Il governo degli Hyksos in Egitto
Alla metà del II millennio l'Egitto è governato dagli Hyksos e la loro capitale, Avaris, è stata scavata estensivamente da una missione archeologica austriaca. Gli scavi stanno rivelando degli insediamenti precedenti agli Hyksos, in particolare insediamenti della XII dinastia (Medio Regno). Uno dei palazzi di Avaris era decorato con degli affreschi cretesi che prima erano stati attribuiti al periodo Hyksos, mentre oggi vengono attribuiti all'epoca thutmoside.
La resistenza di Seqenenra II
Seqenenra II fu un principe tebano che combatté contro gli Hyksos e la sua mummia è stata trovata nella prima cachette a Deir el-Bahri, scoperta nel 1881. Qui furono trovati 53 corpi o parti di corpi appartenenti a sovrani o a personaggi di alto livello, tra cui, appunto, c'era la mummia di Seqenenra II che presenta orribili ferite sulla testa e sul corpo. Quindi si pensa che abbia combattuto contro gli Hyksos e poi che sia stato sepolto a Tebe. Su Seqenenra Tao II è rimasto un racconto di fantasia in cui si racconta la sua battaglia verbale con l'Hyksos Apopis che cerca di incriminare Seqenenra perché dice che gli ippopotami di Tebe facevano troppo rumore e quindi gli davano fastidio; comunque ebbe la meglio Seqenenra Tao II.
Fonti storiche sulla cacciata degli Hyksos
Le fonti che fanno riferimento alla cacciata degli Hyksos sono la tavoletta Carnarvon e la stele di Karnak. La tavoletta Carnarvon, che prende il nome dal ricco inglese che l'aveva acquistata, è stata scoperta ai primi del 1900 e qui si raccontano le prime fasi del conflitto tra i principi tebani e gli Hyksos (oggi si trova al British Museum). La stele di Karnak è stata scoperta nel 1954 da Habachi e qui continua in parte quello che è scritto sulla tavoletta Carnarvon e si ricorda in particolare un'alleanza tra Hyksos e Kush, la zona a sud del paese, mentre i tebani dominavano sulle terre da Elefantina fino a Menhir, nel Medio Egitto.
La famiglia di Ahmosi
Seqenenra sposerà la regina Ahotep che avrà due figli, Kamosi e Ahmosi; a sua volta Ahmosi sposerà Ahmose-Nefertari e avranno due figli, Ahmose e Amenhotep I. Sarà Ahmosi colui che caccerà gli Hyksos dal paese e quindi verrà ricordato come liberatore dell'Egitto e fondatore della XVIII dinastia. Egli riesce a cacciare gli Hyksos in quanto si era assicurato il controllo delle piste carovaniere, interrompendo così l'alleanza tra Hyksos e Kushiti. Da qui riconquisterà tutto il paese e riuscì anche a impossessarsi dei domini stranieri, in particolare riconquistò la Nubia.
Il culto di Ahmosi e Ahmose-Nefertari
Ahmosi verrà quindi adorato come liberatore dell'Egitto e fondatore della XVIII dinastia, ma verrà adorata anche sua moglie Ahmose-Nefertari che ebbe un vero e proprio culto tra gli abitanti di Deir-el Medina. La mummia di Ahmose-Nefertari venne trovata a Deir el-Bahri nella prima cachette. Questo periodo della liberazione è ricordato anche nell'autobiografia di Jah-mes, figlio di Ibn; il testo è stato trovato inciso nella tomba di questo personaggio che si trova a El-Khab, tra Luxor e Assuan. La sua autobiografia ci documenta tutte le fasi della guerra, la conquista della Nubia e la riconquista di Avaris.
Amenhotep I e l'espansione egizia
Ahmosi e Ahmose-Nefertari ebbero due figli tra cui Amenhotep I, a cui si devono numerose campagne all'estero e in Nubia che sono ricordate da Jah-mes e in cui questo personaggio si distinse. Amenhotep I continua la politica del padre, ma oltre a riconquistare i territori perduti, amplia i possedimenti egizi e sarà sotto il regno di Amenhotep I che entreranno in vigore i titoli di “figlio del re di Kush” e di “sovrintendente delle terre meridionali”, titoli che documentano un ampliamento dell’amministrazione del paese, in vista di un’estesa colonizzazione della Nubia, già iniziata nel Medio Regno.
Il regno di Thutmosi I
Il successore di Amenhotep I è Thutmosi I che deriva da un ramo collaterale della famiglia, infatti visto che Amenhotep I non aveva avuto eredi è il cognato che sale al trono, ma comunque egli era legato alla famiglia perché aveva sposato una sorella di Amenhotep I, Ahmes. Poi Thutmosi I sposerà Mutneferet da cui nascerà Thutmosi II che sposerà Hatshepsut, figlia di Thutmosi I e di Ahmes (quindi sono fratellastri) e i due avranno una figlia di nome Nefrura; invece Thutmosi II, con un'altra moglie, Isis avrà un figlio, Thutmosi III.
Di Thutmosi I vediamo una statua con un viso con una sorta di “aria di famiglia” tipica della produzione scultorea dei thutmosidi, quindi spesso è difficile attribuire, senza un’iscrizione, queste statue. Thutmosi I aveva dei legami stretti con i cretesi e questo fece sì che portò ad Avaris dove risiedeva una parte della corte reale, degli artisti cretesi che decorarono alcune parti del palazzo: si tratta di scene con motivi caratteristici della produzione cretese (motivo del labirinto e della danza sul toro); da una tomba tebana vediamo la rappresentazione di cretesi che portano offerte; oltre ai rapporti con i cretesi egli ebbe rapporti con la Nubia e il Vicino Oriente, con cui, appunto, si riallacciano i rapporti.
Il periodo di Hatshepsut
La mostra su Hatshepsut che c’è stata l’anno scorso a New York ha fatto un po’ il punto sui thutmosidi e, leggendo il catalogo, ci si rende conto dei problemi legati a questo periodo; poi vi è un articolo importante che è comparso sul “Bollettino della società francese di egittologia”, sulla presenza di Hatshepsut in Nubia. Recenti scoperte sono state fatte da parte di un egittologo dell’università di Napoli e da K. Baard che hanno scoperto sul mar Rosso delle navi che forse sono attribuibili ad Hatshepsut e che erano destinate a spedizioni in Nubia e a Punt.
A quest’epoca risale la fondazione del villaggio di Deir el-Medina dove risiedevano coloro che lavoravano allo scavo e alla decorazione delle tombe della valle dei Re, dove erano sepolti i sovrani e alcuni grandi notabili del Nuovo Regno. Il villaggio e la valle dei Re sono collegati da un sentiero che passa sulle montagne e lungo il percorso c’era una stazione di sosta dove si recavano gli artigiani quando non tornavano al villaggio. Poi c’erano la valle delle Regine e la necropoli di Gourna che era destinata a persone di alto livello; in più su questo lato del Nilo troviamo i templi dei milioni di anni, dove era celebrato il sovrano vivente e dopo la morte; questi templi erano molto importanti per la gestione economica del regno, in particolare il Ramesseo, il tempio dei milioni di anni di Ramesse II, era un grande centro economico.
Il villaggio di Deir el-Medina venne costruito artificialmente e venne circondato da un muro di cinta; a fianco del villaggio oggi vediamo un tempio di epoca tolemaica e una fossa di scarico del Nuovo Regno dove erano stati buttati resti di tutti i generi, tra cui migliaia di ostraka che ci hanno dato una fotografia del villaggio di Deir el-Medina. Bruyere fu l’archeologo che scoprì Deir el-Medina e la scavò nei particolari, mentre a Cerny dobbiamo la lettura di molti di questi ostraka. Sia la pianta generale del villaggio, sia le singole case sono state studiate a tavolino e si possono riconoscere le varie fasi del villaggio: la prima fase è quella di Thutmosi I, poi abbiamo un ampliamento sotto Thutmosi III e infine un ampliamento nella XIX/XX dinastia, prima che il villaggio fosse abbandonato. Si trattava di abitazioni abbastanza standard da cui sono venute molte testimonianze sulla vita quotidiana di questi artigiani e delle loro famiglie. Sulla falesia sono scavate le tombe di questi artigiani che sono veri e propri capolavori: ogni tomba ha un cortile recintato, un ingresso e la tomba è coperta da una piramide in mattoni crudi che ha in alto il piramidion (si tratta di un ricordo di un passato lontano), mentre sottoterra vediamo un vestibolo e poi la camera funeraria.
L'infanzia di Hatshepsut
Le uniche notizie che abbiamo relative all’infanzia di Hatshepsut e sui suoi anni trascorsi alla corte reale sono quelle che Hatshepsut stessa ci ha voluto tramandare nelle fonti che fece redigere su un monumento avanzato della sua carriera, il tempio di Deir el-Bahri e un altro monumento di Karnak, la cappella rossa. Questi racconti hanno una volontà retroattiva, come quelli che sottolineano la sua discendenza divina da Amon Ra e la sua chiamata divina a diventare sovrano (si tratta di un racconto propagandistico). Si sono cercate testimonianze di Hatshepsut all’epoca di suo padre Thutmosi I, ma per il momento queste ricerche sono state vane perché, all’epoca di Thutmosi I, di Hatshepsut non si parla perché la sua figura è offuscata da due fratelli, il principe Amenemose e il principe Wadjmose, che sono i presunti eredi al trono; un altro personaggio di cui si parla molto nella giovinezza di Hatshepsut è un fratellastro che ha il nome di Thutmosi e che salirà al trono dopo la morte prematura di Amenemose e di Wadjmose, con il nome di Thutmosi II.
Il matrimonio di Hatshepsut e Thutmosi II
Quindi Hatshepsut e il fratellastro Thutmosi II si sposeranno per ragioni dinastiche; Thutmosi II era il figlio di Thutmosi I e di Mutneferet che al momento dell’ascesa al trono di Thutmosi II, assicurò la reggenza, in quanto Thutmosi II sale al trono molto giovane; in realtà sembra appurato che la reggenza venne assicurata non da Mutneferet, ma dalla matrigna di Thutmosi II, Ahmose. Con l’ascesa al trono di Thutmosi II, la moglie Hatshepsut assume i titoli tradizionali di “grande sposa del re” e di “sposa divina di Amon” (si tratta di titoli normali per una regina moglie e i monumenti che la riguardano in questo periodo non testimoniano di uno stato particolare). Thutmosi II muore però inaspettatamente in età giovane e lascia solo una figlia avuta da Hatshepsut, Nefrura, mentre dal matrimonio con una moglie secondaria, Isi, aveva avuto un figlio che prenderà il nome di Thutmosi III.
La reggenza di Hatshepsut
Alla morte di Thutmosi II, il figlio doveva avere solo 2/3 anni e chi assume la reggenza è Hatshepsut, la “grande sposa reale” e da questo momento Hatshepsut assume un ruolo che diventerà fondamentale. Alla morte di Thutmosi II si svolsero le cerimonie di incoronazione del re bambino e questi fatti sono noti da varie fonti e in particolare da un resoconto fatto da Ineni, un funzionario fedele alla corona dall’epoca di Thutmosi I e nella sua autobiografia Ineni racconta chiaramente come stavano andando le cose.
Le nostre conoscenze relative agli eventi dei primi anni di reggenza di Hatshepsut sono piuttosto limitate, soprattutto per quanto riguarda le fonti datate, fonti che sono accomunate dal fatto che nei primi anni Hatshepsut si presenta come una donna, in abiti femminili e ha ancora i titoli della regina reggente. Ma abbastanza presto Hatshepsut inizia una lenta trasformazione che la porterà ad apparire sui monumenti in forma maschile: innanzitutto adotta come nome “Maat ka Ra” (“Giusto è lo spirito di Ra”), nome tipico d’incoronazione maschile e poi comincia a farsi rappresentare con i titoli maschili, ma ancora in abiti femminili.
La trasformazione di Hatshepsut in faraone
È nel momento in cui essa assume questo nome che la sua sovranità può essere iniziata, comunque non è il primo caso, infatti un'altra donna che regnò come re fu Nefrusobek dopo la morte di Amenemhat IV alla fine della XII dinastia. Dal VII anno di regno Hatshepsut appare in tutto e per tutto come re e si fa rappresentare come un uomo (vediamo ad esempio una statua-sfinge che la raffigura e che è tipicamente maschile). Tuttavia Hatshepsut, nelle sue iscrizioni, pur avendo caratteristiche maschili, fa allusione a sé al femminile (è infatti presente la t del femminile). Questo passaggio verso il genere maschile fu graduale e si sviluppò per un periodo di anni: in qualità di faraone uomo ella dovette legittimare la sua ascesa al trono e nelle sue iscrizioni Hatshepsut ignora i fatti relativi al suo periodo di moglie accanto a Thutmosi II e viene ideata una sorta di mitologia della sua predestinazione a essere re. Hatshepsut si proclama re dell’Egitto per volere divino in virtù della sua nascita da Amon Ra e di questo si parla nella cappella rossa di Karnak; questi eventi sono narrati anche nel tempio di Deir el-Bahri. Scelte di questo tipo sono dovute al fatto che Hatshepsut sapeva quanto importante fosse questo mito delle origini mitiche del sovrano e di quanto fosse importante il legame con Amon che aveva un clero molto potente alle spalle.
Nella terrazza intermedia di Deir el-Bahri troviamo le scene relative alla teogamia, o nascita divina di Hatshepsut; nelle iscrizioni del tempio di Deir el-Bahri, Hatshepsut dice di essere figlia di Ahmose e di Amon Ra che si era unito alla regina sotto le spoglie di Thutmosi I.
La co-reggenza di Hatshepsut e Thutmosi III
Hatshepsut assicurò la reggenza a Thutmosi III per circa 15 anni, ma questi 15 anni non hanno lasciato tracce evidenti di rivalità tra i due personaggi e nemmeno tra le due rispettive corti (nelle fonti che testimoniano la sua reggenza non emergono rivalità tra i due). Sui monumenti di questi 15 anni di regno i due personaggi appaiono congiunti, insieme spesso rappresentati come due gemelli maschi, distinti solo dalla posizione, quindi li vediamo insieme, di solito Hatshepsut è rappresentata davanti a Thutmosi III con il suo nome maschile di “Maat ka Ra” ed è seguita da Thutmosi III con il nome di “Men kheper Ra” in seconda posizione e i due sono rappresentati identici; oppure i sovrani sono rappresentati distinti dagli oggetti che offrono alla divinità.
Inoltre Hatshepsut e Thutmosi III condividono gli anni di datazione, cioè la datazione effettuata è solo quella di Thutmosi III e Hatshepsut non ha un suo proprio sistema di datazione; in Egitto per ogni singolo sovrano la datazione inizia da zero e siccome è Thutmosi III a salire al trono alla morte di Thutmosi II, la datazione parte dal suo primo anno di regno (egli aveva però circa 2/3 anni), quindi anche quando Hatshepsut diventerà a tutti gli effetti re d’Egitto, non avrà un proprio sistema di datazione, ma manterrà gli anni di regno di Thutmosi III.
Comunque Hatshepsut governa in qualità di reggente già quando sale al trono Thutmosi III, quindi si tratta di una convivenza pacifica; inoltre si nota che la maggior parte dei funzionari che avevano un prestato servizio durante la coreggenza di Hatshepsut per Thutmosi III, continuarono ad avere il loro posto nell’amministrazione anche sotto Thutmosi III, quando governerà da solo. Se ci fosse stato un contrasto tra i due sovrani i fedeli di Hatshepsut sarebbero stati eliminati sotto Thutmosi III, ma questo non succede e ciò significa che non vi furono grandi contrasti tra i due.
Durante il periodo di coreggenza, Hatshepsut non ha quello slancio, quella apertura verso l’esterno che caratterizzerà la politica estera di Thutmosi III, ma sappiamo per certo che anche durante il regno di Hatshepsut ci fu una certa attività all’estero e in particolare in Nubia: quindi è crollato ormai il mito del regno pacifico di Hatshepsut, infatti dagli ultimi scavi e studi in Nubia siamo certi di un’attività militare di Hatshepsut in Nubia, quindi di una sua espansione verso questo paese.
Di conseguenza nei testi Hatshepsut manca di quella retorica imperialistica che era tipica dei sovrani del Nuovo Regno. Hatshepsut compirà spedizioni in Sudan e in particolare la spedizione commerciale verso il paese di Punt sarà la più celebre del suo regno; il ritorno da questa spedizione è datata all’anno IX di Thutmosi III, quindi nei primi anni della coreggenza ed essa aveva uno scopo commerciale, cioè per recuperare materiali preziosi per l’Egitto quali legno di ebano, incenso, piume di struzzo, profumi, essenze, che erano prodotti tipici dell’Africa sud tropicale e che erano inesistenti in Egitto. Questo evento viene rappresentato per esteso e dettagliatamente sul portico mediano del tempio di Deir el-Bahri: qui viene rappresentata l’accoglienza degli egiziani nel paese di Punt, come si viveva a Punt, i prodotti portati dall’Egitto ai sovrani di Punt e poi il carico delle navi, cioè ciò che gli egiziani riportano nel loro paese e infine la partenza della flotta egiziana alla volta dell’Egitto.
La spedizione a Punt
Si è certi quindi di questa spedizione, ma si è incerti sulla localizzazione di questa terra mitica per gli egiziani e ormai dalle diverse ricerche gli egittologi sono concordi nel collocarlo a sud est dell’Egitto tra l’Eritrea e il Sudan orientale; in passato alcuni studiosi collocavano questo paese in Arabia, ma questa collocazione è stata smentita. Hatshepsut non fu la prima ad andare a Punt, ma sicuramente una spedizione venne effettuata nel regno di Montuhotep II, all’inizio dell’XI dinastia e qualche spedizione venne fatta anche nell’Antico Regno; quindi Hatshepsut non è la prima, ma è quella che lascia la documentazione più completa su questo avvenimento.
Oltre al problema sulla localizzazione del paese, vi è anche il problema di come gli egiziani raggiungevano il paese di Punt: alcuni studiosi pensavano in passato che si andasse a Punt per via mare, ma il luogo di partenza restava sconosciuto, mentre altri studiosi pensavano che, una volta conquistata la Nubia, quindi dal Medio Regno, gli egiziani raggiungessero Punt per via terra, cioè lungo le piste carovaniere che scendevano verso l’Africa sud orientale. Eppure molte sono le prove contrarie e in particolare il fatto che, sui rilievi di Deir el-Bahri, vi fossero rappresentati sia i pesci di fiume che i pesci di mare e una soluzione a questo problema è stata data, anche se non ancora universalmente accettata, dagli studi e dagli scavi di un italiano, il professor Fattovich che prima studiò molti documenti, poi andò a lungo in Etiopia e Eritrea e infine scavò a Mersa Gawasis, sul Mar Rosso e lo scavo di Mersa Gawasis è stato una miniera di informazioni sulla spedizione a Punt perché Fattovich, professore all’università di Napoli, insieme alla sua collega C. Baard, ha scoperto un porto che risale al Medio Regno.
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