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Vorremmo chiarire la cosa con le osservazioni di questo capitolo (la teoria del tutto e della

parte; la teoria dell'appetito universale di Dio; la teoria dell'identificazione del bene degli

spiriti e del bene in sè).

La teoria del tutto e della parte

Aristotele, studiando l'amicizia, si impedisce espressamente di voler fare la "fisica"

dell'amore.

Egli descrive ciò che accade tra gli uomini e indica quel che deve avvenire.

Ciò nonostante, non ha potuto impedirsi di lasciare qua e là alcune osservazioni sulla

materia.

Aristotele offre un primo abbozzo della teoria della parte e del tutto; questa prima

spiegazione di quel che è l'amore potrebbe essere chiamata la teoria della comunità o

della comunicazione.

Aristotele osserva che in ogni società o comunità si può parlare di giustizia e di amicizia.

L'idea di Aristotele è stata ripresa da San Tommaso.

Indipendentemente dal testo di Aristotele, la sua dottrina metafisica dell'unità gli impediva

di stabilire una semplice riunione o somiglianza di esseri distinti.

Bisognava mostrare che un essere unico e reale è la ragione suprema di ogni unità, come

di ogni appetito, per provare che un amore può essere fondato sull'amor proprio e

rimanere veramente disinteressato.

Si avrebbe dunque torto a presentare la teoria delle comunità come il fondamento ultimo

della dottrina tomista dell'amore.

Aristotele stesso, invitava a spingersi più oltre.

Le amicizie politiche, i rapporti tribali e compagni di navigazione non presentano alcuna

difficoltà e presentano una certa concordia.

Ma che dire delle relazioni familiari e della amicizie propriamente dette?

Ogni rapporto di parentela dipende dai rapporti tra padre e figlio.

Ora il padre ama il figlio come una parte di se stesso, e dunque, in qualche modo come se

stesso.

San Tommaso dice che l'origine di tutte le amicizie è nell'amore di sè.

Ma ciò che definisce l'amicizia è la disposizione che dà ad un uomo, per un altro, gli stessi

sentimenti che ha per se stesso.

Aristotele, infine, si impegna nella "fisica" dell'amore.

Perchè i benefattori amano i loro beneficati più di quanto questi amino i loro benefattori?

Aristotele propone: "é la stessa che si osserva tra gli artigiani. Ciascuno ama la propria

opera più di quanto non ne sarebbe amato, se l'opera si animasse.

Così fanno i benefattori: il loro beneficato è come la propria opera e la amano più che non

l'opera ami colui che l'ha fatta.

Amare la propria opera, dice ancora, è amare il proprio essere, perchè noi esistiamo

attraverso la nostra attività ed ogni cosa ama essere in atto; l'amore in questione è dunque

naturale.

Questa risposta spiegava l'amore del mondo per Dio: san Tommaso non aveva da cercare

altrove l'idea generale che costituisce l'unità del suo sistema.

Era, dunque, tutto fatto.

Pensarlo sarebbe comprendere inadeguatamente la complessità dei problemi che aveva da

risolvere.

In generale, per misurare la differenza della sua filosofia da quella di Aristotele, bisogna

considerare il posto occupato dall'idea di Dio.

Se esaminiamo da questo punto di vista la teoria particolare dell'amore, il contributo di

Aristotele sarà modesto.

Questa prima differenza porta con sè una totale inversione dei punti di vista.

In primo piano non è più l'amicizia, è l'amore dovuto per necessità.

L'amore è concepito da San Tommaso come un appetito naturale di perfezionamento,

come una tendenza all'attualizzazione e all'unificazione.

L'amore non deve essere considerato come una ipertrofia dell'amicizia, ma l'amicizia come

una specie dell'amore, come una forma accidentale del sentimento fondamentale e

primordiale che spinge tutti gli esseri verso Dio.

Più un'amicizia è dissimile, più si avvicina al sentimento tipo: è il contrario di quel che

diceva Aristotele.

Queste riflessioni bastano a far emergere l'originalità della sintesi di San Tommaso di

fronte alle teorie che trovava già in Aristotele.

La teoria dell’appetito universale di Dio

L’idea che il mondo desidera Dio è greca.

San Tommaso non aveva letto l’esposizione classica sull’appetito di tutte le cose per Dio

che aveva proposto Plotino; avrebbe ritrovato idee che aveva fatto proprie.

In compenso, possedeva le opere dello Pseudo-Dionigi l’Areopagita.

Si accostava ad esse; era pronto ad accogliere nella propria filosofia le concezioni

dionisiane.

Lo Pseudo-Aeropagita 1) afferma che tutti gli esseri della natura desiderano Dio; 2)

diversifica questa appetizione secondo la natura dei differenti esseri creati; 3) la estende al

non essere; 4) la estende alle azioni dei demoni, come alle azioni colpevoli e ai vizi degli

uomini; 5) questa appetizione deve essere concepita come l’appetito stesso di questa

partecipazione, comunicazione con Dio.

Una delle più notevoli estensioni della dottrina dell’amore universale di Dio e il miglior

principio di soluzione che ne ha tratto San Tommaso è l’idea di ricondurre tutte le affezioni

all’amore di Dio.

Capitolo 3 – Due abbozzi medievali della teoria fisica, Ugo di San Vittore e San

Bernardo

Ugo di San Vittore e San Bernardo nelle loro opere spiegando l’amore puro compiono degli

squilibri che ci permettono di apprezzare maggiormente la soluzione tomista.

1. Ugo di San Vittore

Tratta il problema del puro amore cominciando con l’affermare che l’amore è una delle

emozioni primordiali. L’amore secondo le sue diverse modalità riceve nomi diversi: quando si

indirizza al mondo si chiama cupidigia, quando tende a Dio è carità.

La risposta di Ugo al problema del puro amore consiste nell’identificare l’amore di

concupiscenza e l’amore di amicizia, riconducendo il secondo al primo.

Ugo prende posizione opposta a quella di Abelardo.

Nel VI capitolo spiega l’amore del prossimo mediante l’amore di Dio.

Se restasse fedele alla propria concezione egoista, dovrebbe conoscere una sola ragione che

possa impegnare l’uomo ad amare il proprio simile, cioè la necessità o l’utilità di questo amore

come mezzo per giungere a godere del sommo bene, che è Dio.

Egli però diversamente suppone nel prossimo un’altra amabilità, quella che gli viene dai suoi

rapporti personali con Dio, senza ritenere che quest’ultima faciliti il conseguimento di Dio.

L’amore di sé, dice, non è un amore confrontabile con l’amore del prossimo: non si può dunque

parlare di rinunciare al primo per il secondo. L’amore di sé e l’amore di Dio sono identici.

La debolezza è l’amore del prossimo non deve essere messo sulla stessa linea dell’amore di

sé.

Dunque in questo capitolo, l’autore si contraddice, proponendo da un lato la sua formula egoista

del principio fisico (Chiunque ama, ama per se stesso) e dall’altro l’amore sincero del prossimo

come eccezione a questa regola (Ama il prossimo tuo come te stesso).

2. San Bernardo

Si occupa del fondamento e della genesi dell’amore.

Dice, il fondamento dell’amore è la comunicazione dei beni di cui Dio è il principio, e l’uomo il

termine.

Dobbiamo amare Dio per quel che merita e per il nostro vantaggio.

San Bernardo si spinge oltre lo stesso San Tommaso, perché l’amor proprio che pone al punto di

partenza è un amor proprio vizioso, quello che caratterizza la natura peccatrice.


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sirena87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica della salute
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sirena87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di Antropologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Bosco Domenico.

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