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John Stuart Mill, un liberale classico

John Stuart Mill nacque a Londra il 20 maggio 1806. Suo padre, James Mill, storico e filosofo scozzese, si assunse il compito della sua educazione e ne promosse il precoce sviluppo intellettuale. Il rigore usato nell’educazione del figlio aveva l’esplicito obiettivo di creare un genio intellettuale dedito alla causa dell’utilitarismo.

A soli tre anni cominciò lo studio del greco e ad otto quello del latino; a dodici anni iniziò lo studio della logica, leggendo direttamente in greco l’Organon aristotelico. Compì studi scientifici in Francia e giuridici in Inghilterra. A diciassette anni diventò impiegato presso la Compagnia delle Indie, dove in seguito raggiunse un altissimo grado. La sua prima attività fu giornalistica. L’amicizia con Jeremiah Bentham, amico di famiglia, lo portò a difendere in un primo momento le idee dell’utilitarismo.

In seguito, però, ad una profonda crisi spirituale, come racconterà lui stesso nel 5o capitolo della sua celebre Autobiografia, si distaccò dalle idee dell’utilitarismo radicale e capì che la felicità non si ottiene facendone lo scopo della vita, ma piuttosto dedicandosi ad altro, ad un compito che possa concentrare su di sé le energie interne dell’uomo.

Uscito da questa crisi, si dedicò allo scrivere sui più diversi argomenti e all’attività politica divenendo anche membro della Camera dei Comuni. Si sposò con Harriet Taylor, di cui tessé nella sua autobiografia il più alto elogio. La moglie, infatti, influì molto sulle sue idee sulle donne. Si trasferì ad Avignone dopo aver lasciato la vita politica dedicandosi esclusivamente agli studi, e qui morì l’8 maggio 1873.

Opere principali di John Stuart Mill

  • Sistema di logica deduttiva e induttiva
  • Sulla libertà
  • Utilitarismo
  • L’asservimento delle donne
  • Autobiografia
  • Tre saggi sulla religione

Tra questi poniamo particolarmente l’accento al saggio relativo alla libertà.

Saggio sulla libertà

“Se tutti gli uomini, meno uno, avessero la stessa opinione, non avrebbero diritto di far tacere quell'unico individuo più di quanto ne avrebbe lui di far tacere, avendone il potere, l'intera umanità.” Saggio sulla libertà.

Il celebre saggio è considerato uno dei capisaldi della cultura filosofica della società moderna, un testo fondamentale del liberalismo e modello per la costruzione di una democrazia reale. Riflettendo sul tema della libertà civile, John Stuart Mill si domanda quali siano la natura e i limiti del potere che la società può legittimamente esercitare sull'individuo.

Il criterio utilitarista del massimo benessere per il maggior numero di persone, secondo il filosofo, deve essere alla base delle norme che regolano il vivere comune. Nel suo percorso alla ricerca della felicità, l'individuo è libero fino a quando non arreca danno agli altri: egli è libero anche di esprimere il proprio dissenso dalle idee predominanti, libero di non conformarsi a un modello di opinioni, sentimenti, usanze che la società impone come norma di condotta.

La chiave di lettura di tale opera è l’importanza per l’uomo e per la società di una varietà di caratteri ma soprattutto di una completa libertà della natura umana. Tale concezione spiega il principio di limitazione milliano relativo all’intervento statale. Nella sua opera Mill si rifà al principio del filosofo linguista tedesco Wilhelm von Humboldt riguardante l’importanza dello sviluppo umano nella sua diversità.

Mill sostiene che un individuo è libero di raggiungere la propria felicità come meglio crede e nessuno può costringerlo a fare qualcosa con la motivazione che è meglio per lui, ma potrà al massimo consigliarlo; l'unico caso in cui si può interferire sulla libertà d'azione è quando la libertà di uno provochi danno a qualcun altro, solo ed unicamente in questo caso l'umanità è giustificata ad agire allo scopo di proteggersi.

In tal senso lo Stato è giustificato ad indirizzare la vita degli individui solo quando il comportamento di uno di essi danneggia gli altri. Solo in tal caso potrebbe essere giustificabile la limitazione della libertà dei cittadini da parte dello Stato.

Nello specifico si può affermare che il saggio è incentrato sulla libertà civile, intesa come natura e i limiti del potere che la società può legittimamente esercitare sull'individuo. Anche il concetto di volontà del popolo gioca un ruolo chiave, infatti, essa simboleggia la volontà della parte del popolo più numerosa, maggiore, la quale può essere più potente di molti tipi di oppressione politica.

Per libertà s’intendeva la protezione dalla tirannia dei governanti, concepiti (salvo che nel caso di alcuni governi popolari della Grecia) come necessariamente antagonisti al popolo da essi governato. Questa impostazione, che soddisfa sia la riflessione intellettuale sia le tendenze di quelle importanti classi della società europea ai cui interessi, reali o presunti, si oppone la democrazia, non ha trovato difficoltà a imporsi; e il pensiero politico ormai comprende generalmente la tirannia della maggioranza tra i mali da cui la società deve guardarsi.

Infatti, dovunque vi sia una classe dominante, la morale del paese emana dai suoi interessi di classe e dai suoi sentimenti di superiorità di classe. Di conseguenza l'umanità diviene giustificata, individualmente o collettivamente, a interferire sulla libertà d'azione di chiunque solo ed esclusivamente al fine di proteggersi, per evitare danno agli altri.

Un altro grande principio che ha determinato le norme di condotta fatte rispettare dalla legge o dall'opinione è stato il servilismo degli uomini nei confronti delle preferenze o anti

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/05 Storia della scienza e delle tecniche

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