Produzione vascolare
Nel settore di contenitori e recipienti, il vasellame costituisce una delle categorie più comuni: bicchieri, tazze, ciotole per bere, piatti, scodelle per mangiare, anfore e giare per conservare e trasportare, ampolle e vasetti per unguenti. Prima che le varie forme fossero ricavate da vari materiali, l’uomo dovette utilizzare contenitori esistenti in natura, come uova di struzzo, pelle, gusci di tartaruga e conchiglie. La manipolazione delle terre per lavorare il vasellame (ceramica) comincia in età neolitica, quando si diffondono nuovi modi di tagliare e lavorare gli attrezzi, si introducono forme di coltura cerealicola e selezione della fauna per l’allevamento, ecc. È possibile che tra le più antiche produzioni ci fossero lavori in vimini rivestiti di argilla per rendere più solide e impermeabili le pareti.
Gli impasti, le tecniche e le forme sono diversificati in relazione agli impieghi. Il materiale si presenta in alcuni casi mescolato a paglia e modellato a mano. Nelle produzioni di uso corrente non si praticano ulteriori interventi prima della cottura, mentre per vasellame di maggior pregio si leviga la superficie. Le tipologie vascolari vanno dai modelli a imboccatura larga (forma aperta) o stretta (chiusa), con basi di appoggio piane (piatti e tazze) o concave (scodelle e ciotole), per cui erano riservati basi circolari o a piede. Alcuni recipienti presentano anche forme da presa.
Tecniche decorative e tradizioni locali
Le tecniche decorative più comuni sono l’incisione di linee e punti in varie composizioni con punte e strumenti con dentatura a pettine. Tradizioni locali precise nei centri del Delta e zone del Faijum, e nell’Alto Egitto. Variazioni evidenti soprattutto nelle decorazioni, monocrome nei siti settentrionali, bicromi (rosso e nero, bianco su nero) nelle aree meridionali (Tasa e Badari). Nelle produzioni di Tasa i punti e le linee incisi sono riempiti di pasta bianca e il fondo nero è lisciato. Queste produzioni provengono quasi solo da corredi funebri, così come a Badari, dove in corrispondenza dell’orlo e per una fascia estesa figura una banda nera che si distacca cromaticamente dal resto del corpo bruno o rosso.
Tra la fine del VI/V millennio all’uso delle terre si affiancò quello della pietra, osso e avorio. La pietra era reperibile nella zona desertica degli altipiani e rilievi rocciosi. L’avorio è ricavato dalle zanne degli elefanti o dentatura degli ippopotami. Incisioni e pitture rupestri ne ricordano la caccia. Le forme vascolari sono ottenute attraverso operazioni di escavazione con trapano e scultura con scalpello e hanno forma geometrica a fondo piatto o convesso.
Sviluppo della produzione vascolare
Nel IV millennio la produzione vascolare ha grande sviluppo connesso al miglioramento della qualità e del tenore di vita delle comunità. Tra le ceramiche dell’area meridionale ha diffusione il tipo a bocca nera. La superficie è rosso lucida fino alla zona della bocca. La cromia rossa è ottenuta rivestendo la parete del recipiente con argilla molto fluida (ingobbio) mescolata a acqua e ocra rossa. Il nero deriva da un trattamento successivo alla cottura del vaso. La carbonizzazione della parete coperta produce l’annerimento della pasta. In alcuni casi il vaso è ricoperto completamente, quindi si presenta nero su tutto il corpo.
Di grande vivacità narrativa sono le raffigurazioni di caccia all’ippopotamo, o degli ambienti nilotici con coccodrilli, tartarughe e pesci, o della fauna di aree limitrofe come antipoli, capridi e scorpioni. Anche danzatori o attività di tessitura. Le ceramiche descritte sono dette naqadiane. Nuove tipologie sostituiscono quelle descritte con preferenza per recipienti in argilla chiara di colore rosato biancastro con pitture violacee. Si usa per distinguerle il nome Naqada II o gerzeano (Gerzea). Il materiale è argilla fine, i motivi in violaceo sono geometrici, figurati e naturalistici. Interessanti sono i repertori con imbarcazioni, in cui si riconosce lo sviluppo del traffico fluviale, poiché commerci e scambi per via fluviale consentivano rapidi approvvigionamenti e creavano una fitta e costante rete di comunicazioni tra centri.
Alla fine del IV millennio (4200-3000) la produzione ceramica si limita a forniture di tipo monocromo, mentre acquista sviluppo il repertorio litico, con olle ad anse tubolari forate e recipienti a forma umana e animale in pietra e ceramica. I tipi di pietra usati erano diorite, granito, calcari, marmi, calciti. Un riflesso di queste trasformazioni emerge anche dalla domanda che la produzione cerca di soddisfare, poiché si ricercavano beni di lusso e il recipiente in pietra poteva essere considerato tale perché meno soggetto a rotture. Produzioni vascolari in altri materiali attestano l’esistenza di manualità artigiane specializzate nella lavorazione di metallo e pasta vitrea (composto di sabbia quarzifera e pigmenti verdi, turchesi o azzurri, fuso a alta temperatura e usato per rivestire oggetti. I prodotti ottenuti sono chiamati faiences).
Agli inizi del III millennio la produzione vascolare ceramica favorisce esclusivamente stoviglierie da cucina. I contenitori per alimenti destinati ai defunti erano fatti con argille nilotiche o terre con inclusioni calcaree. Le forme sono grosse giare e olle a fondo piatto. Il recipiente in pietra diventa simbolo di gusto e raffinatezza e il possesso di un suo vasto campionario diventa segno di prestigio e potere. Le forme comprendono recipienti tubolari, bassi contenitori cilindrici, anforette, coppe e piatti. L’uso di corde attorno al corpo è ricordato da motivi cordiformi a rilievo a poca distanza dall’orlo e sempre a rilievo erano le marche di proprietà, con nomi di re e loro immagini nell’atto di sconfiggere i nemici del paese.
Innovazioni nel III millennio
Importanti innovazioni dalla metà del III millennio, come l’uso del tornio, piatto girevole su perno. Scompaiono gli alti recipienti tubolari e per conservazione di prodotti sono destinate forme terminanti a punta e a pareti espanse. Caratteristiche sono le forme per la cottura di pani. Per la frutta e il vino si usano coppette a base piatta e pareti svasate chiamate iab e aab. Caratteristiche del repertorio vascolare di uso domestico sono bacili e brocche per il lavaggio delle mani. Con la brocca si versava l’acqua nel catino e un impasto di sabbia e grasso o una pietra abrasiva servivano a detergere dallo sporco con l’aggiunta di natron (sodio naturale).
Recipienti in pietra con forme grandi per conservare e trasportare sostanze oleose e grasse, e i vasetti piccoli sono riservati a servizi quotidiani di toeletta o medicine. Per il vasellame in bronzo sono caratteristici gli acquamanili ma figurano anche ciotole, piatti e tazze.
Produzione dal II millennio
Dal II millennio, nel settore delle ceramiche ai servizi da mensa di piatti e coppe con ingobbio rosso, si affiancano ciotole, tazze e caraffe prive della copertura in ocra rossa disciolta in argilla fluida. Le forme spesso sono composite o hanno orlo e collo modanato. Alla lisciatura si sostituisce la rifinitura a stecca e l’argilla ottenuta è quella ottenuta per decantazione del fango nilotico o la varietà di tipo calcareo chiamata di Qena dal nome della località in cui si trovavano le qualità migliori.
Di interesse è anche una produzione localizzata a nord dell’area di Tell el-Jahudija, sottoposta al governo Hyksos, le cui forme tipiche sono anfore e caraffe a base convessa o piatta, alto collo e singola ansa. Su tutto il vaso sono dipinte bande e linee in rosso e nero o incise serie di puntinature in varia composizione. L’industria vascolare in pietra non presenta innovazioni, forme e materiali continuano a essere quelli tipici mentre nella produzione in metallo nuove tipologie affiancano e sostituiscono quelle precedenti. Caratteristico è il caso dell’acquamanile con catino di forma tradizionale (base larga e pareti svasate).
Dalla metà alla fine del II millennio avvengono importanti innovazioni. Il settore delle ceramiche amplia il campionario tipologico delle sue forme dando massimo sviluppo alla varietà dei recipienti per la conservazione e riserva dei prodotti. Diviene usuale l’attacco di anse alla parete del vaso, in genere due. Caratteristico è anche il repertorio decorativo, che in casi si limita a motivi lineari in rosso violaceo e nero su fondo rossastro o rosato del vaso. I colori usati sono vari e i temi ritraggono flora e fauna locale, e ornamenti dell’epoca. È possibile che le raffigurazioni riproducano intrecci floreali posti a decorazione del vaso in occasione di feste e banchetti. In alcuni casi può essere ornato da uomini o animali. Alcuni contenitori hanno collo e corpo modellati a immagine di Hathor e del dio Bes, speciali forniture con connessione tra contenuto (acqua e latte) e decorazione (divinità protettrici delle nascite e allattamento). Un incremento di forniture caratterizza il vasellame in pietra, campionario in serie destinato ai ceti sociali che condividono col sovrano il governo del paese.
Di interesse è un piccolo recipiente sostenuto da figurine di domestiche o inservienti incaricati di recarlo al loro signore e alla sua sposa. Il materiale è calcite o alabastro egiziano e le dimensioni variano a seconda della destinazione del recipiente. Simboli e emblemi della statalità egiziana si riaffermano nel vasellame in pietra di esclusiva proprietà regia: calici e coppe da mensa, vasetti per unguenti. In alcuni casi la forma è completata da accessori di grande effetto e attinenti alla figura del re e alla sua funzione di signore dell’Egitto, come un vaso decorato con fiori di loto e papiro legati insieme a indicare l’unione delle due Terre.
Produzione di vetro e metalli
Il metallo più usato è il bronzo, in casi particolari anche oro e argento erano usati. Ampio sviluppo hanno i recipienti in faience, come raffinati e delicati oggetti di corredo. Ciotole, coppe e vasetti. Ben presto accanto alle produzioni in faience si sviluppa un nuovo e importante settore, con oggetti completamente in vetro. L’aspetto è opaco perché non si riesce a valorizzare la proprietà del materiale di espandersi mediante soffiatura e il colore è generalmente azzurro con tonalità più o meno intensa.
Queste produzioni sono ottenute con una tecnica che prevede più fasi di lavorazione: la preparazione di una forma di sabbia o terra attorno a un bastoncello di manovra e con rivestimento in tela e successivamente l’immersione in crogiolo contenente la pasta vetrosa. Prima che la pasta si solidifichi si effettuava la regolarizzazione della sagoma ottenuta rotolando il manufatto su una lastra di pietra o metallo, e solidificatasi la pasta vetrosa, era estratto il nucleo e si otteneva il recipiente, gran parte usati per unguenti e profumi, ma anche calici e bicchieri, alcuni con cartiglio reale. Anche se la maggior parte proviene da contesti funerari, sono state scoperte anche in aree di abitati, che informano su alcune dotazioni alimentari della corte e sulla presenza di officine e botteghe di palazzo. Ritrovamento a Tell el Amarna di un quartiere di abitazioni riservate a stranieri che esercitavano qui il loro mestiere, ad esempio il mercante nella cui dimora furono scoperti frammenti di vasi micenei.
Produzione vascolare del I millennio
La produzione vascolare del I millennio e dei secoli fino alla conquista araba (640 d.C.). Nella lavorazione delle ceramiche si distinguono forniture di grossi recipienti da magazzino e trasporto e servizi da mensa. Sono caratteristiche le anfore senza anse. Interessante è il settore della stoviglieria da mensa con produzioni locali e monocrome che affiancano produzioni particolari con immagine del dio Bes.
Compaiono anche importazioni greche, come ceramiche della classe a figure nere o del repertorio orientalizzante con produzioni di Rodi, Samo e Lesbo. Su alcuni calici compaiono raffigurazioni mitiche come l’uccisione dei figli d’Egitto a opera delle Danaidi. Un esempio di ceramiche locali su influenza greca sono le produzioni di Hadra, a ovest di Alessandria (III secolo), la forma caratteristica è dell’hydria, vaso per attingere acqua, in genere in argilla di colore chiaro o con ingobbio bianco e sovraddipinto a tempera con repertori geometrici e naturalistici, e di armi, capi per il vestiario e trucchi.
Cambiamenti avvengono in forniture vascolari in pietra e pasta vetrosa, imitando le forme dei contenitori che i commerci Fenici e Greci diffondono in tutto il Mediterraneo. Il tagliare e polire diventano operazioni fondamentali nella fabbricazione di recipienti in vetro, e permettono di produrre contenitori di maggiori dimensioni e diverse forme aperte e chiuse. Si ottenevano per colata della pasta in appositi contenitori. Alla fine del I secolo si introduce la tecnica della soffiatura e le forme comprendono tazze, piatti, coppe e anfore. Era comune aggiungere a un recipiente già formato gocce e applicazioni a serpentina lasciati a rilievo. In alcuni casi il contenitore è decorato a intaglio.
Notevole diffusione hanno i recipienti in faience, la cui produzione si adattava a un mercato che aveva bisogno di prodotti in serie ma apprezzati per le caratteristiche della forma e della decorazione. Nel settore in metallo continua la produzione di brocche e recipienti cerimoniali. Innovazione in epoca romana (I-II secolo d.C.) poiché si diffonde l’uso della fusione del recipiente in forme apposite con la possibilità di lavorazione in serie di recipienti.
Stuoie e cesti
La maggior parte delle tecniche di intrecciatura, in uso fin dal neolitico, si inquadrano in 4 tipi principali: a spirale, avvolgimento, stuoia e pieghettatura.
Con l’intrecciatura a spirale furono prodotti quasi tutti i cesti e anche stuoie o sandali. Prevede che attorno all’anima costituita da un fascio di fibre e che si sviluppa a spirale partendo da una base a croce o rosone, corra un nastro di avvolgimento. Quando l’ordito di canne o papiro si presenta tenero vengono prodotte borse per sementi, quando è grossolano si avranno recipienti per uso domestico come casse o cassepanche.
Con la tecnica a stuoia strisce di canne, papiro o erba alfa si intrecciano tra loro in un modello a scacchiera o a rete per la pesca. Si ottengono stuoie robuste utili al trasporto di merci o rivestimento di mobili. Ci si possono anche avvolgere i morti. In età naqadiana c’è ancora l’abitudine di seppellire i morti avvolgendoli in stuoie all’interno delle quali si trovano anche oggetti del corredo funerario. A Gebelein si è trovata una necropoli in cui il cadavere era rannicchiato, avvolto in una stuoia con oggetti del corredo. Ritrovamento della stuoia da viaggio all’interno della sepoltura di Kha, finissimo lavoro d’intreccio che prevede anche l’utilizzo di due sacche, a formare il corredo di vestiario per la notte. Srotolata di notte per diventare una sorta di giaciglio in luogo del letto, la stuoia poteva essere riavvolta al mattino accompagnando la persona nelle sue peregrinazioni. La stuoia poteva servire anche come decorazione, e come porta scorrevole, o come tenda per fare un separé.
Nella lavorazione di cesti gli egizi usarono prima erba e lino, a cui si aggiunse in età predinastica la palma, che diventerà la più usata.
L’intrecciatura a avvolgimento sarà usata per panieri e borse. Tra i più antichi esemplari di panieri o cesti, trovati nel Faijum o a Badari, sono quelli utilizzati come bare, soprattutto per bambini e giovani, poiché l’abitudine di racchiudere i cadaveri di bambini in vasi, panieri o cesti è sempre stata diffusa in Egitto.
Oltre alla presenza di cesti, piatti e scodelle, c’erano anche sacchetti o modelli di sacchetti di corda, ancora provvisti di manici. Dovevano servire a contenere sementi che avrebbero poi consentito la raccolta del grano. Questi sacchetti erano raffigurati sulle pareti sepolcrali della necropoli di Deir el Medina, soprattutto in quelle della tomba di Sennedem, funzionario dell’epoca di Sethi I. Qui la moglie del defunto è ritratta, nel contesto del rituale funerario che vuol...
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