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Egittologia: Appunti relativi al III modulo

Appunti di egittologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Piacentini dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze dei beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Egittologia docente Prof. P. Piacentini

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dei colori specifici; ad esempio nei testi delle piramidi i geroglifici erano in verde dal momento che

si trattava del colore della rigenerazione).

Alcune scene mostrano i soldati di Hatshepsut; in un'altra vediamo Hathor sotto forma di vacca che

lecca la mano della regina, figura che mostra il legame tra i due personaggi.

Dall’altra parte troviamo la cappella di Anubi che presenta una sala ipostila e degli ambienti scavate

nella roccia (una caratteristica tipica dei templi di questo periodo è il soffitto stellato). Dal centro

del portico intermedio parte la rampa che conduce alla terrazza superiore; il tempio è stato

interamente restaurato dagli archeologi polacchi, ma per la terrazza superiore non c'è stato bisogno

di interventi massicci, quindi si tratta forse della parte più bella e originale del tempio.

Intorno alla terrazza superiore vediamo la corte colonnata e poi l'ingresso al santuario principale che

è scavato nella roccia.

Vediamo un'immagine della bella festa della valle durante la quale Amon era portato in processione

sulla barca sacra e questa era la principale ricorrenza del calendario liturgico egiziano.

Vi sono delle caratteristiche che accomunano i monumenti della regina:

• l’enfasi che viene data al recupero della tradizione, infatti Hatshepsut si proclama come

colei che ha recuperato la tradizione, infatti restaura gli edifici rovinati come il tempio di

Hathor a Menhir oppure ella ricostruisce il cuore, il nucleo del tempio di Karnak;

• Hatshepsut agisce soprattutto a Karnak (o a Tebe), quindi sulla riva occidentale, che era la

sede dinastica ed ideologica della XVIII dinastia;

• la volontà di stupire e di compiere azioni uniche che avrebbero lasciato un segno nelle

generazioni future; infatti il tempio di Deir el-Bahri, pur ispirandosi al tempio di

Montuhotep, ha delle caratteristiche del tutto nuove e originali rispetto ai templi tradizionali.

Un aspetto importante è quello della damnatio memoriae di Hatshepsut: dal periodo di coreggenza

di Hatshepsut nei confronti di Thutmosi III, non emerge alcuna rivalità tra i due, quindi ci si è

chiesti quali sono le ragioni che hanno condotto alla damnatio memoriae, termine che per molti

studiosi è improprio. Per molto tempo si è pensato che, quando finalmente Thutmosi III salì al

trono, alla morte di Hatshepsut, egli abbia voluto vendicarsi della matrigna, cancellandone la

memoria e quindi cancellando il nome e l'immagine della regina.

In realtà, alla luce degli studi più recenti, ci si è resi conto che questa cancellazione della memoria

avviene a partire dall'anno 42 di Thutmosi III, quindi più di vent'anni dopo la morte della regina; ma

quindi se Thutmosi III voleva cancellare la memoria della regina, perché aspettare vent'anni? In più

l'immagine di Hatshepsut come regina (e quindi come moglie di Thutmosi II) non è mai stata

toccata; inoltre non c'è la prova che la sua tomba sia stata profanata. Ci si è resi conto inoltre che è

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vero che spesso i suoi cartigli sono stati sostituiti, ma Thutmosi III non solo ha sostituito i cartigli di

Hatshepsut, ma anche quelli di Thutmosi I e II.

Quindi è stata avanzata un'ipotesi, che forse è quella più seguita, secondo cui Thutmosi III avrebbe

voluto riscrivere la storia recente della dinastia soprattutto per legittimare l'ascesa al trono del figlio

Amenhotep II che era figlio di Thutmosi III e Hatshepsut II Merira; in effetti Hatshepsut era la

discendente diretta dei thutmosidi, mentre Thutmosi III era il figlio di una moglie secondaria; per

questo si è supposto che la sua azione sia stata fatta alla fine del regno per riscrivere la storia

recente della dinastia e per mettere in luce lui e il suo figlio diretto. Questo giustificherebbe la sua

azione tardiva e l'esaltazione del figlio che negli ultimi anni di Thutmosi III diventa suo

correggente.

Circa le tombe dei funzionari di questo periodo, dobbiamo dire che molti funzionari che hanno

operato sotto Hatshepsut continuarono ad operare anche sotto Thutmosi III; quindi si assiste ad una

continuità amministrativa evidente che mostra che non ci fu una vera e propria damnatio memoriae.

Le principali tombe di questo periodo sono:

• Djeuti TT 11 (Tebe);

• Hapuseneb (grande funzionario) TT 67 (Tebe)- 15 (Gebel Silsila);

• Amenhotep TT 73 (Tebe);

• Ineni (grande architetto) TT 81 (Tebe);

• Djeuti TT 110 (Tebe);

• Anonimo TT 125 (Tebe);

• Duanineheh TT 155 (Tebe);

• Antef TT

• Nebamun TT 179 (Tebe);

• Ahmosi TT 224 (Tebe);

• Senimosi TT 252 (Tebe)

• Amenmosi TT 318 (Tebe);

• Senenmut TT 71- 353 (Tebe)- 16 (Gebel Silsila);

• Maiherperi KV 36.

La maggior parte delle tombe risale al Nuovo Regno e si trovano nella zona tebana; i siti preferiti

sono quelli di Gourna e Dra abu el Naga; dobbiamo dire che molte tombe di Gourna nell'ultimo

secolo sono state abitate e sono divenute delle case per i locali; questo ha portato alla distruzione

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delle scene sulle pareti e molte tombe hanno subito danni irreparabili. Qualche anno fa è stato

iniziato lo smantellamento di queste case di fortuna e sono state create delle case per queste

persone; tuttavia questo sta provocando a Gourna dei problemi enormi.

Queste tombe hanno tutte circa la stessa struttura: presentano

un'area pubblica, cioè un cortile, una sala trasversale da cui si

accedeva, tramite un ingresso scavato nella roccia, a un

corridoio e infine alla cappella di culto; si tratta di una struttura

definita a T rovesciata.

Nella sala trasversale si riunivano i familiari per le cerimonie

per il defunto; il corridoio era una sorta di passaggio tra la vita

terrena e quella ultraterrena e infine vi era la cappella; il corpo

era deposto in un sarcofago all’interno di un ipogeo scavato

sotto la cappella; alcune tombe hanno nella sala trasversale dei

pilastri. Le tombe sono tutte decorate a rilievo o a pittura e la

scelta dell'una dell'altra non è ascrivibile a un periodo

particolare, ma dipende dal luogo, quindi dal tipo di pietra

destinata ad accogliere la decorazione.

In certi casi, se la roccia era dura, si preferiva la pittura e la roccia era ricoperta di muna, una sorta

di impasto di argilla e paglia che doveva rendere uniforme la superficie; quando era possibile il

rilievo, si poteva ricorrere a due tipi di rilievo, l'incisione a incavo e quella a rilievo.

Ma che cosa era rappresentato? le scene sono varie e sono state molto studiate, ma manca uno

studio di insieme di queste immagini; la scena più comune è quella che raffigura il proprietario

davanti alla tavola di offerte, spesso accompagnato dalla moglie e dai portatori di offerte che sono

di solito i figli, invece nelle tombe più antiche erano i dipendenti del proprietario della tomba; nel

Nuovo Regno la scena si trasforma e diventa una scena di banchetto, accompagnato da danzatrici e

musicisti.

Altre immagini raffigurano la vita rurale e tutte le varie attività nei campi come la raccolta del grano

e la sua misurazione, la preparazione del pane e della birra, scene con animali al pascolo, scene di

caccia e di pesca; altre scene raffigurano particolari funzionari al lavoro, come gli scribi, i

fabbricanti di vasi; vi sono poi scene di mercato e scene con riti funebri (come l’imbalsamazione), il

pellegrinaggio ad Abido, il rito dell'apertura della bocca che permetteva al defunto di continuare a

vivere nell'aldilà; vi erano poi scene con eventi importanti della vita del defunto, come le campagne

militari, le spedizioni commerciali, il trasporto di monumenti per il sovrano.

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In molti casi queste scene sono connesse con il ruolo ricoperto dal funzionario in vita, tuttavia non

bisogna prendere troppo alla lettera certe scene: è vero che la ricorrenza delle scene mostra una

derivazione di esse dalla vita quotidiana, però molte di esse hanno anche un significato simbolico:

ossia si mostra la complessità del mondo e l'importanza del defunto, membro dell’elite, rispetto al

resto della popolazione contadina incolta; quindi queste scene rappresentano il mondo dell’elite e

molti studiosi si sono distinti nell'interpretazione e nella lettura di queste scene, tra cui L. Tefnin e

Renè Van Walsen.

I siti principali dei funzionari di Hatshepsut sono quindi Gourna, Dra abu el Naga e Khokha; le

varie tombe, quella di Djeuti, la n. 11 é importante; i titoli principali di questo funzionario sono

“sovrintendente al tesoro” e “sovrintendente ai lavori”; nella tomba troviamo, nella sala trasversale,

scene con offerte, il banchetto con i musicisti, scene di pesca e uccellagione, non se ne relative al

mondo agricolo; nel corridoio vediamo il pellegrinaggio ad Abido, la caccia rituale e i riti funebri.

Anche la TT 67, tomba di Hapuseneb è importante; il suo titolo principale è quello di “primo

profeta di Amon”, quindi si tratta di un personaggio noto, di cui abbiamo molte statue; nella sala

trasversale vediamo scene ambientate a Punt; nel corridoio vi sono raffigurazioni del defunto

impegnato in varie attività e nella cappella vediamo raffigurazioni di offerte.

Nella TT 71, la tomba di Senenmut, nella sala trasversale vediamo scene di offerte, tributi da parte

di popolazioni egee e processioni di soldati; nel corridoio vediamo scene tradizionali di offerte, il

banchetto, il pellegrinaggio ad Abido e riti funebri; nella cappella vi sono scene di offerte.

La TT 81 è la tomba di Ineni che aveva il titolo di “sovrintendente ai due granai di Amon”; nella

sala trasversale troviamo la rappresentazione del defunto, dei beni appartenenti ad Amon e la scena

del tributo da parte di stranieri (questa scena si trova sono nelle tombe dei funzionari più

importanti); poi vediamo scene di pesca, di uccellagione e di caccia rituale e di offerte; nel corridoio

vediamo riti funebri, presentazione di offerte e pellegrinaggio ad Abido; nella cappella vediamo il

banchetto.

Nella TT 125 di Duaui Neheh che aveva il titolo di “primo araldo del re” e di “sovrintendente al

dominio di Amon”, nella sala trasversale, oltre alle scene tradizionali, vediamo la raffigurazione del

controllo dei lavori nel tempio.

Vi sono dei rapporti stretti tra i titoli del funzionario e le scene rappresentate nella tomba; la scena

del tributo straniero è presente nelle tombe TT 71, 81, 119 e 155; tale scena, nella sua forma più

completa, comporta i portatori di tributi nubiani, asiatici ed egei che offrono doni per il sovrano e il

defunto controlla e dirige tali operazioni. Questa scena è presente nelle tombe di funzionari che

ricoprirono incarichi legati alla registrazione dei tributi o che avevano incarichi diplomatici.

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La rappresentazione dello straniero non va presa alla lettera, perché nella concezione egizia esso era

considerato come il simbolo delle forze del caos, esterne all'Egitto; quindi la rappresentazione degli

stranieri che portano i tributi simboleggia la autorità politica ed economica dell'Egitto ma anche la

sconfitta, da parte degli egiziani, del caos.

Questi stranieri sono raffigurati in modo riconoscibile, con delle caratteristiche che individuano i

gruppi etnici, ovvero il colore della pelle, il modo di vestire e i tratti fisionomici.

I siriani (e gli asiatici in generale) hanno la pelle gialla, la barba, lunghi capelli legati o rasati e

indossano un'ampia tunica a fasce colorate; i nubiani hanno la pelle scura, i capelli corti e ricci, i

tratti negroidi e indossano pelli di animali o il gonnellino egiziano (lo shendyt), dal momento che, a

partire dal Medio Regno, la Nubia è una colonia egizia.

Gli egei sono rappresentati con la pelle marrone/rossa, senza barba, i capelli lunghi o corti e

indossano un gonnellino sorretto da una fascia a vita alta.

Ci sono inoltre molte caratteristiche relative ai loro usi: nella TT 81 vediamo che le siriane

trasportavano i loro figli in ceste coricate sulla schiena e questo è curioso, dal momento che questo

è il modo tipico delle donne nubiane per trasportare i figli. I siriani offrono metalli, armi, carri e

degli animali, in particolare i cavalli; i nubiani portano degli animali, in particolare le pelli di

animali e l’oro; gli egei offrono coppe di metallo, giare, brocche e anfore e vasi decorati con

elementi zoomorfi e spade.

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La prima pianta della Valle dei Re venne realizzata da Pococke nel XVII (1738) secolo e Pococke

scrive che le tombe di cui vi era traccia erano 18, ma aggiunge che 9 erano accessibili e 5 ostruite.

Qui vediamo la raffigurazione degli arpisti realizzata da Bruce nel 1769 nella tomba di ramesse III.

Una pianta più dettagliata venne fatta dai savant di Napoleone nella “Description de l’Egypte” dove

troviamo, appunto, una pianta e numerose scene, quindi questo significa che già nel 600/700 alcune

tombe erano visibili; i savant di Napoleone scavano anche alcune tombe, ma per la scoperta di altre

tombe bisognerà aspettare Belzoni che nel 1817 scopre diverse tombe tra cui quella di Sethi I.

A Wilkinson (1827-28) dobbiamo la numerazione delle tombe della Valle dei re note fino alla sua

epoca, quindi egli numera le tombe dalla 1 alla 25 e la numerazione che seguiamo ancora oggi è

quella impostata da Wilkinson (sigla KV seguita dal numero della tomba); alcune tombe non si

trovano nella Valle dei Re, ma nella Valle dell’Ovest, ramo collaterale della Valle, dove si trovano

ad esempio le tombe di Amenhotep III e quella di Ay.

Altre tombe vengono numerate nel 1899 da Loret che numera le tombe dalla 26 alla 41 e alcune che

numera sono già scavate, altre invece le scava personalmente: le tombe dalla 26 alla 29 sono state

numerate da Loret, ma scavate da Mariette (e questo è importante perché prima non si era certi che

Mariette avesse scavato nella Valle dei Re, ora invece si è certi che vi ha scavato), Belzoni scavò le

tombe 30 e 31, mentre della 32 non sappiamo chi fu lo scopritore; essa recentemente è stata

attribuita a Tiaa, moglie di Amenhotep III e madre di Thutmosi IV, grazie al ritrovamento della

cista canopica con il nome della regina.

Loret scavò le tombe dalla 33 alla 38, la 39 venne scavata da Butros Andraos, un copto

appassionato di egittologia, le tombe 40 e 41 sono di scopritore sconosciuto; l’ultima tomba che era

stata scoperta nel 1922 era la tomba di Thutankhamon scoperta da Carter, ma recentemente è stata

scoperta un'altra tomba, la KV 63, di fronte alla KV 62, sulla cui destinazione si sta ancora

discutendo (è probabile che ci siano ancora altre tombe da scoprire nella Valle).

La KV 33 è di proprietario sconosciuto, la KV 34 è la tomba di Thutmosi III, la KV 35 è la tomba

di Amenhotep II, la KV 36 è la tomba di Maiherperi, la KV 37 all’inizio Loret pensava che fosse la

tomba di Thutmosi IV, ma pochi anno dopo Carter scoprì la vera tomba di Thutmosi IV, la KV 43 e

oggi la KV 37 è di proprietario sconosciuto. Infine la KV 38 è la tomba in cui sono stati trovati il

sarcofago e la cista a nome di Thutmosi I, ma dell’epoca di Thutmosi III.

I sovrani della XVII dinastia vennero sepolti a Dra abu el- Naga, una necropoli nei pressi della

valle; dalla XVIII dinastia la maggior parte dei sovrani sono stati seppelliti nella Valle, dove sono

stati sepolti anche principi e personaggi importanti (e anche degli animali); esistono due cachette di

mummie, una è la tomba 320 di Deir el- Bahri, mentre la seconda cachette è la KV 35, la tomba di

Amenhotep II.

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Nella Valle non sempre è facile attribuire le tombe con certezza, quindi vi sono difficoltà di

attribuzione sicura e il primo caso è la tomba di Amenhotep I: la localizzazione della tomba di

Amenhotep I è nota dalla fine dell’800 grazie alla pubblicazione del papiro Abbot (che si trova al

British) che risale al 1100 aC e che narra di una ispezione risalente all’epoca di Ramesse IX, svolta

all’interno della necropoli tebana, dopo la notizia di alcuni furti nelle tombe reali. Il papiro Abbot è

importante dal punto di vista archeologico perché fa l’elenco preciso delle tombe che vengono prese

in considerazione durante le indagini, tra cui c’è quella di Amenhotep I e una serie di tombe di

sovrani della XVII dinastia (l’unico caso è quello della tomba di Montuhotep II).

Uno dei grandi misteri dietro l’identificazione della tomba è anche stabilire la sua presenza nella

Valle dei Re, infatti se la tomba di Amenhotep I fosse effettivamente nella Valle, sarebbe stata la

prima, se invece Amenhotep I non si era fatto seppellire nella Valle, ma altrove, allora sarebbe stato

Thutmosi I, il primo a farsi seppellire nella Valle.

In alcune righe del papiro Abbot compaiono una serie di termini che non trovano una facile

traduzione, quindi il testo è stato adattato:

“L’orizzonte di eternità (modo per riferirsi alla tomba) del re Djeserkara (IV nome di Amenhotep

I), v. f. s., il figlio di Ra, Amenhotep, v. f. s., che misura 120 cubiti al di sotto del suo ahay (nome

legato a aa, cioè qualcosa che si eleva, quindi forse stele o superstruttura) chiamato p3ay k3 (forse

l’Alto?), a nord della casa (cioè il tempio) di Amenhotep, v. f. s., del giardino…”

Quindi abbiamo una localizzazione abbastanza precisa della tomba, ma essa non è ancora stata

identificata; in più nessuna costruzione è nota con il nome di Tempio di Amenhotep del giardino e

ci sono molte strutture a nome di Amenhotep su questa riva del Nilo, infatti abbiamo il tempio

funerario di Amenhotep II, il tempio di Amenhotep III, il tempio di Amenhotep, figlio di Hapu, un

architetto che lavorò per Amenhotep III; quindi abbiamo tre templi che, anche se sono posteriori

all’epoca del papiro Abbot (Ramesse IX), erano cmq ancora presenti e il dubbio può riguardare tutti

e tre questi templi. Circa i templi di Amenhotep I abbiamo un tempio di Amenhotep I e della madre

Ahmose- Nefertari, un tempio di Amenhotep I vicino a Dra abu el- Naga e Amenhotep I era anche

il patrono del villaggio di Deir el- Medina. Quindi se l’indicazione del papiro Abbot “a nord del

tempio” è chiara, è difficile identificare di quale tempio si tratti.

Circa le indagini archeologiche vi sono tre tombe candidate ad essere quella di Amenhotep I e sono:

• la KV 39 che si trova nella Valle dei Re (anche sulle pubblicazioni recenti c’è Loret

indicato come scopritore della tomba, ma non è così, in quanto Loret stesso propone

Butros Andraos come scopritore della tomba);

15 • la tomba AN B nella zona di Dra abu el- Naga;

• la K 93.11 di Dra abu el- Naga, sepolcro che era già conosciuto, ma che venne scavato e

ripubblicato in epoca recente.

La KV 39 si trova al di fuori dell’area riservata alle sepolture, in particolare si trova all’estremità

sud, non troppo distante da Deir el- Bahri; la tomba era già stata scoperta, ma Loret non fa

riferimento a una possibile identificazione della tomba con quella di Amenhotep I e Loret

sicuramente sapeva qualcosa di più sulle scoperte di Butros Andraos.

La tomba venne riscavata agli inizi del 900 da A. Weigall che suggerì di identificare il sepolcro con

la tomba di Amenhotep I perché riconosceva nella KV 39 la tomba più antica di quelle che erano

state trovate e, basandosi sul papiro Abbot, dice che si trova sotto la struttura del villaggio di sosta

di Deir el Medina.

Invece per la citazione del tempio di Amenhotep del giardino Weigall per quell’epoca identifica il

complesso di Medinet Habu con un complesso della XVIII dinastia, ma non sono state trovate

tracce di una qualche attività di Amenhotep I nel tempio, cmq la tomba è a nord del tempio, ma è

anche a nord del tempio di Amenhotep II e di quello di Amenhotep, figlio di Hapu.

La KV 39 fu scavata successivamente in anni recenti e sono state fatte molte campagne sotto la

direzione di John Rose: si tratta di una missione della Pacific Western University che ha lavorato

alla tomba dal 1989. Sono stati portati alla luce migliaia di residui organici che hanno portato gli

studiosi a pensare a una sepoltura comune o a una sepoltura di più membri della stessa famiglia. La

struttura della tomba è particolare, infatti vediamo l’ingresso e due corridoi che corrono uno

parallelo e uno perpendicolare all’entrata; tra gli oggetti trovati importanti sono i depositi di

fondazione che spesso hanno il nome dell’iniziatore del progetto e all’inizio si pensava che le

testimonianze a nome di Amenhotep I fossero numerose, ma in realtà gli stessi studiosi hanno

ridimensionato il tutto e è emerso che le testimonianze a nome di Amenhotep I sono poche.

Circa la tomba AN B di Dra abu el- Naga: nel 1907 il giovane Carter si trova a Luxor quando si

accorge di alcune acquisizioni di facoltosi americani di oggetti recanti il nome di Amenhotep I tra

cui un papiro che conteneva forse il libro dei morti; Carter stesso comprerà da un mercante di Luxor

due frammenti di vaso in calcite che riportavano il nome di Amenhotep I e della madre Ahmosi-

Nefertari: questi frammenti erano di provenienza funeraria e quindi si iniziò a pensare alla

possibilità di trovare la tomba di Amenhotep I. Negli anni successivi Carter inizia le indagini nella

zona di Deir el- Bahri, ma non riesce a trovare nulla, quindi le ricerche vengono abbandonate per un

po’, finché una sera, un operaio locale si presentò a casa di Carter con una cesta piena di vasi in

calcite che portavano i nomi di Amenhotep I e di Ahmose- Nefertari; quindi Carter si fece indicare

il luogo da cui provenivano questi vasi, luogo che era poco distante dalla casa di Carter.

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La tomba era poco visibile a causa della caduta di un masso che ne aveva oscurato l’ingresso; essa

si trova a nord del tempio funerario di Amenhotep I e di Ahmose- Nefertari e questo sembrerebbe

essere una conferma di quanto narrato nel papiro Abbot.

La tomba ha una struttura particolare: presenta un pozzo discendente all’ingresso (Carter racconta

di essere riuscito ad avere accesso al successivo corridoio orizzontale con difficoltà), poi c’è un

corridoio con una camera e una nicchia, poi c’è un profondo pozzo dove egli identificò l’attività dei

ladri; dopo un altro corridoio c’è un secondo pozzo e poi la camera sepolcrale, dove vi sono due

pilastri di diversa ampiezza.

Questa era la sepoltura da cui venivano quei frammenti di vaso in calcite, ma Carter non trova

molto, trova solo i materiali di una presenza intrusiva, infatti trova molti materiali databili alla XXII

dinastia, ma la tomba non poteva risalire a un’epoca così tarda perché la struttura era tipica delle

sepolture della fine della XVII dinastia e inizio della XVIII.

Carter trova ancora una grande quantità di frammenti di vasi che riportano i nomi non solo di

Amenhotep I e di Ahmose- Nefertari, ma anche di personaggi di periodi precedenti il regno di

Amenhotep I.

Quindi la struttura della tomba e gli oggetti ritrovati potrebbero portare all’identificazione della

tomba AN B con quella di Amenhotep I, ma Carter non riuscì a dare una buona spiegazione

dell’altra citazione del papiro Abbot, cioè “120 cubiti al di sotto del suo ahay”: Carter considerò i

120 cubiti (un cubito sono poco più di 50cm) all’interno della tomba, cioè egli misurò la profondità

del pozzo e disse che in questo modo bisognava identificare i 120 cubiti.

Molti studiosi che sostenevano la KV 39 come tomba di Amenhotep I, portarono questo fatto come

prova del fatto che la tomba AN B di Dra abu el- Naga non era quella di Amenhotep I, quindi

pensarono che questa tomba fosse di Ahmose- Nefertari. Tuttavia si è visto che la struttura della

tomba porta dei caratteri che fanno pensare a un secondo momento di attività, in particolare la

presenza, nella camera sepolcrale, di un pilastro più grande e di uno più piccolo, ha fatto pensare a

un ampliamento della camera sepolcrale; in più, un'altra prova del fatto che si tratta di una sepoltura

reale della XVIII dinastia è la presenza di un grande pozzo che sembra essere stato scavato in un

secondo momento. Quindi si potrebbe immaginare che essa fosse l’originaria sepoltura di Ahmose-

Nefertari e che poi sia stata ampliata per accogliere le spoglie di Amenhotep I.

N. Reevs è convinto di questa interpretazione: egli ha ripreso in mano la descrizione del papiro

Abbot e dice di identificare il punto più in alto di 120 cubiti in un ammasso di pietre, ma i cumuli di

pietra nella Valle dei Re sono abbastanza diffusi. Cmq per quanto riguarda l’altra indicazione, tale

tomba è a nord del tempio di Amenhotep I e Ahmose- Nefertari e questa vicinanza è significativa.

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Un’interpretazione è stata proposta alla fine degli anni 70 da un egittologo F. S. Smiths che faceva

affidamento sul fatto che la mummia di Amenhotep I era già nota prima di queste ricerche perché

era stata trovata nella prima cachette che venne scoperta nel 1881, ma divenne oggetto d’indagine

solo una decina di anni dopo.

Questo studioso disse che il riferimento del papiro Abbot era alla prima cachette (cioè la tomba 320

di Deir al- Bahri), ma questa interpretazione non è convincente né per la misurazione della stessa,

né per il fatto che queste mummie, quando venivano trasportate, portavano le tracce degli

spostamenti, cioè delle scritte in ieratico che segnavano gli spostamenti e per la mummia di

Amenhotep I siamo sicuri di tre spostamenti, quindi la mummia ha raggiunto la cachette 150anni

dopo la descrizione del papiro Abbot; in più le mummie furono interrate non prima del regno di

Sheshonq I (XXII dinastia).

L’ultima candidata per la tomba di Amenhotep I è frutto di scavi recenti da parte di D. Polz,

direttore sul campo per l’Istituto tedesco di archeologia del Cairo che dal compie scavi nella

necropoli di Dra abu el- Naga, scavi destinati alla scoperta di una tomba della XVII dinastia non

ancora identificata. Nel 1993 si iniziarono una serie di campagne per lo scavo e lo studio di una

tomba ribattezzata K 93.11, che si trova a nord del tempio di Amenhotep I e Ahmose- Nefertari.

Questa tomba non ha presentato tracce archeologiche o scritte da ricollegarsi ad Amenhotep I, però

la struttura presenta molte similitudini con le altre tombe reali della XVII dinastia.

La tomba è di grandi dimensioni, sicuramente è stata ampliata; la tomba era già nota ed era stata

riutilizzata da Ramesse Nach, un primo profeta di Amon, una divina adoratrice e da un artigiano di

Deir el- Medina.

L’interpretazione di Polz è basata sulla localizzazione e sulla struttura della tomba: potremmo

pensare che Amenhotep I avesse seguito la tradizione e si fosse fatto seppellire a Dra abu el- Naga,

invece Thutmosi I, non figlio di Amenhotep I, avesse deciso di farsi seppellire in una nuova

necropoli. Secondo l’interpretazione di Polz ci sono molti elementi che porterebbero a identificare

la tomba con quella di Amenhotep I, ma non è ancora stata scavata completamente, quindi

bisognerà aspettare la fine dello scavo.

Un problema analogo è quello della tomba di Thutmosi I, problema che non può essere affrontato

da solo; nella KV 38 è stato trovato un sarcofago a nome di Thutmosi I nel 1899 da parte di Loret e,

negli anni successivi, Carter trova in un'altra tomba, la KV 20, un secondo sarcofago a nome di

Thutmosi I. Degli scavi condotti da Loret nella sua seconda campagna di scavo nella Valle dei Re,

egli non aveva lasciato nulla di pubblicato sulle sue scoperte, in particolare della KV 38 aveva

lasciato una brevissima pubblicazione; oggi conosciamo le tappe che hanno segnato la scoperta

della tomba e la documentazione è stata molto importante.

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La KV 38 venne segnalata a Loret nell’aprile 1899 da un ispettore dei lavori di Loret che gli

annuncia quello che gli sembra essere un accesso alla tomba che si trova tra la tomba di Sethi II e

quella Sethnakht, la KV 14. Loret si reca sul posto e inizia a fare praticare una serie di sondaggi,

quindi viene scoperta la tomba e gli viene attribuito il numero KV 38 (oggi è in uno stato di

degrado). Lo scavo della tomba è molto difficile per la sua posizione e per la situazione stessa della

tomba che è piena di detriti e fango che impediscono il raggiungimento della camera sepolcrale.

Gli oggetti che vengono trovati all’inizio sono di scarso rilievo tra cui un piede ligneo e dei

frammenti vitrei che saranno però fondamentali per alcune ipotesi attribuitive. Loret all’inizio è

disperato perché gli oggetti che trova sono la testimonianza che la tomba è stata depredata e perché

non trova il nome di un sovrano, finché non vengono trovati dei frammenti di vasi in calcite che,

una volta ricomposti hanno dato i nomi di Thutmosi I e Thutmosi II. Quindi egli riesce a

raggiungere la camera sepolcrale e trova il sarcofago dove legge il nome di Thutmosi I (oggi si

trova al Cairo), trova la cista canopica che porta anch’essa il nome di Thutmosi I e per lui

l’attribuzione è certa. Loret però non poteva sapere di una serie di nuove questioni che sarebbero

sorte dopo la sua attività nella Valle; infatti la situazione cambia quando Carter trova, nella KV 20

(che era già conosciuta, ma viene riscavata da Carter e da lui attribuita ad Hatshepsut) un sarcofago

a nome di Thutmosi I (oggi si trova a Boston), in particolare il sarcofago C è a nome di Thutmosi I,

il sarcofago D è a nome di Hatshepsut.

Da questo momento si inizia a mettere in dubbio la sepoltura di Thutmosi I nella KV 38 e si cerca di

trovare una spiegazione per i due sarcofagi: nello studio del sarcofago della KV 20 sono emerse

delle particolarità interessanti, in particolare è emerso che le iscrizioni originarie sono state

modificate successivamente, cioè è stato inciso un nuovo testo che ha cambiato i nomi: i nomi

originali erano quelli di Hatshepsut, mentre il testo riscritto porta i nomi di Thutmosi I. Quindi

diventa fondamentale l’analisi delle caratteristiche del sarcofago della KV 38 che, come la cista

canopica, vengono datati al regno di Thutmosi III; in particolare i frammenti vitrei che Loret aveva

trovato e che conosceva molto bene perché aveva trovato molti frammenti simili nelle tombe di

Amenhotep II e di Thutmosi III, la cui localizzazione è fondamentale, sono appunto attribuibili

all’epoca di Thutmosi III (essi si trovano al museo del Cairo dove abbiamo il JE, Journal d’Entree e

il CGC, il Catalogne General: l’incrocio della documentazione dei giornali di scavo di Loret e il JE

e il CGC è stato fondamentale). Visto che i vetri sono successivi all’epoca di Thutmosi I, questi

andrebbero a completare il quadro di un sarcofago e di una cista canopica che sarebbero

testimonianza di una sepoltura del regno di Thutmosi III.

Quindi nella KV 38 venne ritrovato un sarcofago in quarzite con il nome di Thutmosi I e una cista

canopica con il nome di Thutmosi I, quindi si pensò che la tomba fosse di Thutmosi I, ma questi

19

elementi sono stati riconosciuti come più tardi rispetto all'epoca di Thutmosi I e quindi sono forse

pertinenti a una seconda sepoltura.

Al momento della scoperta Loret (1899) attribuì la KV 38 a Thutmosi I.

Sono poi state trovate due tombe allestite per Hatshepsut, infatti si era fatta allestire una tomba da

regina a sud ovest della necropoli tebana e una tomba come faraone, cioè la KV 20. Si tratta di una

tomba già nota dalla spedizione di Napoleone, ma venne scavata da Carter agli inizi del 900: nella

KV 20 venne trovato non solo il sarcofago di Hatshepsut, ma anche un altro a nome di Thutmosi I;

si scoprì in seguito che il sarcofago a nome di Thutmosi I era stato riutilizzato, infatti prima aveva il

nome di Hatshepsut e poi venne rimodellato con i cartigli di Thutmosi I; come interpretare il tutto?

La KV 38 potrebbe essere stata utilizzata come tomba di Thutmosi I e poi Hatshepsut avrebbe

spostato il corpo nella sua tomba, la KV 20, per legittimare la sua ascesa al trono. Un altro

egittologo, Romer propone di interpretare la KV 20 come la tomba originaria di Thutmosi I;

Hatshepsut l'avrebbe poi ingrandita, costruendo una seconda camera funeraria. Secondo Romer la

KV 38 sarebbe stata costruita ex novo all'epoca di Thutmosi III, che avrebbe preso il sarcofago di

Thutmosi I e l'avrebbe spostato nella KV 38, dandogli anche un nuovo corredo.

Oggi è più accettata una nuova teoria: si vede la KV 38 come la tomba originaria di Thutmosi I;

Hatshepsut non avrebbe costruito la KV 20 che sembra precedente, ma avrebbe riadattato un

monumento precedente, probabilmente voluto per Thutmosi II. Quindi Hatshepsut riadatta questa

costruzione, prende il corpo del padre Thutmosi I e lo pone nella tomba; quindi si tratterebbe di una

sepoltura per tre persone e così si spiega la presenza di tre camere funerarie, una per Hatshepsut,

una per Thutmosi II e una per Thutmosi I, ma allora dove è finito il sarcofago di Thutmosi II? Se

Hatshepsut fu davvero la prima a utilizzare un sarcofago in pietra, dobbiamo ipotizzare che quello

di Thutmosi II fosse di legno, e per questo non ci è rimasto.

Thumosi III avrebbe poi riportato il corpo di Thutmosi I nella KV 38 e lo avrebbe dotato di un

nuovo sarcofago e di un nuovo corredo che quindi risale all'epoca di Thutmosi III.

Circa il problema dell'identificazione della mummia della regina, apparentemente non è stata

trovata, né nella prima cachette, né nella seconda, una mummia di sesso femminile che avesse delle

caratteristiche tali da far pensare ad Hatshepsut; del corredo non abbiamo più niente, gli unici

oggetti a nome di Hatshepsut sono stati trovati nella tomba di Ramesse XI che è stata utilizzata un

po' come un laboratorio in epoca tarda, quindi vi sono stati trovati degli oggetti provenienti da altre

tombe.

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Nella tomba di Hatshepsut è stato trovato solo il sarcofago in pietra, mentre nella prima cachette è

stato trovato un elemento del corredo con il nome di Hatshepsut,ovvero una cista canopica in legno

con i resti di viscere mummificati.

Sono state trovate nella KV 35 due mummie di sesso femminile è una nella prima cachette di Deir

el-Bahri, ma nessuna di essa presentava delle caratteristiche tali da far pensare ad Hatshepsut;

quella che sembrerebbe essere la mummia della regina è legata alla scoperta di un'altra tomba, la

KV 60 che è stata scoperta da Carter nel 1903. Tale tomba si trova vicino alla KV 20 e si tratta di

una tomba a pozzo di un privato, simile a quella di Maiherperi, che non presenta decorazione.

All’interno Carter scopre tra i materiali, soprattutto delle offerte di carne mummificate e due corpi

femminili di due donne in età avanzata, una al centro della stanza, sul pavimento, l'altra del

sarcofago, senza coperchio, che recava il nome di “ grande nutrice regale s3t-ra”; si tratta di un

personaggio identificabile grazie a un altro ritrovamento, quello di una stele a Deir el-Bahri, dove si

cita la “ grande nutrice regale di Hatshepsut”.

Carter, quando ha scoperto la KV 60 non aveva intenzione di cercare altre tombe già derubate,

quindi chiude il sepolcro; successivamente, un archeologo inglese Ayrton, nel 1906 riapre la tomba,

fa prelevare le offerte di cibo, ma lascia qui la mummia sul pavimento, mentre fa portare al Cairo la

mummia del sarcofago. Nel 1988 una missione americana, condotta da D. Ryan, va alla ricerca

della KV 60 di cui si era perso l'ingresso, e la ricerca venne fatta grazie alle note di Carter e non

quelle di Ayrton, che sembrano essere andate perdute. Ryan ritrova l'ingresso della tomba (in

prossimità della KV 19), trova la mummia sul pavimento e la pone in un sarcofago; dopo lo studio

dei materiali, Ryan identifica a mummia lasciata in situ con quella di Hatshepsut, fornendo delle

motivazioni con cui non tutti sono d'accordo, tra cui il fatto che il braccio sia ripiegato sul petto e

per alcuni rappresenta la tipica posizione delle regine mummificate, però non abbiamo mummie di

regine con il braccio ripiegato in quella posizione; inoltre egli abbina la vicinanza della nutrice di

Hatshepsut che venne seppellita nella tomba e la cui mummia, secondo Ryan, è quella che si trova

nel sarcofago al Cairo.

Questa ipotesi venne messa in discussione da Zahi Hawass che, durante una visita e ristudiando la

documentazione, pensa che si possa arrivare a delle conclusioni studiando la mummia del Cairo;

Zahi Hawass, basandosi su una serie di dati, come le dimensioni più grandi del sarcofago rispetto

alla mummia e il fatto che la mummia in situ presenti delle caratteristiche di una donna anziana

obesa, come poteva esserlo una nutrice e considerando il fatto che la mummia nel sarcofago

presenta segni di una mummificazione molto raffinata e visto che il braccio ripiegato fa pensare che

tenesse in mano uno scettro, pensa che la mummia del sarcofago sia quella di Hatshepsut, mentre

quella sul pavimento sia quella della nutrice.

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Ma perché la mummia di Hatshepsut si troverebbe in questa tomba? vista la vicinanza della KV 20

e quella della KV 60, è probabile che nelle fasi di salvaguardia delle mummie regali, la mummia di

Hatshepsut sia stata spostata e posta nel sarcofago della nutrice forse per rispetto della sovrana, o

per sventare la profanazione del corpo. L’ipotesi che questo spostamento sia stato fatto da Thutmosi

III è da scartare.

Thutmosi III fu uno dei grandi faraoni della storia egizia, interessato alla politica estera, grande

conquistatore e costruttore.

Nel 2002 sono stati aperti al pubblico gli archivi di egittologia dell'Università degli studi di Milano,

acquistati nel 2001 e questi archivi erano di A. Varille e si sono rivelati di grande importanza, in

quanto, al loro interno contenevano gli archivi del suo maestro, Loret; gli archivi di Loret sono

molto vari. Egli fu direttore del Servizio delle Antichità nel 1897/99, periodo in cui compie degli

scavi che si concentrano a Saqqara e a Tebe, in particolare nella Valle dei re; oltre alla

documentazione archeologica, vi sono note, appunti, bozze su diversi argomenti, quali la flora, la

fauna, la mineralogia, la musica e vi sono anche molte note filologiche (Loret aveva preparato un

dizionario di antico egiziano che terminò, ma che non pubblicò mai, dal momento che in quegli

anni, si terminò il grande dizionario di egiziano, che venne pubblicato a Berlino).

Di lui abbiamo anche un giornale di viaggio, a partire dalla sua partenza dalla Francia, al suo arrivo

al Cairo nel 1881 e qui descrive la sua attività giorno per giorno.

Importanti sono anche delle pagine dove vediamo la descrizione dettagliata degli oggetti che si

trovavano nel museo di Boulaq: dobbiamo dire che a Mariette si deve la creazione del Servizio delle

Antichità, intorno alla metà dell'800, quando creò anche un museo di antichità egizie in Egitto e

questo aveva sede in un quartiere del Cairo che si chiama Boulaq; poi esso venne trasferito a Giza e

alla fine, agli inizi del 900, esso arriva al centro del Cairo, nella piazza Tahrir, dove in futuro

rimarrà il museo di storia dell'arte egizia, mentre due musei sono in creazione, il museo della civiltà

egizia e un secondo museo, nella zona delle piramidi. Quindi nei suoi archivi è stato trovato il

catalogo dettagliato del museo di Boulaq che è importante perché ci da la descrizione esatta, oggetto

per oggetto, di quello che era conservato e questo è importante perché, con tutti i trasferimenti che

hanno subito gli oggetti, alcuni sono andati perduti, quindi bisognerà fare un lavoro di concordanza

tra quello che si trova al Cairo e quello che si trovava a Boulaq.

Nella Valle dei re, gli scavi di Loret si concentrano nel 1898/99, ma egli conosce già bene la Valle

dei re, ma perché? Nel 1881 venne trovata a Deir el-Bahri, la prima cachette, per caso, da parte

della famiglia Rassoul, una famiglia di ladri che abitava nella necropoli di Gourna; questa famiglia

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scopre la TT 320 di Deir el-Bahri, che è straordinaria, in quanto vi erano state portate 53 mummie o

parti di mummie di sovrani, di principesse e di personaggi importanti soprattutto del Nuovo Regno.

Questo trasferimento avvenne intorno al 1000aC, periodo di crisi per l’Egitto, in cui i ladri agiscono

indisturbati nelle tombe e si suppone che lo stato abbia controllato ciò che rimaneva e abbia tolto gli

oggetti preziosi e abbia spostato le mummie per evitare che i ladri le profanassero in cerca di

oggetti; allora le portarono nella prima cachette (in cui sono state trovate le mummie di Ramesse II

e Thutmosi III).

La seconda cachette venne scoperta da Loret nel 1898, nella KV 35, tomba di Amenhotep II; qui

Loret trova 14 corpi, la maggior parte di sovrani, tra cui anche la mummia di Amenhotep II; nel

1881, quando egli arriva in Egitto con Masperot, c’era in corso un indagine nella Valle dei Re, per

capire cosa stava succedendo, dal momento che sul mercato antiquario erano comparsi degli oggetti

di grande valore; quindi si cerca di capire da dove vengono questi oggetti e nel 1881 viene scoperta

la prima cachette; le mummie vennero spedite al Cairo e vennero studiate anche da Loret e di queste

mummie Loret si ricorderà quando scoprirà la seconda cachette.

Una volta finiti gli scavi alla Valle, in quanto direttore del Servizio delle Antichità, procede alla

numerazione delle tombe; importanti sono la KV 34, tomba di Thutmosi III e la KV 35, tomba di

Amenhotep II.

La KV 34 venne scoperta nel 1898 e si trovava in fondo alla gola, su un'altura; l'ingresso venne

scoperto dagli operai di Loret, nel corso di sondaggi che egli aveva ordinato; quindi l’ispettore di

Gourna inviò a Loret, che si trovava a Elefantina, un rapporto sulla scoperta in cui descriveva la

tomba e ne dava le misure, specificando che tutto era rimasto nella posizione di ritrovamento, in

attesa del suo arrivo; in più egli allegò una copia delle iscrizioni del sarcofago.

Loret arrivò il 21 febbraio del 1898; nel suo taccuino vediamo la pianta della valle con la

localizzazione della tomba, la sua pianta e dopodiché inizia lo scavo sistematico della tomba.

Si entra dal fianco, vi è un corridoio discendente, un pozzo, la cui presenza è innovativa, che ha una

funzione pratica, cioè quella di raccogliere l'acqua e di rendere difficile l'accesso dei ladri, ma ha

anche un significato simbolico, di raggiungimento dell'aldilà; poi vi è l'anticamera a pilastri, con la

rappresentazione di 741 divinità dell’Amduat (si tratta perlopiù di geni funerari) e da qui si arriva

alla camera funeraria, che è ovale, come un cartiglio. Le pareti della stanza funeraria sono dipinte di

giallo, che ricorda un papiro srotolato, con iscrizioni del testo dell’Amduat; vi sono poi le stanze

annesse alla camera funeraria, in fondo alla quale si trovava il sarcofago vuoto, dal momento che la

mummia di Thutmosi III venne ritrovata nella prima cachette.

Qui Loret trova pochi oggetti e molti frammentari; inoltre trova altre due mummie in una delle

stanze attigue alla camera funeraria che attribuisce alla moglie Iahsat e alla figlia di Thutmosi III;

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tuttavia uno studio condotto su di esse ha dimostrato che esse risalgono all’epoca tarda o all’inizio

dell’epoca tolemaica e provano la riutilizzazione della tomba molti secoli dopo la sepoltura di

Thutmosi III.

Sul soffitto della camera funeraria vediamo un cielo stellato e il sarcofago è di quarzite gialla

dipinta di rosso (si tratta di un fatto nuovo), anch'esso a forma di cartiglio.

- L’espressione Libro dell’Amduat indica l’insieme dei testi funebri regali; esso racoglie, in una

certa misura, l’eredità delle analoghe composizioni anteriori. Suo fine è la descrizione di ciò che si

trova nella Duat ed anche fornire al defunto le chiavi rituali che gli permetteranno l’accesso

all’aldilà. Esso si presenta come una composizione descrittiva, divisa in 12ore, al centro della quale

si trova la corsa notturna del sole. Il Libro dell’Amduat venne riprodotto con grande frequenza nelle

tombe dei sovrani fino all’epoca amarniana; in seguito, fu riadattato da Sethi I fino alla fine della

XX dinastia, sempre in ambito regale. A partire da questo momento e fino alla conquista di

Alessandro Magno, esso passò ad adornare le tombe dei privati, secondo lo stesso processo subito

dai testi delle piramidi.

I fogli del giornale di scavo di Loret sono fogli in A4 ripiegati in 3: vi scrive all’interno, mentre

all’esterno segna la data e le informazioni essenziali; Loret divide l’anticamera e la camera

funeraria in quadrati (tas, cioè cumuli) e ci dice che cosa ha trovato all’interno di ciascuno.

Gli archivi di Loret quindi sono importanti perché prima avevamo solo una descrizione sommaria

della scoperta della tomba in alcuni articoli, che non era fatta in modo dettagliato e per questo si era

pensato che Loret fosse stato un archeologo da poco, mentre in realtà non pubblicò nulla per ragioni

politiche.

Mentre scava la tomba di Thutmosi III, Loret continua a fare dei sondaggi e la sera del 9 Marzo

scopre l’ingresso della tomba di Amenhotep II, ne da localizzazione esatta e una descrizione sul suo

diario, ma aspetta a scavare la tomba fino al 13 Marzo. La pianta della tomba come forma ricorda

quella di Thutmosi III: si entra attraverso un corridoio discendente, vi è il pozzo annesso al quale vi

è una stanza che Loret scaverà per ultima, in cui trova dei resti umani che non sono stati identificati,

probabilmente appartenenti ai membri della famiglia di Amenhotep II; poi vi è un'anticamera a

pilastri, anepigrafe e da lì si scende nella camera funeraria il cui soffitto stellato è sorretto da 6

pilastri; sulle pareti è iscritto, su fondo giallo chiaro a rappresentare un immenso papiro, il testo

dell’Amduat, mentre sui pilastri è rappresentato il faraone accompagnato da varie divinità.

La camera funeraria è costituita da una parte superiore e da una inferiore, collegate da gradini e la

parte inferiore viene chiamata da Loret la cripta e qui trova il sarcofago. Delle stanze annesse alla

camera funeraria, le più importanti sono la numero 1 e 4 dove Loret trova nella stanza 1, 3

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DETTAGLI
Esame: Egittologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Egittologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Piacentini Patrizia.

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