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Piccolo manuale di psicologia, psichiatria e sociologia per gli operatori sociosanitari, socioassistenziali e per studenti delle scuole superiori

Indice

  • Capitolo 1: La psicologia
    • 1.1 La relazione con il paziente
    • 1.2 I bisogni
    • 1.3 I bisogni del paziente
    • 1.4 La relazione d'aiuto
    • 1.5 La comunicazione umana
    • 1.6 L'ascolto
    • 1.7 Salute, malattia e disagio
    • 1.8 La relazione d'aiuto e la sindrome del burn out
  • Capitolo 2: Le funzioni psichiche
    • 2.1 La percezione
    • 2.2 La coscienza
    • 2.3 L'attenzione
    • 2.4 La memoria
    • 2.5 L'apprendimento
    • 2.6 L'intelligenza
    • 2.7 L'empatia
    • 2.8 Le emozioni
    • 2.9 La frustrazione
  • Capitolo 3: La psicologia dello sviluppo
    • 3.1 Teoria dello sviluppo cognitivo di J. Piaget
    • 3.2 Teoria dello sviluppo di Freud
    • 3.3 Teoria dell'attaccamento di Bowlby
    • 3.4 Teoria degli stadi psicosociali di Erikson
    • 3.5 L'importanza del gioco
    • 3.6 L'adolescenza
    • 3.7 Psicologia dell'invecchiamento
    • 3.8 Il morbo di Alzheimer
    • 3.9 Il morbo di Parkinson
  • Capitolo 4: Psichiatria e neuropsichiatria
    • 4.1 Classificazione dei sintomi
    • 4.2 Disturbi diagnosticati nell'infanzia
    • 4.3 Disturbi d'ansia
    • 4.4 Disturbi dell'umore
    • 4.5 Disturbi psicotici
    • 4.6 Disturbi dell'alimentazione
  • Capitolo 5: Sociologia
    • 5.1 L'identità sociale
    • 5.2 Stereotipi e atteggiamenti
    • 5.3 Gli stereotipi
    • 5.4 Il pregiudizio
    • 5.5 La profezia che si autoavvera
    • 5.6 Il gruppo
    • 5.7 La leadership

Capitolo 1: La psicologia

La psicologia è la scienza che si occupa dello studio dell’uomo, delle funzioni psichiche e del comportamento umano. Inoltre, la psicologia si occupa di studiare la personalità umana nel suo insieme e del suo rapporto con l’ambiente. Sono funzioni psichiche le attività del sistema nervoso centrale deputate a ricevere e interpretare dati dall’ambiente e dalla cui elaborazione si determina un comportamento.

Per comportamento si intende l'insieme dei fenomeni che possono essere osservati e comprendono non soltanto gesti e parole, ma anche l'espressione esteriore delle emozioni e degli stati d’animo. Infine, la psicologia definisce la personalità come l'insieme delle caratteristiche e delle modalità comportamentali di ciascun individuo che hanno origine dall’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali.

I campi di intervento della psicologia sono molteplici, alcuni dei quali sono:

  • La psicologia clinica che si occupa della comprensione, prevenzione e dell’intervento in merito alle problematiche psicologiche e relazionali
  • La psicologia dello sviluppo che studia l'evoluzione e lo sviluppo dell’uomo dalla nascita alla morte
  • La psicologia di comunità che si rivolge in modo particolare alla relazione tra individuo e collettività

La psicologia nasce e si sviluppa come scienza autonoma con gli studi di Wundt che, nel 1789, fondò a Lipsia il primo laboratorio di psicologia sperimentale all’interno del quale si occupava di fare ricerca sulla sensazione e sulla percezione umana. Un successivo sviluppo della disciplina si ebbe grazie agli studi sperimentali di Watson, padre del comportamentismo, di quella corrente cioè che, al fine di studiare il funzionamento mentale, osservava e misurava il solo comportamento manifesto.

La mente umana, infatti, sostengono ancora oggi i comportamentisti, è una scatola nera: ciò che avviene al suo interno è inconoscibile e dunque non verificabile e, di conseguenza, ciò che può essere studiato è il solo comportamento emesso da un individuo sottoposto ad uno specifico stimolo.

La Gestalt è una corrente che sosteneva la teoria secondo la quale i fenomeni psichici non potessero essere frammentati e studiati in modo distinto l’uno dall’altro ma studiati nel loro insieme. I processi mentali sono molto di più della semplice somma delle parti prese singolarmente, hanno cioè una struttura e un’organizzazione ben diversa dai singoli elementi che li costituiscono come ad esempio una melodia che, pur essendo composta da singole note musicali che si ripetono, ha in sé una struttura e una “forma” estremamente diversa.

La psicoanalisi nasce ufficialmente nel 1901 con la pubblicazione del più famoso dei saggi freudiani: l’“Interpretazione dei sogni” con il quale l’autore chiarisce una nuova visione della psiche umana e del suo funzionamento. Il comportamento ma anche il disagio mentale avrebbero origine da contenuti inconsci.

1.1 La relazione con il paziente

L’OSS è una figura professionale di fondamentale importanza nella gestione della relazione con il malato, per il ruolo di mediazione con la figura medica e con l’azienda sanitaria. Questa sua particolare posizione lo mette spesso a contatto con i sentimenti dei pazienti che, con maggiore difficoltà, riescono ad essere espressi con il medico con il quale si instaura un rapporto meno confidenziale e più centrato su aspetti clinici.

All’interno dell’istituzione non è sempre facile trovare tempi e spazi adeguati per comunicare con il paziente. Il principale rischio è che, agli occhi dell’operatore e del medico, la persona sia considerata solo “paziente” e come “malato” e di conseguenza non siano riconosciuti altri aspetti della persona come i suoi bisogni e sentimenti.

1.2 I bisogni

In psicologia il bisogno si definisce come uno stato di carenza che spinge l'organismo a rapportarsi con l’ambiente al fine di eliminarlo o ridurlo. I bisogni sono il "motore" dell'attività dell'uomo. Se riflettiamo su ciò che ci spinge a compiere un'azione piuttosto che un'altra, ci rendiamo conto che la causa risiede nei bisogni. Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow ideò il concetto di “gerarchia dei bisogni o necessità”. L'individuo si realizza passando per i vari stadi di bisogno i quali necessitano di essere soddisfatti in modo progressivo.

Sostiene l’autore che un individuo riuscirà a percepire un bisogno di ordine superiore solo nel caso in cui avrà soddisfatto quelli di ordine inferiore. Di seguito sono elencati i bisogni identificati dall’autore:

  • I bisogni fisiologici: sono i bisogni che garantiscono la sopravvivenza (fame, sete, desiderio sessuale) e funzionali al mantenimento fisico dell’individuo. Nella scala delle priorità i bisogni fisiologici sono i primi a dovere essere soddisfatti in quanto alla base dell’istinto di autoconservazione.
  • I bisogni di sicurezza: i bisogni di appartenenza, stabilità, protezione e dipendenza giocano un ruolo fondamentale soprattutto nel periodo evolutivo, insorgono nel momento in cui i bisogni primari sono stati soddisfatti.
  • Il bisogno di stima: l’individuo sente il bisogno di essere percepito dalla comunità sociale come un membro valido, affidabile e degno di considerazione.
  • Il bisogno di autorealizzazione: si tratta di un'aspirazione individuale a essere ciò che si vuole essere, a diventare ciò che si vuole diventare, a sfruttare a pieno le proprie risorse e le proprie capacità.

1.3 I bisogni del paziente

Virginia Henderson ha analizzato i bisogni e le necessità dell’uomo in condizione di malattia. La salute è uno stato dell’individuo caratterizzato da indipendenza ed autonomia insieme ad una sensazione di benessere percepito sia a livello biologico, sia a livello psicosociale. Quando un individuo non si trova in questo stato, avverte frustrazione e malessere.

L’OSS ha il dovere professionale di rispondere ai bisogni del paziente agendo come supplente quando il paziente non sia in grado di soddisfare i propri bisogni in modo autonomo. Virginia Henderson elenca 14 attività fondamentali che l’OSS (allora l’infermiere) deve eseguire al fine di aiutare il paziente:

  • Aiutare l’ammalato a respirare
  • Aiutare l’ammalato a mangiare e bere
  • Aiutare l’ammalato nelle funzioni eliminatorie
  • Aiutare il malato a mantenere una corretta postura
  • Aiutare l’ammalato a riposare e dormire
  • Aiutare l’ammalato a vestirsi e spogliarsi
  • Aiutare l’ammalato a mantenere una giusta temperatura
  • Aiutare l’ammalato a mantenersi pulito
  • Aiutare l’ammalato a proteggersi dai pericoli dell’ambiente
  • Aiutare l’ammalato ad esprimere le sue necessità e i suoi sentimenti
  • Aiutare l’ammalato nella pratica della propria religione
  • Aiutare l’ammalato ad occuparsi di un’attività
  • Aiutare l’ammalato nella ricreazione
  • Aiutare l’ammalato a informarsi

1.4 La relazione d’aiuto

Si ha una relazione di aiuto quando vi è un incontro fra due persone di cui una si trovi in condizioni di sofferenza/confusione/conflitto/disabilità, rispetto ad una determinata situazione o un determinato problema e un’altra persona che invece è dotata di grado “superiore” di adattamento/competenza/abilità rispetto a queste situazioni o tipo di problema.

Se fra queste due persone si riesce a stabilire un legame, è probabile che la persona in difficoltà inizi un processo di maturazione/chiarificazione/apprendimento che la porti ad avvicinarsi all’altra persona migliorando, di conseguenza, la propria condizione.

Una relazione di aiuto si caratterizza per genuinità (essere autentici), accettazione incondizionata (capacità di interagire senza dare giudizi morali) e comprensione empatica (capacità di mettersi nei panni dell’altro). La persona che chiede aiuto si sente vulnerabile, insicura e per mettere la persona nella condizione di sentirsi accolta, colui che offre aiuto deve essere consapevole del proprio modo di comunicare.

1.5 La comunicazione umana

Vi sono degli aspetti fondamentali per comunicare attenzione e interesse per l’altro e passano attraverso due canali: quello non verbale e quello verbale. Lo studio della comunicazione umana mette in luce che essa ha un effetto “pragmatico” sugli interlocutori e quindi contemporaneamente modifica ed è modificata dalle relazioni. La comunicazione umana è regolata da alcune leggi fondamentali chiamate “assiomi”:

1° Assioma: È impossibile non comunicare: l’espressione del volto, il contatto oculare, l’andatura, i gesti e la mimica, il silenzio, la distanza interpersonale, il tono di voce sono una comunicazione. Un contatto oculare regolare e continuato, ad esempio, generalmente comunica interesse per lo scambio interpersonale. La mimica facciale fornisce informazioni sul tipo e sull'intensità delle emozioni. La posizione del corpo, degli arti, il modo in cui una persona si siede, si alza e cammina, riflettono l'atteggiamento che la persona ha con se stessa e con gli altri. La postura e l'andatura di una persona con la quale si comunica, possono rivelare irrequietezza, timore, sicurezza. Un altro importante aspetto della comunicazione non verbale è la distanza interpersonale. In particolare, la distanza interpersonale si distingue in:

  • Intima (0- 2,5 cm)
  • Personale (2,5-1 m)
  • Sociale (1 m- 3,5 m)
  • Pubblica (oltre 3,5 m)

2° Assioma: Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione: in un qualsiasi messaggio oltre all’informazione esiste anche un altro messaggio, implicito, che descrive il tipo di relazione esistente tra chi parla.

3° Assioma: La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti. Ogni parlante interpreta lo scambio in modo tale da vedere il proprio comportamento come causato dal comportamento dell’altro e mai come causa della reazione dell’altro, e viceversa.

4° Assioma: Gli esseri umani comunicano sia con un modulo numerico sia con un modulo analogico: il linguaggio numerico riguarda l’uso di parole mentre il linguaggio analogico consiste nella comunicazione non verbale (gesti, espressioni del volto, inflessioni della voce, sequenza del ritmo e cadenza delle stesse parole). Una comunicazione per essere chiara e comprensibile deve impiegare entrambi i canali.

5° Assioma: Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza. L’interazione simmetrica è caratterizzata dall’uguaglianza mentre le relazioni complementari sono invece caratterizzate dalla differenza.

1.6 L’ascolto

La capacità di ascoltare è considerata una componente essenziale soprattutto nelle relazioni di aiuto infatti permette all’altro di poter esporre, senza essere interrotto, i propri problemi. Oltre a non interrompere l’interlocutore è possibile esprimere attenzione ed interesse per sue parole attraverso alcuni atteggiamenti.

Messaggi di accoglimento: indicano all'altro che lo stiamo seguendo e ascoltando; possono essere non verbali (un cenno della testa, un sorriso) o verbali ("ti ascolto", "sto cercando di capire").

Espressioni facilitanti: incoraggiano l'altro a parlare e ad approfondire quello che sta dicendo, senza valutare né giudicare (ad es. "Vorresti dirmi qualcosa di più su questo problema?", "è interessante continua", "Sembrerebbe che tu stia provando dei sentimenti molto forti a riguardo").

1.7 Salute, malattia e disagio

Si definisce una condizione di salute uno stato di benessere fisico e psichico dell’organismo umano, derivante dal buon funzionamento di tutti gli organi e gli apparati. “Benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia” (OMS).

La malattia è uno stato patologico a causa dell’alterazione della funzione di un organo o di tutto l’organismo.

Il disagio è la percezione della malattia avvertita come fonte di privazione e sofferenza o scarsità o mancanza di cose necessarie.

Anche il concetto di salute si differenzia in:

  • Fisica: è la parte più visibile e si riferisce al funzionamento dell’organismo;
  • Psichica: si riferisce alla capacità di costruire, elaborare ed articolare il pensiero in modo coerente ma anche alla funzionalità di tutte le competenze psicologiche;
  • Emotiva: è la capacità di gestire con equilibrio le emozioni;
  • Relazionale: è la capacità di interagire con equilibrio con altri individui e con l’ambiente;
  • Spirituale: è strettamente connessa al sistema di valori che caratterizza il modo di concepire l’esistenza;
  • Sociale: si tratta di una dimensione importante perché non si può ritenere e mantenere “sano” un individuo che si trovi in un contesto sociale malato di problemi sanitari, economici, politici, culturali, ambientali, etnici e altro.

1.8 Relazione d’aiuto e sindrome del burn out

Uno dei tanti rischi emotivi in cui incorre chi lavora nelle relazioni d’aiuto è la sindrome del “burn out” che letteralmente significa “bruciato” “esaurito” e che viene impiegato per indicare un graduale e duraturo distacco emotivo dagli assistiti e una perdita di interesse e passione verso il proprio lavoro. Le fasi sono:

  • Iniziale, dell'entusiasmo idealistico
  • Dello stress lavorativo, in cui si avverte un progressivo squilibrio tra richieste e risorse (soprattutto emotive)
  • Di esaurimento, in cui si comincia a pensare di non aiutare realmente nessuno, e in cui compare la tensione emotiva, l'irritabilità, l'ansia
  • Di allontanamento e disinteresse, apatia, rigidità e cinismo

Capitolo 2: Le funzioni psichiche

2.1 La percezione

La percezione è una funzione psichica che consente l’esperienza della realtà esterna ed interna all’individuo. I sensi riproducono fedeli riproduzioni della realtà esterna ma il cervello elabora ed integra tali informazioni al fine di attribuirgli un significato. La percezione funziona in base a principi (elaborati dalla Gestalt) quali:

  • Legge della sovrapposizione: la tendenza a organizzare e a distinguere gli oggetti differenziandoli in figura e sfondo. Qualsiasi oggetto è cioè percepito come stagliato su uno sfondo.
  • Legge dell’area occupata: tendenza a percepire come figura l’elemento che occupa una superficie minore, mentre l’area che occupa la superficie maggiore viene identificata come sfondo.
  • Legge del destino comune: le aree determinate da un confine delimitato e chiuso sono percepite come figure sovrapposte ad uno sfondo.
  • Legge della buona forma: i dati percettivi vengono organizzati nella forma più semplice e coerente possibile.
  • Legge del raggruppamento per somiglianza: in un insieme di elementi disordinati vengono percepiti come figura gli elementi tra loro simili.

2.2 La coscienza

La coscienza è la funzione che consente la consapevolezza degli stimoli interni e degli stati interni all’individuo, lo stato di vigilanza, la capacità di risposta agli stimoli e della autoconsapevolezza, infine è strettamente legata anche ad altri funzioni psichiche come l’attenzione, la memoria ed il linguaggio.

2.3 L’attenzione

L’attenzione è una funzione mentale che ha lo scopo di focalizzare e selezionare alcune informazioni ed escluderne altre. Il processo di selezione è favorito o ostacolato dalle caratteristiche dello stimolo, dalle condizioni interne del soggetto, dalle aspettative e dalle condizioni ambientali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ma.ra80 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Mammarella Nicola.
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