ENOLOGIA
Vincenzo Gerbi
PROF:
INSEGNAMENTO: L'insegnamento consiste di 90 ore di lezione frontale e 30 ore
dedicate a attività di laboratorio, seminari e visite in stabilimenti enologici. 9 CFU
inerenti ad argomenti di carattere enologico saranno svolti dal Prof. Gerbi, 3 CFU
inerenti ad argomenti di Gestione della Qualità saranno svolti dal prof. Rolle.
COMPOSTI NELL’ACINO
SOGLIA DI PERCEZIONE: La soglia di percezione di una sostanza è la
concentrazione alla quale è percepibile uno stimolo sensoriale necessario a
suscitare una sensazione.
0.INTRODUZIONE
RUOLO DELL’ENOLOGO
Ruolo decisionale, l’enologo deve conoscere ciò che avviene in vasca da un punto
di vista fisico, chimico e microbiologico. Si devono avere grandi conoscenze
teoriche e forte senso pratico (consigliata una certa flessibilità).
NASCITA ENOLOGIA
L’enologia inizia e viene fondata da Pasteur il quale (chimico e figlio di distillatori)
puntava a risolvere problemi pratici come il fatto che i vini del Bordeaux esportati
in Francia si deterioravano in fretta. L’enologia nasce come scienza
MICROBIOLOGICA dunque. A Pasteur dobbiamo la scoperta dei microrganismi.
FASI DELL’ENOLOGIA ITALIANA
Fase I: Anni ‘50 si basava sul togliere difetti ed alterazioni dei vini. Era
• enologia di CORREZIONE.
Fase II: Anni ‘70 migliorare la stabilità e la conservabilità dei vini dato dal
• boom economico degli anni ‘60 e dall’espandersi dei mercati del settore
enologico (primi vini venduti fuori dalla propria regione).
Fase III: Dopo ‘86 con enologia varietale e ricerca di qualità ed eccellenza.
• Iniziò con “lo scandalo del metanolo” ovvero una frode commerciale per cui
si doveva aggiungere alle vasche dell’alcol ottenuto da distillazione
(etanolo) ma venne aggiunto metanolo (i truffatori vennero truffati a loro
volta da chi avevano comprato l’etanolo al mercato nero acquistando invece
di etanolo del metanolo) portando a morte e cecità di alcuni consumatori. Il
Piemonte ancora accusa questo scandalo infatti l’86% della produzione di
vini sono DOC o DOCG che garantiscono la tracciabilità del vino e dell’uva. I
vini IGP contengono invece il 75% del vino prodotto dal produttore e nella
zona, il restante 25% può essere esterno.
COSA CAMBIA DAL 1986
La ricerca si sposta dal vino all’uva (prima solo risolvere problemi di
stabilizzazione poi ricerca di qualità e del trasferire le proprietà migliori dell’uva al
vino). Al giorno d’oggi abbiamo vini che puntano a limitare additivi, conservanti,
coadiuvanti e l’impronta idrica e carbonica della filiera vitivinicola.
COADIUVANTI ED ADDITIVI
Coadiuvanti: Vengono aggiunti in uno o più passaggi della vinificazione. I
coadiuvanti però entrano a contatto col vino/ mosto ma non fanno parte della
composizione finale del vino, non li bevo insomma. Gli indici di sicurezza dei
coadiuvanti riguardano l’eventuale cessione di agenti inquinanti. Farine fossili,
gelatina alimentare, substrato per i lieviti fanno tutti parte dei coadiuvanti.
Additivi: (Il vino ha pH< 4, pH proibitivo per i microrganismi patogeni dunque si
può creare vini senza additivi ma spesso perdono qualitativamente). È qualcosa
che aggiungo al mosto o al vino e ad essso resta (magari in parte diminuisce ma
resta) e dunque fa parte della composizione del vino finale. Sono regolati per
legge.
COMPOSTI POLIFENOLICI E LORO DISTRIBUZIONE NELLA BACCA
Buccia → Anthocyanins, Proanthocyanidins, Flavor compounds, pectins
Polpa → Water, Organic acids, Sugars, Flavor compounds
Vinaccioli → Proanthocyanidins
PROFILO ANTOCIANICO:
All’inizio non si volevano antociani disostituiti perché erano tipici di vitigni ibridi
che erano illegali perché ricchi di pectine da cui per idrolisi si libera molto MeOH. Il
profilo antocianico è fondamentale per la colorazione del vino e la condiziona e la
modifica in base a:
- Quantità di antociani ( misurata come: mg / Kg ) → determina
di antociani di uva
l’intensità di colore
- Tipo di antociani → determina la sfumatura del colore. Ci sono antociani più
stabili di altri.
PROGETTO DI VINIFICAZIONE
Il progetto di vinificazione si basa sul “vino che si vuole ottenere”. Un tempo si
consideravano molto gli zuccheri e l’EtOH che si otterrà ma ad oggi i parametri
più ricercati e che si valorizzano di più sono:
SOSTANZE FENOLICHE
• EQUILIBRIO ACIDI
• PRECURSORI D’AROMA
•
Questi tre fattori determinano una differenziazione sul mercato. Il progetto di
vinificazione inizia dall’impianto quando si scelgono i vitigni, la forma di
allevamento, i cloni ecc...
FATTORI DELLA DIVERSITA’ DEI VINI
Sono tre fattori:
AMBIENTALI → Fattori ben poco controllabili ( a livello di microclima)
• GENETICI → Fattori poco controllabili (possiamo scegliere il clone)
• TECNOLOGICI → Fattore più sotto il nostro controllo
•
L’INNOVAZIONE
Cos’è un’azienda veramente innovativa? È un’azienda che sfrutta molte
conoscenze e non molta tecnologia.
1.CONTROLLO DELLA MATURITA’ DELL’UVA.
QUANDO TERMINA IL LAVORO IN CAMPO ED INIZIA QUELLO IN CANTINA
Quando le uve sono mature (o quasi) è giusto iniziare ad organizzarsi affinché si
possa poi vinificare. Le operazioni da seguire sono nell’ordine:
• 1 - CONTROLLO DELLA MATURITA’ DELLE UVE (determina se si può raccogliere)
• 2- RACCOLTA TRASPORTO DELLE UVE (uve sane e trasporto sensato per non
perdere qualità)
• 3- EVENTUALI TRATTAMENTI PREFERMENTATIVI
• 4 - LA SCELTA DI ADDITIVI E COADIUVANTI
• 5 - PIGIATURA E DIRASPATURA DELLE UVE
partiamo dal punto 1.
1. CONTROLLO DELLA MATURITA’ DELLE UVE e FATTORI CHE LA
DETERMINANO
Definiamo le uve come mature e dunque pronte alla vendemmia quando
rispettano i seguenti parametri:
Utilizzo di uve sane: La produzione di vini di qualità nasce dall’utilizzo di uve
1. sane, le quali non garantiscono un vino di qualità ma ne sono una
condizione necessaria.
Accumulo di zuccheri → Favorito da riscaldamento globale e dall’uso di cloni
2. che producono meno grappoli e che maturano di più.
Rapporto H M/H T → l’acido malico dipende dalle temperature (fenomeni
3. 2 2
respirativi), inoltre è l’acido della frutta non matura. L’acido Tartarico
dipende dalla composizione genetica della pianta.
4. Contenuto in flavonoidi totali
5. Permeabilità della buccia
6. Maturità dei vinaccioli
7. Contenuto aromi o precursori
Rapporto Buccia/polpa
8.
E’ importante ricordare che le analisi in campo si basano su campionamenti che
avvengono sempre su acini diversi tra loro e dunque si effettuano diversi
campionamenti (più acini, da più grappoli da diverse aree del vigneto) per avere
un campione omogeneo rappresentativo.
PRINCIPALI SOSTANZE FENOLICHE
Ad oggi si da un gran valore alle sostanze fenoliche tant’è che esiste pure una
“maturità fenolica”. Le sostanze fenoliche sono dunque prese in considerazione
come parametro fondamentale nel determinismo della maturità delle uve. Le
principali sostanze fenoliche sono:
Antociani
• Flavani (Tannini)
•
TANNINI DI BUCCE E VINACCIOLI
Tannini delle BUCCE → Grado di polimerizzazione medio elevato e grado di
galloizzazione ridotto
(Grado di galloizzazione= quantità di acido gallico).
Tannini dei VINACCIOLI → Grado di polimerizzazione medio basso, Alto livello di
monomeri e oligomeri, Grado di galloizzazione elevato. Tendono a floculare con la
saliva e quindi sgradevoli.
E’ giusto ricordare che i tannini non cambiano nel tempo all’interno del vinacciolo
e non “evolvono”, semplicemente è giusto dire che durante la maturazione i
vinaccioli lignificano e quindi non cedono più tannini. Il grosso dei tannini viene
ceduto dalle bucce (perché si ammorbidiscono per pectolisi e tendono a cedere
tannini mentre invece i vinaccioli si irrigidiscono lignificando e tendono meno a
cedere tannini).
EVOLUZIONE DEI POLIFENOLI DURANTE LA MATURAZIONE
Con l’invaiatura e la conseguente colorazione dell’acino si ha il picco
dell’accumulo di antociani i quali mantengono quasi invariata la loro
concentrazione. Le bucce cedono molte sostanze coloranti mentre i vinaccioli ne
cedono pochi (a causa dell’indurimento del tegumento che porta a rallentare la
cessione di sostanze). I tannini delle bucce ovvero quelli rilasciati da esse tendono
ad aumentare nel tempo, al contrario quelli dei vinaccioli, causa lignificazione del
tegumento, calano nel tempo (non evolvono, semplicemente non vengono più
ceduti).
MATURITA’
Fisiologica → Maturità delle bacche, pronte al rilascio dei vinaccioli.
Industriale/tecnologica→ Varia in base al progetto di vinificazione, un pinot
vinificato con champenoise viene vendemmiato prima di un pinot per fare un
rosso, hanno maturità industriali diverse.
Fenolica →Stato di evoluzione dell’uva che consente l’estrazione: della massima
concentrazione di ANTOCIANI di un adeguato contenuto di FLAVANIcon
caratteristiche sensoriali non aggressive. Si ha quando vi è la massimizzazione
dei tannini della buccia e minimizzazione dei tannini dei vinaccioli. Per l’uva
questo concetto si traduce come la fase di evoluzione dell’uva che consente
l’estrazione massima delle sostanze polifenoliche da esse. La maturità fenolica
viene espressa tramite due indici che derivano da analisi effettuate su acini con
peduncolo (di modo da non aprire l’acino). Questi acini vengono messi in due
soluzioni diverse con condizioni diverse. Nella prima soluzione a pH 1 si vedono
tutti gli antociani disponibili che vengono rilasciati dalle bucce ( a pH 1 le bucce
rilasciano tutti gli antociani in loro possesso, è un calcolo del rilascio potenziale
degli antociani). La seconda soluzione è a pH 3,2 (similvino e vede quanti
antociani vengono rilasciati in condizioni similvino).
PARAMETRI DELLA MATURITA’ FENOLICA
EA %→ Extraibilitée des anthocyanes = 100* (A1-A3,2) / A1
dove: A1= quantità mg /Kg a pH 1. A 3,2= quantità mg /Kg
di antociani di uva di antociani di uva
a pH 3,2
Analisi effettuata su acini con peduncolo (di modo da non aprire l’acino). Questi
acini vengono messi in due soluzioni diverse con condizioni diverse. Nella prima
soluzione a pH 1 si vedono tutti gli antociani disponibili che vengono e possono
essere rilasciati dalle bucce ( a pH 1 rilasciano tutti gli antociani a loro
disposizione). La seconda soluzione è a pH 3,2 (similvino e vede quanto antociani
vengono rilasciati in condizioni similvino). Il valore di questa analisi decresce con
la maturazione dell’uva e solitamente ha valori compresi tra 20 e 70 in funzione
della cultivar e dello stato di maturazione.
Mp% → indice di MATURITA’ dei VINACCIOLI (in francese maturité des pepins).
2.RACCOLTO E TRASPORTO DELLE UVE
RACCOLTA
Per ora la raccolta avviene a mano (tranne che per alcuni areali) ma la
vendemmia è e sarà sempre più portata ad andare verso una vendemmia a
macchina. Ciò però non si applica a vini con pochi antociani (nebbiolo) perché se
per sbaglio la vendemmiatrice già pigiasse degli acini si perderebbero molti
antociani. Che vantaggi comporta la raccolta manuale sui vitigni su cui si può
applicare?
•integrità dell’uva
•controllo delle attività enzimatiche
•migliore controllo della temperatura
•possibilità di controllo della microflora
•possibilità di adozione di tecnologie pre-fermentative
Tuttavia la raccolta meccanica è destinata ad espandersi in considerazioni di
diversi fattori:
•Carenza di manodopera
•Riaccorpamento fondiario (di tante parcelle territoriali se ne fa una)
•miglioramento delle prestazioni delle macchine
Nell’ ipotesi che la scelta si ponga occorre avere ben chiaro il “ progetto di vino”
che si ha in mente e della differente ossidabilità della materia colorante dei
vitigni con cui ci troviamo ad operare (profilo antocianidinico delle uve).
CAMPIONAMENTO AL CONFERIMENTO
Il campionamento viene effettuato con bracci meccanici muniti di coclea per la
raccolta di uve dal campione. Nel braccio vengono poi raccolte e pigiate e poi
subito dopo analizzate (babo o brix e TAVP).
Gli zuccheri vengono misurati in Brix, Babo o Guyot (analisi con mostimetro). Per
passare da queste unità ad alcol probabile si usano tabelle ( vedere slide). Si
possono usare pure rifrattometri in campo (si consiglia di pigiare 100 acini in un
sacchetto di nylon per ottenere un campione esemplificativo).
CONFERIMENTO
Chi ha uve a basso contenuto antocianico (nebbiolo) usa cassette e carri piccoli
per evitare ammostamenti delle uve prima del processo di vinificazione ed evitare
la perdita di antociani.
Chi vinifica moscato invece usa recipienti più grossi. È importante usare sempre
carri puliti da un carico ad un altro al fine di evitare alterazioni microbiche a
partire dal carro stesso.
TRATTAMENTI PREFERMENTATIVI
Possono essere eseguiti su uve ancora intere o già ammostate fine di:
estrarre materie fenoliche
• estrarre materiale stabilizzante
• rallentare l’attività di enzimi ossidasici
• Rilascio di sostanze odorose (criomacerazione)
•
MACERAZIONE PRE-FERMENTATIVA A FREDDO
Scopo: aumentare il tempo di diffusione in fase acquosa di antociani e precursori
d’aroma mentre si riduce l’attività di enzimi ossidasici .
Modalità di realizzazione:
•raffreddamento dell’uva o del pigiato mediante celle frigo o scambiatori di calore
(da 5 a 15 °C indicativamente)
•impiego di un fluido criogenico
Fenomeni coinvolti: (?)
•maggiore sfruttamento degli enzimi pectolotici naturali
•scalarità della diffusione della materia colorante
•rivalutazione del ruolo “aromatico della microflora naturale”
RAFFREDDAMENTO CON CO 2
Si usa CO liquida come fluido criogenico.
2
VANTAGGIO→ Estrema rapidità di scambio termico, protezione dalle ossidazioni
SVANTAGGIO→ Costi ed aumento delle emissioni di CO . Ora vengono create
2
attrezzature che riciclano la CO prodotta in fermentazione (50 L di CO ogni L di
2 2
mosto).
Questa pratica contrasta le alte temperature a cui arrivano i grappoli in cantina,
T° che aumentano durante la fermentazione (per fortuna abbiamo vasche
raffreddate).
Si usa o CO come ghiaccio secco (secco perché quando si scioglie non dà acqua o
2
umidità) o liquida.
IL GHIACCIO SECCO
Il Ghiaccio Secco è prodotto compattando ad altissima pressione Anidride
Carbonica Solida la quale viene precedentemente prodotta facendo espandere
Anidride Carbonica Liquida. La CO2 liquida è prelevata da un serbatoio di
stoccaggio alla pressione di 16 bar e alla temperatura di - 25 °C. Espandendosi
alla pressione atmosferica l'Anidride Carbonica Liquida si trasforma in Neve
Carbonica; la temperatura della Neve Carbonica è pari a - 78 °C (dopo una
depressione la temperatura si abbassa). Tale neve è, quindi, pressata ad alta
pressione e trasformata in blocchi di ghiaccio secco di varie dimensioni. Quando il
ghiaccio secco scambia calore con l'ambiente circostante, esso si trasforma dalla
forma solida in forma gassosa senza passare per lo stato liquido (sublimazione).
Per tale motivo esso è denominato "ghiaccio secco"; esso infatti nel riscaldarsi
non produce né liquido e né tantomeno acqua o umidità e, quindi, è "secco".
Vedere quante frigorie rilascia il ghiaccio e termodinamica su fisica.
CAPACITA’ REFRIGERANTE DEL GHIACCIO SECCO
Ogni kilogrammo di ghiaccio secco, nel sublimare, vale a dire nel passare dallo
stato solido allo stato gassoso, genera 136 Kilofrigorie. Il gas generatosi dalla
sublimazione del solido , è caratterizzato da una temperatura di circa -78 °C; tale
gas, quindi, nel cedere frigorie verso l'ambiente esterno, riesce a generare ancora
circa 14-15 Kilofrigorie. Pertanto si può affermare che la quantità totale di frigorie
contenute da 1 kg di Ghiaccio Secco è pari a 150 Kilofrigorie (136 Kilofrigorie del
ghiaccio secco + 14 Kilofrigorie liberate dal gas). Tale contenuto di frigorie è da
considerarsi interessante per le applicazioni, infatti a parità di peso, il ghiaccio
secco fornisce una capacità refrigerante che equivale al 170 % rispetto al
tradizionale ghiaccio d'acqua. Essendo, inoltre, la densità del Ghiaccio Secco pari
a circa 1,5 kg/dm3 ovvero 1,5 g/ml e la densità del ghiaccio d'acqua pari a circa
0,95 kg/dm3, ne risulta che a parità di volume di ghiaccio utilizzato, il ghiaccio
secco fornisce una capacità refrigerante che equivale al 270 % rispetto al
tradizionale ghiaccio d'acqua. Ciò implica che nelle applicazioni nelle quali il
volume occupato dal ghiaccio è un fattore critico, il Ghiaccio Secco costituisce
certamente la scelta migliore.
ESERCIZIO GHIACCIO SECCO
Ipotesi: raffreddare una massa di 100 q di pigiato per portarla da 25°C a 5°C
Considerando in modo approssimativo 1 Kilofrigoria per ogni Kg per abbassare di
un grado la massa, occorrono per un salto di 20°C:
KiloFrigorie 20 x 10.000= 200.000 Kilofrigorie
200.000 : 150* = 1333 Kg di CO (13%)
2
Per essere precisi il calcolo dovrebbe prevedere q = Q x C x d x (∆t)
Q= massa da raffreddare C= calore specifico (0,95 – 0,
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Enologia II
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Appunti Enologia 2
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Enologia - Appunti
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Enologia - Appunti completi di Enologia presi in classe in presenza al computer - pagine 87