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laboratorio per l’esame citologico mirante ad accertare la presenza di cellule tumorali.

Dovrete rimanere sdraiati immobili per circa un’ora, per ridurre le possibilità che insorga un

mal di testa. La maggior parte dei pazienti non ha problemi, anche se a volte l’inserimento

dell’ago può dare una sensazione di formicolio alla parte posteriore delle gambe. È un

effetto innocuo, ma potrebbe destare le vostre preoccupazioni se non siete stati avvertiti di

questa possibilità. Alcuni pazienti accusano mal di testa per qualche giorno e potrebbe

essere anche necessario assumere degli analgesici.

RMN

È una tecnica radiografica simile alla TAC, ma a differenza di questa, che sfrutta i raggi X,

si serve dei campi magnetici per dare una serie di immagini in sezione delle strutture interne

dell’organismo.

L’intera procedura, che è assolutamente indolore, anche se la macchina è molto rumorosa

(!), può durare fino ad un’ora; in questo arco di tempo dovrete rimanere sdraiati

perfettamente immobili sul lettino all’interno di un cilindro metallico aperto ad entrambe le

estremità. Il cilindro è un magnete molto potente, e per tale motivo prima dell’inizio della

procedura dovrete togliervi tutti gli oggetti metallici. I portatori di apparecchi cardiaci,

pace-maker, graffe chirurgiche o chiodi ortopedici non possono essere sottoposti a RMN

proprio per il fatto che questa fa uso di campi magnetici. Se avete manipolato metalli o

avete lavorato nell’industria metallurgica, informate l’oncologo; infatti, potrebbero essere

presenti nel vostro organismo minuscoli frammenti metallici, senza che voi ne siate

consapevoli, e ciò potrebbe creare dei problemi.

Il fatto di dover rimanere così a lungo all’interno del cilindro potrebbe dare problemi di

claustrofobia, ma usualmente è consentito far rimanere un accompagnatore nella sala che

possa tenervi compagnia. Se i luoghi chiusi vi danno fastidio, fareste comunque bene a

informare il radiologo che esegue la RMN in modo che possa offrirvi ulteriore sostegno

durante lo svolgimento dell’esame.

PET

È una tecnica molto sofisticata, utilizzata solo in centri altamente specializzati. Questo

significa che, nel caso fosse indicata, potrebbe essere necessario che vi rechiate in una città

diversa da quella in cui vivete, magari anche molto distante. La PET non è indispensabile,

ma potrebbe essere utile. La PET può fornire indicazioni per la stadiazione del linfoma,

come anche sulla natura di eventuali masse residue dopo aver terminato il trattamento per

stabilire se si tratta di tessuto cicatriziale o di cellule tumorali.

Stadiazione

Stadio 1: il tumore interessa un unico distretto linfonodale

Stadio 2: il tumore interessa due o più distretti linfonodali situati tutti da un solo lato del

diaframma

Stadio 3: il tumore è localizzato ai linfonodi su entrambi i lati del diaframma

Stadio 4: il tumore si è diffuso oltre i linfonodi con metastasi a distanza, per esempio a

fegato, polmoni o ossa

All’indice numerico, il linguaggio medico affianca per convenzione anche le lettere A o B

ad indicare l’eventuale presenza di sintomi. Il vostro oncologo vi chiederà se avete perso

molto peso, se avete febbre o accessi di sudore. Se siete asintomatici, ossia se le vostre

risposte saranno negative, il tumore verrà classificato come A, mentre se siete sintomatici

come B. 4

Una volta che l’oncologo avrà accertato la localizzazione del linfoma, saprà di che tipo e

grado è e avrà stabilito se siete sintomatici o asintomatici, potrà pianificare il trattamento

che reputa più efficace per il vostro caso.

Terapia

Negli ultimi anni sono stati compiuti notevoli progressi nel trattamento dei linfomi non

Hodgkin ed è in costante aumento il numero di malati che oggi guariscono, anche nei casi

in cui il tumore è molto diffuso. Le metodiche terapeutiche più usate sono la radioterapia e

la chemioterapia, che possono essere attuate da sole o in combinazione a seconda del caso.

Il vostro oncologo pianificherà il trattamento tenendo conto di molti fattori, quali, per

esempio, le vostre condizioni generali e l’età, il tipo e la localizzazione del linfoma, nonché

l’eventuale presenza di metastasi a distanza.

Linfomi di grado basso

I linfomi di grado basso crescono molto lentamente e a volte non richiedono un

trattamento per molto tempo, ammesso che poi sia necessario attuarne uno, e tutto ciò che

il paziente deve fare è sottoporsi a controlli periodici. Di solito, qualora sia necessario

intervenire, il trattamento di prima scelta è la chemioterapia. Se il linfoma è localizzato ad

un solo distretto linfonodale, l’oncologo potrebbe consigliare una radioterapia con

irradiazione solo su quell’area. Alcuni pazienti affetti da linfoma di grado basso guariscono.

Dopo il trattamento, quasi tutti i pazienti hanno un periodo di remissione, ossia non

evidenziano alcun segno di malattia in atto. Quando poi dovessero insorgere nuovamente

segni di ripresa della malattia, è possibile attuare un secondo trattamento, al quale potrà

seguire di nuovo un periodo di remissione. I linfomi non Hodgkin di grado basso possono

essere tenuti sotto controllo per molti anni.

Linfomi di grado alto

I linfomi di grado alto sono a crescita rapida e richiedono un trattamento sotto forma di

chemioterapia intensiva. Nella maggior parte dei casi la chemioterapia è su base

ambulatoriale, anche se a volte potrebbe essere necessaria una breve degenza in ospedale. Il

tumore potrebbe diffondersi al sistema nervoso; pertanto, in alcuni casi i farmaci vengono

iniettati direttamente nel fluido che circonda il midollo spinale, con una procedura simile

alla puntura lombare (v. pag. ……). La chemioterapia spesso riduce le dimensioni dei

linfomi non Hodgkin di grado alto in poco tempo. Qualora sussista il rischio che la malattia

si ripresenti dopo il trattamento standard (si parla in tal caso di recidiva), si possono attuare

altri trattamenti quali chemioterapia in dosi elevate con supporto di cellule staminali. Anche

la terapia può essere utile per tumori di grado alto localizzati, soprattutto se molto

voluminosi.

Nei bambini i linfomi non Hodgkin risultano quasi sempre di grado alto, per cui la

principale metodica terapeutica è la chemioterapia intensiva. Anche la radioterapia può

essere necessaria in alcuni casi.

La radioterapia consiste nell’uso di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule

tumorali, cercando al tempo stesso di danneggiare il meno possibile le cellule normali. È un

trattamento locale e può essere attuata se le cellule tumorali sono circoscritte ad una o due

aree linfonodali nella stessa regione corporea (stadio 1 e 2). Può essere attuata in

combinazione con la chemioterapia.

Il trattamento viene effettuato presso il centro di radioterapia dell’ospedale e il ciclo si

compone di solito di cinque sessioni dal lunedì al venerdì con una pausa nel week-end. La

durata del trattamento dipende dal tipo di tumore e dalle sue dimensioni.

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La chemioterapia consiste nell’impiego di particolari farmaci anticancro, detti citotossici o

antiblastici, per distruggere le cellule tumorali. Poiché vengono veicolati dal circolo ematico,

tali preparati possono raggiungere le cellule tumorali in ogni parte dell’organismo.

Per quanto riguarda i linfomi a crescita lenta, i chemioterapici, come già ricordato, possono

essere somministrati in compresse per cui, se sarete candidati a questa forma di terapia,

potrete attuarla da soli a casa, il che vi consentirà di continuare a svolgere le vostre normali

attività. In altri casi i chemioterapici vengono somministrati per endovena, ossia iniettandoli

direttamente in vena (nel braccio), e ciò richiede una breve degenza in ospedale.

Per i linfomi a crescita rapida la chemioterapia deve essere attuata per endovena. Di norma

il trattamento consiste nella somministrazione di una combinazione di più farmaci nell’arco

di diversi giorni; segue, quindi, un intervallo di qualche settimana per consentire

all’organismo di smaltire gli eventuali effetti collaterali. Il trattamento si protrarrà

probabilmente per diversi mesi durante i quali verrete sottoposti a controlli periodici. A

volte il regime terapeutico prevede la somministrazione del chemioterapico per endovena

una volta alla settimana nell’arco di un periodo più breve variabile dai tre ai quattro mesi.

Alcuni pazienti affetti da tipi particolari di linfoma sono sottoposti a puntura lombare

all’inizio della chemioterapia per verificare che il midollo spinale non sia invaso dalle cellule

tumorali. Spesso in questa stessa sede si inietta una dose di chemioterapia direttamente nel

fluido spinale.

La chemioterapia può essere eseguita come trattamento ambulatoriale, ma spesso potrebbe

richiedere un breve periodo di degenza in ospedale.

Linea centrale

Per alcuni pazienti che devono ricevere una chemioterapia più intensiva potrebbe essere

necessario predisporre una cosiddetta linea centrale, per esempio una linea di Hickman o

Groshong o PICC. Ciò faciliterà la somministrazione dei farmaci e il prelievo di campioni

di sangue, risparmiandovi il dolore e il fastidio derivanti da ripetute iniezioni in vena. La

linea centrale è un piccolo catetere flessibile di plastica, che viene inserito in una vena

principale e lasciato uscire sul torace. La procedura si esegue in anestesia locale o generale. I

chemioterapici e altri farmaci possono essere somministrati attraverso il catetere, mentre i

campioni di sangue possono essere prelevati con una semplice siringa. Il catetere rimarrà in

sito per tutta la durata del trattamento, dopodiché sarà rimosso abbastanza facilmente, se

necessario con somministrazione di un anestetico locale.

PICC, acronimo dall’inglese peripherally inserted central catheter, è una linea centrale inserita in

una vena periferica. In questo caso, infatti, il catetere viene inserito in una vena del braccio,

anziché in una vena principale sul torace. La PICC può essere applicata ambulatorialmente

in anestesia locale. Anche la PICC rimarrà in sito per tutta la durata del trattamento e potrà

essere utilizzata non solo per la somministrazione dei farmaci, ma anche per il prelievo dei

campioni di sangue. Essa sarà rimossa agevolmente alla conclusione del trattamento.

Chemioterapia in dosi elevate con supporto di cellule staminali

Alcuni pazienti richiedono una chemioterapia in dosi molto elevate (a volte in associazione

alla radioterapia). Lo scopo del trattamento, in questo caso, è accrescere le probabilità di

guarigione. Tuttavia, la chemioterapia in dosi elevate si prende normalmente in

considerazione solo se il linfoma non Hodgkin da cui siete affetti ha risposto bene al

trattamento, ma l’oncologo ritiene che molto alta la probabilità che ci siano ancora in

circolo delle cellule tumorali. Il trattamento si usa più spesso nei pazienti con linfoma non

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AUTORE

kalamaj

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DETTAGLI
Esame: Ematologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - 6 anni)
SSD:
Università: Foggia - Unifg
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kalamaj di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ematologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Foggia - Unifg o del prof Liso Arcangelo.

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