Enologia e gestione della qualità
Professore V. Gerbi.
Esame: ognuno riceve tre domande, quasi sempre un esercizio applicativo.
14 Ottobre 2019
Lèmery nel 1684 sostenne che i meriti della fermentazione debbano essere
conferiti a “spiriti”.
Gay-Lussac: sostenne che la resa in etanolo fosse del 65,5% sul volume
totale→ NO corregge Pasteur (era un chimico di famiglia borghese che
studiò il vino perché l’allora Re di Francia gli chiese come mai il vino
commercializzato arrivasse diverso da com’era partito) che sostiene che 5-
6% in volume è dato da altre sostanze come il succinato, la glicerina e altri
componenti quindi la resa è diminuita dalle sostanze accessorie.
Un prodotto non lievitato si dice azzimo come per esempio il pane carasao.
Gli ebrei accettano la fermentazione solo come rituale in modo da garantire
una non contaminazione che ha a che fare con la loro religione.
detto “kosher”.
Il vino fatto in questo modo è
Per molti secoli si è pensato che la fermentazione fosse un fenomeno
soprannaturale o basato sulla bontà o meno degli dei.
→ 2 C
La Fermentazione C H O H OH + 2CO
6 12 6 2 5 2
Corrisponde ad una variazione di energia libera di 40 kcal per molecola che
sono utilizzati per formare 2 ATP per i quali servono in totale 14,6 kcal.
Il resto? 25,4 kcal dissipate in calore.
Al centro del processo di vinificazione.
Ogni molecola di glucosio genera due ATP. Fondamentale la vitamina B (la
1
l’enzima
tiamina) per piruvato decarbossilasi attraverso la quale si ottiene
l’aldeide acetica a partire dal piruvato. Questo co-enzima è assolutamente
limitante.
Quando faccio la seconda fermentazione per spumantizzare spesso
ripartendo aggiungo dello zucchero (saccarina), ma anche della vitamina B .
1
Non la sentirò spesso nominare perché i prodotti sono già fatti e la
contengono (gli attivanti).
Un altro elemento molto importante è la glicerina che si forma a partire dal
diidrossiacetonfosfato. Come mai se ne forma così poca nonostante abbiamo
il 96% di diidrossiacetonfosfato?
Perché l’altra via (che parte dalla gliceraldeide) è molto più attiva ed è
presente un enzima equilibratore, ogni tanto scappa una molecola nell’altro
processo, quando? Di norma all’inizio, quando l’alcol deidrogenasi non è
ancora formata nel lievito perché l’ADH è adattivo, ovvero è inespresso
inizialmente.
Una controprova è il fatto che inizialmente cresce molto la concentrazione
di aldeide acetica, perché non viene trasformata, e di glicerolo.
La via alternativa fu sfruttata durante la seconda guerra mondiale quando
la Germania per produrre la nitroglicerina (c’era il blocco navale) produceva
patate ricche di amido→glucosio dal quale ottenevano glicerolo.
Stabilizzavano la via principale con diossido di zolfo (SO ) producendo gran
2
quantità di glicerina. Il diossido di zolfo lega l’acetaldeide: questa reazione
è irreversibile, l’acetaldeide non sarà mai più rilasciata, noi usiamo dosi
ridicole e pertanto non ci capita.
Prodotti secondari
Acido acetico
Nefasto, si può formare dall’ossidazione dell’acetaldeide da parte dell’ADH,
+
+ cofattore NADP , in una via che serve a formare acetil-CoA allorché la
PDH sia soppressa (ovvero in anaerobiosi). Dopo aver prodotto acetato
agisce l’acetil CoA sintetasi che permette la formazione di Acetil CoA in
anaerobiosi (in aerobiosi si forma grazie al PDH che trasforma il piruvato
in Acetil CoA). I lieviti migliori sono coloro che hanno la migliore attività
maggiormente l’acetato.
di questo acetil sintetasi perché trasformeranno
Viene prodotto tanto se il tenore zuccherino è molto elevato, così come il
Per limitare la formazione di acetato è bene che l’APA sia intorno
glicerolo.
a 190 mg/L con aggiunte ad inizio fermentazione e non oltre.
Acido succinico
Si forma dal ciclo di Krebs incompleto in piccole dosi, non da grossi
problemi. –
Diacetile 2,3-butandiolo
Derivano dalla condensazione di piruvato ed acetaldeide con formazione
dell’acido acetolattico che se viene decarbossilato e ossidato forma diacetile,
che se ridotto forma acetoino che se ridotto forma 2,3-Butandiolo.
La semplice decarbossilazione dell’acetolattato forma acetoino.
Di diacetile sono presenti piccole quantità perché si riduce subito, ma ha una
SO bassissima e dunque influenza.
dall’acido
Derivano piruvico che condensa con una molecola di
acetaldeide formando acetolattato; questo può essere decarbossilato ad
mentre il diacetile si forma decarbossilando l’acetolattato
acetoino e
riducendolo.
Riducendo ancora l’acetoino si ottiene il 2,3-butandiolo.
Acetoino e diacetile odorano di burro pertanto sono negativi, di norma sono
ben sotto la SO, ma se la FML va storta possono essere elevati.
Glicerina
Viene dalla via secondaria
Esteri Sarebbero gli acetati degli alcoli superiori
(eta/prop/but + acido acetico = acetato di
etil/propile/butile se l’alcol è l’amilico diventa
acetato di isoamile (sa di banana)).
con l’acido acetico sono gli esteri volatili.
Quelli
Nell’uva ci sono malato, citrato e tartrato. Devo saperne le formule.
I più importanti sono l'isoamilacetato che sa di banana ed il feniletilacetato
che sa di rosa.
Gli acidi grassi possono essere esterificati con gli alcoli e formano prodotti
che sono volatili. Interessanti sono anche gli esteri etilici degli acidi grassi
a media catena: esanoato floreale, il decanoato di etile saponaceo.
Si formano in particolare se si è eseguita una buona chiarifica e la
fermentazione è avvenuta a temperature basse.
Alcoli superiori 60-600 mg/L di alcoli
superiori è la dose
normale (sopra 300
negativi), sono
importanti sia tali che
come esteri (in
particolare di acetati
fino a 4 atomi di C).
A parte il feniletanolo,
che odora di Rosa, gli
altri alcoli superiori
generalmente male
odorano di solventi. Il
metionolo, derivante
dalla metionina, odora
di cavolo cotto ed ha la
SO più bassa: 1,2 mg/L.
È uno dei difetti di
riduzione più
sgradevoli.
La chiarifica dei mosti
bianchi riduce. Possono
derivare dal piruvato
passando per i rispettivi
chetoacidi, ma anche dagli aminoacidi mediante transaminazione
formando il corrispondente alcol (in seguito a due riduzioni). Questo
avviene perché l’ammonio nel mosto è poco (si determina mediante l’APA
che è importantissima: quest’anno ce n’era poco; è piovuto molto e dipende
allora si nutre dell’azoto aminoacidico.
molto dalle condizioni climatiche) e
Perché non usa una proteina? Perché la selezione è sterica: è troppo grande.
Della parte senza azoto non se ne fa nulla e lo scarta, da qui si forma l’alcol
superiore.
Se io do ammonio, diminuisco gli alcoli superiori.
Tra gli alcoli non annoveriamo l’alcol metilico, presente nel vino (poco) la
cui origine non è fermentativa: deriva dalle pectine.
Saranno poi ripresi quando tratteremo lo sfruttamento dei prodotti secondari
in particolare nella distillazione.
L’alcol metilico è un alcol inferiore in quanto ha un C in meno ed ha un
punto di ebollizione minore.
Acetaldeide
Non è mai positiva e sa di svanito.
Tipica di Marsala, Madeira, vini Porto perché sono vini affinati in maniera
ossidativa.
È positiva per la stabilità del colore.
L’etanolo
Deriva tutto dalla fermentazione, non viene tutto bevuto, in Brasile ad
esempio è usato anche come carburante (ambientalmente discutibile), come
solvente o come profumo.
L’alcol rosa ha questo colore perché quando l’alcol non è per bocca deve
essere denaturato (cloruro di Litio lo rende rosa) per legge per evitare diversi
problemi.
La differenza è l’accisa.
La scelta di additivi e coadiuvanti a inizio fermentazione
I lieviti indigeni danno delle caratteristiche sempre meno evidenti con il
passare del tempo post-fermentazione.
Pertanto la differenza non è così marcata ed importante.
ha pochi lieviti naturali, nell’ordine di 10 2
Il mosto pre-fermentazione e ciò
non basta, pertanto dovrei attendere diversi giorni.
La fermentazione è partita quando ci sono da 30-40 mln di cellule per mL a
8 6
100 mln ovvero 10 per mL (sul libro 10 ).
La moltiplicazione avviene per blastogenesi (gemmazione). 2
Ad ogni generazione la popolazione raddoppia, pertanto se parto da 10 ci
metto molto tempo perché ho bisogno di 10 generazioni.
Nei vini bianchi non si fermenta mai oltre 20 gradi: in quelle condizioni
una generazione ci mette 12 ore pertanto 120 ore! Nel frattempo il mosto
può incombere ad alterazioni.
Nel caso dei vini bianchi è difficile non inoculare, a meno che tu non faccia
un piè de cuve.
La vinificazione in rosso cambia per la temperatura, per la macerazione e
le generazioni sono più rapide.
Attivanti di fermentazione
Sali d’ammonio e vitamina B .
1
L’uso dipende dalla condizione del mosto misurabile, ad esempio, attraverso
l’APA che deve essere > 150 mg/L.
Tiamina ne basta pochissima.
Solfato e fosfato d’ammonio possono essere aggiunti.
Non devo però aggiungere troppo azoto perché è deleterio (> 300 mg/L)
Vuole che si sappiano le formule:
4+
NH H SO acido solforico H PO acido fosforico (NH ) SO (NH ) PO
2 4 3 4 4 2 4 4 3 4
Salta l’uso della SO perché lo farà più avanti.
2
Dice solo che eliminare i solfiti è impossibile perché di tutti i lieviti che
conducono il processo fermentativo, il 95%, è produttore di solfiti.
Devono essere indicati se superano 10 mg/L.
Il D-254 non produce solfiti. Come faccio a sapere se ha preso il
sopravvento? Si fa partire la fermentazione appena dopo la pigiatura, dopo
si fa partire la ML il più velocemente possibile, poi si raffredda, si azota e si
stabilizza.
Impiego di enzimi
In Natura sono presenti le proteasi che hanno optimum a pH 2 inoltre sono
favoriti da leggere aggiunte di solforosa (25 mg/l).
Quelli tecnologici sono derivati fungini e sono utilizzati per estrarre una
maggior quantità di succo o per rendere maggiormente filtrabile un vino
finito.
Nella vinificazione in bianco si utilizzano enzimi pectolitici per agevolare
la deposizione delle particelle solide in quanto responsabili di una
diminuizione della viscosità. Vengono messi o nella pressa o subito dopo.
Nella vinificazione in rosso si mette il pie de cuve o il lievito selezionato
direttamente sul fondo della vasca. Tuttavia possono essere utilizzati nel
caso di uve o mosti sottoposti a termovinificazione per qualche ragione:
enzimi naturali denaturati.
I preparati enzimatici pectolitici contengono attività pectinasi, emicellulasi
e cellulasi concomitanti che permettono di idrolizzare i polisaccaridi acidi e
neutri dell’uva localizzati nella parete pectocellulosica e nella lamella
mediana delle cellule dell’acino. Si creano delle microperforazioni nelle
pareti che permettono il passaggio dei tannini vacuolari e di quelli legati ai
polisaccaridi.
Aggiunti dalla pigiatura aumentano l’estrazione del succo (bene in qualità
come Moscato e Sylvaner molto ricche di pectine ottenendo il 15% di mosto
in più), mentre a vino finito aumentano la filtrabilità perché le proteine
rendono il vino viscoso.
Nelle uve rosse sono anche aggiunti per estrarre più colore. Bisogna però
stare attenti al loro grado di purezza.
Inoculo lieviti
Nel caso della vinificazione in bianco il successo è molto alto perché il
mosto viene chiarificato e dunque si abbassa molto la carica dei lieviti e
quando inoculiamo andiamo sul sicuro.
4
Nel caso del vino rosso ho 10 cellule di lieviti in più se perdo tempo a fare
partire l’inoculo quando lo faccio si rischia di avere un mln di cellule.
La proporzione a questo punto è 1:1 e la probabilità di prevalere col nostro
inoculato è al 50%.
Impiego di tannini enologici
Sono estratti da legni pregiati ed erano utilizzati come coadiuvanti nelle
gelatine (per flottare da Pico).
Erano dei coformulanti di bassa influenza.
L’idea di utilizzarli come additivi è molto recente ed è legata alla visione più
naturale della vinificazione nell’ottica della sostituzione della solforosa.
Quest’ultima negli ultimi anni è stata fin troppo discussa.
Tuttavia se la solforosa costa poco, i tannini costano dieci volte tanto.
Va però detto, a loro favore, che l’offerta di tannini si è moltiplicata negli
ultimi anni.
Hanno diverse funzioni:
• Influenza organolettica
• stabilizzazione Proteica
• effetto antiradicalico
• effetto su potenziale redox
• sottrazione di tioli volatili
• strutturazione del vino
• formazione di chelati metallici
• proprietà coloranti
• effetti aromatizzanti
• effetti batteriostatici
• effetti antiossidasici
Le performances dei lieviti selezionati
C’è un elenco di qualità che si cerca quando si seleziona un nuovo lievito.
A noi interessa che il lievito resista bene all’alcol, ma anche che quando si
disgreghi liberi le mannoproteine presenti nella parete.
Propagazione di lieviti selezionati
Chi produce lieviti li moltiplica impedendo che fermentino.
In che modo? Dandogli molto ossigeno.
Producono così masse di cellule rilevanti, sciacquate ed essiccate in corrente
d’aria calda (vitalità del 98%). 10
In 20 gr abbiamo una carica di 10 .
Quando non c’erano i lieviti secchi attivi esistevano i lieviti selezionati? Sì:
si trovavano agarizzati, liquidi o liofilizzati (si passa da ghiaccio a vapore,
ed è l’unico
è una disidratazione utilizzata per produrre preparati biologici,
modo per fare batteri selezionati come i batteri lattici che non sopportano
l’essiccamento).
Si inoculava in ½ litro di mosto pasteurizzato, poi in 10 litri e poi 500 litri
di mosto solfitato.
Il rapporto ideale tra lieviti selezionati e naturali è 100:1.
Perché faccio questi passaggi? Perché io non posso avere più di 100 mln di
cellule in una “soluzione”. Quindi queste diluizioni sono fondamentali per
3 4
sopraffare i competitori che di norma sono 10 - 10 .
Ci vuole un rapporto di almeno 1:100.
Con i lieviti secchi attivi non ho problemi perché usando una
moltiplicazione aerobica arrivano ad avere “pappe” di lievito molto
10
concentrate arrivando a cariche di 10 .
In tal modo con 20 grammi inoculo 20 mld di cellule.
La condizione fondamentale è che siano risvegliate dal loro torpore
(attraverso il rientro dell’acqua che era stata rimossa dalle cellule del lievito).
L’acqua di pozzo è consigliata per il rigonfiamento perché priva di cloro a
differenza di quella del rubinetto.
All’interno dell’acqua si mette zucchero (io credo mettessi MCR) per
evitare la plasmoctisi.
Hanno avuto grande successo per l’estrema comodità d’impiego.
Inoltre la legge impone che il 95% dei lieviti secchi attivi sia vitale.
16 Ottobre 2019
La forma secca attiva lascia le cellule vitali, sebbene in fase non attiva, ed il
processo di reidratazione è una cosa assolutamente immediata.
I batteri lattici sono gram positivi, quelli acetici gram negativi.
Il problema dei batteri (e dunque della FML) è che non possono essere
essiccati.
Per mantenere vitali i batteri nel tempo non posso congelarli, ma surgelarli
per poi disidratarli→liofilizzazione.
La % di vitalità purtroppo è più bassa nonostante anti-congelanti, additivi
ed altri prodotti che hanno alzato la % al 20% di vitalità.
In assenza di ossigeno ci sono al massimo 100 mln di cellule,
indipendentemente dal substrato.
Pertanto inoculare di più comporta solo un minor numero di generazioni per
raggiungere la cifra.
Se un vino mantiene una certa dose di zuccheri vuol dire che è un insuccesso.
Il fruttosio è 1,6 volte più dolce del glucosio. Inoltre, un’altra differenza, è
l’indice di polarizzazione: il glucosio è destrogiro, mentre il fruttosio è
levogiro.
Monitoraggio della fermentazione
• controlli densimetrici: la densità è il modo più facile per vedere se il
percorso che abbiamo iniziato prosegua con regolarità.
Si deve controllare che da densità di 1,1 si arrivi a 0,9 (perché l’etanolo è
meno denso degli zuccheri).
Si utilizzano inoltre dei mostimetri (che sono densimetri) per seguire il
grado di zuccheri. Non sono perfetti, ma sono funzionali.
• Apa: non è facile da fare in cantina. Bisogna affidarsi ad un laboratorio:
si adotta una tecnologia un po’ sommaria.
Sugli ultimi campioni di uve prelevati per stabilire la maturità raggiunta si
fa anche un Apa.
Si calcola anche l’andamento dell’annata.
È sufficiente se è 150 mg/L per gradi fino a 12,5-13 mentre quando si hanno
ad esempio Barbera con 15 gradi è consigliabile fare delle aggiunte. In
particolare nella fase stazionaria ovvero prima che smettano di moltiplicarsi.
È utile aggiungerne quando si raggiungo 6-7 gradi alcolici (coincide con la
fase stazionaria) per arrivare a 14-15.
• Temperatura: è fondamentale soprattutto per la fermentazione dei
vini bianchi che deve avvenire a meno di 20 gradi.
Per quanto riguarda
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