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Il caso della volontà razionale sembra porre di nuovo il problema dell'amore, introducendo

la possibilità di un conflitto.

Il bene dell'io e il bene di Dio possono opporsi.

Seguendo i principi di San Tommaso, bisogna dire che nella misura in cui un essere è

spirito la coincidenza del proprio bene individuale e del bene di Dio è rigorosa; nella

misura in cui è legata alla materia, la coincidenza è più grossolana.

Essa insegna, che l'individualità di una natura spirituale ha un valore ultimativo.

Il bene della singola creatura spirituale non è, cioè, diverso dal bene del tutto, e di

conseguenza dal bene di Dio, perchè la sua natura consiste nel rappresentare Dio e il tutto

secondo una determinata intensità di vita spirituale.

Oppure il suo ruolo come parte dell'universo è di possedere Dio intellettualmente .

Ma il suo esser felice come essere individuale consiste anche nel non essere impedito nella

propria operazione intellettuale, nel conoscere sempre.

Dunque, la sua perfezione come parte e la sua felicità come essere individuale coincidono.

Il bene spirituale e il bene in sè sono la stessa cosa.

Applichiamo questo principio all'angelo e all'uomo.

Nei puri spiriti (angeli) l'ipotesi di un conflitto tra l'amor proprio e l'amor di Dio è, secondo

san Tommaso, impensabile, perchè l'angelo possiede fin dall'inizio la perfezione

intellettuale che gli è propria.

Se, nell'uomo, il conflitto è possibile, la ragione sta nella composizione della sua natura.

Primo: non essendo l'uomo un essere puramente spirituale, quel che può chiamare il

"proprio bene" non sempre coincide con il bene in sè.

In secondo luogo, ogni sacrificio dei beni dei sensi ad un bene dello spirito in quanto

sacrificio a Dio, è necessariamente un sacrificio diretto a se stessi.

In terzo luogo, potendo alcune operazioni dello spirito, trovarsi incompatibili con un altro

atto migliore oppure, potendo risultare per me occasione di disordine morale, potrà

esserne vietato l'esercizio.

In questi casi, l'amore di Dio imporrà all'amore dell'io spirituale un sacrificio reale. Ma

questo sacrificio sarà provvisorio.

Quattrocento anni dopo San Tommaso, i teologi cattolici hanno discusso molto per sapere

se, dal punto di vista del bene spirituale finale; della beatitudine, l'interesse personale

dell'uomo potesse trovarsi opposto a quello di Dio.

San Tommaso si atteneva al principio generale: il ben spirituale è il fine della natura; è

dunque, inseparabile dalla volontà di Dio.

Capitolo 2 - Osservazioni sugli elementi della soluzione tomista nel pensiero greco e

nel pensiero medievale

Questi principi di soluzione, valorizzati da San Tommaso, preesistevano nella letteratura

filosofica e teologica a disposizione a quei tempi.

Tutti i suoi predecessori scolastici avevano, però, trascurato di applicarli all'amore.

Vorremmo chiarire la cosa con le osservazioni di questo capitolo (la teoria del tutto e della

parte; la teoria dell'appetito universale di Dio; la teoria dell'identificazione del bene degli

spiriti e del bene in sè).

La teoria del tutto e della parte

Aristotele, studiando l'amicizia, si impedisce espressamente di voler fare la "fisica"

dell'amore.

Egli descrive ciò che accade tra gli uomini e indica quel che deve avvenire.

Ciò nonostante, non ha potuto impedirsi di lasciare qua e là alcune osservazioni sulla

materia.

Aristotele offre un primo abbozzo della teoria della parte e del tutto; questa prima

spiegazione di quel che è l'amore potrebbe essere chiamata la teoria della comunità o

della comunicazione.

Aristotele osserva che in ogni società o comunità si può parlare di giustizia e di amicizia.

L'idea di Aristotele è stata ripresa da San Tommaso.

Indipendentemente dal testo di Aristotele, la sua dottrina metafisica dell'unità gli impediva

di stabilire una semplice riunione o somiglianza di esseri distinti.

Bisognava mostrare che un essere unico e reale è la ragione suprema di ogni unità, come

di ogni appetito, per provare che un amore può essere fondato sull'amor proprio e

rimanere veramente disinteressato.

Si avrebbe dunque torto a presentare la teoria delle comunità come il fondamento ultimo

della dottrina tomista dell'amore.

Aristotele stesso, invitava a spingersi più oltre.

Le amicizie politiche, i rapporti tribali e compagni di navigazione non presentano alcuna

difficoltà e presentano una certa concordia.

Ma che dire delle relazioni familiari e della amicizie propriamente dette?

Ogni rapporto di parentela dipende dai rapporti tra padre e figlio.

Ora il padre ama il figlio come una parte di se stesso, e dunque, in qualche modo come se

stesso.

San Tommaso dice che l'origine di tutte le amicizie è nell'amore di sè.

Ma ciò che definisce l'amicizia è la disposizione che dà ad un uomo, per un altro, gli stessi

sentimenti che ha per se stesso.

Aristotele, infine, si impegna nella "fisica" dell'amore.

Perchè i benefattori amano i loro beneficati più di quanto questi amino i loro benefattori?

Aristotele propone: "é la stessa che si osserva tra gli artigiani. Ciascuno ama la propria

opera più di quanto non ne sarebbe amato, se l'opera si animasse.

Così fanno i benefattori: il loro beneficato è come la propria opera e la amano più che non

l'opera ami colui che l'ha fatta.

Amare la propria opera, dice ancora, è amare il proprio essere, perchè noi esistiamo

attraverso la nostra attività ed ogni cosa ama essere in atto; l'amore in questione è dunque

naturale.

Questa risposta spiegava l'amore del mondo per Dio: san Tommaso non aveva da cercare

altrove l'idea generale che costituisce l'unità del suo sistema.

Era, dunque, tutto fatto.

Pensarlo sarebbe comprendere inadeguatamente la complessità dei problemi che aveva da

risolvere.

In generale, per misurare la differenza della sua filosofia da quella di Aristotele, bisogna

considerare il posto occupato dall'idea di Dio.

Se esaminiamo da questo punto di vista la teoria particolare dell'amore, il contributo di

Aristotele sarà modesto.

Questa prima differenza porta con sè una totale inversione dei punti di vista.

In primo piano non è più l'amicizia, è l'amore dovuto per necessità.

L'amore è concepito da San Tommaso come un appetito naturale di perfezionamento,

come una tendenza all'attualizzazione e all'unificazione.

L'amore non deve essere considerato come una ipertrofia dell'amicizia, ma l'amicizia come

una specie dell'amore, come una forma accidentale del sentimento fondamentale e

primordiale che spinge tutti gli esseri verso Dio.

Più un'amicizia è dissimile, più si avvicina al sentimento tipo: è il contrario di quel che

diceva Aristotele.

Queste riflessioni bastano a far emergere l'originalità della sintesi di San Tommaso di

fronte alle teorie che trovava già in Aristotele.

La teoria dell’appetito universale di Dio

L’idea che il mondo desidera Dio è greca.

San Tommaso non aveva letto l’esposizione classica sull’appetito di tutte le cose per Dio

che aveva proposto Plotino; avrebbe ritrovato idee che aveva fatto proprie.

In compenso, possedeva le opere dello Pseudo-Dionigi l’Areopagita.

Si accostava ad esse; era pronto ad accogliere nella propria filosofia le concezioni

dionisiane.

Lo Pseudo-Aeropagita 1) afferma che tutti gli esseri della natura desiderano Dio; 2)

diversifica questa appetizione secondo la natura dei differenti esseri creati; 3) la estende al

non essere; 4) la estende alle azioni dei demoni, come alle azioni colpevoli e ai vizi degli

uomini; 5) questa appetizione deve essere concepita come l’appetito stesso di questa

partecipazione, comunicazione con Dio.

Una delle più notevoli estensioni della dottrina dell’amore universale di Dio e il miglior

principio di soluzione che ne ha tratto San Tommaso è l’idea di ricondurre tutte le affezioni

all’amore di Dio.

Capitolo 3 – Due abbozzi medievali della teoria fisica, Ugo di San Vittore e San

Bernardo

Ugo di San Vittore e San Bernardo nelle loro opere spiegando l’amore puro compiono degli

squilibri che ci permettono di apprezzare maggiormente la soluzione tomista.


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sirena87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica della salute
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sirena87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di Antropologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Bosco Domenico.

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