E I G
LL
EE
TT
TT
RR
OO
TT
EE
CC
NN
II
CC
AA PP
EE
RR NN
GG
EE
GG
NN
EE
RR
II
AA EE
SS
TT
II
OO
NN
AA
LL
EE
E I G
L
E T T R O T E C N
I
C A P
E R N
G
E G N
E R I
A E S
T I
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A
N A L
I S I I N C O R
R E
N T E C O N T I N U A
N A L
I S I I N C O R
R E
N T E C O N T I N U A
C
a p i
t o l
o 1 .
N
o z i
o n
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r e l
i
m i
n
a r i ( 1 . 1 )
N
o z i
o n
i p
r e l
i
m i
n
a r i ( 1 . 1 )
In questo capitolo gli argomenti sono trattati sinteticamente poiché, per la maggior parte, sono concetti già
incontrati nel corso di Fisica II, dove sono stati affrontati in maniera esaustiva. Le quantità principali che si
incontrano in elettrotecnica sono tensione, corrente e potenza. In questo corso denoteremo con lettere
minuscole le grandezze variabili nel tempo e con lettere maiuscole quelle costanti. Definiamo la corrente
come un movimento ordinato di elettroni a cui può associarsi una velocità media. Il principio che viene
seguito per creare corrente elettrica è quello di creare lacune per facilitare il movimento degli elettroni.
Definiamo come il seguente rapporto:
intensità di corrente elettrica i dq
= = Α
i [
i ]
dt
La tensione tra due punti A e B si definisce come il lavoro fatto per spostare una carica da A a B, diviso la
carica stessa. Dunque per il potenziale abbiamo: dW
= =
v v V
[ ]
dq
La potenza elettrica è definita come la capacità di erogare lavoro elettrico nell’unità di tempo:
dW dW dq
= = = =
P vi P W
[ ]
dt dq dt
Si ha una potenza negativa se questa viene rilasciata, positiva se assorbita. Un elementino generico che
possiede due poli A e B è detto, in elettrotecnica, Cominciamo a descrivere gli
bipolo. elementi circuitali passivi
(o ossia quelli che non sono in grado di generare potenza. Chiameremo un elemento
utilizzatori), resistore
circuitale che dissipa energia sotto forma di calore. Esso introduce una resistenza. Per conduttori ohmici vale
la legge di Ohm (v = R). La resistenza serve a mantenere ordinato il flusso di elettroni. In linea teorica la
i
legge di Ohm è sempre valida. Tuttavia ad un eccessivo aumento della corrente si trova, su un diagramma v-
un andamento parabolico, perché aumenta la temperatura del conduttore a causa del calore dissipato nel
i,
resistore per effetto Joule. La seguente esprime la variazione di resistenza in funzione della temperatura:
( )
( )
α
= + −
R R 1 t t
0 0
Il reciproco della resistenza dicesi e si misura in Siemens (S = Ω ). La potenza dissipata da un
-1
conduttanza G
resistore si trova facilmente dalla legge di Ohm, ed è sempre non negativa:
= = =
2 2
P vi i R v / R
R
Due resistori si dicono in serie se hanno un unico morsetto in comune e sono attraversati dalla stessa
corrente. Per ogni resistore scriviamo: = R ; = R . Dunque otteniamo:
v i v i
1 1 2 2
( )
= + = + =
v v v i R R iR
eq
1 2 1 2
Due resistori si dicono in parallelo se hanno due morsetti in comune e assumono la stessa differenza di
potenziale. Per ogni resistore scriviamo: = R ; = R . Dunque otteniamo:
v i v i
1 1 2 2
1 1 v
= + = + = = +
⇒
i i i v G G G
TOT 1 2 eq 1 2
R R R
1 2 eq
Nel caso di resistore in parallelo dunque la resistenza equivalente risulta minore di ciascuna singola
resistenza, mentre nel caso di resistori in serie è sempre maggiore delle singole. Sommando infinite
resistenze in parallelo si ottiene un ossia un conduttore a resistenza nulla. La grande
cortocircuito ideale,
potenzialità del collegamento in parallelo è la possibilità di scelta, poiché se viene a mancare il collegamento
su uno dei resistori, la corrente continua a circolare sugli altri. Si trova che la resistenza equivalente di due
resistori di pari resistenza R, collegati in parallelo è pari a R/2. Dicesi un dispositivo che può funzionare
tasto
sia da interruttore che da cortocircuito. Si dice (o un elemento circuitale formato da
capacitore condensatore)
due armature conduttrici tra le quali si ha induzione completa. Tale elemento introduce una capacità C,
intesa come attitudine ad immagazzinare cariche separate. Vale, per i condensatori: q = Cv, da cui:
R S – C S 1
II
CC
CC
AA
RR
DD
OO CC
II
M
EE
CC
AA LL
AA
UU
DD
II
OO CC
II
M
EE
CC
AA
R S – C S
M M
I
C C A R D
O C I
M
E C A L
A U D I
O C I M
E C A
E I G
LL
EE
TT
TT
RR
OO
TT
EE
CC
NN
II
CC
AA PP
EE
RR NN
GG
EE
GG
NN
EE
RR
II
AA EE
SS
TT
II
OO
NN
AA
LL
EE
E I G
L
E T T R O T E C N
I
C A P
E R N
G
E G N
E R I
A E S
T I
O N
A L
E
dv i 1 2
∫
= = − =
⇒ ⇒
i C dv dt v v i dt
2 1
dt C C 1
Se due condensatori sono collegati in parallelo hanno la stessa tensione. Possiamo allora scrivere:
dv dv
( )
= + = + =
i i i C C C
TOT 1 2 1 2 eq
dt dt
Due capacitori in serie hanno la stessa carica, e la formazione di cariche indotte è esattamente una forma di
corrente. Essendo i condensatori attraversati dalla stessa intensità di corrente possiamo scrivere:
1 1 1 1 CC
t t t
∫ ∫ ∫
= = = + = + =
⇒ ⇒ 1 2
v i dt ; v i dt v v v i dt C +
1 2 TOT 1 2 eq
−∞ −∞ −∞
C C C C C C
1 2 1 2 1 2
Per il condensatore è più facile parlare in termini di energia anziché di potenza, e dunque scriviamo:
( )
dv C C
2 2 2
∫ ∫
= = = = −
2 2 2
W Pdt vC dt v v v
12 2 1
dt 2 2
1
1 1
Per parlare del terzo elemento circuitale passivo (induttore), facciamo prima una breve introduzione sul
campo magnetico. Qualsiasi sistema percorso da corrente genera un campo magnetico. Le linee che ne
descrivono il campo non sono linee di forza, poiché la forza è sempre ad esse ortogonale. In elettrotecnica si
suole utilizzare, anziché il campo magnetico, il suo flusso Φ attraverso una superficie, poiché, essendo uno
scalare, è più facile da trattare. Per valori non troppo elevati tale flusso è proporzionale alla corrente.
Utilizziamo questa proprietà e la legge di Faraday per collegarci ai fenomeni elettrici:
Φ
d d ( Li ) di
= = =
v L
dt dt dt
dove la costante L è detta e si misura in Henry (H). Anche induttori (finalmente una novità!)
induttanza
possono collegarsi in serie e in parallelo. Il ragionamento è lo stesso usato per i resistori (si noti la
somiglianza della precedente equazione con la legge di Ohm). Avremo così: L L
{ } { }
= + = 1 2
serie L L L ; parallelo L +
eq 1 2 eq L L
1 2
Definiamo come un punto geometrico dove confluiscono più morsetti. Definiamo qualsiasi
nodo ramo
percorso elettrico compreso tra due nodi. Ricordiamo le leggi Kirchhoff:
Prima legge: Dato un nodo, la somma delle correnti confluenti è nulla. Per fare un bilancio delle
1 )
1 ) correnti occorre dunque definirne il verso convenzionale.
Seconda legge: Stabilito un percorso chiuso che incontri diversi elementi circuitali (maglia), la
2 )
2 ) somma algebrica delle tensioni è nulla.
Diamo ora uno sguardo a due elementi circuitali attivi: il ed il
generatore ideale di tensione generatore di corrente.
Il primo è un dispositivo capace di generare una differenza di potenziale, il secondo una corrente. Se la
tensione generata è costante, allora il generatore si denota con la lettera E. Se la corrente generata è costante
allora il generatore si denota con la lettera I. Due generatori di tensione possono collegarsi in serie, e la
tensione totale è la somma algebrica delle singole (se si collegano in parallelo si ha una forte scarica e si
portano allo stesso potenziale; si tratta tuttavia di una situazione pericolosa e per questa va evitata). Due
generatori di corrente si collegano invece solo in parallelo; collegandoli in serie si entra in una evidente
contraddizione. Vediamo ora in figura gli elementi circuitali (attivi e passivi) visti in questo capitolo. La
freccia indica la convenzione adottata sul verso della corrente, mentre i simboli esterni + e – indicano la
convenzione adottata sulla direzione di tensione (direzioni di riferimento associate):
R S – C S
2 II
CC
CC
AA
RR
DD
OO CC
II
M
EE
CC
AA LL
AA
UU
DD
II
OO CC
II
M
EE
CC
AA
R S – C S
M M
I
C C A R D
O C I
M
E C A L
A U D I
O C I M
E C A
E I G
LL
EE
TT
TT
RR
OO
TT
EE
CC
NN
II
CC
AA PP
EE
RR NN
GG
EE
GG
NN
EE
RR
II
AA EE
SS
TT
II
OO
NN
AA
LL
EE
E I G
L
E T T R O T E C N
I
C A P
E R N
G
E G N
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A E S
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P a r t
i
t
o r i
, l
i
n
e a r i
t
à e s
o v r a p
p
o s
i
z i
o n
e (
1 . 2 )
P a r t
i
t
o r i
, l
i
n
e a r i
t
à e s
o v r a p
p
o s
i
z i
o n
e (
1 . 2 )
Supponiamo di avere due resistori in serie, R ed R , connessi ad un generatore E. Risolvendo il circuito:
1 2
E E
= =
v R ; v R
+ +
1 1 2 2
R R R R
1 2 1 2
In generale vale sempre, per resistori in serie connessi ad un generatore di tensione:
n E
=
v R
i i n
∑ R j
=
j 1
Tale sistema è detto Supponiamo ora di avere 2 resistenze in parallelo connesse ad un
partitore di tensione.
generatore di corrente I. Risolvendo il circuito troviamo:
I I
= =
;
i G i G
+ +
1 1 2 2
G G G G
1 2 1 2
In generale vale sempre, per resistori in parallelo connessi ad un generatore di corrente:
n I
=
i G
i i n
∑ G j
=
j 1
Tale sistema è detto partitore di corrente.
Il principio di sovrapposizione degli
effetti può essere applicato ai generatori di
un circuito elettrico, quando gli elementi
sono tutti Un componente è lineare
lineari.
quando la sua principale caratteristica è
rappresentata, nel suo piano ideale di
riferimento, da una retta; ad esempio per
resistori e generatori si usa il piano
tensione – corrente, per capacitori si usa il
piano tensione – carica, mentre per
induttori tensione – flusso. Vediamo ora
un’applicazione, risolvendo il circuito in
figura. Questo si può scomporre come somma dei circuiti I e II, (aventi ciascuno un solo generatore) ai quali
applichiamo le formule dei partitori di tensione e di corrente rispettivamente:
E E v v
= = = =
Ι Ι
⇒
(Circuito I) 1 2
, ,
v R v R i i
Ι Ι Ι Ι
+ +
1 1 2 2 1 2
R R R R R R
1 2 1 2 1 2
I I
= − = = =
⇒
(Circuito II) , ,
i G i G v i R v i R
ΙΙ ΙΙ ΙΙ ΙΙ ΙΙ ΙΙ
+ +
1 1 2 2 1 1 1 2 2 2
G G G G
1 2 1 2
Dunque, per la sovrapposizione degli effetti:
= + = + = + = +
v v v v v v i i i i i i
; ; ;
Ι ΙΙ Ι ΙΙ Ι ΙΙ Ι ΙΙ
1 1 1 2 2 2 1 1 1 2 2 2
Precisiamo che la sovrapposizione degli effetti vale solo per tensioni e correnti (e dunque le potenze vanno
calcolate in un secondo momento).
T e o r e m i d
i T h
é v e n
i
n e N
o r t
o n e t
e o r e m a d
i M i
l
l
m a n (
1 . 3 )
T e o r e m i d
i T h
é v e n
i
n e N
o r t
o n e t
e o r e m a d
i M i
l
l
m a n (
1 . 3 )
Il per le reti elettriche afferma che qualunque circuito lineare, comunque complesso, visto
teorema di Thévenin da una AB (coppia di morsetti con la stessa corrente), è equivalente a un
porta cioè un generatore ideale di tensione in serie con un
generatore reale di tensione,
resistore. L'equivalenza vale per quello che accade all'esterno della rete e non
certo per quello che succede all'interno di essa. Una rete lineare resa bipolare
è pari alla
si comporta come un generatore reale di tensione la cui f.e.m. ξ eq
tensione a vuoto della rete alla porta AB (pari alla tensione tale da annullare
v 0
il sistema) e la cui resistenza R è pari alla resistenza interna R alla stessa
eq i
R S – C S 3
II
CC
CC
AA
RR
DD
OO CC
II
M
EE
CC
AA LL
AA
UU
DD
II
OO CC
II
M
EE
CC
AA
R S – C S
M M
I
C C A R D
O C I
M
E C A L
A U D I
O C I M
E C A
E I G
LL
EE
TT
TT
RR
OO
TT
EE
CC
NN
II
CC
AA PP
EE
RR NN
GG
EE
GG
NN
EE
RR
II
AA EE
SS
TT
II
OO
NN
AA
LL
EE
E I G
L
E T T R O T E C N
I
C A P
E R N
G
E G N
E R I
A E S
T I
O N
A L
E
porta AB, ovvero al rapporto tra tensione a vuoto e corrente di corto circuito I alla porta AB. Per
v 0 cc
resistenza interna si intende la resistenza vista dai nodi A e B quando la rete viene resa passiva, ossia quando
vengono spenti tutti i generatori, sostituendo, figurativamente, quelli di tensione con un cortocircuito e
quelli di corrente con un circuito aperto. Il afferma che una rete elettrica composta da
teorema di Norton
generatori di tensione, corrente e resistori con due terminali di uscita è equivalente a un generatore reale di
in parallelo con una resistenza. La corrente circolante, che entra da uno dei morsetti ed esce
corrente,
dall’altro è detta La R è la stessa dello schema di Thévenin. I due sono sistemi equivalenti:
di cortocircuito. eq ξ
= =
v R I
0 eq eq cc
Analizziamo il comportamento grafico
dei generatori reali. L’inclinazione dei
due grafici è dovuta alla resistenza
interna. Nel caso di un generatore reale
di tensione, più è bassa la resistenza, più
ci si avvicina al caso ideale (ed è minore
la potenza dissipata al suo interno). Nel
caso di generatore di corrente avviene il contrario, poiché più la resistenza è alta
più la corrente tende a non scorrere sul ramo dove è essa stessa presente (la
potenza dissipata risulta minore proprio perché scorre meno corrente sulla
resistenza).
Enunciamo ora un teorema, che sarà molto utile in seguito.
Supponiamo di avere una rete binodale come in figura.
Scriviamo la LKT per il percorso 1, 2 ed n:
− + + = = −
⇒
1) V R I E 0 I (
V / R ) ( E / R )
AB 1 1 1 1 AB 1 1 1
− + + = = −
⇒
2) V R I E 0 I (
V / R ) ( E / R )
AB 2 2 2 2 AB 2 2 2
− + + = = −
⇒
n ) V R I E 0 I (
V / R ) ( E / R )
AB n n n n AB n n n
Scrivendo LKC per il nodo A e sostituendo otteniamo:
+ + + =
→ + + + = + + +
sostituendo
I I I V G G G E G E G E G
... 0 ( ... ) ...
1 2 n AB 1 2 n 1 1 2 2 n n
n E
∑ i
R
=
= i 1 i
dalla quale ricaviamo: (Teorema
V di Millman)
∑
AB G j
j
Se sono presenti generatori di corrente alla precedente vanno aggiunti i valori di corrente al numeratore. In
generale il teorema afferma che la tensione ai capi del bipolo della rete è data dal rapporto tra la somma
algebrica delle correnti di cortocircuito dei singoli rami e la somma delle conduttanze di ogni ramo.
M e t
o d
o d
e i p
o t
e n
z i
a l
i d
i n
o d
o e d
e l
l
e c
o r r e n
t
i d
i a n
e l l
o (
1 . 4 )
M e t
o d
o d
e i p
o t
e n
z i
a l
i d
i n
o d
o e d
e l
l
e c
o r r e n
t
i d
i a n
e l l
o (
1 . 4 )
Si consideri il circuito in figura e supponiamo di volere conoscere le correnti sui vari resistori. Battezziamo i
nodi A, B e C e i loro rispettivi V , V e V (si tratta
potenziali