Elementi di storia del diritto medievale e moderno
Età tardo-antica
Il diritto è un fenomeno umano, una società senza uomini (uomini plurale, perché un solo uomo non ha bisogno del diritto) non ha bisogno del diritto. L’uomo sta nella storia, perciò il diritto è anche un fenomeno storico. Conoscere le cause di un fenomeno aiuta a conoscere e a comprendere il fenomeno stesso. Bisogna inoltre avere una coscienza critica per capire il fenomeno; la storia ci aiuta a giudicare e a criticare. Il diritto è legato alla società; nell’approcciare i fatti giuridici bisognerebbe essere il più neutri possibile, perché lo scopo è capire. Ogni periodo e ogni società dal punto di vista dello studio deve avere una sua dignità e autonomia, perché le cose non sono perfettamente cicliche; possono essere simili delle situazioni, ma non identiche, perché non esistono una società o un periodo uguali ad un’altra società o periodo. Il giurista nel fare il suo lavoro dunque è anche uno storico, perché quando deve cercare di capire l’interpretazione di una legge o deve ricostruire un fenomeno, fa una ricerca storica.
I tempi del diritto
Cos’è il medioevo e cos'è l’età moderna? Abbiamo un periodo chiamato età antica, convenzionalmente si dice che questo finisce nel 476 d.C., ovvero la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Con questa data si dice dunque che inizia il medioevo (tuttavia in Italia si dice abbia inizio con l'arrivo dei Longobardi), che termina con la scoperta dell’America nel 1492. Il medioevo viene solitamente suddiviso in Alto e Basso Medioevo. Alto medioevo dal 476 fino all’anno 1000; il Basso dal 1000 al 1492. L’età moderna va dal 1492 al 1789 (con la rivoluzione francese) (qualcuno dice 1815, cioè il congresso di Vienna). Dopo l’età moderna inizia l’età contemporanea che dal 1789 arriva fino ad oggi.
Cos'è il diritto?
Il diritto è la legislazione, cioè le leggi, ovvero delle regole imposte dall’alto (nella democrazia sono imposte dal Parlamento (assemblea rappresentativa)). Questa idea del diritto deriva dalla rivoluzione francese ed è stata un’idea molto forte nell’800 e inizio del 900, che hanno inteso il diritto come diritto positivo, ovvero diritto posto (posto da chi lo può porre, come ad es il Parlamento). Nella seconda metà del 900 alle leggi ci sono ad es la Costituzione, fonti esterne all’ordinamento nazionale (trattati internazionali), fonti del diritto europeo, e hanno acquisito importanza anche la giurisprudenza dei tribunali (cioè le sentenze dei tribunali). Quindi il diritto non è solo legge ma ci sono altre fonti del diritto, come:
- La giurisprudenza (ovvero le decisioni dei giudici)
- I giuristi (quindi la dottrina, la scienza giuridica)
- Le consuetudini, cioè le abitudini le pratiche, che solitamente nascono in comunità come atteggiamento di rispetto nei confronti di una regola (es fare la fila in posta).
Quindi vi è un pluralismo delle fonti del diritto; le fonti del diritto interagiscono tra di loro e alcune in alcuni periodi hanno più importanza.
Impero romano
Diventa imperatore Costantino all’inizio del IV secolo e compie un riconoscimento importante con l'Editto di tolleranza nel 313; già da 3 secoli infatti nell’impero viene professata una nuova religione, ovvero il cristianesimo, per molto tempo perseguitata, che con l’editto di tolleranza viene accolta come religione tollerata nell’impero. Nel 330 Costantino fonda una nuova città; battezza infatti la città Bisanzio nell’oriente come Costantinopoli (attuale Istanbul). Nel 380 Teodosio I vieta i culti diversi dal cristianesimo, dunque il cristianesimo diventa religione di stato (= unica religione che si può professare nell’impero). Alla morte di Teodosio I, i figli Onorio e Arcadio si dividono l’impero in modo netto: abbiamo dunque l’impero romano d’oriente e l’impero romano d’occidente. L’impero romano d’oriente ha capitale a Costantinopoli, l’impero romano d’occidente ha inizialmente capitale Roma, poi Ravenna, Treviri, Milano.
Giustiniano (VI secolo) è un imperatore d’oriente. Egli vuole ricostituire la tradizione romana e ha un programma in due punti:
- Riconquistare l’occidente
- Vuole mettere ordine al diritto romano e per farlo incarica il giurista (suo ministro) Triboniano
Egli riesce a riconquistare solo parte dell’Italia e riesce a tenere questa parte riconquistata solo per 15 anni (554-569). Il secondo punto ha più successo, infatti la raccolta del diritto romano si compone di diverse opere, tra cui:
- Digesto: raccolta complessa di 50 libri dei principi elaborati dalla scienza giuridica romana (quindi dai giuristi); presentati in ordine per tema e modificati e adattati da Triboniano. Nonostante facessero parte del passato, i principi che rientrano nella raccolta del Digesto diventano diritto vigente.
- Istituzioni: manuale di 4 libri dedito all’istruzione nelle scuole; anch’esso vale come se fosse una norma in vigore.
- Codice: (529 prima edizione 534 seconda edizione) produzione di regole da parte del potere, cioè dell’imperatore. Composto da 12 libri contenenti le costituzioni e i rescritti degli imperatori (costituzioni = norme di portata generale emanate dagli imperatori; rescritti = risposte che l’imperatore (o meglio gli uffici amministrativi) dà a dei requisiti particolari. Siccome la fonte dei rescritti è autorevole, ovvero è l’imperatore, e si presuppone che in caso di requisiti simili la risposta dell'imperatore sarà la stessa, hanno anche importanza generale.)
- Novelle: raccolta delle costituzioni emanate da Giustiniano nei 20 anni dalla pubblicazione del codice alla sua morte.
Questa grande raccolta dunque è la compilazione giustinianea che più avanti verrà chiamata Corpus Iuris Civilis e che hanno vigore nonostante appartenessero a un tempo passato. Quando Giustiniano riesce a conquistare l’Italia, estende questa compilazione avente forza in Oriente anche in Italia. Nel 569, arrivano i Longobardi e dunque si perdono le tracce in Italia e in occidente della compilazione giustinianea.
La Chiesa
Già prima della divisione dell’impero, agisce all’interno dei confini dell’impero un nuovo soggetto, prima in clandestinità, successivamente con dei riconoscimenti (editto di Costantino, ecc), questo soggetto è la chiesa, ovvero la comunità dei cristiani. La Chiesa ha una sua organizzazione che riprende quella dell’impero, con una gerarchia e con una diffusione sul territorio. Importanza particolare assume il ruolo del vescovo, ovvero un sacerdote della religione cristiana che sta a capo di una diocesi (territorio) e di solito risiede in una città. Stare a capo di una diocesi significa sovrintendere alle questioni relative alla fede all’interno di quel territorio. Tra tutti i vescovi incomincia ad avere importanza il vescovo di Roma (altri vescovi importanti erano quello di Alessandria d’Egitto, Gerusalemme, ecc) e viene nominato “pontefice” (che era una carica dalla repubblica romana) oppure “papa”, cioè il vescovo di Roma.
I vescovi si riuniscono in assemblee periodicamente, chiamate concili, per decidere questioni organizzative o questioni di fede; nei primi secoli era importante infatti regolare la religione appena nata, inoltre in questi primi secoli anche nelle decisioni laiche intervengono, di fatti i concili più importanti erano presieduti dagli imperatori, ad es nel IV (325) Costantino convoca il concilio di Nicea, in cui viene definito il credo della religione cristiana (stesso credo che si recita oggi); in questo concilio si condannano le tesi del vescovo Ario, perché bisognava iniziare a fondare la disciplina, le regole della religione e questo Ario credeva che Gesù avesse solo natura umana e non divina, lui diede quindi vita ad una corrente eretica chiamata arianesimo (= corrente eresia che ritiene solo umana la natura di Cristo) e ciò viene condannato dal concilio di Nicea che ritiene che Gesù Cristo sia natura umana che divina. Le decisioni prese nei concili si chiamano canoni. Grazie anche ai canoni la Chiesa ha un suo ordinamento e un suo diritto, perché sono regole di comportamento e di fede da seguire per i fedeli. Il diritto della Chiesa si chiama diritto canonico (//ecclesiastico = regola i rapporti tra stato e chiesa; il diritto canonico invece regola i rapporti interni alla chiesa). Dopo la divisione dell’impero la parte soprattutto occidentale attraversa dei momenti di crisi in cui vi è un punto fermo, ovvero la Chiesa; a tal punto che ci si comincia a rivolgere al vescovo anche per risolvere alcune controversie civili (se le parti sono d’accordo); queste decisioni prese dal vescovo vengono ad un certo punto riconosciute anche dall’imperatore che riconosce la capacità e autorità del vescovo.
Alto medioevo
Popoli germanici
Nel V secolo ci sono molti problemi per l’impero soprattutto occidentale: problemi finanziari, debolezza delle istituzioni, militari, economici… Già da qualche decennio le popolazioni germaniche che stavano al di fuori dei confini a nord dell'impero hanno cominciato a entrare nell’impero e a insediarsi (in alcuni casi questi insediamenti sono stati riconosciuti dall’impero per il controllo di quei territori). Queste integrazioni hanno assunto l’aspetto di invasioni. A oriente le cose rimangono immutate. La parte occidentale muta: infatti questi popoli avanzano creando dei regni all’interno dell’impero romano d’occidente: ad es i Visigoti che da nord arrivano in Italia all’inizio del V secolo e poi vengono spinti da altri popoli verso il sud della Francia e soprattutto in Spagna. In Africa arrivano i Vandali dal nord Europa; i Franchi si stabiliscono in Gallia (in Francia); i Burgundi sono tra la Francia e l’attuale Svizzera. Tutte queste migrazioni che sconvolgono la geografia dell’impero d’occidente culminano con la deposizione dell’ultimo imperatore romano Romolo Augustolo nel 476. Romolo Augustolo viene deposto da re Odoacre re degli Eruli, che a sua volta viene scacciato e sconfitto dagli Ostrogoti, dal re Teodorico. (Quindi fu un periodo di guerre) (Questo succede prima di Giustiniano che è nel VI sec) Gli Ostrogoti anch’essi durano poco perché a metà del VI secolo Giustiniano voleva riconquistare l’occidente, non riesce ma conquista l’Italia, quindi scaccia gli Ostrogoti. Giustiniano riconquista l’Italia per solo 15 anni, perché nel 568 arrivano i Longobardi dalla Pannonia (attuale Ungheria) attraverso il Friuli Venezia Giulia e conquistano la pianura padana e la capitale del regno longobardo è Pavia; vanno anche in Umbria (Spoleto), fondano poi ancora più a sud il ducato di Benevento.
I secoli dal V al VI rappresentano quindi la fine dell'età antica e l’inizio del medioevo.
Caratteristiche dei popoli
Venivano tutti da fuori confini e ognuno aveva i propri usi e costumi ma soprattutto istituti e consuetudini differenti da quelli romani, ma ci sono anche degli elementi in comune: Il fondamento della loro società è la famiglia, la società è quindi composta da gruppi famigliari, ognuno dei quali ha un capo e il criterio per darsi un capo non è l'anzianità ma il valore militare, quindi colui che dimostra maggiore forza e capacità militare; la forza è infatti il valore principale di questi popoli. Più famiglie possono anche decidere di unirsi, più famiglie che si uniscono necessitano di un capo, ovvero il re; soprattutto in origine però, il re è utile sostanzialmente in caso di guerra, quindi il re può durare per il tempo della campagna militare. Con il tempo però il re comincia anche per questi popoli ad assumere un ruolo più stabile. Questi popoli inizialmente sono nomadi, cioè non hanno un territorio stabile in cui risiedere; essere nomadi implica anche delle conseguenze giuridiche, perché essere nomadi significa non avere un rapporto costante con la terra e quindi ad es l’idea di proprietà di questi uomini è un’idea molto distante da quella dei romani. Il fatto che il capo venga scelto per la sua forza significa che viene scelto per la sua capacità militare, chi è capace di portare le armi, ovvero colui che definiremmo come colui che presenta capacità ad agire, ovvero la capacità di porre in essere atti giuridicamente rilevanti. Quindi chi non porta le armi non ha capacità giuridica. Le decisioni venivano prese dalle assemblee in armi; l’esercito è l'assemblea degli armati che decide. Quindi coloro che non hanno capacità sono i minori, le donne, gli anziani e gli infermi (perché non riescono a portare le armi). La donna per tutta la sua vita è sottoposta infatti a una certa di protezione dagli uomini, perché non è in grado di agire giuridicamente.
Questi popoli non sanno cos’è un contratto o un testamento, ma non significa che non hanno successioni ma vi è la successione legittima, cioè una successione automatica che segue alcune regole (es Tizio muore senza testamento allora i suoi beni per legge vanno a determinati soggetti stabiliti dalla legge come i figli, il coniuge, ecc). Poiché si trattava di una società basata sulla forza, la giustizia si basava sulla faida, cioè la vendetta personale (es Tizio tira un pugno a Caio, Caio o la sua famiglia allora si vendica distruggendo il gregge di Tizio, picchiando la sorella, ecc). Tizio e Caio si scambiano dei beni ma Caio dà a Tizio dei beni inutilizzabili, allora Tizio si vendica sulla famiglia di Caio). Questo significa che è una società estremamente conflittuale; queste guerre private quindi, se possibile, bisogna arginarle, per questo si introducono altre soluzioni alla faida: invece della violenza ad esempio c’è la composizione pecuniaria, ovvero un pagamento all’offeso (es quello che ha dato la merce avariata paga con della merce buona o se c’era del denaro).
Ma come si fa a stabilire chi è nel torto e chi ha ragione? (Noi oggi per questo abbiamo un processo) attraverso il “giudizio” distinto dall’idea dei romani o odierna come insieme di atti consequenziali che portano logicamente ad una soluzione. La giustizia, che è un affare privato (la composizione infatti non si paga al re, allo stato, ma all'individuo, al privato), si fonda su alcuni strumenti:
- Ordalìa: le ordalie sono delle prove fisiche a cui la persona che viene accusata di aver fatto o non fatto qualcosa (es l’aggressore, colui che non paga un debito, ecc) si sottopone, se supera quella prova significa che la natura o la divinità è dalla loro parte, quindi hanno effettivamente ragione. Es. (Miniature) il soggetto viene incatenato e calato in acqua fredda e viene tenuto in acqua per un certo tempo, se esce vivo significa che la divinità sta con lui (se esce morto allora la divinità non sta con lui quindi ha torto). Presso alcuni popoli invece se esce vivo la natura l’ha respinto e quindi ha torto e viceversa. Un pezzo di ferro viene tenuto da delle pinze e messo sul fuoco, dopo viene dato in mano all’accusato, dopo le mani dell’accusato vengono fasciate; dopo qualche giorno, se le mani sono ancora sfregiate aveva torto, mentre se erano guarite avevano ragione.
- Duello: le due parti (L’offeso e l’offensore) si sfidano a duello. Il duello può essere al primo o all’ultimo sangue. Ma non tutti portano le armi, allora vi sono i “campioni”, cioè pago un soggetto che combatta al mio posto. In questo caso si ritiene che la divinità sostenga chi ha ragione, per questo lo si ritiene valido.
- Giuramento: la parte giura che le cose sono andate in un certo modo.
Queste regole hanno natura consuetudinaria, cioè sono abitudini di questi popoli che si fondano sulle loro caratteristiche come la forza, e come tutte le consuetudini non sono messe per iscritto, essendo anche nomadi. Esse nascono dal basso e vengono ripetute oralmente. Quando formano i loro regni e entrano nel territorio dell’impero non sono più nomadi, dominano i romani, dunque i romani diventano i dominati, quelli che devono sottostare alle regole dei popoli germanici. Nei primi decenni i romani dominati e i dominatori vivono separatamente, quindi costituiscono all’interno degli stessi territori entità distinte (quindi i romani stanno con i romani e i germani stanno con i germani); questo ha come conseguenza che i popoli germanici continuano a seguire le proprie consuetudini, così anche i romani continuano a vivere secondo il diritto romano. Quindi su uno stesso territorio abbiamo diversi diritti in vigore e l’applicazione di questi diritti si basa sulla stirpe di appartenenza: i germani applicano e seguono il diritto germanico, mentre i romani il diritto romano → principio di personalità del diritto = sullo stesso territorio i romani seguono il diritto romano e i barbari le proprie consuetudini. Ciò non vale in materia di ordine pubblico: il principio di personalità infatti vale soprattutto per i rapporti interpersonali tra privati (es testamento: i romani hanno la loro forma di testamento // i barbari seguono una sorta di successione legittima). Ad un certo punto però, questi popoli che si sono stanziati nel territorio, decidono di mettere per iscritto queste consuetudini e di farle diventare delle leggi, ovvero la trascrizione delle loro consuetudini; il problema è che i barbari non hanno una lingua scritta giuridica.
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