Università di Pisa
Scuola di Ingegneria
CdL in Ingegneria Civile ed Ambientale
Corso di Geologia Applicata
Elaborato di Geologia Applicata
Anno accademico 2016/2017
Allievi: Martini Marco
Docente: Prof. Perilli Nicola
Sommario
1 - Fondamenti di Geologia Generale ..................................................................................... 2
2 - Tettonica a Placche ........................................................................................................... 5
3 - Geodinamica del Mediterraneo ......................................................................................... 8
4 - Terremoti .......................................................................................................................... 9
5 - Magmatismo .................................................................................................................. 10
6 - Minerali .......................................................................................................................... 16
7 - Rocce Magmatiche ......................................................................................................... 21
8 - Rocce Sedimentarie ......................................................................................................... 25
9 - Unità Litologico-Tecniche ................................................................................................ 29
10 - Ambienti Sedimentari ................................................................................................... 31
11 - Strutture Sedimentarie .................................................................................................. 37
12 - Stratigrafia .................................................................................................................... 38
13 - Tettonica fragile e duttile (Pieghe e Faglie) .................................................................. 41
14 - Frane ............................................................................................................................. 44
15 - Idrogeologia .................................................................................................................. 48
Elaborato di Geologia Applicata 1
1 - Fondamenti di Geologia Generale
La Geologia è lo studio della Terra, della sua composizione e struttura, della sua storia, della sua evoluzione e dei
processi che l’hanno modellata, interagendo con l’atmosfera, l’idrosfera e la biosfera.
Essa si articola in diverse discipline, con risvolti nelle scienze di base o nella ricerca applicata.
Lo studio approfondito del nostro pianeta ha portato a suddividere la geologia in molte discipline specializzate tra cui
le più conosciute sono:
la Vulcanologia, che studia i vulcani,
la Sismologia, che si occupa di terremoti,
la Geomorfologia che esamina le forme e il modellamento del paesaggio,
la Pedologia che studia i suoli,
l'Idrogeologia che si concentra sulle acque sotterranee,
la Mineralogia e la Petrografia che si occupano rispettivamente di minerali e rocce,
la Paleontologia che a partire dai fossili ricostruisce la storia della vita sulla Terra dalla sua origine sino ad
oggi.
La geologia si occupa anche della ricostruzione della storia della Terra attraverso l'indagine della successione degli
eventi fisici, chimici e biologici che ne hanno determinato nel corso dei tempi l'evoluzione fino allo stadio attuale.
1.1 Modello costitutivo della Terra
Terra: corpo di forma ellissoidica caratterizzato da una struttura non omogenea
1.2 Onde sismiche
Poiché l'indagine geologica diretta è limitata solamente alla parte superficiale, la struttura interna della Terra può
essere ricostruita solo con metodi indiretti, i più diffuso dei quali è quello sismico.
Esso si basa sullo studio della propagazione che generate durante i terremoti.
Quindi esso avviene:
Parte superficiale: indagine geologica diretta
Struttura interna: ricostruita attraverso metodi indiretti come quello sismico, metodologia che si basa sullo
studio della propagazione delle onde generate durante i terremoti.
Le onde di volume, primarie e secondarie (dette onde P e onde S), attraversano la Terra e si riflettono sulle
discontinuità maggiori.
Ogni riflessione produce differenti fasi e lo studio del loro tempo
di percorso tra la sorgente e il sismometro dà delle informazioni
sulla struttura attraversata. Per esempio, l'assenza di onde di
taglio S passanti per il nucleo esterno ha permesso di concludere
che esso fosse liquido.
ONDE P: sono le più veloci quindi registrate per prime dai
sismografi, dette di compressione o longitudinali perché
deformano i materiali nello stesso senso della loro
propagazione, causando una variazione di volume del
mezzo attraversato, ogni cubetto ideale subisce una
compressione seguita da una dilatazione, trasmessa poi al
cubetto vicino.
Si propagano in tutti mezzi: solidi, liquidi, gas.
Velocità varia da 4 km/s (stato meno rigido) a 8 km/s (stato
più rigido). Esse si modificano bruscamente la loro
direzione quando incontrano una superficie di
discontinuità
ONDE S: più lente dette di distorsione o trasversali
scuotono i materiali che attraversano in senso trasversale
rispetto alla direzione di propagazione e producono in essi
una variazione di forma non di volume.
Si propagano solo nei solidi, no nei fluidi dove le forze di
coesione tra le particelle sono deboli.
Velocità varia tra 2,3 a 4,6 Km/s, subiscono brusche
variazioni quando incontrano una discontinuità.
Elaborato di Geologia Applicata 2
ln tal modo si è dedotto che la Terra è formata da involucri concentrici che, dall'esterno verso interno, sono: crosta,
mantello e nucleo.
La densità aumenta andando verso l'interno della Terra. Infatti, le rocce che si trovano in superficie hanno una
densità compresa tra 2.5 e 3 c/cm', mentre la densità media della Terra è molto più alta, 5.52 g/cm3.
1.3 Struttura interna della Terra
Terra:
Sferoide di raggio 6370 km
Densità media 5,52 g/cm^3
Struttura ad involucri concentrici, di natura diversa e spessore diverso
Modello composizionale:
Crosta
Crosta rappresenta il guscio più esterno e costituisce un involucro rigido e sottile. Viene distinta in crosta
continentale, quella che costituisce i continenti, e crosta oceanica che forma i fondali oceanici; esse
differiscono per spessore, densità e composizione. Lo spessore della crosta terrestre varia tra 5-15 km sotto gli
oceani e 30-40 km sotto i continenti e supera i 50 km sotto le grandi catene montuose.
La crosta oceanica è costituita da rocce basaltiche ricche di alluminio, silicio, ferro. La crosta oceanica
risulta ovunque tripartita» in superficie essa è coperta da uno spesso strato di rocce sedimentarie
(soprattutto fanghi silicei e calcarei), al di sotto si ritrova ovunque un grosso strato di rocce eruttive
basaltiche, che in profondità passa a gabbro.
La crosta continentale può essere suddivisa in crosta superiore meno densa e crosta inferiore o profonda
più densa, caratterizzate da una variazione nella velocità delle onde sismiche che ha permesso di
individuare la discontinuità di Conrad. A testimonianza del carattere eterogeneo della crosta
continentale, la discontinuità di Conrad non è uniformemente distribuita. La crosta continentale
superiore è costituita da rocce intrusive e
metamorfiche con sottili coperture di rocce
sedimentarie. La crosta continentale inferiore è
composta da rocce di tipo gabbrico.
Mantello
è costituito da silicati e magnesio (SIMA) e si suddivide in
inferiore e superiore, il quale a sua volta è diviso in due
strati: il più superficiale, detto Litosfera, ha un
comportamento rigido mentre il sottostante, che prende
il nome di Astenosfera, ha un comportamento più
plastico. Il mantello inferiore, chiamato Mesosfera, è
invece rigido e formato da rocce ultra basiche ricche di
olivine, pirosseni e ossidi di ferro e magnesio.
Nucleo
si divide in interno, solido e formato principalmente da
ferro e nichel, ed esterno, fluido ma meno viscoso del
mantello.
Modello Geologico (suddivisione in base alla componente meccanica degli strati):
Litosfera: comprende la crosta e una parte del mantello e varia da 70 km sotto i bacini oceanici fino a 300 km
sotto i continenti. Se sottoposta a tensioni si comporta in modo rigido ed è suddivisa in placche che
galleggiano sopra l'astenosfera
Astenosfera: strato composto da rocce con comportamenti plastici, che sottoposti a tensione si deformano ma
non si fratturano. Si estende fino a 700 km e comprende i magmi che alimentano l'attività dei vulcani
Mesosfera: dove le rocce ritornano allo stato solido e rimangono tali fino al confine con il nucleo
Elaborato di Geologia Applicata 3
1.4 Discontinuità e zone di transizione
Viaggiando verso l'interno della Terra, le onde sismiche cambiano di velocità: questa aumenta quando la densità del
mezzo aumenta e viceversa.
I cambiamenti di velocità e direzione più significativi delle onde sismiche avvengono a profondità ben definite, che
corrispondono a superfici dette discontinuità sismiche: esse indicano cambiamenti netti di proprietà fisiche e
chimiche del nostro pianeta e hanno permesso di suddividere l'interno della Terra.
Le discontinuità che sono state individuate sono:
Crosta-Mantello: discontinuità di Mohorovic
Mantelli sup.-Zona di transizione: discontinuità dei 450 km (LVZ)
Zona di transizione-Mantello inf.: discontinuità dei 660 km
Mantello inf.-Nucleo est.: discontinuità di Gutemberg
Nucleo est.-Nucleo int.: discontinuità di Lehman
Elaborato di Geologia Applicata 4
2 - Tettonica a placche
La crosta terrestre è in continua evoluzione a causa dei continui mutamenti della forma e delle posizione dei
continenti. La Litosfera è la parte superficiale della crosta che inizialmente era un'unica placca chiamata Pangea;
successivamente si è divisa in 15 placche che poggiano sull'astenosfera, la quale ha un comportamento visco-
elastico.
Le placche maggiori sono:
Placca antartica
Placca sudamericana
Placca africana
Placca indo-australiana
Placca pacifica
Placca nordamericana
Placca euroasiatica All'interno della Litosfera si formano delle correnti convettive che provocano
il movimento passivo delle placche, causando la deriva dei continenti e
l'orogenesi.
La teoria della Tettonica a Placche chiarisce la distribuzione di molte
caratteristiche geologiche come le catene montuose, i vulcani, i terremoti;
essi risultano essere determinati dai movimenti dei margini di placca.
Difatti le placche scorrono sull'astenosfera e i continenti, incorporati in
alcune di esse, vengono sospinti passivamente.
Si distinguono tre tipi di margini di placca:
Divergenti
Convergenti
Trasformi
2.1 Deriva dei continenti
Nel 1912 lo scienziato Wegener ipotizzò che 200 milioni di anni fa
esisteva un unico grande continente chiama Pangea, circondato
dall'oceano Pantalassa.
Successivamente il continente si sarebbe smembrato fino a
diventare come quello attuale.
Le prove a sostegno di questa teoria sono:
PROVE GEOMORFOLOGICHE: margini continenti che
combaciano (oggi sappiamo che il limite reale tra continenti
e oceani non corrisponde alla linea della costa, ma si trova
dove la scarpata separa la piattaforma continentale dai
fondali oceano)
PROVE PALEONTOLOGICHE: certi tipi di rocce, resti fossili di
felci e rettili sono simili in continenti divisi dagli oceani
PROVE PALEOCLIMATICHE: nelle regioni che oggi hanno un clima tropicale c’erano condizioni di clima freddo
documentate da depositi glaciali risalenti a 300 milioni di anni fa
depositi evaporitici (si formano solo in ambienti caldi e secchi) e giacimenti di carbone (tipici di un clima
tropicale ma ricchi in Germania e Inghilterra)
2.2 Margini convergenti o attivi
Si trovano in corrispondenza di due zolle litosferiche che si muovono una verso l'altra; quando le due zolle entrano a
contatto, se il movimento che le spinge non si ferma, una si incunea sotto l'altra e sprofonda verso l'astenosfera
attraverso un processo detto di subduzione.
Dove avviene la subduzione si creano, in profondità, condizioni che favoriscono la formazione di magma, il quale
risale provocando eruzioni prevalentemente di tipo esplosivo, da cui si ricava il piano di Benioff che indica la zona di
contatto tra i due differenti tipi di crosta. Elaborato di Geologia Applicata 5
Gran parte dei vulcani attivi sulla superficie della Terra si trova in corrispondenza delle zone di subduzione: nel
mantello sottostante la collisione e la subduzione provocano la formazione di fosse oceaniche con catene montuose
adiacenti a varchi vulcanici. Questi ultimi possono essere una catena montuosa terrestre o una catena di isole
vulcaniche.
Infatti i margini convergenti si dividono in:
Pacifico: le placche coinvolte sono di tipo oceanico e
la subduzione porta alla formazione di archi vulcanici
insulari. Questi ultimi, detti hotspot, sono punti della
superficie terrestre interessati da un'anomala risalita
di materiale dall'astenosfera verso la superficie
terrestre; si trovano in mezzo alle placche e non sui
loro bordi come prevede la teoria della tettonica a
placche; tali punti migrano e creano degli arcipelaghi
vulcanici. Andino: la placca litosferica oceanica si
immerge sotto quella continentale e si formano
catene montuose vulcaniche.
Quando invece la collisione coinvolge due placche continentali entrambe tendono a rimanere a galla e si formano
altre catene montuose.
2.2 Margini divergenti
I margini divergenti avvengono dove le placche si allontanano l'una dall'altra e il materiale parzialmente fuso del
mantello risale a riempire il vuoto che si è formato tra essi. Esso
avviene attraverso la solidificazione di magma basaltico che
risale dall'astenosfera
Si può avere l'allontanamento di:
placche oceaniche: formano una dorsale medio oceanica,
la quale presenta un vulcanesimo basaltico attivo, dei
terremoti e delle fagliature.
placche continentali: siti dove si ha una separazione
caratterizzata da depressione, faglie, manifestazioni
vulcaniche e sismiche. Le faglie provocano lo
sprofondamento di una porzione di crosta terrestre (area
di rift) e la creazione di una struttura a Horst Graben, cioè
a fosse e pilastri tettonici chiamata Rift Valley.
Elaborato di Geologia Applicata 6
2.3 Margini trasformi o conservativi
I margini trasformi sono causati dalle placche che scorrono l'una rispetto all'altra senza creare né distruggere la
Litosfera. Le rotture si verificano quando la continuità di un margine divergente è interrotta o deviata.
Intensa attività sismica, ma no attività vulcanica o magmatica.
Un esempio tipico di questi margini è la faglia di St. Andreas in California, tra la placca americana e quella pacifica, la
quale genera terremoti di grande entità.
2.4 Margini continentali
I margini continentali possono trovarsi distanti dai margini di placca o coincidere con essi; nel primo caso si possono
avere margini passivi o trasformi mentre nel secondo caso si parla di margini attivi.
I margini continentali passivi: caratterizzati da assenza di fenomeni sismici e vulcanici; sono tipici dei
continenti che si trovano sui bordi dei bacini oceanici in espansione come l'Oceano Atlantico. Questi sono
tettonicamente inattivi perché si trovano sull'arco posteriore del continente; lungo questi è frequente la
sedimentazione di materiale di origine continentale e, a causa di ciò, sono i luoghi dove avvengono le
estrazioni petrolifere
Formati da piattaforma, scarpata e continental rise.
I margini continentali trasformi: corrispondono a bruschi rigetti o deviazioni in una spaccatura iniziale, lungo
la quale poi si attiverà la separazione continentale. Essi sono tipici degli oceani in espansione.
I margini continentali attivi: sono soggetti a sforzi compressivi e interessati da fenomeni vulcanici e sismici. Si
trovano sul bordo del continente in direzione dello spostamento e coincidono con il confine della placca.
Sono tipici degli oceani in compressione come quello Pacifico.
Sono formati da una piattaforma ridotta, una scarpata e un trench (fossa).
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3 - Geodinamica del Mediterraneo
L'area del Mediterraneo può essere divisa in due zone:
Orientale caratterizzata da margini continentali attivi
Occidentale da margini continentali passivi
A occidente si possono osservare i bacini neogeniti Algero-Provenzale e Tirrenico, divisi dal blocco Sardo-Corso e
dall'Appennino mentre a oriente sono presenti i bacini Adriatico, Ionico e Levantino.
E' rilevante anche la migrazione dell'arco calabro (zona di subduzione) il quale, a causa della fuoriuscita di materiale
dall'Astenosfera, si è distaccato dal blocco sardo-corso.
Nel Mediterraneo le placche da considerare sono quella Euroasiatica, Africana e Arabica; mentre per quanto
riguarda le macro placche si possono individuare quella Iberica, Adriatica, Anatolica, Egea.
Le ultime tre determinano tutta la sismicità di Italia, Grecia e Turchia: la placca Adriatica è in subduzione passiva
sotto l'arco calabro, si parla quindi di margine convergente.
Questo movimento porta a compressioni molto elevate sull'Appennino e sul Friuli, contribuendo alla creazione di
attività vulcaniche come quella dell'Etna.
Il bacino Algero-Provenzale è un bacino profondo caratterizzato da margini asismici.
A oriente, i margini compresi tra le micro placche Ellenica e Anatolica hanno portato alla formazione dell'Arco
Ellenico, delle relative fosse e di archi vulcanici come quello di Santorini.
Il mar Egeo &egra
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