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Egittologia, triennale

Appunti di egittologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof Piacentini dell’università degli Studi di Milano - Unimi, della facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze dei beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Egittologia docente Prof. P. Piacentini

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Tali tombe presentano delle novità anche dal punto di vista architettonico, ad esempio qui vediamo

le colonne protodoriche anche all’interno della tomba che è così divisa in tre “navate” e il soffitto

presenta la volta ribassata che costituisce il primo esempio di utilizzo in tombe private (la prima

volta essa è comparsa nella piramide di Menkaura); in fondo vediamo poi una nicchia con la statua

del titolare della tomba e tutto intorno vi sono una serie di iscrizioni.

Vediamo poi un'altra tomba che ha le colonne papiriformi all’interno, cioè si tratta di colonne di

ispirazione floreale che sono comuni in Egitto fin dall’epoca più antica (piramide di Djoser) e

queste colonne saranno sviluppate nei secoli seguenti finché arriveranno a compimento in epoca

tolemaica in cui troviamo templi con colonne con capitelli floreali che sono spesso diversi tra loro e

compositi e noi quindi possiamo datare sicuramente un tempio tolemaico-romano dalla presenza di

questi capitelli floreali compositi che sono spesso diversi tra loro.

Qui vediamo una scena con dei personaggi che per le loro caratteristiche fisiche, cioè la barba a

punta, il naso aquilino, sono caratterizzati come asiatici che sarebbero stati incontrati dagli egiziani

sulle coste orientali dell’Egitto, cioè sul Mar Rosso dove vi erano delle miniere di galena; questa

tomba si trova a Beni Hasan e il suo titolare era probabilmente protagonista di queste spedizioni nel

Mar Rosso alla ricerca della galena, infatti in questo periodo sappiamo che era sempre più sfruttata

la costa del Mar Rosso.

Le decorazioni sono molto raffinate come raffinata è l’arte di questo periodo; qui vediamo il tema

della rappresentazione degli uccelli con una attenzione alle forme e ai colori di questi animali,

quindi un realismo che ritroveremo alla metà della XVIII dinastia, in particolare nell’epoca di

Amarna in cui i palazzi saranno decorati con dipinti di ispirazione naturalistica. Quindi la grande

attenzione per la natura che già era presente nell’Antico Regno trova espressione nel Medio Regno.

Interessanti sono le realizzazioni artistiche in scultura di questo periodo: questo gruppo non è

innovativo, infatti già nell’Antico Regno troviamo la rappresentazione di famiglie a tutto tondo. Noi

possediamo vari elementi per datare l’arte egizia e qui vediamo che quello che era il tema della

scultura reale, cioè la presenza delle grandi orecchie del sovrano è un particolare che ritroviamo

anche nella statuaria privata; anche gli abiti portati dai personaggi rispondono a una moda e in

particolare durante il Medio Regno gli alti funzionari portavano queste lunge gonne, questi lunghi

abiti che i erano allacciati al petto, erano alti in vita e che avevano un nodo sul davanti.

In molti casi anche le parrucche che sono portate dai personaggi servono per datare, infatti alcune

acconciature sono tipiche di determinati periodi e in alcuni casi di particolari dinastie; tutto questo

sotto cmq una uniformità generale di iconografia che si riconosce essere egiziana. 85

Un altro tema che conoscevamo già è quello dell’uomo scheletrito (fine V dinastia, tempio

funerario di Unis e tempio funerario di Sahura); qui vediamo la rappresentazione dell’uomo dei

campi come scheletrito, ma non è detto che questo corrisponda a un periodo di crisi, di carestia, ma

si tratta di una rappresentazione simbolica del pericolo che gli egiziani correvano nel caso si fossero

recati nel deserto a cercare le pietre per le tombe; quindi si tratta di un aspetto del realismo egizio

che ha cmq un valore simbolico.

Vi sono altri esempi di tombe che hanno la facciata direttamente scavata nella roccia e in questo

caso il portico antistante era costruito; infine abbiamo esempi di tombe senza il portico antistante,

che sono direttamente scavate nella roccia. Questi sono elementi che conoscevamo già per l’Antico

Regno, infatti alcune tombe rupestri di Giza presentavano queste caratteristiche.

Notiamo inoltre la raffinatezza della pittura e la decorazione dei geroglifici, infatti si assiste a una

grande diffusione di tombe dipinte che si incrementerà maggiormente nel Nuovo Regno.

Un'altra caratteristica è questa: nelle tombe dell’Antico Regno, soprattutto nella fase finale,

cominciano ad apparire delle statue che sono in genere in pietra, ma che potevano essere anche in

legno, di servitori che dovevano servire il defunto nell’aldilà in tutte le mansioni. Durante il primo

periodo intermedio, tra la IX e l’XI dinastia (fine III-inizio II millennio) si diffonde nelle tombe un

altro tipo di oggetto che è caratteristico di questo periodo; si tratta di modellini che riproducono

delle scene che si ispirano alla vita nella valle del Nilo e che traducono in 3dimensioni i rilievi

presenti sulle tombe. I modellini sono in legno (a causa dell'assenza di spedizioni che procuravano

la pietra, si faceva uso di altri materiali), erano dipinti e venivano deposti nelle tombe.

Qui vediamo un modellino conservato al Cairo che rappresenta una scena che conoscevamo già dai

rilievi dell’Antico Regno, cioè rappresenta il porticato di una casa sotto cui è seduto il titolare della

tomba; accanto a lui ci sono degli scribi con i loro strumenti che stanno registrando gli animali di

sua proprietà.

Un altro di questi capolavori è il modellino di casa realizzato in legno dipinto, che rappresenta

l’ingresso della casa con le colonne papiriformi; qui vediamo anche il colore che era onnipresente.

Abbiamo poi esempi di laboratori artigianali, ma molto diffusi sono i modellini di barche che

riproducono le barche che navigavano sul Nilo oppure vi sono barche funerarie dove sotto il

padiglione, si trovava il corpo del defunto.

Un altro capolavoro è questa statuetta in legno, perfettamente conservata (grazie al clima caldo e

secco dell’Egitto), che si trova al Cairo; questo personaggio porta davanti a sé il cestino e ha sulle

spalle uno zaino ricoperto da una pelle di giaguaro. 86

L’arte, sia privata che reale, dell’Antico Regno, era molto statica, infatti i personaggi venivano

rappresentati con le braccia stese lungo il corpo e le statue erano più compatte; a partire dal primo

periodo intermedio, dopo quella rivoluzione culturale dell’inizio del II millennio, anche l’arte

minore viene influenzata da questi cambiamenti e i personaggi vengono rappresentati in maniera

più aerea. Le forme hanno movimenti più liberi e questi cambiamenti a partire dalla fine del III

millennio, porteranno alle novità dell’arte del Nuovo Regno.

Qui vediamo un altro capolavoro: la libertà di movimento si traduce in questa statuetta che è

conservata al Metropolitan Museum di New York; questa figura femminile in una mano porta

un’anatra che ha ugualmente un suo movimento, mentre l’altra è portata sulla testa a tenere questa

cesta. Sempre di questi modellini fanno parte due squadre di militari che sono entrambe conservate

al Cairo e che dovevano rappresentare dei militari egizi con lo scudo e la lancia e anche con

l’acconciatura tipicamente egiziana. All’interno della stessa tomba vi era una squadra di militari

nubiani che sono caratterizzati con la pelle scura, un acconciatura diversa, un abbigliamento che

ricorda quello delle tribù dell’Africa sud tropicale e anche le armi sono diverse; questi nubiani

erano una squadra al servizio degli egiziani.

I cambiamenti si fanno sentire non solo nei modellini, ma anche nel corredo funerario: i primissimi

corpi dei defunti venivano seppelliti direttamente nella sabbia o in sarcofagi di legno o vimini;

durante l’Antico Regno si sviluppa il sarcofago in pietra che presenta la decorazione a facciata di

palazzo; dalla fine del III millennio si diffondono i sarcofagi decorati con delle iscrizioni con i nomi

e i titoli del defunto. Questi sarcofagi sono decorati anche all’interno con iscrizioni e con i

cosiddetti “fregi di oggetti” che cominciano a comparire dalla VI dinastia e che si mantengono fino

all’inizio del Medio Regno.

Si tratta della rappresentazione di oggetti che effettivamente venivano utilizzati nella vita quotidiana

e a partire dal Medio Regno cominciano ad apparire i testi dei sarcofagi che si diffondono sui

sarcofagi dei privati (in più vediamo come il motivo degli occhi attraverso cui il defunto può

continuare a vedere, sia tipico di questo periodo). I testi dei sarcofagi si presentano su colonne e si

tratta di una serie di formule magico religiose che dovevano aiutare il defunto nel passaggio

nell’aldilà.

Qui vediamo un esempio di scultura privata e vediamo come l’abito del funzionario sia portato

subito sotto il petto e come esso abbia le orecchie grandi; ma abbiamo anche esempi più raffinati di

scultura.

Della perfezione dell’arte di questo periodo si fa interprete non solo la scultura, ma anche una delle

cosiddette arti minori, cioè l’oreficeria; nelle tombe delle principesse trovate a El-lahun e a El-lisht

sono stati trovati tesori veri e propri che sono stati considerati capolavori dell’oreficeria egizia;

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abbiamo diversi esempi in oro smaltato o oro e pietre preziose o pietre d’oro. Qui vediamo un

pettorale con la rappresentazione del sovrano che sta colpendo con la mazza, tenendolo per i capelli,

il nemico asiatico che ha in una mano la scimitarra. Poi vi è un diadema in oro con il motivo del

cobra e uno specchio.

Un altro tipo di statua che si diffonde in questo periodo è la cosiddetta statua cubo da cui emerge la

testa del personaggio e a volte le gambe; il cubo viene in questo caso utilizzato per iscrivere i titoli

del defunto e altre iscrizioni. Si tratta di un tipo di statua tipica del Medio Regno che quindi si

diffonde dall’inizio del II millennio, per la cui realizzazione forse ci si è ispirati ai guardiani che

stavano seduti in posizione accovacciata con le mani sulle ginocchia.

Amenemhat IV regnò un po’ meno di 10 anni; egli si occupò del Fayum, completò il tempio di Qasr

es Sagha e la costruzione del tempio di Medinet Madi; alla sua morte la situazione del paese

cominciò a peggiorare e si assistette alla trasmissione del potere supremo a Nefrusobek.

La XIII dinastia sembra essere derivata dalla XII o per diretta discendenza o in seguito a

matrimonio, almeno per il primo dei sovrani, Sekhemra-Khutaui.

Della XIII dinastia possiamo ricordare Neferhotep I (11 anni di regno), la cui autorità si estendeva

su quasi tutto il delta, ad esclusione del VI nomo del basso Egitto, la cui capitale Xois sarebbe stata,

secondo Manetone, la capitale della XIV dinastia.

Sotto il regno di Sobekhotep la città di Avaris passò nelle mani degli Hyksos che ne fecero la loro

capitale. Quindi verso la fine della XIII dinastia inizia di nuovo una crisi nel paese, crisi che

culminerà con la presa di potere di questi principi stranieri di origine asiatica che si installeranno in

modo massiccio nel delta e porranno la loro capitale ad Avaris, città del delta orientale che

corrisponde alla Tell el Dab’a attuale.

Questo periodo definito Hyksos inizia nel 1575 a.C., alla metà del II millennio e per circa un secolo

gli stranieri asiatici ebbero il dominio sull’Egitto.

La lista dei re di Abido salta tutto questo periodo Hyksos perché questi sovrani non erano

considerati legittimi e, in questa lista di re di Abido si passa dalla XII alla XVIII dinastia.

La XIII dinastia è di origine tebana e i nomi dei sovrani della dinastia sono composti con il nome

del dio Sobek che era la divinità principale del Fayum, ma in realtà il dio Sobek che è presente nei

nomi dei sovrani della XIII dinastia probabilmente non era il dio principale del Fayyum, ma un'altra

forma del dio Sobek adorata nel sud dell’Egitto e in particolare nella zona tebana (in Egitto non è

infrequente questo fatto di divinità con lo stesso nome che hanno forme diverse in luoghi diversi).

La capitale nella XIII dinastia è ancora al El-Lisht, invece la XIV dinastia è una dinastia

settentrionale che aveva la propria capitale a Xois nel delta orientale; si tratta di una dinastia debole

e di un periodo molto confuso di cui non sappiamo in realtà granché, ma probabilmente si tratta,

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come l’VIII dinastia nel III millennio, di una dinastia di passaggio tra un periodo forte di potere

dello stato e un periodo di crisi vera e propria.

Quindi quando parliamo del Medio Regno come periodo classico della storia egizia ci riferiamo

essenzialmente alla XII dinastia che è il periodo centrale e quello del massimo splendore dell’Egitto

perché, per la prima metà della XI dinastia si tratta ancora di un periodo di assestamento, la XIII

dinastia corrisponde a un periodo già declinante e la XIV corrisponde a un periodo di crisi e di

instabilità nel paese; invece la XV e la XVI dinastia corrispondono alle dinastie che noi chiamiamo

Hyksos. HkAw n HAswt,

Il termine Hyksos è un termine grecizzato del corrispondente egiziano cioè i

principi dei paesi stranieri; noi conosciamo solo parzialmente questi sovrani e i loro nomi, anche se

gli scavi in corso già da molti anni ad Avaris, condotti da una missione archeologica austriaca,

stanno portando alla luce la città con i relativi monumenti.

Di questo periodo conosciamo solo sei nomi di sovrani, ma gli scavi stanno portando nuovi

elementi e prima di questi scavi noi avevamo notizie di seconda mano, derivate da fonti secondarie

di questo periodo e l’autore classico che più si è occupato di questo periodo è Giuseppe Flavio nel

suo Contra Apionem.

Durante la XVII dinastia invece assistiamo a una compresenza in Egitto di asiatici nel nord e di

sovrani egiziani nel sud, o meglio di principi egiziani che governano a Tebe (compresenza di due

poteri nel nord e nel sud) e questo porterà a uno scontro tra queste forze che si oppongono nel paese

e sfocerà in un grosso conflitto che si estenderà a tutto l’Egitto tra principi tebani nel sud e Hyksos

nel nord.

Noi conosciamo bene il conflitto, che avrà delle fasi alterne, grazie a una serie di fonti egiziane che

ci sono giunte e che illustrano le fasi di questo conflitto che alla fine vedrà vincitori i principi tebani

che unificheranno l’Egitto che sarà di nuovo egiziano e daranno inizio alla XVIII dinastia che sarà

di nuovo, come lo era stata l’XI dinastia dopo il primo periodo intermedio, un periodo di grande

splendore.

Noi abbiamo vari monumenti che ci parlano di questo periodo, in particolare la tavoletta Carnarvon,

in legno, che venne rinvenuta ai primi del 900 e che è oggi conservata al British Museum. Essa

racconta le prime fasi del conflitto e si tratta di una copia egiziana antica su tavoletta di legno di

un’iscrizione più ampia che era su una stele ritrovata a Karnak.

La tavoletta prende il nome dal collezionista che l’aveva portata in Inghilterra, Carnarvon che era

anche colui che aveva finanziato la campagna di Carter. 89

La stele di Karnak, che è stata ritrovata nel 1954 da Habachi, e che poi fu completata dal

ritrovamento di altri frammenti, parla di un po’ tutte le fasi del conflitto che ebbe fasi alterne e che

vide anche, come testimoniato dalla stele, l’alleanza tra gli Hyksos e alcuni principi del Medio

Egitto e soprattutto i Kushiti, gli abitanti di Kush, cioè della Nubia.

Questa alleanza degli Hyksos con i kushiti è significativa perché porta a un accerchiamento dei

principi tebani che vengono a trovarsi tra una potenza a nord e i kushiti a sud, quindi i principi

tebani si trovano ad avere un’area di azione e di alleanza ristretta che va dal Medio Egitto a sud di

Tebe, (da Mehir fino a Elefantina), rispetto a quella degli Hyksos.

Nonostante questo alla fine, dopo un lungo assedio di Avaris che è documentato dalle fonti, gli

egiziani riusciranno a sconfiggere gli Hiksos; in particolare vi è un testo che racconta dell’assedio di

Avaris e delle varie fasi del conflitto e si tratta dell’autobiografia di Jah-mes, figlio di Ibn, noto

JAxms, sA n Jbn.

anche come

Questo testo è una lunga autobiografia e si tratta di una fonte fondamentale; il testo è inciso nella

tomba di questo personaggio a El-Kab e la sua autobiografia ci documenta tutte le fasi del conflitto,

la conquista della Nubia e la riconquista di Avaris.

Alla metà del II millennio l’Egitto è governato dagli Hyksos e la loro capitale, Avaris è stata scavata

estensivamente da una missione archeologica austriaca; gli scavi stanno rivelando degli

insediamenti precedenti agli Hyksos, in particolare insediamenti della XII dinastia (Medio Regno);

uno dei palazzi di Avaris era decorato con degli affreschi cretesi che prima erano stati attribuiti al

periodo Hyksos, mentre oggi vengono attribuiti all’epoca thutmoside.

Quindi nella XVII dinastia i principi regnano sugli otto primi nomoi dell'alto Egitto; essi avevano

scarse risorse economiche e si fecero seppellire a Dra Abu el Naga; dobbiamo dire che tra Antef VII

e Apophis I (sovrano Hyksos) sono attestate relazioni pacifiche e scambi culturali tra i due ed

esistono indizi di legami di parentela tra hyksos e famiglia reale tebana.

Sotto Seqenenra Tao I inizia la lotta aperta; egli sposa Tetisheri da cui avrà il figlio Seqenenra Tao

II.

Seqenenra Tao II fu un principe tebano che combatté contro gli Hyksos e la sua mummia è stata

trovata nella prima cachette a Deir el- Bahri, scoperta nel 1881; qui furono trovati 53 corpi o parti di

corpi appartenenti a sovrani o a personaggi di alto livello, tra cui, appunto, c’era la mummia di

Seqenenra II che presenta orribili ferite sulla testa e sul corpo e quindi si pensa che abbia

combattuto contro gli Hyksos e poi che sia stato sepolto a Tebe.

Su Seqenenra Tao II è rimasto un racconto di fantasia in cui si racconta la sua battaglia verbale con

l’Hyksos Apophis che cerca di incriminare Seqenenra perché dice che gli ippopotami di Tebe

facevano troppo rumore e quindi gli davano fastidio; comunque ebbe la meglio Seqenenra Tao II. 90

Seqenenra Tao II sposerà la regina Ahotep che avrà due figli, Kamosi e Ahmosi; a sua volta

Ahmosi sposerà Ahmose- Nefertari e avranno due figli, Ahmose e Amenhotep I.

Sarà Ahmosi colui che caccerà gli Hyksos dal paese e quindi verrà ricordato come liberatore

dell’Egitto e fondatore della XVIII dinastia; egli riesce a cacciare gli Hyksos in quanto si era

assicurato il controllo delle piste carovaniere, interrompendo così l’alleanza tra Hyksos e Kushiti;

da qui riconquisterà tutto il paese e riuscì anche a impossessarsi dei domini straneri, in particolare

riconquistò la Nubia.

Ahmosi verrà quindi adorato come liberatore dell’Egitto e fondatore della XVIII dinastia, ma verrà

adorata anche sua moglie Ahmose- Nefertari che ebbe un vero e proprio culto tra gli abitanti di

Deir-el Medina; la mummia di Ahmose- Nefertari venne trovata a Deir el Bahri nella prima

cachette.

La zona di Avaris si colloca tra campi coltivati e canali, quindi è una zona in piena campagna e uno

dei problemi dello scavo in questa zona è quello di far espropriare i terreni alla agricoltura per gli

scavi. Qui vediamo uno scarabeo tipico del periodo Hiksos e un motivo che ci permette di datare a

colpo sicuro uno scarabeo a questo periodo è la presenza di questi motivi a spirale perché questo

motivo, di ispirazione asiatica, viene importato ed è ampiamente diffuso in questo periodo.

I sovrani di questo periodo si resero conto che per governare un paese che aveva già circa 1500 anni

di storia dovevano adattarsi a quelle che erano le usanze, le abitudini e l’ideologia dell’antico

Egitto; per questo i sovrani Hyksos, come faranno poi in seguito tutti gli altri governatori stranieri

in Egitto, assumono in tutto e per tutto le caratteristiche dei sovrani locali e quindi faranno scrivere i

loro testi e i loro nomi in egiziano usando il geroglifico, utilizzano titoli tipici dei sovrani egiziani e

arriveranno ad adorare divinità egiziane. Questo da una parte, ma dall’altra essi introducono

elementi che sono loro propri, ad esempio daranno impulso al culto di divinità di origine asiatica e

anche a usanze e a tradizioni funerarie che erano del tutto nuove ed estranee alla mentalità egiziana

e che adesso invece si affermano, soprattutto nella loro capitale ad Avaris, nel delta.

Tuttavia nell’insieme l’idea è quella di una continuità che si vuole mantenere, cmq con l’apporto di

grandi novità dall’estero che poi arriveranno a portare modificazioni nella civiltà egiziana delle

epoche successive. Tra quelli più aneddotici un fatto importante è che gli Hyksos portarono con loro

una grandissima novità, il cavallo che fino ad allora non era conosciuto e che poi diventerà

protagonista della storia del Nuovo Regno e delle epoche seguenti, infatti le grandi campagne e

spedizioni del Nuovo Regno mostreranno sempre il faraone a cavallo o sul carro con il cavallo. Si

assiste anche all’introduzione di nuove armi come la scimitarra che era un’arma tipica asiatica e che

ora si diffonde in tutto l’Egitto, ma assistiamo anche all’introduzione di altre innovazioni. 91

Un'altra caratteristica di questo periodo, che avevamo già incontrato per il Medio Regno, è la

diffusione massiccia di ceramica di importazione palestinese e anche di fabbricazione locale; si

tratta di una ceramica che viene fabbricata essenzialmente in una località del delta che si chiama

Tell- el- Fahudieh, principale centro di produzione di questa ceramica di origine palestinese che si

diffonde poi in tutto l’Egitto.

Quindi nella XVII dinastia mentre i sovrani Hyksos governano e si fanno seppellire nel nord del

paese, ad Avaris, invece i principi tebani governano nel centro sud del paese e si fanno seppellire a

Tebe, nella loro capitale e le tombe di questi sovrani sono state ritrovate nella necropoli tebana che

comincia ora ad avere una grande espansione; questi sovrani quindi si fanno seppellire a Tebe e in

particolare in una località delle necropoli tebane, sulla riva occidentale del Nilo (Tebe ovest), che si

chiama Dra Abu el- Naga.

Queste tombe sono caratterizzate dalla presenza di sarcofagi molto particolari e quindi databili con

la massima precisione, sarcofagi che vengono chiamati nell’archeologia egiziana rishi, parola araba

che significa piuma e sono così chiamati perché sono caratterizzati dalla presenza di piume dipinte

sulla superficie del coperchio del sarcofago.

Qui vediamo una pianta della città di Avaris; qui sono stati messi in evidenza insediamenti di epoca

precedente, risalenti al Medio Regno, in particolare della XII dinastia (a Amenenhat I risale un

quartiere a pianta ortogonale, abitato dagli operai che costruirono la città e dalle loro famiglie; qui si

insediarono immigrati di origine cananea che costruirono tombe a ridosso delle abitazioni secondo

un’usanza vicino orientale; il tempio dedicato a Amenenhat I venne ingrandito da Sesostri III che

ricostruì molti templi distrutti); quindi gli Hyksos arrivano e si installano su una località

precedentemente egiziana, cosa che fino a poco tempo fa non era nota.

Una scoperta eccezionale è stata effettuata negli ultimi anni all’interno del palazzo di Tell el Dab’a

e si tratta del ritrovamento di piccoli frammenti che sono stati ricostruiti in affreschi di tipo

minoico-cretese e questo è un fatto eccezionale perché dimostra il legame di questa località con

Creta (motivo del toro e del labirinto, motivi tipici della zona cretese); in realtà si suppone che ci

fossero degli artisti cretesi che lavoravano a Tell el Dab’a; questi afferschi erano stati attribuiti

inizialmente all’epoca hyksos, mentre oggi sono attribuiti all’epoca thutmoside.

Si discute ancora quando l’Egitto cominciò ad avere contatti con Creta, siamo certi della seconda

metà del II millennio, ma è probabile che vi fossero anche in precedenza; invece nel Nuovo Regno

si ha un boom di questa presenza cretese in Egitto anche perché in certe tombe del periodo, cioè del

Nuovo Regno, in particolare nella XVIII dinastia, noi troviamo la rappresentazione dei cretesi in

Egitto, simili agli asiatici, ma con caratteristiche diverse. 92

In questo periodo sono state trovate delle mummie, tra cui quella di un sovrano hyksos che fu tra i

protagonisti del conflitto e l’analisi della sua mummia ha dimostrato che essa riportava ferite

profonde alla testa che hanno fatto pensare a una morte violenta; quindi al di là dei testi che ci fanno

conoscere il conflitto abbiamo la prova della violenza di questo conflitto.

Qui vediamo l’ascia cultuale che non venne usata durante il conflitto da Ahmosi, considerato il

fondatore del Nuovo Regno; questo tipo di oggetti, che conosciamo bene in Egitto già dal III

millennio, erano effettivamente utilizzati come armi nelle battaglie dagli egiziani e stando a quelli

che sono stati trovati erano in legno e in bronzo, ma vi sono anche esempi in oro e in legno dorato

come questa ascia rituale di Ahmosi.

Figlio di Ahmosi e vero iniziatore della XVIII dinastia, fu Amenhotep I che da inizio a quello che

viene considerato uno dei periodi più splendidi della storia egizia, cioè il Nuovo Regno; egli segue

la politica del padre di riunificazione e di pacificazione del paese, ma si impegna anche a rioccupare

la Nubia e delle fasi espansionistiche di questo sovrano verso la Nubia noi siamo ben informati

dalla autobiografia di Jah-mes, figlio di Ibn che, oltre a parlare delle fasi finali del conflitto tra

egiziani e Hyksos, parla anche dei primi sovrani del Nuovo Regno e in particolare di Amenhotep I e

delle sue campagne nubiane.

A partire da questo periodo quindi, cioè da Amenhotep I, la Nubia diventa una vera colonia egiziana

e anche l’amministrazione della Nubia subisce dei cambiamenti e delle modifiche; in particolare

comincia a essere attestato il titolo, portato dai principi nubiani, di “figlio del re di Kush” a cui si

aggiunge il titolo di “sovrintendente delle terre meridionali”.

Amenhotep I venne probabilmente sepolto in quella che sarà chiamata “valle dei re” o nei pressi

della stessa, ma la sua tomba non è ancora stata ritrovata; in realtà ci sono varie tombe già scoperte,

ma prive di iscrizioni che sono state attribuite ad Amenhotep I, però la questione è ancora aperta; le

tre tombe che si contendono la sua sepoltura sono la KV 39, la tomba AN B di Dra Abu el Naga e la

tomba K 93.11 di Dra Abu el Naga.

Invece il primo sovrano che sicuramente si fa seppellire nella valle dei re, cioè quella zona delle

necropoli tebane in cui si faranno seppellire i sovrani della XVIII e XIX dinastia, è Thutmosi I,

successore di Amenhotep I; egli si fece seppellire sicuramente nella valle dei re, ma circa la sua

tomba vi è un problema di attribuzione.

Oggi è accettata una nuova teoria: si vede la KV 38 come la tomba originaria di Thutmosi I;

Hatshepsut non avrebbe costruito la KV 20 che sembra precedente, ma avrebbe riadattato un

monumento precedente, probabilmente voluto per Thutmosi II. 93

Quindi Hatshepsut riadatta questa costruzione, prende il corpo del padre Thutmosi I e lo pone nella

tomba; quindi si tratterebbe di una sepoltura per tre persone e così si spiega la presenza di tre

camere annesse alla camera funeraeria, una per Hatshepsut, una per Thutmosi II e una per Thutmosi

I; Thumosi III avrebbe poi riportato il corpo di Thutmosi I nella KV 38 e lo avrebbe dotato di un

nuovo sarcofago e di un nuovo corredo che quindi risale all'epoca di Thutmosi III.

Il periodo iniziale della XVIII dinastia che segue Amenhotep I è un periodo abbastanza complesso

in Egitto che denominiamo dei thutmosidi perché si registrano una serie di matrimoni che quindi

danno luogo a un periodo complesso.

Il successore di Amenhotep I è Thutmosi I che deriva da un ramo collaterale della famiglia, infatti

visto che Amenhotep I non aveva avuto eredi è il cognato che sale al trono, ma comunque egli era

legato alla famiglia perché aveva sposato una sorella di Amenhotep I, Ahmes; poi Thutmosi I

sposerà Mutneferet da cui nascerà Thutmosi II che sposerà Hatshepsut, figlia di Thutmosi I e di

Ahmes (quindi sono fratellastri) e i due avranno una figlia di nome Nefrura; invece Thutmosi II,

con un'altra moglie, Isis avrà un figlio, Thutmosi III.

Di Thutmosi I vediamo una statua con un viso con una sorta di “aria di famiglia” tipica della

produzione scultorea dei thutmosidi, quindi spesso è difficile attribuire, senza un’iscrizione, queste

statue. Thutmosi I aveva dei legami stretti con i cretesi e questo fece sì che portò ad Avaris dove

risiedeva una parte della corte reale, degli artisti cretesi che decorarono alcune parti del palazzo: si

tratta di scene con motivi caratteristici della produzione cretese (motivo del labirinto e della danza

sul toro); da una tomba tebana vediamo la rappresentazione di cretesi che portano offerte; oltre ai

rapporti con i cretesi egli ebbe rapporti con la Nubia e il Vicino Oriente, con cui, appunto, si

riallacciano i rapporti.

Le uniche notizie che abbiamo relative all’infanzia di Hatshepsut e sui suoi anni trascorsi alla corte

reale sono quelle che Hatshepsut stessa ci ha voluto tramandare nelle fonti che fece redigere su un

monumento avanzato della sua carriera, il tempio di Deir el- Bahri e un altro monumento di Karnak,

la cappella rossa.

Questi racconti hanno una volontà retroattiva, come quelli che sottolineano la sua discendenza

divina da Amon Ra e la sua chiamata divina a diventare sovrano (si tratta di un racconto

propagandistico). Si sono cercate testimonianze di Hatshepsut all’epoca di suo padre Thutmosi I,

ma per il momento queste ricerche sono state vane perché, all’epoca di Thutmosi I, di Hatshepsut

non si parla perché la sua figura è offuscata da due fratelli, il principe Amenemose e il principe

Wadjmose, che sono i presunti eredi al trono; un altro personaggio di cui si parla molto nella

giovinezza di Hatshepsut è un fratellastro che ha il nome di Thutmosi e che salirà al trono dopo la

morte prematura di Amenemose e di Wadjmose, con il nome di Thutmosi II. 94

Quindi Hatshepsut e il fratellastro Thutmosi II si sposeranno per ragioni dinastiche; Thutmosi II era

il figlio di Thutmosi I e di Mutneferet che al momento dell’ascesa al trono di Thutmosi II, assicurò

la reggenza, in quanto Thutmosi II sale al trono molto giovane; in realtà sembra appurato che la

reggenza venne assicurata non da Mutneferet, ma dalla matrigna di Thutmosi II, Ahmose.

Con l’ascesa al trono di Thutmosi II, la moglie Hatshepsut assume i titoli tradizionali di “grande

sposa del re” e di “sposa divina di Amon” (si tratta di titoli normali per una regina moglie e i

monumenti che la riguardano in questo periodo non testimoniano di uno stato particolare).

Thutmosi II muore però inaspettatamente in età giovane e lascia solo una figlia avuta da Hatshepsut,

Nefrura, mentre dal matrimonio con una moglie secondaria, Isis, aveva avuto un figlio che prenderà

il nome di Thutmosi III.

Alla morte di Thutmosi II, il figlio doveva avere solo 2/3 anni e chi assume la reggenza è

Hatshepsut, la “grande sposa reale” e da questo momento Hatshepsut assume un ruolo che diventerà

fondamentale; alla morte di Thutmosi II si svolsero le cerimonie di incoronazione del re bambino e

questi fatti sono noti da varie fonti e in particolare da un resoconto fatto da Ineni, un funzionario

fedele alla corona dall’epoca di Thutmosi I e nella sua autobiografia Ineni racconta chiaramente

come stavano andando le cose.

Le nostre conoscenze relative agli eventi dei primi anni di reggenza di Hatshepsut sono piuttosto

limitate, soprattutto per quanto riguarda le fonti datate, fonti che sono accomunate dal fatto che nei

primi anni Hatshepsut si presenta come una donna, in abiti femminili e ha ancora i titoli della regina

reggente.

Ma abbastanza presto Hatshepsut inizia una lenta trasformazione che la porterà ad apparire sui

monumenti in forma maschile: innanzitutto adotta come nome Maat ka Ra (“Giusto è lo spirito di

Ra”), nome tipico d’incoronazione maschile e poi comincia a farsi rappresentare con i titoli

maschili, ma ancora in abiti femminili.

È nel momento in cui essa assume questo nome che la sua sovranità può essere iniziata, comunque

non è il primo caso, infatti un'altra donna che regnò come re fu Nefrusobek dopo la morte di

Amenemhat IV alla fine della XII dinastia.

Dal VII anno di regno Hatshepsut appare in tutto e per tutto come re e si fa rappresentare come un

uomo (vediamo ad esempio una statua-sfinge che la raffigura e che è tipicamente maschile).

Tuttavia Hatshepsut, nelle sue iscrizioni, pur avendo caratteristiche maschili, fa allusione a sé al

femminile (è infatti presente la t del femminile). Questo passaggio verso il genere maschile fu

graduale e si sviluppò per un periodo di anni: in qualità di faraone uomo ella dovette legittimare la

sua ascesa al trono e nelle sue iscrizioni Hatshepsut ignora i fatti relativi al suo periodo di moglie

accanto a Thutmosi II e viene ideata una sorta di mitologia della sua predestinazione a essere re. 95

Hatshepsut si proclama re dell’Egitto per volere divino in virtù della sua nascita da Amon Ra e di

questo si parla nella cappella rossa di Karnak; questi eventi sono narrati anche nel tempio di Deir el-

Bahri. Scelte di questo tipo sono dovute al fatto che Hatshepsut sapeva quanto importante fosse

questo mito delle origini mitiche del sovrano e di quanto fosse importante il legame con Amon che

aveva un clero molto potente alle spalle.

Nella terrazza intermedia di Deir el- Bahri troviamo le scene relative alla teogamia, o nascita divina

di Hatshepsut; nelle iscrizioni del tempio di Deir el- Bahri, Hatshepsut dice di essere figlia di

Ahmose e di Amon Ra che si era unito alla regina sotto le spoglie di Thutmosi I.

Hatshepsut assicurò la reggenza a Thutmosi III per circa 15anni, ma questi 15 anni non hanno

lasciato tracce evidenti di rivalità tra i due personaggi e nemmeno tra le due rispettive corti (nelle

fonti che testimoniano la sua reggenza non emergono rivalità tra i due).

Sui monumenti di questi 15anni di regno i due personaggi appaiono congiunti, insieme spesso

rappresentati come due gemelli maschi, distinti solo dalla posizione, quindi li vediamo insieme, di

solito Hatshepsut è rappresentata davanti a Thutmosi III con il suo nome maschile di Maat ka Ra ed

è seguita da Thutmosi III con il nome di Men kheper Ra in seconda posizione e i due sono

rappresentati identici; oppure i sovrani sono rappresentati distinti dagli oggetti che offrono alla

divinità.

Inoltre Hatshepsut e Thutmosi III condividono gli anni di datazione, cioè la datazione effettuata è

solo quella di Thutmosi III e Hatshepsut non ha un suo proprio sistema di datazione; in Egitto per

ogni singolo sovrano la datazione inizia da zero e siccome è Thutmosi III a salire al trono alla morte

di Thutmosi II, la datazione parte dal suo primo anno di regno (egli aveva però circa 2/3 anni),

quindi anche quando Hatshepsut diventerà a tutti gli effetti re d’Egitto, non avrà un proprio sistema

di datazione, ma manterrà gli anni di regno di Thutmosi III.

Comunque Hatshepsut governa in qualità di reggente già quando sale al trono Thutmosi III, quindi

si tratta di una convivenza pacifica; inoltre si nota che la maggior parte dei funzionari che avevano

prestato servizio durante la coreggenza di Hatshepsut per Thutmosi III, continuarono ad avere il

loro posto nell’amministrazione anche sotto Thutmosi III, quando governerà da solo. Se ci fosse

stato un contrasto tra i due sovrani i fedeli di Hatshepsut sarebbero stati eliminati sotto Thutmosi

III, ma questo non succede e ciò significa che non vi furono grandi contrasti tra i due

Durante il periodo di coreggenza, Hatshepsut non ha quello slancio, quella apertura verso l’esterno

che caratterizzerà la politica estera di Thutmosi III, ma sappiamo per certo che anche durante il

regno di Hatshepsut ci fu una certa attività all’estero e in particolare in Nubia: quindi è crollato

ormai il mito del regno pacifico di Hatshepsut, infatti dagli ultimi scavi e studi in Nubia siamo certi

di un attività militare di Hatshepsut in Nubia, quindi di una sua espansione verso questo paese. 96

Di conseguenza nei testi Hatshepsut manca di quella retorica imperialistica che era tipica dei

sovrani del Nuovo Regno.

Hatshepsut compirà spedizioni in Sudan e in particolare la spedizione commerciale verso il paese di

Punt sarà la più celebre del suo regno; il ritorno da questa spedizione è datata all’anno IX di

Thutmosi III, quindi nei primi anni della coreggenza ed essa aveva uno scopo commerciale, cioè per

recuperare materiali preziosi per l’Egitto quali legno di ebano, incenso, piume di struzzo, profumi,

essenze, che erano prodotti tipici dell’Africa sud tropicale e che erano inesistenti in Egitto.

Questo evento viene rappresentato per esteso e dettagliatamente sul portico mediano del tempio di

Deir el- Bahri: qui viene rappresentata l’accoglienza degli egiziani nel paese di Punt, come si viveva

a Punt, i prodotti portati dall’Egitto ai sovrani di Punt e poi il carico delle navi, cioè ciò che gli

egiziani riportano nel loro paese e infine la partenza della flotta egiziana alla volta dell’Egitto.

Si è certi quindi di questa spedizione, ma si è incerti sulla localizzazione di questa terra mitica per

gli egiziani e ormai dalle diverse ricerche gli egittologi sono concordi nel collocarlo a sud est

dell’Egitto tra l’Eritrea e il Sudan orientale; in passato alcuni studiosi collocavano questo paese in

Arabia, ma questa collocazione è stata smentita.

Hatshepsut non fu la prima ad andare a Punt, ma sicuramente una spedizione venne effettuata nel

regno di Montuhotep II, all’inizio dell’XI dinastia e qualche spedizione venne fatta anche

nell’Antico Regno; quindi Hatshepsut non è la prima, ma è quella che lascia la documentazione più

completa sui questo avvenimento.

Oltre al problema sulla localizzazione del paese, vi è anche il problema di come gli egiziani

raggiungevano il paese di Punt: alcuni studiosi pensavano in passato che si andasse a Punt per via

mare, ma il luogo di partenza restava sconosciuto, mentre altri studiosi pensavano che, una volta

conquistata la Nubia, quindi dal Medio Regno, gli egiziani raggiungessero Punt per via terra, cioè

lungo le piste carovaniere che scendevano verso l’Africa sud orientale.

Eppure molte sono le prove contrarie e in particolare il fatto che, sui rilievi di Deir el- Bahri, vi

fossero rappresentati sia i pesci di fiume che i pesci di mare e una soluzione a questo problema è

stata data, anche se non ancora universalmente accettata, dagli studi e dagli scavi di un italiano, il

professor Fattovich che prima studiò molti documenti, poi andò a lungo in Etiopia e Eritrea e infine

scavò a Mersa Gawasis, sul Mar Rosso e lo scavo di Mersa Gawasis è stato una miniera di

informazioni sulla spedizione a Punt perché Fattovich, professore all’università di Napoli, insieme

alla sua collega C. Baard, ha scoperto un porto che risale al Medio Regno, ma la cui utilizzazione

continuò sicuramente anche fino al Nuovo Regno (si tratta di uno scavo ancora in corso).

Oltre a molti documenti scritti, stele e altri elementi, Fattovich e Baard hanno trovato all’interno di

una grotta, gli strumenti che erano utilizzati in un porto e in particolare molte corde usate per le

97

barche e dei frammenti di legno di barche che sono stati analizzati e, per la loro forma e per la loro

condizione, si è supposto che queste barche fossero del Nuovo Regno e forse proprio quelle di

Hatshepsut.

Quindi si è arrivati alla conclusione che il viaggio a Punt seguisse una strada di terra da nord o da

sud più o meno fino all’altezza di Coptos (a nord di Tebe) e poi da qui si prendeva la pista

carovaniera attraverso il deserto orientale, attraverso gli widan e si arrivava a Mersa Gawasis, al

porto sul Mar Rosso e da qui si prendevano le navi per andare verso Punt; quindi le spedizioni

avevano il doppio percorso per via terra e poi per via mare lungo il mar Rosso; gli scavi a Mersa

Gawasis sono ancora in corso, però possiamo dire che questa ipotesi di un doppio percorso per via

terra e poi per via mare passando per il porto di Mersa Gawasis, sia molto probabile.

Quindi sul lato meridionale del portico mediano del tempio di Deir el- Bahri vediamo delle

rappresentazioni del paese di Punt e della regina di Punt e vediamo anche una cosa interessante: di

fronte al tempio di Deir el- Bahri in passato vi era un lungo viale alberato ed esaminando queste

buche in cui si trovavano le piante si sono trovati resti botanici che fanno pensare che questo viale

fosse almeno in parte adornato da piante provenienti dal paese di Punt.

Hatshepsut realizza anche un vasto programma costruttivo in Egitto, tanto che è presente, con i suoi

monumenti in un po’ tutto il paese; quindi si tratta di un sovrano che, come tutti i suoi predecessori

lascia una traccia importante della sua presenza in siti che vanno dal sud, da Elefantina, passando

per Kom Ombo, Hierakompolis, Gebel Silsilah, Karnak, a Menhir, a Speos Antemidos, a Ermopoli

e in altre località, ma sicuramente la presenza più importante di Hatshepsut si ha nel tempio di

Karnak.

Il tempio di Karnak viene fondato agli inizi del Medio Regno, quindi agli inizi del II millennio e poi

via via fu ingrandito prima da Amenhotep I agli inizi della XVIII dinastia, da Thutmosi I e poi, in

modo spettacolare da Hatshepsut che fa di questo tempio un vero e proprio luogo di culto nazionale

del dio Amon, ancora una volta per rafforzare il legame tra la dinastia e il dio Amon (Hatshepsut si

presenta non a caso come figlia di Amon). A partire dal regno di Hatshepsut, Karnak viene

considerata la controparte meridionale del tempio di Heliopolis, a nord di Menfi e del Cairo, dove

era adorato Ra.

Sono moltissimi i sovrani del Nuovo Regno che lasciarono tracce della loro presenza a Karnak, ma

il primo grande ampliamento avvenne sotto Hatshepsut e poi sarà continuato da Thutmosi III.

In particolare di Hatshepsut vanno ricordati due obelischi che si trovano nel cuore del tempio di

Karnak e poi la cappella rossa che era destinata in origine a contenere la barca del dio Amon, con

cui era portato in processione. 98

Il destino della cappella rossa fu quello di altri monumenti egiziani, infatti gli egiziani, con il

passare degli anni e dei secoli, smontavano gli edifici costruiti dai loro predecessori per riutilizzarne

le pietre di costruzione per costruire altri edifici (come la cappella di Sesostri I a Karnak, oggi

visibile nel museo all’aperto di Karnak dove è stata ricostruita anche la cappella rossa di Hatshepsut

che non era completa, ma venne ricostruita con molta cura, con la collaborazione tra egittologi e

architetti). La cappella rossa è stata da poco pubblicata interamente da centro franco egiziano che

lavora a Karnak ormai da 50anni.

Tra gli altri monumenti che vanno ricordati di Hatshepsut vi è il tempio di Deir el- Bahri,

straordinario per la sua realizzazione, anche se per la sua concezione si rifà a monumenti più antichi

e in particolare al tempio di Montuhotep II dell’XI dinastia, al momento della riunificazione del

paese, dopo il primo periodo intermedio.

Il tempio di Hatshepsut in realtà, stando a ricerche recenti, è un progetto di Thutmosi I e II che

avevano avuto l’idea di costruire un tempio in quest’area, idea che viene realizzata da Hatshepsut e

Hwt Drs Dsrw Jmn,

questo complesso estremamente monumentale viene chiamato dagli egiziani

cioè “il tempio più sublime dei sublimi”.

Il tempio era costituito in questo modo: vi era un primo grande cortile cintato, preceduto dal viale

alberato, una prima grande rampa ascensionale, la seconda terrazza, una seconda rampa e la terrazza

superiore e intorno vi erano una serie di cappelle e, sulla terza terrazza, la cappella rupestre

all’interno, scavata nella roccia. Sia il tempio di Montuhotep II che quello di Hatshepsut sono

compresi in questo anfiteatro naturale costituito dalle falesie delle montagne; tra i templi di

Montuhotep II e quello di Hatshepsut vi è una cappella che fu terminata da Thutmosi III.

Il tempio di Deir el-Bahri quindi si inserisce nel paesaggio circostante, in un anfiteatro naturale,

nella falesia tebana; accanto al tempio di Hatshepsut si trova quello di Montuhotep I, della XI

dinastia; sebbene molti pensano che l'architetto del tempio sia stato Senenmut, oggi si propende a

pensare che egli si sia occupato di altre costruzioni, ma non di questa.

La struttura del tempio è a terrazze; queste sono sostenute da pilastri, molti dei quali sono pilastri

osiriaci che rappresentano Hatshepsut sotto forma di Osiride (questi pilastri sono tipici dei faraoni-

uomini e Hatshepsut si appropria di questa immagine).

Circa la decorazione del primo cortile, dobbiamo ricordare le immagini relative all'esaltazione del

culto reale, al trasporto dell'obelisco di Karnak, alla consacrazione del tempio di Deir el-Bahri, alla

collocazione delle statue della regina e le scene legate alla vita campestre che vanno interpretate in

modo simbolico. 99

Nella seconda terrazza, il portico intermedio è fiancheggiato da due cappelle, quella a sud è la

cappella di Hathor, quella a nord è la cappella di Anubi. La cappella di Hathor comprende il

vestibolo, la sala ipostila e il santuario che è scavato nella roccia (si tratta di un piccolo capolavoro);

i pilastri del vestibolo presentano i capitelli “hathoriani”, cioè hanno il volto di donna e le orecchie e

le corna bovine (si tratta di un'immagine antichissima). In un'altra immagine Hathor viene

rappresentata come vacca e qui vediamo tracce di colore (dobbiamo infatti dire che i templi le statue

e i geroglifici erano tutti colorati e c'era anche una teoria dei colori, infatti ogni geroglifico aveva

dei colori specifici; ad esempio nei testi delle piramidi i geroglifici erano in verde dal momento che

si trattava del colore della rigenerazione).

Alcune scene mostrano i soldati di Hatshepsut; in un'altra vediamo Hathor sotto forma di vacca che

lecca la mano della regina, figura che mostra il legame tra i due personaggi.

Dall’altra parte troviamo la cappella di Anubi che presenta una sala ipostila e degli ambienti scavate

nella roccia (una caratteristica tipica dei templi di questo periodo è il soffitto stellato). Dal centro

del portico intermedio parte la rampa che conduce alla terrazza superiore; il tempio è stato

interamente restaurato dagli archeologi polacchi, ma per la terrazza superiore non c'è stato bisogno

di interventi massicci, quindi si tratta forse della parte più bella e originale del tempio.

Intorno alla terrazza superiore vediamo la corte colonnata e poi l'ingresso al santuario principale che

è scavato nella roccia.

Vediamo un'immagine della bella festa della valle durante la quale Amon era portato in processione

sulla barca sacra e questa era la principale ricorrenza del calendario liturgico egiziano.

Vi sono delle caratteristiche che accomunano i monumenti della regina:

• l’enfasi che viene data al recupero della tradizione, infatti Hatshepsut si proclama come

colei che ha recuperato la tradizione, infatti restaura gli edifici rovinati come il tempio di

Hathor a Menhir oppure ella ricostruisce il cuore, il nucleo del tempio di Karnak;

• Hatshepsut agisce soprattutto a Karnak (o a Tebe), quindi sulla riva occidentale, che era la

sede dinastica ed ideologica della XVIII dinastia;

• la volontà di stupire e di compiere azioni uniche che avrebbero lasciato un segno nelle

generazioni future; infatti il tempio di Deir el-Bahri, pur ispirandosi al tempio di

Montuhotep, ha delle caratteristiche del tutto nuove e originali rispetto ai templi tradizionali.

Un aspetto importante è quello della damnatio memoriae di Hatshepsut: dal periodo di coreggenza

di Hatshepsut nei confronti di Thutmosi III, non emerge alcuna rivalità tra i due, quindi ci si è

chiesti quali sono le ragioni che hanno condotto alla damnatio memoriae, termine che per molti

studiosi è improprio. 100

Per molto tempo si è pensato che, quando finalmente Thutmosi III salì al trono, alla morte di

Hatshepsut, egli abbia voluto vendicarsi della matrigna, cancellandone la memoria e quindi

cancellando il nome e l'immagine della regina.

In realtà, alla luce degli studi più recenti, ci si è resi conto che questa cancellazione della memoria

avviene a partire dall'anno 42 di Thutmosi III, quindi più di vent'anni dopo la morte della regina; ma

quindi se Thutmosi III voleva cancellare la memoria della regina, perché aspettare vent'anni? In più

l'immagine di Hatshepsut come regina (e quindi come moglie di Thutmosi II) non è mai stata

toccata; inoltre non c'è la prova che la sua tomba sia stata profanata. Ci si è resi conto inoltre che è

vero che spesso i suoi cartigli sono stati sostituiti, ma Thutmosi III non solo ha sostituito i cartigli di

Hatshepsut, ma anche quelli di Thutmosi I e II.

Quindi è stata avanzata un'ipotesi, che forse è quella più seguita, secondo cui Thutmosi III avrebbe

voluto riscrivere la storia recente della dinastia soprattutto per legittimare l'ascesa al trono del figlio

Amenhotep II che era figlio di Thutmosi III e Hatshepsut II Merira; in effetti Hatshepsut era la

discendente diretta dei thutmosidi, mentre Thutmosi III era il figlio di una moglie secondaria; per

questo si è supposto che la sua azione sia stata fatta alla fine del regno per riscrivere la storia

recente della dinastia e per mettere in luce lui e il suo figlio diretto. Questo giustificherebbe la sua

azione tardiva e l'esaltazione del figlio che negli ultimi anni di Thutmosi III diventa suo

correggente.

Senenmut è una delle personalità più eminenti non solo del periodo di Hatshepsut, ma anche della

XVIII dinastia , come si vede dal grande numero di monumenti che ha lasciato e di documenti che

attestano la sua importanza.

La lezione più recente del nome è quella di Senenmut e non di Senmut, infatti sembra chiara

sn n

l’interpretazione della n come morfema genitivale e non come complemento fonetico, quindi

mwt sn mwt.

e non una costruzione di tipo diretto

Senenmut è un personaggio molto particolare che raggiunse i vertici del potere all’epoca di

Hatshepsut, ma nulla ci fa presagire la possibilità di una carriera così brillante, in considerazione

delle sue origini familiari; sappiamo poco della famiglia di Senenmut, proprio per il fatto che

entrambi i genitori non avevano mai ricoperto dei ruoli particolarmente significativi né a corte né

nell’amministrazione e i loro nomi sono conosciuti in poche attestazioni, nelle tombe di Senenmut e

nella tomba della madre di Senenmut.

Il padre aveva il nome di Ramose e non sono stati trovati titoli abbinati alle sue attestazioni, mentre

la madre Hatnefer portava solo il titolo di nbt pr, cioè signora della casa che indica semplicemente

uno stato di donna sposata. 101

Conosciamo poco anche dei suoi legami parentali di cui abbiamo pochissime testimonianze dalla

tomba della madre, sappiamo che aveva tre fratelli maschi e due sorelle.

La famiglia di Senenmut è stata ricostruita grazie a una scoperta del 1936 del Metropolitan

Museum, di un sepolcro scavato nella roccia nei pressi della tomba tebana 71 che è una delle due

tombe destinate alla sepoltura di Senenmut. La tomba fu scoperta casualmente durante una fase di

ripulitura della zona al di sotto della tomba 71, dove sono state trovate due piccole sepolture

anonime, fino al ritrovamento di una piccola porta sigillata attraverso cui si è riusciti a entrare in

una tomba costituita da un unico ambiente; la tomba era praticamente integra, infatti c’erano i sigilli

a dimostrazione del fatto che la tomba era stata chiusa una sola volta.

Si tratta di una piccola tomba scavata nella roccia e ciò che si era presentato agli archeologi era un

accumulo di materiali a carattere funerario ammassati nel piccolo ambiente: sono stati trovati due

sarcofagi antropomorfi a nome uno di Ramose, uno di Hatnefer e due casse contenenti i resti di 6

corpi che presentavano segni di mummificazione, ma ormai erano ridotti a scheletri; sono stati

trovati anche altri oggetti di varie tipologie.

Da una prima analisi della tomba, la prima ipotesi che era stata proposta era quella di immaginare

un unico momento di sepoltura dal momento che la sepoltura presentava una porta che sembrava

essere stata sigillata un’unica volta prima della sepoltura; la tomba non presenta segni del passaggio

dei ladri e quindi è importante perché rappresenta uno dei pochissimi esempi di sepoltura di privati

del Nuovo Regno il cui corredo si è conservato integro (come la tomba di Mahierperi).

Quindi i primi archeologi interpretarono la sepoltura come avvenuta in un unico momento; si è

pensato a un’epidemia che aveva ucciso tutta la famiglia e quindi erano stati sepolti tutti in un unico

momento.

Indagini successive hanno portato a un’idea diversa della situazione, innanzitutto dall’analisi delle

mummie si è visto che, in particolare la mummia di Hatnefer era molto ben curata (sembrava una

mummia reale per il fatto che era molto elaborata) e la maggior parte degli oggetti all’interno della

tomba sembrano chiaramente destinati alla sepoltura di una donna, infatti gli oggetti iscritti

riguardano per la maggior parte Hatnefer e sono di una fattura impressionante per una famiglia di

privati (lo scarabeo del cuore è di grandi dimensioni e non trova paralleli in altre sepolture di

privati, ma solo in sepolture reali, ad esempio si trovano molti scarabei del cuore della stessa fattura

in una tomba destinata ad accogliere 3mogli straniere di Thutmosi III); interessante è anche il fatto

che il nome di Hatnefer, sullo scarabeo del cuore, fu inciso su quello di qualcun altro, quindi doveva

essere destinato a una sepoltura reale e sicuramente fu un dono che venne fatto a Senenmut; anche

altri oggetti trovano paralleli solo in sepolture reali. 102

Quindi la situazione cambia agli occhi degli archeologi: abbiamo infatti una mummia molto curata e

un corredo di alta fattura, invece la mummia del marito non presenta tracce di imbalsamazione e

non ci sono elementi del corredo che si possono ricollegare a lui e anche gli oggetti senza iscrizioni

sono prettamente femminili.

Quindi si è pensato che la tomba fosse inizialmente destinata alla madre Hatnefer morta in età

avanzata e fatta seppellire con un ricco corredo e si è pensato che al momento della sepoltura

vennero riesumati gli altri corpi sicuramente del marito e di altri che possiamo solo ipotizzare che

siano i fratelli di Senenmut, che vennero posti nella tomba della madre. Quindi ciò testimonia che

Senenmut raggiunse un potere tale da permettersi di dare una degna sepoltura alla madre e di fare

riesumare gli altri membri della famiglia che fa seppellire nella stessa tomba; è molto interessante

questa tomba perché le giare portano delle date e sono datate tutte al VII anno di regno di

Hatshepsut e al momento sembra che il sigillo di Hatshepsut come sovrano risalga proprio al VII

anno di regno.

Per quanto riguarda le origini della famiglia di Senenmut è stata proposta come città Armant, vicino

a Tebe ed è molto probabile che i corpi che sono stati riesumati e posti nella tomba di Hatnefer

provengano da Armant; è significativa la scelta del luogo della tomba della madre, all’interno del

complesso funerario di Senenmut, quindi è vicina a quella del figlio e a Tebe.

Non vi sono testimonianze che provengono da Armant, non ci sono riferimenti chiari sull’origine di

Armant della famiglia, ma sappiamo di legami affettivi di Senenmut con alcune dee locali che sono

Iunyt e Renenutet e sappiamo che tra i suoi titoli c’era quello di “sovrintendente dei preti di

Renenutet” di Armant e quando c’è un titolo del genere vi si dovrebbe leggere un’origine del

personaggio da quella località (i nomi di queste divinità ritornano spesso sui monumenti di

Senenmut).

Circa la carriera di Senenmut, vediamo che a un certo punto questo personaggio compare sulla

scena, ma non abbiamo nessuna sua attestazione precedente all’epoca di Thutmosi II, quindi

possiamo solo ipotizzare il momento in cui Senenmut iniziò la sua carriera; secondo alcuni ha avuto

un certo ruolo già dall’epoca di Thutmosi I, c’è chi sostiene una carriera militare (ma di questa

possibilità non ci sono titoli nei suoi monumenti). È probabile che iniziò la sua carriera sotto

Thutmosi I prestando dei servizi a corte di vario genere, ma non c’è nessun monumento datato o

databile prima dell’ascesa di Thutmosi II, quindi è da questo periodo che si fa iniziare la sua

attività.

Vi è un’iscrizione che presenta parecchi problemi interpretativi, a Gebel Silsila, in cui Senenmut

viene nominato come “sovrintendente della sposa del dio e intendente della figlia del dio”, ma non

vengono nominate, quindi non sappiamo chi fossero, secondo alcuni la sposa del dio sarebbe

103

Ahmose e la figlia del dio Hatshepsut, mentre secondo altri la sposa del dio sarebbe Hatshepsut e la

figlia del dio sarebbe Nefrure.

Comunque siamo certi della sua attività all’epoca di Hatshepsut e di Thutmosi II per il fatto che è il

momento in cui Senenmut diventa tutore e precettore della piccola Nefrure.

Al momento della morte di Thutmosi II Senenmut sembra ancora portare i titoli tipici di un

amministratore medio, ma all’inizio della reggenza di Hatshepsut troviamo testimonianze di un

particolare favore nei confronti di Senenmut e questo è provato da tre statue che vengono realizzate

per lui, due statue in compagnia della piccola Nefrure e in una è rappresentato da solo; a

quest’epoca dovrebbe risalire anche l’attività di Senenmut al Gebel Silsilah.

Con la presa di potere da parte di Hatshepsut, dal VII anno, Senenmut abbandona quelli che erano i

suoi titoli meno importanti, abbandona il ruolo di precettore di Nefrure che viene preso da un altro

funzionario e inizia ad assimilare una serie di titoli impressionante che si riferiscono al suo ruolo

amministrativo all’interno del tempio di Amon, infatti il suo titolo è quello di “grande

sovrintendente di Amon”; a questo punto Senenmut è un uomo molto ricco e potente che può

permettersi la tomba della madre, si fa costruire una cappella al Gebel Silsila (come molti

funzionari importanti nel Nuovo Regno) dove vengono riaperte le cave e partecipa all’estrazione

degli obelischi della regina da Assuan.

Egli inoltre si fa costruire un complesso funerario e lascia una serie di monumenti davvero

impressionante, infatti abbiamo almeno 25 statue, e si tratta di una quantità impressionante, infatti

esiste solo un altro caso di funzionario importante che ebbe così tante rappresentazioni, cioè

Amenhotep figlio di Hapu. Queste statue sono quasi tutte intere e sono quasi tutte in pietra dura e

sono un unicum; esse sono la testimonianza dell'alto livello raggiunto da Senenmut

nell'amministrazione, ma anche dal favore della regina, infatti la produzione artistica egizia non ha

come fine l’arte per l'arte, quindi godere, da parte di un privato, della possibilità di farsi

rappresentare così spesso è significativo.

Si tratta di statue di ottima fattura uscite sicuramente da atelier reali e anche nelle caratteristiche

adottate nella sua rappresentazione, si tratta di caratteristiche tipiche delle statue reali, presenti

anche nelle statue di Hatshepsut. Queste testimonianze provengono soprattutto dal tempio di Amon,

dove si era svolta l’attività di Senenmut.

Senenmut, nel suo programma scultoreo lascia delle caratteristiche nuove, innovative che poi

saranno imitate da altri, perché rappresentano esempi di statue di un determinato tipo.

Vediamo ad esempio delle rappresentazioni di Senenmut con Nefrure: fino a quel momento non era

mai stato rappresentato un individuo di sesso maschile, privato a contatto con un membro della

famiglia reale; oppure vediamo Senenmut che porta un sistro a forma di naos, quindi inaugura la

104

statua del cosiddetto sistroforo; oppure altra rappresentazione particolare è quella di Senenmut

rappresentato con la corda dell’agrimensore arrotolata che serviva per misurare i campi e con una

figura di cobra (raffigurazione di Renenutet). Vediamo anche la presenza di crittogrammi che sono

stati qui elaborati per la prima volta e in genere sono posti alle spalle del personaggio; è tipica la

presenza nel Nuovo Regno di cartigli con il nome del faraone sulle spalle delle statue dei funzionari

e da qui in avanti vi sono dei crittogrammi che riproducono il nome di Hatshepsut.

Inoltre conosciamo per questo funzionario un sarcofago in quarzite e si tratta del primo esempio di

sarcofago in pietra per un privato, ma dobbiamo anche considerare che Hatshepsut fu la prima a

farsi seppellire in un sarcofago in pietra.

Il legame con Hatshepsut è forte e un segno dell’importanza di Senenmut è il fatto che gli viene

concesso di essere rappresentato come orante, in alcune costruzioni relative alla regina, in

particolare al tempio di Deir el- Bahri, all’interno della cappella dove vediamo Senenmut nell’atto

di adorare i cartigli di Hatshepsut; nella sua tomba, nella sua autobiografia, egli dice che Hatshepsut

gli concesse di essere rappresentato in tutti i suoi monumenti.

È una vecchia tradizione quella di credere Senenmut come l’ideatore, l’architetto di Deir el- Bahri;

in realtà non ci sono titoli né documenti che ne attestino un’attività sicura come architetto.

Senenmut non si fece costruire un’unica tomba, ma abbiamo notizia di almeno due tombe: la tomba

71 della necropoli di Gourna, tomba che era già nota nel 1830 e già a lui attribuita e si tratta di una

tomba meravigliosa perché in piccolo riproduce il tempio della regina Hatshepsut (cmq il piano

decorativo è tipico delle tombe dei privati).

Successiva cronologicamente alla costruzione della tomba 71 è la tomba 353, molto vicina al

tempio di Hatshepsut: essa scende in profondità e la camera funeraria rientra all’interno del recinto

del tempio. Essa si sviluppa in tre ambienti e solo uno è decorato: il soffitto è astronomico e si tratta

del primo soffitto astronomico attestato in Egitto, molto precedente a quelli della Valle dei Re e

questa è la testimonianza che Hatshepsut apparteneva a un elite culturale e intellettuale.

Per molto tempo si è pensato a una doppia sepoltura, cioè a tombe scavate in due momenti diversi:

prima la TT 71 che poi sarebbe stata abbandonata e poi la TT 353 la cui vicinanza con Deir el-Bahri

non sembrerebbe solo una coincidenza, ma per molti studiosi e significativa.

In verità oggi si vede nell’insieme un complesso funerario, sul modello della sepoltura del faraone e

del suo tempio funerario (si tratta di un unicum): la tomba 71 si avvicinava al concetto del tempio

funerario dove veniva fatta l’offerta quotidiana al defunto e che serviva a perpetuare la memoria di

Senenmut e della sua famiglia, mentre la tomba 353 sarebbe stata prevista come il vero luogo di

sepoltura di Senenmut. 105

Tuttavia egli non venne mai sepolto in nessuna delle due, infatti la tomba 353 venne chiusa e

vennero trovati gli utensili degli operai mentre stavano terminando la decorazione del primo

ambiente.

Quindi Senenmut non venne sepolto in nessuna delle due tombe perché è stato oggetto di una fine

drammatica oppure perché venne sepolto in una terza tomba. Il complesso funerario di Senenmut ha

delle caratteristiche quasi regali per un privato; in più dobbiamo considerare tutte le

rappresentazioni statuarie e inoltre il fatto che il suo sarcofago era in pietra.

Da qui molti studiosi hanno ipotizzato una presunta relazione tra Hatshepsut e Senenmut: in

particolare dall'analisi delle statue di Senenmut e di Nefrure molti studiosi hanno visto un legame

così forte da poter pensare a una paternità biologica di Senenmut nei confronti di Nefrure; si tratta

infatti dei primi esempi di un funzionario che tiene in braccio un membro della famiglia reale e in

alcune statue, la posizione delle gambe di Senenmut con un ginocchio alzato e i piedi sotto l’altra

gamba mostra la tipica posizione della donna egiziana nel momento dell’allattamento (questo

legame strettissimo porta a fare rappresentare Senenmut quasi inglobante Nefrure in una statua

cubo).

Questo tipo di rappresentazione, ovvero Senenmut che tiene in braccio Nefrure, va a scavare in

un'epoca molto antica, infatti si tratta della posa con cui Iside tiene in grembo il figlio Horus; come

dobbiamo interpretare queste raffigurazioni di Senenmut? Forse egli voleva farsi raffigurare quasi

come una madre di Nefrure; secondo altre interpretazioni queste immagini sono vere e dovremmo

interpretare Senenmut come padre di Nefrure. Secondo molti sembra improbabile la possibilità che

una sposa reale avesse potuto avere un figlio da un funzionario quando ancora il marito era vivo;

cmq con ciò non si toglie la possibilità di una relazione tra Senenmut e Hatshepsut.

Vediamo Senenmut rappresentato su queste statue, ma egli fu anche oggetto di satira, ne abbiamo

diverse testimonianze, in particolare di ostraka che ritraggono Senenmut; tale ritrovamento è stato

fatto presso la TT 353 e sappiamo che si tratta di Senenmut perché c’è una sua rappresentazione di

profilo nella TT 353 con il suo nome; questi tratti così marcati erano probabilmente una

rappresentazione di carattere satirico perché dietro questo ostrakon c'è l'immagine di un topo e i

tratti sono simili (questo ostrakon venne probabilmente realizzato dagli operai che lavoravano alla

tomba).

Ci sono inoltre molti graffiti che rappresentano Senenmut impegnato in attività sessuali con

Hatshepsut presso Deir el-Bahari e forse anche questi graffiti sono stati fatti dagli operai.

Dell’ipotesi di una relazione tra i due possiamo trovare tracce evidenti nella veloce carriera di

Senenmut che dal nulla raggiunge le più alte cariche, cosa che era impensabile per un personaggio

di umili origini (inoltre il suo nome è abbinato spesso a quello del sovrano). 106

Abbiamo delle rappresentazioni di Senenmut che ci fanno capire che nella vita privata egli sembra

restare celibe per tutta la vita, infatti non abbiamo testimonianza di una moglie né di figli; questa

posizione di celibe è anomala per l’epoca e nella sua tomba non abbiamo la rappresentazione nè di

una sposa né di un figlio. Sulla stele falsa porta, infatti, il ruolo della moglie viene svolto dalla

madre; anche nelle cerimonie funebri il ruolo tipico dei figli viene svolto dai fratelli.

Allora ci potremmo chiedere perché Hatshepsut, una volta diventata faraone, non ha sposato

Senenmut? In quel momento infatti sarebbe stato possibile, ma non lo fa perché Hatshepsut cambia

ruolo ed porta avanti una precisa ideologia e un'immagine che vuole dare al mondo, cioè si presenta

come figlia, sposa e sorella del dio e un matrimonio con un funzionario, non di sangue regale,

avrebbe rotto questo programma ideologico.

Ci sono quindi molti elementi che ci fanno vedere un legame particolare tra Hatshepsut e Senenmut;

tuttavia egli scompare a partire dal 16anno di Hatshepsut; abbiamo una testimonianza precedente,

quella di una stele dal Sinai che fa riferimento all’11anno di regno, dove vediamo Nefrure davanti

ad Hathor e dietro Senenmut; c’è un ostrakon che si riferisce a Senenmut e che è riferito al 16anno,

ma poi scompare; quindi che fine ha fatto?

Si può immaginare una semplice morte naturale prima di Hatshepsut, l'unico problema è quello del

corpo di Senenmut, in quanto non è stato inumato in nessuna delle due tombe; la TT 353 venne

chiusa mentre si stava lavorando al primo ambiente; la TT 71 non presenta tracce del suo corpo.

Forse Senenmut è stato sepolto da qualche altra parte, mentre secondo alcuni studiosi ci fu un

complotto ai danni di Senenmut, per cui si può pensare all'eliminazione del corpo, ma rimane da

spiegare il motivo della caduta di interesse di Hatshepsut per Senenmut e l'abbandono delle sue

cariche.

Secondo alcuni Senenmut avrebbe esagerato e le prerogative reali che si era dato avevano

infastidito Hatshepsut e Thutmosi III; un'altra ipotesi è che a un certo punto non sia stato più tra i

sostenitori di Hatshepsut, ma si sia schierato dalla parte di Thutmosi III.

Un’ulteriore complicazione deriva dal fatto che il nome di Senenmut è stato scalpellato da numerosi

monumenti; a un certo punto anche il nome di Hatshepsut divenne oggetto di una damnatio

memoriae, ma sono pochi i casi in cui il nome di Senenmut legato a quello di Hatshepsut è stato

scalpellato; quindi si tratta di due momenti diversi e diventa difficile comprendere il motivo dietro a

questa cancellazione. Bisogna però anche pensare che dopo Thutmosi III salirà al trono Amenhotep

IV che operò una cancellazione del nome di Amon; nel nome di Senenmut compare Mut che era la

sposa di Amon e in molti casi il nome di Senenmut è stato scalpellato solo alla fine, cancellando il

nome di Mwt; quindi è possibile che il suo nome sia stato oggetto di cancellazione in epoca

amarniana. 107

Un altro funzionario probabilmente dell'epoca di Hatshepsut è un personaggio noto nella letteratura

egittologica fin da epoca antica, ma in epoca recente è stata messa in discussione la sua attività;

questo personaggio è noto solo dal suo corredo funerario e dalla sua tomba e la tomba di questo

funzionario è legata all’Università degli studi di Milano perché tutta la documentazione relativa ad

essa si trovava negli archivi di Loret che, appunto, scoprì la tomba KV 36, cioè la tomba di

Maiherperi. Si tratta di una piccola tomba a pozzo, la cui datazione alla XVIII dinastia non è mai

stata messa in discussione, ma oggi è stato possibile precisare l'epoca di attività di questo

personaggio.

MAj Hr prj

significa leone- è la preposizione- significa arena, campo di battaglia

È un personaggio particolare di cui vediamo un'immagine sul suo libro dei morti, dove è

rappresentato con la pelle scura e la capigliatura riccia, quindi probabilmente era un nubiano; nella

tomba è stata trovata la mummia che conferma la sua origine. Si tratta di un piccolo ambiente di

forma irregolare, in cui si arriva attraverso un pozzo e si giunge all'unica stanza; la tomba non è

decorata e questo è tipico delle tombe dei privati.

Maiherperi sembra essere stato il caso più antico di sepoltura di un privato della Valle dei re, pur

non essendo di sangue reale; di Maiherperi non sappiamo nulla, sappiamo i suoi nomi e i suoi titoli

solo dagli oggetti che sono stati trovati nella tomba. In più Carter trovò, in un buco a poca distanza

dalla tomba, un cofanetto di legno che portava il nome e i titoli di Maiherperi e in cui sono stati

trovati due elementi del corredo vestiario, cioè due perizomi in pelle di gazzella (uno è stato rubato,

mentre l'altro si trova al museo di Boston).

Quindi i nomi e i titoli di Maiherperi sono conosciuti solo grazie ai pochi materiali iscritti, come il

sarcofago, il libro dei morti in cui compare Maiherperi accompagnato dal nome e dal titolo di

“flabellifero alla destra del re” che era una funzione importante che di solito, a quest'epoca,

KAp”,

portavano i figli del re oppure il vizir; un altro titolo è quello di “fanciullo (Xrd) del

un'istituzione fiorente nella XVIII dinastia, dove erano educati i principi di origine straniera che poi

erano rimandati al loro paese con funzioni amministrative.

Il ritrovamento della tomba di Maiherperi è importante perché il corredo era praticamente intatto;

sono stati trovati tutti i materiali, tranne il vestiario e il metallo; a quel tempo si trattava di un caso

unico, poi vi fu il caso della tomba di Yuia e Tuja, suoceri di Amenhotep III e il terzo caso fu la

tomba di Thutankhamon. 108

La documentazione portata alla luce sulla scoperta della tomba di Maiherperi è importante perché

Loret non aveva lasciato traccia di una documentazione pubblicata. Fin quasi ai giorni nostri la

successione delle fasi della scoperta della tomba era nota da un resoconto dei primi del 900 di

Schweinfurth, ma oggi sappiamo che egli fece una descrizione della tomba in un momento

successivo alla scoperta.

Oggi è stato possibile ricostruire la situazione originaria della tomba al momento della scoperta: la

tomba sembrerebbe essere stata depredata in epoca ramesside, poi il suo ingresso venne perso fino

al momento della scoperta. Sono stati ritrovati diversi oggetti tra cui il sarcofago ligneo che doveva

contenere gli altri sarcofagi che sono stati ritrovati sparsi nella tomba (il sarcofago non venne aperto

da Loret, ma venne aperto solo nel 1901 quando giunse al Cairo; nel sarcofago è stata trovata la

mummia di un negroide con la capigliatura riccia); sono state trovate offerte di cibo e la cista

canopica; sono stati trovati anche oggetti di alto pregio, ciò che dimostra che l’attività dei ladri è

stata frettolosa, oppure riguardante solo gli oggetti in oro; è stato trovato anche il gioco del snt,

ovvero una scacchiera rivestita di foglie d'oro; vediamo inoltre una coppa in faience che ripropone i

motivi tipici della decorazione; sono stati trovati anche due collari per il cane.

Circa le problematiche della datazione, sembrerebbe che la morte di questo funzionario debba

collocarsi all’epoca di Hatshepsut o, al più tardi, all’epoca di Thutmosi III; la datazione era già stata

proposta sulla base dell’analisi dei frammenti di stoffa che erano stati trovati nella tomba su cui si

trovava il cartiglio di Hatshepsut; dato che le cancellature del nome di Hatshepsut hanno interessato

anche delle tombe, in questo caso si è trattato forse di una svista.

Molti hanno proposto delle datazioni diverse per questo corredo, alcuni hanno proposto un’epoca

che va da Amenhotep II ad Amenhotep III; chi è favorevole a questa datazione insiste su alcuni

elementi del corredo dicendo che essi fanno riferimento a delle forme che non sono presenti prima

di Amenhotep II, tra cui:

• il perizoma in pelle di gazzella che secondo alcuni non può risalire prima di Amenhotep II,

ma se guardiamo il tempio di Deir el-Bahri di Hatshepsut, alcune scene mostrano dei

guerrieri rappresentati con un perizoma simile a questo;

• lo stile del papiro funerario e la presenza di alcune scene, tra cui quella in cui la mummia del

defunto viene trasportata su una barca e la barca su una slitta; cmq anche di queste scene

sono noti alcuni esempi precedenti;

• secondo alcuni il titolo di “flabellifero reale alla destra del re” non può risalire all'epoca di

Hatshepsut e Thutmosi III, mentre ci sono comunque delle attestazioni oppure nessuno ci

vieta di pensare che sia proprio questa la prima attestazione; 109

• l'orecchio perforato secondo alcuni si tratta di un’usanza che viene fatta risalire a

Amenhotep II, perché la prima mummia a presentare segni di perforazione dell'orecchio

sarebbe quella di Amenhotep II; tuttavia ci sono delle attestazioni della pratica della

perforazione dell'orecchio già all'epoca di Hatshepsut e Thutmosi III; infine ci sono molte

raffigurazioni di perforazione dell'orecchio dei nubiani a Deir el-Bahri e Maiherperi era

nubiano.

A conferma della datazione all'epoca di Hatshepsut e Thutmosi III vi sono:

• la maschera in cartonnage che copre le spalle e la madre di Senenmut, Hatnefer aveva la

stessa maschera funeraria;

• inoltre la decorazione delle casse presenta delle caratteristiche vicine a quelle della

decorazione dei sarcofagi dell’inizio della XVIII dinastia;

• il cartiglio di Hatshepsut;

• la fiala di vetro che potrebbe essere un oggetto di importazione di un'epoca così antica.

Oggi dobbiamo identificare Maiherperi come un funzionario vissuto all'epoca di Hatshepsut e forse

inumato sotto Thutmosi III (la vicinanza della sua tomba a quella di Thutmosi III forse ha qualche

significato.

Circa le tombe dei funzionari di questo periodo, dobbiamo dire che molti funzionari che hanno

operato sotto Hatshepsut continuarono ad operare anche sotto Thutmosi III; quindi si assiste ad una

continuità amministrativa evidente che mostra che non ci fu una vera e propria damnatio memoriae.

Le principali tombe di questo periodo sono:

• Djeuti TT 11 (Tebe);

• Hapuseneb (grande funzionario) TT 67 (Tebe)- 15 (Gebel Silsila);

• Amenhotep TT 73 (Tebe);

• Ineni (grande architetto) TT 81 (Tebe);

• Djeuti TT 110 (Tebe);

• Anonimo TT 125 (Tebe);

• Duanineheh TT 155 (Tebe);

• Antef TT

• Nebamun TT 179 (Tebe);

• Ahmosi TT 224 (Tebe);

• Senimosi TT 252 (Tebe)

• Amenmosi TT 318 (Tebe); 110

• Senenmut TT 71- 353 (Tebe)- 16 (Gebel Silsila);

• Maiherperi KV 36.

La maggior parte delle tombe risale al Nuovo Regno e si trovano nella zona tebana; i siti preferiti

sono quelli di Gourna e Dra abu el Naga; dobbiamo dire che molte tombe di Gourna nell'ultimo

secolo sono state abitate e sono divenute delle case per i locali; questo ha portato alla distruzione

delle scene sulle pareti e molte tombe hanno subito danni irreparabili. Qualche anno fa è stato

iniziato lo smantellamento di queste case di fortuna e sono state create delle case per queste

persone; tuttavia questo sta provocando a Gourna dei problemi enormi.

Queste tombe hanno tutte circa la stessa struttura: presentano

un'area pubblica, cioè un cortile, una sala trasversale da cui si

accedeva, tramite un ingresso scavato nella roccia, a un

corridoio e infine alla cappella di culto; si tratta di una struttura

definita a T rovesciata.

Nella sala trasversale si riunivano i familiari per le cerimonie

per il defunto; il corridoio era una sorta di passaggio tra la vita

terrena e quella ultraterrena e infine vi era la cappella; il corpo

era deposto in un sarcofago all’interno di un ipogeo scavato

sotto la cappella; alcune tombe hanno nella sala trasversale dei

pilastri. Le tombe sono tutte decorate a rilievo o a pittura e la

scelta dell'una dell'altra non è ascrivibile a un periodo

particolare, ma dipende dal luogo, quindi dal tipo di pietra

destinata ad accogliere la decorazione.

In certi casi, se la roccia era dura, si preferiva la pittura e la roccia era ricoperta di muna, una sorta

di impasto di argilla e paglia che doveva rendere uniforme la superficie; quando era possibile il

rilievo, si poteva ricorrere a due tipi di rilievo, l'incisione a incavo e quella a rilievo.

Ma che cosa era rappresentato? Le scene sono varie e sono state molto studiate, ma manca uno

studio di insieme di queste immagini; la scena più comune è quella che raffigura il proprietario

davanti alla tavola di offerte, spesso accompagnato dalla moglie e dai portatori di offerte che sono

di solito i figli, invece nelle tombe più antiche erano i dipendenti del proprietario della tomba; nel

Nuovo Regno la scena si trasforma e diventa una scena di banchetto, accompagnato da danzatrici e

musicisti.

Altre immagini raffigurano la vita rurale e tutte le varie attività nei campi come la raccolta del grano

e la sua misurazione, la preparazione del pane e della birra, scene con animali al pascolo, scene di

caccia e di pesca; altre scene raffigurano particolari funzionari al lavoro, come gli scribi, i

111

fabbricanti di vasi; vi sono poi scene di mercato e scene con riti funebri (come l’imbalsamazione), il

pellegrinaggio ad Abido, il rito dell'apertura della bocca che permetteva al defunto di continuare a

vivere nell'aldilà; vi erano poi scene con eventi importanti della vita del defunto, come le campagne

militari, le spedizioni commerciali, il trasporto di monumenti per il sovrano.

In molti casi queste scene sono connesse con il ruolo ricoperto dal funzionario in vita, tuttavia non

bisogna prendere troppo alla lettera certe scene: è vero che la ricorrenza delle scene mostra una

derivazione di esse dalla vita quotidiana, però molte di esse hanno anche un significato simbolico:

ossia si mostra la complessità del mondo e l'importanza del defunto, membro dell’elite, rispetto al

resto della popolazione contadina incolta; quindi queste scene rappresentano il mondo dell’elite e

molti studiosi si sono distinti nell'interpretazione e nella lettura di queste scene, tra cui L. Tefnin e

Renè Van Walsen.

I siti principali dei funzionari di Hatshepsut sono quindi Gourna, Dra abu el Naga e Khokha; tra le

varie tombe, quella di Djeuti, la n. 11 é importante; i titoli principali di questo funzionario sono

“sovrintendente al tesoro” e “sovrintendente ai lavori”; nella tomba troviamo, nella sala trasversale,

scene con offerte, il banchetto con i musicisti, scene di pesca e uccellagione, e scene relative al

mondo agricolo; nel corridoio vediamo il pellegrinaggio ad Abido, la caccia rituale e i riti funebri.

Anche la TT 67, tomba di Hapuseneb è importante; il suo titolo principale è quello di “primo

profeta di Amon”, quindi si tratta di un personaggio noto, di cui abbiamo molte statue; nella sala

trasversale vediamo scene ambientate a Punt; nel corridoio vi sono raffigurazioni del defunto

impegnato in varie attività e nella cappella vediamo raffigurazioni di offerte.

Nella TT 71, la tomba di Senenmut, nella sala trasversale vediamo scene di offerte, tributi da parte

di popolazioni egee e processioni di soldati; nel corridoio vediamo scene tradizionali di offerte, il

banchetto, il pellegrinaggio ad Abido e riti funebri; nella cappella vi sono scene di offerte.

La TT 81 è la tomba di Ineni che aveva il titolo di “sovrintendente ai due granai di Amon”; nella

sala trasversale troviamo la rappresentazione del defunto, dei beni appartenenti ad Amon e la scena

del tributo da parte di stranieri (questa scena si trova sono nelle tombe dei funzionari più

importanti); poi vediamo scene di pesca, di uccellagione e di caccia rituale e di offerte; nel corridoio

vediamo riti funebri, presentazione di offerte e pellegrinaggio ad Abido; nella cappella vediamo il

banchetto.

Nella TT 155 di Duanineheh che aveva il titolo di “primo araldo del re” e di “sovrintendente al

dominio di Amon”, nella sala trasversale, oltre alle scene tradizionali, vediamo la raffigurazione del

controllo dei lavori nel tempio.

Vi sono dei rapporti stretti tra i titoli del funzionario e le scene rappresentate nella tomba; la scena

del tributo straniero è presente nelle tombe TT 71, 81, 119 e 155; tale scena, nella sua forma più

112

completa, comporta i portatori di tributi nubiani, asiatici ed egei che offrono doni per il sovrano e il

defunto controlla e dirige tali operazioni.

Questa scena è presente nelle tombe di funzionari che ricoprirono incarichi legati alla registrazione

dei tributi o che avevano incarichi diplomatici.

La rappresentazione dello straniero non va presa alla lettera, perché nella concezione egizia esso era

considerato come il simbolo delle forze del caos, esterne all'Egitto; quindi la rappresentazione degli

stranieri che portano i tributi simboleggia l’autorità politica ed economica dell'Egitto ma anche la

sconfitta, da parte degli egiziani, del caos.

Questi stranieri sono raffigurati in modo riconoscibile, con delle caratteristiche che individuano i

gruppi etnici, ovvero il colore della pelle, il modo di vestire e i tratti fisionomici.

I siriani (e gli asiatici in generale) hanno la pelle gialla, la barba, lunghi capelli legati o rasati e

indossano un'ampia tunica a fasce colorate; i nubiani hanno la pelle scura, i capelli corti e ricci, i

tratti negroidi e indossano pelli di animali o il gonnellino egiziano (lo shendyt), dal momento che, a

partire dal Medio Regno, la Nubia è una colonia egizia.

Gli egei sono rappresentati con la pelle marrone/rossa, senza barba, i capelli lunghi o corti e

indossano un gonnellino sorretto da una fascia a vita alta.

Ci sono inoltre molte caratteristiche relative ai loro usi: nella TT 81 vediamo che le siriane

trasportavano i loro figli in ceste coricate sulla schiena e questo è curioso, dal momento che questo

è il modo tipico delle donne nubiane per trasportare i figli. I siriani offrono metalli, armi, carri e

degli animali, in particolare i cavalli; i nubiani portano degli animali, in particolare le pelli di

animali e l’oro; gli egei offrono coppe di metallo, giare, brocche e anfore e vasi decorati con

elementi zoomorfi e spade.

Thutmosi III riprese la politica espansionistica di Thutmosi I e II; l’Egitto era ormai un paese

consolidato al suo interno e si avviava a diventare una grande potenza sul piano internazionale,

infatti egli compie una serie di spedizioni in Asia e in Nubia.

Durante il suo regno i confini del paese sono i più grandi della storia dell’Egitto che si estende fino

all’Eufrate a est e fino alla IV cateratta del Nilo a sud. Thutmosi III ci racconta ampliamente queste

sue spedizioni all’estero nei cosiddetti Annali di Thutmosi III che sono riportati iscritti sui grandi

templi che vengono fatti costruire in questo periodo; qui sono riportati una serie di dettagli sui paesi

visitati, su quanti prigionieri erano stati riportati in Egitto; egli dalle sue spedizioni in Asia riportò

un ricordo che volle eternare nel tempio di Karnak in cui fece costruire una parte nuova alla fine

dell’asse principale del tempio, il cosiddetto Akh- menu o sala delle feste.

Attigua all’Akh- menu vi era una parte decorata con dei rilievi che riproducevano le piante che

erano state riportate in Egitto da Thutmosi III: si tratta del cosiddetto giardino botanico di Thutmosi

113

III. Quindi anche Thutmosi III intervenne ampliamente in questo tempio, oltre che con la

costruzione dell’Akh- menu, anche con obelischi ed altri edifici.

Nel tempio o meglio, nel complesso templare di Karnak, un po’ tutti i faraoni egizi, a partire dal II

millennio, hanno voluto lasciare una presenza del loro regno con una serie di costruzioni che si

susseguono nel tempo.

Uno di questi piloni, cioè le porte monumentali di accesso al tempio di Karnak, è stato fatto

costruire da Thutmosi III, in particolare il settimo pilone di Karnak, che si trova lungo l’asse est-

ovest del tempio e su questo vediamo una scena famosa, cioè il faraone che, con una mazza, sta

colpendo i nemici che tiene per i capelli (si tratta di una scena che troviamo a partire dall’epoca di

Narmer e già anche nella tomba 100 di Hierakonpolis); alla base di questa rappresentazione vi sono

delle iscrizioni e al di sopra vi sono raffigurati dei prigionieri: vediamo la rappresentazione del

nemico straniero con le braccia legate dietro la schiena e nell’ovale vi è scritto il nome del popolo o

della località straniera. Queste liste sono presenti su un po’ tutti i templi del Nuovo Regno legati a

grandi faraoni, come Thutmosi III e Ramesse II, e ci fanno capire che gli egiziani conoscevano bene

le terre dei loro vicini e le terre che andavano a esplorare o a conquistare.

Thutmosi III lascia una traccia importante della sua presenza in Nubia facendo costruire dei templi

nella bassa e nell’alta Nubia dove ha lasciato una stele che ricorda il suo passaggio; in bassa Nubia

invece egli fa costruire una serie di templi, il più importante dei quali è quello di Aniba che è

interamente decorato e dipinto e la cosa sorprendente è che la pittura si è conservata.

Quando c’è stato il problema dello spostamento dei templi della Nubia per la costruzione della diga

di Assuan, il tempio di Aniba sembrava destinato a scomparire, ma alla fine, grazie all’intervento di

una illustre archeologa francese, si trovarono i fondi per spostare il tempio e si decise di spostarlo

non in blocchi (in questo modo infatti si sarebbero rovinate le pitture), ma tutto intero; quindi venne

tagliato sotto le fondamenta e vennero creati dei binari su cui venne fatto scorrere 1,5 km più in

alto.

Un'altra cappella fatta costruire da Thutmosi III è quella di Ellesia, un tempietto rupestre che era in

bassa Nubia; in questa zona lavoravano degli archeologi italiani e il tempio venne tagliato dalla

roccia in cui si trovava nel 1968 e venne donato all’Italia e ricostruito all’interno del Museo di

Torino.

Quando vi fu la costruzione della nuova diga di Assuan si era posto il problema della creazione di

questo lago artificiale per cui i monumenti della bassa Nubia rischiavano di andare perduti; questo

diede vita a una mobilitazione generale per cui furono spostati il tempio di Abu Simbel di Ramesse

II, ma anche altri e numerosi templi. 114

In cambio di questo aiuto per lo spostamento dei templi della Nubia il governo egizio decise di

ricompensare i governi che avevano collaborato allo spostamento con la donazione di alcuni

monumenti: all’Italia venne donato il tempietto di Ellesia, l’America ricevette il tempio di Dendur

che infatti oggi si trova al Metropolitan Museum di New York, il tempio di Dabod si trova a

Madrid, il tempio di Taffa a Leida, in Olanda; altri stati preferirono avere altri tipi di monumenti, ad

esempio la Francia decise di prendere la statua colossale di Amenhotep IV che oggi si trova al

Louvre. Si trattò quindi di una straordinaria operazione culturale che vide la mobilitazione di tutti

gli stati del mondo.

Il periodo di Thutmosi III è un periodo di grande ricchezza per l’Egitto, anche grazie ai bottini di

guerra che vi affluiscono; Thutmosi III venne seppellito nella valle dei re in una tomba che venne

scoperta da Victor Loret nel 1898 e si tratta della KV 34.

Il successore di Thutmosi III fu Amenhotep II (spesso nei manuali questo nome è grecizzato in

Amenofi), sovrano che continua la politica di Thutmosi III, ma che sicuramente è meno attivo del

padre. Di Amenhotep II abbiamo molti monumenti e in particolare in molte iscrizioni che ci ha

lasciato, egli racconta dei grandi exploit che sapeva fare con il carro e con l’arco; ad esempio uno

dei rilievi provenienti da Luxor lo raffigura sul carro mentre sta tirando le frecce. Quindi

Amenhotep II costruisce il suo mito sulle suo grandi doti fisiche e sportive per insistere sulla

potenza e sull’invincibilità del sovrano.

È ancora in corso lo scavo del tempio funerario di Amenhotep II a Tebe ovest; si tratta di uno scavo

italiano che sta portando alla luce le fondamenta del tempio funerario; egli fece costruire anche un

tempio a Giza, a nord della sfinge, che di recente è stato ampliamente restaurato e che è attribuibile

ad Amenhotep II dalle iscrizioni. Amenhotep II venne sepolto nella valle dei re e la sua tomba è

stata trovata da Loret nella stessa campagna di scavo in cui aveva scoperto quella di Thutmosi III,

quindi nel 1898 ed è stata chiamata KV 35.

Questa tomba è stata una scoperta fondamentale perché all’interno della tomba di Amenhotep II,

per la prima volta, è stata trovata nel sarcofago la mummia del sovrano, ma nella tomba sono state

trovate anche altre mummie di altri sovrani che erano state qui nascoste.

Il successore di Amenhotep II fu Thutmosi IV; l’inizio del suo regno è segnato dalla celebre

leggenda che ci viene narrata dallo stesso Thutmosi IV in una stele che era stata eretta, per sua

volontà, tra le zampe anteriori della sfinge a Giza; tale stele è anche chiamata la stele del sogno

perché si racconta di come Thutmosi IV avesse fatto un sogno, stando di fronte alla sfinge, in cui la

sfinge gli diceva che se la avesse liberata dalla sabbia, egli sarebbe diventato faraone. Questa stele

ci dimostra l’interesse dei sovrani per i monumenti dei sovrani precedenti, ma mostra anche come

già allora, la sfinge fosse coperta da uno spesso strato di sabbia. 115

Il periodo di Thutmosi IV è un periodo di grande splendore per l’Egitto che è una potenza a livella

internazionale e al suo interno presenta una situazione di tranquillità. Anche la tomba di Thutmosi

IV si trova nella valle dei re ed è interessante il corredo che è stato trovato in questa tomba, corredo

che oggi si trova a Boston e che presenta gli oggetti tipici del periodo, quindi vediamo materiali in

faience, statue in legno che rappresentano animali, i vasi canopi e gli ushabty (troviamo un corredo

simile già nella tomba di Thutmosi III e in quella di Amenhotep II, quindi è un corredo

caratteristico delle tombe di questo periodo).

Successore di Thutmosi IV e grande sovrano fu Amenhotep III; una caratteristica del suo regno è il

gigantismo nella statuaria che si ispira alla volontà di insistere sulla importanza e sulla grandezza

del faraone anche di fronte al crescente potere che stava assumendo il clero di Amon; infatti esso

stava assumendo un potere straordinario che poteva gareggiare con quello del faraone. Quindi il

faraone accentua le proprie prerogative e il fatto che Amenhotep III si faccia rappresentare in queste

statue colossali e così frequentemente, è un segno della riaffermazione del proprio potere da parte

del sovrano (siamo al culmine della XVIII dinastia). L’arte di questo periodo è caratterizzata anche

da una sorta di manierismo, infatti ad esempio in questa statua vediamo quelli che erano i tratti e i

modi figurativi dell’Antico Regno che vengono riproposti in modo significativo; quindi si riprende

l’idealizzazione del sovrano tipica dell’Antico Regno e viene portata all’estremo.

Un importante elemento di datazione sicura sta nel fatto che Amenhotep III si fa spesso

rappresentare con gli zigomi alti e un po’ paffuto, con le labbra carnose e sporgenti e gli occhi

molto allungati sulle tempie (si tratta di caratteristiche già presenti, ma che arrivano a compimento

solo sotto il regno di Amenhotep III).

Amenhotep III interviene ampliamente anche nei templi di Karnak e Luxor, in particolare a lui si

deve l’impianto principale del tempio di Luxor che poi venne ampliato da Ramesse II nella XIX

dinastia. Il tempio di Luxor era in stretto collegamento con quello di Karnak e qui si svolgevano riti

particolari sempre legati al culto del dio Amon.

Circa gli interventi massicci nel tempio di Karnak, a lui si deve la cinta di Mut, nella zona

meridionale del tempio e all’interno del tempio di Mut, scavato a partire dalla fine del XIX secolo,

si trovarono centinaia di statue della dea Sekhmet, legate a particolari riti che si svolgevano qui e

che rappresentano la divinità con la testa di leone e il corpo di donna; queste statue oggi sono sparse

un po’ in tutto il mondo.

Amenhotep III continua la politica espansionistica e la sua presenza in Nubia è molto forte, in

particolare egli fa costruire uno straordinario tempio in alta Nubia, dedicato al dio Amon, nella

località di Soleb; il tempio, nonostante si trovi così lontano dall’Egitto, riproduce in tutto e per tutto

116

i templi egizi. La Nubia era ormai una vera e propria colonia dell’Egitto, a differenza dell’Asia e

anche qui verranno costruiti i grandi templi del periodo.

Amenhotep III sposa una dama di nome Tiye di cui possediamo varie statue; il matrimonio tra

Amenhotep III e Tiye venne celebrato in pompa magna e venne ricordato su scarabei di grandi

dimensioni che riportano una serie di testi che commemorano il matrimonio tra Amenhotep III e

Tiye (per questo sono chiamati gli scarabei del matrimonio). Allo stesso periodo risalgono altri

scarabei commemorativi, noti come “scarabei della caccia” ; grazie a tutte queste testimonianze si

tratta di un periodo molto ben conosciuto.

Il corpo di questa regina venne probabilmente trovato nella tomba KV 35 di Amenhotep II in una

stanza in cui erano state ritrovate altre tre mummie; in particolare una di esse, che era stata chiamata

“la donna anziana”, è stata identificata con la regina Tiye. Infatti è stata esaminata una ciocca di

capelli di questa mummia che è stata messa in parallelo con una ciocca di capelli che era stata

trovata in un sarcofago in miniatura che era all’interno della tomba di Thutankhamon e su cui era

scritto il nome della regina Tiye; sono stati fatti gli esami del DNA che non sono stati

definitivamente probanti, ma cmq hanno permesso di identificare la “donna anziana” con la regina

Tiye.

Ad Amenhotep III si attribuiscono altri monumenti, in particolare il suo tempio funerario che è

andato distrutto già nell’antichità a causa dei terremoti; il tempio si trova a Tebe ovest e non è

lontano dal tempio di Amenhotep II.

Davanti a questo tempio, che è ancora in corso di scavo, si trovavano delle statue colossali del

sovrano che erano poste davanti all’ingresso. Queste statue erano state identificate dai greci con

Memnone e da qui il nome di colossi di Memnone che già nell’antichità erano diventati un fatto

turistico, tanto che troviamo incisi i nomi dei turisti greci e romani dell’epoca. Gli scavi in corso

stanno portando alla luce la pianta del tempio.

Amenhotep III venne sepolto nella valle dei re, ma in un ramo secondario della valle, il ramo

occidentale e la sua tomba venne scoperta già nell’antichità e poi fu rivisitata da Loret; la tomba

prende il nome di WV 22 (cioè West Valley che appunto, indica il ramo secondario, mentre il

rampo principale è indicato con la sigla KV).

Di Amenhotep III abbiamo, sulla sponda occidentale di Tebe, un palazzo a Malqata che era

destinato non solo alla famiglia regale, alla corte e all’amministrazione palatina, ma anche a

celebrare la festa sed: quindi vediamo il binomio tomba/tempio funerario e luogo di celebrazione

del giubileo regale che risale a un’antica tradizione (Djoser); qui la corsa rituale viene trasformata

117

nella navigazione in un circuito acquatico (la barca era il mezzo di trasporto delle divinità) che era

realizzato in mattoni crudi.

Il successore di Amenhotep III fu Amenhotep IV che fu una figura singolare nella storia egizia; nei

primi 5 anni del suo regno, egli si allineò con la politica tradizionale dei sovrani egizi e con la

religione ufficiale, ma già dal suo quinto/sesto anno di regno egli decise una riforma importante,

cioè operò una rivoluzione che era una restaurazione delle prerogative del sovrano e in particolare

delle prerogative solari (per i sovrani delle prime dinastie il culto solare era molto importante).

Amenhotep IV pone al centro della religione dello stato il sole nella sua manifestazione più astratta,

cioè il disco solare, Aton ed è per questo che egli cambierà il suo nome in Akhenaton, cioè “colui

che giova ad Aton” e trasferirà la capitale del paese da Tebe in una località vergine che oggi è

chiamata Amarna e che nell’antichità si chiamava Akhetaton, cioè “l’orizzonte di Aton”.

Il sovrano quindi vuole rompere con la tradizione e riaffermare il potere del sovrano; all’inizio Aton

era affiancato anche da altre divinità solari, ma piano piano si assistette all’accentramento delle

prerogative divine nel disco solare Aton. Questo periodo fu breve, durò circa 20anni e fu seguito da

una dura restaurazione delle divinità tradizionali; comunque bisogna dire che si trattò di una

rivoluzione d’elite, limitata al sovrano, alla sua famiglia e alla sua corte, infatti il popolo continuava

ad adorare gli dei tradizionali.

Secondo la religione di Akhenaton il sovrano era in diretto contatto con il dio e quindi i sacerdoti

venivano un po’ messi da parte e come testimonianza di questo periodo abbiamo l’”Inno ad Aton”

che è stato trovato in una tomba di Amarna in cui si esalta il ruolo positivo sulla natura e sul mondo

del dio Aton.

Dopo il crollo di Akhenaton e la fine della sua riforma la capitale torna a Tebe e si assiste, alla fine

della XVIII dinastia, a un ritorno pieno alla tradizione.

La successione di Akhenaton pone una serie di problemi non ancora del tutto risolti, a causa dei

resti contraddittori dell’abbandono di Amarna e dello sconvolgimento dei documenti. A parte

Smenkara, che regnò per breve tempo, colui che ripristinò gli antichi culti fu il giovanissimo

Thutankhamon, sposo di Ankhesenpaaten, una delle figlie di Akhenaton. In quest’opera di

restaurazione egli fu guidato da Ay, che gli succederà alla sua morte prematura. Thutankhamon fu

sepolto in una piccola tomba della Valle dei re, allestita in tutta fretta e riempita di innumerevoli

suppellettili di enorme valore; visitata dai ladri nell'antichità, ma subito risistemata e richiusa, fu

scoperta nel 1922 da H. Carter, e può dirsi una delle poche sepolture egizie trovate praticamente

intatte. 118

Ad Ay, del cui breve regno siamo poco informati a causa della scarsità delle fonti, che lo hanno

volutamente ignorato, e dei pochi monumenti giuntici, succede il generale Horemheb; già figura di

spicco durante il regno di Akhenaton, epoca in cui si fa allestire una tomba a Saqqara decorata con

rilievi in puro stile amarniano, è il vero persecutore di questo sovrano e delle sue riforme.

Durante il suo regno, i templi di Aton vengono distrutti, e i materiali con cui erano stati realizzati

sono riutilizzati per nuove costruzioni, soprattutto a Karnak, dove vengono innalzati il nono e il

decimo pilone. Alla sua morte, Horemheb si fa seppellire nella Valle dei Re: la ricca decorazione

della sua tomba riflette la completa restaurazione dell'antica religione, nonché dello stile artistico

tradizionale.

Gli succede Ramesse I, iniziatore della XIX dinastia, che, insieme alla XX, costituiscono il

cosiddetto periodo ramesside. Questo faraone, che fa parte di una famiglia di militari originaria del

Delta, ha lasciato poca traccia di sé, sebbene nei suoi soli due anni di regno abbia effettuato lavori a

Karnak e soprattutto ad Abydos, dove inizia la costruzione di una cappella che sarà completata da

suo figlio, Sethi I.

Sethi I porta a termine l'opera di restaurazione della religione tradizionale, riprende le attività

militari nel Vicino Oriente, riconquistando alcuni territori e spingendosi fino a Qadesh in Siria, e dà

inizio a una straordinaria attività costruttiva, tanto in Egitto quanto in Palestina e in Nubia.

Inizia inoltre la costruzione dell'imponente sala ipostila del tempio di Karnak, dove innalza anche,

nel primo cortile, il triplice ripostiglio per la barca sacra della triade tebana; edifica un tempio ad

Abydos, dove fa' incidere su una parete la celebre lista dei re, e alle spalle di questo tempio

costruisce l’Osireion, suo cenotafio e tomba mitica di Osiride, decorata da una ricca serie di testi

funerari.

Sulla riva occidentale tebana, a Gourna, innalza il proprio tempio funerario, consacrato ad Amon Ra

e nello stesso tempo luogo di culto di Ramesse I, per il quale costruisce una cappella nella parte

meridionale dell'edificio; nella Valle dei re fa scavare la sua tomba, uno degli ipogei più ampi e

ricchi della necropoli. Nel delta, ai margini settentrionali di Avaris, tra le attuali Qantir e Khata’na,

fonda infine la città di Pi-Ramesse, che costituirà la nuova capitale del regno.

Ramesse II, prima coreggente poi successore di Sethi I, continuerà l’opera del padre in politica

interna ed estera; durante il suo regno, la nuova capitale viene ampliata con imponenti costruzioni e

arricchita di molti monumenti, di cui oggi resta poca traccia poiché questi furono sistematicamente

smantellati a partire dalla XXI dinastia per costruire le città di Tanis e di Bubastis; nella città

risiedevano varie comunità straniere, tra cui una ittita e una micenea, come provano i materiali

bronzei e ceramici rinvenuti. 119

Nei primi anni di regno, Ramesse II si distingue per una serie di campagne militari, durante le quali

affronta gli Ittiti a Qadesh; l'esito della battaglia non è del tutto favorevole al faraone, che riesce

solo a salvare il suo esercito, sebbene un poema, un bollettino e numerose raffigurazioni sulle pareti

dei templi, la celebreranno come una grande vittoria, conseguita da lui solo con l'aiuto di Amon.

Dopo una serie di scontri e di spedizioni nelle terre vicino orientali, Ramesse II stipula con l’ittita

Hattushili III un trattato di pace, noto nella versione egizia e in quella hittita, che sarà sancito dal

matrimonio tra il faraone e una principessa hittita, presentato in Egitto come una teogamia e

ricordato in stelle erette a Abu Simbel, Elefantina, Karnak e così via. A questi avvenimenti segue un

lungo periodo di pace, durante il quale il faraone sposa un'altra principessa hittita e le famiglie

regnanti si scambiano lettere e doni.

Ramesse II ha lasciato di sé un ricordo imperituro grazie alle sue imprese, ma anche ai

numerosissimi monumenti innalzati in Egitto e in Nubia; tra questi ultimi va ricordato il colossale

tempio rupestre di Abu Simbel, dedicato ad Amon Ra, Ra-Horakhty e allo stesso Ramesse II, cui si

affianca il tempio minore della moglie principale Nefertari.

In Egitto, Ramesse II costruisce o porta a termine numerosi edifici sacri su tutto il territorio: ad

Abydos termina il tempio di Sethi I e ne edifica uno proprio, è particolarmente intensa è la sua

attività costruttiva a Tebe. Completa infatti la sala ipostila di Karnak, amplia il tempio di Luxor e,

sulla riva occidentale, costruisce un vastissimo tempio, la cui denominazione attuale di Ramesseo

gli fu attribuita da Champollion nel 1829.

Ramesse II si fa seppellire nella Valle dei re; la sua tomba, che doveva essere una delle più ricche

della necropoli, è stata depredata e molto rovinata da terremoti e inondazioni, e solo da qualche

anno ne è iniziato il recupero e il restauro.

Negli anni 90 è stata scoperta anche la tomba dei figli del faraone, denominata KV 5; molto

danneggiata e quasi completamente spogliata dei corredi funerari dei principi, è una delle più grandi

della Valle dei re; la tomba di Nefertari è invece situata nella Valle delle regine; scoperta

dall’egittologo italiano Schiapparelli agli inizi del 900, presenta ancora intatta la splendida

decorazione; è stata recentemente restaurata.

A Ramesse II succede uno dei suoi numerosi figli, Merenptah, che deve difendere il paese da

invasioni dei libici e dei Popoli del mare, un gruppo di tribù di origine mediterranea che tenderanno

a più riprese a insediarsi in Egitto.

Contro di essi combatterà anche Ramesse III, il più grande faraone della XX dinastia, che sale al

trono d'Egitto dopo un periodo di crisi e di lotte dinastiche. Questi sconfigge nuovamente i libici e i

Popoli del mare, e riesce a conservare il dominio sul Sinai e sulla Palestina meridionale; le sue

120

imprese sono raffigurate, con chiaro intento propagandistico, nel grande tempio di Medinet Habu,

innalzato dal sovrano a Tebe ovest, su una pianta del tutto simile a quella del Ramesseo.

Ramesse III effettua anche alcuni lavori nel tempio di Luxor, e a Karnak innalza, a sud est della

grande cinta di Amon, il tempio di Khonsu; estende poi l'attività costruttiva a tutto il paese, da Pi-

ramesse al medio e alto Egitto, dalla Nubia alla Siria, come risulta da una cronaca relativa al suo

regno conservata su un papiro oggi noto come Harris I.

Notizie dettagliate sull'epoca ramesside si possono ricavare dai numerosissimi documenti ritrovati a

Deir el Medina, dove risiedevano gli artigiani addetti alla realizzazione e alla decorazione delle

tombe della Valle dei re; da essi si apprende, tra l'altro, che durante il regno di Ramesse III i

membri di questa comunità, non pagati per il loro lavoro, organizzarono uno sciopero, il primo noto

della storia (gli scioperanti si riunirono presso le cucine del Ramesseo); le fonti riguardano anche

una congiura ordita nell’harem del palazzo contro il faraone: i cospiratori furono però scoperti e

processati. Gli ultimi anni di regno appaiono dunque assai difficili, così come il periodo che ne

segue, durante il quale regnano otto sovrani tutti di nome Ramesse.

In questo periodo, la situazione generale del paese va peggiorando; ne trae giovamento il clero,

soprattutto quello di Amon a Karnak, che si arricchisce di nuove terre e diventa a poco a poco una

vera potenza economica che rivaleggia con il potere centrale del faraone. Le grandi cariche

sacerdotali divengono ereditarie, al punto che una dinastia di sacerdoti arriverà a contrapporsi a

quella faraonica legittima; anche i militari, cui erano regolarmente assegnati terre e ricchezze in

cambio dei servizi resi allo Stato, acquisiscono notevole importanza. Verso la fine del regno di

Ramesse XI, un militare e un sacerdote di nome Herihor arriva a farsi rappresentare quasi come un

re e adotta un proprio sistema di datazione; inizia la cosiddetta “Era della rinascita”, durante la

quale l'Egitto è ormai diviso tra poteri diversi e contrapposti.

Alla morte di Ramesse XI, un sommo sacerdote di Amon, Pinegem I, figlio di Piankh che era

succeduto a Herihor, assume di fatto il potere in alto Egitto, da Assuan a el-Hibeh, pur non

arrogandosi il titolo di re. Nel nord, Smende fonda la XXI dinastia e si installa in una nuova

capitale, Tanis, l'attuale San el-Hagar, che diventerà il luogo di residenza e di sepoltura dei faraoni

della XXi e XXII dinastia; la presenza a Tanis di monumenti ramessidi e di epoca precedente si

spiega con la tendenza, tipicamente egiziana, di riutilizzare materiali di edifici più antichi, siti in

località anche molto distanti, per costruirne dei nuovi.

L'ultimo sovrano della XXI dinastia, Psusenne II, riveste anche le funzioni di sommo sacerdote di

Amon, unendo nella sua persona il regno del Nord e quello del sud, pur senza trasformarli in una

121

singola unità. Il fondatore della dinastia seguente, la XXII, Sheshonq I, di origine libica, tenta

ugualmente di riunificare il paese, approfittando dell'estinzione della dinastia dei sommi sacerdoti

tebani e insediando nella capitale meridionale suo figlio Iuput quale sommo sacerdote, capo

dell'esercito e governatore dell'alto Egitto. Sheshonq I compie una vittoriosa campagna in Palestina,

che verrà ampiamente illustrata nel tempio di Karnak, dove il faraone intraprende un'intensa attività

costruttiva, è ricordata su una stele affissa nel tempio stesso, a testimonianza della rinascita

dell'Egitto.

Un periodo oscuro ha però di nuovo inizio durante il regno di Takelot II, cui seguono anni di guerra

civile e di usurpazioni al trono; alla fine dell’VIII sec, l'Egitto è governato da re che si

autonominano tali in varie parti del paese, e più dinastie, dalla XXII alla XXV, regnano

contemporaneamente.

Quest’ultima dinastia è formata da sovrani di origine nubiana, che si installano nel paese

adattandosi alle usanze locali, adorando gli stessi dei, in particolare Amon, e assumendo l'aspetto e

la titolatura dei faraoni indigeni, pur facendosi seppellire nei pressi di Napata, nella loro terra

d'origine. Tra di essi particolarmente importante è Taharka, che restaura e amplia i principali templi

in Egitto e in Nubia, ma deve anche continuare a fronteggiare la grande potenza degli Assiri che,

dopo scontri dall'esito favorevole ora all’una ora all'altra parte, nel 671 a.C. riescono a

impossessarsi addirittura di Menfi e, negli anni seguenti, si spingono fino nella tebaide, pur non

riuscendo a catturare il faraone, rifugiatosi a Napata; i sovrani del Delta che avevano stabilito

contatti con lui vengono duramente puniti dagli Assiri, ad eccezione di Nekao I, re di Sais.

Il successore di quest'ultimo, Psammetico I, è il vero fondatore di una nuova dinastia, la XXVI,

detta saitica dal nome della nuova capitale; situata nel delta occidentale, sul ramo di Rosetta del

Nilo, la città di Sais, attuale Sa el-Hagar, vantava lontane origini predinastiche, anche se le più

antiche vestigia portate alla luce risalgono al Nuovo Regno; il suo periodo di maggior splendore

coincide con le dinastie XXIV e XXVI, quando i regnanti, originari della città, vi costruiscono

templi e palazzi all'interno di mura imponenti e vi approntano la loro necropoli.

Psammetico I si destreggia abilmente con gli Assiri e utilizza mercenari greci e carii contro i

principi del Delta che si erano ribellati e contro i nubiani, inaugurando una pratica che sarebbe

durata tre secoli in Egitto. I greci cominciano anche a insediarsi stabilmente nel paese, dove

svolgono un ruolo importante nei commerci; durante il regno di Psammetico I e quello dei suoi

successori, per circa cent'anni, l'Egitto riunificato conosce un periodo di grande rinascita politica,

economica e culturale. Per accentuare l'importanza dell'unità del paese e sottolineare l’avversione

agli invasori stranieri, si realizza una sistematica ripresa di temi e aspetti dell’Antico e del Medio

Regno, nell'arte, ma anche nell'amministrazione e nei testi religiosi; alcune divinità di origine

122

straniera o adorate dagli stranieri sono messe al bando, come Seth, mentre si sviluppa il culto delle

ipostasi animali.

Nekao I, Psammetico II e Aprie continuano la politica estera del fondatore della dinastia, ora

attaccando le potenze straniere, ora alleandosi con esse; Psammetico II conduce anche una grande

campagna contro la Nubia.

Durante il regno di Aprie si colloca la cattività babilonese degli ebrei; anche il suo successore,

Amasi, deve affrontare problemi interni al paese, causati tra l'altro dalla presenza dei greci, le cui

attività commerciali vengono concentrate nella città di Naucratis, nel Delta. La fine del regno è

oscurata dalla crescente potenza dei persiani, che conquistano il paese durante il regno successivo di

Psammetico III.

Nel 525 a.C., Cambise si impossessa dell'Egitto annientando l'esercito egizio a Pelusio, a est

dell'attuale Port Said, e ne fa una provincia dell'impero achemenide, inaugurando anche la XXVII

dinastia; le fonti hanno lasciato di lui un'immagine molto negativa, mentre più apprezzato pare

essere stato Dario I, che appare più conciliante con la popolazione e le autorità indigene e ordina la

costruzione di alcuni templi.

L’indebolimento dei persiani dopo la sconfitta loro inflitta dei greci a Maratona, nel 490 a.C., viene

sfruttato dalla resistenza indigena egizia, che cerca per ottant'anni di liberarsi dall'invasore. Vi

riesce Amirteo, nel 404 aC, considerato l'unico sovrano della XXVIII dinastia; il trono è usurpato

nel 399 da Neferite, che fonda la XXIX dinastia, originaria di Mendes, l'attuale Tell el Rub’a, che

viene eletta a nuova capitale. I faraoni di questa dinastia riprendono una certa attività costruttiva nel

paese, ma sono più volte impegnati a respingere gli attacchi persiani, contro i quali continuano ad

utilizzare mercenari greci.

A Sebennytos, nel Delta, nel frattempo si afferma un'altra dinastia, la XXX; il generale Nectanebo I,

che ne è il fondatore, usurpa il trono e dà inizio a un periodo di rinascita del paese, intraprendendo

una grande attività costruttiva e riprendendo le tradizioni artistiche della XXVI dinastia. Vi sono

scontri, seguiti da alleanze, contro i persiani, che tuttavia alla fine invadono nuovamente il paese,

dando origine, per una decina danni, a una seconda dominazione del paese, chiamata anche XXXI

dinastia, particolarmente dura e oppressiva.

Gli egizi sono ora pronti a qualsiasi soluzione pur di liberarsi del dominatore persiano; quando

Alessandro Magno, nel 332 a.C., giunge in Egitto, non incontra alcuna resistenza e viene anzi ben

accolto; Alessandro cerca il favore delle autorità locali e si fa riconoscere signore dell’universo

dall'oracolo di Siwa. 123

Inizia la costruzione di Alessandria, che diventerà la nuova metropoli aperta sul Mediterraneo e

inaugura un'epoca in cui i sovrani, benché stranieri, cercheranno di adattarsi alle tradizioni

faraoniche, assumendo anche l'aspetto esteriore degli antichi re e rispettandone usanze e divinità.

Nel 304 a.C. si fa invece iniziare il periodo tolemaico, durante il quale i Tolomei, già generali di

Alessandro, governano il paese per tre secoli; si ampliano allora gli antichi edifici sacri e se ne

costruiscono di nuovi in stile egizio: i più grandi templi tuttora visibile in Egitto a Dendera, Edfu,

Kom Ombo o File, risalgono in gran parte a quest'epoca.

Il tentativo di proseguimento della tradizione faraonica e di adattamento ad essa sarà seguito anche

dai successivi dominatori romani, che si impossessano del paese a seguito della battaglia di Azio

del 31 a.C., sconfiggendo l'ultima grande sovrana tolemaica, Cleopatra VII. L’Egitto, divenuto

provincia romana, ha ormai perso tutta la sua indipendenza, ma non la sua individualità culturale,

sorretta dall'antica lingua egizia che ancora si studia nei templi, iscritti in caratteri geroglifici e

decorati all'egiziana, in cui si adorano divinità, prima tra tutti Iside, che estenderanno la loro

influenza a tutto l'impero.

L’Egitto viene annesso all'impero romano d'Oriente nel 395 d.C. e perde completamente la sua

memoria storica nel 641 d.C., quando è invaso dagli arabi guidati dal generale Amr; l'unico legame

con il passato viene mantenuto dai cristiani d'Egitto, che continuano ad utilizzare una lingua, il

copto, che è l'erede diretta dell'egiziano antico e sopravvive tuttora come lingua liturgica. 124

Ultime scoperte sulla e nella valle dei Re.

La valle dei Re è a Tebe che è la capitale del regno durante il Nuovo Regno e i sovrani di questo

periodo si fanno seppellire sulla riva occidentale del Nilo di fronte alla loro capitale in una valle che

sarà chiamata quindi valle dei Re. Qui vi sono varie zone che sono state utilizzate soprattutto a

partire dall’inizio del II millennio, ma ci sono tombe anche precedenti, risalenti addirittura

all’Antico Regno; il sito conoscerà una certa interruzione d’uso verso la XXI dinastia, con il

cosiddetto terzo periodo intermedio durante il quale i sovrani si faranno seppellire a nord e poi la

necropoli sarà di nuovo utilizzata dalla XXV dinastia (in particolare a El Assasif vi sono numerose

grandi tombe della XXV e XXVI dinastia). Il momento cruciale della valle dei Re è la seconda metà

del II millennio: nella parte bassa vi sono una serie di necropoli tra cui quella di Gourna (si tratta

però di una necropoli privata) e la zona dei templi funerari che non sono più annessi alla tomba; in

questo periodo infatti i templi sono separati dalle tombe che si trovano in una zona nascosta anche

per essere più protette dai ladri, anche se questo non è successo.

Le tombe della valle dei Re furono allestite, scavate e decorate da artigiani di altissimo livello che

risiedevano in un villaggio che prende il nome di Deir el-Medina, nome arabo che è stato dato a

causa della presenza di un convento copto in città, infatti Deir el-Medina significa “il convento

copto in città”. Il villaggio era predefinito, cioè si tratta di un luogo creato appositamente per questi

artigiani che lavoravano per i sovrani; esso era recintato e all’interno vi erano una serie di abitazioni

simili di un certo lusso.

Questi artigiani abitavano qui con le loro famiglie e si recavano settimanalmente nella valle dei Re

attraverso un sentiero; risiedevano nella valle in piccole abitazioni temporanee e rudimentali che

erano fatte di pietra e coperte di frasche e qui risiedevano per tutta la settimana che durava 10 giorni

e poi tornavano al villaggio per i giorni di riposo (nella KV 63 uno dei primi indizi che si sono

scavati erano proprio una serie di casupole addossate alla KV 10).

Questi artigiani di alto livello si fecero seppellire qui in tombe che erano all’altezza del loro livello

artistico: si tratta di tombe scavate nella roccia con all’esterno un cortile recintato e sormontato da

una piccola piramide e all’interno queste tombe sono completamente dipinte e quindi hanno un

valore artistico analogo a quello delle tombe della valle dei Re.

Vicino al villaggio è stato trovato un pozzo, una antica discarica, importantissima per la

ricostruzione della storia di Deir el-Medina perché qui sono stati trovati centinaia di ostraka che

hanno permesso di tracciare la storia della vita quotidiana di questo villaggio. Quindi grazie agli

ostraka, ai papiri e agli altri resti materiali abbiamo una conoscenza molto precisa di questa località.

Il villaggio di Deir el- Medina venne costruito artificialmente e venne circondato da un muro di

cinta; a fianco del villaggio oggi vediamo un tempio di epoca tolemaica e una fossa di scarico del

125

Nuovo Regno dove erano stati buttati resti di tutti i generi, tra cui migliaia di ostraka che ci hanno

dato una fotografia del villaggio di Deir el- Medina. Bruyere fu l’archeologo che scoprì Deir el-

Medina e la scavò nei particolari, mentre a Cerny dobbiamo la lettura di molti di questi ostraka.

Sia la pianta generale del villaggio, sia le singole case sono state studiate a tavolino e si possono

riconoscere le varie fasi del villaggio: la prima fase è quella di Thutmosi I, poi abbiamo un

ampliamento sotto Thutmosi III e infine un ampliamento nella XIX/XX dinastia, prima che il

villaggio fosse abbandonato. Si trattava di abitazioni abbastanza standard da cui sono venute molte

testimonianze sulla vita quotidiana di questi artigiani e delle loro famiglie.

Sulla falesia sono scavate le tombe di questi artigiani che sono veri e propri capolavori: ogni tomba

ha un cortile recintato, un ingresso e la tomba è coperta da una piramide in mattoni crudi che ha in

alto il piramidion (si tratta di un ricordo di un passato lontano), mentre sottoterra vediamo un

vestibolo e poi la camera funeraria.

Questi artigiani lavoravano alla preparazione delle tombe della valle dei Re: vi era una lunga

preparazione per la scelta del luogo della tomba, infatti erano condotte una serie di ispezioni da

parte del visir che si recava sul posto insieme agli architetti e sceglieva la zona in base anche ad

alcuni criteri come quello per cui la zona non fosse stata già scavata.

Poi si cominciava lo scavo e, una volta scavata la tomba, si iniziava la sua decorazione: si trattava di

un lavoro di equipe molto complesso e lungo e per questo abbiamo esempi di tombe non concluse,

oppure abbiamo esempi di tombe che, scavate per qualcuno, vennero destinate ad altri, come nel

caso di quella di Thutankhamon.

Molte tombe della valle dei Re erano già conosciute nell’antichità e questo lo sappiamo perché in

alcune tombe sono stati trovati molti graffiti in greco e in latino e questo significa che esse erano

aperte in epoca tolemaico-romana ed erano visitate dai turisti; in più vi sono molte tombe che sono

state riutilizzate come abitazioni in epoca copta, soprattutto dopo l’arrivo degli arabi nel VII sec.

Le tombe aperte fino alla metà dell’800, che erano in parte quelle aperte dall’antichità, in parte

quelle che erano state scavate nel corso del 7/800, erano in tutto 25; la numerazione delle tombe

della valle dei Re venne effettuata da Wilkinson agli inizi dell’800 ed egli numerò le tombe che

erano state scavate fino alla sua epoca con una numerazione progressiva, seguendo la localizzazione

delle tombe, quindi in ordine topografico; in seguito, dalla 26esima tomba furono numerate a

seconda della loro scoperta (l’ultima tomba che era stata scoperta è la KV 62, quella di

Thutakhamon, mentre l’anno scorso, alla fine della missione americana del 2005 è stata scoperta la

KV 63 che è stata aperta il 9 Febbraio 2006). 126

La prima pianta della Valle dei Re venne realizzata da Pococke nel XVII (1738) secolo e Pococke

scrive che le tombe di cui vi era traccia erano 18, ma aggiunge che 9 erano accessibili e 5 ostruite.

Qui vediamo la raffigurazione degli arpisti realizzata da Bruce nel 1769 nella tomba di ramesse III.

Una pianta più dettagliata venne fatta dai savant di Napoleone nella Description de l’Egypte dove

troviamo, appunto, una pianta e numerose scene, quindi questo significa che già nel 600/700 alcune

tombe erano visibili; i savant di Napoleone scavano anche alcune tombe, ma per la scoperta di altre

tombe bisognerà aspettare Belzoni che nel 1817 scopre diverse tombe tra cui quella di Sethi I.

Circa le scoperte fatte sulla valle a partire dagli archivi dell’Università di Milano: all’interno degli

archivi di Loret sono stati trovati nel 2002 una serie di taccuini molto importanti, con note,

acquerelli e fotografie che ritracciavano la storia degli scavi di Loret nella valle dei Re nel 1898 e

1899 (Loret era già stato nella valle nel 1891 e nel 1893, quindi aveva alle spalle una lunga

frequentazione di questa necropoli che conosceva perfettamente).

Oltre alla documentazione archeologica, vi sono note, appunti, bozze su diversi argomenti, quali la

flora, la fauna, la mineralogia, la musica e vi sono anche molte note filologiche (Loret aveva

preparato un dizionario di antico egiziano che terminò, ma che non pubblicò mai, dal momento che

in quegli anni, si terminò il grande dizionario di egiziano, che venne pubblicato a Berlino).

Di lui abbiamo anche un giornale di viaggio, a partire dalla sua partenza dalla Francia, al suo arrivo

al Cairo nel 1881 e qui descrive la sua attività giorno per giorno.

Importanti sono anche delle pagine dove vediamo la descrizione dettagliata degli oggetti che si

trovavano nel museo di Boulaq: dobbiamo dire che a Mariette si deve la creazione del Servizio delle

Antichità, intorno alla metà dell'800, quando creò anche un museo di antichità egizie in Egitto e

questo aveva sede in un quartiere del Cairo che si chiama Boulaq; poi esso venne trasferito a Giza e

alla fine, agli inizi del 900, esso arriva al centro del Cairo, nella piazza Tahrir, dove in futuro

rimarrà il museo di storia dell'arte egizia, mentre due musei sono in creazione, il museo della civiltà

egizia e un secondo museo, nella zona delle piramidi. Quindi nei suoi archivi è stato trovato il

catalogo dettagliato del museo di Boulaq che è importante perché ci da la descrizione esatta, oggetto

per oggetto, di quello che era conservato e questo è importante perché, con tutti i trasferimenti che

hanno subito gli oggetti, alcuni sono andati perduti, quindi bisognerà fare un lavoro di concordanza

tra quello che si trova al Cairo e quello che si trovava a Boulaq.

Nel 1898/1899, quando Loret diventa direttore del Servizio delle Antichità in Egitto, egli rinnova il

suo interesse per l’Egitto, compiendo scavi a Saqqara, a Tebe e in particolare nella valle dei Re,

dove si reca e qui numera le tombe che erano state scavate nei suoi anni e poi quelle che sono state

da lui scoperte. Egli conosce già bene la Valle dei re, ma perché? 127

Nel 1881 venne trovata a Deir el-Bahri, la prima cachette, per caso, da parte della famiglia Abdoul

Rassoul, una famiglia di ladri che abitava nella necropoli di Gourna; questa famiglia scopre la TT

320 di Deir el-Bahri, che è straordinaria, in quanto vi erano state portate 53 mummie o parti di

mummie di sovrani, di principesse e di personaggi importanti soprattutto del Nuovo Regno.

Questo trasferimento avvenne intorno al 1000 aC, periodo di crisi per l’Egitto, in cui i ladri

agiscono indisturbati nelle tombe e si suppone che lo stato abbia controllato ciò che rimaneva e

abbia tolto gli oggetti preziosi e abbia spostato le mummie per evitare che i ladri le profanassero in

cerca di oggetti; allora le portarono nella prima cachette (in cui sono state trovate le mummie di

Ramesse II e Thutmosi III).

La seconda cachette venne scoperta da Loret nel 1898, nella KV 35, tomba di Amenhotep II; qui

Loret trova 14 corpi, la maggior parte di sovrani, tra cui anche la mummia di Amenhotep II; nel

1881, quando egli arriva in Egitto con Masperot, c’era in corso un indagine nella Valle dei Re, per

capire cosa stava succedendo, dal momento che sul mercato antiquario erano comparsi degli oggetti

di grande valore.

Quindi si cerca di capire da dove vengono questi oggetti e nel 1881 viene scoperta la prima

cachette; le mummie vennero spedite al Cairo e vennero studiate anche da Loret e di queste

mummie Loret si ricorderà quando scoprirà la seconda cachette.

Una volta finiti gli scavi alla Valle, in quanto direttore del Servizio delle Antichità, procede alla

numerazione delle tombe; importanti sono la KV 34, tomba di Thutmosi III e la KV 35, tomba di

Amenhotep II.

Leggendo le sue carte si è capito molto su chi aveva scoperto delle tombe, quando e come, dati che

fino ad allora erano sconosciuti, in particolare si è scoperto che le tombe KV 26 e KV 29 furono

scavate da A. Mariette: prima della scoperta di questi taccuini si dubitava che Mariette avesse

lavorato nella valle dei Re, mentre nei taccuini di Loret si legge che le tombe KV 26 e KV 29 erano

state scavate da lui e numerate da Loret.

Poi si legge che le tombe KV 30 e KV 31 erano state scavate da Belzoni un avventuriero italiano, di

Padova che lavorò in Egitto, a cui si devono grandi scoperte tra cui quella della tomba di Sethi I.

Alcune altre tombe rimangono di scopritore sconosciuto, è il caso della KV 32, una tomba

secondaria; essa recentemente è stata attribuita a Tiaa, moglie di Amenhotep III e madre di

Thutmosi IV, grazie al ritrovamento della cista canopica con il nome della regina.

Invece Loret scavò e numerò le tombe dalla KV 33 alla KV 38 e alcune di queste tombe si

rivelarono particolarmente importanti, in particolare la KV 34, tomba di Thutmosi III, la KV 35,

tomba di Amenhotep II e la KV 36 che apparteneva a un importante funzionario o un principe di

nome Maiherperi, un personaggio di alto livello di origine nubiana; la KV 37 è una tomba

128

secondaria, mentre la KV 38 apparteneva a Thutmosi I il cui corpo era stato spostato dalla KV 20

alla KV 38 più volte, quindi non sappiamo se la KV 38 era la tomba originaria di Thutmosi I oppure

se era una tomba secondaria.

In più Loret continuò la numerazione delle tombe che erano già state scoperte alla sua epoca: la KV

39 era stata scavata da un copto, Butros Andraos, mentre egli numerò anche altre due tombe che

erano state scavate da scopritori sconosciuti, la KV 40 e la KV 41.

La KV 33 è di proprietario sconosciuto, la KV 34 è la tomba di Thutmosi III, la KV 35 è la tomba

di Amenhotep II, la KV 36 è la tomba di Maiherperi, la KV 37 all’inizio Loret pensava che fosse la

tomba di Thutmosi IV, ma pochi anno dopo Carter scoprì la vera tomba di Thutmosi IV, la KV 43 e

oggi la KV 37 è di proprietario sconosciuto.

Infine la KV 38 è la tomba in cui sono stati trovati il sarcofago e la cista a nome di Thutmosi I, ma

dell’epoca di Thutmosi III.

I sovrani della XVII dinastia vennero sepolti a Dra abu el- Naga, una necropoli nei pressi della

valle; dalla XVIII dinastia la maggior parte dei sovrani sono stati seppelliti nella Valle, dove sono

stati sepolti anche principi e personaggi importanti (e anche degli animali); esistono due cachette di

mummie, una è la tomba 320 di Deir el- Bahri, mentre la seconda cachette è la KV 35, la tomba di

Amenhotep II.

Nella Valle non sempre è facile attribuire le tombe con certezza, quindi vi sono difficoltà di

attribuzione sicura e il primo caso è la tomba di Amenhotep I: la localizzazione della tomba di

Amenhotep I è nota dalla fine dell’800 grazie alla pubblicazione del papiro Abbot (che si trova al

British) che risale al 1100 aC e che narra di una ispezione risalente all’epoca di Ramesse IX, svolta

all’interno della necropoli tebana, dopo la notizia di alcuni furti nelle tombe reali. Il papiro Abbot è

importante dal punto di vista archeologico perché fa l’elenco preciso delle tombe che vengono prese

in considerazione durante le indagini, tra cui c’è quella di Amenhotep I e una serie di tombe di

sovrani della XVII dinastia (l’unico caso è quello della tomba di Montuhotep II).

Uno dei grandi misteri dietro l’identificazione della tomba è anche stabilire la sua presenza nella

Valle dei Re, infatti se la tomba di Amenhotep I fosse effettivamente nella Valle, sarebbe stata la

prima, se invece Amenhotep I non si era fatto seppellire nella Valle, ma altrove, allora sarebbe stato

Thutmosi I, il primo a farsi seppellire nella Valle.

In alcune righe del papiro Abbot compaiono una serie di termini che non trovano una facile

traduzione, quindi il testo è stato adattato: 129

“L’orizzonte di eternità (modo per riferirsi alla tomba) del re Djeserkara (IV nome di Amenhotep

I), v. f. s., il figlio di Ra, Amenhotep, v. f. s., che misura 120 cubiti al di sotto del suo ahay (nome

legato a aa, cioè qualcosa che si eleva, quindi forse stele o superstruttura) chiamato p3ay k3 (forse

l’Alto?), a nord della casa (cioè il tempio) di Amenhotep, v. f. s., del giardino…”

Quindi abbiamo una localizzazione abbastanza precisa della tomba, ma essa non è ancora stata

identificata; in più nessuna costruzione è nota con il nome di Tempio di Amenhotep del giardino e

ci sono molte strutture a nome di Amenhotep su questa riva del Nilo, infatti abbiamo il tempio

funerario di Amenhotep II, il tempio di Amenhotep III, il tempio di Amenhotep, figlio di Hapu, un

architetto che lavorò per Amenhotep III; quindi abbiamo tre templi che, anche se sono posteriori

alle tombe dell’epoca del papiro Abbot (Ramesse IX), erano cmq ancora presenti e il dubbio può

riguardare tutti e tre questi templi. Circa i templi di Amenhotep I abbiamo un tempio di Amenhotep

I e della madre Ahmose- Nefertari, un tempio di Amenhotep I vicino a Dra abu el- Naga e

Amenhotep I era anche il patrono del villaggio di Deir el- Medina. Quindi se l’indicazione del

papiro Abbot “a nord del tempio” è chiara, è difficile identificare di quale tempio si tratti.

Circa le indagini archeologiche vi sono tre tombe candidate ad essere quella di Amenhotep I e sono:

• la KV 39 che si trova nella Valle dei Re (anche sulle pubblicazioni recenti c’è Loret

indicato come scopritore della tomba, ma non è così, in quanto Loret stesso propone

Butros Andraos come scopritore della tomba);

• la tomba AN B nella zona di Dra abu el- Naga;

• la K 93.11 di Dra abu el- Naga, sepolcro che era già conosciuto, ma che venne scavato e

ripubblicato in epoca recente.

La KV 39 si trova al di fuori dell’area riservata alle sepolture, in particolare si trova all’estremità

sud, non troppo distante da Deir el- Bahri; la tomba era già stata scoperta, ma Loret non fa

riferimento a una possibile identificazione della tomba con quella di Amenhotep I e Loret

sicuramente sapeva qualcosa di più sulle scoperte di Butros Andraos.

La tomba venne riscavata agli inizi del 900 da A. Weigall che suggerì di identificare il sepolcro con

la tomba di Amenhotep I perché riconosceva nella KV 39 la tomba più antica di quelle che erano

state trovate e, basandosi sul papiro Abbot, dice che si trova sotto la struttura del villaggio di sosta

di Deir el Medina.

Invece per la citazione del tempio di Amenhotep del giardino Weigall per quell’epoca identifica il

complesso di Medinet Habu con un complesso della XVIII dinastia, ma non sono state trovate

tracce di una qualche attività di Amenhotep I nel tempio, cmq la tomba è a nord del tempio, ma è

anche a nord del tempio di Amenhotep II e di quello di Amenhotep, figlio di Hapu. 130

La KV 39 fu scavata successivamente in anni recenti e sono state fatte molte campagne sotto la

direzione di John Rose: si tratta di una missione della Pacific Western University che ha lavorato

alla tomba dal 1989.

Sono stati portati alla luce migliaia di residui organici che hanno portato gli studiosi a pensare a una

sepoltura comune o a una sepoltura di più membri della stessa famiglia.

La struttura della tomba è particolare, infatti vediamo l’ingresso e due corridoi che corrono uno

parallelo e uno perpendicolare all’entrata; tra gli oggetti trovati importanti sono i depositi di

fondazione che spesso hanno il nome dell’iniziatore del progetto e all’inizio si pensava che le

testimonianze a nome di Amenhotep I fossero numerose, ma in realtà gli stessi studiosi hanno

ridimensionato il tutto e è emerso che le testimonianze a nome di Amenhotep I sono poche.

Circa la tomba AN B di Dra abu el- Naga: nel 1907 il giovane Carter si trova a Luxor quando si

accorge di alcune acquisizioni di facoltosi americani di oggetti recanti il nome di Amenhotep I tra

cui un papiro che conteneva forse il libro dei morti; Carter stesso comprerà da un mercante di Luxor

due frammenti di vaso in calcite che riportavano il nome di Amenhotep I e della madre Ahmosi-

Nefertari: questi frammenti erano di provenienza funeraria e quindi si iniziò a pensare alla

possibilità di trovare la tomba di Amenhotep I. Negli anni successivi Carter inizia le indagini nella

zona di Deir el- Bahri, ma non riesce a trovare nulla, quindi le ricerche vengono abbandonate per un

po’, finché una sera, un operaio locale si presentò a casa di Carter con una cesta piena di vasi in

calcite che portavano i nomi di Amenhotep I e di Ahmose- Nefertari; quindi Carter si fece indicare

il luogo da cui provenivano questi vasi, luogo che era poco distante dalla casa di Carter.

La tomba era poco visibile a causa della caduta di un masso che ne aveva oscurato l’ingresso; essa

si trova a nord del tempio funerario di Amenhotep I e di Ahmose- Nefertari e questo sembrerebbe

essere una conferma di quanto narrato nel papiro Abbot.

La tomba ha una struttura particolare: presenta un pozzo discendente all’ingresso (Carter racconta

di essere riuscito ad avere accesso al successivo corridoio orizzontale con difficoltà), poi c’è un

corridoio con una camera e una nicchia, poi c’è un profondo pozzo dove egli identificò l’attività dei

ladri; dopo un altro corridoio c’è un secondo pozzo e poi la camera sepolcrale, dove vi sono due

pilastri di diversa ampiezza.

Questa era la sepoltura da cui venivano quei frammenti di vaso in calcite, ma Carter non trova

molto, trova solo i materiali di una presenza intrusiva, infatti trova molti materiali databili alla XXII

dinastia, ma la tomba non poteva risalire a un’epoca così tarda perché la struttura era tipica delle

sepolture della fine della XVII dinastia e inizio della XVIII. 131

Carter trova ancora una grande quantità di frammenti di vasi che riportano i nomi non solo di

Amenhotep I e di Ahmose- Nefertari, ma anche di personaggi di periodi precedenti il regno di

Amenhotep I.

Quindi la struttura della tomba e gli oggetti ritrovati potrebbero portare all’identificazione della

tomba AN B con quella di Amenhotep I, ma Carter non riuscì a dare una buona spiegazione

dell’altra citazione del papiro Abbot, cioè “120 cubiti al di sotto del suo ahay”: Carter considerò i

120 cubiti (un cubito sono poco più di 50cm) all’interno della tomba, cioè egli misurò la profondità

del pozzo e disse che in questo modo bisognava identificare i 120 cubiti.

Molti studiosi che sostenevano la KV 39 come tomba di Amenhotep I, portarono questo fatto come

prova del fatto che la tomba AN B di Dra abu el- Naga non era quella di Amenhotep I, quindi

pensarono che questa tomba fosse di Ahmose- Nefertari. Tuttavia si è visto che la struttura della

tomba porta dei caratteri che fanno pensare a un secondo momento di attività, in particolare la

presenza, nella camera sepolcrale, di un pilastro più grande e di uno più piccolo, ha fatto pensare a

un ampliamento della camera sepolcrale; in più, un'altra prova del fatto che si tratta di una sepoltura

reale della XVIII dinastia è la presenza di un grande pozzo che sembra essere stato scavato in un

secondo momento. Quindi si potrebbe immaginare che essa fosse l’originaria sepoltura di Ahmose-

Nefertari e che poi sia stata ampliata per accogliere le spoglie di Amenhotep I.

N. Reevs è convinto di questa interpretazione: egli ha ripreso in mano la descrizione del papiro

Abbot e dice di identificare il punto più in alto di 120 cubiti in un ammasso di pietre, ma i cumuli di

pietra nella Valle dei Re sono abbastanza diffusi. Cmq per quanto riguarda l’altra indicazione, tale

tomba è a nord del tempio di Amenhotep I e Ahmose- Nefertari e questa vicinanza è significativa.

Un’interpretazione è stata proposta alla fine degli anni 70 da un egittologo F. S. Smiths che faceva

affidamento sul fatto che la mummia di Amenhotep I era già nota prima di queste ricerche perché

era stata trovata nella prima cachette che venne scoperta nel 1881, ma divenne oggetto d’indagine

solo una decina di anni dopo.

Questo studioso disse che il riferimento del papiro Abbot era alla prima cachette (cioè la tomba 320

di Deir al- Bahri), ma questa interpretazione non è convincente né per la misurazione della stessa,

né per il fatto che queste mummie, quando venivano trasportate, portavano le tracce degli

spostamenti, cioè delle scritte in ieratico che segnavano gli spostamenti e per la mummia di

Amenhotep I siamo sicuri di tre spostamenti, quindi la mummia ha raggiunto la cachette 150anni

dopo la descrizione del papiro Abbot; in più le mummie furono interrate non prima del regno di

Sheshonq I (XXII dinastia). 132

L’ultima candidata per la tomba di Amenhotep I è frutto di scavi recenti da parte di D. Polz,

direttore sul campo per l’Istituto tedesco di archeologia del Cairo che dal compie scavi nella

necropoli di Dra abu el- Naga, scavi destinati alla scoperta di una tomba della XVII dinastia non

ancora identificata. Nel 1993 si iniziarono una serie di campagne per lo scavo e lo studio di una

tomba ribattezzata K 93.11, che si trova a nord del tempio di Amenhotep I e Ahmose- Nefertari.

Questa tomba non ha presentato tracce archeologiche o scritte da ricollegarsi ad Amenhotep I, però

la struttura presenta molte similitudini con le altre tombe reali della XVII dinastia.

La tomba è di grandi dimensioni, sicuramente è stata ampliata; la tomba era già nota ed era stata

riutilizzata da Ramesse Nach, un primo profeta di Amon, una divina adoratrice e da un artigiano di

Deir el- Medina.

L’interpretazione di Polz è basata sulla localizzazione e sulla struttura della tomba: potremmo

pensare che Amenhotep I avesse seguito la tradizione e si fosse fatto seppellire a Dra abu el- Naga,

invece Thutmosi I, non figlio di Amenhotep I, avesse deciso di farsi seppellire in una nuova

necropoli. Secondo l’interpretazione di Polz ci sono molti elementi che porterebbero a identificare

la tomba con quella di Amenhotep I, ma non è ancora stata scavata completamente, quindi

bisognerà aspettare la fine dello scavo.

Un problema analogo è quello della tomba di Thutmosi I, problema che non può essere affrontato

da solo; nella KV 38 è stato trovato un sarcofago a nome di Thutmosi I nel 1899 da parte di Loret e,

negli anni successivi, Carter trova in un'altra tomba, la KV 20, un secondo sarcofago a nome di

Thutmosi I. Degli scavi condotti da Loret nella sua seconda campagna di scavo nella Valle dei Re,

egli non aveva lasciato nulla di pubblicato sulle sue scoperte, in particolare della KV 38 aveva

lasciato una brevissima pubblicazione; oggi conosciamo le tappe che hanno segnato la scoperta

della tomba e la documentazione è stata molto importante.

I giornali di scavo di Loret sono conservati al 90% nella Biblioteca dell’Università di Milano e per

una piccola parte a Parigi: in una pagina, datata al 21 Febbraio 1898 troviamo lo schizzo con la

localizzazione della KV 34 e una sua pianta sommaria.

La KV 34 è la tomba di Thutmosi III, il grande faraone condottiero; la tomba venne scoperta nel

Febbraio 1898 durante la prima campagna di scavo di Loret nella valle dei Re. Essa era scavata in

fondo alla valle, in una gola rocciosa a grande altezza; l'ingresso venne scoperto dagli operai di

Loret, nel corso di sondaggi che egli aveva ordinato; quindi l’ispettore di Gourna inviò a Loret, che

si trovava a Elefantina, un rapporto sulla scoperta in cui descriveva la tomba e ne dava le misure,

specificando che tutto era rimasto nella posizione di ritrovamento, in attesa del suo arrivo; in più

egli allegò una copia delle iscrizioni del sarcofago. 133

Loret arrivò il 21 febbraio del 1898; nel suo taccuino vediamo la pianta della valle con la

localizzazione della tomba, la sua pianta e dopodiché inizia lo scavo sistematico della tomba.

La tomba presenta un corridoio discendente d’accesso, un pozzo, un’anticamera a pilastri, altre

scale che portano alla camera funeraria che ha 4 stanze annesse; la tomba di Thutmosi III presenta

grandi innovazioni: presenta questo pozzo rituale molto profondo (anche per la volontà di

raggiungere in questo modo Osiride) che aveva un duplice scopo, quello di raccogliere l’acqua

piovana nel corso dei grandi acquazzoni che si abbattevano sulla valle dei Re e in questo modo

l’acqua non sarebbe scesa nella camera funeraria; il secondo scopo era quello di impedire o cmq

rendere più difficoltoso l’accesso alla camera funeraria da parte dei ladri che fin dall’antichità

hanno operato nella valle dei Re e che agivano molto spesso in accordo con le autorità (per questo

la maggior parte delle tombe sono arrivate a noi violate; la stessa tomba di Thutankhamon era stata

visitata dai ladri, ma questi furti erano stati scoperti e la tomba venne nuovamente sigillata ed è per

questo che è arrivata a noi quasi intatta); il pozzo aveva anche un significato simbolico di

raggiungimento dell’aldilà. La seconda novità è questa: la camera funeraria ha la pianta ovoidale,

cioè ha la forma di un cartiglio e questo modello verrà continuato in seguito; questa forma ha un

valore simbolico, cioè il luogo dove era sepolto il sovrano aveva la forma del cartiglio in cui era

scritto il suo nome e la conservazione del nome era legata alla conservazione della persona.

Nell’anticamera vediamo pareti completamente coperte di iscrizioni e di nomi e immagini di 741

divinità (si tratta per lo più di geni funerari) che compaiono nel libro dell’Amduat che letteralmente

significa “ciò che sta nella duat”, infatti dal Nuovo Regno è attestata una raccolta, una silloge

funeraria che prende il nome di Libro dell’Amduat.

In più nella camera funeraria anche il sarcofago ha la forma di un cartiglio e anche questa è una

novità; la cosa curiosa è che questo sarcofago era di quarzite gialla dipinto di rosso a imitazione del

granito e Loret se n’era reso conto solo dopo aver portato fuori un pezzo del sarcofago e mentre lo

stava ripulendo.

Nella camera funeraria il soffitto è stellato e sulle pareti è riprodotto un immenso papiro srotolato di

testi funerari che dovevano accompagnare il sovrano nell’aldilà e che erano tratti in particolare dal

libro dell’Amduat (qui troviamo i pericoli che il sovrano può incontrare nell’aldilà e le formule

magiche per scongiurarli). I due pilastri della camera funeraria sono decorati nello steso stile con

testi e immagini delle litanie di Ra; sul primo pilastro è rappresentato il faraone allattato da Iside

sotto forma di albero e seguito dalle sue mogli e da sua figlia; vi sono poi le stanze annesse alla

camera funeraria, in fondo alla quale si trovava il sarcofago vuoto, dal momento che la mummia di

Thutmosi III venne ritrovata nella prima cachette. 134

Qui Loret trova pochi oggetti e molti frammentari; inoltre trova altre due mummie in una delle

stanze attigue alla camera funeraria che attribuisce alla moglie Iahsat e alla figlia di Thutmosi III;

tuttavia uno studio condotto su di esse ha dimostrato che esse risalgono all’epoca tarda o all’inizio

dell’epoca tolemaica e provano la riutilizzazione della tomba molti secoli dopo la sepoltura di

Thutmosi III.

L’espressione Libro dell’Amduat indica l’insieme dei testi funebri regali; esso racoglie, in una certa

misura, l’eredità delle analoghe composizioni anteriori. Suo fine è la descrizione di ciò che si trova

nella Duat ed anche fornire al defunto le chiavi rituali che gli permetteranno l’accesso all’aldilà.

Esso si presenta come una composizione descrittiva, divisa in 12ore, al centro della quale si trova la

corsa notturna del sole. Il Libro dell’Amduat venne riprodotto con grande frequenza nelle tombe dei

sovrani fino all’epoca amarniana; in seguito, fu riadattato da Sethi I fino alla fine della XX dinastia,

sempre in ambito regale.

A partire da questo momento e fino alla conquista di Alessandro Magno, esso passò ad adornare le

tombe dei privati, secondo lo stesso processo subito dai testi delle piramidi.

I fogli del giornale di scavo di Loret sono fogli in A4 ripiegati in 3: vi scrive all’interno, mentre

all’esterno segna la data e le informazioni essenziali.

Nel giornale di scavo di Loret vediamo come mentre noi oggi usiamo la quadrettatura, egli aveva

fatto qualcosa di analogo, infatti aveva diviso le zone che stava scavando e le aveva chiamate

“cumuli di oggetti” (tas); quindi vediamo come egli abbia scavato in modo meticoloso, infatti

Loret, nel suo diario, indica chiaramente gli oggetti provenienti da ogni zona della tomba. Loret non

specifica la misura di questi oggetti, ma ne da una descrizione generale: quindi il lavoro che è stato

fatto è stato quello di recuperare questi oggetti e identificarli con quelli che sono arrivati poi al

Museo del Cairo.

Loret quindi aveva scavato in modo metodico, attribuendo numeri specifici sia agli oggetti sia alle

zone che scavava; il lavoro che è stato condotto permette così di avere la fotografia della tomba al

momento della scoperta di Loret, dopo che cmq i ladri erano ripetutamente passati.

In certi casi sono sorti problemi gravissimi perché Loret aveva trovato la tomba in un grande caos,

infatti aveva trovato molti oggetti sparsi nella tomba; in più in molti casi i ladri avevano sbattuto gli

oggetti contro le pareti rompendoli e un caso di ricostruzione dell’oggetto tramite questo lavoro è

dato da questo cigno che era stato trovato in pezzi nella camera funeraria.

Gli archivi di Loret quindi sono importanti perché prima avevamo solo una descrizione sommaria

della scoperta della tomba in alcuni articoli, che non era fatta in modo dettagliato e per questo si era

pensato che Loret fosse stato un archeologo da poco, mentre in realtà non pubblicò nulla per ragioni

politiche. 135

La seconda grande scoperta di Loret è la tomba di Amenhotep II (KV 35), il successore di Thutmosi

III e grande figura della storia egizia, la cui tomba è la più ricca di dati; mentre stava scavando la

tomba di Thutmosi III Loret scopre, il 9 Marzo 1898 l’ingresso ad un'altra tomba; nei suoi quaderni

indica la localizzazione esatta e da la descrizione di questa tomba sul suo diario, ma aspetta a

scavare la tomba fino al 13 Marzo.

La pianta della tomba è simile a quella della tomba di Thutmosi III che ha una forma ad angolo

retto: si entra attraverso un corridoio discendente, vi è il pozzo annesso al quale vi è una stanza che

Loret scaverà per ultima, in cui trova dei resti umani che non sono stati identificati, probabilmente

appartenenti ai membri della famiglia di Amenhotep II; poi vi è un'anticamera a pilastri, anepigrafe

e da lì si scende nella camera funeraria il cui soffitto stellato è sorretto da 6 pilastri; sulle pareti è

iscritto, su fondo giallo chiaro a rappresentare un immenso papiro, il testo dell’Amduat, mentre sui

pilastri è rappresentato il faraone accompagnato da varie divinità.

La camera funeraria è costituita da una parte superiore e da una inferiore, collegate da gradini e la

parte inferiore viene chiamata da Loret la cripta e qui trova il sarcofago.

Delle stanze annesse alla camera funeraria, le più importanti sono la numero 1 e 4 dove Loret trova

nella stanza 1, 3 mummie, nella stanza 4, 9 mummie. Nell’anticamera trova anche una mummia

nella barca e tutto questo insieme costituisce la seconda cachette; quest'ultima mummia

probabilmente apparteneva al faraone Sethnakht, ma la mummia era in pessime condizioni e, in

seguito, fu distrutta dai ladri nel 1901.

Infine Loret, quando arriva nella cripta, nel sarcofago di quarzite gialla dipinto di rosso, trova la

mummia di Amenhotep II, ed è la prima volta che il corpo di un faraone viene trovato nel suo

sarcofago; la mummia era circondata da ghirlande di fiori, che Loret esamina nel dettaglio.

Egli anche qui, aveva quadrettato la tomba per indicare da dove provenissero gli oggetti da lui

ritrovati; in questa tomba Loret trova moltissimi oggetti anche di pregio, tra cui oggetti in faience,

modelli di legno e di vetro (trova oltre 2mila oggetti, molti in buono stato di conservazione).

Quindi la tomba di Amenhotep II è la seconda grande cachette, cioè il secondo grande nascondiglio

reale; la cosiddetta prima cachette era stata scoperta a Deir el-Bahri nella TT 320, tomba scoperta

nel 1881 in cui erano stati trovati i corpi o parti di corpi di 53 persone tra faraoni, principi e regine;

quindi quando Loret scava la tomba di Thutmosi III sa che non può trovare il corpo del faraone che

era già stato trovato nella prima cachette.

La seconda cachette reale è quindi nella valle dei Re, nella tomba KV 35 di Amenhotep II, scoperta

nel 1898; ma perché esistono queste cachette? Perché le tombe reali dovevano essere luoghi sicuri,

ma i ladri si accanivano anche contro queste mummie alla ricerca di oggetti di valore; in più verso

l’anno 1000 si assiste a una grossa crisi in Egitto e sembra che lo stato stesso abbia prelevato gli

136

oggetti di valore che ancora potevano trovarsi nelle tombe, ma lo stato si preoccupò di mettere al

sicuro le mummie dei faraoni per preservarle per l’eternità e le depositò in tombe sicure; spesso

queste mummie sono deposte senza corredo e in un sarcofago che non è il loro.

Un caso analogo è quello della KV 63, la tomba appena scoperta in cui sono state trovate 7

mummie che non sappiamo se siano private o regali e che non sono chiaramente nella loro sepoltura

originaria; quindi ci si sta chiedendo se la KV 63 possa essere un altro nascondiglio reale; la

risposta probabilmente è no e un'altra ipotesi che è stata avanzata è che la KV 63 sia stata una sorta

di laboratorio per la mummificazione.

Loret troverà altri resti di mummie nella stanza annessa al pozzo funerario, mummie che si è

pensato appartenessero ai membri della famiglia reale, forse al figlio di Amenhotep II il cui corredo

è stato trovato qui in parte, a una figlia e a un parente del faraone (nella tomba quindi in pratica tutte

le stanze sono state usate per nascondere le mummie e per le sepolture di familiari del faraone).

Il lavoro sul diario di Loret ha permesso una collocazione virtuale degli oggetti nella tomba, ma si è

trattato di un lavoro complesso perché per la tomba di Amenhotep II si è dovuti lavorare su circa

2000pezzi, molti dei quali erano ridotti in frammenti.

Il 27 Marzo del 1898 Loret scavò la stanza 1 che chiama delle tre mummie sul pavimento che erano

quasi completamente sbendate e senza corredo; in più Loret ci da la collocazione e la descrizione di

tutti gli oggetti che sono stati trovati insieme alle mummie, ma nessuno di essi ha portato alla

identificazione delle mummie. Una di esse, la cosiddetta “donna anziana” è stata identificata con la

regina Tiye grazie alla comparazione del DNA di una ciocca di capelli con quello di un'altra ciocca

di capelli che era stata trovata in un piccolo sarcofago con scritto il nome di Tiye, nella tomba di

Thutankhamon; l’esame ha quindi rivelato con ogni probabilità che si tratta della regina Tiye,

moglie di Amenhotep III.

Le altre due mummie non sono ancora state identificate, una è la mummia di un giovane, un

principe morto intorno ai 15 anni (si è supposto che fosse un figlio di Amenhotep II, per il fatto che

sono stati trovati molti oggetti a suo nome nella tomba) e l’altra è di una donna giovane che rimane

sconosciuta, probabilmente si tratta di un nipote di Amenhotep II (qualche tempo fa un appassionata

di egittologia inglese ha avanzato l’ipotesi, non suffragata da prove certe, che fosse la regina

Nefertiti, ma probabilmente non si tratta di lei).

Queste 3 mummie di recente sono state sottoposte a degli esami radiologici, di cui si aspettano

ancora i risultati e le mummie sono state poste in due teche nuove nella stanza 1; la tomba di

Amenhotep II è chiusa al pubblico. 137

L’ingresso alla stanza 4 era chiuso da un muretto i cui blocchi Loret numerò attentamente prima di

entrare; attraverso questo foro, già il 9 Marzo aveva guardato all’interno della stanza e aveva visto

che c’erano molti corpi; però egli aspettò fino al 24 Marzo per entrare nella stanza. Il 27 Marzo

cominciò a occuparsi delle 9 mummie che aveva già visto e, leggendo i nomi sui sarcofagi, si rende

conto di trovarsi di fronte a un nascondiglio reale, infatti tra le mummie vi sono le mummie di

Thutmosi IV, Amenhotep III in un sarcofago di Ramesse III (le mummie infatti a volte sono state

messe nei sarcofagi non originali), la mummia di Sethi II, Merenptah nel sarcofago di Sethnakht, le

mummie di Siptah, di Ramesse IV, V, VI e quella di una donna sconosciuta, probabilmente

Tauseret, nel coperchio del sarcofago di Sethnakht, riutilizzato come base (per questo motivo si è

supposto che la mummia della barca fosse quella di Sethnakht).

Con ogni probabilità le mummie furono deposte tutte insieme dai sacerdoti o dai funzionari della

XXI dinastia che, dopo avere forse prelevato gli oggetti di valore che potevano ancora trovarsi su di

esse o nelle tombe, avevano ricomposto i corpi e li avevano deposti in questa cachette.

Qui vediamo una pagina del diario di scavo dove Loret il 28 Marzo ha disegnato i sarcofagi nella

loro posizione originaria e nelle pagine seguenti inizia la descrizione mummia per mummia; queste

pagine ci hanno permesso la ricostruzione della relativa mummia e del suo sarcofago nella loro

posizione originaria e tra le varie mummie vi era anche quella di Amenhotep III che era contenuta

nel sarcofago riutilizzato di Ramesse III con il coperchio del sarcofago di Sethi II; queste mummie

sono nel complesso di faraoni di epoche diverse della XVIII e XIX dinastia. Nella stanza, oltre le

nove mummie vi erano oggetti non necessariamente pertinenti alla sepoltura originaria di queste

mummie, ma sono oggetti che probabilmente si trovavano già nella tomba di Amenhotep II.

È stata effettuata la ricostruzione della posizione degli oggetti nella stanza lavorando sugli archivi di

Loret e sugli oggetti che poi sono arrivati al Cairo; qui vediamo Loret in una rara foto che ci è

giunta di questo archeologo che è raffigurato al momento dell’imballaggio delle casse, mentre sta

copiando le iscrizioni presenti sul sarcofago di Amenhotep III.

Negli archivi di Loret è stato trovato anche una sorta di rapporto molto dettagliato sul ritrovamento

nella stanza 4 che non è mai stato pubblicato; l’Egitto allora aveva una presenza francese

importante sul territorio, ma nel 1898 sono gli inglesi che hanno il dominio del paese, quindi dietro

ogni ministro egiziano vi era un'alta personalità inglese e i francesi erano visti sempre meno bene.

Quindi le autorità fanno di tutto per mandare via i francesi e colpiscono anche il Servizio delle

Antichità; Loret, dopo avere scoperto le mummie, le aveva poste in casse e le aveva caricate su un

battello, in direzione del Cairo, ma quando arriva poco a nord di Luxor, viene bloccato dal ministro

ai lavori pubblici, che gli ordina di rimettere le mummie nella tomba, in quanto si dice che

l’opinione pubblica era contraria al “sacrilegio” di trasferire i corpi dei faraoni al Museo. 138

Loret risponde dicendo che sarebbe stato un rischio troppo grosso, dal momento che la scoperta

della tomba era di pubblico dominio, ma alla fine egli deve cedere e riporterà le mummie della

tomba, nelle loro casse.

Loret continuerà il suo lavoro nella Valle dei re, infatti nel 1898 scopre la tomba di Maiherperi, ma

alla fine del 1899 lascia l'Egitto per sempre; ritorna a Lione, dove è professore di egittologia e, visto

come erano andate le cose, decide di non pubblicare nulla di quanto aveva scoperto, infatti abbiamo

solo un articolo sulla tomba di Thutmosi III, uno su quella di Amenhotep II e uno su Saqqara.

Quindi gli archivi di Loret si sono rivelati fondamentali; questi erano poi passati al suo allievo

preferito, Varille, che morì giovane e i suoi archivi rimasero sigillati per cinquant'anni, finché, nel

2000 vennero messi in vendita.

Alla fine del 1899 Loret da le dimissioni e torna in Francia dove è professore a Lione e il suo

successore per il Servizio delle Antichità sarà Gaston Maspero, un francese anglofobo; egli

commette un errore, infatti arriva a un compromesso, cioè decide di lasciare nella tomba la mummia

di Amenhotep II stesso e le tre mummie della stanza 1 e la mummia nella barca, mentre le altre 9

mummie della stanza 4 sarebbero state mandate al Cairo.

Masperot giustificò tale scelta di mandare le 9 mummie al Cairo per il fatto che queste non erano

nella loro tomba originaria.

Nel 1901 i ladri entrarono nella tomba di Amenhotep II alla ricerca di tesori che non ci sono più e

distrusseo la mummia nella barca, rubarono la barca e danneggiarono il corpo di Amenhotep II

rubando un arco che era stato deposto con la mummia del sovrano, ma non infierirono sulle

mummie della stanza 1. Viene incaricato della inchiesta sul furto un giovane ispettore della valle dei

Re, H. Carter che comincia qui la sua carriera; in seguito la barca venne ritrovata, grazie alle

indagini di Carter e oggi si trova al museo del Cairo. Sulla base delle indagini di Carter, i

responsabili di questo furto furono i membri della famiglia Rassoul, ma, pur avendo delle prove

evidenti, non vennero incriminati.

Nonostante il furto, le mummie vennero ancora lasciate nella tomba e solo nel 1931 la mummia di

Amenhotep II venne inviata al Cairo e le tre mummie della stanza 1 rimasero nella tomba; solo nel

corso del 2005 Z. Hawass ha deciso di preservare queste mummie togliendole dalla tomba (le 9

mummie sono state portate al Cairo e temporaneamente furono deposte in un edificio egittizzante).

A tutta questa storia di riposizionamento delle mummie e dei furti Loret non sembra reagire, infatti

nelle sue carte non sono stati trovati riferimenti a queste vicende, solo in un’introduzione a un

discorso tenuto in occasione della scoperta della tomba di Thutakhamon, egli sembra alludere alle

sue scoperte nella valle dei Re. 139

Le altre scoperte di Loret e gli scavi effettuati nella valle

Egli ha scoperto altre tre tombe ordinate in successione secondo l’ordine della scoperta, la KV 36 di

Maiherperi, la KV 37 e la KV 38 che è stata scoperta da Loret nella primavera del 1899. La KV 36

è il tipico esempio di tomba a pozzo caratteristica dell’inumazione dei privati nella valle dei Re che

ha conservato sia tombe di privati particolarmente importanti, sia sepolture dei membri della

famiglia reale nelle tombe dei sovrani (questo è caratteristico solo per la XVIII dinastia, perché

dalla XIX sarà utilizzata la valle delle Regine per la sepoltura delle grandi spose reali e per i

membri della famiglia reale). Vediamo Maiherperi rappresentato in una vignetta del libro dei morti.

Loret scopre la tomba nel Marzo 1899, inizia a liberare i primi detriti che ostruivano l’ingresso per

poi entrare nell’unico ambiente; queste tombe di privati non presentano alcun tipo di decorazione.

Non esistono altre attestazioni del nome di Maiherperi al di fuori della sua sepoltura, ma importante

è un ritrovamento successivo effettuato da Carter nelle vicinanze della tomba, cioè un cofanetto di

legno dipinto di giallo su cui sono incisi il suo nome e i suoi titoli; in questo sono stati ritrovati due

perizomi in pelle di gazzella che furono donati uno al Museo di Chicago, uno a quello di Boston,

ma quello a Chicago è stato subito rubato perché era stato ritenuto qualcosa di particolarmente

prezioso e non fece mai più ritorno alla collezione.

Di Maiherperi sappiamo poco; questo personaggio viene rappresentato con la pelle scura e la

parrucca riccia, attributi tipici dei nubiani e questo dato è stato confermato quando la mummia di

Maiherperi è stata sbendata al Cairo nel 1901 e si è scoperto che questo personaggio aveva la pelle

scura e l’acconciatura riccia.

Si trattava comunque di un personaggio importante, infatti un titolo che porta è quello di fanciullo

del kзp, un’istituzione in uso nella XVIII dinastia che raccoglieva i principi di origine straniera che

erano ospitati alla corte reale. Vi è un dibattito ancora aperto sull’epoca in cui Maiherperi visse a

corte, ma ultimamente è stata ristudiata una stoffa trovata nella tomba che porta il cartiglio di

Hatshepsut e questa per alcuni è la prova schiacciante almeno per l’epoca di inumazione del

principe; questo papiro è stato per la prima volta esposto fuori dal Museo del Cairo in occasione

della mostra per la regina Hatshepsut che è in corso al Metropolitan Museum di New York. La

tomba di Maiherperi ha conservato un corredo pressoché intatto, non completamente perché

mancano oggetti preziosi e stoffe non direttamente collegabili alla mummificazione; un corredo

pressoché intatto è stato trovato nella tomba di Yuya e Tuya, suoceri di Amenhotep III che è stata

ritrovata nel 1905 nella valle dei Re. 140

Sulla scoperta della tomba di Maiherperi non è mai stata pubblicata da Loret una documentazione

dettagliata; per circa un centinaio di anni ci si è basati su un resoconto che è stato stilato da

Schweinfurth, un botanico amico e collega di Loret che visitò la tomba di Maiherperi nel momento

in cui Loret stava scavando la tomba e quindi ci ha lasciato il resoconto di quello che ha visto.

Oggi, con il ritrovamento degli archivi di Loret si è potuto stabilire che il racconto di questo collega

di Loret non corrisponde alla realtà perché, potendo studiare i documenti di Loret, si è capito che

Schweinfurth aveva visto la tomba, ma l’aveva visitata in un momento successivo al primo

momento della scoperta.

La tomba di Maiherperi è di piccole dimensioni, ma comunque ci ha conservato un buon numero di

oggetti e quindi è stato il primo luogo di indagine per l’incrocio dei dati tra gli archivi di Loret e gli

oggetti ritrovati nella tomba; questo ha permesso la ricostruzione della tomba con la collocazione

esatta degli oggetti trovati da Loret al momento della scoperta e tutti gli oggetti della tomba di

Maiherperi sono stati identificati con quelli presenti al Cairo.

Tra questi si trovano una coppa in faience definita coppa Nwn, cioè l’oceano primordiale da cui

sarebbe emerso il mondo; queste coppe sono dette coppe Nwn perché sono legate all’idea della

rinascita, in particolare su di essa compaiono degli animali tra cui la tilapia nilotica, un pesce

femmina che cova le uova nella bocca e quindi osservando questi pesci gli egiziani avevano l’idea

che si rigenerassero da sé, oppure vi è il simbolo del loto o la rappresentazione della gazzella,

animale che riesce a sopravvivere nel deserto; poi vi sono un'altra coppa in faience, un collare per il

cane con la rappresentazione di cavalli, i vasi canopi e la loro cassa e la mummia di Maiherperi dai

tratti negroidi e con l’acconciatura nubiana.

La KV 37 è una tomba, il cui proprietario resta sconosciuto che si trova nella parte sud-occidentale

del ramo principale della valle dei Re dove Loret fece una serie di sondaggi per trovare l’ingresso di

un nuovo sepolcro e così fu. Si tratta della tomba di un privato con un'unica camera sepolcrale a cui

si accede però tramite 12 gradini; nei taccuini di Loret vi è un abbozzo di pianta ed egli propone una

identificazione della mummia con Thutmosi IV sulla base di alcuni ritrovamenti di materiali che

portavano il nome di Thutmosi IV tra cui un ushabty e uno zoccolo di legno che presentava

mn- xprw- ra Dwtij-

un’iscrizione che era stata letta male. La lettura corretta di questa iscrizione è

ms, quindi si potrebbe trattare della menzione di Thutmosi IV; ma l’ipotesi di Loret venne smentita

qualche anno dopo dal ritrovamento della tomba di Thutmosi IV (KV 43).

Loret, dopo questa prima ipotesi, cambia le sue idee e, in una lista di tombe che è importante perché

qui egli indica il nome dello scopritore di ogni singola tomba e la sua numerazione, attribuisce la

KV 32 a Thutmosi IV e la KV 37 viene identificata come una tomba anonima. 141

Le liste di oggetti di Loret sono importanti perché degli oggetti della KV 37 non si conosceva nulla;

sono stati trovati anche ostraka, tra cui uno importante che parla di un anno di scavo in una tomba

della valle dei Re (gli egiziani davano il nome alle singole stanze della tomba e uno di questi e

“passaggio del dio”).

La KV 38 è una tomba interessante per il fatto che vi è ancora il problema della identificazione del

suo proprietario; il resoconto di Loret è importante perché racconta nel dettaglio le tappe della

scoperta che ci erano ignote.

La KV 38 venne segnalata a Loret nell’aprile 1899 da un ispettore dei lavori di Loret che gli

annuncia quello che gli sembra essere un accesso alla tomba che si trova tra la tomba di Sethi II e

quella Sethnakht, la KV 14.

Loret si reca sul posto e inizia a fare praticare una serie di sondaggi, quindi viene scoperta la tomba

e gli viene attribuito il numero KV 38 (oggi è in uno stato di degrado). Lo scavo della tomba è

molto difficile per la sua posizione e per la situazione stessa della tomba che è piena di detriti e

fango che impediscono il raggiungimento della camera sepolcrale.

Gli oggetti che vengono trovati all’inizio sono di scarso rilievo tra cui un piede ligneo e dei

frammenti vitrei che saranno però fondamentali per alcune ipotesi attribuitive. Loret all’inizio è

disperato perché gli oggetti che trova sono la testimonianza che la tomba è stata depredata e perché

non trova il nome di un sovrano, finché non vengono trovati dei frammenti di vasi in calcite che,

una volta ricomposti hanno dato i nomi di Thutmosi I e Thutmosi II. Quindi egli riesce a

raggiungere la camera sepolcrale e trova il sarcofago dove legge il nome di Thutmosi I (oggi si

trova al Cairo), trova la cista canopica che porta anch’essa il nome di Thutmosi I e per lui

l’attribuzione è certa. Loret però non poteva sapere di una serie di nuove questioni che sarebbero

sorte dopo la sua attività nella Valle; infatti la situazione cambia quando Carter trova, nella KV 20

(che era già conosciuta, ma viene riscavata da Carter e da lui attribuita ad Hatshepsut) un sarcofago

a nome di Thutmosi I (oggi si trova a Boston), in particolare il sarcofago C è a nome di Thutmosi I,

il sarcofago D è a nome di Hatshepsut.

Da questo momento si inizia a mettere in dubbio la sepoltura di Thutmosi I nella KV 38 e si cerca di

trovare una spiegazione per i due sarcofagi: nello studio del sarcofago della KV 20 sono emerse

delle particolarità interessanti, in particolare è emerso che le iscrizioni originarie sono state

modificate successivamente, cioè è stato inciso un nuovo testo che ha cambiato i nomi: i nomi

originali erano quelli di Hatshepsut, mentre il testo riscritto porta i nomi di Thutmosi I. Quindi

diventa fondamentale l’analisi delle caratteristiche del sarcofago della KV 38 che, come la cista

canopica, vengono datati al regno di Thutmosi III; in particolare i frammenti vitrei che Loret aveva

trovato e che conosceva molto bene perché aveva trovato molti frammenti simili nelle tombe di

142

Amenhotep II e di Thutmosi III, la cui localizzazione è fondamentale, sono appunto attribuibili

all’epoca di Thutmosi III (essi si trovano al museo del Cairo dove abbiamo il JE, Journal d’Entree e

il CGC, il Catalogue General: l’incrocio della documentazione dei giornali di scavo di Loret e il JE

e il CGC è stato fondamentale). Visto che i vetri sono successivi all’epoca di Thutmosi I, questi

andrebbero a completare il quadro di un sarcofago e di una cista canopica che sarebbero

testimonianza di una sepoltura del regno di Thutmosi III.

Quindi nella KV 38 venne ritrovato un sarcofago in quarzite con il nome di Thutmosi I e una cista

canopica con il nome di Thutmosi I, quindi si pensò che la tomba fosse di Thutmosi I, ma questi

elementi sono stati riconosciuti come più tardi rispetto all'epoca di Thutmosi I e quindi sono forse

pertinenti a una seconda sepoltura.

Al momento della scoperta Loret (1899) attribuì la KV 38 a Thutmosi I.

Sono poi state trovate due tombe allestite per Hatshepsut, infatti si era fatta allestire una tomba da

regina a sud ovest della necropoli tebana e una tomba come faraone, cioè la KV 20. Si tratta di una

tomba già nota dalla spedizione di Napoleone, ma venne scavata da Carter agli inizi del 900: nella

KV 20 venne trovato non solo il sarcofago di Hatshepsut, ma anche un altro a nome di Thutmosi I;

si scoprì in seguito che il sarcofago a nome di Thutmosi I era stato riutilizzato, infatti prima aveva il

nome di Hatshepsut e poi venne rimodellato con i cartigli di Thutmosi I; come interpretare il tutto?

La KV 38 potrebbe essere stata utilizzata come tomba di Thutmosi I e poi Hatshepsut avrebbe

spostato il corpo nella sua tomba, la KV 20, per legittimare la sua ascesa al trono. Un altro

egittologo, Romer propone di interpretare la KV 20 come la tomba originaria di Thutmosi I;

Hatshepsut l'avrebbe poi ingrandita, costruendo una seconda camera funeraria. Secondo Romer la

KV 38 sarebbe stata costruita ex novo all'epoca di Thutmosi III, che avrebbe preso la mummia di

Thutmosi I e l'avrebbe spostata nella KV 38, dandogli anche un nuovo corredo.

Oggi è più accettata una nuova teoria: si vede la KV 38 come la tomba originaria di Thutmosi I;

Hatshepsut non avrebbe costruito la KV 20 che sembra precedente, ma avrebbe riadattato un

monumento precedente, probabilmente voluto per Thutmosi II.

Quindi Hatshepsut riadatta questa costruzione, prende il corpo del padre Thutmosi I e lo pone nella

tomba; quindi si tratterebbe di una sepoltura per tre persone e così si spiega la presenza di tre

camere funerarie, una per Hatshepsut, una per Thutmosi II e una per Thutmosi I, ma allora dove è

finito il sarcofago di Thutmosi II? Se Hatshepsut fu davvero la prima a utilizzare un sarcofago in

pietra, dobbiamo ipotizzare che quello di Thutmosi II fosse di legno, e per questo non ci è rimasto.

Thumosi III avrebbe poi riportato il corpo di Thutmosi I nella KV 38 e lo avrebbe dotato di un

nuovo sarcofago e di un nuovo corredo che quindi risale all'epoca di Thutmosi III. 143

Circa il problema dell'identificazione della mummia della regina, apparentemente non è stata

trovata, né nella prima cachette, né nella seconda, una mummia di sesso femminile che avesse delle

caratteristiche tali da far pensare ad Hatshepsut; del corredo non abbiamo più niente, gli unici

oggetti a nome di Hatshepsut sono stati trovati nella tomba di Ramesse XI che è stata utilizzata un

po' come un laboratorio in epoca tarda, quindi vi sono stati trovati degli oggetti provenienti da altre

tombe.

Nella tomba di Hatshepsut è stato trovato solo il sarcofago in pietra, mentre nella prima cachette è

stato trovato un elemento del corredo con il nome di Hatshepsut,ovvero una cista canopica in legno

con i resti di viscere mummificati.

Sono state trovate nella KV 35 due mummie di sesso femminile è una nella prima cachette di Deir

el-Bahri, ma nessuna di essa presentava delle caratteristiche tali da far pensare ad Hatshepsut;

quella che sembrerebbe essere la mummia della regina è legata alla scoperta di un'altra tomba, la

KV 60 che è stata scoperta da Carter nel 1903. Tale tomba si trova vicino alla KV 20 e si tratta di

una tomba a pozzo di un privato, simile a quella di Maiherperi, che non presenta decorazione.

All’interno Carter scopre tra i materiali, soprattutto delle offerte di carne mummificate e due corpi

femminili di due donne in età avanzata, una al centro della stanza, sul pavimento, l'altra del

sarcofago, senza coperchio, che recava il nome di “ grande nutrice regale s3t-ra”; si tratta di un

personaggio identificabile grazie a un altro ritrovamento, quello di una stele a Deir el-Bahri, dove si

cita la “ grande nutrice regale di Hatshepsut”.

Carter, quando ha scoperto la KV 60 non aveva intenzione di cercare altre tombe già derubate,

quindi chiude il sepolcro; successivamente, un archeologo inglese Ayrton, nel 1906 riapre la tomba,

fa prelevare le offerte di cibo, ma lascia qui la mummia sul pavimento, mentre fa portare al Cairo la

mummia del sarcofago.

Nel 1988 una missione americana, condotta da D. Ryan, va alla ricerca della KV 60 di cui si era

perso l'ingresso, e la ricerca venne fatta grazie alle note di Carter e non quelle di Ayrton, che

sembrano essere andate perdute. Ryan ritrova l'ingresso della tomba (in prossimità della KV 19),

trova la mummia sul pavimento e la pone in un sarcofago.

Dopo lo studio dei materiali, Ryan identifica la mummia lasciata in situ con quella di Hatshepsut,

fornendo delle motivazioni con cui non tutti sono d'accordo, tra cui il fatto che il braccio sia

ripiegato sul petto e per alcuni rappresenta la tipica posizione delle regine mummificate, però non

abbiamo mummie di regine con il braccio ripiegato in quella posizione; inoltre egli abbina la

vicinanza della nutrice di Hatshepsut che venne seppellita nella tomba e la cui mummia, secondo

Ryan, è quella che si trova nel sarcofago al Cairo. 144

Questa ipotesi venne messa in discussione da Zahi Hawass che, durante una visita e ristudiando la

documentazione, pensa che si possa arrivare a delle conclusioni studiando la mummia del Cairo;

Zahi Hawass, basandosi su una serie di dati, come le dimensioni più grandi del sarcofago rispetto

alla mummia e il fatto che la mummia in situ presenti delle caratteristiche di una donna anziana

obesa, come poteva esserlo una nutrice e considerando il fatto che la mummia nel sarcofago

presenta segni di una mummificazione molto raffinata e visto che il braccio ripiegato fa pensare che

tenesse in mano uno scettro, pensa che la mummia nel sarcofago sia quella di Hatshepsut, mentre

quella sul pavimento sia quella della nutrice.

Ma perché la mummia di Hatshepsut si troverebbe in questa tomba? vista la vicinanza della KV 20

e quella della KV 60, è probabile che nelle fasi di salvaguardia delle mummie regali, la mummia di

Hatshepsut sia stata spostata e posta nel sarcofago della nutrice forse per rispetto della sovrana, o

per sventare la profanazione del corpo. L’ipotesi che questo spostamento sia stato fatto da Thutmosi

III è da scartare.

Circa gli studi precedenti le scoperte di Loret nella valle dei Re possiamo dire che egli si interessa

alla KV 6, tomba di Ramesse IX che è stata aperta fin dall’antichità, in cui sono state trovate delle

statue e molti ostraka, uno dei quali riproduce una pianta che è identificabile con la pianta della

tomba. La tomba di Ramesse IX presenta una policromia particolare che ha colpito l’attenzione di

Loret, infatti tra i suoi studi ce n’era uno sull’uso del colore nell’antico Egitto. Loret ha riprodotto

una serie di acquerelli con iscrizioni o parti di iscrizioni; in più negli archivi sono state ritrovate una

serie di note di F. Guilmant, un collega e parente di Loret a cui aveva indirizzato una busta con una

serie di note con la descrizione della tomba di Ramesse IX. Guilmant è stato il primo ad avere fatto

una pubblicazione di una tomba della valle dei Re completamente fotografica, ma probabilmente

doveva esserci anche una parte di testo e forse queste note sono riferite alla parte di testo che

sarebbe dovuta uscire.

Un'altra tomba che Loret ha studiato è la KV 16, la tomba di Ramesse I, di dimensioni ridotte che

presenta una decorazione solo per la camera sepolcrale; in più le rappresentazioni sono solo dipinte

e non sono a rilievo dipinto, questo per la scarsità degli anni di regno del sovrano.

Lo scopritore di questa tomba è Belzoni che vi ha ritrovato una serie di statue lignee; quello che è

curioso è che nessuno aveva mai legato la tomba di Ramesse I a Loret perché la tomba era stata

scoperta da Belzoni e perché quando Loret era tornato nella valle dei Re nel 1893 si era persa la

localizzazione della tomba di Ramesse I; ma fu proprio Loret a riscoprire l’ingresso della tomba e a

rientravi dopo molti anni, quindi gli archivi di Loret sono stati importanti perché gli oggetti che

provengono da questa tomba non erano mai stati attribuiti ad alcuno scopritore. 145

Loret si interessò anche del ramo occidentale della valle in cui erano state trovate delle tombe

importanti come quelle di Ay e di Amenhotep III; si pensava che questa parte della valle non fosse

mai stata studiata da Loret, ma questo venne smentito dalle sue carte.

La tomba di Amenhotep III (WV 22) era stata scoperta al tempo di Napoleone, poi era stata oggetto

di studi da parte di vari archeologi e anche di Loret; Carter qui scoprì i depositi di fondazione della

tomba che portano il nome di Thutmosi IV, quindi si è pensato che all’inizio qui si voleva seppellire

questo sovrano, progetto che poi era mutato. Gli archivi di Loret sono stati importanti anche per un

altro motivo: sulle pareti della tomba vi era il libro dell’Amduat, ma la parte bassa di queste

decorazioni è andata perduta e Loret aveva copiato tutta la decorazione e ci ha lasciato una vasta

serie di acquerelli in cui sono riportati i testi e le decorazioni.

La tomba di Ay, il successore di Thutankhamon, la WV 23 presenta delle particolarità; essa è

apparentemente destinata a Thutankhamon, ma poi è stata riutilizzata per l’inumazione di Ay, ma su

questo vi è un dibattito ancora aperto. La tomba presenta similitudini importanti con quella di

Thutankhamon, soprattutto per la decorazione delle pareti, infatti in entrambe vi sono una scena di

caccia palustre e si tratta degli unici due casi di tombe in cui compare una caccia, ma vi è anche una

scena di funerale che è totalmente assente nelle tombe della valle dei Re.

Negli archivi di Loret sono conservati degli studi importanti sulla tomba di Ay, ma anche dei calchi

in gesso del sarcofago che sono importanti perché esso è stato fatto a pezzi da un vandalo, anche se

poi lo si è riportato al Cairo per cercare di ricostruirlo.

Loret in particolare si dedica ai nomi cancellati di Ay che nella mentalità dei sovrani ramessidi

rientra nei sovrani amarniani e Loret nota che l’unico posto in cui è stato lasciato il nome del

sovrano è sulla rappresentazione del suo ka (ma anche su un lato del sarcofago).

Nel Novembre del 1922 Carter scopre la tomba di Thutankhamon, un faraone il cui nome era

conosciuto grazie al ritrovamento di alcuni oggetti, tomba che era stata visitata dai ladri, ma dopo

questa incursione la tomba era stata sigillata e quindi è rimasta intatta.

Qui vediamo delle fotografie scattate da Barton, un fotografo che lavorava per il Metropolitan

Museum di New York, le cui fotografie sono state trovate negli archivi di Loret. Ma le scoperte

nella valle dei Re non sono terminate con la scoperta della tomba di Thutankhamon, la KV 62,

infatti all’inizio degli anni 90 un equipe americana diretta da K. Weeks cominciò lo studio di una

tomba che si trova all’ingresso della valle dei Re, la KV 5 che era aperta fin dall’antichità, ma di cui

si conosceva solo la prima sala. 146

K. Weeks si rese però conto che la parete di fondo della sala celava qualcos’altro e infatti essa dava

su un’immensa tomba in cui erano stati sepolti i figli di Ramesse II: nella XIX dinastia i figli dei

sovrani e le grandi spose reali erano sepolti nella valle delle Regine, ma vi è un’eccezione per i figli

di Ramesse II che vengono sepolti in questa colossale tomba il cui scavo non è ancora terminato; in

più dal suo scavo sono venuti alla luce molti oggetti che riportano i nomi dei figli di Ramesse II.

La nuova tomba della valle dei Re è la KV 63 che è stata scoperta da un equipe americana diretta da

O. Schaden che stava scavando da alcuni anni la KV 10, la tomba di Amenmes e che il 2 Febbraio

2005 trovò l’ingresso a quella che forse era un'altra tomba; il 10 Febbraio del 2006 la tomba è stata

aperta alle autorità. Essa è per il momento anonima, forse è stata riutilizzata per seppellire altre

mummie e c’è chi ha cominciato a dire che si tratta della tomba dei membri della famiglia di

Akhenaton; cmq essa risale alla XVIII dinastia. Si tratta di una tomba a pozzo semplice per la sua

struttura e, proprio per la sua struttura e per il contenuto, assomiglia a quella di Maiherperi, ma

anche per la presenza di una serie di giare e per il tipo di sarcofago che è caratteristico della XVIII

dinastia. Secondo un'altra ipotesi la tomba sarebbe stata utilizzata come laboratorio per la

mummificazione, infatti nelle giare sono stati trovati dei materiali per la mummificazione tra cui il

natron. 147

L’egiziano occupa una posizione particolare tra le varie lingue dell’umanità, infatti si tratta di una

delle più antiche e di quella che ha avuto la durata più lunga, circa 4mila anni, visto che il copto è

ancora utilizzato come lingua ufficiale della Chiesa cristiana d’Egitto.

L’egiziano rientra tra un gruppo di lingue canito-simitiche e il momento della separazione da questo

ceppo comune è ancora motivo di discussione, infatti alcuni propongono il 12mila aC, altri il 6mila

aC. Cmq ci sono delle caratteristiche comuni con questa grande famiglia linguistica, come il fatto di

annotare graficamente solo le consonanti o di presentare un vocabolario con delle parole costituite

su una radice bi o triconsonantica. La lingua egiziana ha subito varie modificazioni nel corso dei

millenni, modificazioni che hanno interessato la morfologia, la sintassi e il lessico.

Si è soliti dividere la storia della lingua egizia in 5fasi da cui però sono escluse le prime tracce di

iscrizioni perché si tratta ancora di iscrizioni molto brevi che non possono essere oggetto di studio.

La prima fase è collocabile nell’Antico Regno e nel primo periodo intermedio ed è rappresentata da

quello che sono considerato l’antico egiziano; i documenti che attestano questa lingua è il grande

corpus dei testi delle piramidi, cioè dei testi che hanno un’origine più antica rispetto all’epoca in cui

vennero codificati per iscritto e le prime attestazioni dei testi delle piramidi risalgono alla V

dinastia. Sempre a questa fase linguistica risalgono le autobiografie dei privati, in particolare quella

di Uni, della VI dinastia, che oggi si trova al Cairo o quella di Herkhuf, cioè un importante testo

risalente alla VI dinastia che si trova iscritto sulle pareti della tomba di questo funzionario ad

Assuan.

Il discendente di questa più antica fase linguistica è il medio egiziano o egiziano classico che venne

usato durante il Medio Regno, il secondo periodo intermedio e l’inizio del Nuovo Regno. Tale fase

linguistica viene chiamata egiziano classico perché si tratta di una lingua che veniva considerata

classica dagli stessi egizi; questa fase linguistica, come lingua scritta, rimarrà fino alla fine dell’età

faraonica e il medio egiziano è la lingua in cui sono stati redatti alcuni tra i capolavori della

narrativa e della letteratura che gli egizi ci hanno lasciato e anche i testi morali che rimarranno un

punto di riferimento per gli scribi e gli studenti delle epoche successive.

Il medio egiziano venne poi sostituito dal neo egiziano come lingua parlata dopo il 1600 a.C.,

restando in uso fino al 600 a.C., mentre la sua utilizzazione corrente come lingua scritta si avrà solo

a partire dal 1300 a.C., anche se troviamo alcune forme grammaticali e sintattiche in iscrizioni

precedenti. Si tratta quindi della lingua di molti componimenti soprattutto di epoca ramesside e del

terzo periodo intermedio; redatta in questa lingua abbiamo una ricca produzione che ci è nota grazie

alle scoperte effettuate presso il villaggio di Deir el-Medina, cioè un villaggio che si trovava sulla

riva occidentale del Nilo di fronte a Tebe che era riservato agli operai che si occupavano

dell’allestimento e della decorazione delle tombe nella valle dei re e delle regine. 148

Successivamente al neo egiziano, dal VII sec a.C., si cominciò a diffondere l’uso del demotico,

termine che indica sia una fase di lingua parlata, sia una forma di scrittura; si tratta di una lingua

molto vicina al neo egiziano, ma si differenzia notevolmente da esso dal punto di vista grafico,

infatti è una stenografia in cui un segno rappresenta l’abbreviazione di diversi segni. Il demotico

rimase in uso fino al V sec d.C., presentando un’evoluzione nel suo sviluppo sia a seconda del

diverso periodo di utilizzazione, sia a seconda dell’ambito regionale in cui era parlato.

Il demotico fu introdotto come lingua di stato da Psammetico I intorno al 650 (ci troviamo nella

XXVI dinastia) e tale scrittura venne utilizzata per la stesura dei documenti amministrativi e

quotidiani andando a sostituire lo ieratico, infatti demotico è il nome dato a questa lingua dagli

storici greci, che significa “scrittura del popolo” perché in quel periodo l’uso principale del

demotico era per i documenti amministrativi o privati. Il demotico restò in uso in epoca tolemaica e

romana, in cui il suo utilizzo venne esteso anche per la produzione di testi letterari e religiosi e

l’ultima iscrizione in demotico proviene dal tempio di Phyle e risale al 452 d.C.

Troviamo le attestazioni di demotico non solo su papiro, anche se il papiro e gli ostraka erano le

forme di supporto migliori, infatti non mancano attestazioni sulla pietra.

L’ultima fase è il copto che presenta una grammatica simile a quella dell’egiziano parlato tra il II e

il III sec d.C. ed è attestato in quest’epoca; si tratta di una fase strettamente legata al demotico, ma

tale fase presenta anche dei paralleli con la sintassi del greco e molte inserzioni lessicali, infatti

troviamo le 24 lettere dell’alfabeto greco con l’aggiunta di 6 o 7 grafemi a seconda del dialetto in

cui si parlava, che servivano a rendere i suoni che la lingua greca non aveva. Il copto ha avuto dei

fenomeni regionali più significativi rispetto ad altre fasi linguistiche e tale fase è così documentata e

ben conosciuta perché essa notava graficamente anche le vocali.

Le testimonianze del copto sono legate all’evangelizzazione dell’Egitto, in più, essendo una lingua

parlata abbiamo delle testimonianze anche su ostraka e papiri. A partire dal IX sec al copto subentra

l’arabo e il copto si estingue come lingua parlata nel 1200 d.C.

Alcune forme di scrittura erano importanti nella lingua egiziana, tra cui il geroglifico del medio

egiziano, sia perché si tratta di una fase linguistica in cui si ha la più importante produzione di testi

della letteratura egizia, sia perché, trasformandosi in lingua di tradizione, ha avuto un uso esteso

oltre le singole fasi linguistiche. Il geroglifico è la forma di scrittura più antica dell’egiziano, oltre a

essere quella con la durata più lunga, infatti i primi segni geroglifici risalgono al periodo precedente

all’unificazione dello stato faraonico e si tratta delle iscrizioni su giara risalenti al 3250 a.C., mentre

l’ultima iscrizione conosciuta risale al 394 d.C. e si trova sul tempio di Phyle. 149

Gli ambiti di utilizzo di questa forma di scrittura sono i più svariati, anche se poi si restringono

all’utilizzo in testi di carattere religioso e a carattere monumentale; il termine geroglifico che

significa segno sacro inciso non corrisponde alla vera natura dei geroglifici, infatti tale nome, dato

dai greci, deriva dalla monumentalità di queste iscrizioni. Si tratta di una scrittura composta da

segni iconici o figurativi che riproducono in maniera dettagliata i vari elementi dell’universo

egiziano, ma l’accentuato carattere figurativo, caratteristico della scrittura egiziana non deve indurre

a pensare che il sistema di scrittura egiziano sia un sistema puramente ideografico, infatti è stata

questa convinzione errata a impedire, fino all’800, la comprensione dei geroglifici. Quindi il

sistema geroglifico è un sistema complesso che combina segni a valore ideografico, i pittogrammi,

con segni a valore fonetico.

Il geroglifico fu adottato in concomitanza con lo ieratico a seconda della tipologia dei testi, per

esprimere le prime tre fasi linguistiche. Questo tipo di scrittura era molto più che un semplice

sistema di trascrizione, infatti gli egiziani si riferivano ai geroglifici chiamandoli “le parole del dio”

e i singoli geroglifici erano indicati con il termine tit che significa sia segno che immagine, infatti lo

stesso termine era usato per indicare una rappresentazione figurata.

Il geroglifico aveva una forte cadenza magico-religiosa ed era in rapporto stretto con il sistema

figurativo; infatti le regole che sono sottese alla rappresentazione artistica sono le stesse che

troviamo alla base della stesura della scrittura geroglifica che aveva lo scopo di far vivere per

l’eternità quello che si descriveva sia utilizzando le immagini che il testo.

Per questo la condizione essenziale era che un oggetto fosse descritto il più oggettivamente

possibile senza tener conto delle proporzioni, cioè era importante rendere nella maniera più

dettagliata gli oggetti indipendentemente dalla dimensione effettiva dell’entità rappresentata, quindi

nelle rappresentazioni si usciva da ogni convenzione e quello che era importante era riuscire a

rendere l’idea nella maniera più efficace possibile (ad esempio le varie parti del corpo erano viste da

angolazioni differenti e ne usciva una rappresentazione del corpo che combinava in una figura tutti

gli elementi essenziali).

Le scritture corsive sono il geroglifico corsivo, lo ieratico e il demotico: se l’aspetto della figura

nella scrittura geroglifica permetteva una sua associazione con la rappresentazione, accrescendone

l’efficacia per cui il significato del messaggio era più chiaro, tuttavia il tempo per la sua

realizzazione era più lungo e il costo molto più alto; quindi per un esito naturale al geroglifico

venne abbinata una grafia più corsiva, cioè si tratta di tachigrafie che sono tutte derivate dal

geroglifico; abbiamo prima una forma poco abbreviata che è il geroglifico corsivo, poi lo ieratico e

infine il demotico. 150

Il geroglifico corsivo implica la realizzazione di geroglifici con un tratto molto veloce, che non

esprime più i singoli dettagli di un elemento, ma solo gli elementi essenziali; i geroglifici corsivi

restano figurativi, anche se con tratti molto più semplificati. Questo tipo di scrittura geroglifica

venne utilizzata sia in iscrizioni che si sviluppano in colonne che in quelle che si sviluppano in linee

e offre una possibilità di lettura da destra a sinistra, quindi la caratteristica tipica del geroglifico era

comune anche al geroglifico corsivo.

Il geroglifico era una scrittura che doveva adattarsi a vari elementi, quindi si trattava della forma di

scrittura perfetta per le varie caratteristiche di lettura che offriva; il geroglifico corsivo non era

utilizzato per le iscrizioni sui monumenti, ma lo troviamo dipinto, più raramente inciso, su piccoli

oggetti in osso, legno, metallo oppure lo troviamo utilizzato nelle legende secondarie delle scene

tombali. In seguito venne utilizzato per testi più estesi come quelli religiosi o scientifici, ma

soprattutto per i testi a uso privato o funerario, infatti l’esempio più importante è rappresentato dai

testi dei sarcofagi, oppure esistono casi di testi funerari di alcune tombe faraoniche nella valle dei re

della prima parte delle XVIII dinastia.

L’esempio più comune di utilizzo del geroglifico corsivo su un testo funerario riservato ai privati è

il libro dei morti, infatti vediamo come la parte di testo sia scritta in geroglifico corsivo, mentre la

parte fondamentale era scritta con veri e propri geroglifici.

L’utilizzo del geroglifico corsivo è interessante perché non viene abbandonato l’aspetto figurativo,

ma cmq tale scrittura mi permette di velocizzare la scrittura del segno.

Il passo ulteriore è costituito dallo ieratico; sarebbe meglio parlare di ieratici perché il termine

ieratico si riferisce a tachigrafie differenti; la differenza fondamentale tra lo ieratico e il geroglifico

è il fatto che lo ieratico può essere solo scritto e letto da destra a sinistra. La disposizione in colonne

è presente solo fino al Medio Regno, infatti da qui in poi lo ieratico sarà sempre scritto in linee.

Anche l’aspetto dei singoli segni è differente, infatti mentre i segni geroglifici sono riconoscibili

singolarmente, nello ieratico si perde l’aspetto figurativo che era essenziale e spesso più segni

vengono legati insieme in un unico tratto. Circa le attestazioni, lo ieratico nasce di pari passo con il

geroglifico, quindi dobbiamo inserire la nascita e l’utilizzo dello ieratico a partire dall’Antico

Regno e il suo utilizzo si estende fino all’epoca romana, anche se nel tempo esso subisce delle

specializzazioni negli utilizzi.

I più antichi utilizzi dello ieratico sono quello nella pratica quotidiana e nei documenti

amministrativi per cui tale ieratico prende il nome di ieratico documentario; poi esso ebbe una

specializzazione nei documenti della pratica sacralizzata e quindi si tratta di uno ieratico più curato;

gli ultimi testi letterari sono attestati nel IV sec a.C. 151

Lo ieratico documentario era quindi riservato agli usi amministrativi e alla pratica quotidiana, ma

poi esso andò verso un’evoluzione più corsiva (fino alla sua ultima evoluzione che sarà costituita

dal demotico), infatti ogni segno diventa sempre meno riconoscibile per sé e le legature si fanno più

strette. Da questo sviluppo si arrivò ad avere quello che è chiamato ieratico anormale che è in uso

dalla XXII dinastia alla XXVI dinastia e il cui successore è il demotico.

A seconda del tipo di testo e dell’epoca, l’aspetto figurativo non sempre si allontana molto

dall’originale; lo ieratico non ebbe uno sviluppo sempre più corsivo, ma ebbe uno sviluppo a

seconda della tipologia del testo, quindi vediamo come negli esempi dell’Antico Regno lo ieratico

perde il carattere del segno figurativo per poi riacquisire una certa autonomia del segno a partire

dalla XIX dinastia, in un contesto testuale diverso.

Vediamo qui un’iscrizione su papiro di un privato dell’epoca di Psammetico I che fa riferimento a

un avvenimento oracolare avvenuto all’epoca di Psammetico I, circa l’uscita in processione della

barca del dio Amon; questo privato voleva cambiare il suo servizio e non essere più al servizio di

Amon, ma di un'altra divinità; tuttavia il papiro non è competo, quindi non abbiamo la risposta del

dio, ma alla fine del racconto il papiro è controfirmato da una serie di sacerdoti e funzionari che

avevano partecipato alla processione dell’uscita della barca. Quindi qui vediamo come lo ieratico

dipenda molto dalla mano dello scriba.

Il demotico nasce dalla tradizione notarile del basso Egitto, cioè del delta e in particolare di Sais che

divenne capitale del regno a partire dalla XXVI dinastia e quindi tale lingua si imporrà dalla XXVI

dinastia. La natura dell’utilizzo del demotico riguarda all’inizio i documenti che riguardano la

pratica quotidiana, ma poi il suo uso venne esteso ai documenti letterari; esso può essere anche

utilizzato sui monumenti più comuni e in questo caso è graffito (stele di Rosetta).

Circa l’aspetto visivo, il demotico ha un aspetto corsivo particolarmente marcato e anche se i

principi fondamentali della vecchia scrittura non vengono meno, si sviluppano una serie di vezzi

che non permettono più allo studioso la trascrizione del testo in geroglifico, anche perché le legature

si fanno più marcate (quindi il demotico non si traduce in geroglifico come si fa con lo ieratico,

perché così viene più facile la traduzione).

Indichiamo la nascita dell’egittologia come scienza con la data della decifrazione dei geroglifici ad

opera di Champollion nel 1822, anno in cui lo studioso diede notizia al mondo scientifico

dell’avvenuta decifrazione dei geroglifici; probabilmente non fu Champollion a trovare la chiave

della decifrazione dei geroglifici, infatti già molti studiosi erano vicini alla chiave di lettura, il

problema era che per molti secoli non si era stati in grado di decifrare i geroglifici perché tutti gli

studiosi partivano dall’idea che la scrittura geroglifica fosse una scrittura puramente ideografica. 152

La cosiddetta chiave di lettura fu la stele di Rosetta che venne trovata durante la spedizione di

Napoleone a Rosetta, città dove si stava scavando una fortezza e subito gli operai si resero conto

dell’importanza dell’iscrizione che era trilingue. Oggi la stele si trova da lungo tempo al British, ma

erano stati fatti dei calchi della stele che vennero poi distribuiti ai massimi studiosi dell’epoca; un

elemento che fu fondamentale a Champollion per la decifrazione dei geroglifici fu la perfetta

conoscenza del copto. La stele era un decreto sacerdotale del tempo di Tolomeo V, infatti in caso di

tali decreti si ricorreva alle scritture maggiormente in uso in quel periodo, quindi l’iscrizione è

redatta in geroglifico, in demotico e in greco, che erano le due scritture adottate in quest’epoca.

Prima di Champollion vi furono diversi tentativi di decifrazione dei geroglifici, infatti esistono già

tentativi antichissimi a partire dal V sec d.C. fino a tentativi del 6/700; in particolare vi fu il

tentativo di un dotto linguista gesuita, Athanasius Kircher, che proponeva un’interpretazione dei

geroglifici legata alla natura simbolica dei segni.

Champollion riuscì quindi a trovare la chiave di decifrazione, anche se già uno studioso inglese,

Young era riuscito a isolare alcuni segni demotici, infatti tutti gli studiosi erano partiti dal demotico

che era stato interpretato come una successiva fase del geroglifico. All’interno della stele di Rosetta

Champollion era riuscito a decifrare il nome di Tolomeo, ma non si accontentò, infatti vi erano altri

monumenti bilingui come un obelisco alla cui base vi era un testo in geroglifico e in greco in cui

egli riuscì a trovare il cartiglio di Tolomeo e quello di Cleopatra; da qui Champollion riuscì a

isolare i singoli fonemi, ma per l’intera decifrazione fu fondamentale la decifrazione del cartiglio di

Ramesse II che era presente su una copia di un’iscrizione che era giunta a Champollion; in questo

cartiglio infatti non troviamo solo segni che esprimono un singolo fonema, ma anche un

pittogramma e un segno con due suoni. 153

Le fonti diventano parlanti solo con Champollion, ma la civiltà occidentale aveva percepito

qualcosa della civiltà egizia già prima, ma come l’ha recepita, quali sono stati i contatti con la

civiltà faraonica? Nessun autore greco conosceva i geroglifici e sapeva parlare l’egiziano,

comunque tutto ciò che si sapeva prima della decifrazione dei geroglifici era mediato dai greci.

Erodoro secondo alcuni è stato in Egitto nel 450 a.C., secondo altri nel 448 a.C., con la pace tra

Atene e i Persiani; egli ci ha lasciato nel secondo e parte del terzo libro una narrazione dell’Egitto

che diventa più utile e fede degna per i secoli più vicini a lui. Le sue fonti sono i sacerdoti dei

templi con i quali può parlare e che a volte scambia per degli inservienti e questo può rappresentare

un limite. La sua narrazione storica è la più completa dal punto di vista della cronologia e della

descrizione del paese; egli non è il primo greco che visita il paese, però è il primo che ci va con uno

spirito critico; egli ci descrive il pantheon egiziano che paragona con quello greco e si rende conto

che si trova di fronte a una civiltà molto più antica e millenaria rispetto a quella greca.

A Erodoto dobbiamo anche la definizione della scrittura come ιερα γραμματα (lettere sacre, libro II,

36,4) e δεμοτικα, cioè lettere popolari.

I greci scrivevano lettere e facevano i conti da sinistra a destra, mentre gli egiziani da destra a

sinistra, quindi usavano due tipi diversi di scrittura.

Il termine hieroglificos viene usato anche da Diodoro Siculo che è in Egitto nel 59 a.C. ed egli,

descrivendo i geroglifici, dirà che è una scrittura fatta di pittogrammi con segni che hanno valore di

simboli, ma questo è chiaramente errato e da qui fino al Rinascimento si sbaglierà l’interpretazione

dei geroglifici.

Erodoto arriverà, dal delta, fino alla prima cateratta: egli fa una descrizione ricca di aneddoti e ci da

notizie sulla geografia, sulle piramidi e così via; inoltre capisce che gli egizi hanno una storia

lunghissima che riescono a conservare perché hanno memoria del loro passato e per questo riescono

a studiare e a valutare gli elementi del futuro.

Un'altra caratteristica è la società di caste, infatti la società egiziana appare ad Erodoto come

immutabile, con caste molto rigide; Erodoto parla di caste, ma questo è un concetto errato e

pericoloso perché è stato esagerato nella storiografia moderna (Erodoto II, 82 e II, 35).

Egli non fu il primo ad occuparsi dell’Egitto, infatti prima ci furono Ellanico, uno storico ed Ecateo

di Mileto, un geografo, che lo precedono di un secolo e delle cui opere non abbiamo nulla.

Erodoto considera gli egiziani superiori ai greci, ha una grande ammirazione verso di loro; l’Egitto

appare quindi come modello di società, come una struttura dal valore universale. Erodoto muore nel

430 a.C. e le sue Storie fecero da testo per tutti i secoli successivi che erediteranno l’interpretazione

di Erodoto, esasperandone alcuni punti. 154

Anche nell’Iliade e nell’Odissea ci sono citazioni sull’Egitto; gli studiosi fissano all’VIII sec la

stesura scritta dei due poemi ed è importante che già l’epica omerica contenga delle nozioni

sull’Egitto che appare come un paese leggendario, ai confini del mondo e di una ricchezza favolosa

(Il. IX, 382 e Od. IV, 220 “L’Egitto è il paese dei medici più sapienti del mondo”). Anche nella

Bibbia, in particolare nell’Esodo e nel Deuteronomio ci sono molte citazioni sull’Egitto, ma non

sappiamo a quando risalgono (l’esodo degli ebrei sembra descrivere i tempi di Ramesse II); qui

l’Egitto è descritto anche come un paese ricco e pieno di maghi capaci di grandi prodigi;; abbiamo

dei riferimenti anche nel I libro dei Re.

Dalle citazioni della Bibbia esce un’immagine ambivalente dell’Egitto, come paese ricco

(Giuseppe) e come paese che schiavizza (Esodo) e l’immagine che ci da la Bibbia non è molto

diversa da quella nei poemi omerici.

Dei contatti tra greci e egiziani c’erano stati prima di Erodoto, in particolare nel VII sec, infatti con

Psammetico I vi era un gruppo di mercenari greci e in seguito arrivarono i mercanti che fondarono

la città di Naucrati.

Questi primi abitanti greci in Egitto erano meravigliati dalla diversità del clima e dai monumenti:

furono i greci a chiamare le piramidi πυραμις che era un tortino a punta che richiamava la forma di

questi monumenti; anche il nome di obelisco deriva da obeliskos che era uno spiedino su cui far

cuocere la carne; coccodrillo ancora deriva dal greco krocodillos che significa lucertola e anche il

delta è così chiamato dai greci perché aveva la forma della lettera delta (Δ). I greci rimasero quindi

stupefatti da una realtà così diversa e presero dalla propria lingua alcuni termini per designare

alcune cose, con una certa ironia, termini che giocano su forme geometriche.

Dopo Erodoto l’Egitto è ampiamente conosciuto in Grecia; esso diventerà parte del dominio

persiano e sarà Alessandro Magno a cacciare i persiani ed egli sarà qui accolto come un liberatore;

dopo Alessandro, l’Egitto verrà governato dalla dinastia tolemaica per cui la lingua ufficiale

diventerà il greco; in più continuano gli scambi diretti e concreti tra le due popolazioni, infatti si

assiste a una certa immigrazione di greci e macedoni nel paese.

Tutto il mondo moderno fino a Champollion si è servito delle fonti greche e latine per conoscere

l’Egitto; una fonte importante è Eschilo (V-IV sec aC), in particolare il Prometeo e le Supplici in

cui non emerge una visione positiva, ma un certo disprezzo per questo paese.

Le Supplici sono del 234 a.C. dove troviamo scritto “Donde viene questa così poco greca?” e

poi oppone i due modi di mangiare; Eschilo usa il termine αιγυπτιαζειν cioè “comportarsi in modo

sleale come gli egiziani”; Eschilo in vita aveva combattuto contro i persiani nelle cui fila vi erano

sicuramente degli egiziani. 155

Platone (428/347 aC) non ebbe ambizioni storiche, ma contribuì a creare un’immagine mitizzata

dell’Egitto; nel Timeo egli sottolinea la storia quasi eterna dell’Egitto, la sua saggezza infatti

leggiamo che il dio Thot avrebbe inventato la scrittura. Le opere più tarde sono La Repubblica e Le

leggi dove, nella descrizione della società perfetta, egli porta come esempio l’Egitto; Platone ebbe

una influenza enorme sull’occidente e quella che si trasmette da Platone e dagli altri autori rimarrà

l’immagine dell’Egitto fino al 700. L’immagine che ci presenta Platone era in parte già presente in

Erodoto, ma qui vengono elencati dei topoi, che producono così un’immagine sbagliata del paese.

Isocrate (V-IV sec) era un oratore ateniese che nell’opera Busiris riprende certe notizie di Erodoto e

parla di questo sovrano di nome Busiris; egli contribuì ulteriormente a creare l’immagine mitizzata

di questo paese, anche perché Atene viveva in quel momento una crisi istituzionale, quindi Isocrate

tratteggia con nostalgia questo governo. Egli si sofferma, più di Platone, a raccontare la vita di

questi sacerdoti-filosofi che prendevano le migliori decisioni possibili. I filosofi pitagorici erano

considerati più saggi in quanto avevano studiato in Egitto; in questo modo si è formato questo topos

che sarà largamente usato per raccontare le vite dei filosofi come Talete, Solone e Pitagora.

Con questi autori si ha la base per capire quali potevano essere le conoscenze sull’Egitto fino alla

fine del 700; Erodoto racconta il tutto inserendo delle considerazioni di altro genere, altri

estrapoleranno alcune informazioni e ci costruiranno sopra.

Diodoro Siculo vive nel I sec a.C. e scrive la Biblioteca Historica dove riporta gli usi, i costumi, la

storia (continuando così Erodoto per i secoli V e IV) e la geografia del paese; egli appare

influenzato da Platone e da Isocrate e, pur essendo stato in Egitto nel 59 a.C., descrive una società

mitizzata, retta da filosofi e con un sistema di caste, infatti non conosceva l’egiziano e quindi non

poteva parlare direttamente con gli egiziani.

Diodoro parla poi dei geroglifici dicendo che si tratta di segni allegorici ed è lui il primo a usare il

termine hieroglifikà e questa sua interpretazione fu molto dannosa perché gli studiosi successivi

interpretarono sempre i geroglifici come segni simbolici.

Nessuno degli autori, degli storici greci aveva conoscenza dell’egiziano, ma tutti dipendevano da

interpreti e questo è importante per valutare come tale mediazione culturale fosse estremamente

mediata; quindi anche in uno scrittore attento come Erodoto, quando descrive l’organizzazione della

società, notiamo delle imprecisioni.

Diodoro Siculo è stato in Egitto nel 59 a.C. e la sua opera, Biblioteca storica, rispetto a quella di

Erodoto, è di una noia mortale, tuttavia può essere utile come continuazione cronologica di Erodoto,

quindi per il V e IV sec. Erodoto ci racconta diversi aspetti che a lui, in quanto greco, sembrano

strani, mentre Diodoro appiattisce molto la narrazione, ma la sua opera è comunque importante

perché la sua storia universale è poi stata utilizzata in tutti i secoli successivi dai romani ai bizantini

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DETTAGLI
Esame: Egittologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Egittologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Piacentini Patrizia.

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