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Émile Durkheim (1858-1917)

Lez. 23

Le forme elementari della vita religiosa

Le forme elementari della vita religiosa è un'opera del 1912, quindi scritta da un Durkheim maturo. Durkheim era di origini ebraiche-aschenazita, parlava ebraico e lo yiddish, per questo il suo cognome viene spesso pronunciato con accento germanico. La prima formazione di Durkheim è radicata nell'ebraismo-ashkenazita dell'Europa centrale; una formazione di tipo rabbinico, era destinato a proseguire gli studi rabbinici, ma decide di prendere un'altra strada. La terra in cui nasce e riceve la prima formazione è nella regione dei Vosgi (rilievi montuosi della Francia, ma dà anche il nome alla regione, che si trova a sua volta nella regione della Lorena, sempre contesa tra Francia e Germania), nella città di Épinal, molto vicina ai confini con la Germania.

Si forma all'École Normale Supérieure, che in Italia potremmo paragonare alla Scuola Normale, radicato nello spirito della Rivoluzione Francese, da cui si sarebbero dovute formare le élite culturali del paese. Muore nel 1917 e la sua opera che noi studieremo è del 1912, ma non è l'opera che lo ha reso famoso. Il primo “La divisione del lavoro sociale” (1886) e lo studio sul suicidio, motivo per il quale ancora oggi viene studiato.

La divisione del lavoro sociale

Quest'opera pone la divisione del lavoro come indicatore delle società complesse, ovvero quelle che presentano un elevato numero di individui. Per evitare che gli individui si scannino in una lotta per la concorrenza che metterebbe a pericolo la società, essa diversifica il lavoro. Nella divisione del lavoro, Durkheim identifica il modo in cui la società sopravvive al possibile rischio che un eccessivo numero di individui la possa distruggere.

La tesi del suicidio

Durkheim sviluppa l'idea che il suicidio non sia un gesto privato, ma sia un prodotto sociale, dovuto al fatto che le istituzioni dominanti non sono più in grado di imporre agli individui dei sistemi valoriali nei quali ciascuno sente di condividere. Questo produce una mancanza di norme, un'assenza di legge, e questa sarebbe la ragione sociale del suicidio. Le grandi religioni funzionano proprio perché riescono a forgiare dei sistemi di norme, riempiono il vuoto di norme che non sono in grado di proporre le società.

L'elemento religioso è importante per Durkheim per conoscere la società e comprendere il suo funzionamento.

Le forme elementari della vita religiosa (1912)

Durkheim sviluppa l'intuizione tra elemento religioso e studio della società che aveva portato alla luce con la monografia sul suicidio. La tesi di fondo, infatti, è il nesso tra società e religione.

Le forme elementari della vita religiosa - Struttura

  • Introduzione importante che dichiara l'oggetto della ricerca di Durkheim.
  • I Libro: Questioni preliminari.
  • II Libro: Credenze elementari.
  • III Libro: Riti.

Questioni preliminari

In questo libro si ha davanti il lessico su cui Durkheim ragiona, con gli autori che sono il riferimento polemico o di debito nei confronti dei quali Durkheim interagisce. Il I Libro ha davvero i contenuti necessari per sviscerare quest'opera.

Nell'introduzione dice infatti: “La conclusione generale di questo libro è che la religione è un fatto eminentemente sociale” - Non pensa che la religione sia solo una sovrastruttura della società, anzi vuole conoscere la religione per capire meglio la società. Eppure si vede che il suo interesse è capire in cosa consiste la religione, che cosa è la sua essenza e la risposta che si dà è che la sua genesi è eminentemente sociale.

Secondo la manualistica, Durkheim è un funzionalista, in quanto assieme a Weber viene definito padre della sociologia delle religioni. Egli risponde alla domanda "a che cosa serve la religione?" con "per comprendere meglio la società", ma sempre secondo i manuali Durkheim si approccia alla religione per spiegare la società. Impressione che effettivamente si potrebbe avere se si legge l'introduzione distrattamente.

“Le rappresentazioni religiose sono rappresentazioni collettive esprimenti realtà collettive: i riti costituiscono modi di agire che nascono entro gruppi costituiti e sono destinati a suscitare, conservare e riprodurre taluni stati mentali dei gruppi stessi” - in questo brano c'è la conferma che la religione ha due pilastri: le rappresentazioni e i riti. Si ha però l'impressione che conoscere le rappresentazioni e i riti sia funzionale a conoscere la società. (se si legge distrattamente).

La proposta di Durkheim è più radicale.

“Tutte le credenze religiose, semplici o complesse, a noi note presentano una caratteristica comune: suppongono la sistemazione delle cose, reali o irreali, in due generi opposti” - Durkheim sembra interessato a dare una risposta a che cosa serve la religione e la risposta sarebbe “la religione serve a razionalizzare l'ordine sociale/da un ordine alla società che altrimenti sarebbe disordinata”. Durkheim sembra quindi interessato alla religione e ai due pilastri (riti e rappresentazioni) solo per capire l’ordine sociale.

Non è falso, ma incompleto, perché l’interesse di Durkheim è più radicale.

“La problematica sociologica [...] come ogni scienza positiva, si propone anzitutto di spiegare una realtà attuale [...]. Questa realtà è l’uomo” - lo studio della società per Durkheim deve giungere ad una realtà attuale, quindi se la religione è davvero funzionale alla società, allora anche lo studio della società non è fine a sé stesso, perché a Durkheim interessa l’uomo.

“A noi occorre una realtà concreta, che solo l’osservazione storica ed etnografica è in grado di rivelarci” - Durkheim ha un interesse guidato verso una realtà attuale e concreta.

“È utile [...] sapere in che consista questa o quella religione particolare, ma ancor più importa indagare cosa sia la religione in generale” - ci sono elementi permanenti che costituiscono il contenuto oggettivo del concetto di religione. A Durkheim interessa sapere cosa sia la religione e non solo che cosa la religione è utile a comprendere la società (risposta: la religione è utile per comprendere la società perché senza religione la società non ci sarebbe ordine e sarebbe confusa).

A Durkheim interessa la sostanza della religione, che cos’è in generale.

Durkheim è quindi un sostantivista

Vuole comprendere la religione, la società intesa in quanto l’uomo. Lui è convinto che la religione sia qualcosa di esclusivamente umano, soggetto della società.

Qual è l’essenza della religione per Durkheim?

La distinzione tra religione e sacro, ma soprattutto tra sacro e profano, che sono più di due contrari, sono due alterità assolute, qualcosa che non può neanche essere detta come contraria dell’altro perché le si metterebbe su un piano uguale, mentre secondo Durkheim non possono neanche essere messe a confronto.

Risposta al naturismo e all'animismo

L’opera di Durkheim potrebbe essere intesa come l’alternativa rispettivamente al naturismo e all’animismo.

Naturismo → secondo il quale il fenomeno religioso non è innato nell’uomo, ma si origina dal contatto dell’uomo con gli eventi naturali (Max Muller, autore di riferimento, studioso della sapienza velica che aveva approcciato lo studio delle religioni attraverso lo studio della lingua) = religione nata dall’impatto dell’uomo con l’esterno.

Animisti → impostazione anglofona/età vittoriana impero britannico; ritengono che il fenomeno religioso sia innato nell’uomo, una cosa che fa parte del cervello umano e della configurazione del pensiero umano e ha origine nel concetto di anima. Per Durkheim il fenomeno religioso ha origine nella società (lo enuncia lui come conclusione del suo libro nell’introduzione).

La società che è sia innata nell’uomo, in quanto composta da individui, sia esterna al singolo, perché lo eccede (un singolo non può fare una società intera).

I naturisti e gli animisti erano interessati a trovare la sostanza della religione e non a comprendere la sua utilità per la comprensione di qualcos’altro (società). Dato che i suoi interlocutori erano animisti e naturisti e questi cercavano la sostanza della religione, allora Durkheim non poteva non essere interessato anche lui. Lui cerca di trovare una risposta alla sostanza della religione alternativa alle altre due proposte.

È importante sapere che Durkheim rinnega l’idea che un singolo possa creare un fenomeno religioso.

Lez. 24

Alla domanda che cos’è la religione non c’è spazio per un confronto tra Durkheim e Filoramo. Questi intellettuali si ponevano sul filo di una discussione lunga e radicata nella filosofia moderna. Se noi guardiamo questa discussione sull’origine della religione come qualcosa di interno o esterno, all’interno del problema della conoscenza, allora il naturismo corrisponde alla tradizione empirista (la conoscenza comincia con l'esperienza sensibile).

Invece l’animismo corrisponde alla tradizione innatista, cioè le categorie con cui l’uomo conosce la realtà sono innate all’uomo, l’uomo nasce con queste categorie conoscitive. Durkheim si pone a metà strada tra la declinazione ottocentesca dell’empirismo e dell’innatismo (tra naturismo e animismo). Già nell’introduzione è stato scritto tutto.

“Esiste, nella radice dei nostri giudizi, un contingente di nozioni essenziali che dominano l'intera nostra vita intellettuale: le categorie dell'intelletto, come le chiamano i filosofi a partire da Aristotele: tempo, spazio, genere, numero, causa, sostanza, personalità, etc. Esse corrispondono alle proprietà universali delle cose. Come salde cornici serrano il pensiero, che non può sottrarsi a esse [...]: poiché non sembra possibile pensare oggetti che stiano fuori del tempo e dello spazio, non siano numerabile, etc. Le altre nozioni sono contingenti e mobili: è concepibile che a un uomo, a una società, a un'epoca possano mancare: le categorie invece ci appaiono quasi inscindibili dal normale funzionamento dello spirito. Sono, per così dire l'ossatura dell'intelligenza” - il lessico con il quale Durkheim ragiona è quello di collocarsi in una tradizione che ha 400 anni di pensiero, confrontarsi con i grandi maestri dell’innatismo e dell’empirismo.

Queste categorie dell’intelletto per Durkheim:

“Son nate nella religione e dalla religione. Sono un prodotto del pensiero religioso” ma della religione come “fatto eminentemente sociale” e “la società è una realtà sui generis, con caratteristiche proprie [...]. Le rappresentazioni che l’esprimono hanno, perciò, tutt’altro contenuto di quelle individuali [...]. Si capisce, allora, come la ragione abbia il potere di trascendere la portata delle conoscenze empiriche” - a questo brano, la risposta di Durkheim con “la religione è un fatto eminentemente sociale” è un tentativo di porsi in un contesto intellettuale (naturisti, animisti) che a sua volta è l’appendice della tradizione della filosofia moderna, della riflessione sulla conoscenza rispettivamente come concezione innatista o empirista.

- Tre cose su questo brano: i termini usati per spiegare i problemi con cui Durkheim cerca di confrontarsi sono le categorie dell’intelletto, una riflessione cardine della riflessione filosofica moderna.

- Durkheim ci dice che queste categorie sono del tutto umane, non provengono dalla natura, ma ciascuno di noi le ha da subito in quanto da quando nasce si trova in un contesto sociale. Questo contesto è esterno all’individuo in quanto tale = idea di trascendenza, un individuo da solo non può rendere la società, la società è un ente sui generis perché un po’ dentro di noi e un po’ ci trascende, ci supera.

Critica a Muller

Naturisti → quando Durkheim ha in mente i naturisti ha in mente Max Muller, studioso di lingue orientali, uno dei maestri della sapienza vedica (indiana-antica). Nella proposta di Muller, la religione e la sfera del religioso nasce da un senso di stupore che l’individuo avrebbe davanti ai grandi fenomeni naturali, che nel momento in cui viene interiorizzato come religione avviene attraverso il linguaggio, ossatura del pensiero. Nello scarto tra pensiero e linguaggio nasce il religioso, come una sorta di errore/approssimazione.

Durkheim muove due critiche verso Muller:

  • Critica di natura linguistica: critica le interpretazioni che Muller dà delle radici linguistiche indoeuropee.
  • Critiche di approccio di due tipi:
    • Durkheim ammette l’idea che le religioni servano a fornire la prima razionalizzazione dello stupore davanti alla natura, ma non può accettare la tesi che le religioni nascono dallo scarto tra linguaggio e pensiero e quindi nascono da un'illusione. Le religioni sono le tradizioni plurimillenarie che governano la storia di grandi civiltà e non è possibile che le grandi tradizioni durevoli e che hanno governato la storia dell’umanità siano solo nate da illusioni; allora le religioni sarebbero scoppiate come una bolla di sapone, velocissimamente. Se perdurano negli anni c’è qualcosa di più di un semplice scarto tra linguaggio e pensiero.
    • Il concetto di stupore, articolato in tre punti:
      • La natura in sé non è fatta di elementi eccezionali, cioè non stupisce più di tanto, è una cosa regolare.
      • Non è la grandezza del fenomeno che genera il senso del sacro, ma piuttosto il tipo di fenomeno = per esempio gli dei zoomorfi non erano necessariamente grandi animali, venivano adorati anche gli uccellini.
      • Durkheim dice che se la religione infonde il potere di regolare la natura, allora come può essere fondata sulla natura se questa è ciò che si vuole controllare = se la religione dovrebbe servire per controllare le forze della natura che provoca stupore, allora come può dalla natura arrivare l’antidoto contro sé stessa?

[Riassunto critica di approccio: l’impossibilità di credere che le grandi civiltà si reggano su allucinazioni collettive, la natura è più monotona che fonte di stupore, i primi dei erano anche cose molto piccole e minimali e poi la contraddizione che la natura dalla quale nasce la religione, non può anche fornire i mezzi per controllare la natura stessa].

Teoria del totemismo

Il cardine del libro di Durkheim è il totemismo, che si trova appunto radicato nella critica all’animismo, (a Tylor e Spencer), dal quale appunto nasce la Teoria del Totemismo. L’autore di riferimento principale di Durkheim è Edward Tylor, che nel 1871 pubblicò Primitive Cultures, la cui tesi di fondo è che la storia della religione è di tipo evolutivo, si parte da un primo stadio animista, si passa ad uno stadio intermedio politeista, per poi giungere al monoteismo. Con Tylor siamo in un contesto positivista di fine ottocento, evoluzionista, mentalità dell’Inghilterra vittoriana. La proposta di Tylor regge sul concetto di anima, forgiata dalla filosofia occidentale che lui poi esporta nelle popolazioni lontane dall’occidente filosofico. Concetto di anima in quanto doppio del corpo e della persona, di cui secondo Tylor tutti farebbero esperienza durante il sonno.

Critica di Durkheim a Spencer e Tylor

Si basa sulla critica del passaggio dall’animismo al politeismo. Per poter dimostrare il passaggio da animismo a politeismo, gli animisti devono mostrare la credenza che l’anima non è stata mutuata, perché se la credenza di anima è stata in realtà importata dai missionari dell’ottocento, allora non è più una forma elementare di religione. Loro dimostrano ciò supponendo che qualsiasi uomo, anche il più selvaggio, quando dorme si fa l’idea di un suo doppio che si distacca dal corpo e viaggia.

Poi è necessario spiegare come dall’idea di anima in quanto doppio dell’uomo si sia generata l’idea di spirito (realtà immateriale) e loro ci riescono supponendo che il passaggio da anima ad entità immateriale sia avvenuto con il culto dei morti; lo spirito diventa l’anima doppia del morto = anima oggetto di adorazione. Spiegano poi come dall’idea di spirito umano si sia derivato al culto degli spiriti non umani e loro pensano di riuscirci postulando che nel primitivo ci sia un’innata incapacità di distinguere ciò che è animato e ciò che è inanimato, un po’ come i bambini.

Analoga spiegazione se la dà Spencer, i primitivi proiettano sugli oggetti naturali delle caratteristiche tipicamente umane (sentimenti, emozioni) - fanno quindi confusione. Da questo errore nasce l’idea di culti di entità non materiali legate alle realtà materiali. Tutta la teoria del totemismo di Durkheim si basa sullo smontare l’idea di Spencer: non è una confusione tra realtà animate e non, ma si tratta di un preciso concetto di sacro.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/06 Storia delle religioni

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