetto sull'addome. In molti rappresentanti il capo presenta un paio di

processi frontali detti coni genali; le antenne sono di norma filiformi.

L'addome è leggermente peduncolato.

Lo sviluppo degli Psilloidei si compie attraverso cinque stadi giovanili, di cui gli ultimi

due o tre provvisti di ben evidenti abbozzi alari. Alcune specie compiono l'intero ciclo

biologico rimanendo sempre sulla pianta in cui avviene l'ovideposizione («ospite

primario»). Altre, invece, si trasferiscono per lo svernamento su piante alternative

(«ospiti di rifugio»), in ciò prediligendo le Conifere, su cui rimangono allo stadio

adulto fino alla primavera successiva.

Sulle piante attaccate, gli Psilloidei possono rendersi responsabili di alterazioni di

vario tipo, dalla semplice necrosi di tessuti alla produzione di piccole galle di diversa

forma (arrotolamenti di lembi fogliari, galle a fossetta, ecc.). Quasi tutti emettono

escrementi zuccherini e numerose specie producono sostanze cerose, sotto forma

filamentosa o polverulenta.

Gli Psilloidei vengono odiernamente divisi in otto famiglie, tra le quali quelle degli

Afalaridi, Psillidi e Triozidi sono le più rappresentative nella fauna italiana.

Per quanto oggi noto, quest'ultima comprende circa 180 specie di Psilloidei.

Fra le più comuni della prima famiglia (Afalaridi) si ricorda:

*Euphyllura olivina, 2,5 mm, che

depone le sue uova entro i tessuti dei

germogli di Olivo e le cui forme

giovanili si addensano sulle parti

attaccate, ricoprendosi di abbondante

secrezione cerosa;

*Psyllopsis, 2-4 mm, che

danneggiano le foglie di varie

specie di Fraxinus.

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Degne di menzione fra gli Psillidi sono le

Psille del Pero *Cacopsylla pyri, 3 mm,

(*C. pyricola, 2,5 mm, *C. pyrisuga, 3,5

mm e varie altre), che possono arrecare

ingenti danni in pereti specializzati;

inoltre *Cacopsylla mali, 3,5 mm, che

attacca principalmente i Meli.

Fra i Triozidi, *Trioza alacris, 3,5

mm, che deforma le foglie del

Lauro.

Infine, *Homotoma ficus, 5 mm,

comunemente rinvenibili su piante di Fico,

appartengono alla famiglia degli Omotomidi.

Gli Aleurodoidei devono il loro nome al rivestimento ceroso simile a farina

biancastra, che ricopre il corpo e le ali degli esemplari adulti. Questi sono

mediamente grandi 1-3 mm, con struttura alquanto delicata e antenne filiformi.

Hanno sempre due paia di ali, di colore bianco per il rivestimento ceroso (da cui il

nome di «mosche bianche»). L'addome termina con un ampio urite (9°), sul cui

dorso si apre la «depressione vasiforme». Gli stadi giovanili hanno aspetto depresso

a forma ovale.

Gli effetti di tali insetti sulle piante ospiti si concretizzano in abbondante sottrazione

di linfa e conseguente emissione di sostanze zuccherine, spesso in quantità ingenti.

La fauna italiana ne conta solo poche decine (tutte appartenenti agli Aleurodini), fra

le quali si ricordano, di un certo rilievo:

*Aleyrodes proletella (su piante di Cavolo e su varie essenze

spontanee),

*Aleurolobus olivinus (comunissimo sulla pagina superiore delle

foglie di Olivo), Filizzola

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*Aleurothrixus floccosus

*Dialeurodes citri

(dannosi, soprattutto agli Agrumi),

*Bemisia abaci (assai polifaga su piante

ortive e ornamentali, responsabile di

trasmissione di virosi),

*Siphoninus phillyreae (su Phyllyrea e

occasionalmente nocivo ai Peri) e

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*Trialeurodes vaporariorum (notevolmente

comune e polifago, soprattutto pernicioso alle

colture in ambiente protetto).

Assai notevole è la superfamiglia degli Afidoidei (Afidi o Pidocchi delle piante) con

circa 4000 specie di piccoli Omotteri (0,5-7 mm di lunghezza) caratterizzati da

complessi cicli biologici e da polimorfismo intraspecifico con due tipi morfologici

principali, corrispondenti alla forma attera, senza ali e a quella alata, provvista di

due paia di delicate ali membranose e trasparenti.

Negli Afidi è consueta l'eterogonia, realizzata solitamente nell'arco di un anno (ma

talvolta di due anni), attraverso l'evolversi di varie generazioni partenogenetiche

(che hanno luogo nel periodo primaverile-estivo), seguite da una generazione

anfigonica (autunnale), che chiude il ciclo biologico della specie od olociclo.

In questo si susseguono:

1. una generazione di fondatrici, nate in primavera

dall'uovo fecondato, (uovo durevole o d'inverno)

quasi sempre attere, partenogenetiche;

2. una o, solitamente, varie generazioni di

discendenti, attere e alate;

3. una successiva generazione di sessupare, che

possono produrre individui di ambo i sessi;

4. infine, una generazione anfigonica, con femmina

quasi sempre attera e maschio solitamente alato.

Negli afidi vivipari (che rappresentano la maggior parte delle specie) le generazioni

partenogenetiche si susseguono per viviparità; solo la femmina anfigonica risulta

ovipara. Per contro negli afidi ovipari tutte le generazioni si riproducono per

oviparità.

Lo spostamento dell'afide tra le piante ospiti avviene mediante forme alate, indicate

come migranti.

In favorevoli circostanze ambientali molti afidi non vanno incontro alla generazione

anfigonica, ma continuano a riprodursi esclusivamente con continue generazioni

partenogenetiche.

Gli Afidi, originariamente quasi tutti confinati nell'emisfero boreale, con l'estendersi

delle coltivazioni ed il trasporto di molte specie vegetali dall'una all'altra regione del

globo, sono ormai comuni dovunque. Sistematicamente vengono ripartiti nei due

gruppi degli Afidoidei ovipari e degli Afidoidei vivipari.

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Fra gli Afidi ovipari notissima per i danni ingenti che produce alla

viticoltura è la Fillossera della vite (Viteus vitifoliae) che riconosce

come patria il Nord-America e cominciò ad invadere l'Europa nel

secolo scorso.

Sulla Vite americana la Fillossera presenta un ciclo biologico

completo: le femmine della generazione anfigonica attera è priva

di rostro, compaiono in autunno, depongono un uovo d'inverno da

cui a primavera sguscia una femmina partenogenetica attera

(fondatrice, 1 mm), che con le punture produce nei germogli della

pianta una piccola galla in cui resta rinchiusa e quivi deposita

parecchie uova; da queste originano numerose successive

generazioni di femmine partenogenetiche attere che in principio

sono totalmente aeree, mentre col sopravvenire dell'estate, dalle

uova si sviluppa un sempre più elevato numero di individui che

scendono nelle radici (femmine radicicole, meno di 1 mm), finché ad estate inoltrata

non si sviluppano che femmine radicicole; l'ultima generazione partenogenetica

dell'anno comprende però anche numerose femmine alate sessupare, 0,6 mm, che

depositano sui tralci uova maschili più piccole ed uova femminili più grandi, dalle

quali sgusceranno maschi, 0,27 mm, e femmine, 0,48 mm, atteri e privi di apparato

boccale; ciascuna femmina deposita un uovo d'inverno fecondato.

Sulla Vite europea la perpetuazione della Fillossera si verifica abitualmente per

mezzo di femmine radicicole, perché la fondatrice nata dall'uovo d'inverno di regola

muore senza riuscire a produrre una galla. Le generazioni primaverili si originano da

radicicole ibernanti.

Affini alla Fillossera sono numerose altre specie tra cui parassiti di Conifere:

*Sacchiphantes abietis,

*Pineus pini, 0,6-1 mm,

*Dreyfusia piceae. Filizzola

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Fra gli Afidi vivipari si ricordano:

*Aphis fabae, 2-2,5 mm

(con ospite primario Evonymus europaeus

e ospite secondario Fava, Bietola, ecc.),

*Aphis frangulae, < 1,6 mm, cosmopolita, dannoso al

Cotone e a molte altre piante erbacee,

*Rhopalosiphum padi, < 2,5 mm, dannoso al Mais,

*Rhopalosiphum oxyacanthae, dannoso a pomacee e graminacee,

*Brachycaudus persicae, adulto 2 mm (l'Afide nero del Pesco)

che produce deformazioni nelle foglie di questo albero,

*Macrosiphum rosae (Pidocchio della Rosa),

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*Eriosoma lanigerum (Pidocchio sanguigno del Melo), rivestito di

cera fioccosa e contenente un umore di color rosso vivo.

La superfamiglia Coccoidei (Cocciniglie), comprende specie di piccole dimensioni.

Il tegumento è sempre protetto da secrezioni (lacca, cera, seta), che vengono

emesse attraverso sbocchi ghiandolari e processi tegumentali.

Il dimorfismo sessuale è assai accentuato; le femmine sono neoteniche (simili agli

stadi giovanili), sempre prive di ali e con segmentazione del corpo poco accentuata.

L'apparato boccale presenta un rostro breve e stiletti boccali molto lunghi che, allo

stato di riposo, sono contenuti in una tasca cefalica interna (crumena).

I maschi, hanno apparato boccale atrofizzato e possono essere atteri o alati; in

quest'ultimo caso, portano nel mesotorace due ali ben sviluppate mentre quelle

metatoraciche sono ridotte a piccoli monconi (bilancieri). L'addome è composto da

nove uriti apparenti, nell'ottavo dei quali sono spesso presenti lunghi processi cerosi.

Lo sviluppo postembrionale è sesso-differenziato. La femmina raggiunge lo

stadio adulto attraverso due o tre stadi neanidali (eterometabolia).

La superfamiglia Coccoidei, viene suddivisa nelle tre sezioni degli Ortezioidi, dei

Lecanoidi e dei Diaspidoidi.

Alla sezione degli Ortezioidi appartengono:

*Margarodide Dimargarodes mediterraneus, 3

mm, lo sviluppo della serie femminile decorre

attraverso una neanide di prima età mobile,

che in seguito passa ad una fase rigonfia, cui

segue una seconda età neanidale, priva di occhi

e di antenne, da cui fuoriesce la femmina

adulta neotenica, con antenne e zampe ridotte

e con apparato boccale semiatrofizzato.

*Pericerya purchasi, > 4-5 mm, Cocciniglia cotonoso ermafrodita

solcata degli Agrumi, i cui maschi sono rarissimi: la specie, originaria

dell'Australia, è estremamente dannosa agli Agrumi, ma può essere

efficacemente contenuta dall'attività entomofaga del coccinellide

australiano Novius cardinalis che ne preda le uova, le neanidi e gli

adulti. Filizzola

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Tra le specie afferenti ai Lecanoidi vanno ricordati vari Pseudococcini dannosi agli

Agrumi e alla Vite:

*Planococcus citri, 3-4 mm *Planococcus ficus,

*Coccus hesperidum, 3 mm, comune su Agrumi e Lauro.

Altre specie sono invece utili quali ad esempio

il Kerride, *Kerria lacca impiegato in Estremo

Oriente per la produzione della lacca

*Dactylopius coccus di origine messicana,

oggetto di allevamento su Fico d'India per

l'estrazione del carminio (una tonalità di rosso

scuro che prende il nome da un colorante

naturale, ricavato dal corpo disseccato di un

insetto, noto come la cocciniglia del carminio

(Dactylopius coccus). Filizzola

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Infine alla sezione dei Diaspidoidi afferiscono varie specie di interesse agrario, tra

cui: *Chrysomphalus dictyospermi, 1,5 mm, o Biancarossa degli

Agrumi,

*Mytilococcus beckii, i cui follicoli bruni a forma di virgola, 3

mm, sono frequenti sulle foglie, sui rametti e sui frutti degli

Agrumi.

*Pseudaulacaspis pentagono, originariamente infeudata al Gelso

e oggi dannosa soprattutto al Pesco.

Per il suo controllo biologico viene

impiegato con successo

l'Imenottero Afelinide *Encarsia

berlesei, suo attivo parassita.

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Neurotteri

I Neurotteri sono olometaboli ad apparato boccale masticatore.

Le due paia di ali sono membranacee, ricche di nervature, le posteriori più piccole

delle anteriori. Le zampe sono di solito uguali. L'addome tipicamente è di 10

segmenti.

L'ordine dei Neurotteri, i cui più antichi resti fossili rimontano al Permiano inferiore,

comprende attualmente oltre 4700 specie note distribuite variamente in tutte le

regioni. Si tratta di forme di grandi o medie dimensioni, raramente piccole, i cui

adulti, dal corpo quasi sempre assai allungato, sono quasi sempre alati.

Il capo, piuttosto piccolo, possiede un paio di grandi occhi composti emisferici,

mentre gli ocelli raramente esistono.

L'apparato masticatore ha robuste mandibole, eccezionalmente lunghe nei

Coridalidi, Simili fra di loro sono anche le tre paia di zampe; ma nei Mantispidi quelle

del 1° paio, foggiate ad arti prensili, presentando all'incirca l'aspetto delle zampe dei

Mantidi.

Le uova hanno un robusto corion, talora ciascun uovo è inserito su un gambo

proteico secreto dalle ghiandole colleteriche.

Sono Insetti olometaboli con larve oligopode generalmente campodeiformi.

Nei Neurotteri Megalotteri le larve, campodeiformi, presentano apparato boccale

masticatore normale. Si impupano senza bozzolo.

Caratteristico delle larve campodeiformi dei Neurotteri Planipenni è invece l'apparato

boccale succhiatore, ove si notano: un paio di possenti mandibole.

L'insieme delle mandibole e delle mascelle costituisce un forcipe con cui la larva

trattiene e perfora la preda, i cui succhi vengono aspirati, nello stesso tempo entrano

in azione un paio di piccole ghiandole velenigene mascellari.

L'impupamento avviene entro un bozzolo la cui materia sericea, secreta dai tubi

malpighiani, fuoriesce dall'ano della larva.

In tutti i Neurotteri la pupa è exarata, talora dectica, spesso mobile (adulto in fase

farata) prima dello sfarfallamento.

I Neurotteri vengono distinti in due sottordini: Megalotteri, più primitivi, adulti con

ali, e Planipenni, comprendenti forme più evolute con larve specializzatissime.

Nei MEGALOTTERI distinguiamo due superfamiglie: i Sialoidei ed i Rafidioidei.

I Sialoidei, le cui larve conducono sempre vita acquatica, vengono considerati

i Neurotteri che conservano caratteri di maggior primitività. Noti fin dal Permiano, si

trovano attualmente in tutto il globo.

Di queste, le più piccole presentano un'apertura d'ali di 18-20 mm, mentre i grandi

*Acanthocorydalis cinesi e giapponesi arrivano a 15-16 cm, con un corpo lungo oltre

7 cm.

Le uova vengono deposte in prossimità delle acque dolci che le larve appena schiuse

devono raggiungere. La vita larvale dura circa 2 anni durante i quali si susseguono 9

età. Le larve, mobilissime e predatrici, vivono nell'acqua. Alla fine del periodo

larvale, emergono, aprono i propri stigmi, prima chiusi e compiono l'ultima muta

larvale.

Le pupe sono exarate; dapprima mobili, si affondano

alquanto nel terreno, poi trascorrono un certo periodo (un

paio di settimane nelle specie europee) di immobilità per

diventare nuovamente mobili e guadagnare la superficie, ove

si trasformano in immagine. Filizzola

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I Sialoidei vengono distinti nelle tre famiglie dei Coridalidi, dei Cauliodidi e dei Sialidi.

I Coridalidi, diffusi nelle Americhe, nell'Asia, nell'Australia e nel Sud-Africa, si

riconoscono per i 3 ocelli frontali presenti negli adulti, comprendono specie di

considerevoli dimensioni; ad esempio *Corydalis cornuta nord-americana.

I Sialidi sono relativamente piccoli, con adulti privi di ocelli frontali.

Hanno un'ampia geonemia e sono ben rappresentati in Italia:

*Sialis lutaria, 12-15 mm, apertura alare 20-25 mm,

*Sialis flavilatera, 12 mm, delle nostre

acque dolci.

I Rafidioidei, con le famiglie dei Rafidiidi e degli Inocelliidi, sono noti fin dal

Giurassico, comprendono forme terrestri e predatrici in tutti i periodi della loro vita, e

sono diffusi prevalentemente nelle regioni Paleartica e Neartica.

Gli adulti, sempre alati, hanno corpo stretto, lungo 10-20 mm con apertura d'ali di

10-40 mm. Sono caratteristici per il protorace che si distingue dai successivi

segmenti perché allungatissimo, sottile, cilindrico, quasi completamente racchiuso

dal tergo, formando una sorta di collo molto mobile sul mesotorace.

Poche ore dopo l'accoppiamento la femmina comincia a deporre le sue uova

allungate, infiggendo l'ovopositore nelle anfrattuosità della corteccia di varie piante.

Le larve sgusciano in estate e, dopo alcune mute, col sopravvenire dell'inverno si

rintanano entro piccole cavità della corteccia degli alberi, tappandone l'apertura con

detriti; dopo avere svernato una o più volte s'impupano. Il periodo pupale dura circa

un mese e consiste in due fasi: nella prima la pupa è immobile con le zampe

strettamente appoggiate al corpo; nella seconda è mobile con le zampe capaci di

deambulazione (detta adulto in fase farata).

In Italia sono presenti alcune specie:

*Raphidia ophiopsis, apertura alare 17-22 mm,

*Raphidia notata, lunghezza circa 15 mm, apertura alare 26-

29 mm *Raphidia inocellia, apertura alare

25 mm.

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I PLANIPENNI, noti fin dal Permiano, comprendono circa 4000

specie in tutto il mondo. Vengono suddivisi in numerose famiglie,

dodici delle quali sono rappresentate in Europa.

Gli Osmilidi (*Osmylus, apertura alare 44-48 mm) possiede larve

semiacquatiche;

le larve dei Sisiridi (*Sisyra, apertura alare 14 mm) sono

nettamente acquatiche e fornite di tracheobranchie.

La piccola famiglia dei Dilaridi (*Dilar, apertura alare 20-25 mm) è

riconoscibile per la presenza di 3 ocelli, per le antenne dei maschi

grossolanamente pettinate e per l'ovopositore delle femmine.

I Mantispidi, caratteristici per la lunghezza del protorace

provvisto di zampe prensili dell'adulto e per il corpo grosso,

molliccio con brevissime zampe toraciche del 2° stadio

larvale, sono rappresentati in Europa da *Mantispa styriaca,

lunghezza 15 mm, apertura alare 25 mm, fino a 35 mm.

Gli Emerobiidi comprendono forme piccole, delicate, le cui larve vivono

abitualmente sui vegetali e sotto la corteccia degli alberi, facendo preda di Afidi e di

Acari. Hanno pertanto una notevole importanza economica e sono stati utilizzati

anche per applicazioni di lotta biologica.

In Italia vivono numerose specie appartenenti ai generi

*Drepanepteryx, apertura alare 30 mm,

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*Megalomus, apertura alare 12-14 mm,

*Hemerobius, apertura alare 14-20 mm.

Anche le larve dei Crisopidi sono utilizzate in applicazioni di lotta biologica,

soprattutto nelle serre. Sono insetti assai diffusi, comuni e presenti in quasi tutte le

regioni della terra; gli adulti di medie dimensioni sono spesso di colore verde con

occhi dai riflessi metallici. In Italia sono comuni:

*Chrysoperla carnea apertura alare 26-28 mm (estremamente

polifaga allo stato di larva),

*Italochrysa italica (con larve specializzate che parassitano i nidi

di Formiche);

Ai Nemopteridi, prevalentemente mediterranei ed etiopici, appartengono un

centinaio di specie riconoscibili per la lunghezza delle loro strette ali posteriori e per

il lungo pro torace delle larve. Alcune specie hanno abitudini troglofile e si ritrovano

in antri, grotte e abitazioni umane. In Europa sono presenti con pochi generi

(Nemoptera, Lertha). Filizzola

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Notissimi sono i Mirmeleonidi, il cui aspetto generale rassomiglia a quello degli

Odonati; hanno un'ampia distribuzione geografica, sono più frequenti nelle regioni

tropicali a clima arido, ma sono presenti in quasi tutta l'Europa. Hanno abitudini

crepuscolari o notturne. Gli adulti hanno antenne brevi, ali lunghe e strette,

maculate di bruno.

Le larve sono predatrici, spesso di Formiche (da cui il nome

volgare di «Formicaleoni») e per catturare le prede scavano nei

terreni sabbiosi delle fossette imbutiformi, in fondo alle quali

rimangono nascoste e attendono che le Formiche o gli altri

piccoli Insetti ne raggiungano le malferme pareti laterali, per

stordirle lanciando contro di loro palate di sabbia mediante il

capo e facendole precipitare al fondo della fossetta, ove le

aggrediscono col forcipe mascellare.

In Italia vivono alcune decine di specie appartenenti ai generi

*Palpares, apertura alare 110-120 mm,

*Euroleon, apertura alare 55-65 mm.

Dai Mirmeleonidi si distinguono facilmente gli Ascalafidi per avere le

antenne lunghe e filiformi, corpo piuttosto peloso e ali larghe, spesso

maculate e vivacemente colorate di giallo, bianco, bruno. Sono buoni

volatori, attivi durante il giorno e cacciano catturando le prede in

volo. Ampiamente distribuiti nei Paesi caldi, in Italia peninsulare è

comune la specie *Libelloides italicus, apertura alare 50 mm.

Piccoli e delicati sono i Coniopterigidi, il cui aspetto generale ricorda quello degli

Aleurodidi, il loro corpo e le loro ali sono di solito rivestiti da una pruina biancastra;

le larve sono predatrici di Rincoti e di Acari.

Infine in Italia sono presenti anche alcune specie di Neurortidi (*Neurorthrus fallax,

endemico di Corsica e Sardegna). Filizzola

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Lepidotteri

I Lepidotteri sono olometaboli succhiatori altamente differenziati.

Le 2 paia di ali sono generalmente larghe e rivestite di peli squamiformi.

Le larve sono eruciformi.

I Lepidotteri, noti con sicurezza fin dal Cretaceo inferiore, comprendono attualmente

oltre 150.000 specie note diffuse in tutto il mondo.

Salvo eccezioni sono alati e misurano da 2 mm (Nepticula,

Trifurcula) a 30 cm (Thysania agrippina) di apertura d'ali,

mentre la massima

lunghezza del corpo, di

circa 10 cm, è raggiunta da

Xyleutes boisduvali.

Gli adulti hanno un corpo ricoperto da peli e squame nettamente diviso in capo,

torace e addome. Il capo, poco mobile, reca un paio di occhi composti generalmente

grandi e spesso anche due ocelli frontali.

Le antenne generalmente lunghe e multiarticolate possono essere di forme molto

varie e talora con differenze nei due sessi: filiformi, davate, serrate e tetrapettinate.

Nei Lepidotteri assistiamo a modificazioni profonde dell'apparato boccale,

giungendosi alla trasformazione dell'apparato da masticatore a succhiatore. I

Lepidotteri con caratteri più primitivi (Zeuglotteri) sono mangiatori di polline e

posseggono mandibole funzionanti, mascelle di aspetto tipico.

Nelle forme più elevate (Glossati), l'apparato boccale è esclusivamente

succhiatore; I lobi mascellari esterni incastrati l'uno nell'altro in maniera da

formare le due metà di un lungo tubo, costituiscono la proboscide o

SPIRITROMBA che nel riposo rimane avvolta a spirale, mentre, quando

l'animale aspira il nettare dei fiori o altro liquido, si allunga, potendo in certi

Sfingidi raggiungere la lunghezza di 28 cm.

Le zampe sono generalmente uguali e gracili e, le due paia di ali sono di regola bene

sviluppate, molto ampie, rivestite di larghe squame colorate; le anteriori sono di

regola più grandi e robuste e spesso di forma diversa dalle posteriori;

Le due ali del medesimo lato risultano quasi sempre coaptate e perciò

meccanicamente costrette a muoversi concordemente. Vi sono due principali tipi di

coaptazione alare, la fugata e la frenata, in base alla quale, i Lepidotteri venivano

anticamente distinti in Iugati e Frenati.

Nel tipo iugato un processo basale del margine delle ali anteriori si accavalla sul

margine della corrispondente ala posteriore. Nel tipo frenato esiste un

frenulo di una o più setole

inserite sopra un piccolo

lobo sul bordo delle ali

posteriori. Il frenulo si

aggancia ad una sorta di

fermaglio (retinacolo),

formato da robusti peli o da

una lamella ricurva, situato

ventralmente presso la

base delle ali anteriori.

Inoltre in molti Lepidotteri superiori (Ropaloceri, Bombicoidei) le ali hanno perso il

frenulo e si sovrappongono tanto da garantire la sincronizzazione del volo.

Filizzola

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L'addome consta di 10 segmenti, di cui il 1° ridotto e gli ultimi profondamente

modificati per la presenza degli apparati sessuali;

Le uova vengono deposte in gruppi all'aperto, o introdotte entro fessure di tronchi,

foglie o nel terreno.

Le larve (o bruchi) dei Lepidotteri sono eruciformi, ricoperte da tegumenti molli, a

volte con tubercoli, verruche e setole.

Su ciascun lato del capo si trovano di regola 6 ocelli, raramente solo uno;

L'apparato boccale di tipo masticatore, consta di un paio di poderose mandibole

L'addome possiede di solito 5 paia di zampe carnose (pseudozampe).

Frequentissime le ghiandole repugnatorie, le cui secrezioni hanno non di rado un

odore irritante o nauseante. L'azione dei peli urticanti presenti in parecchie larve può

essere dovuta a semplice azione meccanica, ma talora anche a particolari secrezioni.

Il numero delle mute varia da specie a specie, in generale se ne contano 4-6.

Durante il periodo larvale l'animale si alimenta abbondantemente quasi sempre a

spese di vegetali, raramente di altre materie.

L'impupamento è annunziato dal fatto che la larva cessa di alimentarsi e subisce

una muta, mostrandosi generalmente sotto forma di pupa obtecta (detta crisalide),

che lascia scorgere dall'esterno gli abbozzi delle antenne, delle ali e delle zampe

strettamente aderenti al corpo. Le pupe obtecte possono compiere solo scarsi

movimenti laterali e dorso-ventrali. Più mobili sono le cosiddette pupe o crisalidi

incomplete ove alcuni segmenti addominali sono spostabili l'uno rispetto agli altri e le

appendici parzialmente libere. Nella maggior parte dei casi la pupa, infatti, rimane

racchiusa entro un bozzolo sericeo filato dalla larva poco prima dell'impupamento,

con la secrezione delle sue ghiandole labiali, varie

specie conglobano nel bozzolo anche materiali

estranei. Non di rado si incontrano pupe prive di

bozzolo attaccate a supporti mediante un filo di seta

che ne cinge il torace (pupe succinte).

Alcuni Noctuidi s'impupano entro celle di terra

cementata da secrezioni non sericee.

I Lepidotteri vengono attualmente distinti in quattro sottordini:

Sottordine Zeuglotteri. Comprende la sola famiglia dei Micropterigidi che per certi

aspetti rappresenta il gruppo di collegamento tra i Tricotteri ed i restanti Lepidotteri.

L'apparato boccale è masticatore ed in particolare sono presenti le mandibole che

servono per l'assunzione del polline che costituisce il cibo degli adulti.

Si conoscono circa un centinaio di specie di piccole dimensioni (meno di 10 mm

di apertura alare), diffuse in tutto il mondo.

Sottordine Aglossati e Eterobatmini. Si tratta di due sottordini che annoverano

pochissime specie, ma che sono molto importanti per gli studi sulla filogenesi dei

Lepidotteri. Negli Aglossati si conoscono solo due specie del Pacifico sudoccidentale

della famiglia Agatifagidi, mentre l'altro sottordine coincide con la famiglia

Eterobatmidi, con circa dieci specie in America meridionale (piccole dimensioni,

meno di 13 mm di apertura alare). Filizzola

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Sottordine GLOSSATI. È il sottordine che comprende la quasi totalità dei

Lepidotteri. Sono tipicamente provvisti di spiritromba.

I Glossati comprendono numerose famiglie raggruppate in parecchie superfamiglie.

Alla Superfamiglia dei Cossioidei appartengono i Cossidi, di notevoli dimensioni,

i cui adulti, privi di spiritromba, non si alimentano, mentre le larve scavano grandi

gallerie nella corteccia o nel legno di cui si nutrono, cagionando gravi danni ai

vegetali: ne sono esempi, nella fauna italiana:

Le misure riportate per i Lepidotteri si riferiscono all'apertura alare.

*Cossus cossus (Perdilegno) 70-95 mm, di color grigio screziato

*Zeuzera pyrina, 50-64 mm,

bianca argentea con macchie

turchine rotonde sulle ali,

entrambe dannose ai Peri, ai

Meli, ai Pioppi, ai Salici, agli Olmi,

ecc.

Ai Sesioidei appartengono i Sesiidi:

*Sesia apiformis, 33-46 mm

rapidi volatori diurni, riconoscibili per la

quasi totale assenza di scaglie sulle ali

appuntite e la loro fisionomia spesso

simile a quella degli Imenotteri.

*Synanthedon tipuliformis, 20 mm

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I piccoli e delicati Alucitidi:

*Alucita hexadactyla, 13-16

mm riconoscibilissimi perché le

loro ali, incise fino alla base,

appaiono come un ventaglio di

piume fanno parte dei

Copromorfoidei.

Fra i Tineoidei, dalla proboscide atrofica, si segnalano i Tineidei (TARME), noti per le

larve divoratrici di pellicce e tessuti di lana:

*Tinea pellionella, 10-14 mm, costruisce degli astucci

portatili con fili sericei e frammenti di peli,

*Trichophaga tapetzella, 16-21 mm, si protegge sotto una

sorta di ragnatela),

*Nemapogon granella, 10-15 mm dannose alle derrate

alimentari di origine vegetale.

Particolari sono gli Psichidi le cui femmine larviformi vivono al pari dei bruchi entro

dimore sacciformi portatili formate da fili sericei e materiali estranei: esse non

soltanto sono attere, ma talora totalmente prive di antenne, di pezzi boccali e di

zampe, mentre le larve sono vegetariane; caratteristica è

Apterona crenulella per il suo astuccio a forma di chiocciola

esternamente formato di granuli minerali cementati);

*Solenobia pineti, 10-12 mm, presenta fenomeni di

partenogenesi. Filizzola

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Caratteristici fra i Nepticuloidei sono i piccolissimi Nepticulidi:

*Nepticula microtheriella, 5 mm; essi posseggono larve

apode o con zampe rudimentali, dette larve minatrici per le

escavazioni che provocano all'interno delle foglie di varie

piante. Dannosa al grano, al granturco ed

altri cereali è *Sitotroga cerealella,

11-16 mm, appartenente ai Gelechiidi

(Gelechioidei).

Dei Tortricoidei ricordiamo i piccoli Tortricidi con aspetto di Tignole, che devono il

loro nome al fatto che le larve di molte specie stanno nascoste entro foglie

accartocciate ed aggiustate con fili sericei; dannose alle Viti e ad altre piante, di cui

rodono i fiori o i giovani frutti sono:

*Sparganothis pilleriana, 16-25 mm (impropriamente

conosciuta come Piralide della Vite),

*Clysia ambiguella. Filizzola

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Molti Piraloidei hanno larve che attaccano il grano, la farina ed altre derrate

alimentari: noti per i danni che arrecano sono varie «tignole» come:

*Ephestia kuehniella, 20-23 mm,

*Plodia interpunctella, 13-18 mm, appartenenti ai Ficitidi,

mentre *Pyralis farinalis, 20-28 mm, appartiene ai Piralidi.

Agli Zigenoidei appartengono forme di medie o piccole dimensioni, talvolta Con

proboscide regredita, fra cui la comunissima:

*Zygaena filipendulae, 28-35 mm, diurna, torpida nel volo, con le

ali anteriori nere a macchie rosse, rappresentante degli Zigenidi,

*Heterogynis, 20 mm, che al pari degli altri Eteroginidi

possiede maschi alati e femmine attere ed apode.

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Importante superfamiglia è quella dei Bombicoidei, dal frenulo atrofico, proboscide

raramente sviluppata ed antenne generalmente pettinate o bi pettinate soprattutto

nel maschio, e il cui impupamento avviene di solito entro un grande bozzolo sericeo:

vi appartengono i Saturniidi, comprendenti le più grandi farfalle europee:

*Saturnia pyri, 100-150 mm (Pavonia maggiore)

*Philosamia cynthia, 90-140 mm (Bombice

dell'Aliante), acclimatato in alcune province

dell'Europa meridionale insieme con l'Ailanto

sul quale vivono le larve, ma originario

dall'Asia orientale;

i Bombicidi, col notissimo *Bombyx morì, 40-60 mm

(Bombice del gelso), allevato in Europa ma originario della

Cina, le cui larve, note sotto il nome di bachi da seta, si

alimentano con foglie di Gelso e filano un pregiatissimo

bozzolo sericeo;

i Lasiocampidi, con *Lasiocampa quercus, 48-75 mm,

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*Dendrolinus pini, 52-80 mm, comuni in quasi tutta

Europa;

ed i Brameidi dalla peculiare livrea alare con ocelli e fitte

linee ondulate; endemica dell'Italia meridionale è

*Acanthobramaea europaea, 60 mm, unico rappresentante

europeo della famiglia.

Gli Sfingoidei con la famiglia degli Sfingidi comprendono quasi un migliaio di specie

generalmente grandi, robuste, con ali strette, allungate, forti, le anteriori più lunghe,

con proboscide bene sviluppata, talora lunghissima, con apice delle antenne di solito

curvo ad uncino; le larve, prive di peli, presentano di solito un'appendice dorsale

impari a forma di cornetto nell'ultimo segmento e s'impupano nel terreno: vi

appartengono:

*Acherontia atropos, (Sfinge testa di morto) 102-140 mm,

Il suo nome è dato dal disegno

sul dorso, sembra un teschio.

I suoi occhi di notte sembrano

piccole braci, infine è una delle

rarissime farfalle che emette

un suono simile ad un miagolio

*Agrius convolvuli, (Sfinge del Convolvolo) 80-120 mm,

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*Hyles euphorbiae, (Sfinge dell'Euforbia) 80-90 mm,

la notissima *Macroglossa stellatarum, 38-50 mm, dai

costumi diurni, mentre la maggior parte delle specie di

questa famiglia sono notturne o crepuscolari.

Nella superfamiglia dei Noctuoidei sono comprese varie famiglie ricche di specie

prevalentemente notturne e di fisionomia molto varia:

*Arctia caja, 50-70 mm, che rappresenta gli Arctiidi e che ha le ali

anteriori nere con macchie biancastre le quali nel riposo ricoprono

le posteriori rosse con macchie nere;

*Catocala nupta, 70-80 mm,

* Catocala fraxini, 90 mm,

sono due dei più noti Noctuidi, che in generale si fanno

riconoscere per la grande uniformità delle ali anteriori dai

colori grigi e cinerei variegati e mimetici con la corteccia

degli alberi e per la varietà delle ali posteriori larghe, dai

colori spesso vivaci, ricoperte dalle anteriori nel riposo;

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*Lymantria dispar, 36-64 mm,

*Euproctis chrysorrhoea, 32-45 mm,

rappresentanti europee di Limantriidi,

notevoli per il dimorfismo sessuale,

essendo le femmine più grandi e con

antenne bipennate, mentre nel maschio

sono denticolate, e per i danni che le loro

larve arrecano a parecchi alberi da frutta,

alle Querce, ai Castani, ecc.

Dei Notodontoidei ricordiamo i Notodontidi ed i caratteristici Taumetopeidi:

*Thaumetopea pityocampa, (Processionaria del Pino) 38-48 mm.

le cui larve pelosissime hanno

l'abitudine di vivere aggregate in

gruppi entro nidi sericei comuni e di

avviarsi alla ricerca del cibo formando

delle colonne che si disgregano per

ricostituirsi dopo il pasto, al momento

di far ritorno al nido.

È fornita di corti filamenti, questi possono provocare crisi respiratorie anche molto

gravi.

*Thaumetopea processionaea, (Processionaria della Quercia)

28-37 mm,

Tra le famiglie appartenenti ai Geometroidei, le cui larve, possedendo di solito solo le

zampe toraciche e 2 paia di zampe addominali posteriori, procedono sollevando la

parte anteriore del corpo fissandosi poi con le zampe toraciche, indi piegandosi in

modo da fissare le zampe addominali e così via, quasi misurassero il substrato, sono

da ricordarsi:

*Abraxas grossulariata, 36-43 mm, nota per le

ricerche sulla determinazione del sesso,

Filizzola

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*Operophtera brumata, 28 mm, dalle femmine

con ali ridottissime e dalle larve dannose a vari

alberi fruttiferi,

*Nyssia fiorentina dalle femmine

attere, tutti appartenenti ai

Geometridi.

Agli Uraniidi appartengono parecchie grandi specie tropicali, magnificamente colorate

e spesso diurne, superficialmente rassomiglianti a Ropaloceri.

*Uremia leilus, 58-85 mm, sudamericana

La superfamiglia dei Papilionoidei o Ropaloceri veniva un tempo contrapposta

all'insieme di tutti gli altri Lepidotteri indicati come Eteroceri: i Ropaloceri

eminentemente diurni, con larghe ali tenute verticalmente nel riposo e con antenne

filiformi davate all'estremità; gli Eteroceri prevalentemente notturni, con ali

generalmente allungate e disposte a tetto sull'addome durante il riposo, e con

antenne di forma svariatissima; raramente il tipo di antenne dei Ropaloceri si

incontra negli Eteroceri, ma in tal caso questi ultimi presentano una coaptazione

alare frenata, mentre le ali dei Ropaloceri non sono coaptate ma solo parzialmente

sovrapposte in modo amplessiforme.

Fra le famiglie di Ropaloceri ricorderemo i Papilionidi con i notissimi:

*Papilio machaon, 75-100 mm,

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*Parnassius apollo, 50-100 mm,

i Ninfalidi ricchi di oltre 500 specie sono rappresentati nella nostra fauna da

parecchie forme vistose quali:

*Inachis io, 50-64 mm,

*Pyrameis atalanta, 50-70 mm,

*Nymphalis antiopa, 60-64 mm,

*Vanessa cardui, 44-80 mm,

*Argynnis paphia, 54-70 mm, Filizzola

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*Issoria lathonia, 36-46 mm, *Limenitis populi, 70-80 mm,

*Apatura ilio, 64-70 mm,

*Melanargia galathea,

46-52 mm,

*Hipparchia semele, 42-50 mm.

Di dimensioni relativamente piccole sono i Licenidi notevoli perché,

mentre le ali di varie specie sono superiormente di un bel colore

azzurro o violaceo in ambo i sessi, ve ne sono molte in cui solo il

maschio è azzurro, mentre la femmina è marrone.:

*Polyommatus icarus, 26-36 mm,

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*Lycaena phlaeas, 25-32 mm.

Colori chiari dal bianco puro al giallo aranciato con eventuali macchie e fasce nere

presentano i Pieridi, di cui fra noi sono comunissime:

*Pieris brassicae, 56-66 mm, o Cavolaia, dannosissima

per i danni che arrecano le sue larve agli orti,

soprattutto ai Cavoli,

*Aporia crataegi, 62-78 mm, le sue larve preferiscono le

foglie di Biancospino e di Pruno,

*Colias hyale, 42-50 mm,

le sue larve si alimentano di

varie Leguminose.

Affini ai Papilionoidei sono gli Esperiidi, presenti in Italia con una trentina di specie, e

gli Edilidi, conosciuti soltanto dell'America centro-meridionale.

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Ditteri

I Ditteri comprendono Insetti olometaboli con il 2° paio di ali estremamente ridotto

(in tutte le forme attuali ed in quelle fossili).

L'apparato boccale è succhiatore, talora anche pungente, con il labbro inferiore

sempre bene sviluppato e costituente la parte essenziale di una proboscide

lambitrice. Le larve sono apode (talora fornite di false zampe), con apparati boccali

masticatori o filtratori.

I Ditteri sono noti fin dal Giurassico. Le loro dimensioni sono assai

varie: le forme più piccole si trovano fra gli Itoniidi, ove parecchie

specie non oltrepassano 1 mm di lunghezza, mentre fra i

Brachiceri esistono forme giganti come i *Pantoftalmidi lunghi 45

mm con 80 mm di apertura d'ali e qualche Midaide lungo 55 mm

con 10 cm di apertura d'ali.

Il capo, di solito relativamente grande ed assai mobile, è in gran parte occupato

dagli occhi composti, che possono divenire contigui, fra i quali si trovano 3 ocelli.

Le antenne, più o meno ravvicinate, si presentano sotto due aspetti principali: nei

Nematoceri sono generalmente lunghe; nei Brachiceri sono corte con 3 articoli

principali, porta una setola o stilo.

L'apparato boccale degli adulti è sempre

succhiatore e risulta notevolmente modificato sotto

le tre forme principali:

- apparato pungitore e succhiatore (Culicidi),

- apparato incisore e succhiatore (Muscidi)

- apparato puramente succhiatore (Tabanidi).

Nei Ditteri pungitori e succhiatori quali i Culicidi,

(Zanzare) nell'atto di pungere il labbro inferiore si

piega a gomito, liberando parzialmente

l'apparecchio pungente; la saliva iperemizzante

sgorga dall'estremità della prefaringe, mentre il

sangue delle vittime corre in un canalicolo.

Nei Tabanidi le mandibole sono conformate a lame triangolari taglienti; sia le

mandibole che le mascelle hanno il compito di incidere la pelle dei Mammiferi

provocando la fuoruscita di sangue che verrà assorbito dai lobi della proboscide

percorsa da solchi radiali sì da costituire un apparecchio spugnoso e scorrerà quindi

entro il tubo formato dalla prefaringe e dal palato che rimangono appoggiati al solco

dorsale della proboscide.

Nei Muscidi l'apparato boccale non è generalmente atto a

perforare o ad incidere e serve unicamente per l'assunzione di

alimento liquido o reso liquido in seguito ad emissione di saliva:

le mandibole e le mascelle sono atrofiche;

Alcuni Muscidi, quali la *Glossina palpalis (Mosca Tse Tse) hanno

la proboscide pungitrice, oltre che succhiatrice,

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Le ali, presenti solo nel mesotorace, e quasi sempre poggiate sull'addome durante il

riposo, sono di solito bene sviluppate, membranose, trasparenti con

poche nervature. Al metatorace sono annessi, salvo in qualche caso di

Ditteri senz'ali, un paio di bilancieri, omologhi ad ali posteriori, i quali

consistono di una parte squamosa basale (scabello) articolata sul

metatorace e ricca di sensilli, di un pedicello e di un capitolo globoso

terminale: all'amputazione dei bilancieri consegue difficoltà nel volo.

Merita di essere ricordato il fatto che in *Drosophila melanogaster si è

potuta ottenere una mutazione in cui i bilancieri sono stati sostituiti da

un paio di piccole ali.

L'addome consta al massimo di 11 segmenti, ma quasi sempre il 1° e spesso

anche il 2° sono ridotti o assenti; l'ultimo segmento è per solito rappresentato

da un paio di cerci.

In generale i maschi si distinguono dalle femmine per vari caratteri somatici.

Le femmine, più grandi e robuste dei maschi, di solito si

accoppiano una sola volta.

A seconda delle specie, ciascuna depone da poche uova (es.

Helicobosca) a parecchie centinaia (Musca, Culex) ad un

migliaio e più (Echinomyia).

Numerosi Brachiceri sono vivipari, come Sarcophaga, le cui

uova si sviluppano in un enorme utero e che partorisce

giovani larve. Le uova sono rivestite da un robusto corion.

Dopo aver subito poche mute (raramente nessuna) le larve

si trasformano in pupe.

I Ditteri si distinguono nei tre sottordini dei Nematoceri, dei Brachiceri (= Brachiceri

ortorrafi) e dei Ciclorrafi. Nematoceri

I Nematoceri hanno generalmente corpo allungato con antenne di solito lunghe

quanto o più del capo.

Ricorderemo le quattro superfamiglie dei Tipuliformi e dei Bibioniformi, entrambi con

larve terrestri o anfibie (talora acquatiche) fitofaghe o saprofaghe, dei Culiciformi e

dei Blefaroceriformi, entrambi con larve acquatiche ed adulti ematofagi, zoofagi,

raramente fitofagi.

I Tipuliformi si fanno riconoscere per le lunghe e fragili zampe degli adulti che

hanno l'apparato boccale inetto, sono inoffensivi e di grandi dimensioni:

*Ctenophora atrata, 15-23 mm, comuni in Europa, appartengono alla

famiglia dei Tipulidi, dalla testa più o meno allungata.

Ai Bibioniformi vengono ascritti i Cecidomiidi, i Micetofilidi, gli Sciaridi e i Bibionidi.

Nei Bibionidi ricordiamo:

*Bibio hortulanus, 6-9 mm, dannoso ai cereali,

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Negli Sciaridi sono note le larve di

*Sciara militaris, 3-4 mm, che in miriadi di individui strettamente stipati

e accavallati si spostano formando delle lunghe colonne;

Nei Cecidomiidi, lunghi 0,4-6 mm, comprendono quasi 5000 specie di moscerini,

parecchi dei quali producono nei vegetali delle galle, entro le quali si sviluppano le

larve, o altre deformazioni. Sono da ricordare:

*Contarinia medicaginis che danneggia l'erba medica,

*Contarinia tritici, 1-2 mm

*Mayetiola destructor, 1 mm, che infestano il frumento,

*Contarinia pyrivora, 2-3 mm

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*Miastor, 2-3 mm, noto per i fenomeni di pedogenesi,

*Phaenobremia aphidimyza, con larve carnivore,

*Dryomyia lichtensteini, che produce galle sulle foglie di Leccio.

I Culiciformi, con apparato boccale pungitore e succhiatore, comprendono varie

famiglie tra cui principali i Simuliidi, i Culicidi, i Ceratopogonidi ed i Chironomidi.

Le antenne dei maschi sono spesso ornate da verticilli di setole.

I Simuliidi non superano i 6 mm e si fanno distinguere per il loro corpo raccorciato,

per le zampe e le antenne relativamente brevi; le larve sono apneuste e vivono

generalmente gregarie attaccate mediante l'estremità posteriore alle rocce nei corsi

d'acqua pura; le pupe, chiuse in bozzoli sericei, aderiscono per tutta la loro

lunghezza al medesimo substrato; sono diurni; le femmine adulte di varie specie

sono ematofaghe e l'inoculazione della saliva mediante le punture operate da

numerosi individui può produrre gravi intossicazioni soprattutto all'Uomo;

*Simulium damnosum dell'Africa equatoriale, trasmette una Filaria

(Onchocerca volvulus, causa della cecità parassitaria).

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I Culicidi si distinguono per il corpo esile, per le antenne

piumose nei maschi e per le larve acquatiche mobilissime;

le femmine adulte sono ematofaghe.

Se ne conoscono oltre 2000 specie, alcune delle quali di

particolare interesse come trasmettitrici di microrganismi

rispetto a vari dei quali funzionano da ospiti intermedi. Le

Zanzare (Culex) e le Anofele (Anopheles), entrambi

notevoli dal punto di vista parassitologico, sono

ampiamente diffuse e facilmente distinguibili.

Le uova di Culex vengono deposte in masse in forma di

zattere, l'una accanto all'altra, e galleggiano in posizione

verticale; quelle di Anopheles rimangono disseminate e

galleggiano isolatamente in posizione orizzontale.

Le larve di Culex si mantengono presso la

superficie dell'acqua in posizione obliqua, tenendo

l'estremità anteriore rivolta all'ingiù e stando in

comunicazione con l'aria atmosferica aderendo al

pelo dell'acqua:

*Culex pipiens, 3-6 mm, frequentissimo nelle regioni temperate,

non è praticamente incriminabile della filariosi, che invece

riconosce l'abituale agente inoculatore in

*Culex fatigans, proprio delle

regioni intertropicali.

*Anopheles claviger,

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*Anopheles maculipennis, 5-9 mm e circa altre 70

specie del medesimo genere sono ospiti definitivi dei

Plasmodium e degli altri Emosporidi che provocano la

malaria nell'Uomo.

Affine a Culex è Aedes, fra cui Aedes

aegypti, comune in quasi tutti i paesi fra

42° lat. N e 40° lat. S, che in Europa

trasmette la dengue e nel

Sud-America la febbre gialla.

Gli Psicodidi, con antenne verticillate, sono piccoli Ditteri villosi le cui ali nel riposo

vengono di solito disposte a tetto sull'addome; vi appartengono i Pappataci fra cui:

*Phlebotomus papatasii, 2 mm, con le cui punture molestissime

può venire inoculato il virus della febbre da Pappataci, assai simile

alla dengue.

Frequentissima è *Psychoda phalaenoides, 1,5 mm, dal corpo

raccorciato e dalle ali ovali che rassomiglia ad una minuscola farfalla.

I Blefaroceriformi comprendono la sola famiglia dei Blefaroceridi, (lunghi da 4 a 6

mm), le cui poche specie frequentano i luoghi montagnosi; le femmine catturano a

volo altri Ditteri di cui succhiano i liquidi interni, mentre i maschi sono vegetariani;

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ZANZARA TIGRE (Aedes albopictus)

La zanzara tigre è un insetto appartenente alla famiglia Culicidae diffusosi in Italia e

in Europa dagli anni novanta in poi.

La zanzara tigre è lunga dai 2 ai 10 millimetri. È vistosamente tigrata di bianco e

nero. A differenza di altre specie, la zanzara tigre è attiva durante il giorno, e non

solamente all'alba o al tramonto; è perciò responsabile per le punture degli uomini e

degli animali durante il giorno. La zanzara tigre punge rapidamente riuscendo così a

fuggire velocemente. Le zanzare tigre depongono le uova spesso in piccoli

contenitori con piccole quantità di acqua: vasi, sottovasi,

fognature otturate, grondaie, recipienti di scarto.

Le uova resistono alla siccità e possono sopravvivere finché il

contenitore dove sono state deposte non si riempia

nuovamente di acqua piovana. La zanzara tigre ha un

limitato raggio d'azione (meno di 200 metri); perciò i luoghi

di deposizione delle uova sono vicini a dove si osservano le

zanzare.

Essendo anch'essa molto comune in Europa, si può facilmente confondere la zanzara

*Culiseta annulata con la zanzara tigre, poiché entrambe hanno un disegno bianco e

nero. La zanzara Culiseta annulata però non possiede la caratteristica linea bianca

che va dal centro della testa fino al torace. È decisamente più grande di Aedes

albopictus ed ha una striatura beige e grigia e non bianca e nera come la zanzara

tigre. Sulle ali si riconoscono delle venature e quattro punti neri, ma non ben definiti.

Nell'area mediterranea orientale si può confondere Aedes albopictus con la specie

*Aedes cretinus, che utilizza simili specchi d'acqua per la riproduzione. Pure Aedes

cretinus possiede una striscia bianca sullo scuto, che finisce però poco prima

dell'addome; inoltre sono visibili due ulteriori striature bianche a destra e a sinistra

della striscia centrale. Al momento, Aedes cretinus è diffusa solamente sulle isole di

Cipro e Creta, in Grecia, Macedonia, Georgia e in Turchia.

Sebbene Aedes albopictus sia nativa in zone tropicali e subtropicali, si sta adattando

con successo anche a regioni più fredde. Nelle zone tropicali calde e umide è attiva

tutto l'anno, in regioni più temperate sverna. Le uova delle varietà presenti nelle

zone temperate tollerano meglio il freddo (temperature sotto zero, neve) di quelle

presenti in regioni più calde. Inoltre, le zanzare tigre adulte possono sopravvivere

durante l'inverno in microhabitat adeguati.

Originaria del sud-est asiatico, questa zanzara ha sfruttato i trasporti commerciali

umani per diffondersi in molte zone del mondo.

I primi esemplari ritrovati Italia sono datati 1998, a Genova, in un deposito di

pneumatici usati, importati dall'estero. Da qui si è diffusa praticamente in tutta la

penisola (alta diffusione nelle città romagnole, principalmente nei comuni del

ravennate), sconfinando e diffondendosi anche in Francia, Spagna e Svizzera.

La diffusione è capillare anche in tutte le città portuali europee. È inserita nell'elenco

delle 100 specie aliene più dannose del mondo.

In Europa la zanzara tigre occupa una nuova nicchia piuttosto vasta; ciò vuol dire

che non esistono specie indigene e lungamente insediate in grado di impedire la

diffusione di Aedes albopicutus. Filizzola

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Come altre specie, soltanto le femmine di Aedes albopictus hanno

bisogno di un pasto di sangue per la produzione delle uova. Esse

integrano il loro fabbisogno energetico con nettare ed altri succhi

vegetali dolci, esattamente come fanno i maschi. Nella

localizzazione dell'ospite hanno un ruolo importante l'anidride

carbonica, le sostanze organiche prodotte dall'ospite e segnali

visivi.

La zanzara tigre punge di giorno. A seconda delle regioni e del

biotipo esistono diversi momenti di attività più intensa.

Generalmente però si riposa durante la mattina e le ore notturne.

Cerca le sue prede dentro e fuori le abitazioni, ma è particolarmente attiva all'aria

aperta.

Per catturare la zanzara tigre l'uso di anidride carbonica e di una combinazione di

sostanze chimiche naturalmente presenti sulla pelle umana (acidi grassi,

ammoniaca, acido lattico) danno i risultati migliori.

A causa della sua notevole capacità di adattamento ad ambienti diversi, del suo

stretto contatto con gli uomini e della sua biologia riproduttiva, la zanzara Aedes

albopictus si è dimostrata molto difficile da controllare.

Per evitare la diffusione e l'insediamento della specie, un efficace monitoraggio e una

buona sorveglianza sono essenziali. Oltre al monitoraggio dei porti si dovrebbero

tenere sotto osservazione, con metodi adeguati, trasporti carichi di copertoni, punti

di rinfresco sulle autostrade, negozi con piante importate e stazioni ferroviarie.

Nel controllo della zanzara tigre gioca un ruolo importante la distruzione dei luoghi di

deposizione delle uova, che non sono mai lontani da dove le persone vengono punte.

Per evitare che le zanzare ci depongano le uova, è consigliabile riempire di sabbia o

ghiaia fine vasi, buchi di nodi di alberi ed altre fessure in grado di raccogliere

dell'acqua. Anche i rifiuti possono contenere acqua piovana e vanno perciò rimossi.

I luoghi dove è impossibile evitare la presenza di acqua (piscine, bacini di cattura

ecc.) possono essere trattati periodicamente con il Bacillus thuringiensis israelensis

(Bti) o un altro larvicida. Il Bti è un batterio che produce delle tossine in grado di

uccidere le larve delle zanzare e certi altri ditteri, senza però essere nocivo ad altri

organismi.

L’applicazione di insetticidi contro le zanzare adulte ha soltanto un effetto limitato.

Gli spray usati di notte contro le zanzare non hanno alcun effetto se non si trattano

anche i luoghi di riposo delle zanzare tigre (usare lo spray durante il giorno può

violare le indicazioni per il corretto impiego descritto sulla confezione quando, ad

esempio, sono presenti nell'area api in cerca di polline).

Una sorveglianza efficace è quindi essenziale per monitorare la presenza delle

zanzare tigre e da essa dipende l'efficacia delle misure di controllo.

Ovitrappole vengono di solito impiegate per il monitoraggio di

Aedes albopictus; sono dei contenitori neri con dell'acqua e dei

blocchetti di polistirolo o piccole palette galleggianti. Le zanzare

tigre femmine depongono le loro uova su queste superfici.

Tramite l'identificazione delle uova e delle larve che nascono in

laboratorio da queste uova si possono stimare la presenza e la

quantità di queste specie. Versioni di tali trappole con una

pellicola autoadesiva (sticky trap), che catturano le zanzare

quando stanno per depositare le uova, facilitano molto l'analisi e

la rendono più veloce. Trappole di questo tipo sono però

complicate nel modo d'impiego.

I risultati delle ovitrap variano spesso e dipendono dall'eventuale vicinanza di altri

luoghi per la deposizione delle uova. Perciò vanno usate in grandi quantità e insieme

ad altri metodi di monitoraggio. Filizzola

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Brachiceri

I Brachiceri vengono anzitutto suddivisi in Ortorrafi e Ciclorrafi.

Tra i Brachiceri Ortorrafi abbiamo:

Gli Stratiomiidi, dall'apparato boccale non vulnerante, dal corpo grande e più o meno

appiattito, dalle ali nel riposo poggianti l'una sull'altra, comprendono un migliaio di

specie vegetariane o carnivore, spesso di color verde metallico: Hermione pulchella,

5-7 mm.

I Tabanidi generalmente di colore scuro, robusti e rapidi volatori, posseggono enormi

occhi contigui nei maschi e discosti nelle femmine ed apparato boccale vulnerante

assai bene sviluppato, per cui le loro punture riescono dolorose; specie europee

frequenti sono: *Tabanus bovinus, 20 mm,

*Haematopota pluvialis, 7-10 mm.

Affini ai Tabanidi sono i Ragionidi, forti, grossi e pelosi Ditteri dai

costumi predaci, dal corpo allungato, fra cui:

*Rhagio scolopacea, 13-18 mm, capace di infliggere punture all'Uomo e

*Lampromyia, 10 mm,

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*Vermileo, 9-12 mm, dalle cui uova depositate nella sabbia

sgusciano larve che si comportano come quelle del

Formicaleone.

Pure corpo allungato e setoloso ed occhi distanziati posseggono gli Asilidi (circa 5000

specie), i cui adulti catturano a volo altri Insetti, mentre le loro larve ne predano le

larve; comuni in Europa sono:

*Asilus germanicus, 17-23 mm,

*Asilus crabroniformis, 16-30 mm,

*Stichopogon inconstans, 13-18 mm,

accusati di pungere anche i Mammiferi e l'Uomo.

Gli Oncodidi dal corpo globuloso e glabro:

*Oncodes gibbus, 7-9 mm

i Bombiliidi dal corpo tozzo e villoso:

*Cytherea obscurata, 8-12 mm, sono parassiti allo stato larvale,

esclusivamente dei Ragni, mentre gli adulti dei Bombiliidi si nutrono del

nettare dei fiori.

*Systoechus sulphureus, 1 mm, sono parassiti allo stato larvale

delle uova di Ortotteri celiferi, delle larve e delle pupe di

Imenotteri e Lepidotteri, mentre gli adulti dei Bombiliidi si

nutrono del nettare dei fiori che succhiano con la lunghissima

proboscide; in entrambe le famiglie si succedono due o tre

periodi larvali notevolmente diversi.

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Piccoli, gracili, allungati, sono gli Empididi:

*Empis tessellata 9-12 mm, dai costumi predaci, che infilzano

piccoli Insetti con la loro tromba boccale sottile e rigida ed

effettuano un singolare tipo di corteggiamento con dono

nuziale consistente in piccole prede od anche simbolici pezzetti

di foglie o rametti.

Sono da ricordare anche i Dolicopodidi:

*Dolichopus aeneus, 6-7 mm, spesso di color verde metallico,

con lunghissime zampe, predatori di minuscoli insetti.

Ai Brachiceri Ciclorrafi appartengono gli Ippoboscidi, gli Streblidi ed i Nicteribiidi.

Gli Ippoboscidi sono i meno degradati tra i Pupipari; presentano capo normale con

occhi bene sviluppati, antenne brevissime e di solito un paio di lunghe ali: vi

appartengono: *Hippobosca equina, (Mosca cavallina) 7-8 mm, che attacca gli Equini

e non l'Uomo,

*Stomoxys calcitrans, (falsa Mosca cavallina) che attacca anche

Bovini e Uomo,

*Melophagus ovinus, 5-6 mm, privo di ali e di bilancieri,

*Ornithomyia avicularia, 6 mm, parassita di vari Uccelli.

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I Nicteribiidi, parassiti dei Pipistrelli del Vecchio Mondo, sono atteri, con

lunghe zampe, capo piccolo incastrato in una fossetta dorsale del torace ed

occhi laterali ocelliformi o nulli:

*Nycteribia latreillei, 3 mm.

Ai Gastrofilidi appartiene *Gastrophilus haemorrhoidalis, 9-11 mm,

comune in Europa e nel Nord-America, le cui uova, deposte sul pelame dei

cavalli, vengono prese dalla lingua e deglutite; le larve che se ne

sviluppano evolvono nello stomaco del Cavallo, finche si lasciano

trasportare fino al retto alla cui mucosa rimangono fisse ancora qualche

tempo; indi si lasciano cadere nel terreno e vi si affondano,

trasformandosi in pupe.

Tra le famiglie che appartengono ai Calipteri sono particolarmente notevoli quella

degli Estridi, dei Cutebridi, dei Muscidi, dei Calliforidi e dei Larvevoridi.

La famiglia degli Estridi comprende varie specie i cui adulti, simili a mosche,

presentano l'apparato boccale più o meno atrofico, mentre le larve sono

strettamente specializzate per la vita endoparassitaria su vari Mammiferi:

*Oestrus ovis, 8-12 mm, quasi cosmopolita, è viviparo e depone le sue

larve sulle narici delle Pecore; aiutate dalle correnti inspiratorie, tali

larve risalgono le fosse nasali e si annidano nei seni frontali dell'ospite

attaccandone le membrane; completato lo sviluppo escono dal naso,

cadono nel terreno ove in 24 ore si trasformano in pupe e dopo 25-50

giorni danno luogo agli adulti. Filizzola

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*Hypoderma bovis, 13-15 mm, depone le sue uova sui peli dei Bovini;

questi leccandosi le deglutiscono ed esse allora si fissano all'esofago

di cui attraversano la mucosa; alla fine della 2° età si trovano già

sotto la pelle dell'ospite, ove formano dei tumori voluminosi, che si

spostano, comunicando con l'esterno mediante un piccolo orifizio.

I Cuterebridi sono americani e rappresentati dalla notissima

*Dermatobia hominis, i cui adulti dall'addome azzurro metallico sono

capaci di pungere: le femmine ricercano il bestiame, ma, anziché

deporre le uova nel pelame, le depongono sulla faccia ventrale di vari

Ditteri diurni; le larve che se ne sviluppano possono attendere anche

una ventina di giorni entro l'uovo in attesa che il Dittero vettore si

poggi sulla pelle di un equino o di un bovino; allora si lascia cadere su

questa, insinuandovisi e producendo un tumore cutaneo entro cui si

completa lo sviluppo larvale.

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Ai Muscidi appartengono non meno di 4000 specie di piccole e medie dimensioni,

alcune delle quali pungitrici ed ematofaghe, per la maggior parte lambitrici, mentre

le loro larve sono in gran parte saprofaghe, altre vegetariane ed altre carnivore

predatrici o addirittura ematofaghe.

Il più noto rappresentante dei Muscidi è:

*Musca domestica, (Mosca comune) 4-8 mm, che depone le sue

uova tra le materie organiche di cui le larve si nutrono e che compie

il suo intero ciclo vitale in un periodo di tempo variabile con la

temperatura (in una decina di giorni a circa 30°C, in circa 45 giorni

intorno a 16°C; durante l'inverno nei siti riparati e caldi, abitazioni,

stalle) si riproduce lentamente.

La Mosca domestica con le zampe e col rigurgito

trasporta con facilità germi ed è uno dei più pericolosi

veicoli di infezioni.

Assai meno molesta è *Fannia canicularis, 4-6 mm, più piccola

della Mosca domestica, frequente nelle abitazioni, le cui larve

sono ornate di lunghe setole.

Aspetto simile alla Mosca, ma fornita di proboscide pungitrice è

*Stomoxys calcitrans, 5-8 mm, che può trasmettere il carbonchio.

Le Glossine o Mosche tse-tsè nel riposo incrociano le loro ali

sull'addome e sono tra le più pericolose mosche pungitrici

dell'Africa tropicale (fossili nel Nord-America): se ne conoscono una

trentina di specie tra cui *Glossina palpalis, agente trasmettitore di

Trypanosoma gambiense, Glossina morsitans, che trasmette

Trypanosoma rhodesiense e T. brucei. Le Glossine frequentano le

foreste e le rive dei fiumi, pungendo durante il giorno e

ingurgitando tanto sangue da raddoppiare il proprio peso; le

femmine, poco prolifiche, depongono in tutta la loro vita dia 6 a 8

larve in avanzato sviluppo, che si affondano nel terreno e dopo

alcune ore s'impupano, per trasformarsi in adulto dopo alcune

settimane. Filizzola

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Larve dannose all'agricoltura posseggono alcuni Muscidi quali

*Hylemyia genitalis 4-6 mm che mina il culmo del frumento,

*Hylemyia brassicae, 4-6 mm, che attacca le radici

del Cavolo e di altre Crucifere,

*Pegomyia betae, 6 mm, che scava gallerie nelle foglie di

Barbabietola, ecc.

Ai Muscidi rassomigliano i Tachinidi, ovipari e vivipari, le cui larve

sono parassite di aftri Insetti; citiamo la *Phytomyptera

nitidiventris, circa 10 mm, parassita di larve di Lepidotteri, ed i

Calliforidi, le cui larve carnivore possono vivere su animali morti o

vivi, e in questo caso comportandosi come parassiti facoltativi od

obbligati e producendo miasi.

Appartengono ai Calliforidi:

*Calliphora erythrocephala, 8-12 mm

*Calliphora vomitano, detti Mosconi azzurri, che depongono le

uova su carni o su animali moribondi,

*Lucilia caesar, 7-12 mm, Mosca di color verde dorato metallico

che le depone su carni macellate e sulle carogne,

*Lucilia bufonivora, 5-8 mm che provoca nei Rospi miasi mortali,

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GPL1987

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze ambientali e forestali
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Zoologia ed Entomologia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Falabella Patrizia.

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