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Preistoria e protostoria

26.09.16 (Nelle prossime tre settimane: NO LEZIONE DI MERCOLEDì)

Programma

L’uomo si può definire tale, distinto dai primati, da oltre 2 milioni e mezzo di anni. Periodo privo di documentazione scritta, ci si basa sui reperti archeologici, sullo studio dei contesti archeologici. Il corso verterà sulla parte finale della Preistoria, cioè la Protostoria e l’età dei Metalli.

Per il Paleolitico gli unici reperti a disposizione sono quelli dell’industria litica. Per l’età dei Metalli la complessità è di gran lunga superiore: cambiano il numero e la diversificazione delle testimonianze archeologiche (litica, ceramica, metallo, corno, osso, talora legno). L’aumento nel numero dei reperti e dei contesti rende questo studio molto complesso. Si può anche cominciare a parlare di un’analisi sociale per la gestione delle risorse.

Per l’età dei Metalli, amplissimo è lo spettro dei metodi archeologici utilizzati. Il caso dell’uomo del Similaun è esemplificativo: è stato analizzato con numerose tecniche di ricerca e ne abbiamo ricavato tantissime informazioni.

L’età dei Metalli e in particolare l’età del Bronzo è il momento in cui si formano le grandi comunità di villaggio, che presuppongono complesse forme di organizzazione per gestire un grande numero di individui. Comunità consistenti esistevano anche nelle età precedenti ma si tratta di casi privi di continuità. Il percorso inizia nell’età del Rame e si formalizza nell’età del Bronzo. La civiltà contadina della Pianura Padana nasce e si costruisce nell’età del Bronzo.

Il percorso della ricerca

La ricerca avanza solo se mettiamo in dubbio quello che conosciamo già. I tre punti chiave della ricerca preistorica:

  • Ampia e ricca documentazione disponibile, che permette di raggiungere certi livelli di conoscenza e ricostruire tutte le caratteristiche del periodo. Bisogna però analizzare tutto quello che è stato scritto fin da quando è nata la paletnologia, nella seconda metà dell’Ottocento. Bisogna dunque conoscere la documentazione pregressa disponibile.
  • Ricostruzione dei processi che testimoniano le trasformazioni tipiche di ogni epoca. Significa approfondire la seriazione cronologica (che è sempre convenzionale, anche se si parla di cronologia assoluta), la cultura materiale, gli insediamenti e le tipologie di aggregazione umana, le modalità di sfruttamento delle risorse.
  • La struttura sociale. Per Paleolitico e Neolitico le ipotesi sulla struttura sociale sono difficilmente verificabili. Nell’età dei Metalli invece la situazione è più complessa, l’aggregazione non si basa solo sulla parentela come nelle età precedenti. A volte c’è l’antenato comune che permette l’aggregazione degli individui, a volte no. Ogni aggregazione nasce per garantire la sussistenza agli individui. Nell’età del Bronzo si hanno villaggi che arrivano anche a mille individui. Verso la fine dell’età del Bronzo si ha un collasso del popolamento e dell’assetto precedente in alcune regioni d’Italia, è necessario capirne le cause che non possono essere solo di tipo climatico. Questo momento è interpretato come una crisi dell’assetto sociale che non permette la continuità di queste comunità. Per analizzare una struttura sociale si analizzano gli indicatori fornitici dai contesti archeologici (reperti, scelte insediative, evidenze funerarie).

Per analizzare la complessità dell’età dei Metalli o di qualsiasi altro periodo è necessario prendere in esame le forme del popolamento che interagiscono con le risorse, in un dato territorio. Tutto ciò prendendo in esame anche la variabile del tempo.

L’età dei metalli in Italia: dal IV al I millennio a.C.

Il problema della cronologia. La cronologia assoluta è convenzionale:

  • Età del Rame: 3700-2300 a.C.
  • Età del Bronzo: 2300-950 a.C.

La cronologia assoluta varia a seconda delle regioni oggetto dello studio e degli studiosi. In Europa settentrionale l’Età del Bronzo finisce verso il 750 a.C.

L’età dei Metalli è un periodo di grandi trasformazioni economiche, produttive e sociali. I Francesi e gli Svizzeri ignorano l’età del Rame. Ma quando parlano di Neolitico finale si fa riferimento all’età del Rame. L’età del Rame è nota anche con i termini Calcolitico e Eneolitico (Chierici, fine ‘800).

Bibliografia

  • Manuali per l’esame:
    • D. Cocchi Genick, L’età del rame, in Preistoria, 2009
    • R. C. De Marinis, La necropoli di Remedello Sotto e l’età del Rame nella Pianura Padana a nord del Po, in L’età del Rame. La Pianura Padana e le Alpi al tempo di Ötzi, Catalogo della Mostra, 2014, pp. 301-351
    • A. M. Bietti Sestieri, L'Italia nell'età del Bronzo e del Ferro, 2010 (per la parte sull’età del Bronzo)
  • Altro:
    • Sull’età del Rame: R.C. De Marinis (a cura di), L’età del Rame. La Pianura Padana e le Alpi al tempo di Ötzi, Catalogo della Mostra, 2014; Atti della XLIII riunione scientifica IIPP, L’età del rame in Italia, 2011
    • Su Ötzi: R.C. De Marinis, Ötzi l’uomo venuto dal ghiaccio, 1998
    • Sull’età del Bronzo: R. Peroni, L’Italia alle soglie della storia, 1996; M. Bernabò Brea, A. Cardarelli, M. Cremaschi, Le Terramare. La più antica civiltà padana, Catalogo della Mostra, 1997
    • Sulla paletnologia: A. Guidi, Storia della paletnologia, 1988

Il Neolitico

Prima dell’età dei Metalli si lavorava la pietra (scheggiata e levigata), la ceramica, il legno, la corda. L’economia produttiva si basava sulla coltivazione di cereali e qualche leguminosa e sull’allevamento, che permetteva una sussistenza basata sul consumo di carne e forse altri prodotti.

Il latte, ad esempio, poteva essere estratto da capre e pecore, ma sembra che l’uomo del Neolitico non potesse ancora digerirlo. L’uomo non ha infatti dal punto di vista genetico l’enzima per digerire il lattosio, che si è creato col tempo, forse proprio a partire dal Neolitico, dal momento che nell’età del Bronzo l’enzima è già presente. Alcuni studiosi spingono per anticipare il consumo del latte già nel Neolitico, a causa di analisi su alcuni vasi. Probabilmente già nel Neolitico qualche gruppo isolato aveva questo enzima, ma la maggior parte ne era sprovvista. Per conservare il latte si poteva inacidirlo o trasformarlo in formaggio, trasformazione che non richiedeva nemmeno tecniche particolari come la pastorizzazione.

Andrew Sherratt negli anni ’70 ha proposto proprio per l’età del Rame la cd “rivoluzione dei prodotti secondari”, grande rivoluzione che prevede lo sfruttamento degli animali come forza lavoro e come fonte di prodotti quali il latte e la lana.

Le popolazioni neolitiche vivevano di agricoltura e allevamento programmato per la sussistenza a lungo termine. Erano sedentarie, e questo permetteva lo sfruttamento delle risorse naturali. L’agricoltura imponeva che le comunità stessero nello stesso luogo per lungo tempo. Per il Neolitico si ritiene che la sedentarietà fosse ridotta a pochi decenni, fino a che non fossero esaurite le proprietà organiche del terreno. Si parla di shifting agriculture, agricoltura itinerante, che presupponeva spostamenti in territori anche assai vasti. Questo sistema è adottato anche nell’età del Rame. Evidenze archeologiche talora attestano il popolamento di una medesima area anche per 500 anni; ma questo lasso di tempo poteva comprendere diverse fasi di vita-abbandono-riacquisizione del territorio.

In Oriente, ad esempio a Chataloyuk, un clima diverso permetteva la creazione di agglomerati a lunga durata, poiché potevano esserci più raccolti all’anno.

I villaggi neolitici europei non raggiungono mai un numero elevato di popolazione. Si parla di qualche centinaio di persone al massimo. Nell’età dei Metalli ci sarà una grossa crescita a livello demografico, con villaggi che raggiungono anche il migliaio di individui.

L’età del Rame

L’età del Rame si colloca tra 3700 e il 2300 a.C. L’inizio fino a qualche anno fa si pensava fosse verso il 3400 a.C.; oggi si tende ad anticiparlo perché connesso con la diffusione di oggetti di metallo, presenti nei casi più estremi fin dal 4200 a.C. La rivoluzione dal punto di vista della cronologia è dovuta alle datazioni dendrocronologiche; fino agli anni ’70 si riteneva che iniziasse nel 2500 a.C. La fine dell’età del Rame è verso il 2300; per altri verso il 2200 a.C.

Oltre alla circolazione del metallo ci sono diversi cambiamenti sia dal punto di vista ideologico che della cultura materiale. Caratteristiche di quest’epoca sono:

  • Inizio della circolazione e produzione di oggetti di metallo. Primo metallo ad essere sfruttato è il rame. E’ una rivoluzione, poiché fino a questo momento l’uomo aveva utilizzato ciò che era disponibile in natura (selce, argilla per la ceramica). Anche il metallo si trova in natura, però in percentuale minima e se si vuole produrre un oggetto complesso bisogna estrarlo e poi fonderlo. La temperatura necessaria per fondere il rame è di 1083 gradi. Sono necessari degli accorgimenti tecnologici per la fusione del rame.
  • Processo di formazione di un’ideologia che da individuale passa a essere incentrata sulla comunità. Nel Neolitico l’ideologia era basata sull’individuo, in particolare sull’idealizzazione della figura femminile. Nell’età del Rame l’individuo è sostituito dall’ideologia della comunità; emerge la figura maschile con la simbologia delle armi e dell’antenato. Quest’ideologia emerge dalle sepolture e dal megalitismo, cioè la costruzione di opere monumentali, che presuppongono una forza lavoro molto consistente e comunità organizzate. Anche Stonehenge ha la fase più importante in questa età.
  • Per il Neolitico ciò che aiutava a gestire la comunità era l’idea di discendenza da un antenato. Nell’età del Rame il culto degli antenati permette di attestarsi in un territorio e rivendicarlo come territorio pertinente ad un determinato gruppo. Si crea una configurazione di santuari in cui le comunità si riconoscono grazie alla presenza di un antenato comune (cfr. Jared Diamond, Il mondo fino a ieri. Che cosa possiamo imparare dalle società tradizionali?). Il culto degli antenati genera la continuità nel controllo del territorio, che si manifesta con la costruzione di santuari e l’uso delle necropoli. Già nel Neolitico si avevano alcuni aggregati di tombe nello stesso luogo; nell’età del Rame gli spazi funerari vengono frequentati per centinaia di anni. Per esempio la necropoli di Remedello nella bassa bresciana, usata per circa 1000 anni. I villaggi durano poco, le necropoli hanno continuità; le comunità anche se spostano i villaggi decidono di seppellire sempre nello stesso luogo. A volte si hanno anche i santuari, quando si ha una frequenza rituale.
  • Sviluppo di forme produttive secondarie che integrano la sussistenza della comunità. Ad esempio gli animali non sono usati più solo per la carne ma anche per il consumo di latte e derivati o come mezzo di trasporto o di trazione. Per la prima volta si hanno evidenze dell’uso dell’aratro e del carro trainato dai buoi.
  • Evoluzione della tecnologia: metallurgia, carro, aratro. La costruzione di siti megalitici presuppone una certa conoscenza tecnologica (leve, trasporto sui rulli…).

Definizione dell’età del Rame

Epoca contraddistinta da rilevanti trasformazioni di carattere socio-economico cui paiono strettamente connesse quelle della sfera ideologica. C’è una crescita della complessità, caratteristica dell’Homo Sapiens. Ma non è una crescita lineare e continua, non è un’evoluzione verso il progresso dal poco complesso al molto complesso; è invece un processo casuale con momenti anche di collasso e di crisi. I cacciatori del Paleolitico ad esempio hanno una complessità anche maggiore rispetto alle comunità dell’età del Rame, poiché si sono organizzati e hanno cacciato in un clima di glaciazioni; oppure è il caso del santuario di Gobekli Tepe, santuario megalitico eretto da una società di non agricoltori del 9000 a.C. che non conosce ancora né agricoltura né metallo.

Nella fase successiva all’età del Rame, cioè l’età del Bronzo (2300-950 a.C.), la metallurgia si diffonde in modo capillare e si utilizza il bronzo (lega di rame e stagno), che permette di creare strumenti molto più robusti. Il rame si piega, è meno efficace. Il bronzo è molto più efficace. Nell’età del Bronzo si ha una ulteriore crescita demografica, con villaggi con anche un migliaio di individui. La struttura sociale è più articolata, si hanno i primi segnali di accumulo della ricchezza. Fino all’età del Rame ci si spostava con i villaggi; nell’età del Bronzo si rimane invece nello stesso luogo e si sfruttano i terreni per lungo tempo, grazie alla rotazione delle colture. I villaggi durano anche mille anni; le comunità che vivevano in quel luogo hanno dovuto anche relazionarsi tra loro per garantire la continuità e organizzarsi dal punto di vista della struttura sociale. I villaggi possono collassare oppure continuare a vivere con la creazione di una gerarchia. Fino all’età del Bronzo era una società non gerarchica, cioè eterarchica. Con le età successive la società diventa gerarchica finché nell’età del Ferro nasce l’aristocrazia.

La metallurgia nell’età del Rame

Il rame esiste in natura come rame nativo, puro al 99%. E’ il primo minerale sfruttato perché si trovava in natura. Nel Neolitico si producevano asce in pietra levigata, fatte con pietre compatte, in particolare la pietra verde. Le asce servivano per disboscare, in modo da aprire radure in cui insediarsi e coltivare. Non era facile tagliare alberi ad alto fusto, le asce in pietra verde avevano un taglio molto affilato. L’uomo è dunque già abituato a cercare nel territorio risorse che può sfruttare. L’uomo può aver dunque notato il rame in natura.

Il rame nativo è duttile, si può modificarne la forma con un martello. Si ha dunque il passaggio alle asce in metallo. Prime attestazioni dello sfruttamento del rame nativo si hanno in Anatolia nell’VIII millennio a.C. Il rame nativo permette di realizzare inizialmente solo piccoli oggetti.

Il rame nativo tuttavia non si trova dappertutto, è presente in maniera limitata. Può essere estratto però da altre rocce; l’uomo a un certo punto capisce come estrarlo dai minerali che trovava in superficie. Tra le varie popolazioni attestatesi in un territorio, chi conosceva la tecnologia del metallo aveva possibilità molto maggiori rispetto alle altre, poiché poteva realizzare armi e strumenti per lavorare altre materie prime in modo molto più efficace. Ad esempio, dall’VIII millennio fino al III millennio a.C. la produzione di perle da collana è un elemento simbolico e ideologico molto importante. Perforare perline con il metallo è molto più efficace. Gli oggetti ornamentali sono simboli di comunità che si ritengono superiori rispetto ad altre.

Attestazioni della diffusione delle informazioni nell’arco di pochi decenni sono ipotizzabili per lo scambio delle informazioni da comunità a comunità. Non si può spiegare la comparsa di elementi nuovi in un territorio con il diffusionismo, cioè con lo spostamento di comunità in altri territori. Le migrazioni devono essere giustificate con la presenza della medesima cultura materiale in entrambi i luoghi, sia quello di origine che quello dove ci si insedia. Lo scambio di informazioni avveniva anche più velocemente e si propagava da comunità a comunità. Nel caso del metallo la diffusione non è lineare; in alcune regioni è acquisito in modo molto rapido, in altre ci vogliono millenni. Bisogna ipotizzare scambi non necessariamente a lunga distanza. L’informazione si diffonde però anche indipendentemente dallo scambio. Anche la frequentazione di santuari è un meccanismo di scambio delle informazioni.

Il metallo può essere stato raccolto come materiale idoneo alla levigatura e alla levigazione. Essendo raro in natura, con l’esaurimento del rame nativo si comincia a estrarlo da altri minerali.

In alcune regioni si ignora però il metallo. In Cina addirittura si arriva direttamente alla produzione di bronzo. In Scandinavia si produce metallo solo nell’età del Ferro. In Mississippi e area dei Grandi Laghi si usa solo rame nativo lavorato esclusivamente per martellatura, mai fuso.

I vantaggi del rame sono la duttilità e la resistenza, non tanto la durezza. Si può far diventare anche molto fine. Può essere rifoggiato per martellatura. La pietra invece si spezza, levigandola si assottiglia.

La distribuzione delle asce in pietra verde e rame (cfr. Pétrequin et alii 2012). Le asce in pietra verde sono anche un oggetto di prestigio, hanno una diffusione amplissima. Alla fine del V millennio si diffondono le asce in rame nella zona balcanico-danubiana, in un’area vicina dunque alla zona dove è stato scoperto il metallo, cioè l’Anatolia. Forma identica, riproduce quella delle asce in pietra.

Contemporaneamente nell’area danubiano-balcanica si diffonde anche la metallurgia dell’oro, unico metallo che non si ossida. Elemento di prestigio e di valore. Metallo molto più duttile ma meno resistente, adatto agli ornamenti.

Una delle asce in rame più antiche rinvenute in Italia è stata...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/01 Preistoria e protostoria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriatiezzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Preistoria e protostoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cattani Maurizio.
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