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Egittologia

Lezione n. 1 – 3 febbraio

Storia egiziana: cronologia in base a Toby Wilkinson (date certe dal VII sec. a.C.; la civiltà egiziana parte dal 3.100 a.C., quindi per un lungo periodo): suddivisa in XXXI dinastie, deriva da Manetone (storico greco che è vissuto all’inizio dell’epoca tolemaica nel III secolo a.C. in Egitto), che scrisse un’opera storica sull’Egitto Antico, avendo a disposizione fonti vicine a lui.

Purtroppo l’opera non è giunta a noi se non riportata in pezzi da altri autori successivi. Gli storici hanno mantenuto questa suddivisione eliminando l’ultima dinastia, che era una dominazione straniera: la dominazione persiana, prima dell’arrivo di Alessandro Magno (dinastia dalla 1 alla 30esima). Ogni dinastia è composta da un numero variabile di sovrani; una dinastia non coincide quasi mai con una famiglia/casa reale.

Il Basso Egitto è a nord, è il Delta, mentre l’Alto Egitto è la Valle: perché il fiume Nilo scorre da Sud verso Nord. Si alternarono fasi in cui il potere è solido a fasi in cui il potere centrale entra fortemente in crisi, tanto che possiamo avere diversi sovrani sul trono con diverse dinastie che controllano il Paese.

Dinastia zero raggruppa signori locali che controllano porzioni ristrette del territorio.

Prima fase dinastica o proto-dinastico

I dinastia e II dinastia (inizia nel 2950 e finisce nel 2650) -> Narmer unifica il Paese (famosissima è la “tavoletta di Narmer”, che abbatte un nemico con la mazza; secondo alcuni descrive un avvenimento storico reale, secondo altri la tavoletta evoca qualcosa accaduto in precedenza). Con Narmer il Sud conquista il Nord. Il figlio di Narmer: Aha, “il combattente”; l’Egitto è unificato.

Antico Regno

III dinastia e VI dinastia (termina nel 2175) -> con la terza dinastia iniziano ad essere costruite le prime piramidi; con le famose piramidi di Giza della IV dinastia si raggiunge l’apice. Con la fine della VI dinastia, che termina con Pepi II, che regnò per circa cent’anni salendo al trono da bambino a sei anni.

Primo periodo intermedio

Potere centrale in crisi dalla VII e parte dell’XI dinastia (2175 fino al 1940 circa a.C.).

Il Sud riconquista il Paese, viene ricreata un’unità, con re Amenemhat I della XII dinastia fino al 1970 a.C. La XII dinastia costituisce il Medio Regno fino al 1.660 a.C.

Secondo periodo intermedio

Dalla XIII alla XVII dinastia fino al 1540 a.C.

Nuovo Regno

Fase più nota al grande pubblico dell’egittologia, con la XVIII fino alla XX dinastia (fino al 1069).

Terzo periodo intermedio

Dalla XXI alla XXV dinastia (fino al 664): periodo “molto complicato”.

Epoca tarda

Con la XXVI fino alla XXX dinastia (fino al 333 a.C.).

L’Egitto verrà poi conquistato dai Persiani per un anno e poi entrerà nel dominio di Alessandro Magno.

Religione

Nella lingua egiziana non esiste un termine per “religione” o per “sacerdote”.

  • Netjez significa “dio”.
  • Neceru significa “dei”.

Gli dei in Egitto possono essere rappresentati come animali, come uomini oppure mescolando zoomorfismo e antropomorfismo (uomini a testa di animale); di rado la presenza di corpo animale e testa umana. Nei templi primitivi in Egitto erano collocate altissime bandiere, scelte come emblema per segnalare lo spazio sacro anche da lontano.

La facciata del tempio di Luxor o del tempio di Edfu: per pilone si intende la facciata del tempio (dimora della divinità, non è un luogo di preghiera, è la casa della divinità gestita da sacerdoti; le persone comuni non hanno accesso ai templi). Le facciate dei templi avevano enormi scanalature che ospitavano altissimi pali sormontati da bandiere.

Nei templi primitivi in Egitto costantemente davanti ai templi erano collocate bandiere. È plausibile che la bandiera sia stata scelta come emblema, oggetto o segno che indichi fisicamente lo spazio sacro; non è noto il motivo perché non è stato scritto il significato della bandiera. Ma è plausibile che la barriera, che si vedono da lontano i pali con bandiere, indicasse che in quel luogo si trovava uno spazio sacro di una determinata divinità.

La scrittura egiziana

La scrittura egiziana adotta un “sistema misto”:

  • Valore fonetico -> rappresentare dei suoni (gli Egiziani avevano una ventina di segni, ognuno dei quali indicava un suono), decidono di non seguire questo sistema.
  • Segni determinativi -> segni che fanno capire il significato della parola.

Esempio: la civetta è la “m”, la bocca la “r”; usano segni che raggruppano più fonemi tra loro per indicare una parola. Ci sono segni che significano quello che rappresentano, come il Sole significa Ra. I segni determinativi aiutano a capire il significato di quella parola.

Il falco è maschio; il cobra è femmina, legato alle uova (capacità di generare).

Dio Horo (dio-falco) può essere rappresentato come un uomo a testa di falco o come un falco.

Gli animali esprimono: ogni singolo animale è legato ad un unico genere (maschile o femminile): il falco è sempre legato alle persone maschili, cobra sempre femminile; l’ariete e il coccodrillo sempre maschile, l’ippopotamo e l’avvoltoio sempre femminile -> ogni animale esprime un genere, perché esprime determinate caratteristiche.

Un animale non è legato unicamente ad un unico dio ma può rappresentare più dei: costante nella religione egiziana, l’ariete può essere la manifestazione di più dei: dio Khnum, dio Amon, dio Herysheft.

Nomi delle divinità

Un altro aspetto è quello del nome delle divinità: le fonti egiziane ci informano che utilizzano gli uomini per identificare le diverse divinità; il vero nome del dio rimane sconosciuto, il nome è ideato dagli uomini, i nomi sono significativi perché ci dicono qualcosa sull’identità del dio.

Amon o Ammone (imn, nell’Egiziano si leggono solo le consonanti; per convenzione per leggere l’Egiziano antico si aggiunge una “e”): dio del Sud, significa “colui che è nascosto”; informazioni della divinità in base al nome: invisibile, legato al vento.

Dea Iside: geroglifico di un trono, vuol dire “seggio”, “luogo o trono”; culto significativo nella religione egiziana, basta pensare alla diffusione nel bacino del Mediterraneo, presente un tempio a Bologna. Iside è colei che genera Horo, il dio-falco che è sul trono, perché il sovrano si identifica con il faraone; per questo è rappresentata con un “trono”, essendo il sovrano una rappresentazione del dio falco.

Dea Sekmet: dea leonessa, vuol dire “la potente”, molto aggressiva e pericolosa; è colei che è ritenuta responsabile di malattie ed epidemie. Per questo motivo i sacerdoti di Sekmet sono importanti sacerdoti, classe di medici e dottori.

Ci sono nomi di divinità di cui non conosciamo il significato: dio-coccodrillo, potrebbe essere originariamente uno dei nomi poi utilizzato esclusivamente per indicare il dio che si manifesta in coccodrillo (Sebek o Sobek).

Gli stessi Egiziani non avevano idea di cosa rappresentasse realmente la Sfinge legata al leone; sono rare le sfingi a corpo animale e testa umana, raramente gli dei assumono un’immagine regale. I sovrani portano titoli che li legano al mondo animale, come leone, toro, come l’immagine di Re Scorpione, sovrano più noto della dinastia zero: dietro il gonnellino ha una coda di toro; toro è un animale forte, legato ad una forte spinta sessuale dell’animale.

Un altro esempio di “divinità” legato al mondo umano è il BA: uccello a testa umana, elemento spirituale dell’uomo (gli uomini hanno più elementi spirituali che hanno funzioni diverse e funzionano nell’aldilà in maniera diversa). Viene raffigurato nel sarcofago vicino al defunto Ba che esce od entra dal corpo, presente sui sarcofagi.

Alcuni dei prediligono manifestazione animale, alcuni prediligono rappresentazione umana, altri come uomini; gli dei non hanno un’unica manifestazione, si manifestano attraverso diverse immagini. Queste manifestazioni sono rappresentate dagli Egiziani kheperu (= manifestazione; keper legato allo scarabeo). Più un dio è potente, più il dio ha manifestazioni; più un dio è potente, più ha manifestazioni (luogo di manifestazioni); gli dei Egiziani non sono imprigionati in una manifestazione.

Il dio risiede in un luogo diverso in base alla propria manifestazione, alcuni legati alla terra altri al cielo, in base al luogo prediletto in cui risiedono nel tempio. Idea del tempio come dimora/casa: il dio risiede nel tempio attraverso una statua, che non è una semplice immagine che evoca una divinità; per gli Egiziani la statua del tempio era una manifestazione del dio; infatti il culto si svolge per quella statua.

Durante la XVIII dinastia il faraone Akhenaton, sovrano considerato il primo monoteista della storia, quando impone il culto del dio Aten, che non possa essere rappresentato attraverso statue, quindi il faraone con il culto unico intacca uno dei principi fondamentali della religione egiziana: la presenza del dio con la statua sulla Terra. La statua vive in una cella del tempio.

Ci sono alcuni culti che prevedono che la statua sia sostituita da un animale vero e proprio: ad esempio del Toro Apis; in questo caso l’animale vero e proprio sostituisce la statua, il culto non si svolge più in onore della statua chiusa nella cella del tempio, al posto della statua culti in base alla presenza fisica dell’animale, come il Toro Apis.

Veniva scelto un toro in base a caratteristiche particolari, diventava una delle manifestazioni della divinità e oggetto di culto finché viveva. Il toro, una volta morto, veniva seppellito con tutti gli onori e sepolto in una necropoli e poi sostituito da un nuovo toro.

Ci sono casi in cui abbiamo la presenza del culto sia della statua che dell’animale, come nel tempio di Edfu, dedicato al dio Horo, che ospitava la sua statua e viveva un falco, che era oggetto di culto (però il falco durava in carica un anno, poi soppresso, sepolto e scelto un altro).

La nascita del mondo

Uno dei temi più importanti della religione egiziana, cioè l’idea della nascita del mondo: il mondo dove è nato? Come è stato concepito? A quale scopo è nato?

L’Egitto è sempre stata una regione politeista, oltre alla parentesi di Akhenaton. Il Pantheon egiziano è particolarissimo: ci sono centinaia di divinità, alcune hanno importanza in base ad un settore limitato di rappresentanza, dell’esistenza, altre divinità che giocano un ruolo di primo piano. Dio Sole, dei importanti per la loro natura, altri dei importanti per la natura storica/politica come il dio Amon.

Essendo il Pantheon Egiziano molto articolato, ha fatto sì che vi fossero diverse dottrine che tentassero di spiegare la nascita del mondo, ogni dottrina che pone a capo un’unica divinità. Per gli Egiziani il mondo è stato concepito da un’unica divinità, un unico dio. Il mondo è concepito come frutto di un’unica divinità.

Indipendentemente da chi sia il demiurgo, quasi tutte le dottrine, la maggioranza, pongono all’inizio dell’esistenza un principio chiamato Nun (di cui non abbiamo notizia dagli Egiziani); questa scrittura Nun in geroglifico termina con il segno dell’acqua. Dal Nun sorge una “collina primordiale” sulla quale si colloca il demiurgo.

La dottrina principale è quella di Heliopolis (nome di origine greca che significa “città del Sole”), ma in antico egiziano aveva il nome Jwnw, città del Pilastro. Fu una città molto importante del Paese; numerosi sovrani fecero erigere edifici sacri in onore delle divinità locali, scomparsa sotto la moderna Il Cairo, di cui rimane solamente un obelisco in piedi della XII dinastia. Sappiamo che Heliopolis era sede del dio Ra, era il Sole che dava la vita (scritto in geroglifico con la bocca e braccia).

Dalla IV dinastia viene introdotto il titolo significativo dei discendenti come figlio del dio Sole, Sa-Ra, figlio di Ra, come discendenti diretti del dio Sole, essendo molto importante il culto di Ra. I faraoni avevano cinque nomi, e uno di questi titoli era il nome del dio Ra all’interno del cartiglio. Il dio Sole aveva nomi attribuiti tra cui: in prevalenza Ra, ma anche Atem/Item o Khepri (“scarabeo”).

La dottrina di Heliopoli colloca al centro il dio Sole con Atum. Atum “crea”, così dicono i “Testi delle Piramidi” (cioè il corpus dei testi religiosi più antico; sono un insieme di formule scritte nelle camere sepolcrali dalla fine della V e per tutta la VI dinastia, forse sono più antichi della V dinastia, e ci informano in base a cosa attendeva al re defunto appena morto).

Il sovrano poteva raggiungere le stelle, il sole o andare nel sottosuolo raggiungendo Osiri. I Testi delle Piramidi sono verosimilmente più antichi della V dinastia. Secondo i Testi delle Piramidi il mondo viene creato in due modi:

  • Lo sputo della divinità o lo starnuto.
  • Prodotto attraverso la masturbazione.

La creazione del mondo avveniva attraverso un atto fisico (sputo, saliva o sperma). Le due divinità erano: SHU (maschio): rappresenta l’aria, sulla cui testa si trova una piuma; TEFNET (terminando in “t” era una desinenza femminile): sembra indicare l’umidità.

Shu e Tefnet si uniscono e generano: GEB, la Terra, e NUT (“t” desinenza femminile), il cielo che partorisce e genera: OSIRI, ISI, NEFTIS, SETH, sono i cosiddetti “figli di Nut”. L’unione tra Osiri e Isi genera Horo. Inizia la moltitudine con la creazione di uomini, piante e animali.

Nelle dottrine cosmogoniche non hanno al centro l’uomo; ma l’uomo fa parte della creazione. L’enneade Heliopolitana è composta da 9 divinità.

Lezione n. 2 – 4 febbraio

Ci sono diverse dottrine che tentano di spiegare la nascita del mondo; gli Egiziani non hanno un testo unico e coerente che spiegasse l’origine del mondo come la Genesi. Infatti molte località presentano la propria versione, ma ci sono alcuni tratti in comune, come prima della nascita del mondo vi fosse il Nun (che non viene definito nei testi, era una massa inerte, immobile, senza limite, silenziosa), concepita come qualcosa di liquido/magmatico, perché la parola termina con la ripetizione del segno dell’acqua che è un determinativo per indicare qualcosa di liquido.

Una delle dottrine cosmogoniche più significative è quella di Heliopolis; il nome antico egiziano è Jwnw, è stato un centro importante dell’Egitto dal punto di vista religioso, politico ed economico.

Il demiurgo, il primo dio che viene all’esistenza secondo la dottrina Heliopolitana, il primo dio era il dio Sole: Ra o Atum, che crea attraverso un atto fisico: masturbazione o sputo-starnuto, si tratta di un liquido che esce dalla divinità.

I testi, soprattutto di carattere religioso, non esiste un testo unico che parli della creazione, ma esistono una serie di allusioni nel corso dei secoli in alcuni testi. Il corpus più antico sono i Testi delle Piramidi, così chiamati perché sono iscritti all’interno di alcune piramidi; le piramidi iniziano ad essere costruite nella III dinastia, appaiono i testi alla fine della V dinastia (sotto l’ultimo sovrano della V dinastia Unas 2350-2325) e per tutta la VI dinastia.

I Testi delle Piramidi fanno riferimento a credenze religiose molto più antiche, che risalgono anche all’origine della società e dello Stato egiziano, che hanno a che fare con il destino ultraterreno riservato unicamente al sovrano, che poteva ambire a raggiungere il Sole e le stelle. Poi con la “democratizzazione dell’aldilà” tutti potevano arrivare.

Nella formula N. 527 si fa riferimento alla creazione di Shu e Tefnet, sono la coppia di divinità (maschio e femmina) che vengono emessi dallo sputo/saliva o sperma di Atum. La formula 527 dei Testi delle Piramidi: “Atum è colui che venne all’esistenza all’inizio, che si masturbò in Heliopolis e che prese il suo pene nel suo pugno e che fece una dolce eiaculazione da esso e così vennero all’esistenza i gemelli Shu e Tefnet”.

In anni più antichi aveva creato un po’ di imbarazzo agli egittologi, ma questo testo pone al centro il tema sessuale, della masturbazione. Il demiurgo dà origine a tutto quello che esiste attraverso la masturbazione; la creazione è un atto casuale o volontario? Il dio che si masturba è per il suo piacere come atto causale e nasce così il mondo come conseguenza accidentale o il dio si masturba affinché venga creato il mondo. Questi due quesiti non erano sfuggiti agli antichi egiziani.

Nella formula N. 600 del Testo delle Piramidi, che ha funzione di preghiera (le formule dei Testi delle Piramidi hanno diversa natura: testi descrittivi, ascensione, preghiera, inni): “Oh Atum o Khepri (che deriva dallo scarabeo) tu sei divenuto alto sulla collina, tu ti sei innalzato come la pietra Ben-Ben nella casa della fenice in Heliopolis. Tu hai sputato Shu, tu hai starnutito Tefnet e poni le braccia attorno a loro come le braccia del Ka”.

Non si sa cosa sia la pietra Ben-Ben, che era probabilmente una pietra oggetto di culto.

  • Sputare in antico egiziano si dice: Ishesh.
  • Starnutire in antico egiziano si dice: Tefen.

A differenza della formula N. 527 che parla della masturbazione, nella formula N. 600 dice che, a differenza della masturbazione, sputa e starnutisce. È un gioco di parole tra l’atto della creazione (tecnica della creazione) e il prodotto della creazione Shu e Tefnet; questi testi erano rituali, venivano letti e recitati, questo amore dell’iterazione, che si ripetevano suoni simili; oppure hanno vol

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/02 Egittologia e civiltà copta

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher briciola_90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Egittologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Zecchi Marco.
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